True
2019-01-07
Spese pazze: buttano soldi pure per il galà del turismo tedesco
Ansa
Ci sono i 9 milioni di euro della Sardegna per estendere a oltre 5.000 guardaboschi l'applicazione del contratto regionale. Ci sono le assunzioni senza concorso dei collaboratori dei politici in Basilicata. C'è il bando per reclutare 1.400 operatori sociosanitari in Piemonte. In sei Regioni italiane si avvicinano le elezioni. E, nonostante la parola d'ordine degli anni Duemiladieci sia stata «austerità», in prossimità del voto i politici allentano i cordoni della borsa, sperando di farsi rieleggere.
Le urne si apriranno per prime in Abruzzo, il 10 febbraio. In seguito alle dimissioni dell'ex governatore pd, Luciano D'Alfonso, che si è trasferito sui banchi del Senato, la Giunta si sarebbe dovuta limitare all'ordinaria amministrazione. Ma il centrosinistra è andato in soccorso del portavoce del presidente del Consiglio regionale: scaduta la sua consulenza, pochi giorni fa lo ha riassunto per un mese tramite agenzia interinale, alla modica cifra di 5.925 euro. Un altro prorogato è il manager della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti. Dove, a due mesi dal voto, è stato bandito un concorso per trenta infermieri e otto tecnici di radiologia. Tutti da inserire con contratto a tempo indeterminato.
Quello delle assunzioni nel comparto sanitario è un evergreen. Ma c'è anche qualcuno che s'inventa la contromossa: anziché bandirlo, il concorso se lo rimangia. In Calabria, a luglio, il commissario ad acta della sanità aveva sbloccato 1.253 assunzioni a tempo indeterminato. Si parlava di medici, infermieri, tecnici e amministrativi. Ma la Giunta, capitanata dal dem Mario Oliverio (per il quale il gip, a dicembre, nell'ambito di un'inchiesta per abuso d'ufficio, ha disposto l'obbligo di dimora nella cittadina in cui risiede), ha fermato tutto. Il Codacons ha denunciato quello che considera un «ricatto elettorale». Le elezioni non si terranno prima di novembre o dicembre 2019: un concorso pubblico di quella portata, in una terra affamata di lavoro e maglia nera per i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, è meglio tenerselo nel cassetto fino al momento politicamente più opportuno.
Ovviamente, c'è chi è più furbo degli altri. E, anziché premiare gli amici degli amici, distribuisce risorse a valanga. Come l'Emilia Romagna: nell'ultimo bilancio della Regione del dem Stefano Bonaccini ci sono trovate geniali, a cominciare dall'abolizione del superticket sanitario. Un risultato da sbandierare davanti agli elettori, anche se la Giunta si è ben guardata dall'abolire la vera fonte di approvvigionamenti per le casse sanitarie: l'addizionale regionale.
Pure in Emilia Romagna si voterà tra novembre e dicembre 2019. Ma, prima di arrivare al rinnovo del Consiglio, ci saranno le amministrative in molti Comuni importanti: da Reggio Emilia a Cesena, da Modena, a Ferrara, a Forlì. E poi c'è la mina vagante, l'ex grillino disobbediente Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Uno che non esclude di candidarsi a governatore, uno che è capace di drenare parecchi voti a sinistra e che quindi va tenuto a bada. Magari, distribuendo qualche milioncino alla città da lui amministrata: basti pensare ai 12 milioni di euro per il potenziamento dell'aeroporto Giuseppe Verdi. Non bisogna lasciare indietro nemmeno le feste paesane: per la prima volta nella storia, la Regione foraggerà il carnevale di Cento (100.000 euro all'anno).
Qualche Giunta meno fortunata può solo aspirare a limitare i danni. Quella lucana, a luglio, è stata travolta da un terremoto giudiziario. Per il governatore, Marcello Pittella (fratello di Gianni, capogruppo dei Socialisti e democratici all'Europarlamento), erano scattati gli arresti domiciliari: secondo i magistrati, Pittella, costretto a dimettersi per effetto della legge Severino, era un vero e proprio dominus dei concorsi nella sanità. Al punto tale che, dinanzi ai «suoi» raccomandati, i funzionari sono stati intercettati a commentare: «Sia fatta la volontà di Pittella».
A settembre, i domiciliari sono stati revocati, ma a fine dicembre il Riesame ha confermato l'obbligo di non dimora a Potenza. La vicepresidente facente funzioni, Flavia Franconi, non ha potuto fare altro che posticipare il più possibile la data del voto, con la scusa dell'election day del 26 maggio. Comunque la Giunta, ad agosto, con la scusa di «rafforzare» il dipartimento Politiche agricole, aveva fatto in tempo a deliberare una convenzione biennale con il Ripam per l'impiego di 37 «esperti esterni», che secondo l'opposizione sarebbero selezionati con «i soliti critieri di dubbia trasparenza». Agli avversari della Franconi anche il rinvio della data del voto pare illegittimo: le precedenti consultazioni si erano svolte nel novembre del 2013 e, dunque, andavano indette di nuovo massimo entro il 20 gennaio 2019. Ma si sa: in politica, il tempismo è tutto.
Chiamparino recluta 1.400 operatori sanitari

Ansa
Promettere posti di lavoro in campagna elettorale: nemmeno l'equilibrato Piemonte fa eccezione. La Giunta regionale capitanata da Sergio Chiamparino ha deliberato, appena lo scorso ottobre, un piano straordinario di 1.400 assunzioni nel campo della sanità. Una delibera che dà priorità a infermieri, medici e operatori sociosanitari e che punta a riportare il numero di impiegati nel settore al livello precedente la partenza del pre-commissariamento.
Il piano di rientro, la cui fine è stata sancita nel 2017, era iniziato nel 2010 sotto la giunta Cota con l'obiettivo di riportare la spesa del servizio sanitario regionale sotto controllo. Grazie a sette lunghi anni di sacrifici da parte del personale in servizio, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, possono permettersi di stappare lo champagne alla vigilia della scadenza elettorale. L'aumento della spesa, informano da Piazza Castello, sarà di 59 milioni di euro nel corso del prossimo biennio, che vanno a sommarsi ai 14 milioni già investiti per il 2018.
Di fronte a questi proclami, le opposizioni rimangono scettiche. «Si avvicinano le elezioni e si moltiplicano le promesse elettorali della Giunta, non ci fidiamo di un comunicato stampa di Saitta», ha dichiarato il capogruppo pentastellato in Consiglio regionale, Davide Bono, definendo il piano «una sparata elettorale bella e buona». Scettica anche Daniela Ruffino (Forza Italia), che parla di «troppi annunci e pochi fatti». Perplessità anche dalla locale sezione del sindacato degli infermieri Nursing Up. Il segretario regionale, Claudio Delli Carri, parla di «annuncio a effetto del quale non sfugge la tempistica e la malcelata portata elettorale».
500.000 euro per il galà del turismo tedesco

Ansa
Un galà da sogno per ospitare la sessantottesima edizione del congresso della Dvr, la federazione nazionale del turismo tedesco, costato alle casse della Regione Calabria oltre 500.000 euro. Grandiosa operazione di marketing che innescherà ricadute economiche positive secondo il governatore Mario Oliverio, immane spreco di denaro pubblico per altri.
La Regione si è accollata tutte le spese del meeting che si è tenuto dal 10 al 14 ottobre scorso tra Scilla e Reggio, ospitando un esercito di 600 operatori turistici. Come rivela un'inchiesta della testata locale LaCNews24, si va dai 270.000 euro per oltre 400 camere a 4 stelle, alla cena da 176.000 euro organizzata a Reggio, al press trip promozionale da 40.000 euro.
Spese sostenute a meno di un anno dalle elezioni e da più parti definite «pazze». Numeri che stridono con la situazione della sanità regionale, in crisi da un decennio. Un sospiro di sollievo poteva arrivare in questo senso dallo sblocco di 1.200 assunzioni nel comparto, deliberata lo scorso luglio dall'ex commissario ad acta, Massimo Scura, provvedimento poi bloccato dalla Regione.
La presa di posizione ha fatto infuriare il Codacons, che per bocca del vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto ha minacciato un esposto alla magistratura «affinché vengano accertate tutte le omissioni che impediscono l'assunzione di tantissimi lavoratori in una regione atavicamente affamata di lavoro e con servizi erogati inaccettabili». Secondo Di Lieto, la prassi di bandire nuovi concorsi anziché attingere dalle graduatorie dei soggetti già idonei è «indissolubilmente legata alla prossima tornata elettorale» in quanto «consente di creare consenso e formare nuovi schiavi pronti a tutto per inseguire il miraggio della vittoria di un concorso pubblico».
Nomine contestate e super dirigenti prorogati

Ansa
Dopo le dimissioni dell'ex governatore,
Luciano D'Alfonso, la Giunta guidata dal facente funzioni, Giovanni Lolli, doveva limitarsi all'ordinaria amministrazione. Ma a fine dicembre ha fatto una delibera per Giovanni D'Amico, portavoce del presidente del Consiglio regionale. Non potendogli prorogare la consulenza, lo hanno assunto tramite agenzia interinale per un solo mese. Stipendio: 5.925 euro.
Le mani del governo regionale si sono allungate pure sulla sanità. Alla
Verità lo ha fatto notare il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, che ce l'ha con la proroga di tre mesi concessa dalla Regione al direttore generale della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, Pasquale Flacco. Il ministero della Sanità, interpellato dallo stesso Febbo, ha confermato che la Giunta abruzzese non poteva effettuare alcuna proroga (ribattezzata, nella delibera, «rideterminazione del termine contrattuale di durata»). E poi Flacco, secondo Febbo, è «appiattito sugli interessi elettorali del centrosinistra». Non a caso, la sua Asl, a fine dicembre, ha bandito un concorso per assumere a tempo indeterminato 30 infermieri e 8 tecnici di radiologia.
Caos nomine anche alla Asl di Avezzano-Sulmona-L'Aquila. Il deputato leghista
Luigi D'Eramo ha riferito alla Verità che il manager in scadenza, Rinaldo Tordera (escluso dall'elenco ministeriale degli idonei a ricoprire quell'incarico) vorrebbe rinnovare i direttori di dipartimento, a poche settimane dall'insediamento della nuova Giunta. E poiché i candidati metterebbero d'accordo entrambi gli schieramenti, qualcuno parla di inciucio. «Non so se si tratti di inciucio», ha commentato D'Eramo, «ma sebbene io abbia richiesto l'intervento degli ispettori del ministero della Salute, né dai diretti interessati, né dalla coalizione di centrodestra, è arrivata alcuna reazione…».
Soldi per tutti, a cominciare dal carnevale

Ansa
Taglio dell'Irap alle comunità montane: 15 milioni di euro. Potenziamento dell'aeroporto di Parma: 12 milioni di euro. Valorizzazione del patrimonio delle località turistiche costiere: 20 milioni di euro in tre anni. Riqualificazione delle strutture ricettive: 25 milioni.
Nell'ultimo bilancio licenziato dalla Regione Emilia Romagna, guidata dal dem Stefano Bonaccini, c'è di tutto. E anche se la cifra è molto più modesta rispetto a quelle appena riportate, spiccano i 100.000 euro annui promessi a Cento (Ferrara) per organizzare il carnevale. Cui se ne aggiungono altri 54.000 per i Percorsi guerciniani, che culmineranno con una mostra a marzo dedicata al pittore Guercino, nativo della cittadina emiliana.
Nella manovra espansiva, che secondo la Giunta di centrosinistra, lascia «meno tasse per cittadini e imprese», senza «alcun nuovo indebitamento», anche grazie all'utilizzo dei fondi europei, non potevano mancare le assunzioni: se ne promettono 1.000, tra stabilizzazioni e nuovi contratti a tempo indeterminato nel settore della sanità («infermieri, tecnici e operatori»). E siccome la salute è uno dei temi più caldi quando si parla di elezioni regionali, l'Emilia Romagna ha ottenuto anche la soppressione del superticket. Una mossa scaltra, quasi inattaccabile. Se non fosse che la Regione, a differenza del confinante Veneto, ha mantenuto l'addizionale regionale, che è la principale fonte di finanziamento per la sanità.
Bonaccini ha pensato pure alla distribuzione degli ecobonus: 5 milioni per rottamare gli Euro 4, 3 milioni per l'acquisto delle auto ibride, oltre ai 10 milioni per realizzare nuove piste ciclabili. Sarà stato il Natale a rendere così generosa la Giunta dem?
Ma a che servono davvero quei 37 consulenti?

Ansa
«La Regione non aveva un bilancio, tanto che il 28 dicembre è stato approvato l'esercizio provvisorio. Perciò finora è stato difficile elargire mance elettorali». Lo ha spiegato alla Verità il consigliere regionale lucano Gianni Rosa, di Fratelli d'Italia. «Ma sono sicuro che da ora, a esercizio provvisorio approvato, comincerà la distribuzione delle prebende».
Eppure il Pd, che governa la Basilicata e sul quale si è abbattuto il terremoto giudiziario che ha travolto l'ex presidente Marcello Pittella, cui è subentrata la vicepresidente Flavia Franconi, si è messo in moto. Il consigliere Rosa, pochi mesi fa, aveva puntato il dito su una delibera dedicata al «rafforzamento delle capacità istituzionale e amministrativa del dipartimento Politiche agricole e forestali» della Regione. In virtù di una convenzione biennale con il Formez, infatti, la Basilicata impiegherà 37 esperti esterni, al «costo complessivo di 1.216.000 euro». Una mossa che il consigliere di Fdi aveva definito «clientelismo spicciolo».
Come ha illustrato alla Verità un collaboratore di Rosa, Vincenzo Claps, la convenzione affida sì a un ente esterno il reclutamento, ma alla fine il Formez «risponde alla politica». E la politica «mette chi vuole», in barba a qualunque criterio di trasparenza. Non è finita. Il candidato dei 5 stelle, Antonio Mattia, appena prima di Natale ha annunciato un'interpellanza alla presidenza del Consiglio per verificare la legittimità delle assunzioni senza concorsi negli uffici regionali.
Si tratta di personale che fa già parte di società partecipate, che è transitato per almeno 5 anni negli uffici regionali e che ora, ci ha riferito Claps, entrerebbe «nelle segreterie dei gruppi consiliari». I sindacati, in effetti, parlano di «collaboratori» dei politici. E per i portaborse, il denaro pubblico non manca mai.
Agenzia Forestas, infornata di 5.000 dipendenti

Ansa
Raddoppiare, o quasi, i dipendenti sottoposti a contrattazione collettiva regionale in un colpo solo non è cosa facile per nessuno. A riuscire nell'impresa è stato, a novembre il Consiglio regionale sardo, il quale ha approvato una legge che d'emblée modifica l'inquadramento degli oltre 4.000 dipendenti dell'agenzia Forestas. La legge prevede un percorso di stabilizzazione anche per altri 1.300 precari. Questi ultimi vanno ad aggiungersi alle già 6.000 risorse impiegate dalla Regione Sardegna, facendo lievitare a oltre 10.000 il numero complessivo degli stipendiati da viale Trento. Un bel colpo per gli addetti di Forestas, l'ente che a livello locale si occupa della gestione dei boschi e delle foreste sarde, e che supporta l'attività di prevenzione degli incendi a supporto del Corpo forestale regionale.
Ne ha fatta di strada dal 1999 l'Ente foreste della Sardegna, ente strumentale trasformato in agenzia nel 2016 e ribattezzato per l'occasione, appunto, Forestas. D'ora in poi i suoi dipendenti godranno degli stessi diritti e del medesimo trattamento economico rispetto ai regionali. Una mossa dal sapore elettorale a una manciata di mesi dal voto, ma anche un «regalino» all'amministrazione che verrà, che si troverà a gestire un aggravio di oltre 9 milioni di euro. Cifra che va a sommarsi ai 170 milioni annui che la Regione già trasferisce all'agenzia, per complessivi 520 milioni nel bilancio di previsione 2018-2020.
Serpeggia il malcontento tra gli addetti del Corpo forestale regionale (appena 1.300 unità), che gli incendi si occupano non solo di prevenirli ma anche di spegnerli. Per questi, da anni, la contrattazione è al palo e l'ingresso in massa dei nuovi «colleghi» rischia di mettere le loro istanze in secondo piano.
Continua a leggereRiduci
Infornate di forestali, assunzioni senza concorso e finanziamenti a pioggia. Ecco mance e regali dei sei governatori che si preparano alle elezioni nel 2019. Lo speciale contiene un articolo più sei box per ogni regione: Piemonte, Calabria, Abruzzo, Emilia Romagna, Basilicata e Sardegna.Ci sono i 9 milioni di euro della Sardegna per estendere a oltre 5.000 guardaboschi l'applicazione del contratto regionale. Ci sono le assunzioni senza concorso dei collaboratori dei politici in Basilicata. C'è il bando per reclutare 1.400 operatori sociosanitari in Piemonte. In sei Regioni italiane si avvicinano le elezioni. E, nonostante la parola d'ordine degli anni Duemiladieci sia stata «austerità», in prossimità del voto i politici allentano i cordoni della borsa, sperando di farsi rieleggere.Le urne si apriranno per prime in Abruzzo, il 10 febbraio. In seguito alle dimissioni dell'ex governatore pd, Luciano D'Alfonso, che si è trasferito sui banchi del Senato, la Giunta si sarebbe dovuta limitare all'ordinaria amministrazione. Ma il centrosinistra è andato in soccorso del portavoce del presidente del Consiglio regionale: scaduta la sua consulenza, pochi giorni fa lo ha riassunto per un mese tramite agenzia interinale, alla modica cifra di 5.925 euro. Un altro prorogato è il manager della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti. Dove, a due mesi dal voto, è stato bandito un concorso per trenta infermieri e otto tecnici di radiologia. Tutti da inserire con contratto a tempo indeterminato. Quello delle assunzioni nel comparto sanitario è un evergreen. Ma c'è anche qualcuno che s'inventa la contromossa: anziché bandirlo, il concorso se lo rimangia. In Calabria, a luglio, il commissario ad acta della sanità aveva sbloccato 1.253 assunzioni a tempo indeterminato. Si parlava di medici, infermieri, tecnici e amministrativi. Ma la Giunta, capitanata dal dem Mario Oliverio (per il quale il gip, a dicembre, nell'ambito di un'inchiesta per abuso d'ufficio, ha disposto l'obbligo di dimora nella cittadina in cui risiede), ha fermato tutto. Il Codacons ha denunciato quello che considera un «ricatto elettorale». Le elezioni non si terranno prima di novembre o dicembre 2019: un concorso pubblico di quella portata, in una terra affamata di lavoro e maglia nera per i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, è meglio tenerselo nel cassetto fino al momento politicamente più opportuno.Ovviamente, c'è chi è più furbo degli altri. E, anziché premiare gli amici degli amici, distribuisce risorse a valanga. Come l'Emilia Romagna: nell'ultimo bilancio della Regione del dem Stefano Bonaccini ci sono trovate geniali, a cominciare dall'abolizione del superticket sanitario. Un risultato da sbandierare davanti agli elettori, anche se la Giunta si è ben guardata dall'abolire la vera fonte di approvvigionamenti per le casse sanitarie: l'addizionale regionale. Pure in Emilia Romagna si voterà tra novembre e dicembre 2019. Ma, prima di arrivare al rinnovo del Consiglio, ci saranno le amministrative in molti Comuni importanti: da Reggio Emilia a Cesena, da Modena, a Ferrara, a Forlì. E poi c'è la mina vagante, l'ex grillino disobbediente Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Uno che non esclude di candidarsi a governatore, uno che è capace di drenare parecchi voti a sinistra e che quindi va tenuto a bada. Magari, distribuendo qualche milioncino alla città da lui amministrata: basti pensare ai 12 milioni di euro per il potenziamento dell'aeroporto Giuseppe Verdi. Non bisogna lasciare indietro nemmeno le feste paesane: per la prima volta nella storia, la Regione foraggerà il carnevale di Cento (100.000 euro all'anno).Qualche Giunta meno fortunata può solo aspirare a limitare i danni. Quella lucana, a luglio, è stata travolta da un terremoto giudiziario. Per il governatore, Marcello Pittella (fratello di Gianni, capogruppo dei Socialisti e democratici all'Europarlamento), erano scattati gli arresti domiciliari: secondo i magistrati, Pittella, costretto a dimettersi per effetto della legge Severino, era un vero e proprio dominus dei concorsi nella sanità. Al punto tale che, dinanzi ai «suoi» raccomandati, i funzionari sono stati intercettati a commentare: «Sia fatta la volontà di Pittella». A settembre, i domiciliari sono stati revocati, ma a fine dicembre il Riesame ha confermato l'obbligo di non dimora a Potenza. La vicepresidente facente funzioni, Flavia Franconi, non ha potuto fare altro che posticipare il più possibile la data del voto, con la scusa dell'election day del 26 maggio. Comunque la Giunta, ad agosto, con la scusa di «rafforzare» il dipartimento Politiche agricole, aveva fatto in tempo a deliberare una convenzione biennale con il Ripam per l'impiego di 37 «esperti esterni», che secondo l'opposizione sarebbero selezionati con «i soliti critieri di dubbia trasparenza». Agli avversari della Franconi anche il rinvio della data del voto pare illegittimo: le precedenti consultazioni si erano svolte nel novembre del 2013 e, dunque, andavano indette di nuovo massimo entro il 20 gennaio 2019. Ma si sa: in politica, il tempismo è tutto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="chiamparino-recluta-1-400-operatori-sanitari" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> Chiamparino recluta 1.400 operatori sanitari Ansa Promettere posti di lavoro in campagna elettorale: nemmeno l'equilibrato Piemonte fa eccezione. La Giunta regionale capitanata da Sergio Chiamparino ha deliberato, appena lo scorso ottobre, un piano straordinario di 1.400 assunzioni nel campo della sanità. Una delibera che dà priorità a infermieri, medici e operatori sociosanitari e che punta a riportare il numero di impiegati nel settore al livello precedente la partenza del pre-commissariamento. Il piano di rientro, la cui fine è stata sancita nel 2017, era iniziato nel 2010 sotto la giunta Cota con l'obiettivo di riportare la spesa del servizio sanitario regionale sotto controllo. Grazie a sette lunghi anni di sacrifici da parte del personale in servizio, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, possono permettersi di stappare lo champagne alla vigilia della scadenza elettorale. L'aumento della spesa, informano da Piazza Castello, sarà di 59 milioni di euro nel corso del prossimo biennio, che vanno a sommarsi ai 14 milioni già investiti per il 2018. Di fronte a questi proclami, le opposizioni rimangono scettiche. «Si avvicinano le elezioni e si moltiplicano le promesse elettorali della Giunta, non ci fidiamo di un comunicato stampa di Saitta», ha dichiarato il capogruppo pentastellato in Consiglio regionale, Davide Bono, definendo il piano «una sparata elettorale bella e buona». Scettica anche Daniela Ruffino (Forza Italia), che parla di «troppi annunci e pochi fatti». Perplessità anche dalla locale sezione del sindacato degli infermieri Nursing Up. Il segretario regionale, Claudio Delli Carri, parla di «annuncio a effetto del quale non sfugge la tempistica e la malcelata portata elettorale». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="500-000-euro-per-il-gala-del-turismo-tedesco" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> 500.000 euro per il galà del turismo tedesco Ansa Un galà da sogno per ospitare la sessantottesima edizione del congresso della Dvr, la federazione nazionale del turismo tedesco, costato alle casse della Regione Calabria oltre 500.000 euro. Grandiosa operazione di marketing che innescherà ricadute economiche positive secondo il governatore Mario Oliverio, immane spreco di denaro pubblico per altri. La Regione si è accollata tutte le spese del meeting che si è tenuto dal 10 al 14 ottobre scorso tra Scilla e Reggio, ospitando un esercito di 600 operatori turistici. Come rivela un'inchiesta della testata locale LaCNews24, si va dai 270.000 euro per oltre 400 camere a 4 stelle, alla cena da 176.000 euro organizzata a Reggio, al press trip promozionale da 40.000 euro. Spese sostenute a meno di un anno dalle elezioni e da più parti definite «pazze». Numeri che stridono con la situazione della sanità regionale, in crisi da un decennio. Un sospiro di sollievo poteva arrivare in questo senso dallo sblocco di 1.200 assunzioni nel comparto, deliberata lo scorso luglio dall'ex commissario ad acta, Massimo Scura, provvedimento poi bloccato dalla Regione. La presa di posizione ha fatto infuriare il Codacons, che per bocca del vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto ha minacciato un esposto alla magistratura «affinché vengano accertate tutte le omissioni che impediscono l'assunzione di tantissimi lavoratori in una regione atavicamente affamata di lavoro e con servizi erogati inaccettabili». Secondo Di Lieto, la prassi di bandire nuovi concorsi anziché attingere dalle graduatorie dei soggetti già idonei è «indissolubilmente legata alla prossima tornata elettorale» in quanto «consente di creare consenso e formare nuovi schiavi pronti a tutto per inseguire il miraggio della vittoria di un concorso pubblico». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="nomine-contestate-e-super-dirigenti-prorogati" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> Nomine contestate e super dirigenti prorogati Ansa Dopo le dimissioni dell'ex governatore, Luciano D'Alfonso, la Giunta guidata dal facente funzioni, Giovanni Lolli, doveva limitarsi all'ordinaria amministrazione. Ma a fine dicembre ha fatto una delibera per Giovanni D'Amico, portavoce del presidente del Consiglio regionale. Non potendogli prorogare la consulenza, lo hanno assunto tramite agenzia interinale per un solo mese. Stipendio: 5.925 euro. Le mani del governo regionale si sono allungate pure sulla sanità. Alla Verità lo ha fatto notare il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, che ce l'ha con la proroga di tre mesi concessa dalla Regione al direttore generale della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, Pasquale Flacco. Il ministero della Sanità, interpellato dallo stesso Febbo, ha confermato che la Giunta abruzzese non poteva effettuare alcuna proroga (ribattezzata, nella delibera, «rideterminazione del termine contrattuale di durata»). E poi Flacco, secondo Febbo, è «appiattito sugli interessi elettorali del centrosinistra». Non a caso, la sua Asl, a fine dicembre, ha bandito un concorso per assumere a tempo indeterminato 30 infermieri e 8 tecnici di radiologia. Caos nomine anche alla Asl di Avezzano-Sulmona-L'Aquila. Il deputato leghista Luigi D'Eramo ha riferito alla Verità che il manager in scadenza, Rinaldo Tordera (escluso dall'elenco ministeriale degli idonei a ricoprire quell'incarico) vorrebbe rinnovare i direttori di dipartimento, a poche settimane dall'insediamento della nuova Giunta. E poiché i candidati metterebbero d'accordo entrambi gli schieramenti, qualcuno parla di inciucio. «Non so se si tratti di inciucio», ha commentato D'Eramo, «ma sebbene io abbia richiesto l'intervento degli ispettori del ministero della Salute, né dai diretti interessati, né dalla coalizione di centrodestra, è arrivata alcuna reazione…». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="soldi-per-tutti-a-cominciare-dal-carnevale" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> Soldi per tutti, a cominciare dal carnevale Ansa Taglio dell'Irap alle comunità montane: 15 milioni di euro. Potenziamento dell'aeroporto di Parma: 12 milioni di euro. Valorizzazione del patrimonio delle località turistiche costiere: 20 milioni di euro in tre anni. Riqualificazione delle strutture ricettive: 25 milioni. Nell'ultimo bilancio licenziato dalla Regione Emilia Romagna, guidata dal dem Stefano Bonaccini, c'è di tutto. E anche se la cifra è molto più modesta rispetto a quelle appena riportate, spiccano i 100.000 euro annui promessi a Cento (Ferrara) per organizzare il carnevale. Cui se ne aggiungono altri 54.000 per i Percorsi guerciniani, che culmineranno con una mostra a marzo dedicata al pittore Guercino, nativo della cittadina emiliana. Nella manovra espansiva, che secondo la Giunta di centrosinistra, lascia «meno tasse per cittadini e imprese», senza «alcun nuovo indebitamento», anche grazie all'utilizzo dei fondi europei, non potevano mancare le assunzioni: se ne promettono 1.000, tra stabilizzazioni e nuovi contratti a tempo indeterminato nel settore della sanità («infermieri, tecnici e operatori»). E siccome la salute è uno dei temi più caldi quando si parla di elezioni regionali, l'Emilia Romagna ha ottenuto anche la soppressione del superticket. Una mossa scaltra, quasi inattaccabile. Se non fosse che la Regione, a differenza del confinante Veneto, ha mantenuto l'addizionale regionale, che è la principale fonte di finanziamento per la sanità. Bonaccini ha pensato pure alla distribuzione degli ecobonus: 5 milioni per rottamare gli Euro 4, 3 milioni per l'acquisto delle auto ibride, oltre ai 10 milioni per realizzare nuove piste ciclabili. Sarà stato il Natale a rendere così generosa la Giunta dem? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="ma-a-che-servono-davvero-quei-37-consulenti" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> Ma a che servono davvero quei 37 consulenti? Ansa «La Regione non aveva un bilancio, tanto che il 28 dicembre è stato approvato l'esercizio provvisorio. Perciò finora è stato difficile elargire mance elettorali». Lo ha spiegato alla Verità il consigliere regionale lucano Gianni Rosa, di Fratelli d'Italia. «Ma sono sicuro che da ora, a esercizio provvisorio approvato, comincerà la distribuzione delle prebende». Eppure il Pd, che governa la Basilicata e sul quale si è abbattuto il terremoto giudiziario che ha travolto l'ex presidente Marcello Pittella, cui è subentrata la vicepresidente Flavia Franconi, si è messo in moto. Il consigliere Rosa, pochi mesi fa, aveva puntato il dito su una delibera dedicata al «rafforzamento delle capacità istituzionale e amministrativa del dipartimento Politiche agricole e forestali» della Regione. In virtù di una convenzione biennale con il Formez, infatti, la Basilicata impiegherà 37 esperti esterni, al «costo complessivo di 1.216.000 euro». Una mossa che il consigliere di Fdi aveva definito «clientelismo spicciolo». Come ha illustrato alla Verità un collaboratore di Rosa, Vincenzo Claps, la convenzione affida sì a un ente esterno il reclutamento, ma alla fine il Formez «risponde alla politica». E la politica «mette chi vuole», in barba a qualunque criterio di trasparenza. Non è finita. Il candidato dei 5 stelle, Antonio Mattia, appena prima di Natale ha annunciato un'interpellanza alla presidenza del Consiglio per verificare la legittimità delle assunzioni senza concorsi negli uffici regionali. Si tratta di personale che fa già parte di società partecipate, che è transitato per almeno 5 anni negli uffici regionali e che ora, ci ha riferito Claps, entrerebbe «nelle segreterie dei gruppi consiliari». I sindacati, in effetti, parlano di «collaboratori» dei politici. E per i portaborse, il denaro pubblico non manca mai. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/sprechi-mance-e-regali-delle-regioni-che-tornano-al-voto-2625290225.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="agenzia-forestas-infornata-di-5-000-dipendenti" data-post-id="2625290225" data-published-at="1780654762" data-use-pagination="False"> Agenzia Forestas, infornata di 5.000 dipendenti Ansa Raddoppiare, o quasi, i dipendenti sottoposti a contrattazione collettiva regionale in un colpo solo non è cosa facile per nessuno. A riuscire nell'impresa è stato, a novembre il Consiglio regionale sardo, il quale ha approvato una legge che d'emblée modifica l'inquadramento degli oltre 4.000 dipendenti dell'agenzia Forestas. La legge prevede un percorso di stabilizzazione anche per altri 1.300 precari. Questi ultimi vanno ad aggiungersi alle già 6.000 risorse impiegate dalla Regione Sardegna, facendo lievitare a oltre 10.000 il numero complessivo degli stipendiati da viale Trento. Un bel colpo per gli addetti di Forestas, l'ente che a livello locale si occupa della gestione dei boschi e delle foreste sarde, e che supporta l'attività di prevenzione degli incendi a supporto del Corpo forestale regionale. Ne ha fatta di strada dal 1999 l'Ente foreste della Sardegna, ente strumentale trasformato in agenzia nel 2016 e ribattezzato per l'occasione, appunto, Forestas. D'ora in poi i suoi dipendenti godranno degli stessi diritti e del medesimo trattamento economico rispetto ai regionali. Una mossa dal sapore elettorale a una manciata di mesi dal voto, ma anche un «regalino» all'amministrazione che verrà, che si troverà a gestire un aggravio di oltre 9 milioni di euro. Cifra che va a sommarsi ai 170 milioni annui che la Regione già trasferisce all'agenzia, per complessivi 520 milioni nel bilancio di previsione 2018-2020. Serpeggia il malcontento tra gli addetti del Corpo forestale regionale (appena 1.300 unità), che gli incendi si occupano non solo di prevenirli ma anche di spegnerli. Per questi, da anni, la contrattazione è al palo e l'ingresso in massa dei nuovi «colleghi» rischia di mettere le loro istanze in secondo piano.
Manifestanti a sostegno di Henry Nowak (Getty Images)
Il caso, ormai noto a livello mondiale, ha suscitato profonda indignazione dopo la recente diffusione dei filmati delle bodycam dei poliziotti. Le immagini mostrano Nowak che ripete più volte di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare, mentre gli agenti lo ammanettano dopo che Digwa aveva sostenuto di essere stato vittima di un’aggressione a sfondo razziale. Nel corso del processo, tuttavia, questa versione è stata smentita dalle prove presentate dall’accusa, che hanno portato alla condanna dell’aggressore.
Il capo della polizia dell’Hampshire, Alexis Boon, ha chiesto pubblicamente scusa alla famiglia del giovane, definendo il video «una tragedia assoluta». Boon ha riconosciuto l’errore commesso nell’ammanettare Nowak, ma ha respinto le accuse di una «politica dei due pesi e due misure». Dopo lo scoppio di numerose proteste in tutto il Paese, la vicenda è arrivata fino a Downing Street. Ieri il premier Keir Starmer ha incontrato la famiglia di Nowak, così come ha fatto la leader conservatrice Kemi Badenoch. Entrambi hanno espresso vicinanza ai familiari e chiesto che sia fatta piena luce sull’accaduto.
Sul piano politico, tuttavia, le letture restano profondamente diverse. Nigel Farage, leader di Reform Uk (oggi primo partito nei sondaggi britannici), ha accusato le forze dell’ordine di aver dato credito alle accuse di razzismo formulate da Digwa senza verificare adeguatamente i fatti, denunciando una «politica dei due pesi e due misure» destinata a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Starmer, da parte sua, ha replicato accusando Farage, Elon Musk e altri commentatori di «alimentare le divisioni» nel Paese. Il premier ha ribadito che la Gran Bretagna resta una nazione composta in larga maggioranza da persone «ragionevoli e tolleranti», invitando a non strumentalizzare la tragedia.
Mentre Starmer tenta di gettare acqua sul fuoco, il dibattito si è già esteso all’intera architettura delle «politiche di diversità, equità e inclusione» (Dei) adottate negli ultimi anni dalle forze dell’ordine britanniche. Un sondaggio dell’Università di Reading, condotto su oltre 2.600 membri della polizia dell’Hampshire, ha rilevato che una parte degli agenti sottoposti ai corsi obbligatori del programma «L’inclusione conta» si sentiva «sotto pressione» e temeva di «dire la cosa sbagliata» o di subire conseguenze professionali in caso di errori.
Le critiche, peraltro, non arrivano soltanto dall’opposizione conservatrice. Jack Straw, ex ministro laburista dell’Interno e tra i principali promotori delle riforme antirazziste introdotte negli ultimi decenni, ha sostenuto che queste politiche sono «andate troppo oltre». Straw ha inoltre criticato alcune linee guida emanate dal National police chiefs’ council che, nel perseguire la cosiddetta «equità razziale», sostengono che trattare tutti allo stesso modo non sempre produrrebbe risultati equi. Anche il ministro della Polizia, Sarah Jones, ha definito quel documento «sbagliato», mentre lo stesso organismo ha annunciato una prossima revisione del testo.
Le accuse più dure, però, sono arrivate dalle pagine del Telegraph. In un editoriale destinato a far discutere, la nota opinionista Allison Pearson ha affermato che la morte di Nowak rappresenta il risultato estremo di una cultura istituzionale ormai ossessionata dalle accuse di razzismo. La Pearson ha parlato apertamente di «razzismo antibianco», accusando i programmi Dei di aver fatto «il lavaggio del cervello» agli agenti e chiedendo una profonda riforma del College of policing, l’organismo che sovrintende alla formazione delle forze dell’ordine britanniche.
Continua a leggereRiduci
Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
Roberto Vannacci, come prevedibile, non è disposto a moderarsi nemmeno un po’. Per commentare la vicenda di Amendolara usa frasi di granito: «Se importi il terzo mondo diventi il terzo mondo», dice. «Lo vediamo sfortunatamente in ogni caso che coinvolge immigrati. C’è il caso di Amendolara, c’è il caso del colombiano che Roma è sceso di casa e ha accoltellato al petto un cittadino italiano per una lite sull’immondizia, c’è il caso dell’italiano di seconda generazione - o meglio, dello straniero naturalizzato italiano - che a Modena si è buttato contro la folla... Questa è la realtà. Si importano persone di culture diverse, spesso non compatibili con la nostra, che si comportano come sono abituate a comportarsi: si uccidono, si bruciano vivi... Solo che purtroppo quando importiamo queste persone non importiamo anche i sistemi di controllo sociale che ci sono nei loro Paesi».
Che intende?
«Probabilmente in Pakistan una cosa come quella di Amendolara non sarebbe successa e neanche in Marocco, perché la polizia pachistana e quella marocchina hanno dei sistemi ben diversi per controllare i loro connazionali. Qui invece abbiamo un sistema sociale che è abituato a una determinata cultura, e importando culture diverse non siamo in grado di controllarle. Diciamo che i nostri sistemi giustamente libertari non sono adeguati per controllare queste persone».
Nel caso di Amendolara però si chiamano in causa le responsabilità del sistema economico, i mancati controlli sul caporalato...
«Sì, diciamo però che alla fine sono sempre dei pachistani che hanno portato a termine questo crimine efferato. Per quale motivo bisogna come al solito trovare una giustificazione di fronte a un fatto oggettivo e assodato? Sono stati addirittura ripresi da telecamere... È come quando riguardo ai maranza si dice “ma è colpa dell’alienazione giovanile, del disagio”...».
Non è così?
«Un paio di ciufoli. È come parlare di gente che rapina e che fa i furti negli appartamenti e dire che è colpa della ridistribuzione della ricchezza... Fino a che non la smetteremo di giustificare qualsiasi cosa e non accetteremo invece di combattere questi fenomeni per quello che sono, continueremo a non risolvere un bel niente».
E lei come risolverebbe questi problemi? Intendo qui e ora, diciamo nel brevissimo periodo.
«Beh, nel brevissimo periodo intanto bisogna ripotenziare e rilegittimare le forze dell’ordine, perché il problema fondamentale è questo. Poi c’è il passo successivo che è la remigrazione. E non possiamo perdere un attimo, non è più un’opzione o una possibilità: la remigrazione è una necessità, abbiamo già superato la soglia limite».
Lei ha sottoscritto il Save Europe Act. Può spiegare in che cosa consista?
«È esattamente quello di cui stavo parlando. Fondamentalmente la remigrazione si basa su strumenti come il rimpatrio di chi non ha diritto di stare in Europa o di chi commette reati o di chi ha una cultura incompatibile. Ma la remigrazione stabilisce anche un criterio assolutamente corretto, ovvero il diritto, il sacrosanto diritto delle popolazioni autoctone di difendere la propria cultura e la propria civiltà. Con la remigrazione vogliamo sostenere una politica di difesa dell’identità e della cultura delle popolazioni autoctone. Identità e cultura senza le quali queste popolazioni scomparirebbero. Il manifesto che ho firmato e che viene portato avanti da Eva Vlaardingerbroek sostiene tutto questo. Guardi, sono in realtà cose perfino banali e scontate, ma sembrano quasi eccezionali dopo decenni di pensiero unico che ci hanno abituato a considerare chi viene da noi per approfittare del nostro sistema in maniera più favorevole rispetto ai cittadini autoctoni».
Pensa che altre forze di centrodestra oltre a Futuro nazionale sottoscriveranno questo manifesto?
«Spero che qualsiasi cittadino di buonsenso lo faccia. Al di là dell’appello alle forze politiche, è un appello a tutti i cittadini europei, a tutti i cittadini italiani. Non stiamo chiedendo nulla di strano: stiamo chiedendo di rispettare le civiltà e le culture autoctone e quindi anche di far ritornare nel suo Paese chi non ha diritto di rimanere qua. Stiamo chiedendo anche di modificare il modo in cui oggi si educano le persone, rimettendo al centro di tutto la cultura autoctona prevalente, cosa che invece oggi viene messa ai margini. Sembra quasi che drogare la nostra civiltà e la nostra cultura con elementi esogeni sia diventata la regola principale, il mantra della modernità».
A proposito delle posizioni del centrodestra. A Vigevano il candidato di Futuro nazionale ha preso il 14%. Andranno al ballottaggio la candidata di sinistra e quello di Forza Italia. Voi come vi comporterete? Chi sosterrete?
«Ha già deciso il candidato, ci siamo consultati. Avevamo presentato 3-4 punti che consideravamo le nostre linee rosse. Uno di questi era la chiusura della moschea abusiva che è registrata come un ente ricreativo. Poi c’era un altro punto non negoziabile riguardante i turni notturni della polizia locale e un altro che riguardava l’installazione di videocamere a circuito chiuso per incrementare la sicurezza. Il candidato che va al ballottaggio ha deciso di non prendere in considerazione queste richieste e di non pronunciarsi. Quindi il nostro appello è di andare a votare scheda bianca, non votando questo candidato. Perché se c’è qualcuno che vuole dipingersi di destra ma in realtà fare la politica della sinistra non avrà mai il nostro appoggio».
Scrivono che avete già raccolto 300.000 euro di finanziamenti. «Da petrolieri e carciofari», dice il Corriere della Sera.
«A me andrebbe bene anche il venditore di cipolle, non mi interessa che cosa facciano, sono tutte persone che esprimono condivisione, simpatia e passione per il movimento politico e lo finanziano. Peraltro, senza neanche ricevere gli sconti fiscali previsti dalla legge per i partiti, perché noi ancora non possiamo accedere a questi benefici. Sono donazioni totali, complete, quindi solleviamo tanto di cappello a chi ha voluto finanziarci. E io mi auguro che si vada avanti, perché ci vogliono ben oltre che 300.000 euro per finanziare un partito. Quando l’ho fondato c’erano delle persone che dicevano “Vannacci non andrà da nessuna parte, se non ha milioni di euro per il partito”. Direi che per ora ce la stiamo cavando bene e mi auguro che i finanziatori siano molti altri, anche privati cittadini che vogliano finanziarci con piccole somme. E poi non ho capito: ma gli altri partiti non ricevono finanziamenti? Fanno clamore solamente i finanziatori di Vannacci?».
Lei ora è sotto i riflettori...
«Le dico un’altra cosa sui finanziatori. Non mi sono sfuggite negli ultimi giorni le solite illazioni, assolutamente false, secondo cui ci sarebbero dei finanziamenti occulti da parte della Russia, un articolo su Repubblica lo ha detto chiaro e tondo e ha sostenuto addirittura che ci aspettiamo qualcosa nei prossimi giorni, come se ci fossero delle inchieste giudiziarie».
E non li ha, questi finanziamenti?
«Mi piacerebbe avere la villa in Crimea, ci andrei almeno in vacanza. Purtroppo ancora non ce l’ho».
I giornali dicono anche che lei sia imbarazzato dalla vicenda di Emanuele Pozzolo.
«Pozzolo purtroppo ha fatto un incidente. Se un incidente così l’avesse fatto un professore, esso universitario o di liceo, gli avremmo proibito di andare a fare lezione in aula dal giorno dopo? E se l’avesse fatto un giudice? Gli avremmo proscritto l’ingresso in tribunale per il resto della carriera? Sono tutte strumentalizzazioni. Pozzolo ha avuto un incidente e non ha causato danno ad altri, fortunatamente. Si prenderà la sanzione che si merita, perché è giusto, la legge è uguale per tutti. Io non faccio come Giani che è andato a proteggere la sua assessora quando si è messa nella corsia di sorpasso e le hanno ritirato la patente. Se Pozzolo ha sbagliato pagherà quello che è previsto che paghi, ma io - se non c’è dolo e non c’è malafede - non scarico gli appartenenti al mio partito, come non ho mai scaricato i miei uomini in combattimento».
Continua a leggereRiduci
Un frame dal video dell'aggressione dei maranza avvenuta a Porto San Giorgio, sullo sfondo (iStock)
Per fortuna esistono ancora i padri di una volta. Quelli che, quando c’è un problema, non si voltano altrove e lo affrontano con determinazione. Anche a costo di sfidare il branco di maranza che gli stava importunando la figlia. È successo a Porto San Giorgio, in provincia Fermo, il 2 giugno, di fronte alla stazione.
Alcuni nordafricani avevano preso di mira sua figlia. L’avevano importunata più volte. Ed è a questo punto che è intervenuto il padre. È andato in stazione e li ha affrontati. Ha detto loro parole semplici, ma chiare: «Dovete lasciarla in pace». Per tutta risposta i quattro magrebini hanno cominciato ad alzare il tono della voce e a spintonarlo. L’uomo, di quarant’anni, è caduto per terra. Ed è a questo punto che i maranza si sono accaniti con ancora maggior forza contro di lui. Pugni e calci. Calci e pugni. Il video diffuso in rete fa impressione. È violenza cieca, senza senso. È brutalità.
Un passante, che era lì per caso, ha provato a fermarli, ma non c’è stato nulla da fare. Anzi: la situazione è peggiorata, fino a che non è intervenuta la polizia. A quel punto, i quattro magrebini sono scappati, facendo perdere le loro tracce. Utilizzando però le telecamere di sorveglianza, le forze dell’ordine sono riuscite a identificarli e gli aggressori hanno ormai le ore contate.
Spostiamoci di un giorno, al 3 giugno, e di spazio, a Eboli, di fronte alla scuola media Virgilio. I ragazzi sono tornati dal ponte e hanno ripreso le lezioni. Un uomo di nazionalità straniera, che era già stato segnalato nei giorni precedenti per alcuni comportamenti inquietanti, si avvicina a due giovani ragazze. Rivolge loro alcune parole, tenta un approccio. Alcune mamme della scuola lo vedono e cominciano a urlare. Sono preoccupate. E hanno ragione. Non appena sente gli strepiti, una pattuglia della polizia locale che operava nelle vicinanze, si attiva per fermare lo straniero e condurlo al Comando. L’uomo è stato identificato e sottoposto a Tso, visto che, durante gli accertamenti, sono emerse importanti problematiche di natura psichiatrica. Ora è accusato di molestie e atti osceni in luogo pubblico.
Un po’ come quelli commessi da un algerino, questa volta a Cagliari, all’ingresso di Marina Piccola, la scorsa domenica. Lì, davanti a tutti, il giovane ha cominciato a masturbarsi, come se nulla fosse. E poco importa che ci fossero anche delle famiglie con bambini. I carabinieri sono stati costretti a intervenire dopo la segnalazione dei presenti e hanno portato via lo straniero.
Tra i testimoni, anche Alessio Mereu, di Fratelli d’Italia, «Sono arrivato con la mia auto nel parcheggio di Marina Piccola nel momento in cui i carabinieri immobilizzavano un uomo apparentemente giovane», ha detto il consigliere d’opposizione a Casteddu online. E poi ha proseguito nel racconto: «Non avendo capito la motivazione ho chiesto informazioni ad alcuni presenti, c’erano tantissime persone, che mostravano molto nervosismo nei confronti dell’autore del gesto, visto che c’erano tanti genitori con figlie minorenni. Il video pubblicato, diventato virale sui social, ha evidenziato la gravità di quanto accaduto. L’arrivo tempestivo dei carabinieri, probabilmente, ha evitato conseguenze peggiori per il responsabile del gesto».
Secondo quanto è in grado di ricostruire la Verità, questo è solo l’ultimo atto osceno compiuto dall’algerino a Cagliari. La settimana prima, infatti, era stato visto masturbarsi in viale Campania, anche in questo caso una zona molto frequentata da famiglie, visto che sono presenti molti negozi.
Intervengono i carabinieri, che lo portano al reparto psichiatria dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Il medico di turno comincia a parlargli e gli chiede in che lingua può comunicare. In sala d’attesa prova ancora una volta a denudarsi e a masturbarsi. Il giovane prima lascia intendere che sa parlare anche in francese, ma poi cambia idea e dice di comprendere solamente l’algerino. Pronuncia però parole incomprensibili, che tuttavia un ragazzo africano, che lavora in ospedale, riesce a tradurre: «Figli di puttana infedeli, vi ammazziamo tutti».
Il medico non riesce a redigere una diagnosi e così lo straniero viene lasciato libero. I carabinieri, racconta una fonte alla Verità, non sanno più che fare. È già la seconda volta che provano ad arrestarlo, ma senza successo. Temono sarà necessario qualcosa di più importante prima che un giudice si renda conto della gravità della situazione. Ma forse potrebbe essere troppo tardi.
Continua a leggereRiduci