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Con Dario Giacomini e Alessandro Rico parliamo dei tentativi di fare risalire la tensione. E di chi oggi è ancora invisibile.
Con Dario Giacomini e Alessandro Rico parliamo dei tentativi di fare risalire la tensione. E di chi oggi è ancora invisibile.
Il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione Contiamoci, in questi due anni ha lottato per la libertà di scelta dei sanitari sul vaccino anti Covid.
Come sta andando il reintegro dei sanitari non vaccinati?
«Si sta andando a macchia di leopardo. Ci sono Ordini che già il 2 novembre avevano provveduto a notificare la fine delle sospensioni, e nel giro di 48 ore i colleghi sono rientrati a lavoro, altre realtà invece hanno creato più difficoltà. A partire da certe Regioni, come Puglia ed Emilia Romagna»
I reintegrati sono tornati alle loro mansioni originarie?
«Alcuni non sono tornati agli incarichi precedenti all’allontanamento, in parte perché sostituiti da altri colleghi, specialmente per quanto riguarda infermieri, oss, tecnici»
E i medici?
«Non ho notizie precise su cambi di reparto. Ho però letto la circolare dell’Emilia Romagna, che dice chiaramente che «i soggetti che rientrano non devono essere posti in reparti Covid o con rischio maggiore di infezione» poiché si ritiene «non compatibile la condizione sanitaria del non vaccinato».
Lo stesso di quanto deciso in Lombardia.
«L’applicazione di queste direttive potrebbe impedire, ad esempio, a un ematologo, un oncologo o a un rianimatore di tornare tornare al proprio posto di lavoro. E questo è uno schiaffo al diritto alla salute del cittadino, specialmente vista la carenza di personale. Anche perché queste persone, durante la prima ondata e quando non c’erano i vaccini, avevano lavorato in quei reparti, con pazienti immunodepressi, con Covid, e non hanno contagiato gli altri. Ma, soprattutto le Regioni avverse a questo governo e la Lombardia, stanno mettendo i bastoni tra le ruote a una pacificazione che noi auspichiamo».
Con un provvedimento che è inoltre irrazionale, non essendo i non vaccinati più contagiosi degli altri.
«Assolutamente irrazionale. Ci sono diversi studi che mostrano come un soggetto plurivaccinato possa avere un indebolimento del sistema immunitario e quindi più facilmente andare incontro all’infezione».
Al di là delle motivazioni politiche, che ragioni hanno Ordini e vertici ospedalieri a ergere ancora le barricate contro i colleghi reintegrati?
«Beh, fare un triplo carpiato all’indietro vuol dire ammettere le proprie colpe. Ammettere cioè che le direttive eseguite finora erano assolutamente antiscientifiche, illogiche, contro i diritti costituzionali. Per gli Ordini, sarebbe come riconoscere di aver seguito la politica governativa, di essere stati ossequiosi. Ci siamo battuti molto contro gli Ordini professionali, perché son stati proni a qualsiasi richiesta del governo precedente. Ora che il vento forse è un po’ cambiato, cercano di difendere le loro posizioni».
Filippo Anelli, presidente Federazione degli Ordini dei medici, auspica sanzioni verso i sanitari che «fanno propaganda antiscientifica in tv» o rifiutano di vaccinare i pazienti. Criteri molto arbitrari.
«Si vuole negare il dibattito scientifico e ignorare il giuramento di Ippocrate, che prevede l’autonomia del medico nella ricerca della migliore terapia per il paziente. Ho visto addirittura, sulla pagina Twitter della Fnomceo, un’immagine dove c’è una foto di un ragazzo che si leva una maschera, con scritto “c’è chi del medico ha solo la maschera”. Così si presenta la Fnomceo. Che ha dichiarato guerra ai colleghi, rappresentando la parte dei professionisti più faziosa e legata all’establishment ».
Negando di fatto un confronto quindi.
«Esatto. Un altro esempio calzante sul mancato confronto: ieri il Corriere pubblicizzava un convegno dal nome Vaccini Covid, siamo stati tutti cavie?, riguardante le sperimentazioni dei vaccini. In questo convegno, spiccano i nomi di relatori quali Guido Rasi e Gianni Rezza. Il tutto con il contributo “non condizionante”, si legge, di Pfizer. È da chiedersi: non era evitabile l’abbinamento? Anche solo per buongusto».
Tornando ai reintegri dei sospesi, alcuni giornali parlano di astio da parte dei colleghi vaccinati. Ma è davvero così?
«No, son titoli roboanti. Sicuramente c’è una quota minoritaria di sanitari che vedono con disappunto il nostro ritorno nelle corsie. Certo, non c’è un giubilo per i reintegri da parte dei colleghi. Non hanno combattuto per noi prima, non lo fanno neanche adesso. Eppure tanti si son vaccinati obtorto collo, per non vedersi stroncare la carriera. C’è apatia, indifferenza, ma anche sollievo perché, con l’aumento di organico la situazione lavorativa è meno complicata».
Prima parlava di pacificazione. Sarà possibile secondo lei?
«Se chi soffia sul fuoco ancora adesso, continuerà, rischiamo di no».
Invece lei e tutti gli altri sanitari sospesi, riuscirete a superare la discriminazione subita?
«Come dissi già nelle piazze, durante le manifestazioni, noi non stiamo al gioco degli estremismi, che dividono la società in due schieramenti netti, come in una sorta di guerra civile. Noi di Contiamoci non abbiamo sentimenti di rivalsa nei confronti dei colleghi. Siamo fortemente in opposizione con le classi dirigenti, Ordini, ministeri, direttori generali. Ma non coi colleghi. Con loro speriamo di tornare a lavorare in armonia, nell’interesse soprattutto del paziente».
Sulla pandemia, sulle decine di migliaia di morti, sul dolore degli italiani privati della libertà e dei diritti, qualcuno ci ha guadagnato? Domande che finalmente possono esigere delle risposte, senza rimanere strozzate in gola, perché ormai il Covid fa sempre meno paura e lo «Stato di emergenza» è solo un brutto, lontano ricordo. È giunto, quindi, il momento di dire tutta la verità sugli ultimi due anni, senza nascondere la polvere sotto il tappeto, strappando quel velo di omertà che riguarda l’intera gestione della pandemia di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che sarà costituita una Commissione di inchiesta per il periodo dell’emergenza sanitaria provocata dal Covid, un gruppo di parlamentari sarà scelto per indagare se qualcuno si è arricchito approfittando del caos scatenato dall’epidemia. «Lo si deve a chi ha perso la vita e a chi non si è risparmiato nelle corsie degli ospedali, mentre altri facevano affari milionari con la compravendita di mascherine e respiratori», ha spiegato in Parlamento Meloni.
Un chiaro riferimento anche all’inchiesta sul maxi acquisto di dispositivi di protezione individuale, fatto dalla struttura dell’ex commissario Domenico Arcuri. Circa 800 milioni di mascherine, tra chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, comprate dalla Cina, pagate 1,25 miliardi euro e finite in tutti gli ospedali italiani per proteggere i nostri medici e sanitari da quel virus che a marzo 2020 sembrava non lasciare scampo. Eppure quei presidi di sicurezza non proteggevano affatto, sono stati analizzati e sono risultati tutti non conformi.
La procura di Roma ha aperto una inchiesta, le indagini si sono chiuse a marzo, adesso si attende il processo. Ad Arcuri viene contestato il reato di abuso di ufficio, secondo gli inquirenti l’ex commissario, con Antonio Fabbrocini, responsabile unico del procedimento per la struttura commissariale, e l’imprenditore Vincenzo Tommasi avrebbe ottenuto una «illecita posizione di vantaggio patrimoniale». Un granello di sabbia nei numerosi punti oscuri di tutto questo periodo.
All’annuncio della Commissione di inchiesta, subito si sono formate le due fazioni dei pro e contro, come se indagare sulla verità facesse male a qualcuno. Sono già state presentate tre proposte di legge (Lega, Fratelli d’Italia e Italia viva) per dare avvio ai lavori. Sono fioccate le adesioni del Partito democratico e Azione, e sono iniziate anche le polemiche. C’è chi, come Matteo Renzi, tira la coperta verso un’indagine mirata sugli appalti, e quindi sui soldi; il senatore Pd Francesco Boccia invece ha sottolineato che si dovranno considerare anche le regioni del Nord a guida centrodestra, come se non fosse scontato.
Insomma è iniziato il valzer delle opinioni che però non deve distogliere dal punto fondamentale, cioè che in questi due anni abbiamo assistito alla distruzione delle libertà costituzionali e alla trasformazione della scienza in dogma, ridotta a un mero atto di fede. E così qualche spunto abbiamo deciso di darlo anche noi, o meglio abbiamo chiesto a chi in questi anni si è battuto per la verità e la chiarezza, denunciando tutto quello che non andava, di indicare quali potrebbero essere gli elementi fondamentali da tenere in considerazione per scoperchiare l’enorme vaso di Pandora. Se è vero che la verità rende liberi, allora finalmente decine di migliaia di persone potranno riappropriarsi di quella libertà che è stata loro negata, insieme con la dignità strappata con noncuranza da tutti quei provvedimenti discriminatori che ci sono stati negli ultimi due anni.
Perciò accanto alla legittima inchiesta sugli acquisti di mascherine e respiratori, va anche preso in esame il perché siano state adottate misure che non hanno permesso di arginare il virus tempestivamente, o che invece hanno permesso che i malati venissero lasciati soli a morire nelle loro case. Perché ci sono stati medici perseguitati solo per essersi opposti al protocollo «tachipirina e vigile attesa»? Perché nessuno si è accorto, o non ha voluto accorgersi, che il green pass si è basato sulla grande menzogna che il vaccino fermasse la trasmissione del virus? Questi interrogativi non possono più essere ignorati, adesso è il momento di avere delle risposte.

Il dottor Dario Giacomini
«Il decreto legge 44 che ha introdotto il primo obbligo vaccinale, quello per i sanitari poi esteso ad altre categorie, si basa su una menzogna e quindi non deve essere soltanto eliminato, ma è fondamentale che vengano anche quantificati tutti i danni che ha provocato». Il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, in questi due anni si è battuto in prima linea per la libertà di scelta. Medico sospeso, ora reintegrato, chiede che la verità venga messa nero su bianco in modo da non poter più essere nascosta.
Dottor Giacomini, a quale verità si riferisce?
«La norma che ha introdotto la certificazione verde ha come intestazione “Misure per il contrasto alla diffusione del virus”, ma questo è stato falso sin dall’inizio. Pfizer, così come le altre case farmaceutiche, non ha mai scritto che il vaccino fermasse il contagio. Non è scritto negli studi iniziali presentati per l’approvazione, non è scritto negli attuali bugiardini a corredo di questi farmaci. E la stessa Pfizer lo ha ribadito qualche settimana fa durante una seduta del Parlamento europeo. Cosa ci vuole ancora per capirlo? Per capire che il vaccino e quindi il green pass, non servono a proteggere gli altri? Qualsiasi obbligo non può e non deve essere più giustificato con il principio della tutela della salute pubblica».
Eppure alcune Regioni si stanno opponendo al reintegro dei sanitari non vaccinati.
«Ecco perché prima di tutto bisognerebbe smettere di far finta che esistano dei presupposti scientifici a supporto dell’obbligo vaccinale. La Commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia dovrebbe partire proprio da questo punto: il green pass è stato solo uno strumento di coercizione politica che ha dato una falsa sicurezza, mettendo davvero a rischio le persone. Veniva detto che i luoghi in cui c’erano soltanto vaccinati erano sicuri e non ci si poteva ammalare e poi invece fioccavano focolai ovunque».
Cosa dovrebbe fare quindi, secondo lei, la Commissione?
«Per prima cosa affermare che i presupposti di tutte le scelte fatte, dalle restrizioni, alle sospensioni dei lavoratori, fino all’obbligo, si sono basati su una enorme bugia. Chi rimborsa il lavoro perso e la dignità calpestata? Bisognerebbe quantificare i danni fisici e morali di chi è stato vittima di queste discriminazioni. Ma non solo: non dimentichiamo che è stata tollerata persino la violenza fisica».
Violenza fisica? A cosa si riferisce?
«Io non dimentico quello che è successo al porto di Trieste, e neanche la Commissione dovrebbe dimenticarlo. Deve indagare sul perché si è deciso di sopprimere il dissenso pacifico con la violenza, a suon di manganelli e idranti. Io ero lì, con i portuali e con tante altre persone, gente normale e tranquilla, volevamo manifestare per la libertà di scelta, esercitare un diritto costituzionale. E invece siamo stati attaccati e trattati come bestie, inzuppati con acqua gelida pur di tapparci la bocca. Chi ha dato l’ok a quella manovra? Perché è stata gestita così? Dicevano che tutto veniva fatto per proteggere la popolazione e così si è creato il lasciapassare per distruggere qualsiasi libertà fondamentale».
Ora diversi Ordini territoriali non vogliono reintegrare i sospesi, proprio per proteggere i più fragili, dicono.
«Una presa di posizione assurda, finora gli Ordini hanno fatto solamente da cassa di risonanza delle decisioni del governo, non sono mai intervenuti in rappresentanza dei medici sulle decisioni scientifiche, anzi, hanno sempre detto di essere “organi sussidiari dello Stato”, ossia di avere il dovere normativo e deontologico di eseguire quanto predisposto per legge. E ora? Cosa è cambiato? Alcuni Ordini si ribellano, ma dov’era la deontologia quando il ministero suggeriva di lasciare a casa i pazienti senza visitarli? E tutti gli altri Paesi in cui questo obbligo non esiste, non hanno deontologia, non hanno etica?».
Domanda retorica...
«La Commissione dovrebbe indagare sul perché gli Ordini hanno accettato che ci fosse lo scudo penale per proteggere i medici vaccinatori, considerandolo necessario dato che non si sapeva quali sarebbero stati gli effetti collaterali. Poi però i cittadini sono stati costretti a firmare un consenso informato estorto in maniera obbligatoria, che di informato non aveva nulla. È questo è il modo di fare medicina? Non credo proprio che questo atteggiamento abbia rispettato il principio “non nocere” del nostro giuramento».

Mariano Bizzarri
Nel viaggio attraverso i punti oscuri della gestione della pandemia, incontriamo il professor Mariano Bizzarri, docente di patologia clinica dell’università La Sapienza di Roma. Da tempo Bizzarri insiste sulla necessità di indagare sull’origine del Covid e lo considera un fondamentale punto di partenza per la Commissione.
Perché partire da così lontano?
«Perché quello che è accaduto non deve più ripetersi. L’origine del virus è un tema ancora molto attuale, nel laboratorio di Wuhan si conducevano esperimenti di manipolazione ad alto rischio che ancora oggi vengono eseguiti in altri centri di ricerca. È importante andare a fondo e scoprire la verità per vietare queste sperimentazioni estremamente rischiose».
Dalla Cina il virus è arrivato rapidamente in Italia, cogliendoci impreparati.
«L’Italia si è mossa con estremo ritardo. Già il 5 gennaio 2020 il ministero aveva inviato una circolare che avvisava dell’epidemia in Cina, i segnali per avviare il piano pandemico c’erano tutti, ma allora perché il primo vero provvedimento è stato preso quasi due mesi dopo? Si sarebbero evitate delle morti».
Si riferisce al primo Dpcm del governo Conte, quello del’11 marzo 2020?
«Certo. Quello che ha chiuso in casa gli italiani, a cui veniva suggerito di rimanere in “vigile attesa”. Perché invece non è stato adottato un protocollo di terapia domiciliare? Anzi, i medici che curavano a casa sono stati persino denigrati e ostacolati. Non è stata percorsa alcuna strada per le cure, come mai non c’è stato uno stanziamento di fondi per finanziare la ricerca?».
In effetti solo nel 2021 è stato finanziato un programma di ricerca.
«Hanno aspettato un anno per stanziare 30 milioni. Briciole: per il bonus monopattino hanno investito 215 milioni. Perché remare contro tutto ciò che non era vaccino? Qualcuno dovrà rispondere di queste scelte, come dovrà rispondere su tutta la questione della cura al plasma del dottor De Donno. La cura funzionava e funziona perché si basa su un principio molto semplice: trasferire gli anticorpi da chi è guarito a chi sta male. Eppure la sperimentazione si è conclusa in un nulla di fatto».
Poi sono arrivati i vaccini.
«Come sono stati scelti? In base a quale criterio? Anche queste domande meritano risposta. La maggior parte del mondo ha scelto altri vaccini, ma cosa ben peggiore è che i Paesi messi peggio sono quelli che hanno scelto Pfizer. L’India, per esempio, ne ha usato un altro e ha un numero di morti nettamente inferiore a noi».
Sembra un lungo elenco di punti che non tornano.
«Purtroppo sì. C’è da aggiungere la questione autopsie. Speranza le vietò. Nel 1700, uno dei padri della medicina, il padovano Giovan Battista Morgagni, mostrò la necessità delle autopsie: sa perché? Perché permettono di comprendere la malattia. I nostri medici però non hanno potuto farle. E adesso che la malattia si conosce vogliono farci credere che la copia è migliore dell’originale, mi riferisco agli anticorpi. Le scelte si sono basate sul principio che l’immunità del vaccino è superiore a quella da guarigione. Anzi, quella da guarigione non è stata neanche presa in considerazione. Perché?».

Federica Angelini
Nel lungo elenco di quanto è stato ignorato in questi anni di Covid e su cui bisognerebbe fare chiarezza, il tema degli effetti avversi al vaccino dovrebbe avere un posto d’onore. Quelli che da sani si sono ritrovati malati e privati con un colpo di spugna della loro quotidianità continuano a essere invisibili. E così Federica Angelini, maestra di Bussolengo (Verona), dopo aver avuto la vita stravolta da un’unica puntura, ha deciso di fondare il comitato Ascoltami affinché le voci unite possano essere più forti e ottenere finalmente ascolto.
L’indagine parlamentare è tra le vostre prime richieste.
«Assieme alle cure e a centri di ricerca per capire cosa ci sta succedendo. Vorremmo che nella Commissione ci sia uno di noi, per poter dare un contributo attivo nel dettagliare anche le diverse patologie che ci hanno coinvolto. Si parla spesso di danni al cuore, ma c’è molto altro: neuropatie, problemi vascolari, c’è persino chi è stato costretto sulla sedia a rotelle o convive con forti spasmi involontari dei muscoli».
Com’è la situazione?
«I danneggiati hanno ormai raschiato il fondo del barile, i soldi per la maggior parte sono finiti. C’è chi si è persino indebitato per pagare le cure, chi ha chiesto finanziamenti di 15.000 o 20.000 euro pur di trovare una diagnosi che non è ancora arrivata. È fondamentale che in ogni regione vengano istituiti centri di studio di queste patologie e che poi vengano inserite nel sistema sanitario nazionale. Noi non abbiamo diritto a esenzioni, quindi ricade tutto sulle nostre tasche, ormai vuote».
Chiedete anche vengano stanziati fondi per la ricerca.
«Una ricerca mirata su questi nuovi disturbi che ci stanno distruggendo la vita. Spesso i medici non sanno neanche da che parte iniziare, non dico a curarci, ma proprio nel fare una diagnosi. Immagini la disperazione nel vedere nei medici lo sconforto di non riuscire a dare un nome a quello che sta accadendo».
Secondo lei quanti sono i danneggiati in Italia?
«Noi abbiamo circa 2.000 iscritti, ma oltre 120.000 interazioni sui social a settimana. E c’è comunque tanta ritrosia a esporsi per paura del giudizio, di essere isolati. Il vero problema è che i dati sono sottostimati, spesso i medici non segnalano le reazioni avverse, quindi come si fa a sapere quanti siamo in realtà? La Commissione se ne dovrebbe occupare».
Qualcuno è mai stato risarcito a causa del danno subito?
«Che io sappia no, neanche chi ha il danno riconosciuto. Vorremmo, come comitato, che in questa Commissione venga istituita una parte ad hoc per la valutazione dei risarcimenti, in modo da snellire le procedure e velocizzare la possibilità dei ristori economici».
Un altro punto su cui chiedete chiarezza è l’aumento delle morti, soprattutto tra i giovani.
«Un dato ci ha allarmato particolarmente, quello della mortalità registrata in tutta Europa dal sistema di rilevamento ufficiale Euromomo nella fascia 0-14 anni. Dopo che la vaccinazione è stata estesa ai bambini, c’è stato un notevole aumento. Penso che questo necessiti di un serio approfondimento, anche perché purtroppo nel nostro Comitato sono presenti diverse mamme che hanno perso i propri figli per malori improvvisi e meritano giustizia».

Giovanni Frajese
«Tutti gli errori di questi due anni sono stati innescati da un unico punto di partenza: la mancanza di trasparenza». Giovanni Frajese, medico endocrinologo, sospeso fino a qualche giorno fa solo per aver voluto difendere la verità, parte proprio da quello che già si sapeva ma è stato taciuto.
A che cosa si riferisce?
«Si sapeva da sempre che questo che chiamano vaccino non è mai stato testato per bloccare la diffusione. L’anno scorso lo spiegai alla Camera e al Senato, ma dato che non c’è stata trasparenza si è potuto dire tutto e il contrario di tutto. La Commissione dovrebbe indagare sul perché sin dall’inizio non è mai stato mostrato per cosa questi vaccini sono stati studiati e per cosa no».
Per molto tempo si è parlato di immunità di gregge, ma alla fine non l’abbiamo mai raggiunta.
«Semplicemente perché non si poteva. Già a marzo 2021, sulla rivista scientifica Nature, venne pubblicato un articolo che mostrava cinque ragioni per cui era impossibile, basandosi sugli studi Pfizer e su quanto avveniva in Israele. Come adesso è evidente, dopo otto o nove mesi dalla dose ci si infetta di più rispetto ai non vaccinati, però si discute ancora di non far tornare i medici in corsia. Che senso ha?».
Secondo lei si sta continuando a negare l’evidenza?
«A ignorarla completamente. E questo è solo un esempio. Oggi si continua a raccomandare la vaccinazione delle donne in gravidanza senza nessun tipo di studio clinico a supporto: com’è possibile che venga consigliata? La Commissione dovrebbe fare proprio questo, raccogliere tutti i dati e valutare le scelte in base alle evidenze scientifiche».
Ha sempre detto che anche sulla cancerogenicità e genotossicità non sono mai stati fatti studi.
«Certo, non è mai stato studiato l’effetto diretto con lo sviluppo dei tumori, la cancerogenicità, e l’influenza negativa che potrebbero avere sul nostro Dna. Quindi è fondamentale che la Commissione avvii tutti i test per la sicurezza su questi due aspetti, il più rapidamente possibile, così da poter tranquillizzare la popolazione e fare finalmente chiarezza».
Cos’altro potrebbe fare la Commissione di inchiesta?
«Istituire una farmacovigilanza retroattiva per andare a vedere gli accessi ospedalieri comparsi dopo la somministrazione del vaccino, non solo dopo 14 giorni, ma durante tutto l’arco temporale. E paragonare questo alla popolazione non vaccinata per capire se c’è stato un incremento statisticamente significativo di diverse patologie. Tutto questo al fine di poter valutare con coscienza l’utilità e la sicurezza della vaccinazione anche sui giovani e sui bambini».
Adesso si parla di quarta o quinta dose, è stata studiata la sicurezza di questi booster?
«Purtroppo no, questa rimane tra quelle domande irrisolte, molto gravi e fondamentali, di cui è importante che si occupi la Commissione, dato che non si può continuare a vaccinare in questo modo. Gli studi originari prevedevano due dosi, perché l’Europa ne ha acquistate 10 a testa? Immaginavano che la vaccinazione dovesse continuare? E sulla base di cosa, dato che non c’erano studi? Sembra proprio che in questi due anni l’interesse economico abbia scelto la direzione e dopo la scienza l’abbia portata avanti».
Il dottor Dario Giacomini, ex direttore della radiologia ad Arzignano, nel Vicentino (ha perso l’incarico per la scelta di non vaccinarsi e dopo le sue lotte contro l’iniezione obbligatoria), è il fondatore di ContiamoCi!. L’associazione nata per reagire al «sistema oppressivo» che si è manifestato durante la pandemia. Sabato, insieme a una ventina di altre sigle associative e sindacali, tra le quali Condav, Comitato ascoltami, Coscienze critiche e Studenti contro il green pass, ha indetto una conferenza stampa, per strappare alle forze politiche un impegno su «dieci punti non negoziabili», in materia di libertà e diritti civili, compromessi dalla gestione dell’emergenza Covid.
Dottore, com’è andata? Avete avuto riscontri dai partiti?
«Alla nostra iniziativa hanno aderito Italexit, Italia sovrana e popolare, Alternativa per l’Italia, Vita di Sara Cunial e l’Unione per le cure, i diritti e le libertà, dell’avvocato Erich Grimaldi».
Chi era presente, tra i leader?
«C’erano Marco Rizzo, per Italia sovrana e popolare, e il dottor Giuseppe Barbaro, per Italexit».
E il centrodestra?
«So che ci sono singoli parlamentari che apprezzano le nostre battaglie e che, in Parlamento, si sono spesi per portarle avanti. Di questo li ringraziamo. Formalmente, però, i partiti del centrodestra non si sono fatti vivi».
Ne siete delusi?
«Sinceramente, ce lo aspettavamo. Ma ci auguriamo che, di qui al 25 settembre, possano esprimersi chiaramente».
Cosa chiedete, nei vostri punti non negoziabili?
«La nostra associazione nasce sul presupposto che non poteva esistere un obbligo di inocularsi un siero sperimentale».
Sa che la comunità scientifica, ufficialmente, nega che il vaccino fosse sperimentale?
«Nessuno aveva dimostrato che quel farmaco bloccasse il contagio; l’esperienza, anzi, ha provato il contrario. Di più: la Commissione medico scientifica indipendente ha verificato che si infettano più i vaccinati che i non vaccinati».
Dunque?
«Nonostante questo, come si evince dal decreto 44, il governo Draghi, nel 2021, ha introdotto un obbligo di vaccinazione per alcune categorie professionali, a partire dai sanitari, fondato proprio su quel presupposto. Creando un clima fortemente divisivo e comprimendo fortemente i diritti civili, sotto la minaccia della perdita del lavoro e con l’utilizzo del green pass come strumento coercitivo».
Cosa c’è, allora, in cima alle vostre priorità?
«Il primo punto è il rispetto della dignità umana e delle libertà fondamentali. La Costituzione, in particolare, tutela il diritto individuale alla salute, tanto che la Consulta ha stabilito che non si possa sacrificarlo nel nome della salute degli altri, fossero pure tutti gli altri».
Roberto Speranza dice di aver difeso strenuamente quel diritto.
«L’argomento che è stato usato per giustificare l’obbligo esplicito o surrettizio di vaccinazione era che i farmaci a mRna impedivano che aumentasse la pressione sugli ospedali. Dopo che hanno demolito il Servizio sanitario nazionale, vogliono medicalizzare la società».
Sull’abolizione dell’obbligo vaccinale, avete la sicura sponda di Giorgia Meloni.
«Ne siamo contenti. Ma i partiti, almeno quelli del centrodestra, che sono più sensibili alla questione, devono chiarire bene cosa intendono fare dopo il 25 settembre».
Manca un sistema di farmacovigilanza attiva, per verificare gli effetti avversi dei vaccini?
«Il meccanismo fa acqua da tutte le parti. Per ogni segnalazione di effetti avversi ne saltano tra le dieci e le 100, anche perché il sistema è farraginoso e poco conosciuto dalla popolazione: o si facilita l’accesso per il cittadino, o, appunto, si mette in piedi una farmacovigilanza attiva, che consenta ai medici di intervenire costantemente per un monitoraggio efficace».
E la fase di triage, che precede la somministrazione del vaccino?
«Con qualsiasi farmaco, anche quelli salvavita, è necessario conoscere eventuali condizioni critiche del soggetto, prima che il farmaco stesso venga somministrato. Si tratta di adottare un principio di precauzione, che farebbe bene anche alla campagna vaccinale».
Da che punto di vista?
«Se salto la fase dell’analisi preliminare e poi mi ritrovo con centinaia o migliaia di effetti avversi che nego o nascondo, alimento sfiducia».
Il green pass non si usa quasi più, ma la validità del codice a barre, la scorsa primavera, era stata prorogata di quasi tre anni.
«Il green pass è l’emblema di come la pandemia sia stata usata per indurre i cittadini ad accettare il controllo digitale. E comunque, esso viene ancora utilizzato negli ospedali e nelle Rsa, dove è tuttora difficilissimo, per i parenti, andare a visitare i loro cari anziani. È ora di riconoscere che certi luoghi possono essere sicuri anche senza carta verde, che comunque non è in grado di prevenire la diffusione del virus».
Parlava di «controllo digitale». Siete contrari al fascicolo sanitario europeo informatizzato?
«Di per sé la tecnologia non è un male; dipende da chi raccoglie i dati, chi li controlla e come li usa».
In questo caso specifico?
«Da medico ospedaliero, avere accesso a un database clinico mi può agevolare nella diagnosi e nella cura di un paziente. Ma quei dati potrebbero essere sfruttati per monitorare lo stato di salute e i comportamenti di un cittadino e per introdurre, nella sanità, un meccanismo premiale».
Ti curo solo se hai fatto il bravo?
«Be’, viviamo in una società che va verso la colpevolizzazione del malato. È plausibile che scattino meccanismi di premi e punizioni, a seconda dell’aderenza degli individui alle prescrizioni dei governi: se non hai uno stile di vita salubre, sei un cattivo cittadino e, quindi, io limito le sue tue libertà».
E i sanitari sospesi?
«Vanno reintegrati sia i medici sia gli amministrativi, tuttora sottoposti all’obbligo vaccinale. E chiediamo anche la restituzione degli emolumenti non percepiti».
Perché, nel vostro manifesto, lamentate la scarsa indipendenza degli ordini professionali?
«Hanno dimostrato di essere completamente al servizio della politica. Non hanno funto da elementi critici di scelte che hanno però impattato in modo drammatico sul personale sanitario; non hanno chiesto che fosse attivato un dibattito scientifico; hanno mantenuto un atteggiamento persecutorio, giustificandosi con il fatto che, essendo organi sussidiari dello Stato, dovevano rispondere alle leggi».
Le multe agli over 50 vanno revocate?
«Non solo: chi le ha pagate va rimborsato. Se la norma su cui si sono basate era menzognera, giacché fondata sul presupposto che il vaccino blocca il contagio, le sanzioni amministrative erano illegittime».
Il governo Draghi ha sostanzialmente bocciato i dispositivi di ventilazione delle aule. Le linee guida dicono che consumano troppa energia e non sono alternativi a mascherine e distanziamento.
«Bisognerebbe informare il governo che i dispositivi di ventilazione meccanica controllata hanno un’elevata efficienza energetica e sono largamente impiegati, in Europa, per garantire il ricambio e la salubrità dell’aria. A fare le spese dell’incapacità del nostro Paese di investire sull’edilizia scolastica, alla fine, sono i ragazzi, che magari saranno costretti di nuovo a indossare la mascherina, con tutti i problemi psicologici che ciò determina. Specialmente nei più piccoli, che apprendono anche attraverso la gestualità e le espressioni dei volti».
Perché contestate conflitti d’interessi nel nostro sistema sanitario?
«Perché, per noi, dovrebbe essere pacifico che i professionisti che si esprimono pubblicamente dimostrino di essere pienamente liberi e indipendenti».
Crede non sia così?
«Non può esistere il benché minimo sospetto che, in tema di salute pubblica, qualcuno compaia in televisione per interesse personale».
Tutta la stampa ha raccontato all’unisono che domenica, durante l’assemblea dell’Ordine dei medici all’hotel Villa Palace di Roma, si è sfiorata la rissa dopo l’irruzione di una cinquantina di medici no vax. Secondo le cronache il gruppo di camici bianchi avrebbe interrotto l’incontro protestando contro l’obbligatorietà del vaccino e la sospensione dei medici non inoculati e per ristabilire l’ordine sarebbe poi dovuta intervenire la polizia. Ma il dottor Dario Giacomini, direttore della radiologia di Arzignano (Vicenza) e fondatore dell’associazione «ContiamoCi!», racconta una storia molto diversa. Alcuni degli affiliati all’associazione erano presenti in loco, secondo lui i fatti sono diversi da come sono stati raccontati e i media avrebbero compiuto una vera e propria mistificazione.
Per quale motivo ci ha contattato?
«Vorrei denunciare ciò che è accaduto domenica all’Ordine di Roma, nell’assemblea che prevedeva l’approvazione del bilancio preventivo del 2022 e soprattutto la mistificazione che è stata fatta sui giornali nelle ore successive. Si è trattato semplicemente un dibattito molto acceso fra colleghi a seguito di una sospensione quanto mai irrituale dell’assemblea stessa. Sono poi usciti dei comunicati anche a firma del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che non corrispondono a verità».
Partiamo dall’inizio, cos’è successo in questa assemblea?
«Iniziamo con il dire che spesso queste assemblee hanno delle votazioni bulgare. Questa volta però un discreto numero di colleghi ha deciso di votare no rispetto al primo punto dell’ordine del giorno».
Ovvero?
«Un verbale della precedente assemblea di aprile che doveva essere approvato, in cui c’era scritto che all’interno dell’Ordine di Roma vi fosse una comunità di intenti tra gli iscritti. I fatti di questi due anni hanno inciso sull’unità della categoria e quindi molti non erano d’accordo con questa affermazione. Dopo la prima votazione (114 voti contrari e 83 favorevoli), l’assemblea è stata sciolta. Ne è seguito un acceso dibattito, che tale è rimasto. Non ci sono stati spintoni, né assalti. Nessuno, che non facesse parte regolarmente dell’assemblea, è entrato. Non solo, ricordo che tutti i presenti sono iscritti e pagano regolarmente la quota. E non è vero che si trattasse di medici sospesi o medici non vaccinati».
Questo come fa a dirlo?
«Alcuni li conosco personalmente e per poter partecipare all’assemblea bisogna essere iscritti all’Ordine».
Per entrare bisognava avere il green pass?
«Sì, quindi, erano tutti con la carta verde o da tampone o da vaccino. Posso dirle di più, almeno un medico di quelli che contestavano la gestione dell’Ordine era un medico vaccinato e vaccinatore, quindi le parole di Anelli, che ha parlato di una una protesta di medici non vaccinati non sono veritiere. È stato informato male».
Se per entrare bisognava esibire il pass ci potevano essere medici non vaccinati.
«Certamente sì, ma è un’assemblea privata come quelle di condominio o come avviene in Parlamento, dove ci si può recare solo se muniti di certificato e quindi rispettosi della legge. Non c’è stato alcun assalto all’assemblea».
Quindi le parole di Anelli, che sostiene che un gruppo di medici non vaccinati ha fatto chiudere l’assemblea sono false?
«L’assemblea è stata chiusa prima della protesta, ma è stata una rimostranza civile fatta di parole, come succede anche in Parlamento. Sconfesso il dottor Anelli perché so per certo che alcuni dei contestatori erano sicuramente vaccinati e vaccinatori. Non sono medici no vax quelli che stavano contestando la gestione dell’Ordine».
Tutti i giornali hanno parlato di medici no vax...
«È assolutamente falso».
Ma il punto era un altro…
«Esatto. C’è stata la bocciatura del primo punto dell’ordine del giorno, il consiglio era stato messo in minoranza e nei punti successivi si sarebbe discusso del bilancio, che avrebbe visto un voto contrario per via del commissariamento dell’Ordine. Successivamente, nelle “varie ed eventuali”, i medici che fanno parte dell’associazione “ContiamoCi!” avrebbero presentato anche un documento per interrogare le istituzioni riguardo alla pandemia. Questo non si è potuto fare perché l’assemblea è stata sciolta prematuramente. E ci sono anche dei dubbi anche sulla modalità di scioglimento dell’assemblea».
Quindi lei mi sta ribadendo che nessun medico no vax ha fatto irruzione in assemblea?
«Nessuno. Erano già tutti dentro l’assemblea perché regolarmente convocati, non è entrato nessuno in assemblea in un momento successivo se non le forze dell’ordine, senza che ci fosse nulla da sedare, perché si stava semplicemente discutendo. Era solo un’accesa diatriba tra colleghi».
E quindi mi conferma che c’erano medici vaccinati tra coloro che sostenevano queste posizioni?
«Sì, c’erano anche medici vaccinatori e vaccinati. Per cui dire che l’assemblea è stata interrotta da medici no vax è una falsità. Quello che è molto grave è che nel comunicato stampa della Fnomceo si parla di risvolti disciplinari e giudiziari, cosa inconcepibile, e un altro punto veramente discutibile è la richiesta al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, di un impegno particolare per mettere in sicurezza l’Ordine dei medici. Se adesso un’assemblea privata deve essere controllata militarmente e non si può più esprimere magari anche in maniera veemente un proprio pensiero e delle proprie opinioni questo rasenta una deriva autoritaria. Un’assemblea in cui si stava discutendo di bilanci e di gestione dell’ordine e che non vedeva argomenti come l’obbligo vaccinale è stata trasformata dalla stampa in una irruzione di medici no vax, cosa non vera».
In quanti siete nella sua associazione?
«Tremila iscritti, con circa 2.000 sanitari. I sospesi non sono più del 30%. Abbiamo donato 1.000 euro a 160 famiglie in difficoltà economiche a seguito della sospensione, soprattutto di infermieri e Operatori socio sanitari, che tra i sanitari hanno il reddito più basso».
Lei è stato sospeso?
«Sì, sono stato sospeso il 28 luglio e sono rientrato in questi giorni a seguito di una guarigione da Covid».
Ha collaborato Tommaso Baronio

