True
2022-11-25
Il deputato si sospende dal gruppo. Va in frantumi l’alleanza Verdi-Si
Da sinistra: Aboubakar Soumahoro, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica)
«Lo conosciamo bene, Soumahoro. Stava nelle Usb, è andato via perché voleva fare carriera in politica. Ci ha provato invano col Pd, poi Verdi e Sinistra italiana hanno abboccato»: così un esponente autorevole della sinistra radicale racconta alla Verità che tutte le potenziali grane che Aboubakar Soumahoro portava con sé erano stranote.
Ieri, alla fine del secondo tempo dell’incontro con i vertici di Alleanza Verdi-Sinistra, Soumahoro si è autosospeso dal gruppo parlamentare rossoverde: «Abbiamo incontrato Aboubakar Soumahoro», spiegano attraverso una nota Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luana Zanella, i due leader dell’alleanza e la capogruppo di Avs alla Camera, «per discutere ed approfondire le vicende che da giorni sono al centro della cronaca. Lo abbiamo trovato sereno e determinato. Aboubakar Soumahoro ci ha esposto il suo punto di vista e ha annunciato l’intenzione di rispondere punto su punto e nel merito alle contestazioni giornalistiche ribadendo la sua assoluta estraneità alle vicende. Naturalmente sarà lui a farlo», aggiunge il comunicato, «nelle forme e nei tempi che riterrà più opportuni. Perché questo avvenga con la massima libertà Aboubakar Soumahoro ci ha comunicato la decisione di autosospendersi dal gruppo parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra. Rispettiamo questa scelta che seppur non dovuta, mostra il massimo rispetto che Soumahoro ha delle istituzioni e del valore dell’impegno politico per promuovere le ragioni delle battaglie in difesa degli ultimi che abbiamo sempre condiviso con Aboubakar. Siamo fiduciosi, considerato quanto riferitoci», aggiungono Bonelli, Fratoianni e Zanella, «che la vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi e senza alcuna ombra».
Ombroso, per non dire incavolato come una iena, è certamente Nicola Fratoianni, che si trova a dover fronteggiare il crollo di credibilità del suo partito per una scelta di Bonelli. Ricordiamo, infatti, che al momento della presentazione delle candidature, lo scorso agosto, Verdi e Sinistra italiana si divisero equamente i seggi «blindati», e ognuno dei due soci di questa aggregazione politica scelse una figura che potesse rappresentare un valore aggiunto in termini di immagine. Fratoianni puntò su Ilaria Cucchi, Bonelli su Soumahoro: «Ho il piacere di annunciare», proclamò tutto contento Bonelli lo scorso 10 agosto, «che ha accettato di candidarsi con la nostra alleanza Aboubakar Soumahoro. Sono molto emozionato, è una figura importante che da tanti anni difende gli invisibili. Immaginate, immaginiamo, se a guidare questo paese fosse una persona come Aboubakar». Ci abbiamo provato, a immaginare Aboubakar presidente del Consiglio, e diciamo che la visione non è stata esattamente paradisiaca.
Detto ciò, non certo per infierire su un partitino già devastato da quello che sta succedendo, è nostro dovere registrare che nella parte rossa del partito rossoverde, ovvero Sinistra italiana, un po’ di malumore nei confronti dei compagni di avventura verdi si respira, quantomeno per la leggerezza della candidatura: «Fratoianni», dice alla Verità una fonte molto bene informata dei fatti, «è preoccupato per quello che ancora dovrà accadere, molto preoccupato. Qui ne viene fuori una nuova ogni ora. Il problema non è giudiziario, ma politico e di immagine: per la sinistra italiana è il momento più buio da molti anni». Non solo: Fratoianni non avrebbe assolutamente digerito l’atteggiamento di Soumahoro, che a un certo punto, in piena bufera mediatica, ha scelto di non rispondere più al telefono ai suoi stessi dirigenti di partito.
Chi l’altro ieri era presente alla Camera dei deputati non ha potuto non notare come Fratoianni e Soumahoro si siano spesso incrociati, abbiano sostato a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, senza mai rivolgersi la parola. Al tempo stesso, a quanto ci risulta, l’incontro dei vertici rossoverdi con Soumahoro, andato in scena in due tempi, l’altro ieri sera e ieri pomeriggio, è stato tutt’altro che sereno. A Soumahoro è stato contestato anche il surreale video pubblicato sui social, con lui in lacrime, o almeno così sembra, che dice «voi mi volete morto», non si capisce rivolto a chi.
I soliti maligni sussurrano che l’autosospensione potrebbe essere stata, per usare un eufemismo, suggerita a Soumahoro da Bonelli e soprattutto da Fratoianni, convinti che le rivelazioni sulle coop di famiglia siano tutt’altro che finite. «Con Aboubakar», dice Bonelli all’Adnkronos, «abbiamo avuto un chiarimento lungo e profondo, non una formalità, e abbiamo ascoltato con attenzione cosa aveva da dire. Soumahoro, lo ribadisco, non è indagato ma c’è una questione politica che doveva essere valutata insieme. Ora, diamogli il tempo di contestare i fatti e rispondere anche ai giornalisti». Soumahoro, a questo punto, passerà nel gruppo misto. Poi ci sono diverse ipotesi: o ci resterà fino alla fine della legislatura, o rientrerà in Avs, oppure si accaserà in un altro partito. Quale? La Verità ha sondato gli umori di due formazioni della sinistra, anche quelle estremamente minoritarie, per sapere se c’è la possibilità di «imbarcare» Soumahoro per avere un rappresentante in parlamento. Le risposte sono state un «ma no!» e un «ma neanche per idea». Bando all’ipocrisia: nella variegata galassia della sinistra radicale, la figuraccia rimediata da Verdi e Sinistra italiana è stata accolta con composta ma sincera soddisfazione.
«“Fanpage” ha oscurato lo scandalo»
Michel Rukundo, cognato di Aboubakar Soumahoro, da noi intervistato, ha tenuto a precisare che «Repubblica non è una testata amica». La stessa cosa la pensano i primi ribelli della Lega Braccianti Sambare Soumaila e Alfa Berry che misero in evidenza imbarazzanti incongruenze sui conti della loro organizzazione. Quando parla con noi, Sambare si sfoga. «Lasciate tutti quei problemi del passato, ora io ho un altro guaio a Torretta che devo risolvere, ho bisogno dei giornalisti per risolvere quel problema... non solo quello di Aboubakar. Lasciate quello da parte, ora fa il politico. In passato ho denunciato, hanno bloccato tutti la mia intervista, mo’ la stanno usando contro di lui e ogni minuto mi chiamano da tutto il mondo tutti i giornalisti per Aboubakar».
Che intervista hanno bloccato?«Quella su Aboubakar che avevo fatto sulla raccolta fondi...». Quando l’aveva fatta?«Parecchio tempo fa con Fanpage». E non è stata pubblicata?«Non è stata pubblicata, hanno preso tutte le cose per pubblicarla ma il direttore ha detto di dover verificare e lì è finita, nessuno ha più fatto niente».
«Arrivata questa candidatura di Aboubakar, sono venuti da me… io ho chiesto... e nessuno ha fatto… ora tornate perché Aboubakar si è candidato? Non ho niente da dire. Pubblicate quella vecchia che avete… andate da Fanpage e avrete tutte le cose». Ma la sua lettera originale dov’è?«Ce l’ha Fanpage l’originale perché sono venuti con la nostra fiducia e abbiamo consegnato tutto quello che avevamo». Ma Repubblica l’ha pubblicata… «A Repubblica l’ha data Fanpage. Non l’hanno presa da me. Io non ho più dato nessuna carta a nessuno». Fanpage con Repubblica passando da Formigli e Bianchi con Propaganda Live hanno creato e difeso il deputato con gli stivali. Se da una parte non fanno sconti alla «Lobby Nera» piuttosto che alla premier Giorgia Meloni, dall’altra, prima di scrivere due righe su Soumahoro, hanno dovuto aspettare che scoppiassero le polemiche di questi giorni. La lettera dei ribelli, in sintesi, contiene una domanda alla quale il deputato tutta anema ’e core non ha ancora risposto: «Dove sono finiti i 250.000 euro raccolti per il Covid?».
Tutto ha avuto inizio nel 2019 quando nel Foggiano arriva lui, Aboubakar Soumahoro. Ha intuito di avere carisma e di avere un seguito importante. Lo stipendio del sindacato Usb è dignitoso ma non basta. Suocera e compagna già sono ricche dal 2011 e lui non può essere da meno. Da dipendente è diventato «padrone». Per fare incetta di iscritti, sottraendoli alla Usb che fino a poco tempo prima lo stipendiava, si è affidato a Soumaila Sambare e Alfa Berry. Il primo è un omone alto e robusto che sembra essere uscito dal film Spiriti nelle tenebre. Lui, dentro Torretta Antonacci, se la comanda. Dopo due anni, siamo nel 2021, Soumaila si accorge che Soumahoro è troppo ambizioso e, secondo lui, non aiuta i braccianti ma li usa per i suoi personali tornaconti. Lui e Berry vengono ignorati da tutti ma decidono di scrivere una lettera aperta, quella da loro consegnata a Fanpage nella speranza di vederla pubblicata e far capire che il deputato con gli stivali, in realtà, fosse un grande bluff. I due rappresentano centinaia di braccianti e sono arrabbiati. «Ti abbiamo lasciato fare, dire, raccontare, declamare, rappresentare da almeno due anni, ma adesso basta. Non sei più il benvenuto tra di noi». Ci vanno giù pesanti. Lo accusano di aver messo su squadre di «picchiatori».
«Devi organizzare una squadra di una dozzina di abitanti da Borgo Mezzanone, pagati 50 euro ciascuno per mettere zizzania e casino tra noi. Siamo sempre stati al tuo fianco, sul palco degli stati generali, degli invisibili, della Lega Braccianti e di tutte le altre sigle farlocche che ti sei inventato da quando hai deciso di lasciare il sindacato». Il clima di terrore instaurato dalle squadre ingaggiate dal deputato dei Verdi ha fatto scappare via via tutti quelli che hanno provato a «dare un contributo».
Continua a leggereRiduci
Tanta fuffa e poca sostanza nella nota a conclusione del faccia a faccia tra l’onorevole con gli stivali e i vertici del partito. Nicola Fratoianni in rotta con Angelo Bonelli. Una fonte: «I nostri guai sono appena all’inizio».L’ex socio della Lega Braccianti attacca: abbiamo consegnato a Fanpage la denuncia sui 250.000 euro spariti, ma non è mai stata pubblicata. Il caso dei «mazzieri» arruolati.Lo speciale contiene due articoli. «Lo conosciamo bene, Soumahoro. Stava nelle Usb, è andato via perché voleva fare carriera in politica. Ci ha provato invano col Pd, poi Verdi e Sinistra italiana hanno abboccato»: così un esponente autorevole della sinistra radicale racconta alla Verità che tutte le potenziali grane che Aboubakar Soumahoro portava con sé erano stranote. Ieri, alla fine del secondo tempo dell’incontro con i vertici di Alleanza Verdi-Sinistra, Soumahoro si è autosospeso dal gruppo parlamentare rossoverde: «Abbiamo incontrato Aboubakar Soumahoro», spiegano attraverso una nota Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luana Zanella, i due leader dell’alleanza e la capogruppo di Avs alla Camera, «per discutere ed approfondire le vicende che da giorni sono al centro della cronaca. Lo abbiamo trovato sereno e determinato. Aboubakar Soumahoro ci ha esposto il suo punto di vista e ha annunciato l’intenzione di rispondere punto su punto e nel merito alle contestazioni giornalistiche ribadendo la sua assoluta estraneità alle vicende. Naturalmente sarà lui a farlo», aggiunge il comunicato, «nelle forme e nei tempi che riterrà più opportuni. Perché questo avvenga con la massima libertà Aboubakar Soumahoro ci ha comunicato la decisione di autosospendersi dal gruppo parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra. Rispettiamo questa scelta che seppur non dovuta, mostra il massimo rispetto che Soumahoro ha delle istituzioni e del valore dell’impegno politico per promuovere le ragioni delle battaglie in difesa degli ultimi che abbiamo sempre condiviso con Aboubakar. Siamo fiduciosi, considerato quanto riferitoci», aggiungono Bonelli, Fratoianni e Zanella, «che la vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi e senza alcuna ombra». Ombroso, per non dire incavolato come una iena, è certamente Nicola Fratoianni, che si trova a dover fronteggiare il crollo di credibilità del suo partito per una scelta di Bonelli. Ricordiamo, infatti, che al momento della presentazione delle candidature, lo scorso agosto, Verdi e Sinistra italiana si divisero equamente i seggi «blindati», e ognuno dei due soci di questa aggregazione politica scelse una figura che potesse rappresentare un valore aggiunto in termini di immagine. Fratoianni puntò su Ilaria Cucchi, Bonelli su Soumahoro: «Ho il piacere di annunciare», proclamò tutto contento Bonelli lo scorso 10 agosto, «che ha accettato di candidarsi con la nostra alleanza Aboubakar Soumahoro. Sono molto emozionato, è una figura importante che da tanti anni difende gli invisibili. Immaginate, immaginiamo, se a guidare questo paese fosse una persona come Aboubakar». Ci abbiamo provato, a immaginare Aboubakar presidente del Consiglio, e diciamo che la visione non è stata esattamente paradisiaca. Detto ciò, non certo per infierire su un partitino già devastato da quello che sta succedendo, è nostro dovere registrare che nella parte rossa del partito rossoverde, ovvero Sinistra italiana, un po’ di malumore nei confronti dei compagni di avventura verdi si respira, quantomeno per la leggerezza della candidatura: «Fratoianni», dice alla Verità una fonte molto bene informata dei fatti, «è preoccupato per quello che ancora dovrà accadere, molto preoccupato. Qui ne viene fuori una nuova ogni ora. Il problema non è giudiziario, ma politico e di immagine: per la sinistra italiana è il momento più buio da molti anni». Non solo: Fratoianni non avrebbe assolutamente digerito l’atteggiamento di Soumahoro, che a un certo punto, in piena bufera mediatica, ha scelto di non rispondere più al telefono ai suoi stessi dirigenti di partito. Chi l’altro ieri era presente alla Camera dei deputati non ha potuto non notare come Fratoianni e Soumahoro si siano spesso incrociati, abbiano sostato a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, senza mai rivolgersi la parola. Al tempo stesso, a quanto ci risulta, l’incontro dei vertici rossoverdi con Soumahoro, andato in scena in due tempi, l’altro ieri sera e ieri pomeriggio, è stato tutt’altro che sereno. A Soumahoro è stato contestato anche il surreale video pubblicato sui social, con lui in lacrime, o almeno così sembra, che dice «voi mi volete morto», non si capisce rivolto a chi. I soliti maligni sussurrano che l’autosospensione potrebbe essere stata, per usare un eufemismo, suggerita a Soumahoro da Bonelli e soprattutto da Fratoianni, convinti che le rivelazioni sulle coop di famiglia siano tutt’altro che finite. «Con Aboubakar», dice Bonelli all’Adnkronos, «abbiamo avuto un chiarimento lungo e profondo, non una formalità, e abbiamo ascoltato con attenzione cosa aveva da dire. Soumahoro, lo ribadisco, non è indagato ma c’è una questione politica che doveva essere valutata insieme. Ora, diamogli il tempo di contestare i fatti e rispondere anche ai giornalisti». Soumahoro, a questo punto, passerà nel gruppo misto. Poi ci sono diverse ipotesi: o ci resterà fino alla fine della legislatura, o rientrerà in Avs, oppure si accaserà in un altro partito. Quale? La Verità ha sondato gli umori di due formazioni della sinistra, anche quelle estremamente minoritarie, per sapere se c’è la possibilità di «imbarcare» Soumahoro per avere un rappresentante in parlamento. Le risposte sono state un «ma no!» e un «ma neanche per idea». Bando all’ipocrisia: nella variegata galassia della sinistra radicale, la figuraccia rimediata da Verdi e Sinistra italiana è stata accolta con composta ma sincera soddisfazione.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/soumahoro-frantumi-alleanza-verdi-si-2658780288.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fanpage-ha-oscurato-lo-scandalo" data-post-id="2658780288" data-published-at="1669332382" data-use-pagination="False"> «“Fanpage” ha oscurato lo scandalo» Michel Rukundo, cognato di Aboubakar Soumahoro, da noi intervistato, ha tenuto a precisare che «Repubblica non è una testata amica». La stessa cosa la pensano i primi ribelli della Lega Braccianti Sambare Soumaila e Alfa Berry che misero in evidenza imbarazzanti incongruenze sui conti della loro organizzazione. Quando parla con noi, Sambare si sfoga. «Lasciate tutti quei problemi del passato, ora io ho un altro guaio a Torretta che devo risolvere, ho bisogno dei giornalisti per risolvere quel problema... non solo quello di Aboubakar. Lasciate quello da parte, ora fa il politico. In passato ho denunciato, hanno bloccato tutti la mia intervista, mo’ la stanno usando contro di lui e ogni minuto mi chiamano da tutto il mondo tutti i giornalisti per Aboubakar». Che intervista hanno bloccato?«Quella su Aboubakar che avevo fatto sulla raccolta fondi...». Quando l’aveva fatta?«Parecchio tempo fa con Fanpage». E non è stata pubblicata?«Non è stata pubblicata, hanno preso tutte le cose per pubblicarla ma il direttore ha detto di dover verificare e lì è finita, nessuno ha più fatto niente». «Arrivata questa candidatura di Aboubakar, sono venuti da me… io ho chiesto... e nessuno ha fatto… ora tornate perché Aboubakar si è candidato? Non ho niente da dire. Pubblicate quella vecchia che avete… andate da Fanpage e avrete tutte le cose». Ma la sua lettera originale dov’è?«Ce l’ha Fanpage l’originale perché sono venuti con la nostra fiducia e abbiamo consegnato tutto quello che avevamo». Ma Repubblica l’ha pubblicata… «A Repubblica l’ha data Fanpage. Non l’hanno presa da me. Io non ho più dato nessuna carta a nessuno». Fanpage con Repubblica passando da Formigli e Bianchi con Propaganda Live hanno creato e difeso il deputato con gli stivali. Se da una parte non fanno sconti alla «Lobby Nera» piuttosto che alla premier Giorgia Meloni, dall’altra, prima di scrivere due righe su Soumahoro, hanno dovuto aspettare che scoppiassero le polemiche di questi giorni. La lettera dei ribelli, in sintesi, contiene una domanda alla quale il deputato tutta anema ’e core non ha ancora risposto: «Dove sono finiti i 250.000 euro raccolti per il Covid?». Tutto ha avuto inizio nel 2019 quando nel Foggiano arriva lui, Aboubakar Soumahoro. Ha intuito di avere carisma e di avere un seguito importante. Lo stipendio del sindacato Usb è dignitoso ma non basta. Suocera e compagna già sono ricche dal 2011 e lui non può essere da meno. Da dipendente è diventato «padrone». Per fare incetta di iscritti, sottraendoli alla Usb che fino a poco tempo prima lo stipendiava, si è affidato a Soumaila Sambare e Alfa Berry. Il primo è un omone alto e robusto che sembra essere uscito dal film Spiriti nelle tenebre. Lui, dentro Torretta Antonacci, se la comanda. Dopo due anni, siamo nel 2021, Soumaila si accorge che Soumahoro è troppo ambizioso e, secondo lui, non aiuta i braccianti ma li usa per i suoi personali tornaconti. Lui e Berry vengono ignorati da tutti ma decidono di scrivere una lettera aperta, quella da loro consegnata a Fanpage nella speranza di vederla pubblicata e far capire che il deputato con gli stivali, in realtà, fosse un grande bluff. I due rappresentano centinaia di braccianti e sono arrabbiati. «Ti abbiamo lasciato fare, dire, raccontare, declamare, rappresentare da almeno due anni, ma adesso basta. Non sei più il benvenuto tra di noi». Ci vanno giù pesanti. Lo accusano di aver messo su squadre di «picchiatori». «Devi organizzare una squadra di una dozzina di abitanti da Borgo Mezzanone, pagati 50 euro ciascuno per mettere zizzania e casino tra noi. Siamo sempre stati al tuo fianco, sul palco degli stati generali, degli invisibili, della Lega Braccianti e di tutte le altre sigle farlocche che ti sei inventato da quando hai deciso di lasciare il sindacato». Il clima di terrore instaurato dalle squadre ingaggiate dal deputato dei Verdi ha fatto scappare via via tutti quelli che hanno provato a «dare un contributo».
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (Ansa)
Paletti che possono essere riassunti così: questi soldi (comunque debito, ricordiamolo) potranno essere spesi per investimenti in energie rinnovabili, ma non per interventi di «pronto soccorso», come ad esempio il taglio delle accise, che scade dopodomani, 6 giugno. Non è escluso tuttavia che il governo possa dare vita a qualche operazione di «maquillage» contabile, in modo da impegnare i fondi ricavati da questa nuova flessibilità in progetti già finanziati, e liberare così risorse per le esigenze immediate degli italiani.
È questa la strada che probabilmente verrà percorsa, come del resto si può intuire dalle parole di Giorgia Meloni: «La Commissione europea», commenta il presidente del Consiglio in un video diffuso ieri sera, «ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica. Questo ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani. Nei giorni scorsi avevo scritto alla presidente Von der Leyen per affrontare la questione», aggiunge la Meloni, «e ribadire come in questa fase fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia. È quindi un risultato estremamente importante, che in molti consideravano impossibile ma che abbiamo costruito con determinazione e pazienza che conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso all’intera Europa».
La novità è compresa nel pacchetto-primavera del Semestre europeo, presentato ieri. «Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica», spiega il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, «che consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell'arco dei 3 anni». Questi soldi potranno essere utilizzati per «misure volte a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, come per esempio grandi progetti di investimento nelle reti elettriche, nel migliorare l’utilizzo delle rinnovabili, ma anche per sussidi per le famiglie e per le imprese, come ad esempio l’acquisto di veicoli elettrici o di sistemi di riscaldamento a migliore efficienza energetica, impianti solari, batterie per conservare l’energia elettrica». Quindi, niente taglio delle accise? «No. Questa flessibilità fiscale aggiuntiva», sottolinea ancora Dombrovskis, «che uno Stato può decidere se usare o meno, non copre le misure di sostegno che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come ad esempio le riduzioni mirate delle accise. Stiamo affrontando uno shock dell’offerta, e non si può affrontare uno choc dell’offerta stimolando la domanda, perché se molti paesi lo facessero, ciò non farebbe altro che sostenere prezzi dell’energia più elevati per petrolio e gas, e di conseguenza, gli Stati membri spenderebbero molti soldi per un vantaggio limitato. La flessibilità sarà disponibile per le misure intraprese a partire da febbraio 2026».
«Sono soddisfatto», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato. Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana».
Ma c’è un altro capitolo: la stangata sugli immobili. «I valori catastali in Italia», sottolinea la Commissione europea nelle raccomandazioni per il nostro Paese, «non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato». Bruxelles evidenzia che le abitazioni principali sono esentate dalla tassazione «per quasi tutte le classi di proprietà», il che porta a «basse entrate derivanti dagli immobili a livello locale anche nelle città che affrontano problemi di accessibilità abitativa». Non solo: la Commissione evidenzia pure che «in circa un decimo delle province italiane i costi degli affitti rappresentano più di un terzo dei salari medi e la quota di edilizia sociale è bassa con un patrimonio abitativo pubblico limitato e liste d'attesa molto lunghe». Riflettori accesi anche «sull’elevata quota di abitazioni non occupate e la forte presenza di affitti a breve termine». Caustico il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: «Sempre peggio. Le raccomandazioni all’Italia diffuse oggi dalla Commissione europea», scrive Spaziani Testa su X, «sembrano scritte da Ilaria Salis. Stavolta, nelle sue raccomandazioni all’Italia, non si è limitata a suggerire al nostro governo, a due settimane dal termine per il pagamento della patrimoniale sugli immobili da 22-23 miliardi di euro l’anno, di aumentare ulteriormente le tasse sulla casa. Ha fatto di più: ha messo esplicitamente in relazione l’esenzione dall’Imu della gran parte delle abitazioni principali con i problemi di accesso all’alloggio. Inoltre, ha collegato le difficoltà abitative al fatto che l’Italia sarebbe caratterizzata da un’elevata quota di abitazioni non occupate e da una “forte presenza” di affitti brevi. Si tratta di una lettura ideologica e che ignora la realtà italiana. Ancora una volta, si preferisce individuare nella proprietà privata il problema anziché riconoscerla come parte della soluzione».
Continua a leggereRiduci
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Secondo i media della Repubblica islamica, le detonazioni sarebbero state causate da un’operazione militare americana contro infrastrutture presenti sull’isola. L’allarme si è rapidamente esteso ai Paesi del Golfo. Nel Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme mentre le batterie antiaeree intercettavano i vettori diretti verso il Paese. In Kuwait si registra un morto e numerosi feriti. A rivendicare gli attacchi è stato il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. I pasdaran hanno confermato il lancio di missili e droni contro obiettivi militari regionali, sostenendo di aver reagito a una precedente aggressione americana contro Qeshm. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che le sue forze sono intervenute per autodifesa dopo aver individuato preparativi offensivi iraniani contro interessi statunitensi e alleati della regione. Secondo la versione americana, nessuno dei missili lanciati da Teheran avrebbe raggiunto il bersaglio e diversi droni diretti contro il traffico commerciale nel Golfo sarebbero stati intercettati.
Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha scritto sui social che «gli americani hanno dimostrato di capire meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici». Teheran ha inoltre accusato Kuwait e Bahrein di aver facilitato le operazioni statunitensi consentendo l’utilizzo delle proprie basi militari. Il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di una «responsabilità diretta e chiara» dei due Paesi negli attacchi contro la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che le forze armate di Teheran stanno conducendo «azioni difensive» contro siti utilizzati dagli Stati Uniti per operazioni che, secondo l’Iran, minacciano il traffico marittimo civile e violano il cessate il fuoco. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rivelato alcuni segnali di apertura da parte dell’Iran sul dossier nucleare. «Hanno accettato di negoziare aspetti del loro programma nucleare che un mese fa, un anno fa, si rifiutavano persino di menzionare», ha dichiarato davanti alla commissione Esteri della Camera, precisando però che ciò non garantisce il successo dei colloqui. Rubio ha inoltre affermato che Mojtaba Khamenei (che Donald Trump vorrebbe incontrare), «è vivo e sempre più attivo», sottolineando che tutte le comunicazioni tra Washington e la leadership iraniana «sono avvenute in forma scritta e tramite intermediari». Rubio ha inoltre sostenuto che «l’operazione militare americana contro l’Iran si è conclusa» e che eventuali future azioni degli Stati Uniti avranno «carattere puramente difensivo», con l’obiettivo di proteggere il traffico marittimo civile nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo continua a far discutere il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano ha confermato di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» durante una telefonata dedicata agli sviluppi della crisi regionale. Trump ha inoltre respinto le accuse di chi sostiene che sarebbe stato trascinato da Netanyahu nello scontro con Teheran. Intervistato dal New York Post, ha dichiarato: «Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Questo riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso». Trump ha ribadito la solidità dell’alleanza con Israele: «Mi piace molto Bibi. Lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra e lui è un primo ministro in tempo di guerra». Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche. «A volte, come nelle migliori famiglie, abbiamo divergenze tattiche. Troviamo sempre il modo di risolverle», ha dichiarato alla Cnbc. Il premier israeliano ha ribadito la convergenza strategica tra Gerusalemme e Washington: «Siamo d’accordo sulle questioni principali», aggiungendo che «Israele è pronto e anche le forze statunitensi sono pronte» qualora la situazione dovesse precipitare nuovamente. Netanyahu ha attaccato alcuni leader europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha affermato. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari».
Nel frattempo l’Ue valuta un ruolo più attivo nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante Kaja Kallas propone di affidare all’operazione Aspides un ruolo centrale nelle attività di sminamento come contributo europeo agli sforzi della coalizione franco-britannica. La proposta sarà esaminata dai ministri della Difesa dell’Ue nel prossimo incontro informale a Cipro.
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 4 giugno con Carlo Cambi