Sarkozy non ride più: condannato. Un anno col braccialetto elettronico

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione transalpina a tre anni di carcere, di cui uno senza condizionale col beneficio del braccialetto elettronico. La corte lo ha infatti giudicato colpevole di «corruzione e traffico d’influenza». Una sanzione senza precedenti per un ex capo di Stato francese.
Si conclude così una delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto quello stesso Sarkozy che, è bene ricordarlo, nel 2011 durante una conferenza stampa in sede Ue scambiò sorrisini ironici con l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel, a scapito di Silvio Berlusconi. Uno sfottò nato quando un giornalista aveva chiesto ai leader di Parigi e Berlino se avessero fiducia nelle misure del Cavaliere per far uscire l’Italia dall’allora crisi economica.
Poco dopo l’annuncio della sentenza, l’ex inquilino dell’Eliseo ha reagito su X. «Voglio dire ancora una volta che sono perfettamente innocente», ha scritto Sarkozy, che però ha aggiunto: «Assumerò le mie responsabilità e ne affronterò tutte le conseguenze». Sebbene il giudizio di ieri sia definitivo, l’ex leader francese non demorde e annuncia battaglia. «Non intendo in alcun modo lamentarmi, ma non posso accettare la profonda ingiustizia da me subita», ha sottolineato Sarkozy, che ha tirato in ballo altre giurisdizioni, affermando che i suoi diritti «non sono stati rispettati, in riferimento alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) e a quella del Consiglio costituzionale». Da qui la sua decisione di presentare ricorso alla Cedu, che potrà forse «portare a una condanna della Francia», senza però avere effetto sulla sentenza di ieri. Concludendo il post, Sarkozy ha usato parole minacciose: «Alla fine la verità trionferà, ognuno dovrà rendere dei conti ai francesi».
La sentenza di ieri chiude il processo des écoutes nato dalle intercettazioni tra Sarkozy e il suo storico avvocato Thierry Herzog. Il processo è scaturito da un’altra procedura giudiziaria, quella dei presunti finanziamenti libici alla campagna presidenziale di Sarkozy del 2007, per il quale è attesa una sentenza nel 2025.
Tutto è cominciato nel 2012-2013, quando gli inquirenti francesi che indagavano sulle vicende legate a Tripoli avevano disposto intercettazioni sulle due linee telefoniche intestate all’ex presidente. Le indagini avevano permesso di scoprire l’esistenza di una terza linea facente capo a Sarkozy ma intestata a un certo Paul Bismuth, un ex compagno di liceo dell’avvocato Thierry Herzog. Lui e l’ex presidente francese utilizzavano la «linea Bismuth» per comunicare con un ex procuratore generale della Cassazione francese: Gilbert Azibert. Quest’ultimo avrebbe avuto un ruolo da informatore: secondo gli inquirenti, l’ex capo della Cassazione parigina avrebbe favorito Sarkozy, quando quest’ultimo aveva presentato un ricorso relativo a un altro caso giudiziario, quello legato alle presunte donazioni fatte da Lilian Bettencourt a vari politici di destra, tra cui proprio l’ex presidente transalpino. Una vicenda da cui Sarkozy fu scagionato. L’interesse dei giudici per Azibert era motivato dal fatto che quest’ultimo, secondo gli inquirenti, aveva chiesto in cambio a Sarkozy un sostegno per ottenere un incarico onorario nel Principato di Monaco, che poi non ha ottenuto.
Sarkozy tra un mese compierà 70 anni, quindi potrà chiedere di non scontare l’anno di braccialetto elettronico. Ma a inizio 2025, per lui, c’è un altro processo in Cassazione, quello per l’affaire Bygmalion, in cui è coinvolto per presunte «spese pazze» nella campagna presidenziale 2012.





