Siluro di Grillo su Conte e il governo. «Tamponi gratis per i lavoratori»
  • L’Elevato entra a gamba tesa, spaccando la maggioranza e spiazzando Giuseppi, che già fatica a far digerire ai 5 stelle l’intesa con il Pd ai ballottaggi. E torna in campo pure Dibba, sparando a zero sul «messia Draghi»
  • Per Soumahoro, paladino dei braccianti coccolato dai dem, la card sarà «strumento di discriminazione»: viene negata a chi s’è inoculato farmaci non riconosciuti dall’Ema

Lo speciale contiene due articoli

Beppe Grillo cento ne pensa e una ne scrive, e quella che scrive è sempre, immancabilmente, una staffilata al suo ex pupillo, Giuseppe Conte. È noto a tutti che il fondatore del M5s ha dovuto digerire la leadership di Giuseppi, dopo averla prima a lungo osteggiata, in maniera clamorosa, e poi depotenziata, con modifiche statutarie tali da rendere la «panchina» dell’ex avvocato del popolo assai traballante. Difficile dargli torto, alla luce di quanto è accaduto nelle ultime settimane: non c’è ormai un solo elettore tra i pochi rimasti ai pentastellati che non si sia reso conto del fatto che l’alleanza strutturale con Pd e Leu ha trasformato il fu M5s in un cespuglietto di scorta di Enrico Letta.


Mentre il M5s è devastato dai flop elettorali delle amministrative, e mentre Luigi Di Maio conquista la presidenza del Comitato di garanzia, con i voti degli altri due membri, Roberto Fico e Virginia Raggi, commissariando di fatto Conte, arriva Beppe Grillo a scagliare un altro siluro verso l’ex premier e la corrente del grillismo rosso da lui capitanata.

Lo spunto è un ragionamento sul green pass per i lavoratori, che diventerà obbligatorio il prossimo 15 ottobre, che Grillo pubblica sul suo blog e sui social. «I lavoratori senza vaccino», scrive Grillo dopo aver fatto un paio di calcoli, «potrebbero essere 3-3,5 milioni, su 23 milioni di lavoratori, il 13%-15% circa. Se lo Stato decidesse, come auspicabile, di pagare i tamponi per entrare in azienda, per questi lavoratori, servirebbe circa un miliardo di euro fino a dicembre 2021». Beppe considera quindi «auspicabile» che sia lo Stato a pagare i tamponi per i lavoratori non vaccinati: una presa di posizione di grande significato politico, poiché si inserisce come un cuneo nel rapporto tra Conte e il Pd e in quello tra il M5s e l’esecutivo guidato da Mario Draghi. L’ingresso dei pentastellati nel governo Draghi, ricordiamolo sempre, fu caldeggiato proprio da Grillo.

Torniamo al post del fondatore: Beppe si rende conto di quanto sarà difficile per i lavoratori non vaccinati sobbarcarsi la spesa per i tamponi da effettuare per non perdere il posto, anche se occorre tenere presente che la gratuità dei test andrebbe a togliere ogni arma alla protesta di chi vede nel green pass un intollerabile strumento di schedatura di massa.


Al di là del merito della proposta, è rilevante che Grillo vada a rompere il fronte Pd-M5s su questo delicato argomento, avvicinandosi alle tesi di Lega e Fratelli d’Italia, e non è un caso che, tra i vari commenti negativi alla sua proposta arrivati dalla maggioranza, la reazione più stizzita sia quella di Andrea Orlando, ministro del Lavoro dei dem: «Ho sempre detto», sottolinea Orlando, «che mi sembra ragionevole pensare a tutte le forme possibili di calmierazione, ma far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato. Io penso invece», aggiunge Orlando, «che noi dobbiamo dire che chi va a lavorare e chi ancora non è convinto può avere anche un trattamento parzialmente diverso rispetto a chi non deve andare a lavorare».

Molto diversa, comprensibilmente, la reazione di Matteo Salvini: «Ho visto Grillo», dice Salvini, «chiedere l’estensione della validità dei tamponi e di offrirli gratuitamente, meglio tardi che mai». Da far cadere le braccia, invece, la risposta di Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno del M5s: «Ammesso e non concesso che ci sia un miliardo a disposizione», dichiara Sibilia a Sky Tg24, «userei queste risorse per aiutare le famiglie che hanno avuto decessi a causa della pandemia. Chi oggi non ha il green pass è un no vax». Una tesi, quest’ultima di Sibilia, francamente insostenibile per quanto è grossolana, ma che dimostra quanto nervosismo ci sia nella corrente dei grillini rossi e in quelli inchiodati alle poltrone di governo per la sortita di Grillo. Sortita che va letta in controluce: Beppe è tra i principali sponsor dell’ascesa di Virginia Raggi ai vertici del M5s, in chiave anti Conte e anti grillismo rosso, come anticipato dalla Verità. E torna a farsi sentire anche Alessandro Di Battista, che con la Raggi leader tornerebbe nel M5s: «Salari bassi, schifosamente bassi», scrive il Dibba su Facebook, «precarietà, povertà anche tra lavoratori, bollette carissime, delocalizzazioni, Parlamento violentato dai decreti legge, licenziamenti facili, zero interventi sui trasporti. Tutti a parlare di green pass ma ci sono veri e propri carri bestiame con lo Stato che si volta dall’altra parte. La realtà», aggiunge Di Battista, «cozza con la narrazione agiografica che si fa del messia Draghi».


Il succo politico della proposta di Grillo va dunque distillato insieme al «no» della Raggi al sostegno a Roma a Roberto Gualtieri, alla prospettiva di un imminente ritorno in campo di Di Battista, alla elezione di Di Maio al vertice del Comitato di Garanzia. Tutti protagonisti politici assolutamente contrari alla strategia di Conte, quella di trasformare il M5s in un alleato di minoranza del Pd.

Da non perdere

Governo

Energia a basso costo: ecco il piano

Paghiamo fino al 30% in più rispetto ad altri Paesi europei. L’aumento dell’offerta elettrica è frenato dalla burocrazia. Occorre un sottosegretario con poteri speciali.