«Serve un'Europa unita nel settore energetico». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dalla sede della delegazione di Confindustria a Bruxelles.
Giorgia Meloni con il presidente degli Emirati Arabi Mohammed bin Zayed (Ansa)
Grazie al rapporto di fiducia del governo con gli Emirati, il fondo sovrano Mubadala investirà con Cdp nel progetto da 20 miliardi che garantirà abitazioni a prezzi calmierati a 300.000 persone. Pronti altri grandi finanziatori. Centrale il ruolo di Confindustria.
Era il 24 febbraio del 2025 e il premier, Giorgia Meloni, incontrava a Palazzo Chigi il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Il capo del governo descriveva l’incontro come una «giornata storica», come «la prima visita di Stato» dell’Emiro di Abu Dhabi nel Belpaese. Evidenziava la firma di 40 intese bilaterali, facendo capire però che il meglio dovesse ancora arrivare: siamo nel pieno di un «work in progress», perché dei partner potenzialmente lontani hanno deciso di «condividere un importantissimo pezzo del loro cammino insieme».
Quelle che un anno fa potevano sembrare delle dichiarazioni «pompose» e di «circostanza», le iniziamo a capire meglio solo adesso. O meglio le capiremo meglio tra qualche settimana (aprile-maggio) quando verrà presentato il nuovo piano casa che vedrà coinvolta la nostra Cassa Depositi e Prestiti con alcuni dei principali fondi internazionali compreso, come anticipato dal Messaggero, Mubadala, la società statale degli Emirati Arabi Uniti.
Sotto la regia di Confindustria, che dovrebbe avere un ruolo consultivo anche nell’individuazione delle aree geografiche dove realizzare il progetto, si prevede infatti di creare nei prossimi 10 anni circa 100.000 abitazioni, tra strutture familiari e immobili di piccolo taglio, che potrebbero coinvolgere tra le 250.000 e le 300.000 persone.
L’obiettivo è duplice: da un lato raggiungere a prezzi calmierati tutta quella fascia di popolazione che pur non versando in una condizione di povertà o difficoltà, non riesce ad acquistare casa. E dall’altra fare da argine all’impazzimento dei costi nelle città a più alta densità lavorativa (da qui l’importanza del ruolo di advisor di Confindustria). Parliamo di Milano, Roma, Venezia (soprattutto per gli studenti), Genova, Firenze, Napoli ma non solo. Perché nel progetto che comunque è ancora in fieri dovrebbero entrare anche centri di media dimensione.
Centrale il coinvolgimento dell’associazione degli industriali e del presidente Emanuele Orsini che avrebbe avuto un ruolo importante nell’individuare in Mario Abbadessa l’uomo giusto per portare avanti un piano che prevede forti agganci con gli investitori internazionali. E chi meglio del manager che arriva da 10 anni alla guida di Hines, una nella principali società immobiliari al mondo?
Come senior managing director & country head Hines Italy, Abbadessa ha chiuso operazioni per circa 10 miliardi di euro con un focus importante su studentati, abitazioni per anziani, giovani coppie e logistica urbana. Milano l’epicentro, ma anche Bologna, Firenze e da poco Roma con un’attenzione particolare ai data center per l’Ia. Insomma la figura ideale anche per i rapporti con fondi internazionali e fondi pensione che potrebbero essere centrali nel progetto per la casa con Cdp. Tanto per capirci, nel capoluogo lombardo il colosso immobiliare americano ha gestito la riqualificazione della Torre Velasca e la rigenerazione dell’ex Trotto di San Siro con la costruzione di circa 700 appartamenti a canone convenzionato che copriranno circa 3.000 persone.
Il nuovo progetto prevede la nascita di un fondo immobiliare chiuso costituito da Cdp, Mubadala Investment e altri soggetti che sono in procinto di siglare accordi vincolanti. Il capitale iniziale raggiungerà quota 10 miliardi e con la leva (cioè l’indebitamento) raddoppierà a quota 20.
Nonostante il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, si tratta di un progetto che avrà un preponderante coinvolgimento dei privati. Di Mubadala si è detto, ma chi è vicino al dossier evidenzia come ci siano diversi investitori internazionali con lo stesso standing del fondo sovrano degli Emirati Arabi che contribuiranno con risorse molto rilevanti.
E qui torniamo al ruolo fondamentale del presidente del Consiglio nell’intrecciare relazioni internazionali che hanno creato un rapporto di fiducia con interlocutori che non sempre hanno visto nell’Italia un partner amico.
Da chiarire che il progetto che vede come protagonista Cassa Depositi e Prestiti e il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti non ha nulla a che vedere con il famoso piano casa di cui più volte ha parlato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini che invece sarà finanziato soprattutto con fondi pubblici e punterà su quella che viene definita edilizia popolare.
Parliamo di due strategie che viaggiano in parallelo e che avranno anche target ed evidentemente protagonisti differenti.
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Teresa Ribera (Ansa)
Il capo del Mef: «All’Ecofin faremo la guerra sulla tassazione del gas naturale». Appello congiunto di Confindustria con le omologhe di Francia e Germania.
Chiusa l’intesa al Consiglio europeo dell’Ambiente, resta il tempo per i bilanci. Il dato oggettivo è che la lentezza della macchina burocratica europea non riesce in alcun modo a stare al passo con i competitor mondiali.
Chiarissimo il concetto espresso dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Vorrei chiarire il criterio ispiratore di questo tipo di politica, partendo dal presupposto che noi non siamo una grande potenza, e non abbiamo nemmeno la bacchetta magica per dire alla Ue cosa fare in termini di politica industriale. Ritengo, ad esempio, che sulla politica commerciale, se stiamo ad aspettare cosa accade nel globo, l’industria in Europa nel giro di cinque anni rischia di scomparire». L’intervento avviene in Aula, il contesto è la manovra di bilancio, ma il senso è chiaro. Le piccole conquiste ottenute nell’accordo sul clima non sono sufficienti e nei due anni che bisogna aspettare per la nuova revisione può succedere di tutto.
«La settimana prossima all’Ecofin avremo una grande discussione su una direttiva sulla tassazione dell’energia. Quella impostazione ucciderebbe radicalmente l’industria italiana aumentando la tassazione sul gas naturale, che è la fonte principale su cui lavoriamo», aggiunge il capo del Mef. «L’Italia farà la guerra a questa impostazione se non verranno offerti i necessari margini di flessibilità, perché non sappiamo come sarà il mondo tre cinque o dieci anni. Bisogna prendere atto che il mondo è cambiato». Certamente lo hanno compreso le imprese, lo dice a gran voce il presidente di Confindustria Emanuele Orsini: «Quando noi abbiamo la possibilità di comprare il 5% dei crediti al di fuori dei nostri continenti per regole che ci siamo imposti noi europei, dove nessun altro continente ha le nostre regole, vuol dire che stiamo regalando i soldi degli europei ad altri continenti. Non siamo soddisfatti per niente, il vero tema è che serve la neutralità tecnologica e dobbiamo metterla al centro. Benissimo l’obiettivo del clima, ma serve farlo con tutte le tecnologie che noi possiamo avere a disposizione. Oggi noi acquistiamo materie critiche rare che non abbiamo nel nostro continente da altri continenti che di clima non se ne interessano, e quindi noi abbiamo bisogno di mettere al centro le esigenze dell’industria perché senza l’industria, voglio essere chiaro, in Francia, Germania, Italia non c’è la tenuta del welfare». Per questo Confindustria, la francese Medef e la tedesca Bdi rivolgono «un appello urgente agli Stati membri affinché agiscano tempestivamente». Nella riunione annuale della trilaterale delle associazioni dei tre Paesi che, come ricorda il vicepresidente transalpino Fabrice Le Saché, «insieme valgono il 60% del Pil», la convergenza diventa fondamentale: «Un’Europa che non fa è un’Europa che non serve, e lo dico da europeista convinto», attacca il presidente di viale dell’Astronomia. «Noi oggi abbiamo bisogno di azioni, il vero problema è che i tempi dell’industria non sono sincroni con i tempi dell’Europa e il rischio di una deindustrializzazione europea per la competitività di altri continenti come la Cina e gli Stati Uniti è molto forte. Abbiamo bisogno di azioni vere, forti e subito». Poi, interrogato a margine dell’incontro con la segretaria del Pd Elly Schlein, afferma: «Se c’è intesa? Noi abbiamo portato le istanze, poi anche il Pd dovrà parlare con i propri alleati». In Europa, socialisti, Verdi e the Left però sono fortemente pro politiche green, difficile quindi si possa trovare sintonia.
«Il rischio» ribadisce «è di fermare le nostre imprese per l’aggravio delle burocrazie» europee. «Dobbiamo fare presto ed è quello che abbiamo chiesto».
In Germania, anche il cancelliere Friedrich Merz ha mostrato preoccupazione. «L’industria dell’acciaio europea ha bisogno di protezione nel contesto del commercio estero. Le imprese del settore affrontano una crisi esistenziale e noi ne condividiamo le inquietudini». Tuttavia, Berlino ha votato a favore dell’accordo. Così come l’Italia. Infatti, all’interno dell’esecutivo sono stati registrati umori diversi.
«Siamo finalmente nella fase decisiva. Il ruolo significativo e importante da protagonista dell’Italia ha consentito di realizzare modifiche importanti e significative nel patto clima con l’introduzione del concetto fondamentale della neutralità tecnologica, della flessibilità e quindi della revisione biennale e il riconoscimento finalmente pieno del biocarburante», il commento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, «la partita era estremamente difficile anche perché un discorso è l’obiettivo al 90%, un altro è come raggiungerlo, e naturalmente in quella sede io difendevo gli interessi nazionali. C’è stato tutto un percorso per raggiungere l’intesa che ha visto l’Italia riunire i dieci Paesi che avevano un doppio interesse».
L’unico dato positivo è questo: per la prima volta l’Italia ha fatto da capofila in un blocco minoritario formato da dieci Paesi - Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Grecia, Belgio (l’Austria si è sfilata all’ultimo) - che è riuscito almeno in parte a far rivedere l’accordo sul clima. Tra le concessioni, anche se non c’è nulla di formale, si prevede che nella proposta di revisione dei target CO2 al 2035 per le auto verrà inserita la possibilità di avere motori alimentati con i biocarburanti, anche quelli prodotti in Italia che in un primo momento sembravano essere esclusi.
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(Ansa)
Correzioni alla legge di bilancio: la mediazione sulle locazioni brevi potrebbe portare all’aliquota del 23 al posto del 26% previsto ora. Ma spunta un emendamento che riduce la cedolare secca al 15%. Confindustria si contraddice e boccia quasi tutti i provvedimenti.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a dire che vanno rispettati i saldi ma la via Crucis della legge di Bilancio è già cominciata e come insegna la storia parlamentare, non s’è mai visto che il testo esca dalle Camere così come è entrato.
Il tema più dibattuto è quello dell’aumento della tassazione sugli affitti brevi dal 21 al 26%, inserito dal Tesoro per far cassa anche se garantirebbe poco più di 100 milioni di euro. Non piace alla maggioranza e non piace ai proprietari e alle associazioni, quindi ci sono le condizioni per una modifica, fermo restando che bisognerebbe trovare le risorse mancanti. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha annunciato un emendamento che prevede di abbassare al 15% il prelievo sugli affitti a lungo termine (certo c’è il problema delle risorse). La logica è che invece di colpire le locazioni brevi, vanno incentivati i contratti di lungo periodo. In questo modo si darebbe una risposta alla crisi degli alloggi, a causa dei canoni troppo onerosi, che è un problema cruciale nelle grandi città. Anche Forza Italia e Lega concordano nel rivedere la norma e stando alle dichiarazioni, il ministro dell’Economia non intende alzare le barricate. «Bisogna capire se vanno premiate le locazioni per abitazione oppure le locazioni per i turisti stranieri», ha detto Giorgetti. Tra le soluzioni allo studio dei parlamentari, c’è l’attenuazione dell’aumento dell’aliquota che potrebbe fermarsi al 23% invece del 26% come indica ora il testo della manovra. Il clima quindi è favorevole a rivedere l’imposizione fiscale. La Fimaa, la Federazione dei mediatori agenti d’affari ha fatto notare che contrariamente alla narrazione dell’opposizione, la carenza di immobili destinati alle locazioni a medio e lungo termine, non è riconducibile alla crescita degli affitti turistici che sono meno del 2% del totale delle abitazioni italiane. Quindi il tema non è di penalizzare le case vacanza quanto di incidere sulla fiscalità elevata e sulle morosità. Su quest’ultimo punto c’è un disegno di legge di Fdi presentato in Senato.
Il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, in audizione al Senato, si è detto contrario all’aumento della cedolare sugli affitti brevi. Ha proposto l’estensione a tutti i comuni dell’aliquota del 10% per i contratti di locazione a canone concordato e l’incremento della riduzione Imu prevista per la medesima tipologia di locazioni. «Attualmente la percentuale è del 25%: se ne suggerisce almeno il raddoppio (l’onere per l’Erario sarebbe di circa 70 milioni), ma se si arrivasse all’azzeramento dell’imposta il messaggio giungerebbe in modo inequivocabile e ne conseguirebbe una maggiore offerta abitativa», ha detto Spaziani Testa.
Nella maggioranza è aperta la discussione anche sulle norme relative all’aumento dell’età pensionabile dal 2027 e per la rottamazione delle cartelle. La Lega punta ad allargare la platea dei beneficiari della «pace fiscale». Lo ha fatto capire Claudio Borghi, tra i papabili a ricoprire l’incarico di relatore della manovra 2026. «Noi abbiamo sempre detto che la rottamazione non doveva applicarsi agli evasori totali ma come è scritta adesso è troppo limitante perché chi ha ricevuto l'accertamento può anche essere chi ha un’irregolarità o ha un mancato pagamento del correttamente dichiarato», ha affermato il senatore della Lega. Le pensioni sono un altro tema su cui è forte il pressing del partito di Salvini. Lo stop dell’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, secondo quanto contenuto nella legge di Bilancio, interessa solo chi svolge lavori «gravosi e usuranti».
La Lega ritiene che gli elenchi di tali attività siano datati e vadano aggiornati e quindi dovrebbe essere allargato il numero dei beneficiari. Forza Italia vuole includere nella platea le forze dell’ordine. Favorevole a modifiche anche l’opposizione.
C’è chi ritiene che la manovra andrebbe riscritta di sana pianta. Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, durante l'audizione in Senato, ha espresso una bocciatura secca della legge di Bilancio poiché a saldo zero e senza impatto su Pil. La manovra «mobilita risorse pari a 21,3 miliardi nel 2026, 18,8 nel 2027 e 16,4 nel 2028, a fronte di coperture pari a 20,4 miliardi nel 2026, inclusi i 5,1 miliardi da rimodulazione Pnrr, 13 nel 2027 e 9,6 nel 2028. Il risultato è che è una manovra sostanzialmente a saldo zero, senza impatto significativo sul Pil». Per Confindustria «il ddl Bilancio non ha la dimensione adeguata a rilanciare la competitività delle imprese, pur centrando alcuni obiettivi rilevanti». «Proprio per questo», ha continuato Tarquini, «già dalla nostra assemblea pubblica di maggio, abbiamo prospettato la necessità di dotare l’Italia di un Piano industriale straordinario». Eppure recentemente, all’assemblea degli industriali di Bergamo, il presidente degli industriali, Emanuele Orsini, non era stato così tranciante, dicendo che «c’è il margine per migliorare la manovra». In particolare, nel dibattito parlamentare «si possono costruire le condizioni, perché la misura dell’iper e super ammortamento possa essere triennale».
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(Ansa)
L'ad di Cassa Depositi e Prestiti: «Intesa con Confindustria per far crescere le imprese italiane, anche le più piccole e anche all'estero». Presentato il roadshow per illustrare le opportunità di sostegno.







