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La sinistra inclusiva vuol cacciare i calciatori ebrei

La sinistra inclusiva vuol cacciare i calciatori ebrei
Manor Solomon durante la partita delle qualificazioni europee ai mondiali tra Italia e Israele a Udine, il 14 ottobre 2025 (Ansa)
L’assessore di Sesto Fiorentino, Jacopo Madau, contesta l’arrivo di Solomon nel club viola: «Non è il benvenuto e non può rappresentare né la città né la squadra». La ragione sarebbe l’appoggio a Netanyahu.

«Non sei benvenuto a Firenze». La genialata questa volta è frutto della mente di un personaggio noto in tutte le cancellerie internazionali, che terranno certamente conto del suo pronunciamento: l’assessore di Sesto Fiorentino alla Cultura, al Lavoro e alle Politiche giovanili, Jacopo Madau. Il suo bersaglio è il giocatore israeliano Manor Solomon, acquistato dalla Fiorentina per rinforzare la squadra che non è messa troppo bene. La questione è proprio data dalla sua origine israeliana. Il signor Madau sostiene, dall’alto della sua posizione, che Solomon avrebbe legittimato a varie riprese il genocidio di Gaza. A noi risulta, per la verità, che tutta questa propaganda pro Netanyahu in realtà non ci sia stata. Ci risulta invece che quando a Udine si è giocata la partita Italia-Israele Solomon, essendo il giorno della liberazione degli ostaggi israeliani, abbia molto giustamente esultato per il ritorno alla vita normale dei suoi connazionali tenuti in ostaggio da Hamas. Forse il signor assessore Madau trova in questo qualcosa di disdicevole.

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Puglia, a rischio 350 milioni di euro di fondi del Pnrr investiti per la sanità
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
Decaro reclama dai medici di base i compensi integrativi versati negli ultimi dieci anni, per circa 70.000 euro a testa.

Ancora non ha prestato giuramento e già si trova tra le mani una vera patata bollente, Antonio Decaro, neoeletto governatore della Puglia. Da un lato il tacito patto di mutuo soccorso con l’amica Emilia-Romagna, difficile da rompere; dall’altro, la necessità di non perdere la faccia sui 350 milioni di fondi Pnrr che la «sua» Regione si è aggiudicata per tentare di ricostruire un sistema sanitario a pezzi. La vicenda è quella dei 23 milioni di euro di compensi, versati negli ultimi dieci anni sulla base di un Accordo collettivo nazionale tuttora in essere, e ora chiesti indietro ai medici di base della Puglia dalla Regione, guidata fino allo scorso novembre da Michele Emiliano.

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Sul fine vita la Consulta si è fatta autogol
iStock
La Corte costituzionale ribadisce l’esistenza di un diritto al suicidio medicalmente assistito con il coinvolgimento dell’Ssn. Allo stesso tempo, però, dichiara nulla la normativa con cui la Regione Toscana aveva cercato di darvi attuazione.

*Presidente di sezione emerito della Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 204/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale, pronunciandosi sul ricorso proposto dalla presidenza del consiglio dei ministri avverso la legge regionale toscana n. 16/2025 in materia di fine vita, ha, tra l’altro, confermato un principio già espresso nella precedente sentenza n. 132/2025: quello, cioè, secondo cui la persona che si trovi nelle condizioni stabilite dalla stessa Corte Costituzionale nella fondamentale sentenza n. 242/2019 (e alla quale possa, quindi, essere prestato aiuto al suicidio senza che chi lo presta incorra nel reato di cui all’articolo 580 del codice penale) avrebbe il «diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l’ausilio nel relativo impiego».

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«Io sono notizia» e la fine del confine tra pubblico e privato
«Io sono notizia» (Netflix)

La docuserie Netflix Io sono notizia ripercorre, attraverso la figura di Fabrizio Corona, un passaggio cruciale della storia recente italiana: dagli anni Novanta all’affermazione di un sistema mediatico in cui gossip, potere e vita privata hanno progressivamente cancellato ogni confine.

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La star di Hollywood vuota il sacco. «Celebrità di destra nella lista nera»
Rob Schneider (Getty Images)
L’attore Rob Schneider denuncia il «marciume» del mondo dello spettacolo progressista: «Chi ha idee conservatrici viene boicottato. Quando ho detto come la pensavo è stata la fine della mia carriera».

Small circle. Il circolino a Hollywood con vista su Rodeo Drive, faccenda antica. È piccolo nella definizione ma grande chilometri quadrati nell’espansione ipocrita, che parte dal socialismo liberal delle ville con piscina descritte da Sydney Pollack e Frank Perry nel geniale Un uomo a nudo (1968) e arriva al woke conclamato di questi anni, con il decalogo dei parametri inclusivi per concorrere all’Oscar. Fra i quali non dev’essere compreso il termine «conservatore», equiparato a una bestemmia perché sinonimo di suprematismo bianco. La più recente fotografia della realtà è stata scattata dal comico, attore e regista Rob Schneider, che due giorni fa in un podcast della Fox ha denunciato l’esistenza di «una lista nera delle celebrità conservatrici», ha specificato che «parlare pubblicamente delle convinzioni politiche di destra equivale a non lavorare» e ha concluso che tutto ciò definisce «il marciume dell’anima di Hollywood».

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