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Bocciato in Liguria il ricorso contro una gara del Comune di Zoagli: «Fra Ue e Italia non c’è un accordo scritto». Contraddette sentenze precedenti. Spiagge in rivolta.
Ci risiamo: i balneari aprono gli ombrelloni non per i turisti, ma per ripararsi dalle incertezze della giustizia. È di queste ore l’ennesima pronuncia di un Tar che, in difformità con altre Corti amministrative, sostiene che le concessioni balneari, in base alla Bolkestein che lo stesso autore ha smentito, sono scadute, vanno messe a gara e che quello che dice l’Europa è legge insormontabile. Siamo a una riedizione in chiave turistica del «lodo Albania»: ciò che il governo fa i giudici smontano. Stavolta non si tratta di migranti, ma di molte ombre e pochissima luce sul diritto a gestire uno stabilimento balneare.
Il Tar della Liguria ha detto che la proroga delle concessioni dei lidi approvata lo scorso anno nel cosiddetto decreto Infrazioni poi convertito in legge con cui Giorgia Meloni riteneva di aver preso il tempo sufficiente per rispondere alla procedura d’infrazione avviata da Bruxelles senza buttare a mare - è il caso di dirlo - 7.000 «bagnini», 30.000 imprese, 300.000 posti di lavoro e un settore che vale circa il 20% del nostro turismo (malcontati sono 14 miliardi diretti che arrivano a 60 con l’indotto) è carta straccia. Il pronunciamento è intervenuto a seguito del ricorso presentato da quattro stabilimenti balneari contro il Comune di Zoagli che aveva rimesso a gara le concessioni sostenendo che erano scadute a fine 2023. Questo termine era stato fissato dal governo Draghi in obbedienza a Bruxelles. Proprio all’Europa si richiamano i giudici liguri sostenendo: «Non esiste alcun accordo scritto tra lo Stato italiano e la Commissione europea che imponga alle amministrazioni locali di estendere le concessioni fino al 2027. Inoltre, anche se tale accordo esistesse, non potrebbe prevalere sulla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha già sancito l’incompatibilità delle proroghe automatiche con il diritto comunitario.» Insomma, stando ai giudici, Giorgia Meloni avrebbe mentito sull’accordo preso con Bruxelles.
«Siamo all’assurdo», commenta Bettina Bolla, anche lei ligure, presidente di un’associazione agguerrita com’è Donne da mare-Base balneare che fa fronte comune con Assobalneari guidata da Fabrizio Licordari, «perché i Tar continuano a emettere provvedimenti contraddittori. Per i giudici del Lazio, del Veneto e della Puglia le concessioni sono valide. Il dottor Antonio Pasca del Tar di Lecce ha sancito che il decreto Meloni che porta le concessioni al 2027 non è una proroga ed è quindi del tutto legittimo. Come si fa a fare impresa con questa incertezza?». Bettina Bolla torna alla carica: «Sono andata di proposito a incontrare Frits Bolkestein che purtroppo è scomparso nei giorni scorsi e ne sono profondamente addolorata perché era un gentiluomo, preparato e intelligente. Parlammo e mi confermò: la mia direttiva con voi non c’entra nulla. Io mi occupo di servizi, voi siete concessionari di beni. Bolkestein l’ha ripetuto alla Camera dei deputati. Siccome il nostro ministero dell’Economia riteneva che le concessioni demaniali fossero concessioni su beni lui era d’accordo di escluderle dal perimetro della sua direttiva. Se anche l’interpretazione autentica viene ignorata non so più di chi fidarmi».
È però certo che esiste un accordo - bollinato dalla presidenza del Consiglio e dalla Ragioneria dello Stato - tra Italia e Commissione europea sulle concessioni balneari. Questo testo che evidentemente i giudici liguri non conoscono è confermato dalla portavoce per il Mercato interno, Johanna Bernsel: «Ci sono stati scambi costruttivi attraverso i quali la Commissione e le autorità italiane hanno raggiunto un’intesa sul quadro legislativo della riforma delle concessioni balneari alla luce del diritto dell’Ue, con una soluzione completa, aperta da attuare entro i prossimi tre anni». La soluzione sta nel decreto Infrazioni - le norme attuative stanno per essere emesse - attraverso cui il governo ha stabilito che le concessioni balneari andranno a gara entro il giugno 2027, che sono in vigore fino a quella data e che i vincitori delle gare dovranno versare un indennizzo economico ai precedenti titolari. Proprio su questa introduzione dell’indennizzo il fronte dei balneari si è spaccato dopo una prima frattura che ci fu l’estate scorsa quando in agosto Sib e Fiba indissero lo sciopero dell’ombrellone mentre gli altri continuarono il dialogo col governo. Il Sib autore dello sciopero, che aderisce alla Confcommercio, è d’accordo sulle gare a fronte degli indennizzi, mentre il gruppo più consistente, riunito attorno ad Assobalneari, invece contesta proprio la natura della Bolkestein.
Resta il fatto che per il quinto anno consecutivo la stagione turistica si inaugura con gli ombrelloni «rinviati a giudizio». Ed è singolare che intanto Spagna e Portogallo - non ancora in procedura d’infrazione; sono stati ammoniti da Bruxelles, ma non si sa perché con loro la Commissione ci va più cauta - abbiano prorogato le loro concessioni per 75 anni. Da loro è davvero stessa spiaggia stesso mare, da noi lido che vai legge che trovi.
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Passa la riforma delle concessioni: gare dal 2027, quelle in corso vanno avanti. A chi perde il lido non è riconosciuto l’avviamento.
Dovendo fare la storia l’orizzonte europeo non è trascurabile. Giorgia Meloni ieri prima del Consiglio dei ministri si è raccolta in un vertice con Antonio Tajani e Matteo Salvini per discutere del decreto balneari. Forza Italia e Lega si sono messe di traverso: il testo non li convinceva. Ma la presidente del Consiglio ha usato argomenti molto convincenti. Uno di questi lo ha preso a prestito da Enrico di Navara: Bruxelles val bene un ombrellone. Il Navarra riuscì così a diventare Enrico IV e Raffaele Fitto vicepresidente della Commissione. Si pone molto l’accento sul fatto che le concessioni sono prorogate fino al 2027 con la possibilità di arrivare al 2028 se ci saranno difficoltà nel bandire le gare. L’articolato che è stato suggerito da Salvatore D’Acunto – capo della direzione mercato di Bruxelles, italiano sì, ma molto amico degli ambientalisti e un po’ meno dei bagnini – è stato trasmesso dalla Commissione a palazzo Chigi che lo ha «trattato» arrivando a un compromesso che i gestori dei lidi leggono come una disfatta. E di questo parere fino a pochi minuti dall’inizio del Consiglio dei ministri ieri erano anche Forza Italia e Lega tant’è che nell’ordine del giorno della riunione dei ministri il provvedimento sui balneari non c’era. Lo hanno inserito, trovato l’accordo, all’ultimo tuffo tra le varie ed eventuali. Di fatto è la traduzione puntuale del volere di Bruxelles e va detto che l’Italia è per la mancata applicazione della Bolkestein ai lidi in procedura d’infrazione. Sulla faccenda dei lidi si era speso persino Sergio Mattarella che aveva richiamato il Governo al rispetto delle direttive europee. Giorgia Meloni aveva ben presente che i margini di manovra erano molto limitati, ma aveva provato a far valere un’interpretazione fortemente sostenuta da Forza Italia e Lega. E cioè che la Bolkestein si applica se c’è scarsità della risorsa. Il governo ha fatto la mappatura dei litorali dimostrando che meno di un terzo delle coste italiane è in concessione, dunque non essendoci scarsità di risorsa non si applica a Bolkestein. Ma proprio D’Acunto aveva contestato la mappatura sostenendo che non era credibile e che semmai doveva essere qualitativa e non quantitativa. La presidente del Consiglio aveva fatto capire ai balneari che la strada era in salita. Da ieri 30.000 aziende, 300.000 famiglie di fatto perdono il lavoro. Perché è vero che il decreto prevede l’allungamento delle concessioni al 2027, ma contiene una postilla: le gare già bandite prima di questo decreto vanno avanti. E le gare sono tante perché Consiglio di Stato e Autorità per la concorrenza - di fatto espropriando Parlamento e Governo della potestà legislativa - hanno intimato ai Comuni di bandirle. Non basta. Ai gestori che dovessero non vedersi rinnovata la concessione non viene riconosciuto l’avviamento dell’impresa, ma solo il ristoro degli investimenti fatti negli ultimi cinque anni non ancora ammortizzati e al netto di eventuali contributi. Da domani sui litorali italiani, per fortuna che come cantavano i Rigueira «l’estate sta finendo», entrano in funzione le ruspe. I Comuni hanno diritto ad abbattere le strutture dei lidi che perdono la concessione accollando la spesa al vecchio gestore. Nel decreto ci sono altri particolari. Il primo è che i canoni demaniali saranno adeguati al rialzo, il secondo che nei lidi dovranno lavorare prevalentemente persone al di sotto dei 36 anni – non si capisce cosa c’entri con la libertà di concorrenza - il terzo che i nuovi concessionari sono tenuti a prestare fideiussione per i canoni. Ma da quando partono le gare? Quelle già in essere vanno avanti, le prossime si faranno nel 2027 con scadenza massima al 30 settembre, vanno promosse sei mesi prima e i bandi vanno pubblicati prima dei 30 giorni da quando si fa «l’asta». Entro luglio 2027 il ministro dei Trasporti riferisce al Parlamento lo stato dell’arte delle gare e se ci sono difficoltà le concessioni vengono prorogate al 2028 quando saranno riassegnate d’imperio. Molto stretti anche i termini di validità delle nuove licenze: da 5 anni a un massimo di 20. In litorali particolarmente di pregio si costringe i gestori a investimenti molto limitati, pena il non riuscire a rientrare della spesa. Perché - e qui si dimostra come non ci sia stata alcuna obiezione sollevata a Bruxelles - viene confermato l’articolo 49 del regio e fascistissimo codice della navigazione che consente l’esproprio senza indennizzo delle strutture non amovibili (moletti, piscine, ristoranti) costruite dal concessionario che si vede revocata la licenza.
La cosa curiosa è che giace alla Camera una proposta di legge firmata da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per l’abrogazione di quell’articolo. Ma ormai è acqua passata.
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Playa de las Teresitas a Tenerife (iStock)
Ecco una breve lista di alcune delle più belle spiagge d’Europa. Uscire dai confini nazionali non garantisce coste meno battute dal turismo, ma - considerato che l’Italia è una meta più che appetibile durante i mesi estivi - cercare nel continente può essere un’ottima alternativa.
Amato e odiato agosto. Il mese più leggero e pesante dell’anno si fa desiderare e respingere, con le sue promesse di felicità e una realtà che, la maggior parte delle volte, si discosta dalle aspettative.
La maggior parte delle persone cerca rifugio al mare, per poi ritrovarsi su spiagge affollate. Del resto per molti le ferie sono vincolate all’ottavo mese dell’anno e rilassarsi al sole è un desiderio più che legittimo.
Ecco perché abbiamo deciso di stilare una breve lista di alcune delle più belle spiagge d’Europa. Uscire dai confini nazionali non garantisce coste meno battute dal turismo, ma - considerato che l’Italia è una meta più che appetibile durante i mesi estivi - cercare nel continente può essere un’ottima alternativa.
Playa de Rodas - Spagna
Quando si dice Spagna non viene certo in mente un Paese tranquillo e aderente alle aspettative di chi scappa dal caos. Ma la Spagna non è solo Barcellona o Costa Brava. Esistono anche luoghi come le Isole Cíes, al largo delle coste della Galizia, nell’Oceano Atlantico. Un paradiso per chi ama i luoghi fuori dalle rotte. Non per niente i Romani le chiamavano Isole degli Dei…
L’arcipelago – composto da tre isole: Monteagudo, Illa do Faro e San Martiño – si trova “di fronte” alla città di Vigo ed è Parco Nazionale Marittimo per via dei suoi preziosi ecosistemi. Le isole sono collegate tra loro da lingue di sabbia visibili e percorribili durante la bassa marea.
Acque caraibiche, spiagge bianche e rocce: ecco cosa aspettarsi da questo luogo incontaminato. Non per niente la Playa de Rodas (a Monteagudo) è stata definita da “The Guardian” la spiaggia più bella del mondo.
Prima di recarsi alle Cíes bisogna sapere che l’accesso è fortunatamente contingentato: viene infatti accettato un massimo di 2200 persone al giorno. Per avere il permesso, bisogna fare richiesta alla Regione direttamente sul sito. Una volta ottenuto, si possono prenotare i biglietti dei traghetti, che partono da Vigo, Baiona e Cangas.
Dormire
- U Hotel Ogalia Vigo, Lepanto 10, Vigo: un’ottima alternativa per visitare le isole è soggiornare in città. Questo accogliente hotel si trova infatti a Vigo centro e colpisce subito per il suo sobrio, ma creativo décor.
- Glamping do Mar, Cela Vella, Baiona: su una delle tre isole si trova questo glamping ecobio che offre camere con vista impareggiabile sul mare.
Mangiare
- Restaurante Rodas, Camino C5 Illas Cies 8, Monteagudo: in stile caffetteria, con una bellissima vista sul blu;
- Bar Restaurante Serafín, Illa do Faro: pesce fresco alla griglia. Soprattutto le sardine.

Spiaggia di Tsigrado – Grecia
La maggior parte delle volte è – relativamente - poco affollata per via della sua posizione scoscesa. Perché la Grecia non coincide certo in esclusiva con Mykonos o Santorini, due delle sue punte di diamante.
Siamo a sud dell’isola di Milos, tra alte scogliere puntellate da grotte. Per questo il modo migliore di raggiungerla è via barca. Altrimenti si può provare a piedi, consapevoli del fatto che si deve attraversare uno stretto passaggio tra le rocce, dove aiutarsi con una corda messa lì apposta per gli avventori.
Meglio arrivare al mattino presto, perché di certo non mancheranno, a un certo punto della giornata, arrivi di escursionisti via mare. Inoltre al tramonto viene già a mancare la luce per via delle alte rocce.
Quindi: mare cristallino, sabbia bianca, paesaggio surreale sì; ma a patto che si scelga l’orario giusto.
Dormire
- Anita Rooms & Suites, Adamas, Milos: a 250 metri dalla spiaggia di Papikinou, offre una bella vista mare. In perfetto stile isolano.
- Moschoula Studios, Adamas, Milos: camere moderne e arredate con gusto. Possiede un giardino e una piccola piscina.
Mangiare
- Rifaki, Πολλώνια ΜΗΛΟΣ: ristorante sul mare. Ottime le cozze con feta e ouzo.
- Galini Sea View Restaurant, Agia Eirini Beach: bellissima vista mare. Ottimo il baccalà, ma anche la carne (spiedini, pollo e salsicce).

Plage du Racou – Francia
Si trova ad Argelès-sur-Mer, sulla Costa Vermiglia, luogo esclusivo tra Mar Mediterraneo e Pirenei. Si tratta di una bella spiaggia, ma non certo dell’unica della zona (si pensi a Saint Cyprien e a Collioure).
L’ideale sarebbe infatti quello di andare alla scoperta di tutta la costa, per via del bellissimo paesaggio dominato dalle scogliere, ma anche per i borghi, tra cui spicca Collioure, antico villaggio di pescatori che ispirò artisti del calibro di Matisse e Picasso.
Una zona da scoprire anche per la sua gastronomia, un sapiente mix di cucina spagnola e francese.
Tornando alla spiaggia di Racou: ha un mare molto bello nonostante la sua prossimità alla città e questo la rende una meta turistica, anche se sicuramente fuori dai circuiti più battuti di Francia. Il punto forte è la sua ampiezza, che consente di sentirsi sempre in un luogo spazioso. È una meta perfetta anche per gli amanti dello snorkeling, vista la ricchezza della sua fauna marina.
Dormire
- Le Cottage – Hotel & Spa, Rue Arthur Rimbaud 21, Argelès-sur-Mer: bastano la sua piscina riscaldata e la vista sui Pirenei per amarlo.
- Hôtel Les Mimosas, Avenue Des Mimosas 51, Argelès-sur-Mer: albergo molto carino a 150 metri dalla spiaggia e dalla pineta.
Mangiare
- La Casa del Joker, Jules Aroles 11 All., Argelès-sur-Mer: da provare la parillada e la zarzuela (zuppa di pesce catalana).
- Ty’ Breizh, Rdpt de l’Arrivee, Argelès-sur-Mer: il pesce si sceglie direttamente al banco di questa pescheria (il tavolo va prenotato prima). Ottimo il Plateau de Fruits de Mer.

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