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2021-11-09
Sbarca in Italia, accoltella agente in Francia
Ansa
Un algerino di 37 anni ha tentato ieri mattina di accoltellare due poliziotti nel centro di Cannes. L'aggressore si chiama Lakhdar Benrabah, e mentre si avventava contro gli agenti ha gridato : «Agisco in nome del profeta Maometto». I due rappresentanti delle forze dell'ordine sono usciti indenni dall'attacco: un agente si è salvato grazie al suo giubbotto antiproiettili e sarebbe illeso. Il collega nella volante ha neutralizzato l'aggressore ferendolo gravemente. La sua prognosi è riservata. Quando questa edizione de La Verità veniva chiusa, la Procura antiterrorismo francese non aveva ancora avocato a sé l'indagine. Ma già dalla mattinata, gli inquirenti avevano parlato di movente terroristico. Il ministro dell'interno Gérald Darmanin, si è precipitato nella cittadina della Costa Azzurra, per sottolineare l'attenzione del governo transalpino nei confronti della polizia, presa di mira quotidianamente da teppisti e spacciatori delle banlieue.
Nel corso della mattinata hanno iniziato a circolare le prime informazioni sul profilo dell'autore del tentato accoltellamento. Una di queste riguardava la provenienza. Il sito del quotidiano Le Figaro è stato il primo a scrivere che, prima di arrivare in Francia, l'algerino aveva vissuto molti anni in Italia.
Benrabah ha infatti un permesso di soggiorno italiano rilasciato dalla questura di Napoli nel 2011 per la sua attività di venditore ambulante. L'uomo arrivò in Italia nel 2008, sbarcando a Cagliari, (rotta comune dall'Algeria) dove è stato fotosegnalato con diverse generalità. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro fu convertito nel 2018 in carta di soggiorno a tempo indeterminato. Il trentasettenne non risulta avere precedenti penali o di polizia. Il suo titolo di soggiorno gli ha consentito di muoversi liberamente all'interno dell'area Schenghen e di avviare attività lavorativa anche in altri paesi. Dal 2016 risiedeva in Francia, dove lavora, e che il 22 ottobre scorso avrebbe richiesto un titolo di soggiorno alle autorità transalpine. Anche queste informazioni sono state date dall'omologo francese di Luciana Lamorgese, durante una conferenza stampa improvvisata tenutasi nella cittadina mediterranea a fine mattinata. La notizia dell'attacco di Cannes ha provocato una serie di reazioni del mondo politico sia in Italia che in Francia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto al Viminale di confermare se l'attentato avesse effettivamente un permesso di soggiorno italiano. «Perché - ha aggiunto l'ex ministro dell'Interno - è ancora vivo il ricordo dell'attentatore di Nizza di un anno fa che era sbarcato poche settimane prima a Lampedusa». Per la deputata di Fratelli d'Italia Ylenja Lucaselli, «È doveroso che il nostro governo, nello specifico il ministro Lamorgese, chiarisca tutti gli elementi del caso, coinvolgendo le forze politiche».
Al di là delle Alpi, a parte le parole di Darmanin e del primo ministro francese, Jean Castex, la maggioranza macronista e la sinistra sono rimaste piuttosto silenti. A destra, invece, non sono mancate le prese di posizione. La presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha constatato che «questo tipo di fatti stia diventando sempre più banale» perché, secondo lei, «non si fa il necessario a monte» così «gli schedati nell'archivio Fsprt (dedicato alle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione a a carattere terrosita, ndr) non vengono espulsi sistematicamente». Anche i candidati a rappresentare il partito Les Républicains, Éric Ciotti, Philippe Juvin, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse, hanno espresso solidarietà alla polizia. Invece il polemista Éric Zemmour, non ancora ufficialmente candidato alle presidenziali del 2022, ha puntato il dito contro la libera circolazione in Europa. «Quando non ci sono più frontiere - ha twittato il polemista - la polizia è l'ultima barriera contro la jihad» avvertendo che «o si chiudono le frontiere o avremo una guerra sul nostro territorio. Non c'è una terza via».
In effetti, l'attacco di ieri è il terzo subito da una località della Costa Azzurra, frontaliera con l'Italia, nel giro di cinque anni. Due di questi sono stati compiuti da immigrati nordafricani passati dall'Italia. Alla vigilia del 14 luglio 2016, sul lungomare di Nizza, il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlela aveva ammazzato ottantasei persone e ne aveva ferite altre quattrocentocinquanta. Le vittime si trovavano sulla sulla Promenade des Anglais per assistere ai fuochi d'artificio della festa nazionale francese. Il terrorista era piombato su di loro con un tir facendo una carneficina. Sempre a Nizza, Il 29 ottobre 2020 un altro tunisino, Brahim Aouissaoui, aveva sgozzato tre fedeli cristiani nella basilica di Notre-Dame. L'attentatore nordafricano era approdato poche settimane prima a Lampedusa su una barca di clandestini.
Solo ieri 700 clandestini al Sud. Ong pronta a scaricarne altri 300
Gli approdi di sbarchi autonomi che il Viminale non riesce a contrastare continuano indisturbati sui tre fronti roventi: il Salento in Puglia, la costa jonica in Calabria e Lampedusa in Sicilia. In totale ieri sono approdati in 695.
In Salento, nel piccolo porto turistico di Santa Maria di Leuca, ieri sono stati registrati cinque arrivi consecutivi: uno scafo con a bordo 68 persone (lo scafista è stato fermato), un barchino con 16, un altro intercettato nella zona di Portoselvaggio a Nardò con 17 di nazionalità turca (in tre sono stati fermati perché sospettati di essere gli scafisti), una zattera con una famiglia di quattro persone, e un motopeschereccio intercettato a circa 18 miglia dalla costa con altri 69. Per un totale di 167 persone, tutte di nazionalità pakistana, siriana, afgana e somala.
La macchina dell'accoglienza pugliese è ormai stremata. Per far fronte all'emergenza sono stati attivati anche i medici del Reparto sanità pubblica della Croce rossa italiana e sono intervenuti volontari dalla provincia di Brindisi. La rotta pugliese, poco seguita dai giornali della vulgata, è finita invece nel mirino della televisione di Stato tedesca, la Zdf, che ha mandato una troupe. Per oggi sono stati annunciati servizi da Santa Maria di Leuca che andranno in onda nel corso di due telegiornali.
Se a inizio novembre si parlava di almeno 400 arrivi in un mese in Puglia, i numeri sono schizzati a poco meno di 600 nel giro di meno di 24 ore. E siccome i centri di prima accoglienza pugliesi (Masseria Ghermi a Lecce e il don Tonino Bello a Otranto) sono in pesante esubero si valutano trasferimenti verso la Calabria. Dove, però, la situazione non è delle migliori. Altri 59 sono sbarcati nel porto di Crotone, a poche ore di distanza da un approdo di 53 persone in località Capocolonna, in entrambi i casi provenienti da Iran, Iraq e Afghanistan. Sono stati sistemati tutti momentaneamente nell'hotspot Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, in attesa di essere smistati in altri centri di accoglienza. Partiranno, insomma, al più presto per altri centri d'accoglienza italiani. Quello di ieri è il cinquantottesimo sbarco sulla costa crotonese dall'inizio dell'anno, il doppio rispetto allo scorso anno.
Scoppia anche Lampedusa, dove in 384, partiti dalla Libia nonostante il mare mosso, sono arrivati nel pomeriggio di ieri al molo Favaloro. Il barcone su cui viaggiavano imbarcava acqua ed è stato intercettato a circa 12 miglia dall'isola. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola che, a fronte di una capienza di 250 posti, ora ospita 693 persone. Altri sei sbarchi, con un totale di 85 passeggeri, si sono registrati dopo l'approdo dei 385. Su un barchino di sei metri sono stati rintracciati 12 tunisini. Gli altri due approdi contano 29 e 22 tunisini. L'ultimo con 22 persone a bordo, tutte tunisine, è stata intercettata dagli uomini della Capitaneria di porto a circa sei miglia dalla costa.
Intanto, a largo dell'isola, attende l'indicazione di un porto sicuro di sbarco il taxi del mare Ocean Viking con a bordo 306 passeggeri. Il pressing è già cominciato. Sos Mediterranée ha fatto sapere che il quadro meteorologico è in peggioramento, mentre quello sanitario presenta passeggeri con una situazione «medicalmente complessa», che richiede «cure ospedaliere». C'è chi, fanno sapere dalla Ong, presenta nausea, debolezza e disidratazione, «sintomi frequenti dopo giorni in mare in condizioni estreme». Alcuni naufraghi, poi, presenterebbero «gravi ustioni agli arti, provocate dal carburante delle imbarcazioni di fortuna sulle quali sono fuggiti dalla Libia». Il rischio di infezioni, secondo gli attivisti, sarebbe elevatissimo. E per un taxi del mare pronto ad approdare, un altro sembra stia per salpare. Mediterranea Saving Humans, stando alle notizie riportate sul giornale della Diocesi di Padova, sembra stia raccogliendo fondi per la sua nave umanitaria e presto tornerà in mare per la sua decima missione nel Mediterraneo.
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Attacco a Cannes: un algerino ha pugnalato «in nome di Maometto» un poliziotto. L'africano arrivò nel 2008 a Cagliari e aveva un permesso di soggiorno italiano. Matteo Salvini: «Il Viminale chiarisca». Éric Zemmour: «Chiudiamo le frontiere o avremo una guerra».Calabria, Sicilia e Puglia assediate. L'Ocean Viking è in attesa davanti Lampedusa.Lo speciale contiene due articoli.Un algerino di 37 anni ha tentato ieri mattina di accoltellare due poliziotti nel centro di Cannes. L'aggressore si chiama Lakhdar Benrabah, e mentre si avventava contro gli agenti ha gridato : «Agisco in nome del profeta Maometto». I due rappresentanti delle forze dell'ordine sono usciti indenni dall'attacco: un agente si è salvato grazie al suo giubbotto antiproiettili e sarebbe illeso. Il collega nella volante ha neutralizzato l'aggressore ferendolo gravemente. La sua prognosi è riservata. Quando questa edizione de La Verità veniva chiusa, la Procura antiterrorismo francese non aveva ancora avocato a sé l'indagine. Ma già dalla mattinata, gli inquirenti avevano parlato di movente terroristico. Il ministro dell'interno Gérald Darmanin, si è precipitato nella cittadina della Costa Azzurra, per sottolineare l'attenzione del governo transalpino nei confronti della polizia, presa di mira quotidianamente da teppisti e spacciatori delle banlieue.Nel corso della mattinata hanno iniziato a circolare le prime informazioni sul profilo dell'autore del tentato accoltellamento. Una di queste riguardava la provenienza. Il sito del quotidiano Le Figaro è stato il primo a scrivere che, prima di arrivare in Francia, l'algerino aveva vissuto molti anni in Italia. Benrabah ha infatti un permesso di soggiorno italiano rilasciato dalla questura di Napoli nel 2011 per la sua attività di venditore ambulante. L'uomo arrivò in Italia nel 2008, sbarcando a Cagliari, (rotta comune dall'Algeria) dove è stato fotosegnalato con diverse generalità. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro fu convertito nel 2018 in carta di soggiorno a tempo indeterminato. Il trentasettenne non risulta avere precedenti penali o di polizia. Il suo titolo di soggiorno gli ha consentito di muoversi liberamente all'interno dell'area Schenghen e di avviare attività lavorativa anche in altri paesi. Dal 2016 risiedeva in Francia, dove lavora, e che il 22 ottobre scorso avrebbe richiesto un titolo di soggiorno alle autorità transalpine. Anche queste informazioni sono state date dall'omologo francese di Luciana Lamorgese, durante una conferenza stampa improvvisata tenutasi nella cittadina mediterranea a fine mattinata. La notizia dell'attacco di Cannes ha provocato una serie di reazioni del mondo politico sia in Italia che in Francia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto al Viminale di confermare se l'attentato avesse effettivamente un permesso di soggiorno italiano. «Perché - ha aggiunto l'ex ministro dell'Interno - è ancora vivo il ricordo dell'attentatore di Nizza di un anno fa che era sbarcato poche settimane prima a Lampedusa». Per la deputata di Fratelli d'Italia Ylenja Lucaselli, «È doveroso che il nostro governo, nello specifico il ministro Lamorgese, chiarisca tutti gli elementi del caso, coinvolgendo le forze politiche».Al di là delle Alpi, a parte le parole di Darmanin e del primo ministro francese, Jean Castex, la maggioranza macronista e la sinistra sono rimaste piuttosto silenti. A destra, invece, non sono mancate le prese di posizione. La presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha constatato che «questo tipo di fatti stia diventando sempre più banale» perché, secondo lei, «non si fa il necessario a monte» così «gli schedati nell'archivio Fsprt (dedicato alle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione a a carattere terrosita, ndr) non vengono espulsi sistematicamente». Anche i candidati a rappresentare il partito Les Républicains, Éric Ciotti, Philippe Juvin, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse, hanno espresso solidarietà alla polizia. Invece il polemista Éric Zemmour, non ancora ufficialmente candidato alle presidenziali del 2022, ha puntato il dito contro la libera circolazione in Europa. «Quando non ci sono più frontiere - ha twittato il polemista - la polizia è l'ultima barriera contro la jihad» avvertendo che «o si chiudono le frontiere o avremo una guerra sul nostro territorio. Non c'è una terza via». In effetti, l'attacco di ieri è il terzo subito da una località della Costa Azzurra, frontaliera con l'Italia, nel giro di cinque anni. Due di questi sono stati compiuti da immigrati nordafricani passati dall'Italia. Alla vigilia del 14 luglio 2016, sul lungomare di Nizza, il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlela aveva ammazzato ottantasei persone e ne aveva ferite altre quattrocentocinquanta. Le vittime si trovavano sulla sulla Promenade des Anglais per assistere ai fuochi d'artificio della festa nazionale francese. Il terrorista era piombato su di loro con un tir facendo una carneficina. Sempre a Nizza, Il 29 ottobre 2020 un altro tunisino, Brahim Aouissaoui, aveva sgozzato tre fedeli cristiani nella basilica di Notre-Dame. L'attentatore nordafricano era approdato poche settimane prima a Lampedusa su una barca di clandestini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sbarca-italia-accoltella-agente-francia-2655522016.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="solo-ieri-700-clandestini-al-sud-ong-pronta-a-scaricarne-altri-300" data-post-id="2655522016" data-published-at="1636401916" data-use-pagination="False"> Solo ieri 700 clandestini al Sud. Ong pronta a scaricarne altri 300 Gli approdi di sbarchi autonomi che il Viminale non riesce a contrastare continuano indisturbati sui tre fronti roventi: il Salento in Puglia, la costa jonica in Calabria e Lampedusa in Sicilia. In totale ieri sono approdati in 695. In Salento, nel piccolo porto turistico di Santa Maria di Leuca, ieri sono stati registrati cinque arrivi consecutivi: uno scafo con a bordo 68 persone (lo scafista è stato fermato), un barchino con 16, un altro intercettato nella zona di Portoselvaggio a Nardò con 17 di nazionalità turca (in tre sono stati fermati perché sospettati di essere gli scafisti), una zattera con una famiglia di quattro persone, e un motopeschereccio intercettato a circa 18 miglia dalla costa con altri 69. Per un totale di 167 persone, tutte di nazionalità pakistana, siriana, afgana e somala. La macchina dell'accoglienza pugliese è ormai stremata. Per far fronte all'emergenza sono stati attivati anche i medici del Reparto sanità pubblica della Croce rossa italiana e sono intervenuti volontari dalla provincia di Brindisi. La rotta pugliese, poco seguita dai giornali della vulgata, è finita invece nel mirino della televisione di Stato tedesca, la Zdf, che ha mandato una troupe. Per oggi sono stati annunciati servizi da Santa Maria di Leuca che andranno in onda nel corso di due telegiornali. Se a inizio novembre si parlava di almeno 400 arrivi in un mese in Puglia, i numeri sono schizzati a poco meno di 600 nel giro di meno di 24 ore. E siccome i centri di prima accoglienza pugliesi (Masseria Ghermi a Lecce e il don Tonino Bello a Otranto) sono in pesante esubero si valutano trasferimenti verso la Calabria. Dove, però, la situazione non è delle migliori. Altri 59 sono sbarcati nel porto di Crotone, a poche ore di distanza da un approdo di 53 persone in località Capocolonna, in entrambi i casi provenienti da Iran, Iraq e Afghanistan. Sono stati sistemati tutti momentaneamente nell'hotspot Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, in attesa di essere smistati in altri centri di accoglienza. Partiranno, insomma, al più presto per altri centri d'accoglienza italiani. Quello di ieri è il cinquantottesimo sbarco sulla costa crotonese dall'inizio dell'anno, il doppio rispetto allo scorso anno. Scoppia anche Lampedusa, dove in 384, partiti dalla Libia nonostante il mare mosso, sono arrivati nel pomeriggio di ieri al molo Favaloro. Il barcone su cui viaggiavano imbarcava acqua ed è stato intercettato a circa 12 miglia dall'isola. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola che, a fronte di una capienza di 250 posti, ora ospita 693 persone. Altri sei sbarchi, con un totale di 85 passeggeri, si sono registrati dopo l'approdo dei 385. Su un barchino di sei metri sono stati rintracciati 12 tunisini. Gli altri due approdi contano 29 e 22 tunisini. L'ultimo con 22 persone a bordo, tutte tunisine, è stata intercettata dagli uomini della Capitaneria di porto a circa sei miglia dalla costa. Intanto, a largo dell'isola, attende l'indicazione di un porto sicuro di sbarco il taxi del mare Ocean Viking con a bordo 306 passeggeri. Il pressing è già cominciato. Sos Mediterranée ha fatto sapere che il quadro meteorologico è in peggioramento, mentre quello sanitario presenta passeggeri con una situazione «medicalmente complessa», che richiede «cure ospedaliere». C'è chi, fanno sapere dalla Ong, presenta nausea, debolezza e disidratazione, «sintomi frequenti dopo giorni in mare in condizioni estreme». Alcuni naufraghi, poi, presenterebbero «gravi ustioni agli arti, provocate dal carburante delle imbarcazioni di fortuna sulle quali sono fuggiti dalla Libia». Il rischio di infezioni, secondo gli attivisti, sarebbe elevatissimo. E per un taxi del mare pronto ad approdare, un altro sembra stia per salpare. Mediterranea Saving Humans, stando alle notizie riportate sul giornale della Diocesi di Padova, sembra stia raccogliendo fondi per la sua nave umanitaria e presto tornerà in mare per la sua decima missione nel Mediterraneo.
Brigitte Bardot guarda Gunter Sachs (Ansa)
Ora che è morta, la destra la vorrebbe ricordare. Ma non perché in passato aveva detto di votare il Front National. Semplicemente perché la Bardot è stata un simbolo della Francia, come ha chiesto Eric Ciotti, del Rassemblement National, a Emmanuel Macron. Una proposta scontata, alla quale però hanno risposto negativamente i socialisti. Su X, infatti, Olivier Faure ha scritto: «Gli omaggi nazionali vengono organizzati per servizi eccezionali resi alla Nazione. Brigitte Bardot è stata un'attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed è stata pluri-condannata dalla giustizia per razzismo». Un po’ come se esser stata la più importante attrice degli anni Cinquanta e Sessanta passasse in secondo piano a causa delle sue scelte politiche. Come se BB, per le sue idee, non facesse più parte di quella Francia che aveva portato al centro del mondo. Non solo nel cinema. Ma anche nel turismo. Fu grazie a lei che la spiaggia di Saint Tropez divenne di moda. Le sue immagini, nuda sulla riva, finirono sulle copertine delle riviste più importanti dell’epoca. E fecero sì che, ricchi e meno ricchi, raggiungessero quel mare limpido e selvaggio nella speranza di poterla incontrare. Tra loro anche Gigi Rizzi, che faceva parte di quel gruppo di italiani in cerca di belle donne e fortuna sulla spiaggia di Saint Tropez. Un amore estivo, che però lo rese immortale.
È vero: BB era di destra. Era una femmina che non poteva essere femminista. Avrebbe tradito sé stessa se lo avesse fatto. Del resto, disse: «Il femminismo non è il mio genere. A me piacciono gli uomini». Impossibile aggiungere altro.
Se non il dispiacere nel vedere una certa Francia voltarle le spalle. Ancora una volta. Quella stessa Francia che ha dimenticato sé stessa e che ha perso la propria identità. Quella Francia che oggi vuole dimenticare chi, Brigitte Bardot, le ricordava che cosa avrebbe potuto essere. Una Francia dei francesi. Una Francia certamente capace di accogliere, ma senza perdere la propria identità. Era questo che chiedeva BB, massacrata da morta sui giornali di sinistra, vedi Liberation, che titolano Brigitte Bardot, la discesa verso l'odio razziale.
Forse, nelle sue lettere contro l’islamizzazione, BB odiò davvero. Chi lo sa. Di certo amò la Francia, che incarnò. Nel 1956, proprio mentre la Bardot riempiva i cinema mondiali, Édith Piaf scrisse Non, je ne regrette rien (no, non mi pento di nulla). Lo fece per i legionari che combattevano la guerra d’Algeria. Una guerra che oggi i socialisti definirebbero colonialista. Quelle parole di gioia possono essere il testamento spirituale di BB. Che visse, senza rimpiangere nulla. Vivendo in un eterno presente. Mangiando la vita a morsi. Sparendo dalla scena. Ora per sempre.
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«Gigolò per caso» (Amazon Prime Video)
Un infarto, però, lo aveva costretto ad una lunga degenza e, insieme, ad uno stop professionale. Stop che non avrebbe potuto permettersi, indebitato com'era con un orologiaio affatto mite. Così, pur sapendo che avrebbe incontrato la riprova del figlio, già inviperito con suo padre, Giacomo aveva deciso di chiedergli una mano. Una sostituzione, il favore di frequentare le sue clienti abituali, consentendogli con ciò un'adeguata ripresa. La prima stagione della serie televisiva era passata, perciò, dalla rabbia allo stupore, per trovare, infine, il divertimento e una strana armonia. La seconda, intitolata La sex gurue pronta a debuttare su Amazon Prime video venerdì 2 gennaio, dovrebbe fare altrettanto, risparmiandosi però la fase della rabbia. Alfonso, cioè, è ormai a suo agio nel ruolo di gigolò. Non solo. La strana alleanza professionale, arrivata in un momento topico della sua vita, quello della crisi con la moglie Margherita, gli ha consentito di recuperare il rapporto con il padre, che credeva irrimediabilmente compromesso. Si diverte, quasi, a frequentare le sue clienti sgallettate. Peccato solo l'arrivo di Rossana Astri, il volto di Sabrina Ferilli. La donna è una fra le più celebri guru del nuovo femminismo, determinata ad indottrinare le sue simili perché si convincano sia giusto fare a meno degli uomini. Ed è questa convinzione che muove anche Margherita, moglie in crisi di Alfonso. Margherita, interpretata da Ambra Angiolini, diventa un'adepta della Astri, una sua fedele scudiera. Quasi, si scopre ad odiarli, gli uomini, dando vita ad una sorta di guerra tra sessi. Divertita, però. E capace, pure di far emergere le abissali differenze tra il maschile e il femminile, i desideri degli uni e le aspettative, quasi mai soddisfatte, delle altre.
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La nuova applicazione, in parte accessibile anche ai non clienti, introduce servizi innovativi come un assistente virtuale basato su Intelligenza artificiale, attivo 24 ore su 24, e uno screening audiometrico effettuabile direttamente dallo smartphone. L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità del servizio clienti e promuovere una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione uditiva, riducendo le barriere all’accesso ai controlli iniziali.
Il lancio avviene in un contesto complesso per il settore. Nei primi nove mesi dell’anno Amplifon ha registrato una crescita dei ricavi dell’1,8% a cambi costanti, ma il titolo ha risentito dell’andamento negativo che ha colpito in Borsa i principali operatori del comparto. Lo sguardo di lungo periodo restituisce però un quadro diverso: negli ultimi dieci anni il titolo Amplifon ha segnato un incremento dell’80% (ieri +0,7% fra i migliori cinque del Ftse Mib), al netto dei dividendi distribuiti, che complessivamente sfiorano i 450 milioni di euro. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, il gruppo ha triplicato i ricavi, arrivando a circa 2,4 miliardi di euro.
Il progetto della nuova app è stato sviluppato da Amplifon X, la divisione di ricerca e sviluppo del gruppo. Con sedi a Milano e Napoli, Amplifon X riunisce circa 50 professionisti tra sviluppatori, data analyst e designer, impegnati nella creazione di soluzioni digitali avanzate per l’audiologia. L’Intelligenza artificiale rappresenta uno dei pilastri di questa strategia, applicata non solo alla diagnosi e al supporto al paziente, ma anche alla gestione delle esigenze quotidiane legate all’uso degli apparecchi acustici.
Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli audioprotesisti, figure chiave per Amplifon. Le competenze tecniche ed empatiche degli specialisti della salute dell’udito continuano a essere considerate un elemento insostituibile del modello di servizio, con il digitale pensato come strumento di supporto e integrazione, non come sostituzione del rapporto umano.
Fondato a Milano nel 1950, il gruppo Amplifon opera oggi in 26 Paesi con oltre 10.000 centri audiologici, impiegando più di 20.000 persone. La prevenzione e l’assistenza rappresentano i cardini della strategia industriale, e la nuova Amplifon App si inserisce in questa visione come leva per ampliare l’accesso ai servizi e rafforzare la relazione con i pazienti lungo tutto il ciclo di cura.
Il rilascio della nuova applicazione è avvenuto in modo progressivo. Dopo il debutto in Francia, Nuova Zelanda, Portogallo e Stati Uniti, la app è stata estesa ad Australia, Belgio, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera, con l’obiettivo di garantire un’esperienza digitale omogenea nei principali mercati del gruppo.
Ma l’innovazione digitale di Amplifon non si ferma all’app. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato soluzioni come gli audiometri digitali OtoPad e OtoKiosk, certificati Ce e Fda, e i nuovi apparecchi Ampli-Mini Ai, miniaturizzati, ricaricabili e in grado di adattarsi in tempo reale all’ambiente sonoro. Entro la fine del 2025 è inoltre previsto il lancio in Cina di Amplifon Product Experience (Ape), la linea di prodotti a marchio Amplifon già introdotta in Argentina e Cile e oggi presente in 15 dei 26 Paesi in cui il gruppo opera.
Già per Natale il gruppo aveva lanciato la speciale campagna globale The Wish (Il regalo perfetto) Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oggi nel mondo circa 1,5 miliardi di persone convivono con una forma di perdita uditiva (o ipoacusia) e il loro numero è destinato a salire a 2,5 miliardi nel 2050.
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Francesco Borgonovo, Gianluca Zanella e Luigi Grimaldi fanno il punto sul caso Garlasco: tra nuove indagini, DNA, impronte e filoni paralleli, l’inchiesta si muove ormai su più livelli. Un’analisi rigorosa per capire a che punto siamo, cosa è cambiato davvero e quali nodi restano ancora da sciogliere.