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2018-05-15
Steward in spiaggia, agosto con i lidi blindati
LaPresse
In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte.
Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari.
Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta.
Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte.
La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.
Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini
Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì.
Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma.
Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti.
Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
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Il Viminale impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. Gli assistenti dovranno accogliere i turisti, garantire la sicurezza, allontanare i venditori ambulanti e le persone ritenute moleste.A Roma proibiti anche i bagnini, saranno attivi soltanto nei weekend. Costumi, giochi, alcol, tuffi: tolleranza zero in molti Comuni.Lo speciale contiene due articoli.In spiaggia come nelle piazze: gli assembramenti possono costituire una minaccia per la sicurezza e quindi bisogna inasprire i controlli. Questo, in sostanza, il contenuto della circolare del ministero degli Interni che da quest'estate impone misure eccezionali per tenere sotto osservazione il comportamento dei bagnanti e di chiunque stia sulla riva. La norma è stata emanata a luglio 2017, all'indomani dei disordini avvenuti in piazza San Carlo, a Torino, durante la finale di Champions league fra Juventus e Real Madrid. È contenuta nella cosiddetta circolare Morcone, emessa dal Viminale proprio allo scopo di gestire gli eventi pubblici caratterizzati da un forte afflusso di pubblico e quindi di evitare che una situazione come quella di Torino possa ripetersi, specialmente con la minaccia del terrorismo ritenuta forte. Tutto ciò, con la stagione balneare ormai alle porte, rischia però di rivoluzionare le abitudini e lo stile di vita dei vacanzieri. Ne sanno qualcosa a Jesolo dove per la prima volta saranno regolamentate in modo severo le feste che tradizionalmente animano gli stabilimenti balneari della zona. Quello veneto è stato il primo Comune italiano a recepire le nuove direttive che, di fatto, regolamentano la movida come mai era successo in passato. Secondo il programma ogni chiosco dovrà dotarsi di un piano sicurezza, che dovrà essere presentato alla commissione comunale competente tre settimane prima dell'evento. A quel punto sarà valutato il grado di rischio, che dipende dal numero di persone attese, dalla media di età e dal tipo di festa in programma. Ma non finisce qui, perché i gestori avranno anche l'obbligo di perimetrare e recintare l'area interessata dalla festa, rispettando una proporzione molto rigida: ogni metro quadrato di superficie non potrà accogliere più di 1,5 persone. Se i partecipanti supereranno quota 200 sarà necessaria una comunicazione ad hoc e anche l'assunzione di quattro steward, che possono salire fino a sei. Infine, ogni chiosco dovrà allestire insegne luminose che indichino ingresso, uscita, vie di fuga e accesso per i mezzi di soccorso. Senza dimenticare naturalmente estintori e il personale che deve aver frequentato corsi antincendio. Per chi organizza questi eventi i costi lieviteranno sicuramente, un po' come già accaduto per Pro loco e associazioni che si occupano di allestire sagre ed eventi in piazza. Ma la necessità di garantire la sicurezza rende questi sforzi necessari. Sulla stessa linea sono molti stabilimenti balneari della costa abruzzese. Anche qui l'estate 2018 sarà ricordata come quella dei lidi blindati anche se, assicura il Sindacato italiano balneari, il divertimento sarà comunque assicurato. Il piano sicurezza non è ancora stato predisposto in tutti i dettagli, proprio a maggio è infatti previsto un vertice definitivo al quale parteciperanno anche Prefettura e Sindacato nazionale locali da ballo, allo scopo di mettere d'accordo le esigenze di tutti gli esercenti. Comunque è già stato deciso che per la prima volta arriveranno in riva al mare gli steward. Proprio come quelli che ormai si incontrano abitualmente allo stadio o durante i concerti. A loro sarà affidato il compito di accogliere i bagnanti e di garantire la sicurezza, ma anche di allontanare venditori ambulanti, massaggiatori da spiaggia improvvisati e qualunque altra persona ritenuta molesta. Una vera e propria rivoluzione, che da questo pezzo di costa potrebbe estendersi anche ad altre località turistiche del Paese. Il problema della sicurezza è molto avvertito a Rimini, dove la scorsa estate si è verificato un gravissimo fatto di cronaca. Nella notte fra il 25 e 26 agosto una coppia di turisti polacchi venne aggredita da quattro africani, tre minorenni e un maggiorenne, mentre si trovava in spiaggia. La ragazza fu violentata mentre il suo fidanzato veniva picchiato brutalmente. Adesso l'amministrazione comunale ha deciso di prendere provvedimenti imponendo a tutti gli stabilimenti balneari presenti sul territorio di tenere accese le luci sulla spiaggia durante la notte. La disposizione è stata emanata pochi giorni fa, nell'ambito dell'ordinanza che regola la stagione balneare 2018. A partire dall'ultimo fine settimana di maggio le luci dovranno restare accese anche in riva al mare, dal tramonto all'alba. Seguendo gli stessi orari che regolano l'illuminazione pubblica. Questo vuol dire che ogni struttura dovrà installare per tempo un apposito sistema di illuminazione, che dovrà funzionare ogni notte in modo da rendere la battigia perfettamente visibile. Confermato anche il divieto di accesso alla spiaggia dall'una alle 5 cinque del mattino, con la sola eccezione della concomitanza con manifestazioni organizzate dal Comune. Insomma, l'estate che sta per arrivare sarà un po' diversa rispetto al passato. Ma forse anche più sicura.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/steward-in-spiaggia-2568795821.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gara-dei-divieti-la-raggi-proibisce-anche-i-bagnini" data-post-id="2568795821" data-published-at="1780415773" data-use-pagination="False"> Gara dei divieti: la Raggi proibisce anche i bagnini Se ti trovi nel mare di Ostia e sei in pericolo devi sperare una sola cosa, che sia un fine settimana. Sì, perché il sindaco Virginia Raggi ha deciso, per la prima volta nella storia della Capitale, di limitare il lavoro dei bagnini che operano sulle spiagge libere ai soli weekend. Almeno per buona parte dell'estate. «Il servizio di assistenza e salvataggio per la stagione balneare 2018 è assicurato con le seguenti modalità: dal 1/5 al 15/6 sabato, domeniche e giorni festivi; dal 16/6 al 31/8 tutti i giorni feriali e festivi; dal 1/9 al 30/9 sabato domeniche e giorni festivi», questo il testo dell'ordinanza firmata dal primo cittadino pentastellato, che di fatto lascia i bagnanti senza bagnini dal lunedì al venerdì. Come ogni estate che si rispetti anche questa si distingue per le nuove norme comunali, più o meno originali, emanate dai sindaci. Molte ordinanze riguardano anche il litorale dei 693 Comuni costieri del Paese e, anche in questo caso, sono destinate a far discutere. Fra queste c'è sicuramente quella che riguarda il Lido di Venezia. Per quest'anno sono banditi tuffi, musica, pesca e giochi con la palla dalle 13 alle 16. Insomma, niente partite di calcetto improvvisate, niente bocce, niente racchettoni. Inoltre nessun aereo o elicottero potrà sorvolare l'area per motivi pubblicitari. Una stretta notevole quella decisa dall'amministrazione comunale veneta, naturalmente con l'obiettivo di proteggere la tranquillità di cittadini e turisti. Decisamente originale è anche un'altra legge, che disciplina il comportamento di chi passeggia per spiagge e le stradine di Capri. Qui dall'ormai lontano 1963 un'ordinanza vieta l'uso degli zoccoli di legno, perché fanno troppo rumore. Nel frattempo la burocrazia non si è aggiornata e allora bisogna ricordarsi di lasciare a casa le fastidiose calzature, mettendo in valigia le più tollerate infradito di gomma. Particolarmente severo è anche il Comune di Jesolo che, anche quest'anno, ha deciso di vietare il consumo di alcol in spiaggia. Per i trasgressori le multe sono salatissime. Ne sanno qualcosa quattro studenti universitari di Padova che, dopo essere stati sorpresi a consumare birra sul bagnasciuga, qualche giorno fa si sono visti appioppare una sanzione da 200 euro ciascuno. Si sono difesi spiegando di non essere al corrente dell'ordinanza, ma l'amministrazione sembra intenzionata a non fare sconti. Così come quella di Alassio che anche per questa estate ha confermato tolleranza zero per chi si aggira in costume o a torso nudo fra le stradine del suo centro storico. Esattamente come avviene anche a Forte dei Marmi e Riccione, dove è proibito girare in bikini se non si è sulla spiaggia. Ma a Eraclea, in provincia di Venezia, si sono spinti anche oltre. Qui è vietato perfino scavare buche nella sabbia o raccogliere conchiglie sul bagnasciuga per portarle a casa. E non importa se a farlo siano bambini «armati» di secchiello e paletta.
Elly Schlein (Ansa)
E così, domani, alle ore 11, la Schlein presenterà, all’interno della sede del Partito democratico, una proposta di legge per garantire il diritto dei giovani a rimanere nelle comunità in cui sono nati e vorrebbero crescere. Un progetto concreto che prevede «un potenziamento salariale di 200 euro lordi al mese, quindi 2.400 euro l’anno, a tutti i lavoratori e nei confronti delle imprese che però adottano il contratto comparativamente più rappresentativo», come ha spiegato l’onorevole Marco Sarracino, che fa parte della segreteria nazionale del Pd con delega al Sud e alle aree interne.
Solitamente si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. Tuttavia, colpisce che, per il Partito democratico, il diritto di restare valga così poco, soprattutto se lo paragoniamo a quanto si spende per i migranti, coloro che invece hanno deciso di non restare nella loro nazione di origine, che ora si trovano nel nostro Paese. E che, molto spesso, non avrebbero alcun diritto di restare qui.
Il costo medio per straniero presente nei centri di accoglienza varia infatti da un minimo di 24,65 euro a un massimo di 46,43 euro al giorno, a seconda della struttura che lo ospita. Questa cifra comprende anche il cosiddetto pocket money che viene concesso agli stranieri presenti nei centri: 2,50 euro al giorno, che però possono diventare anche 7,50 per nucleo familiare. Prendiamo il costo al ribasso: un migrante costa circa 739,50 euro al mese allo Stato. Se invece consideriamo quello più alto, la cifra aumenta parecchio: 1392,90 euro. Quasi il doppio. E ben al di sopra dei 200 euro (lordi, non dimentichiamolo) proposti dal Partito democratico per far sì che i giovani non lascino i comuni in cui sono nati e cresciuti. Ma non solo.
Lo scorso mese è montata una grande polemica politica sul compenso, circa 615 euro, che il governo aveva previsto per gli avvocati che avrebbero aiutato i migranti a fare le pratiche per tornare nei loro Paesi d’origine. All’epoca il Partito democratico si stracciò le vesti. Il Quirinale fece filtrare la propria irritazione e il provvedimento venne fermato. Eppure quella proposta aveva una sua ragion d’essere. Sia perché comunque gli avvocati devono sbrigare delle pratiche per i migranti che desiderano tornare nei loro Paesi d’origine e quindi è giusto che vengano pagati. Sia perché comunque, nel caso in cui il cittadino straniero decidesse di tornare a casa, lo Stato risparmierebbe almeno 100 euro al mese. O addirittura più di 700 nel caso in cui si trovasse in una delle strutture più costose. Un risparmio non da poco, che si sarebbe potuto impiegare, per esempio, per aiutare maggiormente i giovani italiani che desiderano rimanere là dove sono nati.
Ma non è così che ragiona il Pd, il cui slogan potrebbe essere: aiutiamo gli stranieri a casa nostra. Come se tutto ciò non avesse alcun impatto sulle casse del nostro Paese. Come se gli italiani fossero costretti a restare, sempre e comunque, al secondo posto.
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Diffuse le immagini registrate dalle bodycam degli agenti intervenuti a Southampton nel dicembre 2025. Il giovane, ferito mortalmente, ripete più volte di non riuscire a respirare prima di morire. Nel Regno Unito esplode il dibattito sul diverso trattamento riservato a casi che presentano inquietanti analogie.
Le immagini diffuse che ritraggono la scena dell'arresto e poi della morte di Henry Nowak sono particolarmente forti e agghiaccianti. Nel filmato, registrato dalle telecamere in dotazione agli agenti intervenuti sul posto e diffuso dopo la conclusione del processo, il ragazzo appare gravemente ferito mentre cerca di spiegare di essere stato accoltellato. Più volte ripete: «I can't breathe», «non riesco a respirare». Nonostante le sue condizioni, viene inizialmente trattato come un sospetto e ammanettato dagli agenti, che in quei momenti ritengono attendibile la versione fornita dal suo aggressore.
Sono immagini che hanno immediatamente e inevitabilmente richiamato alla memoria il caso di George Floyd, morto a Minneapolis nel 2020. Anche allora le parole «I can't breathe» divennero il simbolo di una vicenda destinata ad avere un impatto mondiale, alimentando proteste, mobilitazioni e la crescita del movimento Black Lives Matter.
La diffusione del video di Henry Nowak ha quindi riaperto nel Regno Unito, e non solo, una discussione molto diversa ma ugualmente accesa. Esponenti politici e commentatori conservatori sostengono che il caso abbia ricevuto un'attenzione pubblica e mediatica incomparabilmente inferiore rispetto a quella riservata alla morte di Floyd, nonostante le evidenti analogie presenti nelle immagini. Tra le voci più critiche c'è quella di Nigel Farage, che ha denunciato l'esistenza di un doppio standard nel modo in cui episodi di questo tipo vengono raccontati e percepiti dall'opinione pubblica. Il caso resta al centro delle polemiche anche per il comportamento degli agenti intervenuti quella notte. La famiglia di Nowak accusa infatti la polizia di non aver compreso immediatamente che il ragazzo fosse la vittima dell'aggressione e non il responsabile. Una circostanza che rende ancora più drammatiche le immagini diffuse in queste ore e che continua ad alimentare il dibattito nel Paese.
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Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Imagoeconomica)
È una discussione, ha evidenziato, che «affronteremo insieme a tutti gli alleati». Un buon campanello d’allarme per i contribuenti mentre con il 1° giugno si è entrati in uno dei mesi topici per gli appuntamenti degli italiani con il fisco. La data più prossima è il 16 che riguarda il versamento dell’acconto Imu l’imposta sulle seconde e terze abitazioni, perchè la prima casa è esentata grazie all’intuizione di Silvio Berlusconi e alla radicata posizione di tutto il centrodestra. A questa prima rata seguirà il saldo a dicembre. Una tassa che vede l’applicazione delle aliquote più alte proprio nei Comuni di centrosinistra. Stessa musica anche per le addizionali comunali sul’Irpef.
Seconda scadenza da tenere d’occhio, il 30 giugno, entro la quale bisogna versare appunto il saldo delle imposte sui redditi del 2025 e il primo acconto del 2026. Con una penalizzazione dello 0,4%, il pagamento della prima rata può essere dilazionato al 30 luglio. Tutto questo senza contare che entro il 1° giugno andavano registrati i contratti di locazioni e versata la relativa imposta di registro. Il 30 giugno scade anche il termine per collegare il Pos al registratore di cassa, una novità che sta dando ottimi risultati anti evasione. Intanto dal 30 aprile ad oggi, oltre 4 milioni di contribuenti hanno già effettuato l’accesso alla dichiarazione precompilata dei loro redditi resa consultabile dall’Agenzia delle Entrate. Anche se sono oltre 11 milioni gli italiani che non fanno il 730, la scadenza è certamente impegnativa per gran parte del Paese. Tra coloro che pagano l’Irpef, il 76,6% ha redditi tra zero e 35.000 euro e paga il 34,9% del totale, il 18,6% tra 35.000 e 70.000 e versa il 32,1%, il 4,6% tra 70.000 e 300.000 euro versa il 26,4% e l’ultimo scaglione, lo 0,2% si colloca oltre 300.000 euro e paga il 6,6%.
Numerose sono le differenze non solo tra le varie categorie e tra scaglioni di reddito - come è logico - ma se guardiamo alle addizionali comunali anche il dato territoriale rappresenta un elemento di differenziazione importante. E anche qui, tra le situazioni di spicco, si notano importanti amministrazioni di centrosinistra. Un recentissimo dossier della Uil sulle politiche fiscali, ha preso in esame due situazioni reddituali: quelle con di 20.000 euro l’anno e quelle con 40.000 euro. Emerge un dato paradossale: i capoluoghi con l’addizionale comunale più alta si trovano prevalentemente al Centro Sud e sono governati dal centrosinistra. La città con l’addizionale comunale più alta è Napoli: 607 euro per un reddito di 20.000 euro e 1.220 euro per un reddito di 40.000. Questa classifica del più alto prelievo vede al secondo posto Roma (556 euro con 20.000 euro e 1.150 con 40.000) seguita da Torino (544 euro e 1.120 euro).
Il centrosinistra fa il pieno di imposte anche per l’Imu. Roma, Milano e Potenza, tutte amministrate dal centrosinistra applicano l’aliquota massima consentita dalla legge pari all’11,4 per mille. Ben 16 capoluoghi su 21, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Genova, applicano la fascia standard alta, pari al 10,6 per mille. Naturalmente il costo dell’Imu tiene conto oltre che delle aliquote, del valore catastale delle seconde case e questo spiega una ulteriore differenziazione tra le città più grandi e quelle più piccole e tra Nord e Sud. In base a questa valutazione il costo medio annuo dell’Imu è di 3.499 a Roma (che è di gran lunga la città con l’Imu più cara d’Italia) segue Milano con 2.957 euro, poi Venezia dove pesa il valore degli immobili lagunari con 2.335 euro. Poi in sequenza Torino (1984 euro), Firenze (1.973 euro), Bologna (1.860 euro), Genova (1.410 euro) e Napoli (1.350).
Guardando nello specifico, all’acconto Imu di giugno, Roma si aggiudica il primo posto con una media di versamento di 1.749 euro seguita da Milano (1.479) e da Venezia (1.168 euro).
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