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Questa Europa lontana dai cittadini è rimasta ferma ai ritiri nei castelli
Enrico Letta, Ursula Von der Leyen, Antonio Costa e Friedrich Merz al castello di Alden Biesen in Belgio (Ansa)
Bruxelles oscilla tra tanti proclami e zero fatti. Lo scetticismo del popolo è inevitabile.

Serve davvero una intensa attività onirica per definire «un incontro che ha generato svolte decisive per il futuro dell’Unione europea», la riunione informale dei leader dell’Ue, tenutasi il 12 febbraio scorso in Belgio, nel castello di Alden Biesen. Diversi osservatori e alcuni giornali, vicini al sentimento della Commissione europea, hanno sottolineato l’importanza della presenza di Mario Draghi ed Enrico Letta per la «sferzata» che avrebbero dato ai capi di governo presenti, invitandoli ad agire rapidamente per cambiare lo stato delle cose di fronte al deterioramento del panorama economico e alle divisioni interne all’Unione. Ma questa è appunto attività onirica; la realtà ci consegna invece una Europa che, oscillando tra la consapevolezza dell’urgenza e il pragmatismo sulle difficoltà di integrazione, è sostanzialmente incapace di decidere: solo parole e niente fatti.

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Gli ucraini sfornano un altro piano di pace. Trump li gela: «State perdendo»
Donald Trump (Ansa)
Nuova bozza in 20 punti. Il tycoon invoca le urne e irride i leader europei. Costa stizzito: «Noi non faremo come voi con gli afgani».

La dote radunata da Volodymyr Zelensky nella sua tournée tra i volenterosi è l’ennesima bozza per un piano di pace, da presentare agli americani. Venti punti: otto in meno rispetto alla prima versione, concordata tra Usa e Russia, uno in più rispetto all’evanescente controproposta europea. Dal testo sono stati rimossi i termini più sfavorevoli a Kiev, ma resta il nodo dei territori: i funzionari statunitensi vogliono da Zelensky una risposta a giorni, lui non vuol cedere perché verrebbe accusato di tradimento.

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Costa «piange» per le minacce Usa. E il Pd invoca un gran corteo pro Ue
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (Ansa)
Il dem Filippo Sensi chiede una manifestazione a Roma con il Colosseo illuminato di blu.

Distanza senza precedenti nella storia tra Europa e Stati Uniti. Le parole di commento sul Vecchio continente arrivate negli ultimi mesi a più riprese dall’altra sponda dell’Oceano sono interpretate come giudicanti e inaccettabili da parte dei vertici europei e dalla galassia dem-socialista.

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L’Ue ci chiederà altri soldi per pagare Kiev
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (Ansa)
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, insiste sulla rischiosa strategia di usare gli asset russi congelati. Il Belgio, tuttavia, resta contrario e chiede garanzie economiche agli altri Stati membri. Il che si traduce in nuove stangate sui contribuenti.

Il conto alla rovescia che ci separa dal Consiglio europeo del 18 dicembre prosegue inesorabilmente e le idee su come e quando finanziare le esauste casse di Kiev continuano ad essere poche e tutte altamente divisive.

A confermare la delicatezza del momento, ieri sono arrivate le dichiarazioni, quasi da ventiquattresima ora, del presidente del Consiglio europeo, António Costa, al settimanale portoghese Expresso: «Posso garantire che il Consiglio europeo di dicembre non si concluderà senza l’approvazione dei finanziamenti all’Ucraina per il 2026 e il 2027, indipendentemente dalla modalità su cui si baseranno tali finanziamenti. Ho già informato i miei colleghi che questa volta dovranno prepararsi, se necessario, a un Consiglio europeo più lungo».

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Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo in occasione del suo incontro con il premier greco Kyriakos Mitsotakis.

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