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2022-10-31
Prima di Dracula, il mito dei non-morti. Il vampirismo e la storia.
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Eliminazione di un vampiro in un cimitero della Romania (Getty Images)
Sono negli occhi e nella mente di tutti, dai libri alla filmografia del Ventesimo secolo, dal classico della letteratura gotica «Dracula» di Bram Stoker all’omonimo film con Bela Lugosi del 1931 fino al capolavoro del 1992 di Francis Ford Coppola. I vampiri che noi conosciamo, nobili figure notturne assetate di sangue ispirati dalla storia del conte rumeno Vlad Dracul sanguinario e impalatore di turchi, hanno in realtà radici che affondano nel remoto passato dell’Europa, dalla Grecia alla Serbia, fino all’Irlanda e all’Inghilterra.
Caratterizzati da un binomio costante che attraversa le culture e le superstizioni popolari, quello del ritorno in vita di un corpo morto e dell’ematofagia (la sete di sangue umano), sono stati nei secoli fenomeno di studio da parte di storici e filosofi che hanno ricondotto il vampirismo a epoche ben più remote rispetto a quelle in cui nacque e si sviluppò il mito gotico che ne decretò la fama universale.
Se i primissimi accenni al nutrimento con il sangue da parte di esseri sovrannaturali si possono ritrovare addirittura nel Talmud dove il nome di Lilith, la moglie ribelle di Adamo, fu descritta come vampiro. Corrispondente alla figura del sacro testo ebraico il mostro ermafrodita Lami, una creatura mostruosa della mitologia greca che avrebbe tratto nutrimento dal sangue dei bambini. E proprio in Grecia si ha traccia di una delle tradizioni popolari più vicine alla figura attuale del vampiro. Il Brucolaco (in greco Vrykolakas/βρυκόλακας) fu il tipico esempio del non-morto o redivivo, diffusosi in seguito anche in Puglia e in Bulgaria. Plasmato da timori ancestrali sul tema del peccato in vita, il corpo del vampiro ellenico rifiutava la sepoltura e cercava il sangue umano in quanto dotato delle proprietà necessarie a far rivivere la carne, meglio se succhiato da un essere umano in tenera età. Proprio il tema della sepoltura è fondante nella cultura classica greca come elemento fondamentale per un passaggio alla vita ultraterrena. Una mancata tumulazione dovuta a svariati motivi tra i quali una morte disonorevole in pace o in guerra era alle origini del fenomeno del non-morto dell’antica Grecia e della conseguente pena a cui il corpo, in una straziante ricerca della pace eterna era sottoposto. Fino alla ricerca del sangue e della carne altrui. Nell’Iliade la prima prova della correlazione tra potere del sangue e richiamo delle ombre dall’aldilà. Ulisse, per alimentare l’ombra del veggente Tiresia, riempie di sangue ovino una vasca perchè possa comunicare con lui. La tradizione dei brucolachi, nell’osmosi culturale balcanica, raggiunse la Serbia e la Bulgaria, per poi diffondersi in gran parte dell’Europa orientale. Qui, nei secoli, si creò la tradizione alla quale le fonti moderne attingeranno l’ispirazione per i capolavori della letteratura romantico-gotica. Alcuni dei più famosi brucolachi serbi passarono infatti alla storia della tradizione popolare ben prima del Dracula di Stoker. Sava Savanovic, un mugnaio di un borgo della Serbia centrale che, ritornato da una morte in circostanze misteriose, avrebbe attratto le sue vittime alla macina per poi berne il sangue. i ritorni dei non-morti, collegati ai decessi violenti o dovuti a circostanze non chiare, furono la base di investigazioni che altro non fecero che alimentare la leggenda. Molti sono infatti i rapporti nei paesi balcanici dal medioevo in poi in cui si accenna al fenomeno,con la prima comparsa del sostantivo vampiro forse derivato da Bàm (un dio manicheo che, traslitterato, suona in serbo e greco come Vàm) aggiunto alla parola russa pirb (bevuta, baldoria) oppure dallo slavo upirb in seguito upiri (a sua volta tratto dal latino impurus).
Un secondo impulso alla tradizione del vampirismo avvenne tra Seicento e Settecento, quando alla superstizione e alla tradizione si avvicinò lo spirito scientifico e in particolare l’evoluzione degli studi in anatomia e fisiologia sui fenomeni post-mortem. Dalle riesumazioni di cadaveri furono per la prima volta annotati casi di morte apparente o segni fisiologici come le macchie ipostatiche o la crescita di capelli e unghie, così come rumori dovuti alla decomposizione. Legati ai segni ed alle manifestazioni dei non-morti furono anche le grandi epidemie dei secoli XVII e XVIII. Alla base delle ispirazioni letterarie del secolo successivo, oltre ai testi di anatomo patologia, vi furono anche trattati e resoconti di viaggio fondamentali per lo sviluppo della mitologia del vampiro, come il diario del botanico francese Jacques Pitton de Tournefort, Relation d'un voyage du Levant, Fait par Ordre du Roy del 1714. Nel resoconto del gesuita scienziato è descritto un brucolaco dell’isola di Mykonos, violento ed aggressivo.Un cadavere tornato in vita dalla pelle tesa e secca come quella di un tamburo. Ma il tassello che diverrà uno dei temi ricorrenti nell’epica del vampiro contenuto tra le righe scritte dal botanico è la strategia grazie alla quale gli abitanti dell’isola greca ebbero ragione del mostro assetato del sangue dei loro figli ossia strappandone il cuore e successivamente ricoprendo il non-morto di acquasanta per poi cremarne il cadavere. La storia successiva, romanzata dagli autori gotici, introdurrà la pratica del paletto di frassino per fermare il cuore del vampiro e il crocifisso per inibirne l’anima demoniaca. Pochi anni più tardi, in Polonia, fu pubblicato un volume di storia naturale in cui per la prima volta veniva utilizzato il termine vampiro (in polacco upìer), riportato dalle memorie del gesuita Don Gengell il quale, riferendo le parole di testimoni del fenomeno scriveva:
«Ho sentito spesso da fidati testimoni oculari che i corpi sono stati trovati
non solo integri, flessibili e dal colorito vivo per parecchio tempo, ma che
anche testa, bocca, lingua e occhi a volte si muovevano. Il lenzuolo funebre
che li avvolgeva era lacero e parti del corpo erano state divorate. A volte si
notava anche che un corpo di questa risma si rialzava dalla tomba, vagava
per crocicchi e case, mostrandosi ora a taluno, ora a talaltro, e molti anche
li attaccava, tentando di soffocarli. Se e` un corpo maschile, viene chiamato
Upier.»
La strada per il mito di Vlad Dracula, di Nosferatu e di tutti i vampiri che hanno popolato la letteratura, il cinema, il teatro, i fumetti era stata tracciata in molti secoli di paura e suggestione che dalla tradizione popolare passarono nelle mani dei più raffinati autori.
Per approfondire la storia e il mito del vampirismo tra scienza e tradizione il libro di riferimento è Vampiri. Una nuova storia. di Nick Groom (Il Saggiatore).
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Dal Talmud all'Iliade, alla tradizione greca e serba agli studi di anatomopatologia seicenteschi. Il percorso tra superstizione popolare, scienza e letteratura che ha plasmato il mito assetato di sangue.Sono negli occhi e nella mente di tutti, dai libri alla filmografia del Ventesimo secolo, dal classico della letteratura gotica «Dracula» di Bram Stoker all’omonimo film con Bela Lugosi del 1931 fino al capolavoro del 1992 di Francis Ford Coppola. I vampiri che noi conosciamo, nobili figure notturne assetate di sangue ispirati dalla storia del conte rumeno Vlad Dracul sanguinario e impalatore di turchi, hanno in realtà radici che affondano nel remoto passato dell’Europa, dalla Grecia alla Serbia, fino all’Irlanda e all’Inghilterra. Caratterizzati da un binomio costante che attraversa le culture e le superstizioni popolari, quello del ritorno in vita di un corpo morto e dell’ematofagia (la sete di sangue umano), sono stati nei secoli fenomeno di studio da parte di storici e filosofi che hanno ricondotto il vampirismo a epoche ben più remote rispetto a quelle in cui nacque e si sviluppò il mito gotico che ne decretò la fama universale.Se i primissimi accenni al nutrimento con il sangue da parte di esseri sovrannaturali si possono ritrovare addirittura nel Talmud dove il nome di Lilith, la moglie ribelle di Adamo, fu descritta come vampiro. Corrispondente alla figura del sacro testo ebraico il mostro ermafrodita Lami, una creatura mostruosa della mitologia greca che avrebbe tratto nutrimento dal sangue dei bambini. E proprio in Grecia si ha traccia di una delle tradizioni popolari più vicine alla figura attuale del vampiro. Il Brucolaco (in greco Vrykolakas/βρυκόλακας) fu il tipico esempio del non-morto o redivivo, diffusosi in seguito anche in Puglia e in Bulgaria. Plasmato da timori ancestrali sul tema del peccato in vita, il corpo del vampiro ellenico rifiutava la sepoltura e cercava il sangue umano in quanto dotato delle proprietà necessarie a far rivivere la carne, meglio se succhiato da un essere umano in tenera età. Proprio il tema della sepoltura è fondante nella cultura classica greca come elemento fondamentale per un passaggio alla vita ultraterrena. Una mancata tumulazione dovuta a svariati motivi tra i quali una morte disonorevole in pace o in guerra era alle origini del fenomeno del non-morto dell’antica Grecia e della conseguente pena a cui il corpo, in una straziante ricerca della pace eterna era sottoposto. Fino alla ricerca del sangue e della carne altrui. Nell’Iliade la prima prova della correlazione tra potere del sangue e richiamo delle ombre dall’aldilà. Ulisse, per alimentare l’ombra del veggente Tiresia, riempie di sangue ovino una vasca perchè possa comunicare con lui. La tradizione dei brucolachi, nell’osmosi culturale balcanica, raggiunse la Serbia e la Bulgaria, per poi diffondersi in gran parte dell’Europa orientale. Qui, nei secoli, si creò la tradizione alla quale le fonti moderne attingeranno l’ispirazione per i capolavori della letteratura romantico-gotica. Alcuni dei più famosi brucolachi serbi passarono infatti alla storia della tradizione popolare ben prima del Dracula di Stoker. Sava Savanovic, un mugnaio di un borgo della Serbia centrale che, ritornato da una morte in circostanze misteriose, avrebbe attratto le sue vittime alla macina per poi berne il sangue. i ritorni dei non-morti, collegati ai decessi violenti o dovuti a circostanze non chiare, furono la base di investigazioni che altro non fecero che alimentare la leggenda. Molti sono infatti i rapporti nei paesi balcanici dal medioevo in poi in cui si accenna al fenomeno,con la prima comparsa del sostantivo vampiro forse derivato da Bàm (un dio manicheo che, traslitterato, suona in serbo e greco come Vàm) aggiunto alla parola russa pirb (bevuta, baldoria) oppure dallo slavo upirb in seguito upiri (a sua volta tratto dal latino impurus). Un secondo impulso alla tradizione del vampirismo avvenne tra Seicento e Settecento, quando alla superstizione e alla tradizione si avvicinò lo spirito scientifico e in particolare l’evoluzione degli studi in anatomia e fisiologia sui fenomeni post-mortem. Dalle riesumazioni di cadaveri furono per la prima volta annotati casi di morte apparente o segni fisiologici come le macchie ipostatiche o la crescita di capelli e unghie, così come rumori dovuti alla decomposizione. Legati ai segni ed alle manifestazioni dei non-morti furono anche le grandi epidemie dei secoli XVII e XVIII. Alla base delle ispirazioni letterarie del secolo successivo, oltre ai testi di anatomo patologia, vi furono anche trattati e resoconti di viaggio fondamentali per lo sviluppo della mitologia del vampiro, come il diario del botanico francese Jacques Pitton de Tournefort, Relation d'un voyage du Levant, Fait par Ordre du Roy del 1714. Nel resoconto del gesuita scienziato è descritto un brucolaco dell’isola di Mykonos, violento ed aggressivo.Un cadavere tornato in vita dalla pelle tesa e secca come quella di un tamburo. Ma il tassello che diverrà uno dei temi ricorrenti nell’epica del vampiro contenuto tra le righe scritte dal botanico è la strategia grazie alla quale gli abitanti dell’isola greca ebbero ragione del mostro assetato del sangue dei loro figli ossia strappandone il cuore e successivamente ricoprendo il non-morto di acquasanta per poi cremarne il cadavere. La storia successiva, romanzata dagli autori gotici, introdurrà la pratica del paletto di frassino per fermare il cuore del vampiro e il crocifisso per inibirne l’anima demoniaca. Pochi anni più tardi, in Polonia, fu pubblicato un volume di storia naturale in cui per la prima volta veniva utilizzato il termine vampiro (in polacco upìer), riportato dalle memorie del gesuita Don Gengell il quale, riferendo le parole di testimoni del fenomeno scriveva: «Ho sentito spesso da fidati testimoni oculari che i corpi sono stati trovatinon solo integri, flessibili e dal colorito vivo per parecchio tempo, ma cheanche testa, bocca, lingua e occhi a volte si muovevano. Il lenzuolo funebreche li avvolgeva era lacero e parti del corpo erano state divorate. A volte sinotava anche che un corpo di questa risma si rialzava dalla tomba, vagavaper crocicchi e case, mostrandosi ora a taluno, ora a talaltro, e molti ancheli attaccava, tentando di soffocarli. Se e` un corpo maschile, viene chiamatoUpier.» La strada per il mito di Vlad Dracula, di Nosferatu e di tutti i vampiri che hanno popolato la letteratura, il cinema, il teatro, i fumetti era stata tracciata in molti secoli di paura e suggestione che dalla tradizione popolare passarono nelle mani dei più raffinati autori.Per approfondire la storia e il mito del vampirismo tra scienza e tradizione il libro di riferimento è Vampiri. Una nuova storia. di Nick Groom (Il Saggiatore).
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Risorse che si aggiungono alla componente strutturale di 38,5 miliardi e che, secondo il primo Osservatorio Teha sulle politiche agroalimentari (in Italia guidate dal ministro Francesco Lollobrigida), hanno abilitato un impatto diretto sul settore pari a 87 miliardi di euro di valore aggiunto. Il beneficio complessivo per il sistema-Paese è stimato in 246 miliardi di euro nel medio-lungo periodo.
I dati sono stati presentati a Bormio, in occasione della decima edizione del Forum Food&Beverage, dove Teha Group ha illustrato il nuovo Osservatorio nato per misurare le ricadute economiche e strutturali delle politiche pubbliche a supporto dell’agroalimentare italiano. Il quadro segnala un cambio di passo: più risorse, maggiore attenzione alle filiere produttive e una politica industriale orientata a rafforzare competitività, autonomia e proiezione internazionale del Made in Italy alimentare.
Dei 246 miliardi di benefici stimati, 67,8 miliardi sono già osservabili nell’arco dei prossimi tre anni, mentre altri 178 miliardi emergeranno nel medio-lungo periodo attraverso maggiore competitività, occupazione qualificata e presidio dei mercati internazionali. L’Osservatorio evidenzia così una discontinuità rispetto alla fase precedente: tra il 2010 e il 2022 il sostegno pubblico all’agricoltura era rimasto sostanzialmente stabile, con una media annua non superiore a 12,4 miliardi di euro.
«L’Osservatorio», ha commentato Valerio De Molli, managing partner e Ceo di The European House - Ambrosetti e Teha Group, «ha analizzato un contesto internazionale nel quale emerge un divario significativo nel livello di sostegno pubblico: negli Stati Uniti il budget dell’Usda rappresenta il 40,1% del fatturato agricolo, quasi quattro volte in più del 10,4% garantito dalla Politica agricola comune europea. Il rafforzamento delle politiche nazionali, letto attraverso dati omogenei e misurabili, è quindi una leva decisiva per sostenere competitività, resilienza e autonomia strategica dell’agroalimentare italiano».
Nel triennio 2023-2025 le politiche agricole e industriali sono state classificate da Teha in sette linee di intervento, che riflettono una scelta politica precisa: sostenere la capacità produttiva, accompagnare l’innovazione, difendere il potere d’acquisto e promuovere l’identità agroalimentare italiana. Il sostegno alla capacità produttiva delle filiere strategiche concentra 6,1 miliardi di euro, mentre innovazione tecnologica e autonomia energetica mobilitano 5,6 miliardi. Seguono il sostegno al consumo, con 3,6 miliardi, la sicurezza alimentare, con 1,1 miliardi, e l’imprenditoria giovanile, con 0,4 miliardi destinati al ricambio generazionale.
Il settore agroalimentare resta, insomma, tra i principali motivi di orgoglio del Made in Italy nel mondo. Nel 2024 ha fatturato 269,9 miliardi di euro, di cui 193 miliardi generati dall’industria Food&Beverage e 76 miliardi dal comparto agricolo, con una crescita del 42% rispetto al 2015. Il valore aggiunto, pari a 81,6 miliardi, colloca l’agroalimentare al primo posto tra i comparti manifatturieri italiani.
Anche l’export conferma la forza del comparto. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari hanno raggiunto il record storico di 72,5 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2015 e il 5% in più sul 2024, nonostante l’introduzione di dazi negli Stati Uniti. L’Italia è inoltre prima nell’Ue-27 per valore aggiunto del comparto agricolo, pari a 44,2 miliardi di euro, mentre l’incidenza dell’agroalimentare sul Pil nazionale ha raggiunto il record ventennale del 4,2%.
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Il decreto ministeriale sarà in Gazzetta ufficiale oggi, visto che la domenica non sono previste pubblicazioni. A differenza delle prime edizioni che prevedevano una sforbiciata stabilita preventivamente (nell’ultimo round pari a 6 centesimi per la benzina e 10 per il diesel), questa volta il meccanismo è quello delle accise mobili, ovvero legate a doppio filo all’extra-gettito Iva determinato dai ricari. Il ministero dell’Economia verificherà le maggiori entrate Iva del mese precedente per effetto del rincaro dei carburanti, e sfrutterà il saldo attivo di cassa per abbassare le accise. Questa formula è in linea con le indicazioni della Commissione Ue che ha negato la flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio per il taglio delle accise. Il contenimento delle imposte sui carburanti sarebbe possibile perché l’utilizzo dell’extra gettito Iva non fa aumentare il deficit. Quindi è una misura che si autofinanzia. Il meccanismo delle accise mobili verrebbe attivato dopo la prima settimana di ogni mese quando è contabilizzata la cifra del periodo precedente.
Da notare che i recenti cali dei carburanti potrebbero portare un extra-gettito inferiore ai 190 milioni, quantificati in occasione dell’ultimo intervento. Ne consegue che un eventuale nuovo taglio sulla base di un’accisa mobile sarebbe più basso di quello attuale ma con impatto immutato per le tasche dei conducenti, in quanto riparametrato sulla base anche delle oscillazioni del mercato. Il tutto in linea anche con il progressivo esaurimento dello sconto che è comunque nei piani del governo. Tramontata invece l’ipotesi del vaucher per i meno abbienti, circolata nei giorni scorsi, ma che non avrebbe incontrato il favore di tutta la maggioranza con la Lega contraria.
Sempre ieri il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha rilanciato l’idea di colpire gli extraprofitti delle banche. «Andate a vedere la trimestrale di Unicredit e Intesa Sanpaolo», ha esortato il vicepremier. «Le prime due banche italiane chiuderanno quest’anno di difficoltà per la stragrande maggioranza delle famiglie e imprese, con 20 miliardi di utile. La Lega chiederà agli istituti che stanno facendo guadagni e profitti senza precedenti un contributo alla crescita economica del Paese. Sono convinto che il governo e la Lega su questo saranno intransigenti». Non risulta però all’ordine del giorno dell’esecutivo un nuovo intervento sul tema come quello introdotto con l’ultima manovra. Ora il focus è comprendere come tradurre in misure i margini di flessibilità concessi dall’Ue per spendere 14 miliardi (in tre anni) al fine di mitigare gli impatti dei rincari dell’energia. «Aspettiamo di leggere come si possono spendere questi soldi nostri e che tipo di paletti ci sono», ha sottolineato Salvini, dicendo di averne parlato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Tra possibili soluzioni, ci sono quelle di introdurre bonus carburanti e altri tipi di benefit ma attraverso le imprese, che potranno riconoscerli ai dipendenti, con agevolazioni fiscali. L’obiettivo è focalizzare gli interventi sui lavoratori del ceto medio, e anche in quest’ottica sono state finora accantonate ipotesi come quella di un contributo attraverso la «Carta dedicata a te». E comunque le risorse esigue per ora a disposizione avrebbero spinto a non accelerare per evitare interventi di impatto minimo.
«La cosa migliore sarebbe incentivare gli investimenti delle imprese in rinnovabili, subito. Non dateli in giro», suggerisce al governo l’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su come sfruttare la flessibilità.
Lo sconto sulle accise secondo le associazioni dei consumatori è necessario per sostenere le famiglie che in assenza si ritroverebbero con rincari pari a circa 3 euro per un pieno di benzina verde e di 6 per il diesel. Si avrebbe infatti un aumento dei costi alla pompa di circa 6 centesimi al litro per la benzina e di circa 12 centesimi per il diesel.
Tajani, dalla platea del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, ha sottolineato che i provvedimenti sulle accise «sono molto costosi e possono durare per uno, due mesi». L’ultimo decreto aveva utilizzato 191,2 milioni, ma allora il gasolio godeva del taglio più generoso da 24,4 centesimi al litro. Ora potrebbero bastare somme più contenute, per mantenere i prezzi sotto o intorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro (giovedì il costo medio del gasolio era a 1,988 euro al litro e a 1,93 euro per la benzina).
«Dobbiamo abbassare i costi per le famiglie e per le imprese», ha detto Tajani e ha rilanciato la proposta di un mercato unico dell’energia.
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Silvio Berlusconi (Ansa)
Ieri, tra i cronisti, circolavano trascrizioni confuse del decreto che lasciavano una sola certezza: le indagini non sono finite. In quelle righe recuperate da un documento quasi illeggibile si evincerebbe che i pm non si sarebbero giocati tutte le cartucce e ci sarebbero ancora piste da battere. Come quella legata a un ex carabiniere del Ros di stanza a Milano che «avrebbe assistito a incontri» e che «potrebbe essere a conoscenza di circostanze che avrebbe appreso» per motivi di servizio sulle figure di Silvio Berlusconi e l’ex comandante del Ros Mario Mori.
Si preannuncia così l’ennesima sarabanda di rivelazioni e suggestioni sul tema delle stragi. Ma questo comporterà altre investigazioni e, di conseguenza, ulteriori costi. Come se quanto speso in trent’anni d’indagini non fosse più che sufficiente. L’insieme degli otto procedimenti aperti e chiusi contro Berlusconi e Dell’Utri, presunti mandanti delle stragi mafiose, hanno comportato costi sicuramente alti per lo Stato. L’ipotesi di una cifra compresa tra i 15 e i 25 milioni di euro è stata indicata «a spanne» alla Verità da un ex procuratore della Repubblica. Il quale ha suddiviso la sua stima in cinque voci.
La prima e più onerosa riguarda le intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Tali captazioni richiedono strumentazioni sofisticate, canoni giornalieri da corrispondere alle società che forniscono i software e i macchinari, migliaia di ore di ascolto e trascrizione da parte della polizia giudiziaria o di periti giurati. Per filoni d’indagine che durano anni, questa voce oscilla facilmente tra i 5 e i 10 milioni di euro complessivi per l’intera serie di inchieste. La seconda voce più alta riguarderebbe il costo del personale (dai 5 ai 7 milioni di euro), ovvero delle ore/lavoro dedicate alle indagini dai magistrati e dalle forze dell’ordine. Otto successive inchieste hanno comportato l’impiego di pool di magistrati, segreterie, sezioni della Direzione investigativa antimafia o reparti speciali, impegnati per mesi o anni esclusivamente nella lettura e stesura di atti o nella redazione di informative.
A questo vanno aggiunte le spese per le trasferte (viaggio, vitto e alloggio) di pm e investigatori per interrogatori, audizioni, riscontri o notifiche, ma anche i costi logistici per lo spostamento in sicurezza dei detenuti o dei testimoni (i procedimenti hanno visto il coinvolgimento di numerosi collaboratori di giustizia dislocati in varie regioni d’Italia). Una stima prudenziale per trent’anni di missioni incrociate tra Toscana, Sicilia, Roma e istituti penitenziari sarebbe tra 1,5 e 3 milioni di euro.
Ci sono, infine, le spese per perizie, consulenze tecniche e traduzioni.
In indagini di questa portata, i magistrati si avvalgono costantemente di esperti per perizie foniche e pulizia di nastri e file registrati dentro e fuori il carcere, ma anche di analisi documentali, storiche e patrimoniali. Ciascuna di queste consulenze comporta parcelle da decine o centinaia di migliaia di euro. Sull’arco di trent’anni, la spesa stimata si aggira tra 1 e 2 milioni di euro.
Nel computo finale rientrano anche spese vive di cancelleria, digitalizzazione degli atti e notifica degli stessi alle parti coinvolte. Parliamo di montagne di documenti e centinaia di migliaia di euro di costi.
Un conto che è stato saldato, a partire dal 1996, dal ministero della Giustizia, vale a dire dai contribuenti italiani. Chissà quanto denaro dovremo sganciare ancora prima di vedere la fine di questa telenovela giudiziaria.
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I coniugi Moretti (Ansa)
I due, in quanto proprietari, devono rispondere dei reati di omicidio colposo, lesioni personali gravissime colpose e incendio colposo nell’inchiesta per la strage nel locale Constellation, andato a fuoco la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove morirono 41 giovani, tra cui 6 italiani, e 115 rimasero feriti. Per la prima volta la coppia è stata sentita insieme con la formula della procedura del confronto, cioè rispondendo nella stessa stanza alle domande che venivano poste. Anche Jacques ha affermato che «è stato molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare» dopo la tragedia.
Presenti in aula la procuratrice generale aggiunta del cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di legali delle parti civili, tra cui anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile, oltre alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti. Gli avvocati hanno contestato la scelta del procedimento che avrebbe dato modo ai due imputati di concordare una versione comune e discapito della spontaneità. E a quel «siamo stati distrutti» di Jessica ha replicato Laetitia Brodar-Sitre, mamma del sedicenne Arthur, morto nel rogo. «Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti. Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine».
Nel corso dell’interrogatorio la procura ha contestato a Jessica Moretti anche il reato di falso documentale. Gli addebiti riguardano una fattura del 2015 relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente, con cui era stato rivestito il soffitto del locale e che non era ignifuga. La fattura, palesemente falsificata, riporta infatti l’Iva in vigore in Francia benché sia stata emessa in Germania. Il documento, falsificato probabilmente per scopi fiscali, riporta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro.
Restano nel mirino degli inquirenti ancora i conti della coppia dopo la segnalazione arrivata dalla Francia alla procura Vallese. Un informatore, in forma anonima, aveva riferito che una carta di credito Revolut era stata inviata a Jessica. La carta non aveva limiti di spesa, cosa che aveva indotto l’informatore a sospettare un possibile collegamento con il riciclaggio di denaro. Un altro dettaglio emerso ieri è sulle bottiglie di champagne con le fontane luminose che avrebbero generato l’incendio. La dipendente Cyanne Panine, poi deceduta, con le fiaccole sulle spalle di un collega è stata indicata come colei che avrebbe inconsapevolmente generato il rogo. Il corteo pirotecnico non sarebbe stato un’iniziativa «spontanea» dei giovani camerieri, ma una pratica dettagliatamente organizzata dalla stessa titolare.
Durante l’interrogatorio sono stati fatti sentire degli audio tratti da una chat di Whatsapp in cui la titolare dà precise istruzioni ai camerieri sulla coreografia: «avrei gradito si facesse» o «potreste farlo». Poi: «Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation». Questi documenti contrastano con la versione sempre sostenuta dagli imprenditori francesi. «Non abbiamo mai obbligato nessuno», ha ribadito la donna. «Era una consuetudine ma quando si svolgeva la sfilata c’erano sempre due camerieri che erano preparati a gestire la situazione», si è difesa la Moretti. Per l’avvocato Romain Jordan quella di ieri è stata «l’ultima occasione che la coppia Moretti aveva per dare risposte alle vittime su tutti i punti che restano oscuri o nebulosi».
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