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2021-11-09
Sbarca in Italia, accoltella agente in Francia
Ansa
Un algerino di 37 anni ha tentato ieri mattina di accoltellare due poliziotti nel centro di Cannes. L'aggressore si chiama Lakhdar Benrabah, e mentre si avventava contro gli agenti ha gridato : «Agisco in nome del profeta Maometto». I due rappresentanti delle forze dell'ordine sono usciti indenni dall'attacco: un agente si è salvato grazie al suo giubbotto antiproiettili e sarebbe illeso. Il collega nella volante ha neutralizzato l'aggressore ferendolo gravemente. La sua prognosi è riservata. Quando questa edizione de La Verità veniva chiusa, la Procura antiterrorismo francese non aveva ancora avocato a sé l'indagine. Ma già dalla mattinata, gli inquirenti avevano parlato di movente terroristico. Il ministro dell'interno Gérald Darmanin, si è precipitato nella cittadina della Costa Azzurra, per sottolineare l'attenzione del governo transalpino nei confronti della polizia, presa di mira quotidianamente da teppisti e spacciatori delle banlieue.
Nel corso della mattinata hanno iniziato a circolare le prime informazioni sul profilo dell'autore del tentato accoltellamento. Una di queste riguardava la provenienza. Il sito del quotidiano Le Figaro è stato il primo a scrivere che, prima di arrivare in Francia, l'algerino aveva vissuto molti anni in Italia.
Benrabah ha infatti un permesso di soggiorno italiano rilasciato dalla questura di Napoli nel 2011 per la sua attività di venditore ambulante. L'uomo arrivò in Italia nel 2008, sbarcando a Cagliari, (rotta comune dall'Algeria) dove è stato fotosegnalato con diverse generalità. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro fu convertito nel 2018 in carta di soggiorno a tempo indeterminato. Il trentasettenne non risulta avere precedenti penali o di polizia. Il suo titolo di soggiorno gli ha consentito di muoversi liberamente all'interno dell'area Schenghen e di avviare attività lavorativa anche in altri paesi. Dal 2016 risiedeva in Francia, dove lavora, e che il 22 ottobre scorso avrebbe richiesto un titolo di soggiorno alle autorità transalpine. Anche queste informazioni sono state date dall'omologo francese di Luciana Lamorgese, durante una conferenza stampa improvvisata tenutasi nella cittadina mediterranea a fine mattinata. La notizia dell'attacco di Cannes ha provocato una serie di reazioni del mondo politico sia in Italia che in Francia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto al Viminale di confermare se l'attentato avesse effettivamente un permesso di soggiorno italiano. «Perché - ha aggiunto l'ex ministro dell'Interno - è ancora vivo il ricordo dell'attentatore di Nizza di un anno fa che era sbarcato poche settimane prima a Lampedusa». Per la deputata di Fratelli d'Italia Ylenja Lucaselli, «È doveroso che il nostro governo, nello specifico il ministro Lamorgese, chiarisca tutti gli elementi del caso, coinvolgendo le forze politiche».
Al di là delle Alpi, a parte le parole di Darmanin e del primo ministro francese, Jean Castex, la maggioranza macronista e la sinistra sono rimaste piuttosto silenti. A destra, invece, non sono mancate le prese di posizione. La presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha constatato che «questo tipo di fatti stia diventando sempre più banale» perché, secondo lei, «non si fa il necessario a monte» così «gli schedati nell'archivio Fsprt (dedicato alle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione a a carattere terrosita, ndr) non vengono espulsi sistematicamente». Anche i candidati a rappresentare il partito Les Républicains, Éric Ciotti, Philippe Juvin, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse, hanno espresso solidarietà alla polizia. Invece il polemista Éric Zemmour, non ancora ufficialmente candidato alle presidenziali del 2022, ha puntato il dito contro la libera circolazione in Europa. «Quando non ci sono più frontiere - ha twittato il polemista - la polizia è l'ultima barriera contro la jihad» avvertendo che «o si chiudono le frontiere o avremo una guerra sul nostro territorio. Non c'è una terza via».
In effetti, l'attacco di ieri è il terzo subito da una località della Costa Azzurra, frontaliera con l'Italia, nel giro di cinque anni. Due di questi sono stati compiuti da immigrati nordafricani passati dall'Italia. Alla vigilia del 14 luglio 2016, sul lungomare di Nizza, il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlela aveva ammazzato ottantasei persone e ne aveva ferite altre quattrocentocinquanta. Le vittime si trovavano sulla sulla Promenade des Anglais per assistere ai fuochi d'artificio della festa nazionale francese. Il terrorista era piombato su di loro con un tir facendo una carneficina. Sempre a Nizza, Il 29 ottobre 2020 un altro tunisino, Brahim Aouissaoui, aveva sgozzato tre fedeli cristiani nella basilica di Notre-Dame. L'attentatore nordafricano era approdato poche settimane prima a Lampedusa su una barca di clandestini.
Solo ieri 700 clandestini al Sud. Ong pronta a scaricarne altri 300
Gli approdi di sbarchi autonomi che il Viminale non riesce a contrastare continuano indisturbati sui tre fronti roventi: il Salento in Puglia, la costa jonica in Calabria e Lampedusa in Sicilia. In totale ieri sono approdati in 695.
In Salento, nel piccolo porto turistico di Santa Maria di Leuca, ieri sono stati registrati cinque arrivi consecutivi: uno scafo con a bordo 68 persone (lo scafista è stato fermato), un barchino con 16, un altro intercettato nella zona di Portoselvaggio a Nardò con 17 di nazionalità turca (in tre sono stati fermati perché sospettati di essere gli scafisti), una zattera con una famiglia di quattro persone, e un motopeschereccio intercettato a circa 18 miglia dalla costa con altri 69. Per un totale di 167 persone, tutte di nazionalità pakistana, siriana, afgana e somala.
La macchina dell'accoglienza pugliese è ormai stremata. Per far fronte all'emergenza sono stati attivati anche i medici del Reparto sanità pubblica della Croce rossa italiana e sono intervenuti volontari dalla provincia di Brindisi. La rotta pugliese, poco seguita dai giornali della vulgata, è finita invece nel mirino della televisione di Stato tedesca, la Zdf, che ha mandato una troupe. Per oggi sono stati annunciati servizi da Santa Maria di Leuca che andranno in onda nel corso di due telegiornali.
Se a inizio novembre si parlava di almeno 400 arrivi in un mese in Puglia, i numeri sono schizzati a poco meno di 600 nel giro di meno di 24 ore. E siccome i centri di prima accoglienza pugliesi (Masseria Ghermi a Lecce e il don Tonino Bello a Otranto) sono in pesante esubero si valutano trasferimenti verso la Calabria. Dove, però, la situazione non è delle migliori. Altri 59 sono sbarcati nel porto di Crotone, a poche ore di distanza da un approdo di 53 persone in località Capocolonna, in entrambi i casi provenienti da Iran, Iraq e Afghanistan. Sono stati sistemati tutti momentaneamente nell'hotspot Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, in attesa di essere smistati in altri centri di accoglienza. Partiranno, insomma, al più presto per altri centri d'accoglienza italiani. Quello di ieri è il cinquantottesimo sbarco sulla costa crotonese dall'inizio dell'anno, il doppio rispetto allo scorso anno.
Scoppia anche Lampedusa, dove in 384, partiti dalla Libia nonostante il mare mosso, sono arrivati nel pomeriggio di ieri al molo Favaloro. Il barcone su cui viaggiavano imbarcava acqua ed è stato intercettato a circa 12 miglia dall'isola. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola che, a fronte di una capienza di 250 posti, ora ospita 693 persone. Altri sei sbarchi, con un totale di 85 passeggeri, si sono registrati dopo l'approdo dei 385. Su un barchino di sei metri sono stati rintracciati 12 tunisini. Gli altri due approdi contano 29 e 22 tunisini. L'ultimo con 22 persone a bordo, tutte tunisine, è stata intercettata dagli uomini della Capitaneria di porto a circa sei miglia dalla costa.
Intanto, a largo dell'isola, attende l'indicazione di un porto sicuro di sbarco il taxi del mare Ocean Viking con a bordo 306 passeggeri. Il pressing è già cominciato. Sos Mediterranée ha fatto sapere che il quadro meteorologico è in peggioramento, mentre quello sanitario presenta passeggeri con una situazione «medicalmente complessa», che richiede «cure ospedaliere». C'è chi, fanno sapere dalla Ong, presenta nausea, debolezza e disidratazione, «sintomi frequenti dopo giorni in mare in condizioni estreme». Alcuni naufraghi, poi, presenterebbero «gravi ustioni agli arti, provocate dal carburante delle imbarcazioni di fortuna sulle quali sono fuggiti dalla Libia». Il rischio di infezioni, secondo gli attivisti, sarebbe elevatissimo. E per un taxi del mare pronto ad approdare, un altro sembra stia per salpare. Mediterranea Saving Humans, stando alle notizie riportate sul giornale della Diocesi di Padova, sembra stia raccogliendo fondi per la sua nave umanitaria e presto tornerà in mare per la sua decima missione nel Mediterraneo.
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Attacco a Cannes: un algerino ha pugnalato «in nome di Maometto» un poliziotto. L'africano arrivò nel 2008 a Cagliari e aveva un permesso di soggiorno italiano. Matteo Salvini: «Il Viminale chiarisca». Éric Zemmour: «Chiudiamo le frontiere o avremo una guerra».Calabria, Sicilia e Puglia assediate. L'Ocean Viking è in attesa davanti Lampedusa.Lo speciale contiene due articoli.Un algerino di 37 anni ha tentato ieri mattina di accoltellare due poliziotti nel centro di Cannes. L'aggressore si chiama Lakhdar Benrabah, e mentre si avventava contro gli agenti ha gridato : «Agisco in nome del profeta Maometto». I due rappresentanti delle forze dell'ordine sono usciti indenni dall'attacco: un agente si è salvato grazie al suo giubbotto antiproiettili e sarebbe illeso. Il collega nella volante ha neutralizzato l'aggressore ferendolo gravemente. La sua prognosi è riservata. Quando questa edizione de La Verità veniva chiusa, la Procura antiterrorismo francese non aveva ancora avocato a sé l'indagine. Ma già dalla mattinata, gli inquirenti avevano parlato di movente terroristico. Il ministro dell'interno Gérald Darmanin, si è precipitato nella cittadina della Costa Azzurra, per sottolineare l'attenzione del governo transalpino nei confronti della polizia, presa di mira quotidianamente da teppisti e spacciatori delle banlieue.Nel corso della mattinata hanno iniziato a circolare le prime informazioni sul profilo dell'autore del tentato accoltellamento. Una di queste riguardava la provenienza. Il sito del quotidiano Le Figaro è stato il primo a scrivere che, prima di arrivare in Francia, l'algerino aveva vissuto molti anni in Italia. Benrabah ha infatti un permesso di soggiorno italiano rilasciato dalla questura di Napoli nel 2011 per la sua attività di venditore ambulante. L'uomo arrivò in Italia nel 2008, sbarcando a Cagliari, (rotta comune dall'Algeria) dove è stato fotosegnalato con diverse generalità. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro fu convertito nel 2018 in carta di soggiorno a tempo indeterminato. Il trentasettenne non risulta avere precedenti penali o di polizia. Il suo titolo di soggiorno gli ha consentito di muoversi liberamente all'interno dell'area Schenghen e di avviare attività lavorativa anche in altri paesi. Dal 2016 risiedeva in Francia, dove lavora, e che il 22 ottobre scorso avrebbe richiesto un titolo di soggiorno alle autorità transalpine. Anche queste informazioni sono state date dall'omologo francese di Luciana Lamorgese, durante una conferenza stampa improvvisata tenutasi nella cittadina mediterranea a fine mattinata. La notizia dell'attacco di Cannes ha provocato una serie di reazioni del mondo politico sia in Italia che in Francia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto al Viminale di confermare se l'attentato avesse effettivamente un permesso di soggiorno italiano. «Perché - ha aggiunto l'ex ministro dell'Interno - è ancora vivo il ricordo dell'attentatore di Nizza di un anno fa che era sbarcato poche settimane prima a Lampedusa». Per la deputata di Fratelli d'Italia Ylenja Lucaselli, «È doveroso che il nostro governo, nello specifico il ministro Lamorgese, chiarisca tutti gli elementi del caso, coinvolgendo le forze politiche».Al di là delle Alpi, a parte le parole di Darmanin e del primo ministro francese, Jean Castex, la maggioranza macronista e la sinistra sono rimaste piuttosto silenti. A destra, invece, non sono mancate le prese di posizione. La presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha constatato che «questo tipo di fatti stia diventando sempre più banale» perché, secondo lei, «non si fa il necessario a monte» così «gli schedati nell'archivio Fsprt (dedicato alle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione a a carattere terrosita, ndr) non vengono espulsi sistematicamente». Anche i candidati a rappresentare il partito Les Républicains, Éric Ciotti, Philippe Juvin, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse, hanno espresso solidarietà alla polizia. Invece il polemista Éric Zemmour, non ancora ufficialmente candidato alle presidenziali del 2022, ha puntato il dito contro la libera circolazione in Europa. «Quando non ci sono più frontiere - ha twittato il polemista - la polizia è l'ultima barriera contro la jihad» avvertendo che «o si chiudono le frontiere o avremo una guerra sul nostro territorio. Non c'è una terza via». In effetti, l'attacco di ieri è il terzo subito da una località della Costa Azzurra, frontaliera con l'Italia, nel giro di cinque anni. Due di questi sono stati compiuti da immigrati nordafricani passati dall'Italia. Alla vigilia del 14 luglio 2016, sul lungomare di Nizza, il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlela aveva ammazzato ottantasei persone e ne aveva ferite altre quattrocentocinquanta. Le vittime si trovavano sulla sulla Promenade des Anglais per assistere ai fuochi d'artificio della festa nazionale francese. Il terrorista era piombato su di loro con un tir facendo una carneficina. Sempre a Nizza, Il 29 ottobre 2020 un altro tunisino, Brahim Aouissaoui, aveva sgozzato tre fedeli cristiani nella basilica di Notre-Dame. L'attentatore nordafricano era approdato poche settimane prima a Lampedusa su una barca di clandestini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sbarca-italia-accoltella-agente-francia-2655522016.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="solo-ieri-700-clandestini-al-sud-ong-pronta-a-scaricarne-altri-300" data-post-id="2655522016" data-published-at="1636401916" data-use-pagination="False"> Solo ieri 700 clandestini al Sud. Ong pronta a scaricarne altri 300 Gli approdi di sbarchi autonomi che il Viminale non riesce a contrastare continuano indisturbati sui tre fronti roventi: il Salento in Puglia, la costa jonica in Calabria e Lampedusa in Sicilia. In totale ieri sono approdati in 695. In Salento, nel piccolo porto turistico di Santa Maria di Leuca, ieri sono stati registrati cinque arrivi consecutivi: uno scafo con a bordo 68 persone (lo scafista è stato fermato), un barchino con 16, un altro intercettato nella zona di Portoselvaggio a Nardò con 17 di nazionalità turca (in tre sono stati fermati perché sospettati di essere gli scafisti), una zattera con una famiglia di quattro persone, e un motopeschereccio intercettato a circa 18 miglia dalla costa con altri 69. Per un totale di 167 persone, tutte di nazionalità pakistana, siriana, afgana e somala. La macchina dell'accoglienza pugliese è ormai stremata. Per far fronte all'emergenza sono stati attivati anche i medici del Reparto sanità pubblica della Croce rossa italiana e sono intervenuti volontari dalla provincia di Brindisi. La rotta pugliese, poco seguita dai giornali della vulgata, è finita invece nel mirino della televisione di Stato tedesca, la Zdf, che ha mandato una troupe. Per oggi sono stati annunciati servizi da Santa Maria di Leuca che andranno in onda nel corso di due telegiornali. Se a inizio novembre si parlava di almeno 400 arrivi in un mese in Puglia, i numeri sono schizzati a poco meno di 600 nel giro di meno di 24 ore. E siccome i centri di prima accoglienza pugliesi (Masseria Ghermi a Lecce e il don Tonino Bello a Otranto) sono in pesante esubero si valutano trasferimenti verso la Calabria. Dove, però, la situazione non è delle migliori. Altri 59 sono sbarcati nel porto di Crotone, a poche ore di distanza da un approdo di 53 persone in località Capocolonna, in entrambi i casi provenienti da Iran, Iraq e Afghanistan. Sono stati sistemati tutti momentaneamente nell'hotspot Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, in attesa di essere smistati in altri centri di accoglienza. Partiranno, insomma, al più presto per altri centri d'accoglienza italiani. Quello di ieri è il cinquantottesimo sbarco sulla costa crotonese dall'inizio dell'anno, il doppio rispetto allo scorso anno. Scoppia anche Lampedusa, dove in 384, partiti dalla Libia nonostante il mare mosso, sono arrivati nel pomeriggio di ieri al molo Favaloro. Il barcone su cui viaggiavano imbarcava acqua ed è stato intercettato a circa 12 miglia dall'isola. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola che, a fronte di una capienza di 250 posti, ora ospita 693 persone. Altri sei sbarchi, con un totale di 85 passeggeri, si sono registrati dopo l'approdo dei 385. Su un barchino di sei metri sono stati rintracciati 12 tunisini. Gli altri due approdi contano 29 e 22 tunisini. L'ultimo con 22 persone a bordo, tutte tunisine, è stata intercettata dagli uomini della Capitaneria di porto a circa sei miglia dalla costa. Intanto, a largo dell'isola, attende l'indicazione di un porto sicuro di sbarco il taxi del mare Ocean Viking con a bordo 306 passeggeri. Il pressing è già cominciato. Sos Mediterranée ha fatto sapere che il quadro meteorologico è in peggioramento, mentre quello sanitario presenta passeggeri con una situazione «medicalmente complessa», che richiede «cure ospedaliere». C'è chi, fanno sapere dalla Ong, presenta nausea, debolezza e disidratazione, «sintomi frequenti dopo giorni in mare in condizioni estreme». Alcuni naufraghi, poi, presenterebbero «gravi ustioni agli arti, provocate dal carburante delle imbarcazioni di fortuna sulle quali sono fuggiti dalla Libia». Il rischio di infezioni, secondo gli attivisti, sarebbe elevatissimo. E per un taxi del mare pronto ad approdare, un altro sembra stia per salpare. Mediterranea Saving Humans, stando alle notizie riportate sul giornale della Diocesi di Padova, sembra stia raccogliendo fondi per la sua nave umanitaria e presto tornerà in mare per la sua decima missione nel Mediterraneo.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.