Scetticismo sul piano di Euronext. Ma Gualtieri festeggia per Roma
Esulta l’ex ministro pro francesi. Evitati esuberi in Borsa grazie a governo e Cdp.

Mentre a Milano si interrogano su quale sarà l’impatto dell’arrivo di Euronext su piazza Affari, soprattutto in termini di esuberi e di indotto per la città, a Roma il nuovo sindaco Roberto Gualtieri festeggia le parole dell’amministratore delegato di Euronext Stéphane Boujnah. Lo spostamento delle attività di clearing di Euronext nella Capitale è una delle prime bandierine che l’ex ministro dell’Economia potrà sventolare nella prima parte del suo mandato da primo cittadini. Del resto Gualtieri è stato l’artefice, da ministro, dell’acquisizione da parte della piattaforma francese che gestisce sette mercati nazionali, tra cui le borse di Amsterdam, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Oslo, Parigi e appunto Milano. Ma le trattative di allora hanno mostrato anche una certa opacità, tanto che fu la Lega a criticare più volte, con il deputato Giulio Centemero, la mancanza di trasparenza nell’asta. Ci fu anche un incontro in gran segreto nel settembre del 2020 con lo stesso Boujnah, a cui l’allora numero uno del Mef dovette ovviare con un comunicato nel quale auspicava che il gruppo Borsa italiana trovasse «la sua collocazione strategica all’interno del Mercato unico e dell’Eurozona».

Oggi Gualtieri è raggiante. «Abbiamo ora una opportunità di crescita e di sviluppo per la nostra città: non solo per contribuire al suo rilancio nel panorama internazionale, ma anche per attrarre funzioni pregiate come quelle connesse allo sviluppo di una controparte centrale». Ma nel mondo finanziario c’è chi fa notare che il rafforzamento della Cassa di compensazione e garanzia, che ha già sede a Roma in via Tomacelli, non sarà così sostanziosa. La stessa London Stock Exchange, che ha venduto Borsa italiana a Euronext, ricordava nei giorni scorsi in un comunicato che le attività di liquidazione di azioni avranno un impatto potenziale di appena l’1% del fatturato totale del gruppo senza alcun rischio. A parlare sono i dati. L’ipotesi di trasferimento a Roma dell’attività di clearing del gruppo a partire dal gennaio 2024 in aggiunta alle attività di Borsa impatterà per meno dell’1% sul totale dei ricavi. Non a caso il parlamentare Davide Zanichelli (M5s) ha ribadito che «il ruolo di clearing house del gruppo dovrà servire a valorizzare Borsa all’interno di Euronext e su questo aspettiamo risultati». Insomma, l’entusiasmo per le mosse dei francesi sull’Italia non è di tutti. Di sicuro, di fronte alle scelte di questi giorni non si può non tornare indietro alle trattative dello scorso anno, quando in settembre furono accantonate da Cdp e dal Tesoro le altre offerte. Tra queste, oltre a quella di Deutsche Börse, c’era quella di Six, cordata svizzera seguita da Credit Suisse e Equita. Il gruppo che controlla l’indice di Zurigo, che aveva appena acquistato la Borsa di Madrid, avrebbe potuto avere diversi punti di forza a suo favore. Sia perché non quotata, sia perché avrebbe concesso notevole autonomia a piazza Affari. Per quanto riguarda il tema esuberi, la partita non è del tutto chiusa, ma rispetto all’ enormità paventata ora si parla di poche unità. Almeno fino a quando ci sarà l’attuale governo in carica non ci saranno contraccolpi. Anche grazie all’intervento dell’attuale Cdp. Boujnah ha rassicurato, spiegando che «alla fine dell’integrazione, il numero di dipendenti di Borsa italiana sarà molto simile o leggermente più elevato di quello di oggi». Ma nel breve «dovremo ovviamente ridurre alcuni team» e «l’intenzione è avere risoluzioni volontarie dei rapporti di lavoro». Da lunedì il titolo ha perso il 5,8%: tra gli analisti c’è scetticismo. Insomma c’è poco da essere allegri.

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