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2019-12-25
Negli Usa giù gli ascolti dell'Nba e da noi i diritti tv sul calcio non trovano padrone
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Ansa
Mentre in Italia ci si appresta ad assistere a una battaglia senza esclusione di colpi per l'assegnazione dei diritti tv del campionato di calcio di Serie A (e sullo sfondo anche quelli per la Champions) per il triennio 2021-2024, negli Stati Uniti suona l'allarme per quello che è uno dei campionati più importanti e ricchi dello sport mondiale a livello generale: l'Nba. La stagione 2019/2020 del campionato di basket americano, cominciata due mesi fa, vede infatti un netto calo dell'audience televisiva a livello nazionale. Tnt ed Espn, i due principali canali che hanno acquisito i diritti per la trasmissione delle partite hanno registrato rispettivamente il -23% e il -20%. Questi dati preoccupano perché vanno a confermare, se non peggiorare, quel trend negativo che si era verificato già in chiusura della passata stagione, quando si registrarono 1,2 milioni di media spettatori a partita durante la regular season rispetto agli 1,28 dell'anno precedente, 3,95 milioni rispetto ai 4,61 durante i playoff e ai 15,4 milioni durante la serie di finali tra Golden State e Toronto, peggior numero dal 2009. Ma com'è la situazione che riguarda l'assegnazione dei diritti televisivi per l'Nba negli Stati Uniti? Attualmente c'è un contratto della durata di nove anni, firmato nel 2014 ed entrato in vigore a partire dalla stagione 2016/2017, quindi valido fino al campionato 2024/2025. Si tratta di 2,66 miliardi di dollari a stagione per un valore complessivo di 24 miliardi di dollari che le due emittenti televisive, Tnt ed Espn, versano nelle casse della lega e delle franchigie, triplicando di fatto il precedente accordo di 930 milioni di dollari all'anno. Ciò ha permesso in questi ultimi anni cifre e spese folli per ingaggi di giocatori, creando un sistema economico che se dovesse cominciare a fare i conti con degli introiti inferiori derivanti dai diritti tv potrebbe collassare da un momento all'altro. Infatti, il valore di ciascuna squadra negli ultimi anni è aumentato. In particolare, secondo i dati forniti dalla ricerca annuale di Forbes, nel 2018 il valore medio di ognuno dei 30 club è cresciuto del 13%, fino a toccare una media di 1,9 miliardi di dollari per franchigia per un totale di 56 miliardi di dollari, il triplo rispetto a cinque anni prima. nel Discorsi ovviamente ipotetici ma da non sottovalutare.
Nel frattempo, però, c'è da gioire per i circa 10 milioni di appassionati di basket in Italia, perché proprio da quest'oggi (25 dicembre) sarà possibile gustarsi alcune partite di Nba in chiaro su Cielo, canale 26 del digitale terrestre. Per la sera di Natale l'appuntamento è doppio con Philadelphia 76ers-Milwaukee Bucks alle 20:30 e Golden State Warriors-Houston Rockets alle 23. Il 3 gennaio alle 12 c'è Philadelphia 76ers-Houston Rockets. Mentre a partire dal 29 dicembre ci sarà un appuntamento settimanale fisso ogni domenica alle 12 con l'Nba con la trasmissione in differita dei più importanti match. Chi detiene i diritti dell'Nba in Italia è dunque Sky che tramite un canale interamente dedicato, Sky Sport Nba (206), trasmette in esclusiva 12 partite a settimana, una al giorno in italiano, per un totale di oltre 300 match live, oltre ad approfondimenti, rubriche, interviste e highlights. L'accordo è stato rinnovato a inizio stagione fino al 2022/2023.
In Italia un giro da 13 miliardi di euro, l'incasso principale dei nostri club di calcio
Mentre i tifosi seguono le loro squadre del cuore, chi in televisione chi allo stadio, nel dietro le quinte del potere del calcio italiano si è consumata negli ultimi mesi una battaglia senza esclusione di colpi. È cominciata all'inizio di ottobre quando sull'elezione dell'ormai ex presidente della Lega di Serie A Gaetano Miccichè sono iniziate a uscire indiscrezioni sulla sua nomina nel 2018. Sarebbe stata falsata, non avrebbe rispettato il regolamento. Lo scoppio della bomba è stato ritardato, ma di sicuro non casuale. Del resto il 5 novembre scorso ci sarebbe stata la prima riunione sulla spartizione dei diritti televisivi nel calcio italiano, appuntamento fondamentale che da anni regola i bilanci delle nostre squadre.
Siamo il Paese più in ritardo su merchandising e biglietti allo stadio, la tv resta l'ultima ancora di salvezza. Da qui l'esigenza di un nome di garanzia alla presidenza della Lega, sempre oggetto di veleni incrociati. Il 19 novembre Miccichè si è dimesso, sei giorni prima dell'assemblea in cui ci sarebbe stata la prima offerta di Mediapro il gruppo audiovisivo spagnolo che ha proposto di lanciare il primo canale della Lega calcio. Su questo punto le parti non convergono, alcuni club sono a favore, altri contrari. Tutto ruota intorno a "garanzie finanziarie" di Mediapro. L'offerta del gruppo vede un investimento annuo di 1,283 miliardi di euro, di cui 1,15 miliardi per i diritti tv, 78 milioni di euro per la produzione e la distribuzione e 55 milioni di euro per i diritti di archiviazione dei club.
Sul piatto ci sono 1,3 miliardi annui. Ma di mezzo c'è anche il futuro di Sky e Dazn che gestiscono al momento i diritti televisivi per questo campionato e per il prossimo per 973 milioni euro a stagione. Il 16 dicembre scorso c'è stata una nuova fumata nera. La stessa Mediapro ha chiesto una governance più stabile e tornerà a parlare con la Lega il prossimo anno. Nel frattempo la scorsa settimana è stato nominato Giancarlo Abete nuovo commissario ad acta della Lega calcio di Serie A. Ma sarà una nomina solo temporanea, perché il prossimo 10 marzo dovrà esserci una nuova votazione per nominare il sostituto di Miccichè. Il tema dei diritti tv è ormai una questione che tocca tutto il sistema italiano.
Nel 2015 ci fu persino un'inchiesta della procura di Milano, quando i diritti erano in mano a Infront, la società di Riccardo Silva. Il procedimento è stato archiviato ma l'Antitrust ha stabilito che le gare per i diritti dal 2008 al 2014 furono falsate, con un danno di almeno 67 milioni di euro. Di acqua ne è passata molta sotto i ponti. Ma quel giro d'affari è ancora troppo ghiotto, nonostante Infront se ne sia andata e da qualche anno sia arrivata Mediapro. Il calcio è un assett fondamentale per l'Italia, insieme a cibo e moda, è capace di generare un giro d'affari da 13,7 miliardi di euro. Numeri in controtendenza quelli del "sistema calcio" rispetto all'andamento economico generale del Paese. Negli ultimi vent'anni, stando allo studio ReportCalcio, sviluppato da Figc in collaborazione con Arel e Pwc, il fatturato è cresciuto di oltre il 6%, mentre il Pil del Paese non ha superato quota 2%. Non solo. Va sempre ricordato che i bilanci dei club italiani dipendono quasi solo esclusivamente dai diritti televisivi. In Italia i diritti media sono la voce più pesante sui ricavi delle squadre: incidono per il 61,02% su un totale di 58,1 milioni mentre rimaniamo sempre indietro nei ricavi dalle biglietterie, dagli sponsor e dalle attività commerciali: lo stallo sulla costruzione di un nuovo stadio a Milano è solo un esempio.
Il divario degli incassi con le squadre inglesi e spagnole è ancora enorme
Al comando in Europa, tra i cinque maggiori campionati, c'è il Liverpool, fresco campione del mondo per club e campione d'Europa in carica. I Reds hanno incassato dai diritti televisivi 172,8 milioni di euro, superando di un soffio i rivali del Manchester City. La squadra allenata da Pep Guardiola si è fermata, se così si può dire, a 171,1 milioni di euro. A completare il podio, neanche a farlo apposta, è un'altra inglese, ovvero il Chelsea con 165,6. E se due più due fa quattro e la matematica non è un'opinione, verrebbe subito da pensare che non è poi così un caso se nella stagione scorsa abbiamo assistito a un completo dominio delle squadre inglesi nelle due competizioni europee per club, con due finali targate Premier League (Tottenham-Liverpool in Champions e Chelsea-Arsenal in Europa League). Tant'è che andando avanti nella classifica, per trovare un club non inglese bisogna scivolare al settimo e all'ottavo posto dove troviamo il Barcellona e il Real Madrid, altre due big del calcio mondiale, rispettivamente con 154,8 e 144,8 milioni. Davanti ai blaugrana e ai blancos ci sono infatti il Tottenham quarto con 164,7 milioni di euro, il Manchester United quinto con 161,6 e l'Arsenal sesto con 161,2. La prima italiana in graduatoria è ovviamente la Juventus con 100,2 milioni, al decimo posto dietro all'Atletico Madrid nono con 110,9 milioni. Numeri che spiegano come il divario tra Premier League, Liga spagnola e Serie A è ancora molto ampio. basti pensare che nella passata stagione, l'ultimo club classificatosi in Inghilterra, l'Huddersfield, ha incassato 10 milioni in più rispetto alla Juventus, prima classificata in Italia.
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Il trend di audience del campionato di basket americano è negativo. Intanto in Italia arrivano i match in chiaro su Cielo.In Serie A sarà sempre più difficile trovare un accordo finché non si nomina un presidente. Gli spagnoli di Mediapro restano alla finestra.La differenza tra campionato inglese e italiano è ancora ampia: l'ultima in classifica della Premier incassa 10 milioni in più di chi vince lo Scudetto.Lo speciale contiene tre articoli.Mentre in Italia ci si appresta ad assistere a una battaglia senza esclusione di colpi per l'assegnazione dei diritti tv del campionato di calcio di Serie A (e sullo sfondo anche quelli per la Champions) per il triennio 2021-2024, negli Stati Uniti suona l'allarme per quello che è uno dei campionati più importanti e ricchi dello sport mondiale a livello generale: l'Nba. La stagione 2019/2020 del campionato di basket americano, cominciata due mesi fa, vede infatti un netto calo dell'audience televisiva a livello nazionale. Tnt ed Espn, i due principali canali che hanno acquisito i diritti per la trasmissione delle partite hanno registrato rispettivamente il -23% e il -20%. Questi dati preoccupano perché vanno a confermare, se non peggiorare, quel trend negativo che si era verificato già in chiusura della passata stagione, quando si registrarono 1,2 milioni di media spettatori a partita durante la regular season rispetto agli 1,28 dell'anno precedente, 3,95 milioni rispetto ai 4,61 durante i playoff e ai 15,4 milioni durante la serie di finali tra Golden State e Toronto, peggior numero dal 2009. Ma com'è la situazione che riguarda l'assegnazione dei diritti televisivi per l'Nba negli Stati Uniti? Attualmente c'è un contratto della durata di nove anni, firmato nel 2014 ed entrato in vigore a partire dalla stagione 2016/2017, quindi valido fino al campionato 2024/2025. Si tratta di 2,66 miliardi di dollari a stagione per un valore complessivo di 24 miliardi di dollari che le due emittenti televisive, Tnt ed Espn, versano nelle casse della lega e delle franchigie, triplicando di fatto il precedente accordo di 930 milioni di dollari all'anno. Ciò ha permesso in questi ultimi anni cifre e spese folli per ingaggi di giocatori, creando un sistema economico che se dovesse cominciare a fare i conti con degli introiti inferiori derivanti dai diritti tv potrebbe collassare da un momento all'altro. Infatti, il valore di ciascuna squadra negli ultimi anni è aumentato. In particolare, secondo i dati forniti dalla ricerca annuale di Forbes, nel 2018 il valore medio di ognuno dei 30 club è cresciuto del 13%, fino a toccare una media di 1,9 miliardi di dollari per franchigia per un totale di 56 miliardi di dollari, il triplo rispetto a cinque anni prima. nel Discorsi ovviamente ipotetici ma da non sottovalutare.Nel frattempo, però, c'è da gioire per i circa 10 milioni di appassionati di basket in Italia, perché proprio da quest'oggi (25 dicembre) sarà possibile gustarsi alcune partite di Nba in chiaro su Cielo, canale 26 del digitale terrestre. Per la sera di Natale l'appuntamento è doppio con Philadelphia 76ers-Milwaukee Bucks alle 20:30 e Golden State Warriors-Houston Rockets alle 23. Il 3 gennaio alle 12 c'è Philadelphia 76ers-Houston Rockets. Mentre a partire dal 29 dicembre ci sarà un appuntamento settimanale fisso ogni domenica alle 12 con l'Nba con la trasmissione in differita dei più importanti match. Chi detiene i diritti dell'Nba in Italia è dunque Sky che tramite un canale interamente dedicato, Sky Sport Nba (206), trasmette in esclusiva 12 partite a settimana, una al giorno in italiano, per un totale di oltre 300 match live, oltre ad approfondimenti, rubriche, interviste e highlights. 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Sarebbe stata falsata, non avrebbe rispettato il regolamento. Lo scoppio della bomba è stato ritardato, ma di sicuro non casuale. Del resto il 5 novembre scorso ci sarebbe stata la prima riunione sulla spartizione dei diritti televisivi nel calcio italiano, appuntamento fondamentale che da anni regola i bilanci delle nostre squadre. Siamo il Paese più in ritardo su merchandising e biglietti allo stadio, la tv resta l'ultima ancora di salvezza. Da qui l'esigenza di un nome di garanzia alla presidenza della Lega, sempre oggetto di veleni incrociati. Il 19 novembre Miccichè si è dimesso, sei giorni prima dell'assemblea in cui ci sarebbe stata la prima offerta di Mediapro il gruppo audiovisivo spagnolo che ha proposto di lanciare il primo canale della Lega calcio. Su questo punto le parti non convergono, alcuni club sono a favore, altri contrari. Tutto ruota intorno a "garanzie finanziarie" di Mediapro. L'offerta del gruppo vede un investimento annuo di 1,283 miliardi di euro, di cui 1,15 miliardi per i diritti tv, 78 milioni di euro per la produzione e la distribuzione e 55 milioni di euro per i diritti di archiviazione dei club. Sul piatto ci sono 1,3 miliardi annui. Ma di mezzo c'è anche il futuro di Sky e Dazn che gestiscono al momento i diritti televisivi per questo campionato e per il prossimo per 973 milioni euro a stagione. Il 16 dicembre scorso c'è stata una nuova fumata nera. La stessa Mediapro ha chiesto una governance più stabile e tornerà a parlare con la Lega il prossimo anno. Nel frattempo la scorsa settimana è stato nominato Giancarlo Abete nuovo commissario ad acta della Lega calcio di Serie A. Ma sarà una nomina solo temporanea, perché il prossimo 10 marzo dovrà esserci una nuova votazione per nominare il sostituto di Miccichè. Il tema dei diritti tv è ormai una questione che tocca tutto il sistema italiano. Nel 2015 ci fu persino un'inchiesta della procura di Milano, quando i diritti erano in mano a Infront, la società di Riccardo Silva. Il procedimento è stato archiviato ma l'Antitrust ha stabilito che le gare per i diritti dal 2008 al 2014 furono falsate, con un danno di almeno 67 milioni di euro. Di acqua ne è passata molta sotto i ponti. Ma quel giro d'affari è ancora troppo ghiotto, nonostante Infront se ne sia andata e da qualche anno sia arrivata Mediapro. Il calcio è un assett fondamentale per l'Italia, insieme a cibo e moda, è capace di generare un giro d'affari da 13,7 miliardi di euro. Numeri in controtendenza quelli del "sistema calcio" rispetto all'andamento economico generale del Paese. Negli ultimi vent'anni, stando allo studio ReportCalcio, sviluppato da Figc in collaborazione con Arel e Pwc, il fatturato è cresciuto di oltre il 6%, mentre il Pil del Paese non ha superato quota 2%. Non solo. Va sempre ricordato che i bilanci dei club italiani dipendono quasi solo esclusivamente dai diritti televisivi. In Italia i diritti media sono la voce più pesante sui ricavi delle squadre: incidono per il 61,02% su un totale di 58,1 milioni mentre rimaniamo sempre indietro nei ricavi dalle biglietterie, dagli sponsor e dalle attività commerciali: lo stallo sulla costruzione di un nuovo stadio a Milano è solo un esempio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-diritti-tv-2641666216.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-divario-degli-incassi-con-le-squadre-inglesi-e-spagnole-e-ancora-enorme" data-post-id="2641666216" data-published-at="1779370077" data-use-pagination="False"> Il divario degli incassi con le squadre inglesi e spagnole è ancora enorme !function(e,i,n,s){var t="InfogramEmbeds",d=e.getElementsByTagName("script")[0];if(window[t]&&window[t].initialized)window[t].process&&window[t].process();else if(!e.getElementById(n)){var o=e.createElement("script");o.async=1,o.id=n,o.src="https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js",d.parentNode.insertBefore(o,d)}}(document,0,"infogram-async"); Al comando in Europa, tra i cinque maggiori campionati, c'è il Liverpool, fresco campione del mondo per club e campione d'Europa in carica. 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Davanti ai blaugrana e ai blancos ci sono infatti il Tottenham quarto con 164,7 milioni di euro, il Manchester United quinto con 161,6 e l'Arsenal sesto con 161,2. La prima italiana in graduatoria è ovviamente la Juventus con 100,2 milioni, al decimo posto dietro all'Atletico Madrid nono con 110,9 milioni. Numeri che spiegano come il divario tra Premier League, Liga spagnola e Serie A è ancora molto ampio. basti pensare che nella passata stagione, l'ultimo club classificatosi in Inghilterra, l'Huddersfield, ha incassato 10 milioni in più rispetto alla Juventus, prima classificata in Italia.
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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Un'articolata e complessa indagine ha permesso di assicurare alla giustizia i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione consumata la notte tra l'11 e il 12 marzo 2025 ai danni di due coniugi a Malo (VI). Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, Matteo Mantovani, su richiesta del Sostituto Procuratore. Hans Roderich Blattner che ha coordinato le indagini, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro individui. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto. L'operazione è scattata alle prime ore di oggi tra Torrebelvicino (VI), Pontedera (PI) e Pisa. Ha visto l'impiego di oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da due squadre delle Aliquote di Primo Intervento (Api), dalle Squadre Operative di Supporto (Sos) e da unità cinofile.
L'incubo per la coppia di coniugi ha avuto inizio intorno alle 23:40, quando un commando composto da quattro uomini, vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Le vittime sono state brutalmente immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato inoltre torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori hanno costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50.000 euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso ( Piaget, Baume & Mercier e Longines), gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60. Le indagini, condotte in perfetta sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato un piano criminale meticolosamente architettato. Il commando, partito dalla provincia di Pisa, si è mosso a bordo di un'autovettura DR5 noleggiata in aeroporto. Per il noleggio sono state utilizzate patenti e documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di un inesistente Elia Simic, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante. Per eludere i controlli, il gruppo ha comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, i criminali hanno asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle tramite fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo. L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati Gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso dei malviventi. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sulla scena del crimine. L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino (VI).
L'indagato ha funto da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense. Considerata la scaltrezza, la gravità dei fatti, l'uso di armi e il concreto e attualissimo pericolo di reiterazione dei reati – essendo tutti gli indagati gravati da plurimi precedenti e privi di stabile attività lavorativa – il Gip ha ritenuto inidonea qualsiasi misura alternativa, ordinando la custodia in carcere. Nel corso delle indagini sulla rapina di Malo, i Carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 si erano introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro. Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva provocato il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto (di proprietà del padre di uno degli indagati, che per precostituirsi un alibi ne aveva denunciato il furto al 112 quella sera stessa). Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avevano contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo era partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto «di staffetta» arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa.
Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi: i due coniugi deceduti vivevano infatti in estremo isolamento sociale e non avevano parenti prossimi in grado di fornire un inventario dei beni. «Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte del Comando procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe»
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