Sinistra schierata coi taxi del mare e l’Europa ora scopre l’emergenza

Mentre la Ocean Viking di Sos Mediterranée, che ha rispettato in pieno il Codice di condotta per le Ong, è ripartita dal porto di Carrara dopo aver fatto sbarcare i suoi 95 passeggeri, alla Spezia il comandante e il capomissione della Geo Barents di Medici senza frontiere sono stati convocati in Questura per le verifiche. Sulla nave, ferma al molo, sono in corso gli accertamenti. La Ong rischia una multa da 10 a 50.000 euro e il fermo per due mesi del taxi del mare.
Le verifiche, come svelato l’altro giorno dalla Verità, procedono in questo modo: acquisizione delle certificazioni rilasciate dallo Stato di bandiera (la Norvegia) e dei fascicoli che contengono i requisiti di idoneità tecnico-nautica. Ma anche dei giornali di bordo, dove il comandante deve aver annotato tutte le informazioni necessarie per ricostruire in modo dettagliato le operazioni di soccorso, che verranno comparate con le notizie acquisite dal Centro di coordinamento per il soccorso in mare. In sostanza è tutto concentrato su come sono nate le due ulteriori operazioni in mare avviate dopo che il governo aveva assegnato il porto di sbarco, se sono state comunicate al Centro di coordinamento e se hanno fatto ritardare lo sbarco o messo in pericolo i passeggeri. Al termine dell’attività istruttoria la polizia di Stato preparerà un verbale da notificare al comandante della nave. La Prefettura entrerà in gioco solo successivamente. E si pronuncerà sull’eventuale ricorso presentato contro il verbale di accertamento.
Gli sbarcati, però, stanno già dando qualche grattacapo al prefetto Maria Luisa Inversini: in tre, positivi al Covid, si erano allontanati dall’ospedale di Sarzana dopo il ricovero. Sono stati rintracciati da una Volante della polizia nella periferia della Spezia e riportati nel reparto Malattie infettive. Un cordone protettivo dell’ultrasinistra nel frattempo si è presentato davanti alla Prefettura della città ligure: partiti e associazioni sono in presidio di protesta contro il decreto ed espongono un lungo striscione con scritto «Welcome refugees». Uno dei manifestanti, il segretario provinciale del Partito democratico, Iacopo Monteforti, ha definito il decreto «insensato», aggiungendo che «criminalizza l’attività di soccorso in mare da parte delle Ong». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, invece, ieri ha ricordato che «la presenza non regolata di navi private è un fattore d’attrazione, si è visto in questi giorni quando le navi si sono posizionate a pochi chilometri dai porti di partenza e sono ripartiti anche i gommoni più fragili». Secondo Piantedosi, «queste unità incoraggiano a mettersi in viaggio con mezzi molto più precari». Poi ha aggiunto: «I salvataggi sono a carico degli Stati e l’Italia provvede in maniera encomiabile».
Ecco la ragione per la quale le operazioni in mare devono sempre essere vagliate dal Centro di coordinamento: le autorità italiane sono sempre pronte a intervenire con motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza e, se necessario, con le navi militari. I taxi del mare, invece, continuano a piazzarsi in acque internazionali a largo della Libia in attesa di quelli che nelle intercettazioni della Procura di Trapani vengono chiamati dagli attivisti delle Ong coinvolte (Jugend Rettet, Save the Children e Medici senza frontiere) «pescatori», ovvero gli scafisti trafficanti di esseri umani. La presenza delle navi delle Ong al largo della Libia, secondo il governo italiano, favorisce le partenze. Ed è scattato il giro di vite.
Il nodo ancora da definire è quello delle ridistribuzioni. «La percentuale di rimpatri e di riammissioni non è sufficiente», ha sottolineato ieri il presidente del Consiglio europeo Charles Michel che, a Palazzo Chigi, ha incontrato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Michel ha sottolineato anche la necessità di «portare avanti il lavoro con gli Stati membri sulle conseguenze dell’immigrazione». «Sono contenta che ci sia consapevolezza del fatto che l’Italia non può governare da sola questa materia e non la può affrontare da sola», ha detto Meloni al termine dell’incontro, aggiungendo: «È un primo segnale importante che la Commissione europea abbia riconosciuto a fine novembre la priorità della rotta del Mediterraneo centrale e che nei giorni scorsi abbia riconosciuto la specificità anche delle frontiere marittime europee». Poi ha rilanciato: «L’impegno verso l’Africa dovrebbe essere di tutta l’Europa e mi sembra che su questo ci siano importanti punti di contatto. Così come si può migliorare l’azione europea in tema di rimpatri».
«Per quanto riguarda il fronte migratorio, l’obiettivo di Fratelli d’Italia è chiaro: solo chi ha diritto può entrare nel nostro territorio», ha puntualizzato ieri Alessia Ambrosi, deputato di Fratelli d’Italia. Il flusso dal Nord Africa sembra essersi attenuato e nel mese di gennaio sono sbarcati in poco più di 500, mentre i centri d’accoglienza siciliani cominciano a respirare, passando dalla zona rossa a quella gialla, con il 9 per cento di tutti gli sbarcati in Italia (la Sicilia era arrivata anche all’11 quando al Viminale c’era Luciana Lamorgese), ovvero 9.373 ospiti. E ora anche dal Partito popolare europeo battono i pugni: «C’è un’emergenza migratoria. Nel 2022 sono stati registrati almeno 330.000 ingressi irregolari, il massimo dal 2016. Abbiamo bisogno di una politica che interrompa le reti di traffico di esseri umani, migliori i rimpatri e rafforzi lo spazio Schengen». In vista c’è il Consiglio straordinario fissato per il 9 e il 10 febbraio.





