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2018-11-07
Dalle Filippine a Genova: esposto contro Grimaldi
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Il sindacato dei marittimi Federmar-Cisal chiede chiarezza sulle eventuali responsabilità nel traffico di lavoratori filippini trattati alla stregua di schiavi di due gruppi di armatori napoletani. Si tratterebbe di Grimaldi e Giuseppe Bottiglieri shipping. Tutto nasce il 23 settembre 2018, quando la Philippines news agency, organo del governo di Manila, ha dato notizia di un'indagine avviata dalla National bureau investigation, e ancora oggi in corso, relativa alle modalità illegali di reclutamento dei lavoratori del settore marittimo operate da alcune agenzie filippine. In particolare, dall'indagine filippina è emerso il collegamento tra tali agenzie di reclutamento situate nel Paese e alcune compagnie marittime italiane ovvero Grimaldi group e Giuseppe Bottiglieri company s.p.a., entrambe con sede legale a Napoli. L'indagine riguarda alcune società filippine di manning, ovvero specializzate nel reclutamento di personale marittimo, ma prive di autorizzazioni e quindi impegnate a tutti gli effetti in un vero e proprio traffico di lavoratori marittimi trattati ai limiti dello schiavismo.
Alessandro Pico, segretario generale di Federmar-Cisal, il sindacato che sulle navi che battono bandiera italiana è riferimento per oltre il 38% dei lavoratori, ha presentato un esposto alla Procura di Genova chiedendo che sia fatta chiarezza e siano svolti accertamenti approfonditi sull'utilizzo di marittimi extracomunitari sottopagati e sfruttati a bordo di navi battenti bandiera italiana e sia accertata quindi l'eventuale responsabilità in particolare di due gruppi armatoriali le cui navi battono bandiera italiana.
Inoltre, si legge nella nota diffusa dal sindacato, «Federmar-Cisal chiede alla magistratura inquirente italiana di fare luce sulle connessioni fra queste agenzie di manning e altre localizzate a Montecarlo e a Malta, nonché sul fatto che proprio il responsabile dell'agenzia Monegasca citata nel rapporto del governo di Manila (Marcello Pica, ndr) sia stato ufficialmente nominato Marine Hr director di quel gruppo Grimaldi che nell'inchiesta riportata sul sito del governo filippino viene indicato come ispiratore di queste attività di reclutamento illegale di marittimi extra comunitari». Nell'esposto si fa anche cenno alle condizioni di reclutamento degli equipaggi comunitari in genere, citando anche il caso dell'equipaggio bulgaro impegnato su una nave Grimaldi sulle rotte nazionali fra Genova e la Sardegna.
Quanto il sindacato chiede venga chiarito riguarda l'arruolamento da parte di alcuni armatori di lavoratori marittimi privi di qualsiasi titolo e certificazione di sicurezza per operare in tale settore con ogni probabilità anche con una retribuzione decisamente inferiore rispetto alle previsioni di legge e del contratto collettivo. Addirittura, si legge nell'esposto, «vi è il sospetto che tali lavoratori, dopo essere stati reclutati ed imbarcati sulle navi di tali compagnie, siano costretti a sostenere orari di lavoro devastanti (circa 18 ore al giorno) e oltretutto a restituire alle agenzie di manning una parte della loro retribuzione».
Pico aveva annunciato l'esposto già in un'intervista di un mese fa alla Verità. In quell'occasione aveva parlato di un gioco «che già conosciamo: cioè che questi lavoratori vengono assunti con busta paga apparentemente regolare ma che poi, per tenersi il posto, siano costretti a restituire a chi gli procura il lavoro una parte del denaro». Si tratta, spiegava ancora Pico, di una patria che colpisce molti settori in Italia, e soprattutto i lavoratori stranieri che provengono da Paesi poveri, che sono sono «più esposti, perché più ricattabili».
Grecia e Francia tutelano i marittimi locali
Ad agosto Vincenzo Onorato, presidente del gruppo Onorato armatori (che raggruppa Moby, Tirrenia e Toremar), varando nei cantieri tedeschi Flensburger la nuova nave ro-ro Maria Grazia Onorato (così chiamata in onore della madre), lanciava l'allarme: «Abbiamo 60.000 marittimi italiani che sono a terra, disoccupati. Questa è la nostra battaglia». Già, perché quella non era solo la più grande ro-ro del Mediterraneo, ma era anche il suo «manifesto politico», usando le sue parole. La nuova nave porta sulla fiancata la scritta «Onorato per i marittimi italiani», una politica che, assicurava l'armatore, «si tocca con mano, sono 35.000 tonnellate di acciaio che scendono in acqua».
Durante la cerimonia in cantiere era intervenuto anche Stefano Messina, presidente dell'associazione Assarmatori (a cui aderiscono le compagnie del gruppo Onorato), che ha esortato il sistema Paese a supportare le aziende dello shipping e tutto il loro indotto, guardando all'intera filiera, dalla cantieristica fino al mondo della finanza.
A oggi tuttavia, nulla sembra muoversi per far fronte a questa problematica. E pensare che basterebbe prendere ispirazione da quanto fatto da due Paesi a noi vicini e affini: Francia e Grecia. A citare due virtuosi esempi è l'associazione Salviamo il futuro, un centro studi fortemente voluto proprio da Onorato. Il gruppo denuncia l'immobilismo di istituzioni italiane e organismi preposti al controllo, che continuano a chiudere forse entrambi gli occhi sugli abusi commessi da armatori italiani che anche sulle rotte nazionali, mascherate da rotte internazionali, utilizzano marittimi extra comunitari con salari da schiavitù. Paesi con forti tradizioni marittime hanno deciso di cambiare rotta. Certo, Francia e Grecia non devono affrontare, come accade all'Italia, una vera e propria emergenza nazionale sul fronte della disoccupazione marittima, si legge in una nota di Salviamo il futuro. Ma i governi di Parigi e Atene hanno deciso di intervenire con una riforma legislativa e con misure amministrative di totale protezione dei lavoratori nazionali e comunitari.
A fine agosto al Senato francese è stata depositata la proposta di legge di riforma delle norme sul Registro internazionale marittimo francese che prevede anche per i traffici internazionali una valutazione puntuale delle percentuale di extracomunitari autorizzati in funzione delle indicazioni che arriveranno dall'Agenzia nazionale per l'impiego. Un esempio: aumentano i disoccupati tra i marittimi francesi, di conseguenza la percentuale di extracomunitari autorizzata sarà oggetto di un drastico ridimensionamento. Inoltre, il Senato francese potrebbe fissare procedure molto restrittive di controllo sui requisiti e le certificazioni professionali dei marittimi extracomunitari imbarcati su navi francesi e che una quota del risparmio (in tasse e oneri previdenziali) di cui gli armatori francesi iscritti al Registro internazionale beneficiano dovrà essere devoluta a favore della cassa di previdenza e pensione dei marittimi francesi.
L'altro caso virtuoso è quello della Grecia, dove il sindacato ha addirittura creato una banca dati dell'impiego nel settore marittimo. In terra ellenica il numero di marittimi nazionali con impiego a bordo di navi mercantili comunque riconducibili a interessi greci ha raggiunto nel 2017 quota 15.968 in crescita del 12% rispetto all'anno precedente e ai livelli più alti dal 2000 a oggi. Si tratta, secondo i dati forniti dell'istituto nazionale di statistica, di un'inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti. Il cambio di rotta si è verificato nel 2016 per effetto di una legge che prescrive con precisione la percentuale di marittimi greci che devono essere imbarcati sulle navi greche e di una serie di circolari amministrative finalizzate, per esempio nel caso dei cadetti, a rendere conveniente l'imbarco di personale di nazionalità greca. Una legge che, tra le altre cose, prevede anche che solo marittimi comunitari (greci) possano operare a bordo di navi impegnate in servizi passeggeri per le isole e che lo stesso valga per i servizi di rimorchio nei porti greci.
I nostri partner-rivali che affacciano sul Mediterraneo e che non vivono una crisi del settore si sono mossi. L'Italia, che invece la crisi la vive, rimarrà immobile ancora per molto?
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Il sindacato dei marittimi chiede alla magistratura inquirente italiana di fare luce sulle connessioni fra le agenzie di manning filippine specializzate nel reclutamento di personale e le altre localizzate a Montecarlo e Malta dopo un'inchiesta dei pm locali.Sul fronte della lotta alla disoccupazione marittima gli esempi virtuosi di Francia e Grecia: i governi di Parigi e Atene hanno deciso infatti di intervenire con una riforma legislativa e con misure amministrative di totale protezione dei lavoratori nazionali e comunitari.Lo speciale contiene due articoli.Il sindacato dei marittimi Federmar-Cisal chiede chiarezza sulle eventuali responsabilità nel traffico di lavoratori filippini trattati alla stregua di schiavi di due gruppi di armatori napoletani. Si tratterebbe di Grimaldi e Giuseppe Bottiglieri shipping. Tutto nasce il 23 settembre 2018, quando la Philippines news agency, organo del governo di Manila, ha dato notizia di un'indagine avviata dalla National bureau investigation, e ancora oggi in corso, relativa alle modalità illegali di reclutamento dei lavoratori del settore marittimo operate da alcune agenzie filippine. In particolare, dall'indagine filippina è emerso il collegamento tra tali agenzie di reclutamento situate nel Paese e alcune compagnie marittime italiane ovvero Grimaldi group e Giuseppe Bottiglieri company s.p.a., entrambe con sede legale a Napoli. L'indagine riguarda alcune società filippine di manning, ovvero specializzate nel reclutamento di personale marittimo, ma prive di autorizzazioni e quindi impegnate a tutti gli effetti in un vero e proprio traffico di lavoratori marittimi trattati ai limiti dello schiavismo.Alessandro Pico, segretario generale di Federmar-Cisal, il sindacato che sulle navi che battono bandiera italiana è riferimento per oltre il 38% dei lavoratori, ha presentato un esposto alla Procura di Genova chiedendo che sia fatta chiarezza e siano svolti accertamenti approfonditi sull'utilizzo di marittimi extracomunitari sottopagati e sfruttati a bordo di navi battenti bandiera italiana e sia accertata quindi l'eventuale responsabilità in particolare di due gruppi armatoriali le cui navi battono bandiera italiana.Inoltre, si legge nella nota diffusa dal sindacato, «Federmar-Cisal chiede alla magistratura inquirente italiana di fare luce sulle connessioni fra queste agenzie di manning e altre localizzate a Montecarlo e a Malta, nonché sul fatto che proprio il responsabile dell'agenzia Monegasca citata nel rapporto del governo di Manila (Marcello Pica, ndr) sia stato ufficialmente nominato Marine Hr director di quel gruppo Grimaldi che nell'inchiesta riportata sul sito del governo filippino viene indicato come ispiratore di queste attività di reclutamento illegale di marittimi extra comunitari». Nell'esposto si fa anche cenno alle condizioni di reclutamento degli equipaggi comunitari in genere, citando anche il caso dell'equipaggio bulgaro impegnato su una nave Grimaldi sulle rotte nazionali fra Genova e la Sardegna.Quanto il sindacato chiede venga chiarito riguarda l'arruolamento da parte di alcuni armatori di lavoratori marittimi privi di qualsiasi titolo e certificazione di sicurezza per operare in tale settore con ogni probabilità anche con una retribuzione decisamente inferiore rispetto alle previsioni di legge e del contratto collettivo. Addirittura, si legge nell'esposto, «vi è il sospetto che tali lavoratori, dopo essere stati reclutati ed imbarcati sulle navi di tali compagnie, siano costretti a sostenere orari di lavoro devastanti (circa 18 ore al giorno) e oltretutto a restituire alle agenzie di manning una parte della loro retribuzione».Pico aveva annunciato l'esposto già in un'intervista di un mese fa alla Verità. In quell'occasione aveva parlato di un gioco «che già conosciamo: cioè che questi lavoratori vengono assunti con busta paga apparentemente regolare ma che poi, per tenersi il posto, siano costretti a restituire a chi gli procura il lavoro una parte del denaro». Si tratta, spiegava ancora Pico, di una patria che colpisce molti settori in Italia, e soprattutto i lavoratori stranieri che provengono da Paesi poveri, che sono sono «più esposti, perché più ricattabili».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-marittimi-2618541612.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="grecia-e-francia-tutelano-i-marittimi-locali" data-post-id="2618541612" data-published-at="1767725854" data-use-pagination="False"> Grecia e Francia tutelano i marittimi locali Ad agosto Vincenzo Onorato, presidente del gruppo Onorato armatori (che raggruppa Moby, Tirrenia e Toremar), varando nei cantieri tedeschi Flensburger la nuova nave ro-ro Maria Grazia Onorato (così chiamata in onore della madre), lanciava l'allarme: «Abbiamo 60.000 marittimi italiani che sono a terra, disoccupati. Questa è la nostra battaglia». Già, perché quella non era solo la più grande ro-ro del Mediterraneo, ma era anche il suo «manifesto politico», usando le sue parole. La nuova nave porta sulla fiancata la scritta «Onorato per i marittimi italiani», una politica che, assicurava l'armatore, «si tocca con mano, sono 35.000 tonnellate di acciaio che scendono in acqua».Durante la cerimonia in cantiere era intervenuto anche Stefano Messina, presidente dell'associazione Assarmatori (a cui aderiscono le compagnie del gruppo Onorato), che ha esortato il sistema Paese a supportare le aziende dello shipping e tutto il loro indotto, guardando all'intera filiera, dalla cantieristica fino al mondo della finanza.A oggi tuttavia, nulla sembra muoversi per far fronte a questa problematica. E pensare che basterebbe prendere ispirazione da quanto fatto da due Paesi a noi vicini e affini: Francia e Grecia. A citare due virtuosi esempi è l'associazione Salviamo il futuro, un centro studi fortemente voluto proprio da Onorato. Il gruppo denuncia l'immobilismo di istituzioni italiane e organismi preposti al controllo, che continuano a chiudere forse entrambi gli occhi sugli abusi commessi da armatori italiani che anche sulle rotte nazionali, mascherate da rotte internazionali, utilizzano marittimi extra comunitari con salari da schiavitù. Paesi con forti tradizioni marittime hanno deciso di cambiare rotta. Certo, Francia e Grecia non devono affrontare, come accade all'Italia, una vera e propria emergenza nazionale sul fronte della disoccupazione marittima, si legge in una nota di Salviamo il futuro. Ma i governi di Parigi e Atene hanno deciso di intervenire con una riforma legislativa e con misure amministrative di totale protezione dei lavoratori nazionali e comunitari.A fine agosto al Senato francese è stata depositata la proposta di legge di riforma delle norme sul Registro internazionale marittimo francese che prevede anche per i traffici internazionali una valutazione puntuale delle percentuale di extracomunitari autorizzati in funzione delle indicazioni che arriveranno dall'Agenzia nazionale per l'impiego. Un esempio: aumentano i disoccupati tra i marittimi francesi, di conseguenza la percentuale di extracomunitari autorizzata sarà oggetto di un drastico ridimensionamento. Inoltre, il Senato francese potrebbe fissare procedure molto restrittive di controllo sui requisiti e le certificazioni professionali dei marittimi extracomunitari imbarcati su navi francesi e che una quota del risparmio (in tasse e oneri previdenziali) di cui gli armatori francesi iscritti al Registro internazionale beneficiano dovrà essere devoluta a favore della cassa di previdenza e pensione dei marittimi francesi.L'altro caso virtuoso è quello della Grecia, dove il sindacato ha addirittura creato una banca dati dell'impiego nel settore marittimo. In terra ellenica il numero di marittimi nazionali con impiego a bordo di navi mercantili comunque riconducibili a interessi greci ha raggiunto nel 2017 quota 15.968 in crescita del 12% rispetto all'anno precedente e ai livelli più alti dal 2000 a oggi. Si tratta, secondo i dati forniti dell'istituto nazionale di statistica, di un'inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti. Il cambio di rotta si è verificato nel 2016 per effetto di una legge che prescrive con precisione la percentuale di marittimi greci che devono essere imbarcati sulle navi greche e di una serie di circolari amministrative finalizzate, per esempio nel caso dei cadetti, a rendere conveniente l'imbarco di personale di nazionalità greca. Una legge che, tra le altre cose, prevede anche che solo marittimi comunitari (greci) possano operare a bordo di navi impegnate in servizi passeggeri per le isole e che lo stesso valga per i servizi di rimorchio nei porti greci.I nostri partner-rivali che affacciano sul Mediterraneo e che non vivono una crisi del settore si sono mossi. L'Italia, che invece la crisi la vive, rimarrà immobile ancora per molto?
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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