Sánchez nasconde la causa del blackout per non ammettere l’harakiri ecologista
Pedro Sánchez (Ansa)
  • Il governo iberico sa che il guaio è stato generato da un sistema sbilanciato sulle energie rinnovabili. La verità però è un tabù.
  • Il disastro di Red Eléctrica è anche comunicativo: «Siamo i migliori di tutta Europa».

Lo speciale contiene due articoli

Ma, secondo voi, ce la diranno la causa del blackout? Io dico di no, e per due ragioni. Intanto, perché hanno subito messo le mani avanti con una stravaganza – quella delle vibrazioni atmosferiche – che, solo a leggerla, lasciava senza parole: excusatio non petita, eccetera. Poi perché a oggi non dicono nulla: dicono che devono ancora capire. Il fatto stesso che debbano ancora capire dovrebbe giustificare le massime autorità politiche a licenziare in tronco gli ingegneri preposti al controllo della stabilità della rete. Non perché essa è stata instabile, ma perché neanche ne sanno la ragione. Siccome le massime autorità politiche iberiche non licenziano nessuno, la cosa più probabile è che esse siano state informate della causa esatta dello scompenso. E non la dicono solo perché non possono dirla. Sono ancora a cogitare una possibile «spiegazione» da fornire al popolo bue.

Qualunque sia la spiegazione che forniranno, rimane una profonda verità: su eolico e fotovoltaico deve essere messa una pietra tombale. Perché, anche quando lo scompenso elettrico causa del blackout iberico non fosse da attribuire a queste tecnologie ballerine, il fatto è che esse sono ben suscettibili a generare simili scompensi. Il sistema elettrico funziona secondo un principio fondamentale: l’equilibrio istantaneo tra domanda e produzione e la quantità di energia elettrica prodotta deve corrispondere esattamente, in ogni istante, a quella consumata. Al momento del collasso iberico, la produzione elettrica era garantita, leggo, per oltre il 70% da eolico e fotovoltaico. Naturalmente in questi casi in cui ci si affida così tanto a queste tecnologie, la possibilità di scompensi è elevata (che so, un calo di vento o un cielo che si annuvola rapidamente). Nulla di grave se si è predisposti a compensare gli scompensi. Ma come si compensa agli scompensi? Ecco, qui casca l’asino: con gli impianti che non si vogliono, cioè quelli a combustibili fossili e, specificamente, quelli a turbogas, purché siano collegati in rete e, soprattutto, purché siano già accesi. Perché solo se sono collegati e accesi lo scompenso si rimedia in pochi secondi.

Va detto che quando lo scompenso è importante, la presenza di impianti nucleari aggrava la situazione, perché questi, in presenza di scompenso si spengono automaticamente per sicurezza, cosicché lo scompenso diventa ancora più importante. Per dirla tutta, gli impianti nucleari non possono permettersi di subire un blackout perché i loro circuiti di raffreddamento funzionano con l’elettricità e, in mancanza di questa dalla rete, devono generarsela da soli con generatori diesel in loco, che devono essere perfettamente funzionanti, pena effetto Fukushima.

Allora, qui siamo a un’impasse: il Green deal di Ursula von der Leyen vuole eolico e fotovoltaico – e, per non farsi mancare niente in questo «deal» (vien da ridere a chiamarlo così) vuole anche l’autotrazione elettrica – allo scopo di azzerare l’uso dei combustibili fossili, ma eolico e fotovoltaico richiedono, per funzionare in sicurezza, tutti gli odiati impianti, massimamente quelli a turbogas (per la precisione, anche quelli idroelettrici farebbero allo scopo, ma non sempre le condizioni idrogeologiche permettono di averne a sufficienza). Inoltre, quando si ha la certa certezza che quelli alternativi non funzionano (per esempio i fotovoltaici certamente non funzionano per ben 16 ore al giorno, tra le 5 della sera e le 9 del mattino), bisogna affidarsi solo agli odiati convenzionali, e riguardo a essi, non se ne può chiudere neanche uno a fronte dell’apertura di qualcuno alternativo. Perché neanche uno? Perché quelli alternativi contribuiscono zero quando la domanda è massima.

Insomma, gli impianti odiati sono indispensabili esattamente come sono indispensabili i vigili del fuoco, cui bisogna pagare lo stipendio giornaliero anche nei giorni privi di incendi, altrimenti si licenzierebbero per un lavoro meglio pagato, e nei giorni d’incendio ci si dovrebbe attaccare al tram. Ed esattamente come i vigili del fuoco, anche i proprietari degli odiati impianti convenzionali vogliono essere pagati anche se gli impianti sono spenti ed esser pagati ancora di più se, oltre che spenti, gli impianti sono accesi e in rete, pronti come riserva calda (o «rotante», che dir si voglia) in caso di scompensi. Si può giocare d’azzardo e tenerli spenti – risparmiando sul gas – ma a giocare d’azzardo ogni tanto si perde. Successe una domenica di molti anni fa in Italia, quando lo scompenso fu causato da una repentina interruzione di energia elettrica d’importazione dalla Francia (che transitava per la Svizzera) senza che fossero pronti i necessari turbogas a compensare e quasi l’intero Paese rimase al buio. Nessuna meraviglia che questo è quel che è successo agli iberici. Ma non ce lo diranno mai, neanche sotto tortura: dovrebbero ammettere di aver sbagliato tutto ad aver seguito Ursula e le sue paturnie.


Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?