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2022-11-25
Il deputato si sospende dal gruppo. Va in frantumi l’alleanza Verdi-Si
Da sinistra: Aboubakar Soumahoro, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica)
«Lo conosciamo bene, Soumahoro. Stava nelle Usb, è andato via perché voleva fare carriera in politica. Ci ha provato invano col Pd, poi Verdi e Sinistra italiana hanno abboccato»: così un esponente autorevole della sinistra radicale racconta alla Verità che tutte le potenziali grane che Aboubakar Soumahoro portava con sé erano stranote.
Ieri, alla fine del secondo tempo dell’incontro con i vertici di Alleanza Verdi-Sinistra, Soumahoro si è autosospeso dal gruppo parlamentare rossoverde: «Abbiamo incontrato Aboubakar Soumahoro», spiegano attraverso una nota Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luana Zanella, i due leader dell’alleanza e la capogruppo di Avs alla Camera, «per discutere ed approfondire le vicende che da giorni sono al centro della cronaca. Lo abbiamo trovato sereno e determinato. Aboubakar Soumahoro ci ha esposto il suo punto di vista e ha annunciato l’intenzione di rispondere punto su punto e nel merito alle contestazioni giornalistiche ribadendo la sua assoluta estraneità alle vicende. Naturalmente sarà lui a farlo», aggiunge il comunicato, «nelle forme e nei tempi che riterrà più opportuni. Perché questo avvenga con la massima libertà Aboubakar Soumahoro ci ha comunicato la decisione di autosospendersi dal gruppo parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra. Rispettiamo questa scelta che seppur non dovuta, mostra il massimo rispetto che Soumahoro ha delle istituzioni e del valore dell’impegno politico per promuovere le ragioni delle battaglie in difesa degli ultimi che abbiamo sempre condiviso con Aboubakar. Siamo fiduciosi, considerato quanto riferitoci», aggiungono Bonelli, Fratoianni e Zanella, «che la vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi e senza alcuna ombra».
Ombroso, per non dire incavolato come una iena, è certamente Nicola Fratoianni, che si trova a dover fronteggiare il crollo di credibilità del suo partito per una scelta di Bonelli. Ricordiamo, infatti, che al momento della presentazione delle candidature, lo scorso agosto, Verdi e Sinistra italiana si divisero equamente i seggi «blindati», e ognuno dei due soci di questa aggregazione politica scelse una figura che potesse rappresentare un valore aggiunto in termini di immagine. Fratoianni puntò su Ilaria Cucchi, Bonelli su Soumahoro: «Ho il piacere di annunciare», proclamò tutto contento Bonelli lo scorso 10 agosto, «che ha accettato di candidarsi con la nostra alleanza Aboubakar Soumahoro. Sono molto emozionato, è una figura importante che da tanti anni difende gli invisibili. Immaginate, immaginiamo, se a guidare questo paese fosse una persona come Aboubakar». Ci abbiamo provato, a immaginare Aboubakar presidente del Consiglio, e diciamo che la visione non è stata esattamente paradisiaca.
Detto ciò, non certo per infierire su un partitino già devastato da quello che sta succedendo, è nostro dovere registrare che nella parte rossa del partito rossoverde, ovvero Sinistra italiana, un po’ di malumore nei confronti dei compagni di avventura verdi si respira, quantomeno per la leggerezza della candidatura: «Fratoianni», dice alla Verità una fonte molto bene informata dei fatti, «è preoccupato per quello che ancora dovrà accadere, molto preoccupato. Qui ne viene fuori una nuova ogni ora. Il problema non è giudiziario, ma politico e di immagine: per la sinistra italiana è il momento più buio da molti anni». Non solo: Fratoianni non avrebbe assolutamente digerito l’atteggiamento di Soumahoro, che a un certo punto, in piena bufera mediatica, ha scelto di non rispondere più al telefono ai suoi stessi dirigenti di partito.
Chi l’altro ieri era presente alla Camera dei deputati non ha potuto non notare come Fratoianni e Soumahoro si siano spesso incrociati, abbiano sostato a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, senza mai rivolgersi la parola. Al tempo stesso, a quanto ci risulta, l’incontro dei vertici rossoverdi con Soumahoro, andato in scena in due tempi, l’altro ieri sera e ieri pomeriggio, è stato tutt’altro che sereno. A Soumahoro è stato contestato anche il surreale video pubblicato sui social, con lui in lacrime, o almeno così sembra, che dice «voi mi volete morto», non si capisce rivolto a chi.
I soliti maligni sussurrano che l’autosospensione potrebbe essere stata, per usare un eufemismo, suggerita a Soumahoro da Bonelli e soprattutto da Fratoianni, convinti che le rivelazioni sulle coop di famiglia siano tutt’altro che finite. «Con Aboubakar», dice Bonelli all’Adnkronos, «abbiamo avuto un chiarimento lungo e profondo, non una formalità, e abbiamo ascoltato con attenzione cosa aveva da dire. Soumahoro, lo ribadisco, non è indagato ma c’è una questione politica che doveva essere valutata insieme. Ora, diamogli il tempo di contestare i fatti e rispondere anche ai giornalisti». Soumahoro, a questo punto, passerà nel gruppo misto. Poi ci sono diverse ipotesi: o ci resterà fino alla fine della legislatura, o rientrerà in Avs, oppure si accaserà in un altro partito. Quale? La Verità ha sondato gli umori di due formazioni della sinistra, anche quelle estremamente minoritarie, per sapere se c’è la possibilità di «imbarcare» Soumahoro per avere un rappresentante in parlamento. Le risposte sono state un «ma no!» e un «ma neanche per idea». Bando all’ipocrisia: nella variegata galassia della sinistra radicale, la figuraccia rimediata da Verdi e Sinistra italiana è stata accolta con composta ma sincera soddisfazione.
«“Fanpage” ha oscurato lo scandalo»
Michel Rukundo, cognato di Aboubakar Soumahoro, da noi intervistato, ha tenuto a precisare che «Repubblica non è una testata amica». La stessa cosa la pensano i primi ribelli della Lega Braccianti Sambare Soumaila e Alfa Berry che misero in evidenza imbarazzanti incongruenze sui conti della loro organizzazione. Quando parla con noi, Sambare si sfoga. «Lasciate tutti quei problemi del passato, ora io ho un altro guaio a Torretta che devo risolvere, ho bisogno dei giornalisti per risolvere quel problema... non solo quello di Aboubakar. Lasciate quello da parte, ora fa il politico. In passato ho denunciato, hanno bloccato tutti la mia intervista, mo’ la stanno usando contro di lui e ogni minuto mi chiamano da tutto il mondo tutti i giornalisti per Aboubakar».
Che intervista hanno bloccato?«Quella su Aboubakar che avevo fatto sulla raccolta fondi...». Quando l’aveva fatta?«Parecchio tempo fa con Fanpage». E non è stata pubblicata?«Non è stata pubblicata, hanno preso tutte le cose per pubblicarla ma il direttore ha detto di dover verificare e lì è finita, nessuno ha più fatto niente».
«Arrivata questa candidatura di Aboubakar, sono venuti da me… io ho chiesto... e nessuno ha fatto… ora tornate perché Aboubakar si è candidato? Non ho niente da dire. Pubblicate quella vecchia che avete… andate da Fanpage e avrete tutte le cose». Ma la sua lettera originale dov’è?«Ce l’ha Fanpage l’originale perché sono venuti con la nostra fiducia e abbiamo consegnato tutto quello che avevamo». Ma Repubblica l’ha pubblicata… «A Repubblica l’ha data Fanpage. Non l’hanno presa da me. Io non ho più dato nessuna carta a nessuno». Fanpage con Repubblica passando da Formigli e Bianchi con Propaganda Live hanno creato e difeso il deputato con gli stivali. Se da una parte non fanno sconti alla «Lobby Nera» piuttosto che alla premier Giorgia Meloni, dall’altra, prima di scrivere due righe su Soumahoro, hanno dovuto aspettare che scoppiassero le polemiche di questi giorni. La lettera dei ribelli, in sintesi, contiene una domanda alla quale il deputato tutta anema ’e core non ha ancora risposto: «Dove sono finiti i 250.000 euro raccolti per il Covid?».
Tutto ha avuto inizio nel 2019 quando nel Foggiano arriva lui, Aboubakar Soumahoro. Ha intuito di avere carisma e di avere un seguito importante. Lo stipendio del sindacato Usb è dignitoso ma non basta. Suocera e compagna già sono ricche dal 2011 e lui non può essere da meno. Da dipendente è diventato «padrone». Per fare incetta di iscritti, sottraendoli alla Usb che fino a poco tempo prima lo stipendiava, si è affidato a Soumaila Sambare e Alfa Berry. Il primo è un omone alto e robusto che sembra essere uscito dal film Spiriti nelle tenebre. Lui, dentro Torretta Antonacci, se la comanda. Dopo due anni, siamo nel 2021, Soumaila si accorge che Soumahoro è troppo ambizioso e, secondo lui, non aiuta i braccianti ma li usa per i suoi personali tornaconti. Lui e Berry vengono ignorati da tutti ma decidono di scrivere una lettera aperta, quella da loro consegnata a Fanpage nella speranza di vederla pubblicata e far capire che il deputato con gli stivali, in realtà, fosse un grande bluff. I due rappresentano centinaia di braccianti e sono arrabbiati. «Ti abbiamo lasciato fare, dire, raccontare, declamare, rappresentare da almeno due anni, ma adesso basta. Non sei più il benvenuto tra di noi». Ci vanno giù pesanti. Lo accusano di aver messo su squadre di «picchiatori».
«Devi organizzare una squadra di una dozzina di abitanti da Borgo Mezzanone, pagati 50 euro ciascuno per mettere zizzania e casino tra noi. Siamo sempre stati al tuo fianco, sul palco degli stati generali, degli invisibili, della Lega Braccianti e di tutte le altre sigle farlocche che ti sei inventato da quando hai deciso di lasciare il sindacato». Il clima di terrore instaurato dalle squadre ingaggiate dal deputato dei Verdi ha fatto scappare via via tutti quelli che hanno provato a «dare un contributo».
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Tanta fuffa e poca sostanza nella nota a conclusione del faccia a faccia tra l’onorevole con gli stivali e i vertici del partito. Nicola Fratoianni in rotta con Angelo Bonelli. Una fonte: «I nostri guai sono appena all’inizio».L’ex socio della Lega Braccianti attacca: abbiamo consegnato a Fanpage la denuncia sui 250.000 euro spariti, ma non è mai stata pubblicata. Il caso dei «mazzieri» arruolati.Lo speciale contiene due articoli. «Lo conosciamo bene, Soumahoro. Stava nelle Usb, è andato via perché voleva fare carriera in politica. Ci ha provato invano col Pd, poi Verdi e Sinistra italiana hanno abboccato»: così un esponente autorevole della sinistra radicale racconta alla Verità che tutte le potenziali grane che Aboubakar Soumahoro portava con sé erano stranote. Ieri, alla fine del secondo tempo dell’incontro con i vertici di Alleanza Verdi-Sinistra, Soumahoro si è autosospeso dal gruppo parlamentare rossoverde: «Abbiamo incontrato Aboubakar Soumahoro», spiegano attraverso una nota Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luana Zanella, i due leader dell’alleanza e la capogruppo di Avs alla Camera, «per discutere ed approfondire le vicende che da giorni sono al centro della cronaca. Lo abbiamo trovato sereno e determinato. Aboubakar Soumahoro ci ha esposto il suo punto di vista e ha annunciato l’intenzione di rispondere punto su punto e nel merito alle contestazioni giornalistiche ribadendo la sua assoluta estraneità alle vicende. Naturalmente sarà lui a farlo», aggiunge il comunicato, «nelle forme e nei tempi che riterrà più opportuni. Perché questo avvenga con la massima libertà Aboubakar Soumahoro ci ha comunicato la decisione di autosospendersi dal gruppo parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra. Rispettiamo questa scelta che seppur non dovuta, mostra il massimo rispetto che Soumahoro ha delle istituzioni e del valore dell’impegno politico per promuovere le ragioni delle battaglie in difesa degli ultimi che abbiamo sempre condiviso con Aboubakar. Siamo fiduciosi, considerato quanto riferitoci», aggiungono Bonelli, Fratoianni e Zanella, «che la vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi e senza alcuna ombra». Ombroso, per non dire incavolato come una iena, è certamente Nicola Fratoianni, che si trova a dover fronteggiare il crollo di credibilità del suo partito per una scelta di Bonelli. Ricordiamo, infatti, che al momento della presentazione delle candidature, lo scorso agosto, Verdi e Sinistra italiana si divisero equamente i seggi «blindati», e ognuno dei due soci di questa aggregazione politica scelse una figura che potesse rappresentare un valore aggiunto in termini di immagine. Fratoianni puntò su Ilaria Cucchi, Bonelli su Soumahoro: «Ho il piacere di annunciare», proclamò tutto contento Bonelli lo scorso 10 agosto, «che ha accettato di candidarsi con la nostra alleanza Aboubakar Soumahoro. Sono molto emozionato, è una figura importante che da tanti anni difende gli invisibili. Immaginate, immaginiamo, se a guidare questo paese fosse una persona come Aboubakar». Ci abbiamo provato, a immaginare Aboubakar presidente del Consiglio, e diciamo che la visione non è stata esattamente paradisiaca. Detto ciò, non certo per infierire su un partitino già devastato da quello che sta succedendo, è nostro dovere registrare che nella parte rossa del partito rossoverde, ovvero Sinistra italiana, un po’ di malumore nei confronti dei compagni di avventura verdi si respira, quantomeno per la leggerezza della candidatura: «Fratoianni», dice alla Verità una fonte molto bene informata dei fatti, «è preoccupato per quello che ancora dovrà accadere, molto preoccupato. Qui ne viene fuori una nuova ogni ora. Il problema non è giudiziario, ma politico e di immagine: per la sinistra italiana è il momento più buio da molti anni». Non solo: Fratoianni non avrebbe assolutamente digerito l’atteggiamento di Soumahoro, che a un certo punto, in piena bufera mediatica, ha scelto di non rispondere più al telefono ai suoi stessi dirigenti di partito. Chi l’altro ieri era presente alla Camera dei deputati non ha potuto non notare come Fratoianni e Soumahoro si siano spesso incrociati, abbiano sostato a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, senza mai rivolgersi la parola. Al tempo stesso, a quanto ci risulta, l’incontro dei vertici rossoverdi con Soumahoro, andato in scena in due tempi, l’altro ieri sera e ieri pomeriggio, è stato tutt’altro che sereno. A Soumahoro è stato contestato anche il surreale video pubblicato sui social, con lui in lacrime, o almeno così sembra, che dice «voi mi volete morto», non si capisce rivolto a chi. I soliti maligni sussurrano che l’autosospensione potrebbe essere stata, per usare un eufemismo, suggerita a Soumahoro da Bonelli e soprattutto da Fratoianni, convinti che le rivelazioni sulle coop di famiglia siano tutt’altro che finite. «Con Aboubakar», dice Bonelli all’Adnkronos, «abbiamo avuto un chiarimento lungo e profondo, non una formalità, e abbiamo ascoltato con attenzione cosa aveva da dire. Soumahoro, lo ribadisco, non è indagato ma c’è una questione politica che doveva essere valutata insieme. Ora, diamogli il tempo di contestare i fatti e rispondere anche ai giornalisti». Soumahoro, a questo punto, passerà nel gruppo misto. Poi ci sono diverse ipotesi: o ci resterà fino alla fine della legislatura, o rientrerà in Avs, oppure si accaserà in un altro partito. Quale? La Verità ha sondato gli umori di due formazioni della sinistra, anche quelle estremamente minoritarie, per sapere se c’è la possibilità di «imbarcare» Soumahoro per avere un rappresentante in parlamento. Le risposte sono state un «ma no!» e un «ma neanche per idea». Bando all’ipocrisia: nella variegata galassia della sinistra radicale, la figuraccia rimediata da Verdi e Sinistra italiana è stata accolta con composta ma sincera soddisfazione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/soumahoro-frantumi-alleanza-verdi-si-2658780288.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fanpage-ha-oscurato-lo-scandalo" data-post-id="2658780288" data-published-at="1669332382" data-use-pagination="False"> «“Fanpage” ha oscurato lo scandalo» Michel Rukundo, cognato di Aboubakar Soumahoro, da noi intervistato, ha tenuto a precisare che «Repubblica non è una testata amica». La stessa cosa la pensano i primi ribelli della Lega Braccianti Sambare Soumaila e Alfa Berry che misero in evidenza imbarazzanti incongruenze sui conti della loro organizzazione. Quando parla con noi, Sambare si sfoga. «Lasciate tutti quei problemi del passato, ora io ho un altro guaio a Torretta che devo risolvere, ho bisogno dei giornalisti per risolvere quel problema... non solo quello di Aboubakar. Lasciate quello da parte, ora fa il politico. In passato ho denunciato, hanno bloccato tutti la mia intervista, mo’ la stanno usando contro di lui e ogni minuto mi chiamano da tutto il mondo tutti i giornalisti per Aboubakar». Che intervista hanno bloccato?«Quella su Aboubakar che avevo fatto sulla raccolta fondi...». Quando l’aveva fatta?«Parecchio tempo fa con Fanpage». E non è stata pubblicata?«Non è stata pubblicata, hanno preso tutte le cose per pubblicarla ma il direttore ha detto di dover verificare e lì è finita, nessuno ha più fatto niente». «Arrivata questa candidatura di Aboubakar, sono venuti da me… io ho chiesto... e nessuno ha fatto… ora tornate perché Aboubakar si è candidato? Non ho niente da dire. Pubblicate quella vecchia che avete… andate da Fanpage e avrete tutte le cose». Ma la sua lettera originale dov’è?«Ce l’ha Fanpage l’originale perché sono venuti con la nostra fiducia e abbiamo consegnato tutto quello che avevamo». Ma Repubblica l’ha pubblicata… «A Repubblica l’ha data Fanpage. Non l’hanno presa da me. Io non ho più dato nessuna carta a nessuno». Fanpage con Repubblica passando da Formigli e Bianchi con Propaganda Live hanno creato e difeso il deputato con gli stivali. Se da una parte non fanno sconti alla «Lobby Nera» piuttosto che alla premier Giorgia Meloni, dall’altra, prima di scrivere due righe su Soumahoro, hanno dovuto aspettare che scoppiassero le polemiche di questi giorni. La lettera dei ribelli, in sintesi, contiene una domanda alla quale il deputato tutta anema ’e core non ha ancora risposto: «Dove sono finiti i 250.000 euro raccolti per il Covid?». Tutto ha avuto inizio nel 2019 quando nel Foggiano arriva lui, Aboubakar Soumahoro. Ha intuito di avere carisma e di avere un seguito importante. Lo stipendio del sindacato Usb è dignitoso ma non basta. Suocera e compagna già sono ricche dal 2011 e lui non può essere da meno. Da dipendente è diventato «padrone». Per fare incetta di iscritti, sottraendoli alla Usb che fino a poco tempo prima lo stipendiava, si è affidato a Soumaila Sambare e Alfa Berry. Il primo è un omone alto e robusto che sembra essere uscito dal film Spiriti nelle tenebre. Lui, dentro Torretta Antonacci, se la comanda. Dopo due anni, siamo nel 2021, Soumaila si accorge che Soumahoro è troppo ambizioso e, secondo lui, non aiuta i braccianti ma li usa per i suoi personali tornaconti. Lui e Berry vengono ignorati da tutti ma decidono di scrivere una lettera aperta, quella da loro consegnata a Fanpage nella speranza di vederla pubblicata e far capire che il deputato con gli stivali, in realtà, fosse un grande bluff. I due rappresentano centinaia di braccianti e sono arrabbiati. «Ti abbiamo lasciato fare, dire, raccontare, declamare, rappresentare da almeno due anni, ma adesso basta. Non sei più il benvenuto tra di noi». Ci vanno giù pesanti. Lo accusano di aver messo su squadre di «picchiatori». «Devi organizzare una squadra di una dozzina di abitanti da Borgo Mezzanone, pagati 50 euro ciascuno per mettere zizzania e casino tra noi. Siamo sempre stati al tuo fianco, sul palco degli stati generali, degli invisibili, della Lega Braccianti e di tutte le altre sigle farlocche che ti sei inventato da quando hai deciso di lasciare il sindacato». Il clima di terrore instaurato dalle squadre ingaggiate dal deputato dei Verdi ha fatto scappare via via tutti quelli che hanno provato a «dare un contributo».
(IStock)
Così, mentre il reddito di cittadinanza usciva di scena con molti applausi, l’Italia scopriva di essere improvvisamente diventata un Paese più fragile, più claudicante, più psicologicamente provato. Non povero, attenzione: invalido. Civilmente invalido, per la precisione.
A sollevare il velo su questo prodigio statistico è l’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che pone una domanda semplice: la cancellazione del reddito di cittadinanza ha aumentato il numero delle pensioni di invalidità civile?
La risposta ufficiale è un diplomatico «non si sa». Quella ufficiosa, invece, è un eloquente alzare di sopracciglia. I numeri, del resto, non gridano: strizzano l’occhio.
Al 31 dicembre 2024 le pensioni di invalidità erogate in Italia sono 4.313.351. Di queste, 899.344 sono prestazioni previdenziali, in calo netto (-14,5% tra il 2020 e il 2024). Le altre, 3.414.007, sono pensioni di invalidità civile, quelle non legate ai contributi ma allo stato di salute certificato. E qui la musica cambia: +7,4% nello stesso periodo, con una crescita concentrata soprattutto tra il 2022 e il 2024 (+6,2%).
Gli anni in cui, guarda caso, il reddito di cittadinanza veniva prima smontato, poi abolito. Coincidenze? Forse.
Ufficialmente le due misure non c’entrano nulla. Il reddito di cittadinanza doveva combattere la povertà e favorire l’inclusione lavorativa; la pensione di invalidità tutela chi ha limitazioni fisiche o psichiche riconosciute. Due mondi distinti, due universi morali separati. Eppure, abolito il primo, l’altro ha preso sempre più spazio. E così, in assenza di lavoro, politiche attive e servizi sociali efficienti, l’invalidità civile è diventata la soluzione.
Un salvagente da 501 euro al mese. Non una fortuna, certo. Ma meglio di niente. E soprattutto stabile, sicuro, indicizzato, non condizionato a corsi di formazione ancorchè farlocchi.
Il fenomeno non è distribuito in modo uniforme. Il Mezzogiorno, che ha tre quarti della popolazione del Nord, eroga 500.000 pensioni di invalidità civile in più. Una sproporzione che non può essere spiegata solo con il clima o con una misteriosa epidemia a sud del Garigliano. Tra il 2020 e il 2024 l’aumento più consistente si registra proprio nel Mezzogiorno: +8,4%, con un’accelerazione impressionante tra il 2022 e il 2024 (+7,2%). Nessun’altra area del Paese mostra incrementi simili. La popolazione meridionale è di 19,7 milioni di persone; quella del Nord di 26,3 milioni. Eppure gli invalidi civili sono di più al Sud. Scendendo nel dettaglio, il quadro diventa ancora più pittoresco. La Calabria guida la classifica: ogni cento abitanti poco più di tredici hanno problemi che impediscono di lavorare. Seguono Puglia (11,6), Umbria (11,3) unica eccezione a nord del Garigliano e Sardegna (10,7). In coda Piemonte, Lombardia e Veneto, inchiodate a un modesto 5,1%.A livello provinciale svetta Reggio Calabria: quasi 15 pensioni ogni 100 abitanti. Ora, qualcuno obietterà — giustamente — che invalidità non significa truffa. Ed è vero. Ma fingere che le truffe non esistano sarebbe altrettanto errato. Le cronache raccontano di frodi diffuse. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ha quantificato in quasi 48 milioni di euro le frodi accertate dalla Guardia di Finanza tra il 2020 e l’agosto 2021. E qui arriva il capolavoro del sistema: chi decide e chi paga. Le pensioni di invalidità civile, infatti sono a carico dell’Inps. Ma a stabilire chi è invalido sono le commissioni mediche delle Asl cioè strutture regionali. Le Regioni concedono, l’Inps paga. E il conto, come sempre, finisce sulle spalle di tutti i contribuenti. È il welfare clientelare perfetto: consenso politico a livello locale, spesa scaricata altrove. Un meccanismo difficilissimo da scardinare.
Nel 2024 la spesa complessiva per le pensioni di invalidità ha toccato 34 miliardi. Di questi, 21 miliardi solo per le invalidità civili. Quasi la metà — il 46,6% — finisce nel Mezzogiorno. La Campania guida la classifica con 2,73 miliardi, seguita da Lombardia e Lazio. E mentre la Puglia segna un +14,1% di assegni in quattro anni, Basilicata e Calabria non restano indietro. Dimostrare una correlazione diretta tra fine del reddito di cittadinanza e boom delle invalidità è difficile, ammette onestamente la Cgia. Mancano i dati comparabili, il tema è delicato, ci sono di mezzo diritti fondamentali e condizioni sanitarie reali. Tutto vero. Ma il dubbio resta. E in certe zone del Paese diventa quasi una certezza sociologica.
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Emmanuel Macron (Ansa)
I contorni delle iniziative promosse dai diplomatici anglofrancesi, tuttavia, rimangono piuttosto vaghi.
La Francia, in particolare, sta lavorando a un piano per l’invio di circa 6.000 soldati in Ucraina una volta raggiunto un cessate il fuoco. Questo contingente avrebbe il compito di fungere da forza di «rassicurazione» e stabilizzazione, dispiegata lontano dalla linea del fronte e concentrata nelle retrovie, con funzioni di deterrenza simbolica, supporto logistico e assistenza alle forze ucraine. Parigi insiste sul fatto che non si tratterebbe di una missione di combattimento, ma di una presenza militare volta a dare credibilità alle garanzie di sicurezza occidentali nel dopoguerra.
Pochi giorni fa, peraltro, il Times aveva rivelato che anche il Regno Unito starebbe valutando il dispiegamento di circa 7.500 militari nell’ambito di una forza multinazionale a guida franco-britannica. E ieri, non a caso, Londra ha deciso di stanziare 200 milioni di sterline per preparare le proprie forze a un’eventuale missione. Tuttavia, al di là dei numeri sbandierati e dei fondi messi a bilancio, l’impressione diffusa è che questi «sforzi» anglofrancesi siano il classico specchietto per le allodole utile sul piano interno e propagandistico, ma difficilmente in grado di incidere davvero sugli equilibri strategici senza un coinvolgimento diretto e sostanziale degli Stati Uniti.
Proprio questa narrazione europea, peraltro, è bastata a far scattare la dura reazione di Mosca. Con toni volutamente caustici, Dmitrij Medvedev ha liquidato il progetto come l’ennesima prova che «i governanti idioti europei continuano a cercare la guerra in Europa». In un messaggio pubblicato su X, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ha ribadito che il Cremlino non accetterà «né truppe europee né della Nato in Ucraina», attaccando direttamente Emmanuel Macron per aver rilanciato l’idea di una forza multinazionale nonostante i ripetuti avvertimenti di Mosca. Il post si è chiuso con una minaccia esplicita - «bene, lasciateli venire: ecco cosa li aspetta» - accompagnata da un video del bombardamento su Kiev costato quattro morti e una ventina di feriti, nel quale è stato impiegato anche un missile ipersonico Oreshnik. Un messaggio che chiarisce come, dal punto di vista russo, qualsiasi presenza militare occidentale su suolo ucraino - foss’anche etichettata come missione di stabilizzazione - verrebbe trattata non come garanzia di pace, ma come atto ostile.
Lo stesso Volodymyr Zelensky, del resto, pare abbia capito che, in questa fase, ha poco senso avventurarsi in ipotesi poco futuribili, che non fanno altro che ostacolare le trattative di pace. Ieri, infatti, il presidente ucraino ha fatto sapere che «continuiamo a comunicare con la parte americana ogni giorno», in particolare tramite il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, Rustem Umerov. «Questo è il nostro compito strategico: il dialogo con l’America», ha affermato Zelensky, «deve essere al 100% costruttivo. L’Ucraina non è mai stata e non sarà un ostacolo alla diplomazia, e la nostra efficienza nel lavoro con i partner è sempre al più alto livello. E continuerà a esserlo».
Nel frattempo, Kiev sta tentando di consolidare il legame con Washington anche in vista della ricostruzione. In un’intervista a Bloomberg, Zelensky ha rilanciato l’ipotesi di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, presentandolo come uno strumento capace non solo di accompagnare la ripresa postbellica, ma anche di offrire all’Ucraina una forma di sicurezza economica che possa rendere meno volatile il sostegno occidentale. L’obiettivo dichiarato è creare un regime a dazi zero che renda competitive le aree industriali devastate dal conflitto e che favorisca l’ingresso strutturale di capitali e imprese americane, riducendo la dipendenza di Kiev dagli aiuti straordinari.
Accanto a questa idea, in ogni caso, è allo studio un progetto di dimensioni ancora più vaste, anticipato dal Telegraph: un maxi accordo da circa 800 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina, distribuito su più anni e destinato a infrastrutture, energia e apparato industriale, con un coinvolgimento massiccio del settore privato americano. La firma dell’intesa potrebbe arrivare a Davos, a margine del Forum economico mondiale, in un incontro diretto tra Zelensky e Donald Trump. Nelle speranze dei diplomatici ucraini, questa mossa trasformerà sul lungo periodo la ricostruzione economica in una vera leva geopolitica, ancorando definitivamente Kiev agli Stati Uniti e all’intero Occidente.
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La protesta dei trattori a Milano contro il Mercosur (Ansa)
Un recente studio pubblicato sul sito del Parlamento europeo dal titolo «Un aggiornamento sugli effetti economici, di sostenibilità e regolamentari della parte commerciale dell’Accordo di partenariato Ue-Mercosur», fa sapere che «gli impatti economici per l’Ue-27 sono modesti. La simulazione prevede un aumento dello 0,1% del Pil e del benessere, insieme a una crescita marginale delle importazioni complessive (0,2%) e delle esportazioni (0,1%). I salari reali dei lavoratori qualificati e non qualificati aumentano leggermente (0,1%), con un effetto trascurabile sul rendimento del capitale. Tra gli Stati membri, i risultati variano. Belgio e Paesi Bassi registrano incrementi relativamente più elevati in termini di benessere e rendimenti del capitale rispetto ad altri paesi, probabilmente grazie alle loro economie fortemente orientate al commercio». Invece, si legge nell’analisi ufficiale dell’europarlamento, «Germania e Italia beneficiano di aumenti moderati dei flussi commerciali (le importazioni e le esportazioni crescono rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2%), in linea con il loro ruolo di principali esportatori dell’Ue. Per economie più piccole come Portogallo e Slovenia, i guadagni sono trainati dalla specializzazione settoriale, in particolare nelle esportazioni, che aumentano rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2%».
E qual è l’impatto sul Pil per i Paesi sudamericani? «Il Mercosur, considerato come blocco, sperimenta benefici economici relativamente maggiori rispetto all’Ue. La simulazione indica un aumento dello 0,3% del Pil e una crescita dello 0,2% del benessere (in percentuale del Pil). Tali guadagni sono principalmente trainati dall’espansione degli scambi, con importazioni ed esportazioni in aumento rispettivamente del 3,1% e del 3,6%. I lavoratori qualificati e non qualificati registrano aumenti dei salari reali pari rispettivamente allo 0,3% e allo 0,4%. Tra i singoli paesi, l’Argentina guida con un incremento del Prodotto interno lordo dello 0,4%. Il Brasile registra guadagni moderati in termini di Pil (0,3%) e commercio, mentre l’Uruguay beneficia di una crescita più elevata dei salari reali sia per i lavoratori qualificati (0,5%) sia per quelli non qualificati (0,6%). Il Paraguay, invece, sperimenta lievi diminuzioni del Pil (-0,1%) e del benessere (-0,2%».
Insomma, su un Pil della Ue che ammonta a 17.900 miliardi di euro (dati del 2024), il valore positivo dell’accordo col Mercosur vale 17,9 miliardi l’anno, appunto un più 0,1%. Ciò nonostante, Ursula von der Leyen ha promesso di rinforzare la dote di sussidi agli agricoltori, attraverso la Pac, a 293,7 miliardi per il bilancio 2028-2034. In sostanza sono circa 42 miliardi l’anno per il settennato del nuovo budget in favore delle aziende del primario europee. Anche un bambino della materna capirebbe che forse il gioco - ovvero l’accordo tra Unione Europea e Sudamerica - non vale la candela: per crescere di 17 miliardi di Pil l’anno si spendono 42 miliardi di soldi pubblici a conforto di chi sarà danneggiato dallo stesso accordo. È o non è un controsenso? Anche perché quei fondi Pac alla fine non servono per aiutare veramente gli agricoltori ma solo a compensare decisioni politiche sbagliate. Come accade con le politiche green: si impongono da Bruxelles divieti, aumenti di costi, nuove regole burocratiche e dopo si studiano ristori per chi viene colpito dal cambio di rotta.
Sul Mercosur il ministro Francesco Lollobrigida ha portato a casa più fondi Pac, una tutela maggiore per i prodotti agricoli Dop e Igp, ha ottenuto che la clausola di salvaguardia scatti dopo una variazione dei prezzi del 5% e non del 10%, nel senso che la Commissione Ue avvierà una indagine per tutelare produttori puniti da una concorrenza low cost se il prezzo importato è inferiore di oltre il 5% a parità di prodotto.
Il ministro dell’Agricoltura italiano ha pure incassato maggiori controlli doganali per evitare che – ad esempio – il riso uruguagio coltivato senza rispettare le norme green possa essere parificato a quello italiano, che invece è sottoposto a una marea di pratiche in nome dell’ambiente. Insomma, Lollobrigida, ha fatto il massimo con un dossier ereditato che è lì sul tavolo da oltre 20 anni. Il problema però, considerati appunto i numeri, è un altro: la Ue traccia linee irrealistiche, sigla alleanze, non calcola gli effetti negativi, tanto poi risolve tutto con sussidi o deroghe. Col risultato di sprecare soldi pubblici, aumentare i documenti da compilare per evitare multe e appesantire così le possibilità di crescita europea. Nel terzo trimestre 2025 la produttività dei lavoratori Ue è leggermente calata, mentre negli Usa è salita del 4,9%. I numeri, anche in questo caso, parlano chiaro su che fine stiamo facendo.
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