In occasione della Cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, il fotografo Massimo Sestini ha sorvolato lo stadio San Siro a bordo di un elicottero della polizia di Stato. Le immagini del volo.
(Guardia Costiera)
La frana di Niscemi vista dall'alto. Fanno davvero impressione le immagini girate a bordo dell'elicottero della Guardia Costiera che riprendono la frana che ha colpito il Comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il cedimento del terreno è cominciato domenica 25 gennaio a causa del ciclone Harry e della violenta ondata di maltempo che si sono abbattuti sulla Sicilia, e la frana ha trascinato via strade, case e terreni per oltre 25 metri.
L'elicottero sperimentale di Enrico Forlanini (Getty Images)
Simile a un attuale drone, fu realizzato dal pioniere dell'aviazione Enrico Forlanini. Si alzò in aria davanti ad un pubblico entusiasta nel cuore di una città che cresceva spinta dalle idee del positivismo tecnico-scientifico e industriale.
La Milano dell’anno 1877 era una città in grandissimo fermento. Centro della rivoluzione industriale, scientifica ed intellettuale, il capoluogo lombardo stava diventando un modello considerato attentamente anche dalle altre metropoli europee. La città, sotto la giunta guidata dal sindaco Giulio Bellinzaghi, stava cambiando pelle. Dalla originaria pianta medievale, conservata nei secoli, Milano vide una nuova fase di urbanizzazione e di riassetto sul modello delle grandi capitali come Parigi. Gli effetti furono visibili nel nuovo piano urbanistico elaborato dall’ingegnere e architetto Cesare Beruto principalmente con la sistemazione della Piazza Duomo e la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele, la rimozione delle mura spagnole e l’inglobamento dei cosiddetti Corpi Santi, i quartieri situati al di fuori della prima cinta che furono uniti all’area urbana del comune di Milano. Di pari passo procedevano i lavori nell’ambito dei trasporti sia urbani che extraurbani (la stazione Cadorna era in costruzione), nonché quelli che riguardavano i servizi pubblici come la produzione di elettricità e l’illuminazione pubblica. Nel marzo 1877 un esperimento chiamò i milanesi a raccolta nella rinnovata piazza del Duomo. L’ingegnere e fondatore del Politecnico Giuseppe Colombo aveva fatto accendere su una colonna alta circa 20 metri una serie di lampadine elettriche alimentate da una dinamo a vapore. Di lì a pochi anni sarebbe nata la prima centrale elettrica urbana d’Europa, costruita a pochi passi dal luogo di quello strabiliante prodigio della tecnologia. La nuova borghesia industriale era in ascesa costante. L’anno 1877 fu quello della fondazione del primo grande magazzino milanese, «Aux Villes d’Italie» sul modello del «Bon Marché» parigino reso celebre dagli scritti di Emile Zola. Più tardi si chiamerà «La Rinascente».
Enrico Forlanini a Milano ci era nato nel 1848, l’anno delle Cinque Giornate. Figlio di un noto medico e accademico, aveva scelto in gioventù la carriera militare. Negli anni del grande fermento del capoluogo lombardo, futura locomotiva del Paese, si trovava nei reparti del Genio con il grado di tenente. Da sempre appassionato di meccanica e ingegneria, aveva assorbito la lezione di Leonardo da Vinci. Rimase particolarmente colpito dagli schizzi della «vite aerea» contenuta nel Codice Atlantico, foglio 83v. In quei disegni il giovane Forlanini aveva letto il futuro del volo umano, se applicati alle nuove risorse che l’evoluzione tecnico-scientifica forniva alla fine dell’800: il motore a vapore.
Nella caserma di Casale Monferrato, alla quale era stato assegnato, l’irrequieto e geniale Forlanini (già protagonista di notevoli imprese alpinistiche, altra sua grande passione) si mise a studiare la dinamica delle eliche usando legno e tela. In uno dei suoi esperimenti usò un pozzo per far scendere un peso collegato ad un elastico che dava il moto all’asse delle eliche di un rudimentale elicottero per verificarne la portanza. Nonostante un temporaneo trasferimento a Catanzaro, Enrico Forlanini riuscì a proseguire gli studi sul volo del più pesante dell’aria tramite corrispondenza continua con il suo assistente Torresini. In questo periodo Forlanini chiese ed ottenne un congedo temporaneo, che lo portò alla laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, dove fu allievo proprio di Giuseppe Colombo, nel 1874. Tornato nei ranghi del Genio nella caserma di Alessandria, il neo ingegnere portò a termine il primo modello del suo elicottero. Costruito con canna di bambù, tela e ferro, fu equipaggiato con un piccolo motore a vapore. Quest’ultimo sviluppava la potenza di un quinto di cavallo vapore e pesava meno di due chilogrammi. I cilindri erano due, portati in pressione da un apparato esterno mentre le eliche, lunghe 1.70 metri, erano in configurazione coassiale controrotante, come quelle montate oggi sui piccoli elicotteri radiocomandati. La piccola caldaia, di forma sferica, si trovava all’estremo inferiore della macchina volante. L’elicottero sperimentale si staccò da terra per la prima volta nella piazza d’Armi della caserma di Alessandria. La prossima tappa, per Forlanini, sarebbe stata la dimostrazione a Milano, la sua città. L’estate del 1877 vide l’esperimento di Forlanini portato nella città all’avanguardia della scienza e della tecnica. Qui le fonti scritte (quotidiani, libri e documenti dell’epoca) si dividono sul luogo della dimostrazione dell’ingegnere milanese. Alcune di queste riportano quale luogo di svolgimento dell’evento il Teatro alla Scala, altre i vicini Giardini Pubblici presso il Salone del parco cittadino, che in età napoleonica aveva preso il posto del chiostro del convento delle Carcanine. Non è da escludere che la dimostrazione si sia tenuta in entrambi i luoghi. Tra il pubblico di accademici del Politecnico sedeva anche il mentore di Forlanini, Giuseppe Colombo. La macchina volante, con le sue eliche e aste in bambù si sollevò da terra spinta dal piccolo propulsore a vapore e riuscì ad alzarsi in un volo stabilizzato all’altezza di 13 metri dal suolo. L’elicottero, il primo a volare con propulsione a motore, rimase in aria per circa una ventina di secondi per poi posarsi docilmente esaurita la spinta dei piccoli cilindri, discesa attutita dalla rotazione inerziale delle eliche. Era un piccolo volo, che passò quasi in sordina. Ma un grandissimo passo per il futuro dell’aviazione. Un futuro, ai tempi di Forlanini, ancora lontanissimo perché dopo i voli del 1877 l’ingegnere si dedicò alla sperimentazione di piccoli alianti spinti da polvere pirica e quindi allo studio dei velivoli per i quali salirà nell’empireo dei pionieri dell’aviazione: i dirigibili.
La strada era però tracciata e fu Milano a posare la prima pietra: oggi l’elicottero-drone di Enrico Forlanini è conservato nella stessa città che lo vide in volo tra gli alberi dei giardini e gli eleganti palazzi del centro, in una sala del Museo della Scienza e della Tecnica «Leonardo da Vinci». Il genio che ispirò un altro genio.
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Sono Sergio Barlocchetti, faccio l'aviatore e che siano aerei, missili o satelliti, ve li spiego con il mio KISS, Keep It Short And Simple, facciamola breve e semplice.
Non sono affatto nere come le chiamano ma arancioni, ne esistono di diversi tipi e non sempre è obbligatorio averle su aeroplani ed elicotteri. Oggi parliamo della storia dei... registratori di volo.
(Ansa)
- Il velivolo è caduto vicino Kiev, vittime anche tra i civili. Sergei Lavrov avverte l’Italia: «Sorpresi che sia leader del fronte anti Russia».
- Dopo la purga, il consigliere di Zelensky Oleksiy Arestovych è stato inserito nelle liste di proscrizione del sito «Myrotvorets». Ritratto in una foto dove è vestito da donna.
Lo speciale contiene due articoli.
Un terribile schianto che ha «decapitato» il ministero degli Interni ucraino e provocato vittime anche tra i civili che accompagnavano all’asilo i propri figli. Era in viaggio verso Kharkiv l’elicottero caduto a Brovary, nella zona di Kiev, sul quale si trovava il ministro dell’Interno Denys Monastyrskyi. Con lui viaggiavano e hanno trovato la morte anche il suo primo vice Yevgeny Yenin, il segretario di Stato del ministero degli Affari interni Yuriy Lubkovich, il vice capo del servizio di patrocinio del ministero degli Affari interni Tetyana Shutyak, il capo della protezione del dipartimento di sicurezza interna della polizia nazionale, il tenente colonnello Mykhailo Pavlushko e l’ispettore capo del dipartimento della comunicazione del ministero degli Affari interni Mykola Anatskyi.
Il velivolo, che si è schiantato vicino a un asilo in un sobborgo della capitale, era atteso da Volodymyr Tymoshko, capo della direzione principale della polizia nazionale di Kharkiv, che avrebbe dovuto incontrare i funzionari. Erano genitori che portavano i bambini alla scuola dell’infanzia, invece, nove dei morti sul totale delle 18 vittime accertate. Al momento non si conoscono le cause dell’incidente e gli investigatori stanno setacciando la scena, che sembra riportare a un tragico incidente: i funzionari ucraini generalmente volano a bassa quota per evitare i missili nemici e stamattina era particolarmente nebbioso. Il presidente Zelensky, in un accorato ricordo della tragedia, ha voluto sottolineare come questa non sia da considerarsi un incidente, «ma un risultato della guerra».
I servizi ucraini di sicurezza interna (Sbu), incaricati dallo stesso Zelensky di fare chiarezza, stanno comunque valutando «diverse versioni della tragedia», fra cui una violazione delle regole di volo, un malfunzionamento tecnico e un sabotaggio intenzionale. I testimoni presenti avrebbero udito una forte esplosione e poi avrebbero visto «come l’elicottero abbia volteggiato più volte in aria e solo allora sia caduto». L’elicottero coinvolto è un Ec-225 Super Puma, un modello utilizzato per il trasporto passeggeri a lungo raggio.
Il governo ucraino ha provveduto a nominare il capo della polizia nazionale, Ihor Klymenko , come nuovo ministro dell’Interno ad interim. «Dopo la discussione con il Parlamento, ci sarà una proposta per la nomina di un nuovo capo del dipartimento. Il ministero dell’Interno è uno degli anelli fondamentali per la sicurezza del nostro Paese e, quindi, sono in atto i protocolli necessari per tenere sotto controllo tutti i processi», ha annunciato il primo ministro ucraino Denys Shmygal. Nel frattempo, i colloqui tra Mosca e Kiev appaiono sempre più lontani. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha escluso la possibilità di colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non si può parlare di negoziati con Zelensky, perché ha vietato legalmente i negoziati con il governo russo», ha dichiarato Lavrov.
Lavrov ha, poi, lanciato una «stoccata» anche all’Italia. «È stata una sorpresa per noi vedere l’Italia diventare rapidamente uno dei leader nel fronte anti Russia», ha detto. Lavrov si è detto convinto che «il modo in cui l’Italia reagisce, riflette la linea di confronto aggressivo imposta all’Europa, piuttosto che gli interessi del popolo italiano. Al popolo italiano non interessa tagliare tutti i canali». È tornato a parlare di armamenti il cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Per far finire la guerra in Ucraina, l’aggressione della Russia deve fallire», ha detto Scholz, ricordando che «stiamo supportando Kiev con grandi quantità di armi».
Il cancelliere, che ha elencato gli aiuti ad oggi inviati, come «i sistemi di difesa Iris-T o i Patriot, artiglieria, infanteria armata, velivoli», non ha però mai citato i carri armati Leopard, nonostante le pressioni del Parlamento europeo. Il governo tedesco continua a mostrarsi riluttante sulla questione, sebbene la Polonia prema per avere il permesso di inviare i carrarmati a Kiev (la Germania, come produttore, deve concedere la sua autorizzazione a chi ha acquistato i Leopard). Anche nel corposo pacchetto di aiuti a Kiev che gli Usa annunceranno nei prossimi giorni, non sarebbero compresi carri armati. Il segretario generale Nato, Jens Stoltenberg , ha chiarito che il focus tra i Paesi dell’Alleanza «non sarà su cosa gli Usa forniranno ma se la Germania rinuncerà alla sua opposizione a mandare i Leopard o almeno darà il via libera alla fornitura da parte dei Paesi alleati».
Per Stoltenberg la guerra è «a un punto di svolta» ed è necessario «fornire nuovi mezzi pesanti e moderni». Il segretario generale ha delineato con precisione il futuro dell’Ucraina, assicurando che questa «diventerà un Paese membro dell’Alleanza». «Prima, però, l’Ucraina deve vincere la guerra e se vogliamo che l’Ucraina vinca ha bisogno del nostro sostegno militare. È pericoloso sottovalutare la Russia, stanno pianificando nuove offensive», ha aggiunto. «La tirannia avanza più velocemente delle democrazie e occorre essere veloci nel prendere decisioni per aiutare gli ucraini», era stato, poco prima, l’appello del presidente Zelensky al World Economic Forum di Davos.
Zelensky, intanto, continua a ricercare l’appoggio della Cina ed ha scritto una lettera al suo omologo cinese Xi Jinping per «dialogare». Lo ha annunciato la moglie Olena Zelenska, che ha consegnato la missiva alla delegazione cinese presente al Forum di Davos, guidata dal vice premier Liu He. Zelenska ha dichiarato di «sperare sinceramente che ci sia una risposta a questo invito».
L’ex consigliere di Zelensky finisce schedato e umiliato
Kiev non perdona Oleksiy Arestovych, l’ormai ex consigliere di Volodymyr Zelensky e figura apicale della comunicazione istituzionale dell’Ucraina.
Il fedelissimo del presidente si è dimesso martedì scorso, dopo aver affermato che il missile russo che sabato ha provocato una strage in un condominio di Dnipro era caduto sull’edificio perché deviato dalla contraerea ucraina. L’affermazione aveva subito scatenato gli attacchi contro Arestovych, a partire da quello del sindaco di Dnipro, Boris Filatov, che lo aveva accusato di essere «un narcisista con una pattumiera al posto della bocca», mentre il Kyiv Independent ha parlato di «affermazioni false», definendo l’ex consigliere come un personaggio «controverso». Ma, puntuale, dopo la purga ufficiale, per Arestovych è arrivata anche la consueta schedatura nell’archivio dei «nemici della nazione ucraina». L’uomo è stato, infatti, aggiunto nel famigerato sito «Myrotvorets» affiliato al ministero degli Interni di Kiev, che raccoglie e pubblica dal 2014 i dati sensibili di chiunque venga considerato un nemico dal governo. Identità, indirizzo, foto, numeri di telefono, link dei profili social possono essere consultati in ogni momento.
Le informazioni sui «nemici dell’Ucraina» vengono caricate grazie ai dati raccolti dai servizi segreti e persino tramite le segnalazioni fornite dai civili privatamente.
Tra le accuse nel profilo di Arestovych si legge: «Provocatore professionista. Attuatore del sabotaggio dell’informazione pubblica a favore degli invasori russi». Come ulteriore marchio d’infamia, è stata allegata alla sua scheda una vecchia fotografia che ritrae l’ex consigliere con parrucca e trucco da donna (risalente alla sua precedente carriera da attore). Un’immagine che sottintenderebbe, per i compilatori del database, l’omosessualità di Arestovych (il quale, al contrario, in passato aveva definito le persone gay come «deviate e con disabilità», da trattare «con compassione»).
Tutti elementi che fanno ben capire, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia fuorviante la narrativa mainstream che dall’inizio della guerra dipinge l’Ucraina come una moderna democrazia poggiante sui valori occidentali e con le carte in regola per aderire, bruciando le tappe, nell’Unione europea. Processo che, in teoria, dovrebbe essere assoggettato al raggiungimento del Paese richiedente di standard minimi, oggettivamente lontani anni luce dalla realtà ucraina. Eppure, solo pochi giorni fa, Ursula von der Leyen dichiarava: «L’Ucraina ha un’ambizione e una rapidità impressionanti. Per sostenere quel processo (di adesione, ndr), il collegio dei commissari visiterà il Paese all’inizio di febbraio. Sono circa 18-20 i punti sui quali stiamo già lavorando».
Sì, perché se qualsiasi Paese che voglia entrare a far parte dell’Ue deve soddisfare i criteri dello Stato di diritto, rispettare i diritti umani e tutelare le minoranze, l’Ucraina può, tra le altre cose (come l’appoggio istituzionale a milizie neonaziste), continuare a perseguire i «nemici della nazione».
Giova ricordare che tra i soggetti inseriti sul sito «Myrotvorets» ci furono dissidenti politici uccisi dopo la pubblicazione dei loro indirizzi di casa. E appaiono anche circa 4.000 giornalisti, da tutto il mondo. Tra questi, il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014 nel Donbass in circostanze controverse e mai chiarite. Per la sua morte fu condannato in primo grado nel 2019 Vitaly Markiv, un militare della guardia nazionale ucraina, poi assolto. Sopra la foto del defunto Rocchelli su «Myrotvorets», campeggia ancora la macabra scritta rossa «liquidato».
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