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2018-05-15
Steward in spiaggia, agosto con i lidi blindati
LaPresse
In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte.
Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari.
Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta.
Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte.
La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.
Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini
Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì.
Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma.
Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti.
Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
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Il Viminale impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. Gli assistenti dovranno accogliere i turisti, garantire la sicurezza, allontanare i venditori ambulanti e le persone ritenute moleste.A Roma proibiti anche i bagnini, saranno attivi soltanto nei weekend. Costumi, giochi, alcol, tuffi: tolleranza zero in molti Comuni.Lo speciale contiene due articoli.In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte. Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari. Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta. Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte. La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/steward-in-spiaggia-2568795821.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gara-dei-divieti-la-raggi-proibisce-anche-i-bagnini" data-post-id="2568795821" data-published-at="1775282636" data-use-pagination="False"> Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì. Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma. Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti. Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
Il giuramento del nuovo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa)
Il segnale è chiaro: il governo è solido e procede senza tentennamenti. La squadra è concentrata sulle sue responsabilità, senza farsi distrarre dagli strepiti delle opposizioni e da gossip di vario genere. La scelta di Mazzi parla da sola. In tre anni e mezzo di lavoro, mentre al Mic si passava da Gennaro Sangiuliano ad Alessandro Giuli, con cambiamenti dei relativi staff, il neoministro non ha mai alimentato polemiche o attriti di alcun tipo.
«Il turismo è un mondo ricco di fascino e grandi professionalità che richiede cura attenta perché rappresenta un pilastro dell’economia italiana. Sono onorato di questo incarico e ringrazio il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio per la fiducia accordatami», ha detto Mazzi subito dopo il giuramento. La scelta dell’ex sottosegretario alla Cultura interrompe il totonomi che nei giorni scorsi aveva alimentato l’ipotesi della promozione del consigliere di Daniela Santanché, Gianluca Caramanna, grande conoscitore della macchina ministeriale, della candidatura di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni ora in corsa per la poltrona della Fgci, e di Luca Zaia, il doge trevigiano con il solo neo di non appartenere a Fratelli d’Italia. La casella del Turismo, con il suo enorme impatto sul Pil italiano, doveva restare in quota al partito di maggioranza relativa. Immediate sono arrivate le congratulazioni di Santanché che ha definito quella di Mazzi «una scelta giusta, grazie alla quale l’industria turistica italiana potrà contare su una figura di assoluto spessore».
Veronese, 65 anni, sposato con Evelina Smarrito, schiva quanto lui, laureato in giurisprudenza con una tesi sull’«Intervento pubblico nel campo dello spettacolo fra promozione culturale e mercato», il neoministro ha alle spalle un lungo percorso come agente, manager e organizzatore di eventi di respiro internazionale. Poco più che ventenne, nel 1981 è promotore con Mogol, Gianni Morandi e Gianluca Pecchini della Nazionale cantanti. Il mondo dell’intrattenimento diventa il suo campo d’azione privilegiato. Da Caterina Caselli apprende i primi segreti del mestiere. Ma le collaborazioni importanti si susseguono: Fabrizio De André, i Pooh, Lucio Dalla. La più duratura è quella con Adriano Celentano, Claudia Mori e il Clan, «la mia famiglia», confida a Sette del Corriere della Sera. Nel 2000 con la Nazionale cantanti organizza all’Olimpico di Roma la «Partita del Cuore per la pace». Nella tribuna autorità ci sono il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Shimon Peres e Yasser Arafat, oltre a personalità come Pelè, Michael Schumacher e Sean Connery. Nell’aprile 2003, con Morandi e Luca Barbarossa, in piena crisi con l’Iraq, porta a Baghdad gli aiuti umanitari della Croce Rossa italiana, iniziativa per la quale la delegazione riceverà un riconoscimento dei Nobel per la Pace, consegnato dal Dalai Lama e Mikhail Gorbaciov. Nei primi anni Duemila cura gli show di Celentano su Rai 1, Francamente me ne infischio, 125 milioni di caz…te e Rockpolitik, tra gli show più dirompenti della storia della televisione. Mazzi abbina intuizione, pazienza e doti manageriali che si rivelano risolutive nelle situazioni più complesse. Tra il 2006 e il 2012, affiancato da Lucio Presta, è per cinque volte direttore artistico del Festival di Sanremo. Cura l’organizzazione della cerimonia d’apertura di Expo 2015 dalla Piazza del Duomo di Milano. Seguono le collaborazioni con Riccardo Cocciante, Vasco Rossi, Dario Fo, Vasco Rossi e Massimo Giletti. Dal 2017 al 2022 porta l’Arena di Verona, di cui è direttore artistico, al centro del circuito dell’intrattenimento italiano e internazionale. Nel settembre 2022 viene eletto alla Camera con Fratelli d’Italia. Concreto e riservato, è il nuovo ministro del Turismo del governo Meloni.
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Gennaro Gattuso (Ansa)
I diversivi sono intriganti, l’ultrà da divano che secondo le femministe «perpetua il patriarcato tossico» ha di che lambiccarsi e perdere il sonno: Rafa Leao e Markus Thuram smetteranno di fare i soprammobili? Osservando i relitti della difesa dell’Inter (in infermeria anche Yann Bisseck), chi lo marca Donyell Malen? Davvero Antonio Conte manderà addosso a Max Allegri i Fab Four Anguissa, Lobotka, McTominay, De Bruyne? In che modo gli arbitri peggiori del pianeta (tranne Clement Turpin) riusciranno a rovinare una o tutte e due le sfide di vertice, fondamentali per scudetto e zona Champions?
Come avrete notato, i calciatori citati sono stranieri, dettaglio che riconduce il pensiero direttamente allo scempio bosniaco dell’Italia pallonara e alla necessità di non nascondere la polvere sotto il tappeto per la terza volta consecutiva, rapiti da un dribbling di Kenan Yildiz o infuriati per una mancata chiamata al Var. In federazione lo hanno fatto dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio (prima stazione della Via Crucis), lo hanno ripetuto dopo la vergogna Macedonia del Nord (seconda stazione) ed è fondamentale evitare la modalità «chiacchiere e distintivo» dopo la notte di Zenica con l’uscita di scena di Gabriele Gravina e di tutto il cucuzzaro.
Di conseguenza è fondamentale davvero voltare pagina: Serie A a 18 squadre, almeno quattro italiani titolari in partenza in campionato, valorizzazione degli under 21 (che noi riteniamo non pronti e negli altri Paesi sono leader), Paolo Maldini team manager. E alla larga da giocatori come Federico Chiesa, infortunato per l’Italia ma sgallettante due giorni dopo a Liverpool mentre in Curva Sud veniva preso a pietrate Alessandro Bastoni, facile capro espiatorio in campo con le infiltrazioni. Poiché il futuro non prescinde mai dal passato, ieri sono arrivate anche le dimissioni di Gattuso al quale la Federazione avrebbe voluto affidare la transizione fino a giugno, con l’impegno di andare in panchina nelle amichevoli con Grecia e Lussemburgo.
Ringhio ha detto No da Marbella, dove si trova con la famiglia. Ha preferito chiudere senza code imbarazzanti come quella del vecchio che prende per mano il nuovo negli spot del cioccolato. E lo ha fatto con dignitosa spontaneità come al solito: «Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare fin da subito le future valutazioni tecniche. È stato un onore guidare la Nazionale e farlo con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Sempre con l’azzurro nel cuore».
A meno di colpi di scena sarà l’allenatore dell’Under 21, Silvio Baldini, a traghettare la squadra sull’altra sponda del fiume nelle amichevoli estive, in attesa che il Consiglio federale individui - con molta calma, in fondo non è successo niente - i candidati per l’elezione del 22 giugno (Giovanni Malagò, Giancarlo Abete o il rientrante Demetrio Albertini). Solo allora il prescelto avrà mandato di designare il ct della rinascita (Roberto Mancini, Antonio Conte o suggestioni improbabili tipo Simone Inzaghi e Pep Guardiola) in un valzer lento che imbarazza il popolo. Perché a settembre in Nations League dovremo vedercela «solo» con Francia, Belgio e Turchia.
Ecco perché è fondamentale rimanere sul pezzo, fare un nodo al fazzoletto e non dimenticare mai che arriverà un altro mondiale, un altro psicodramma, un altro spareggio e dovremo essere pronti ad affrontarlo per vincerlo. L’esperienza insegna che chi siede sulla poltrona di presidente della Federcalcio tende a promettere mari e monti per regolare al massimo un atlante. E preferisce tirare a campare da smemorato per non scomodare gli altri poteri forti (Lega di Serie A che nega gli stage, ilettanti con le loro camarille) in nome dell’amichettismo e della convenienza, approfittando del luna park del campionato che immancabilmente torna a oscurare lo sfascio Nazionale e a lobotomizzare le coscienze fin da domani. Anche senza Andrea Bocelli, questa volta nessun dorma.
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Ovviamente ogni riferimento alla regola del tre per cento del Patto di stabilità era puramente intenzionale. Perché è questo il cappio al collo dell’economia dei Paesi Ue e in particolare dell’Italia. Si tratta di un nodo scorsoio che rischia di strangolare senza ragione aziende e famiglie, negando loro quei sostegni che in un momento di difficoltà internazionale dovuto al blocco dello stretto di Hormuz sono indispensabili.
Da quando Bruxelles varò le misure per contenere il deficit di ogni singolo Stato dell’Unione, molte cose sono cambiate. Ci sono state crisi finanziarie, blocchi produttivi e guerre alle porte di casa. Le materie prime sono andate alle stelle, alcune alleanze sono andate in pezzi e molte produzioni sono state abbandonate o sono sulla via del declino. Di fronte a scenari in continua evoluzione, l’Europa però continua a tener fede al dogma del tre per cento, manco fosse il principale dei dieci comandamenti. Da tempo alcuni Paesi hanno deciso di sforare questa regola, ma l’Italia, a causa dell’enorme debito pubblico, per garantire la propria futura solvibilità si è sempre attenuta al parametro, nel tentativo di ottenere il riconoscimento di Paese affidabile. Tuttavia, lo sforzo di rimanere sotto la soglia fissata nelle tavole della legge di Bruxelles ormai non ha più alcun senso. Delle raccomandazioni dell’Unione (anche ieri il portavoce della Commissione ha sostenuto che la sospensione del Patto di stabilità sarà possibile solo in presenza di una grave recessione) se ne infischia la maggior parte degli Stati membri, soprattutto quelli più importanti come Francia e Germania, che fanno ciò che ritengono più utile per l’interesse nazionale.
L’Europa del resto non è una nazione con regole univoche. Non ha una costituzione. E nemmeno un solo governo. Gli esecutivi sono 27 e, sebbene a Bruxelles sia insediata l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, ogni singolo Stato in materia di relazioni internazionali e equilibri geopolitici fa i propri interessi. L’ultimo esempio lo abbiamo avuto ieri, con il voto sull’Iran. La Francia di Macron ha votato insieme a Russia e Cina per porre il veto su una richiesta dei Paesi mediorientali a favore di un intervento nel Golfo a tutela dei traffici marittimi. La scelta di Parigi, in contrasto con gli interessi dell’Europa, guarda caso è stata subito ripagata da Teheran con il passaggio di un cargo francese proprio nelle acque chiuse al traffico dal regime degli ayatollah.
Dunque, perché di fronte a chi fa gli affari propri noi non ci dovremmo fare i nostri? Perché non dovremmo trattare con i Paesi che ci possono fornire il gas e il petrolio senza essere ricattati dai pasdaran? Perché non dobbiamo decidere che il tre per cento è un parametro stupido, che non ha alcuna attinenza con la realtà e neppure è garanzia di alcunché? Fino a ieri questi ragionamenti sembravano una bestemmia, perché la religione di Bruxelles è stata abbracciata senza batter ciglio dalle nostre istituzioni (non passa giorno che Sergio Mattarella non beatifichi la Ue). Ma ora, a causa della nuova crisi energetica, perfino il mite Giorgetti sembra ricredersi. Non possiamo che gioirne e aspettarci che presto altre norme dell’Unione siano mandate al macero. Dalle norme di bilancio alle regole sulla decarbonizzazione, in questi anni in Europa ci siamo fatti male da soli.
Tempo fa c’era un meraviglioso slogan contro le tossicodipendenze che recitava un: «Digli di smettere». Ecco, su deficit, politica estera, strategia industriale e pure Green deal, è arrivata l’ora di invitare Ursula e compagni a smettere.
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