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2018-05-15
Steward in spiaggia, agosto con i lidi blindati
LaPresse
In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte.
Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari.
Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta.
Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte.
La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.
Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini
Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì.
Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma.
Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti.
Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
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Il Viminale impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. Gli assistenti dovranno accogliere i turisti, garantire la sicurezza, allontanare i venditori ambulanti e le persone ritenute moleste.A Roma proibiti anche i bagnini, saranno attivi soltanto nei weekend. Costumi, giochi, alcol, tuffi: tolleranza zero in molti Comuni.Lo speciale contiene due articoli.In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte. Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari. Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta. Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte. La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/steward-in-spiaggia-2568795821.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gara-dei-divieti-la-raggi-proibisce-anche-i-bagnini" data-post-id="2568795821" data-published-at="1776174946" data-use-pagination="False"> Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì. Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma. Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti. Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
«Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone — ha aggiunto —. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo».
Inoltre, la premier ha parlato della possibilità di sospendere il patto sul gas russo: «Descalzi è un operatore del settore, capisco il suo punto di vista. Io continuo a sperare che quando il problema si dovesse porre noi saremo riusciti a raggiungere la pace in Ucraina. Ma sul gas russo dobbiamo fare molta attenzione a come ci muoviamo».
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(Imagoeconomica)
Una scelta, quella del sacerdote, che è stata giudicata in maniera molto negativa (eufemismo) dai compagn,che hanno voluto stigmatizzare l’affronto al rituale che prevede parata, gagliardetti e ricordo delle vittime della Resistenza consegnando ai social una lettera-manifesto carica di risentimento.
Mossi da «un forte senso di responsabilità civile», i simpatizzanti Anpi di Arcore fanno la predica al parroco: «La scelta di celebrare le Prime Comunioni il 25 aprile è inopportuna perché non permette ai cittadini di partecipare alla celebrazione istituzionale». Ecco, fin dalle prime righe, la motivazione: i cittadini verrebbero «distratti» dalle Comunioni, che drenerebbero così i partecipanti al «rito» resistenziale. «È una ricorrenza che appartiene a tutti, credenti e non credenti, e che merita attenzione e rispetto», incalzano i partigiani, strenui difensori della loro religione a scapito di quella cattolica. Lo scontro tra credo continua così: «Colpisce ancora di più che questa decisione arrivi da un rappresentante del clero. Durante la Resistenza, molti uomini di Chiesa hanno avuto un ruolo importante, spesso pagando con la vita il loro impegno per la libertà, la giustizia e la dignità umana». Un dato inoppugnabile, spesso sottaciuto proprio dalla Resistenza rossa, quella ufficiale, che tende spesso a dimenticare quella bianca, cattolica, ritenuta figlia di un dio minore, quasi residuale. Ma che, invece, è stata altrettanto decisiva per il riscatto del Paese.
E che questo cazziatone arrivi dall’Anpi di Arcore fa doppiamente specie: in primis, perché pretende di decidere quando una religione può celebrare o meno i propri riti. In secondo luogo, quella arcorese è la stessa Anpi che aveva dato il patrocinio all’ultimo pride della Provincia di Monza e Brianza, assurto agli onori della cronaca nazionale per lo svolgimento della contestata «Via Frocis», l’iniziativa che richiamandosi alla Via Crucis vedrà a ogni stazione della parata arcobaleno una sosta e una riflessione su un tema di attualità. Anche contro la Chiesa cattolica. In quell’occasione, l’Anpi non aveva sentito il bisogno di dissociarsi (scusarsi sarebbe forse troppo) dalla mancanza di rispetto nei confronti del cattolicesimo. D’altronde, loro il 24 dicembre augurano «Serene feste a tutti gli antifascisti». Cancellando il Natale dai loro social. Così, mentre rampognano ancora il parroco sul fatto che «celebrare un sacramento così importante proprio il 25 aprile rischia di essere una mancanza di rispetto», si dimenticano di insulti e censure nei confronti della religione.
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I progressisti esultano per il nuovo premier ungherese. Che vuole chiudere le frontiere ed esalta Meloni. È l’ultimo cortocircuito dei compagni.
«Non c’è altro tempo per discutere, ora occorre reagire sospendendo il Patto di stabilità». Lo ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy durante Vinitaly 2026.