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2022-08-29
La Serie A cresce, ma troppo poco
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Ansa
La serie A torna a respirare dopo i due anni di pandemia. Il nostro campionato di calcio continua a restare indietro rispetto alla Premier inglese dove l’ultima in classifica incassa quanto l’Inter dai diritti televisivi, ma allo stesso tempo anche la competizione che cresce di più rispetto alle cosiddette Big Five (insieme con Ligue 1, Bundesliga e Liga spagnola). Nel 2020/21 i club di Serie A hanno registrato la maggiore crescita percentuale dei ricavi aggregati di qualsiasi campionato: + 23%, toccando quota 2,5 miliardi di euro. A dirlo è Deloitte durante la 31ª edizione della Annual Review of Football Finance, la principale analisi indipendente del business e delle finanze del calcio professionistico europeo dopo la stagione 2020/2021 colpita dalle restrizioni del Covid-19. I 20 club più importanti del mondo per fatturato hanno perso oltre 2 miliardi di euro di ricavi da metà stagione 2019/20 al termine della stagione 2020/21, tornando ai livelli di 5 anni prima. Nel 2017/18 i ricavi aggregati delle «Big five» erano pari a 15,6 miliardi di euro. La Premier League continua a essere il campionato di punta, più avanti in tutti i parametri economici. Va detto però che club di Serie A hanno registrato la maggiore crescita percentuale dei ricavi aggregati di qualsiasi campionato, con un aumento del 23% fino a raggiungere la cifra record di 2,5 miliardi di euro. È stato anche l’unico campionato che nel 2020/21 ha registrato più ricavi rispetto al 2018/19.
La crescita è stata guidata principalmente dai ricavi dei diritti televisivi (+48%), in quanto molti club hanno riconosciuto una quantità significativa di ricavi nel 2020/21 rinviati dalla stagione 2019/20. C’è stato anche un aumento dei ricavi commerciali (di 113 milioni di euro), con 14 dei 17 club sempre in Serie A sia nel 2019/20 che nel 2020/21 che hanno registrato un aumento dei ricavi commerciali, come risultato di nuovi accordi commerciali e di alcuni rinvii di ricavi dal 2019/20. I costi salariali dei club di Serie A sono aumentati a 2,1 miliardi di euro (+29%) – ancora una volta un record per il campionato. La maggior parte dei club ha registrato un aumento e, con alcuni costi raddoppiati, il rapporto salari/ricavi è salito all’82%, il secondo più alto tra i «cinque grandi» campionati (dopo la Ligue 1 con il 98%). A pesare sulla Serie A è soprattutto la vendita dei diritti televisivi. Che significano introiti significativi per la casse dei club. In Italia è stato soprattutto il Milan a lanciare un nuovo modello. Ha rafforzato l’area scouting per trovare giovani giocatori all’estero, con Geoffrey Moncada. I rossoneri investono sui giovani. E ora Leao, miglior giocatore della Serie A dello scorso anno, pagato 30 milioni potrebbe andare al Chelsea per almeno 100 milioni di euro. Il Milan continua a comprare giovani, spendendo poco e sperando di rivenderli a un prezzo più alto. È un modello che non ha eguali nel nostro Paese. La Juventus, per esempio, ha comprato Angel Di Maria, campione argentino, che pesa sulle casse della squadra per 7 milioni di euro di stipendio annuo, ma che ha 34 anni e ha già avuto uno stop per infortunio. Allo stesso modo l’Inter si ritrova a dover comprare un centrale di difesa come Francesco Acerbi di 34 anni. E i nerazzurri allo stesso tempo sono stati costretti a vendere una giovane promessa come Cesare Casadei al Chelsea. Il Monza di Silvio Berlusconi è l’emblema del vecchio calcio italiano. Ha speso più di 70 milioni di euro per una rosa di quasi 36 giocatori e ha collezionato 3 sconfitte nelle prime 3 partite.
In ogni caso, a detta di Deloitte, continua l’impatto del Covid-19 sulle performance e i risultati finanziari delle squadre di calcio. i ricavi generati dai 20 club dell’ultima stagione ammontano a 8,2 miliardi, leggermente superiori a quelli della stagione passata, ma di oltre 1 miliardo in meno della stagione 2018/2019. Allo stesso tempo Alcuni flussi di entrata sono cresciuti rispetto alla stagione precedente: i diritti televisivi hanno raggiunto il record di 4,5 miliardi di euro, superando il livello pre-pandemia, anche grazie al parziale slittamento della stagione precedente. E poi ancora. Con la stagione giocata quasi interamente a porte chiuse, gli incassi degli stadi sono crollati al minimo storico di 111 milioni, rappresentando solo l'1% delle entrate totali dei club della Money League nel 2020/21 contro il 15% dell’edizione precedente.
Negli ultimi 10 anni il nostro campionato di calcio ha registrato un aumento pari a 398 milioni di euro, di poco sopra la Ligue 1, mentre la Bundesliga ha avuto un aumento di 997,8 milioni, la Liga spagnola a +1,1 miliardi e infine la Premier League inglese, nuovo punto di riferimento del calcio mondiale, con un aumento di 2,7 miliardi di euro. Tra la Serie A e la Premier League l’abisso non riguarda soltanto l’indice di crescita dei diritti tv, ma anche il valore complessivo degli stessi: 1,127 miliardi per la prima, che dal mercato estero incassa poco più di 200 milioni, 4,126 miliardi per la seconda con proventi equamente divisi tra mercato nazionale ed estero. Un dislivello economico troppo ampio che deve essere colmato. Nei mesi scorsi l’amministratore delegato Luigi De Siervo era volato negli Stati Uniti per rilanciare la vendita dei diritti Tv della Serie A. Al momento, però, non c’è ancora stata una risposta.
Ancora problemi di trasmissione per Dazn
Le polemiche e lamentele degli utenti contro Dazn, la piattaforma streaming che possiede tra gli altri i diritti televisivi del campionato di Serie A, non accennano a placarsi. Dopo il caos della prima giornata, quando gli abbonati non sono riusciti a vedere buona parte delle partite in programma nel weekend del 13 e 14 agosto, con diversi disservizi verificatisi durante le partite Lazio-Bologna, Salernitana-Roma, Fiorentina-Cremonese e Spezia-Empoli, a causa di quello che è stato definito dalla stessa azienda un «problema tecnico di portata globale» che ha causato problemi di trasmissione non solo in Italia, ma anche in Germania e perfino in Giappone. Problemi che hanno richiamato l'attenzione del governo con la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali che è dovuta intervenire con un tavolo tra ministero dello Sviluppo economico, Dazn, Agcom e Lega Serie A e che ha portato alla decisione di risarcire gli abbonati con un rimborso automatico pari al 50% del valore mensile dell'abbonamento. Vezzali che si era ritenuta soddisfatta per questa soluzione e che aveva ricevuto rassicurazioni da parte di Dazn sul fatto che «il problema tecnologico che nella prima giornata di Serie A aveva causato disservizi agli abbonati fosse risolto e pertanto non vi era il rischio di una ripetizione delle difficoltà di visione del campionato».
Tuttavia, nella giornata di sabato il Codacons ha continuato a ricevere numerose segnalazioni di errori durante la partita tra Juventus-Roma, giocata sabato scorso allo Stadium a Torino. Nello specifico, alcuni abbonati hanno denunciato messaggi di errore comparsi sugli schermi durante la partita. «Stiamo verificando l'entità del problema allo scopo di verificare quanti utenti abbiano riscontrato disservizi e in quali zone d'Italia» ha fatto sapere il Codacons - «ci mettiamo a disposizione di tutti i tifosi che non siano riusciti a seguire correttamente la partita. Abbiamo deciso inoltre di inviare una segnalazione all'Agcom affinché accerti se Dazn abbia effettivamente superato le criticità tecniche riscontrate all'inizio del campionato».
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Dopo i due anni di pandemia il nostro campionato di calcio continua a restare indietro rispetto alla Premier league, ma allo stesso tempo è anche la competizione che cresce di più rispetto a Ligue 1, Bundesliga e Liga spagnola. Nel 2020/21 i club di Serie A hanno registrato la maggiore crescita percentuale dei ricavi aggregati di qualsiasi campionato: +23%, toccando quota 2,5 miliardi di euro.Nel frattempo Dazn, dopo il caos della prima giornata, continua ad avere problemi di trasmissione. Il Codacons ha ricevuto segnalazioni di errori durante Juventus-Roma di sabato scorso.Lo speciale contiene due articoli.La serie A torna a respirare dopo i due anni di pandemia. Il nostro campionato di calcio continua a restare indietro rispetto alla Premier inglese dove l’ultima in classifica incassa quanto l’Inter dai diritti televisivi, ma allo stesso tempo anche la competizione che cresce di più rispetto alle cosiddette Big Five (insieme con Ligue 1, Bundesliga e Liga spagnola). Nel 2020/21 i club di Serie A hanno registrato la maggiore crescita percentuale dei ricavi aggregati di qualsiasi campionato: + 23%, toccando quota 2,5 miliardi di euro. A dirlo è Deloitte durante la 31ª edizione della Annual Review of Football Finance, la principale analisi indipendente del business e delle finanze del calcio professionistico europeo dopo la stagione 2020/2021 colpita dalle restrizioni del Covid-19. I 20 club più importanti del mondo per fatturato hanno perso oltre 2 miliardi di euro di ricavi da metà stagione 2019/20 al termine della stagione 2020/21, tornando ai livelli di 5 anni prima. Nel 2017/18 i ricavi aggregati delle «Big five» erano pari a 15,6 miliardi di euro. La Premier League continua a essere il campionato di punta, più avanti in tutti i parametri economici. Va detto però che club di Serie A hanno registrato la maggiore crescita percentuale dei ricavi aggregati di qualsiasi campionato, con un aumento del 23% fino a raggiungere la cifra record di 2,5 miliardi di euro. È stato anche l’unico campionato che nel 2020/21 ha registrato più ricavi rispetto al 2018/19.La crescita è stata guidata principalmente dai ricavi dei diritti televisivi (+48%), in quanto molti club hanno riconosciuto una quantità significativa di ricavi nel 2020/21 rinviati dalla stagione 2019/20. C’è stato anche un aumento dei ricavi commerciali (di 113 milioni di euro), con 14 dei 17 club sempre in Serie A sia nel 2019/20 che nel 2020/21 che hanno registrato un aumento dei ricavi commerciali, come risultato di nuovi accordi commerciali e di alcuni rinvii di ricavi dal 2019/20. I costi salariali dei club di Serie A sono aumentati a 2,1 miliardi di euro (+29%) – ancora una volta un record per il campionato. La maggior parte dei club ha registrato un aumento e, con alcuni costi raddoppiati, il rapporto salari/ricavi è salito all’82%, il secondo più alto tra i «cinque grandi» campionati (dopo la Ligue 1 con il 98%). A pesare sulla Serie A è soprattutto la vendita dei diritti televisivi. Che significano introiti significativi per la casse dei club. In Italia è stato soprattutto il Milan a lanciare un nuovo modello. Ha rafforzato l’area scouting per trovare giovani giocatori all’estero, con Geoffrey Moncada. I rossoneri investono sui giovani. E ora Leao, miglior giocatore della Serie A dello scorso anno, pagato 30 milioni potrebbe andare al Chelsea per almeno 100 milioni di euro. Il Milan continua a comprare giovani, spendendo poco e sperando di rivenderli a un prezzo più alto. È un modello che non ha eguali nel nostro Paese. La Juventus, per esempio, ha comprato Angel Di Maria, campione argentino, che pesa sulle casse della squadra per 7 milioni di euro di stipendio annuo, ma che ha 34 anni e ha già avuto uno stop per infortunio. Allo stesso modo l’Inter si ritrova a dover comprare un centrale di difesa come Francesco Acerbi di 34 anni. E i nerazzurri allo stesso tempo sono stati costretti a vendere una giovane promessa come Cesare Casadei al Chelsea. Il Monza di Silvio Berlusconi è l’emblema del vecchio calcio italiano. Ha speso più di 70 milioni di euro per una rosa di quasi 36 giocatori e ha collezionato 3 sconfitte nelle prime 3 partite.In ogni caso, a detta di Deloitte, continua l’impatto del Covid-19 sulle performance e i risultati finanziari delle squadre di calcio. i ricavi generati dai 20 club dell’ultima stagione ammontano a 8,2 miliardi, leggermente superiori a quelli della stagione passata, ma di oltre 1 miliardo in meno della stagione 2018/2019. Allo stesso tempo Alcuni flussi di entrata sono cresciuti rispetto alla stagione precedente: i diritti televisivi hanno raggiunto il record di 4,5 miliardi di euro, superando il livello pre-pandemia, anche grazie al parziale slittamento della stagione precedente. E poi ancora. Con la stagione giocata quasi interamente a porte chiuse, gli incassi degli stadi sono crollati al minimo storico di 111 milioni, rappresentando solo l'1% delle entrate totali dei club della Money League nel 2020/21 contro il 15% dell’edizione precedente.Negli ultimi 10 anni il nostro campionato di calcio ha registrato un aumento pari a 398 milioni di euro, di poco sopra la Ligue 1, mentre la Bundesliga ha avuto un aumento di 997,8 milioni, la Liga spagnola a +1,1 miliardi e infine la Premier League inglese, nuovo punto di riferimento del calcio mondiale, con un aumento di 2,7 miliardi di euro. Tra la Serie A e la Premier League l’abisso non riguarda soltanto l’indice di crescita dei diritti tv, ma anche il valore complessivo degli stessi: 1,127 miliardi per la prima, che dal mercato estero incassa poco più di 200 milioni, 4,126 miliardi per la seconda con proventi equamente divisi tra mercato nazionale ed estero. Un dislivello economico troppo ampio che deve essere colmato. Nei mesi scorsi l’amministratore delegato Luigi De Siervo era volato negli Stati Uniti per rilanciare la vendita dei diritti Tv della Serie A. 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Dopo il caos della prima giornata, quando gli abbonati non sono riusciti a vedere buona parte delle partite in programma nel weekend del 13 e 14 agosto, con diversi disservizi verificatisi durante le partite Lazio-Bologna, Salernitana-Roma, Fiorentina-Cremonese e Spezia-Empoli, a causa di quello che è stato definito dalla stessa azienda un «problema tecnico di portata globale» che ha causato problemi di trasmissione non solo in Italia, ma anche in Germania e perfino in Giappone. Problemi che hanno richiamato l'attenzione del governo con la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali che è dovuta intervenire con un tavolo tra ministero dello Sviluppo economico, Dazn, Agcom e Lega Serie A e che ha portato alla decisione di risarcire gli abbonati con un rimborso automatico pari al 50% del valore mensile dell'abbonamento. Vezzali che si era ritenuta soddisfatta per questa soluzione e che aveva ricevuto rassicurazioni da parte di Dazn sul fatto che «il problema tecnologico che nella prima giornata di Serie A aveva causato disservizi agli abbonati fosse risolto e pertanto non vi era il rischio di una ripetizione delle difficoltà di visione del campionato».Tuttavia, nella giornata di sabato il Codacons ha continuato a ricevere numerose segnalazioni di errori durante la partita tra Juventus-Roma, giocata sabato scorso allo Stadium a Torino. Nello specifico, alcuni abbonati hanno denunciato messaggi di errore comparsi sugli schermi durante la partita. «Stiamo verificando l'entità del problema allo scopo di verificare quanti utenti abbiano riscontrato disservizi e in quali zone d'Italia» ha fatto sapere il Codacons - «ci mettiamo a disposizione di tutti i tifosi che non siano riusciti a seguire correttamente la partita. Abbiamo deciso inoltre di inviare una segnalazione all'Agcom affinché accerti se Dazn abbia effettivamente superato le criticità tecniche riscontrate all'inizio del campionato».
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
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Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
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Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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