
Via libera ufficiale al decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso. La firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivata ieri a un giorno dalla scadenza per la conversione in legge dopo una complicata negoziazione con l’esecutivo.
Immediatamente dopo, come annunciato, è stato emanato anche un decreto legge correttivo con un Consiglio dei ministri durato pochi minuti. I rilievi del presidente della Repubblica su questo dl sono arrivati a scoppio ritardato, tre giorni dopo l’approvazione dell’emendamento sugli avvocati, dopo che era passato anche in Commissione senza che le opposizioni muovessero obiezioni. La polemica in sostanza è scattata solo dopo che il Consiglio nazionale forense si è dissociato. Nella migliore delle ipotesi si può dire che in questo modo sia stata attirata l’attenzione di Mattarella, che pure non molto tempo fa aveva sottolineato di firmare anche leggi che non condivide (non in questo caso evidentemente). Per «blindarsi» ulteriormente, il capo dello Stato ha voluto firmare i due decreti, quello approvato dal Parlamento e quello correttivo, in contemporanea, evidentemente temendo sorprese se avesse lasciato del tempo tra il primo e il secondo.
Alla fine dell’emendamento si mantiene il contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di rimpatrio volontario, ma indipendentemente dall’esito della richiesta e non è più esclusiva degli avvocati. Potrebbero beneficiarne anche associazioni e onlus. I termini della collaborazione con il Viminale li deciderà un decreto ministeriale. Di certo sparisce il coinvolgimento esplicito del Consiglio nazionale forense e il budget del premio aumenta di circa 170.000 euro. Stanziati in tutto 1,4 milioni fino al 2028 (distinti in 281.055 per quest’anno e 561.495 per ciascuno degli altri due anni). «Siamo soddisfatti del fatto che sono state considerate le nostre preoccupazioni e le nostre osservazioni in ordine ad un improprio coinvolgimento del Consiglio nazionale forense nel procedimento che riguardava il rimpatrio volontario assistito», ha commentato il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco.
«Con l’approvazione definitiva del decreto Sicurezza» , ha commentato sui social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile. Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le forze dell’ordine, per i cittadini onesti, per chi ogni giorno chiede solo di vivere in sicurezza. Noi andiamo avanti così: con serietà, determinazione e con la volontà di dare risposte concrete agli italiani».
La legge definitiva si compone di 33 articoli che spaziano da misure per la lotta alla criminalità, specie giovanile; sanzioni più severe per manifestazioni e cortei; norme su organici e tutele delle forze dell’ordine e altre sulla gestione dell’immigrazione. Si interviene sui maranza con una legge che vieta di portare fuori casa, e senza motivo valido, un coltello di almeno 8 centimetri. Chi viene beccato rischia il carcere da sei mesi a tre anni e se questo avviene su mezzi di trasporto come treni e bus, si applica l’aggravante. Viene poi estesa la procedibilità d’ufficio ai casi di lesioni personali compiute nei confronti del personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico. Possibilità di arresto in flagranza di reato in caso di lesioni verso docenti, dirigenti scolastici, personale tecnico e ausiliario della scuola, nonché in danno del personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico nell’atto o a causa dell’adempimento delle loro funzioni.
Ulteriore stretta sui cortei è il fermo preventivo: può essere disposto fino a 12 ore nei confronti di persone ritenute pericolose per la sicurezza pubblica in vista di una manifestazione.
Tra le norme più contestate a sinistra, c’è il cosiddetto scudo penale per chi commette un reato con «causa di giustificazione» cioè in servizio, come succede ad agenti e militari. In quel caso viene iscritto in un registro indagati ad hoc.
Su questo esprime particolare soddisfazione Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei deputati. «Un decreto estremamente concreto, che punta a ridurre i fenomeni di microcriminalità, e a garantire più sicurezza e maggior legalità» e precisa: «Chi non ha diritto a restare nel nostro Paese non può continuare a circolare nelle nostre strade. I cittadini hanno diritto a vivere in tranquillità senza paura di dover subire molestie, di imbattersi in situazioni di spaccio tra pusher o di subire atteggiamenti violenti e aggressivi». In materia di immigrazione viene poi abrogata la norma che concedeva il gratuito patrocinio per i ricorsi degli stranieri contro i provvedimenti di espulsione; esteso l’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero ’detenuto o internato’, e introdotte nuove norme sulla notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e disposizioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio. «La verità è che anni di lassismo e di mancate assunzioni sotto i governi dominati dalla sinistra hanno creato non pochi danni, cui il governo Meloni ha dovuto porre rimedio» il commento del capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia Lucio Malan.






