A Genova divieto di pubblicità per tutte le attività legate a fonti fossili

Siccome per la sinistra il cittadino è scemo e il consumatore lo è ancora di più, a Genova hanno scoperto come risolvere il problema del riscaldamento globale: vietando le pubblicità delle fonti fossili negli spazi pubblici.
E anche dei «prodotti ad alta impronta di carbonio», qualunque cosa voglia dire (auguri per la stesura delle relative ordinanze). La pensata è stata di Avs, ma la maggioranza che sostiene il sindaco Silvia Salis l’ha adottata con gioia giovedì pomeriggio, approvando una mozione ad hoc.
È ancora presto per capire se saranno vietati solo i manifesti che pubblicizzano una data catena di pompe di benzina, oppure se la mannaia gretina si abbatterà anche su caldaie, condizionatori d’aria, automobili diesel. La mozione presentata da Alleanza Verdi Sinistra chiede di introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili, con particolare attenzione alle aree connesse al trasporto pubblico locale come le fermate degli autobus, della metropolitana e gli impianti pubblicitari collegati alla mobilità urbana.
La mozione impegna la Salis e la giunta a valutare «misure concrete» per limitare «la promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio» negli spazi pubblici, con l’obiettivo dichiarato di rendere più coerenti le politiche cittadine con la dichiarazione di emergenza climatica già approvata negli anni scorsi. Certo, l’emergenza climatica di Genova farebbe più pensare a interventi seri sul patrimonio edilizio costruito sui greti dei torrenti e a una valutazione più «consapevole», come direbbero gli ambientalisti, dell’elevato indice di consumo del territorio del capoluogo ligure, ma non sono cose che si possono chiedere a una turborenziana come la Salis, in rampa di lancio verso la leadership nazionale del centrosinistra. Molto più semplice imbracciare la consueta artiglieria «cancel» vietando tutto il vietabile, parole comprese; immaginare che i cittadini siano un branco di beoti che fa e compra tutto quello che dice la pubblicità; far finta di ignorare che se si vuole spingere un consumo ci sono mille sistemi per farlo, sui media e sui social, come insegna il gioco d’azzardo. Stupisce, poi, che un partito come Avs, dove l’impronta post-marxista e/o libertaria dovrebbe essere ancora forte, si metta a vietare cartelloni, anziché condurre le proprie battaglie attraverso il libero appello al boicottaggio delle filiere economiche che giudica «sbagliate».
Ciò detto, la primogenitura della mozione genovese spetta ad Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, che a febbraio del 2024 ha chiesto formalmente alle varie nazioni di vietare la pubblicità dei combustibili fossili e di invitare le società di pubbliche relazioni e di lobbying a interrompere qualsiasi legame con i loro clienti nel campo di carbone, petrolio e affini.
In Europa, si sono mosse per prime alcune città come l’Aia, Stoccolma e Amsterdam, che hanno introdotto limitazioni alle pubblicità che andrebbero contro agli obiettivi della riduzione del riscaldamento globale. Ad Amsterdam hanno anche vietato di pubblicizzare la carne, quindi con questa logica è possibile che prima o poi arrivi anche il divieto per le pubblicità dei dolci. Sarebbe divertente vedere la Salis vietare i manifesti dei biscotti del Lagaccio o del panettone genovese. In ogni caso, al momento la primogenitura italiana spetta a Firenze, dove due mesi fa il Consiglio comunale ha approvato una mozione per la messa al bando della pubblicità legata al fossile e le ha appiccicato anche un bel nome come «#BanFossilAds», campagna destinata a tutta la nazione. Lo schema fiorentino prevede restrizioni e divieti per pubblicità di vari prodotti, tra cui sono stati citati i Suv e le auto di grandi dimensioni, le compagnie aeree, le navi da crociera, i prodotti petroliferi. Chissà come saranno le versioni finali delle ordinanze, ma per due città turistiche come Firenze e Genova sarebbe curioso assistere a una crociata comunale contro grandi navi e aerei.
A Genova, comunque, Avs è piuttosto chiara nelle sue intenzioni. Il capogruppo in Comune, Francesca Ghio, ha spiegato questa sorta di imperativo morale alla rieducazione: «Non possiamo continuare a dichiarare l’emergenza climatica e contemporaneamente consentire che lo spazio pubblico venga occupato dalla promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio. È una contraddizione evidente e un messaggio sbagliato alla cittadinanza». Di tutt’altra opinione il centrodestra, che parla di follia green. Il gruppo Fdi in consiglio protesta: «Crediamo ci voglia un mix tra consapevolezza, responsabilità, sviluppo e tutela del territorio e questa proposta non coniuga nessuna di queste qualità. All’ideologia e alla volontà di accettare una sola versione della storia ritenuta valida della coalizione progressista rispondiamo riprendendo le parole del premier Meloni: “Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore». Lapidario Pietro Piciocchi, sconfitto dalla Salis: provvedimento «ideologico e scollegato dalla realtà economica e geopolitica attuale».






