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2021-07-20
Tutte le bugie sul vaccino dei talebani delle chiusure
Il vaccino come unico mezzo per sconfiggere il virus e «per il bene degli altri». Con questi slogan ci stanno assordando, a reti unificate, incuranti delle contraddizioni che vanificano proclami allarmistici e non convincono scettici e indecisi. L'ultimo esempio arriva dalle tabelle del più recente report dell'Istituto superiore di sanità, che dovrebbero misurare l'impatto del farmaco sulla popolazione, differenziandola in vaccinati con ciclo incompleto, con due dosi e non vaccinati. La Verità ne ha già scritto più volte, far conoscere i benefici dell'essere immunizzati, assieme a dati attendibili della farmacovigilanza sulle reazioni avverse fino a oggi riscontrate, sarebbe l'unica operazione seria che governo e autorità sanitarie possono concordare per realizzare una campagna di sensibilizzazione. Altrimenti è terrorismo sociale, facendo leva sulla salute.
Nell'ultimo documento dell'Iss leggiamo che l'efficacia complessiva della vaccinazione «è superiore al 70% nel prevenire l'infezione in vaccinati con ciclo incompleto» e «superiore all'88% per i vaccinati con ciclo completo». Nel prevenire l'ospedalizzazione arriva «all'80,8% con ciclo incompleto» e «al 94,6% con ciclo completo», scongiura i ricoveri in terapia intensiva rispettivamente all'88,1% e al 97,3%. Per quanto riguarda i decessi, con una sola dose sarebbero evitati nel 79% dei casi, con ciclo completo al 95,8% anche se l'lss spiega che non sono tenute in considerazione le «comorbidità», le patologie di cui i pazienti potevano soffrire e che possono avere aggravato il rischio, in caso di contagio da Covid. Questione non di poco conto, da chiarire.
Vogliamo considerare un po' di numeri? Dal 21 giugno al 4 luglio, i positivi non vaccinati sono stati 8.047, quelli vaccinati con una dose sola 1.760, quelli con ciclo completo 790. Le ospedalizzazioni, sempre nello stesso ordine, furono 772, 89 e 80, mentre i dati relativi ai ricoveri in terapia intensiva passarono da 80 a 10, per diventare solo 4 tra coloro che hanno ricevuto le due dosi. Un vantaggio grande e progressivo con il progredire delle vaccinazioni, allora il farmaco funziona? Purtroppo i calcoli dell'Iss sono gravati da un errore sistematico (bias) dichiarato dallo stesso Istituto, che include tra i «non vaccinati» anche i cittadini che hanno ricevuto la prima dose «o mono dose entro 14 giorni dalla diagnosi stessa, ovvero prima del tempo necessario a sviluppare una risposta immunitaria completa al vaccino», e tra i «vaccinati con ciclo incompleto» anche i vaccinati con la seconda dose eseguita nelle due settimane riferite.
Quindi non sono dati precisi. Non solo, proprio negli otto giorni o poco più successivi all'inoculazione è stato documentato da molte fonti e in molti Paesi un forte aumento dei casi di Covid-19. «L'incidenza giornaliera dei casi è circa raddoppiata dopo la vaccinazione fino circa all'ottavo giorno successivo», riportava a marzo il British medical journal (Bmj), una delle riviste di medicina generale più prestigiose, così pure lo segnalava nello stesso mese uno studio di coorte su 331.000 sanitari danesi. Sempre su Bmj, la patologa Clare Craig adombra anche una spiegazione legata alla transitoria caduta post vaccinale delle difese immunitarie di linfociti e granulociti neutrofili, riferite negli studi randomizzati sia con vaccini basati su mRna, sia con vaccino a vettore virale.
«Sarà opportuno prendere in considerazione, per verificarle, le analisi dell'Iss quando avranno scorporato dai non vaccinati i soggetti che hanno ricevuto la prima dose nelle due settimane riferite allo studio, che sarebbero circa il 13,5% del totale», osserva Marco Alessandria, Phd ovvero dottore di ricerca in medicina e terapia sperimentale, mentre «coloro che ne hanno già fatte due entro i 14 giorni sarebbero circa il 31% del totale».
Se consideriamo che gli over 60 con almeno una dose sono l'87,8% e dal 28 giugno all'11 luglio solo l'11 per cento dei nuovi contagi ha riguardato persone in questa fascia di età, non si può negare che il vaccino ha evitato molti ricoveri e decessi. Anche le vaccinazioni di cittadini tra i 12 e i 39 anni, con una letalità da Covid praticamente inesistente, ci dicono che l'8,1% ha ricevuto una dose, il 3,4% ha completato il ciclo. Il vaccino starebbe proteggendo chi si è fatto la punturina, ma non blocca la circolazione del virus. Da mesi i virologi lo stanno dicendo, loro malgrado, ma assieme ai nostri politici vorrebbero vaccinare tutti, sostenendo che lo si deve fare per dovere civico. Invece se c'è un interesse, è solo per chi vuole sentirsi sicuro con un siero anti Covid. Altro che No vax che costituirebbero «un grosso problema per la salute pubblica e un ostacolo serio sul piano della stabilizzazione della situazione sanitaria», come dichiarava ieri La Stampa.
Il virus continua a circolare comunque, come è accaduto sull'ammiraglia della Royal Navy, la Hms Queen Elizabeth, nave da guerra da 3 miliardi di sterline partita dalla base navale di Portsmouth a maggio. A bordo ci sono 3.700 persone, tutte vaccinate con entrambe le dosi, è diretta in Giappone dove arriverà al termine di 28 settimane di navigazione eppure tra l'equipaggio sono stati registrati un centinaio di positivi al coronavirus. Un focolaio circoscritto, assicurano dal ministero della Difesa britannico, ma ciò non toglie che il virus ha potuto circolare pur tra marinai completamente immunizzati e che non hanno avuto occasioni di contagiarsi in losche taverne perché la portaerei non fa crociera toccando i vari porti.
Vogliono la puntura pure per i bimbi. Ma i benefici per loro sono discutibili
Bambini e ragazzi rappresentano il prossimo bersaglio della campagna vaccinale. Non si perde in giri di parole Guido Rasi, oggi consigliere del commissario per l'emergenza generale Francesco Paolo Figliuolo e già direttore dell'Agenzia europea per il farmaco, intervenuto ieri con un'intervista rilasciata per La Stampa. Prima quando definisce, poco elegantemente, «possibile serbatoio del virus» le fasce d'età più giovani. Poi, quando interrogato dal giornalista sullo scetticismo dei genitori in merito alla possibilità di somministrare ai più piccoli il siero anti-Covid taglia corto. «Capisco che la convenienza non sia immediata, ma ci sono rari casi pediatrici gravi», spiega Rasi, senza contare che «la variante Delta tra i dieci e i trent'anni sta creando qualche problemino». Infine, «la questione della protezione di massa: non possiamo permetterci che il virus continui a circolare tra i ragazzi». Tra le righe si legge la preoccupazione per il raggiungimento dell'immunità di gregge, minacciata dall'esitazione vaccinale degli over 60. Non si può negare che, in quest'ottica, i 3,4 milioni di italiani di età compresa tra i 12 e i 17 anni possano far comodo a Rasi, non fosse altro perché - tra la minaccia del ritorno alla Dad e il pericolo di ripristinare le restrizioni di carattere sociale - rappresentano una categoria assai più influenzabile. Un piccolo esercito a cui potrebbero aggiungersi gli oltre tre milioni di bambini tra i 6 e gli 11 anni, fascia d'età per la quale «probabilmente», sempre secondo Guido Rasi, il vaccino verrà autorizzato nel prossimo futuro.
Noi della Verità abbiamo provato, numeri alla mano, a stilare un'analisi tra costi e benefici della vaccinazione tra i più giovani. Senza la pretesa di sostituirci alle raccomandazioni mediche e ben consci che la storia clinica di ciascuna persona fa storia a sé, non possiamo fare a meno di rilevare che la questione è leggermente più complessa di come la dipinge l'ex direttore dell'Ema. Secondo l'ultimo bollettino sull'epidemia di Sars-CoV-2 stilato dall'Iss e aggiornato al 14 luglio scorso, i casi riscontrati nella fascia d'età 10-19 anni (non perfettamente sovrapponibile a quella del vaccino, ma ci dobbiamo accontentare) sono stati 413.151, con un'incidenza pari a 7.240 casi ogni 100.000 abitanti. Incrociando il numero di casi con la condizione clinica dei contagiati, si ricava che più di nove soggetti su dieci sono asintomatici, paucisintomatici o con sintomi lievi. Per quanto riguarda i casi più gravi, i severi rappresentano appena lo 0,7% (incidenza 51 ogni 100.000 individui) mentre i critici il 2,3% del totale (incidenza 166 ogni 100.000). Stando al report pubblicato dall'Agenzia italiana del farmaco sulle reazioni avverse ai vaccini contro il coronavirus, nella fascia 12-19 anni l'incidenza delle reazioni avverse è stata pari a 126 ogni 100.000 dosi somministrate al 26 giugno. Numeri da prendere con le pinze, avvisa l'Aifa, dal momento che questi tassi «sono calcolati su una popolazione di vaccinati poco rappresentata», ma sufficienti a porsi quantomeno un interrogativo sul rapporto tra la sicurezza del siero e il giovamento che questo potrebbe arrecare al destinatario. Perché, occorre ricordarlo, la vaccinazione costituisce prima di tutto una protezione per chi la riceve. Riflessioni corroborate, a maggior ragione, dall'esiguo numero di decessi: 16 nella fascia 10-19 anni (0,2 ogni 100.000 persone) e 12 in quella 0-9 anni (0,25 ogni 100.000 persone), riscontrati nella maggior parte dei casi in bambini e ragazzi con gravi patologie preesistenti.
Non è un caso, perciò, se quando si tratta di vaccinare i più piccoli anche l'Organizzazione mondiale della sanità ci vada con i piedi di piombo. «Bambini e adolescenti tendono ad avere sintomi più lievi rispetto agli adulti, perciò a meno che non facciano parte di un gruppo a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19», si legge nelle raccomandazioni ufficiali divulgate al pubblico, «è meno urgente vaccinarli rispetto alle persone più anziane, i malati cronici e gli operatori sanitari». Tradotto, non c'è nessuna fretta di immunizzare i giovani. Non è tutto perché, sottolinea l'Oms, «sono necessarie maggiori prove sull'utilizzo dei vaccini nei bambini al fine di formulare a tal proposito indicazioni di carattere generale». Lo scorso giugno, la Commissione permanente per i vaccini tedesca (Stiko) si è espressa in favore della vaccinazione nella fascia 12-17 anni per i soli soggetti con patologie pregresse. E proprio ieri il ministro della Salute britannico Sajid David, anche sulla scorta delle miocarditi verificatesi a danno dei più giovani, ha annunciato di aver accettato un'analoga raccomandazione formulata dalla Commissione congiunta per le vaccinazioni. «Basandoci sul fatto che i bambini sani che contraggono il Covid-19 sviluppano sintomi lievi», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, il medico e docente dell'Università di Oxford Anthony Harnden, «abbiamo stabiliti che i benefici della vaccinazione in questa fascia d'età sono realmente contenuti».
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I farmaci salvano e proteggono dai sintomi gravi, ma non bloccano la circolazione del virus. Per convincere i dubbiosi però si ripete il contrario. E l'Iss conta come non immunizzato anche chi ha già avuto una dose. Guido Rasi, consigliere di Figliuolo, invita i genitori a far vaccinare i figli e auspica l'inoculazione anche per i minori di 12 anni. I vantaggi per i giovani si scontrano però con i casi avversi. E infatti Oms, Berlino e Londra frenano.Lo speciale contiene due articoli!function(e,i,n,s){var t="InfogramEmbeds",d=e.getElementsByTagName("script")[0];if(window[t]&&window[t].initialized)window[t].process&&window[t].process();else if(!e.getElementById(n)){var o=e.createElement("script");o.async=1,o.id=n,o.src="https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js",d.parentNode.insertBefore(o,d)}}(document,0,"infogram-async");Il vaccino come unico mezzo per sconfiggere il virus e «per il bene degli altri». Con questi slogan ci stanno assordando, a reti unificate, incuranti delle contraddizioni che vanificano proclami allarmistici e non convincono scettici e indecisi. L'ultimo esempio arriva dalle tabelle del più recente report dell'Istituto superiore di sanità, che dovrebbero misurare l'impatto del farmaco sulla popolazione, differenziandola in vaccinati con ciclo incompleto, con due dosi e non vaccinati. La Verità ne ha già scritto più volte, far conoscere i benefici dell'essere immunizzati, assieme a dati attendibili della farmacovigilanza sulle reazioni avverse fino a oggi riscontrate, sarebbe l'unica operazione seria che governo e autorità sanitarie possono concordare per realizzare una campagna di sensibilizzazione. Altrimenti è terrorismo sociale, facendo leva sulla salute. Nell'ultimo documento dell'Iss leggiamo che l'efficacia complessiva della vaccinazione «è superiore al 70% nel prevenire l'infezione in vaccinati con ciclo incompleto» e «superiore all'88% per i vaccinati con ciclo completo». Nel prevenire l'ospedalizzazione arriva «all'80,8% con ciclo incompleto» e «al 94,6% con ciclo completo», scongiura i ricoveri in terapia intensiva rispettivamente all'88,1% e al 97,3%. Per quanto riguarda i decessi, con una sola dose sarebbero evitati nel 79% dei casi, con ciclo completo al 95,8% anche se l'lss spiega che non sono tenute in considerazione le «comorbidità», le patologie di cui i pazienti potevano soffrire e che possono avere aggravato il rischio, in caso di contagio da Covid. Questione non di poco conto, da chiarire. Vogliamo considerare un po' di numeri? Dal 21 giugno al 4 luglio, i positivi non vaccinati sono stati 8.047, quelli vaccinati con una dose sola 1.760, quelli con ciclo completo 790. Le ospedalizzazioni, sempre nello stesso ordine, furono 772, 89 e 80, mentre i dati relativi ai ricoveri in terapia intensiva passarono da 80 a 10, per diventare solo 4 tra coloro che hanno ricevuto le due dosi. Un vantaggio grande e progressivo con il progredire delle vaccinazioni, allora il farmaco funziona? Purtroppo i calcoli dell'Iss sono gravati da un errore sistematico (bias) dichiarato dallo stesso Istituto, che include tra i «non vaccinati» anche i cittadini che hanno ricevuto la prima dose «o mono dose entro 14 giorni dalla diagnosi stessa, ovvero prima del tempo necessario a sviluppare una risposta immunitaria completa al vaccino», e tra i «vaccinati con ciclo incompleto» anche i vaccinati con la seconda dose eseguita nelle due settimane riferite. Quindi non sono dati precisi. Non solo, proprio negli otto giorni o poco più successivi all'inoculazione è stato documentato da molte fonti e in molti Paesi un forte aumento dei casi di Covid-19. «L'incidenza giornaliera dei casi è circa raddoppiata dopo la vaccinazione fino circa all'ottavo giorno successivo», riportava a marzo il British medical journal (Bmj), una delle riviste di medicina generale più prestigiose, così pure lo segnalava nello stesso mese uno studio di coorte su 331.000 sanitari danesi. Sempre su Bmj, la patologa Clare Craig adombra anche una spiegazione legata alla transitoria caduta post vaccinale delle difese immunitarie di linfociti e granulociti neutrofili, riferite negli studi randomizzati sia con vaccini basati su mRna, sia con vaccino a vettore virale. «Sarà opportuno prendere in considerazione, per verificarle, le analisi dell'Iss quando avranno scorporato dai non vaccinati i soggetti che hanno ricevuto la prima dose nelle due settimane riferite allo studio, che sarebbero circa il 13,5% del totale», osserva Marco Alessandria, Phd ovvero dottore di ricerca in medicina e terapia sperimentale, mentre «coloro che ne hanno già fatte due entro i 14 giorni sarebbero circa il 31% del totale».Se consideriamo che gli over 60 con almeno una dose sono l'87,8% e dal 28 giugno all'11 luglio solo l'11 per cento dei nuovi contagi ha riguardato persone in questa fascia di età, non si può negare che il vaccino ha evitato molti ricoveri e decessi. Anche le vaccinazioni di cittadini tra i 12 e i 39 anni, con una letalità da Covid praticamente inesistente, ci dicono che l'8,1% ha ricevuto una dose, il 3,4% ha completato il ciclo. Il vaccino starebbe proteggendo chi si è fatto la punturina, ma non blocca la circolazione del virus. Da mesi i virologi lo stanno dicendo, loro malgrado, ma assieme ai nostri politici vorrebbero vaccinare tutti, sostenendo che lo si deve fare per dovere civico. Invece se c'è un interesse, è solo per chi vuole sentirsi sicuro con un siero anti Covid. Altro che No vax che costituirebbero «un grosso problema per la salute pubblica e un ostacolo serio sul piano della stabilizzazione della situazione sanitaria», come dichiarava ieri La Stampa. Il virus continua a circolare comunque, come è accaduto sull'ammiraglia della Royal Navy, la Hms Queen Elizabeth, nave da guerra da 3 miliardi di sterline partita dalla base navale di Portsmouth a maggio. A bordo ci sono 3.700 persone, tutte vaccinate con entrambe le dosi, è diretta in Giappone dove arriverà al termine di 28 settimane di navigazione eppure tra l'equipaggio sono stati registrati un centinaio di positivi al coronavirus. Un focolaio circoscritto, assicurano dal ministero della Difesa britannico, ma ciò non toglie che il virus ha potuto circolare pur tra marinai completamente immunizzati e che non hanno avuto occasioni di contagiarsi in losche taverne perché la portaerei non fa crociera toccando i vari porti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sono-i-dati-a-debellare-la-retorica-la-vaccinazione-non-ferma-i-contagi-2653852352.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vogliono-la-puntura-pure-per-i-bimbi-ma-i-benefici-per-loro-sono-discutibili" data-post-id="2653852352" data-published-at="1626730227" data-use-pagination="False"> Vogliono la puntura pure per i bimbi. Ma i benefici per loro sono discutibili Bambini e ragazzi rappresentano il prossimo bersaglio della campagna vaccinale. Non si perde in giri di parole Guido Rasi, oggi consigliere del commissario per l'emergenza generale Francesco Paolo Figliuolo e già direttore dell'Agenzia europea per il farmaco, intervenuto ieri con un'intervista rilasciata per La Stampa. Prima quando definisce, poco elegantemente, «possibile serbatoio del virus» le fasce d'età più giovani. Poi, quando interrogato dal giornalista sullo scetticismo dei genitori in merito alla possibilità di somministrare ai più piccoli il siero anti-Covid taglia corto. «Capisco che la convenienza non sia immediata, ma ci sono rari casi pediatrici gravi», spiega Rasi, senza contare che «la variante Delta tra i dieci e i trent'anni sta creando qualche problemino». Infine, «la questione della protezione di massa: non possiamo permetterci che il virus continui a circolare tra i ragazzi». Tra le righe si legge la preoccupazione per il raggiungimento dell'immunità di gregge, minacciata dall'esitazione vaccinale degli over 60. Non si può negare che, in quest'ottica, i 3,4 milioni di italiani di età compresa tra i 12 e i 17 anni possano far comodo a Rasi, non fosse altro perché - tra la minaccia del ritorno alla Dad e il pericolo di ripristinare le restrizioni di carattere sociale - rappresentano una categoria assai più influenzabile. Un piccolo esercito a cui potrebbero aggiungersi gli oltre tre milioni di bambini tra i 6 e gli 11 anni, fascia d'età per la quale «probabilmente», sempre secondo Guido Rasi, il vaccino verrà autorizzato nel prossimo futuro. Noi della Verità abbiamo provato, numeri alla mano, a stilare un'analisi tra costi e benefici della vaccinazione tra i più giovani. Senza la pretesa di sostituirci alle raccomandazioni mediche e ben consci che la storia clinica di ciascuna persona fa storia a sé, non possiamo fare a meno di rilevare che la questione è leggermente più complessa di come la dipinge l'ex direttore dell'Ema. Secondo l'ultimo bollettino sull'epidemia di Sars-CoV-2 stilato dall'Iss e aggiornato al 14 luglio scorso, i casi riscontrati nella fascia d'età 10-19 anni (non perfettamente sovrapponibile a quella del vaccino, ma ci dobbiamo accontentare) sono stati 413.151, con un'incidenza pari a 7.240 casi ogni 100.000 abitanti. Incrociando il numero di casi con la condizione clinica dei contagiati, si ricava che più di nove soggetti su dieci sono asintomatici, paucisintomatici o con sintomi lievi. Per quanto riguarda i casi più gravi, i severi rappresentano appena lo 0,7% (incidenza 51 ogni 100.000 individui) mentre i critici il 2,3% del totale (incidenza 166 ogni 100.000). Stando al report pubblicato dall'Agenzia italiana del farmaco sulle reazioni avverse ai vaccini contro il coronavirus, nella fascia 12-19 anni l'incidenza delle reazioni avverse è stata pari a 126 ogni 100.000 dosi somministrate al 26 giugno. Numeri da prendere con le pinze, avvisa l'Aifa, dal momento che questi tassi «sono calcolati su una popolazione di vaccinati poco rappresentata», ma sufficienti a porsi quantomeno un interrogativo sul rapporto tra la sicurezza del siero e il giovamento che questo potrebbe arrecare al destinatario. Perché, occorre ricordarlo, la vaccinazione costituisce prima di tutto una protezione per chi la riceve. Riflessioni corroborate, a maggior ragione, dall'esiguo numero di decessi: 16 nella fascia 10-19 anni (0,2 ogni 100.000 persone) e 12 in quella 0-9 anni (0,25 ogni 100.000 persone), riscontrati nella maggior parte dei casi in bambini e ragazzi con gravi patologie preesistenti. Non è un caso, perciò, se quando si tratta di vaccinare i più piccoli anche l'Organizzazione mondiale della sanità ci vada con i piedi di piombo. «Bambini e adolescenti tendono ad avere sintomi più lievi rispetto agli adulti, perciò a meno che non facciano parte di un gruppo a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19», si legge nelle raccomandazioni ufficiali divulgate al pubblico, «è meno urgente vaccinarli rispetto alle persone più anziane, i malati cronici e gli operatori sanitari». Tradotto, non c'è nessuna fretta di immunizzare i giovani. Non è tutto perché, sottolinea l'Oms, «sono necessarie maggiori prove sull'utilizzo dei vaccini nei bambini al fine di formulare a tal proposito indicazioni di carattere generale». Lo scorso giugno, la Commissione permanente per i vaccini tedesca (Stiko) si è espressa in favore della vaccinazione nella fascia 12-17 anni per i soli soggetti con patologie pregresse. E proprio ieri il ministro della Salute britannico Sajid David, anche sulla scorta delle miocarditi verificatesi a danno dei più giovani, ha annunciato di aver accettato un'analoga raccomandazione formulata dalla Commissione congiunta per le vaccinazioni. «Basandoci sul fatto che i bambini sani che contraggono il Covid-19 sviluppano sintomi lievi», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, il medico e docente dell'Università di Oxford Anthony Harnden, «abbiamo stabiliti che i benefici della vaccinazione in questa fascia d'età sono realmente contenuti».
Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.