
Il responsabile della Salute s'aggrappa allo scranno, nonostante gli svarioni e gli insabbiamenti: dagli spot che minimizzavano il rischio Covid, al caos su tamponi e mascherine, fino alle balle sui contratti per i vaccini.Il titolo della Verità di questa mattina avrebbe dovuto essere «Speranza è l'ultimo a morire». Lo avevamo messo in pagina, dopo aver registrato le prime voci di una prossima sostituzione del ministro della Salute. Ma poi, immaginando i lamenti e le accuse delle prefiche del politicamente corretto, abbiamo preferito correggerlo, scrivendo che «Speranza è l'ultimo a cadere», perché proprio fino all'ultimo intende rimanere aggrappato alla poltrona. Così, nessuno potrà accusarci di auspicare il decesso del segretario del microscopico partitino di Massimo D'Alema & Pier Luigi Bersani, al quale invece auguriamo lunga vita, possibilmente lontano dal dicastero che si occupa di tutelare quella degli italiani.Qualcuno si chiederà perché abbiamo in odio l'ex assessore all'Urbanistica di Potenza a cui temporaneamente, e malamente, è stato affidato un incarico di governo. Possiamo rassicurarlo: contro il ministro non nutriamo alcun risentimento. Semplicemente, ci sembra giusto che dopo quello che è successo, ovvero dopo tutti gli errori commessi in un anno di pandemia, faccia le valigie. Sentirlo dire, come ha detto l'altra sera in tv durante la trasmissione di Fabio Fazio, che l'Italia «paga il prezzo per gli errori nella negoziazione dei contratti sui vaccini» e che «i contratti potevano essere costruiti con maggiore accortezza», ci ha rafforzato nell'idea che sia giusto che levi alla svelta le tende. Già, perché fino a pochi mesi fa, lo Speranza che oggi riconosce gli errori, scaricandoli però sulle spalle dell'Europa, si vantava di avere avuto un ruolo attivo nella corsa al vaccino. Le frasi sono scritte nero su bianco nel libro che nell'autunno scorso il ministro ha fatto ritirare in tutta fretta dalle librerie, alle prime avvisaglie della seconda ondata di contagi. «Ne parlo al telefono con Jens Spahn (il suo omologo tedesco, ndr), con cui ho un rapporto ormai di amicizia e un filo diretto». «Ci mettiamo all'opera subito». «Contattiamo le principali case farmaceutiche che stanno lavorando su questo fronte». «In una settimana ci sentiamo tutti i giorni in videocall e costruiamo un'intesa da cui scaturisce un atto formale, l'Alleanza per il vaccino firmata da quattro ministri per la Salute europei. È un gesto politico forte, con cui impegniamo i nostri governi a lavorare insieme per dare un vaccino all'intera Ue». «Firmiamo l'intesa con Astrazeneca il 12 giugno». «Da quando è stato firmato l'accordo con Astrazeneca, i vari ministri europei hanno cominciato a chiamare noi quattro firmatari per informarsi su quando e a quali condizioni il vaccino sarebbe stato disponibile anche per loro». «Senza l'iniziativa dal basso di quattro ministri, forse, la corsa per ottenere il vaccino sarebbe cominciata più tardi». Le parole sono pietre e quelle che abbiamo appena riportato, visti i risultati della campagna vaccinale, stroncherebbero la carriera di chiunque. Altro che dire «l'Italia paga il prezzo di errori nella negoziazione dei vaccini» per lavarsene le mani, quasi che la responsabilità sia di terzi non meglio identificati. A ottobre dello scorso anno, quando il suo libro fu stampato, Speranza era ben lieto di rivendicare i meriti, ma ora che le cose non sono andate come auspicava, si nasconde e finge di non avere alcuna colpa. Non staremo a elencare i molti passi falsi del ministro della Salute, che vanno dallo spot con Michele Mirabella, per «promuovere una corretta informazione sul coronavirus» in cui si minimizzava l'epidemia, all'ordinanza che prescriveva tamponi solo a chi era stato in Cina o aveva avuto contatti con i cinesi. Né ricorderemo quando disse che il governo era pronto, anzi prontissimo, a fronteggiare il Covid, ma che bisognava smetterla con allarmismi e fake news, perché «il contagio non era affatto facile». Tralasceremo anche di citare i suoi interventi contro l'uso delle mascherine, misure preventive in luoghi chiusi «non fondate sul piano scientifico, così come non è fondato sul piano scientifico che tutti girino con le mascherine». È vero, era un anno fa, ma ancora sei mesi fa, quando i morti erano 37.000, Speranza sosteneva che l'Italia fosse un modello da seguire. Non so a quale modello si riferisse, ma anche allora erano evidenti gli errori e il malaffare che ruotava intorno all'emergenza. Da settimane, il nostro giornale raccontava gli scandali che si andavano scoprendo in giro per l'Italia sulle forniture sanitarie, ma anche le operazioni per nascondere i ritardi con cui lo Stato aveva reagito di fronte alla pandemia, imbrogli e insabbiamenti che emergono ora dalle indagini di varie Procure. Certo, noi non siamo pm e non abbiamo intenzione di accusare nessuno: se qualcuno ha commesso reati lo stabiliranno i giudici. Tuttavia, se si è il ministro, se cioè si ha una responsabilità politica, si ha anche il dovere di tirare le somme e di assumersi l'onere di quanto è successo. Roberto Speranza è giovane e nel 1977 non era ancora nato, ma nell'estate di quell'anno Herbert Kappler, il criminale dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, fuggì con l'aiuto della moglie dall'ospedale militare del Celio a Roma, mentre avrebbe dovuto scontare in prigione l'ergastolo. Vito Lattanzio, un democristiano di serie C che ai tempi ricopriva l'incarico di ministro della Difesa, benché non avesse di certo agevolato la fuga del colonnello tedesco, si dimise il giorno dopo. Ciò dimostra che in certi momenti non conta se si è un politico di prima o di terza fila, conta solo la dignità.
Leonardo
Il fondo è pronto a entrare nella divisione aerostrutture della società della difesa. Possibile accordo già dopo l’incontro di settimana prossima tra Meloni e Bin Salman.
La data da segnare con il circoletto rosso nell’agenda finanziaria è quella del 3 dicembre. Quando il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà al quarantaseiesimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), su espressa richiesta del re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Una presenza assolutamente non scontata, perché nella Penisola araba sono solitamente parchi con gli inviti. Negli anni hanno fatto qualche eccezione per l’ex premier britannica Theresa May, l’ex presidente francese François Hollande e l’attuale leader cinese Xi Jinping e poco altro.
Emmanuel Macron (Ansa)
Bruxelles apre una procedura sull’Italia per le banche e tace sull’acciaio transalpino.
L’Europa continua a strizzare l’occhio alla Francia, o meglio, a chiuderlo. Questa volta si tratta della nazionalizzazione di ArcelorMittal France, la controllata transalpina del colosso dell’acciaio indiano. La Camera dei deputati francese ha votato la proposta del partito di estrema sinistra La France Insoumise guidato da Jean-Luc Mélenchon. Il provvedimento è stato approvato con il supporto degli altri partiti di sinistra, mentre Rassemblement National ha ritenuto di astenersi. Manca il voto in Senato dove l’approvazione si preannuncia più difficile, visto che destra e centro sono contrari alla nazionalizzazione e possono contare su un numero maggiore di senatori. All’Assemblée Nationale hanno votato a favore 127 deputati contro 41. Il governo è contrario alla proposta di legge, mentre il leader di La France Insoumise, Mélenchon, su X ha commentato: «Una pagina di storia all’Assemblea nazionale».
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.






