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2025-03-06
Urbanistica, arresto per corruzione. Sala s’arrende: «Stop Salva Milano»
A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».
Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.
D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.
Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.
Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.
Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.
I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.
Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».
E la Corte dei conti calcola i danni
Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago.
Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte.
Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare.
Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
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L’ex dirigente Giovanni Oggioni ai domiciliari: è il «papà» della proposta di legge ferma da tempo al Senato. Avrebbe favorito aziende amiche. Il futuro assessore Bardelli: «Son pazzi, facciamo cadere questa giunta».I giudici contabili avvisano: se il Parlamento dovesse approvare il colpo di spugna sugli orrori di Palazzo Marino, gli eventuali risarcimenti erariali sarebbero a rischio.Lo speciale contiene due articoli.A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-sala-2671275647.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-la-corte-dei-conti-calcola-i-danni" data-post-id="2671275647" data-published-at="1741208349" data-use-pagination="False"> E la Corte dei conti calcola i danni Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago. Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte. Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare. Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
@Striscialanotizia
«Resistenza e resilienza» sono parole un po’ di moda, ma Striscia vuole interpretarle da una posizione forse meno strategica di prima, ma pur sempre importante e centrale. Con Ricci anche l’azienda vuole fare le cose in grande, aggiungendo per la prima volta una band, diretta da Demo Morselli. E invitando un’infilata di ospiti, nella prima puntata Alessandro Del Piero e la criminologa Roberta Bruzzone che sarà titolare della rubrica «Striscia criminale» per raccontare «le cose efferate che accadono dietro le quinte delle trasmissioni». Soprattutto, si vedrà Maria De Filippi, inviata a consegnare le «merdine» a chi parcheggia indebitamente nel posto riservato alle persone con disabilità. «Pensavo di doverla convincere, di dover insistere sul fatto che è una cosa interessante anche dal punto di vista sociale», rivela Antonio. «Invece Maria, che avrebbe dovuto rimanere solo un’ora, si è fermata e si è molto divertita».
C’è anche lo spazio per l’orgoglio del grande autore: «Sono 45 anni che faccio trasmissioni di successo, ho più Telegatti di tutti. Conservo soddisfazioni incancellabili», rivela, sbertucciando chi gli dice «poverino» ora che si ritrova «una prima serata su Canale 5. Quello che mi appassiona è fare un buon lavoro, fare una trasmissione satirica e insieme di varietà». Cede con eleganza il testimone dell’access primetime al successore: «Gerry Scotti è bravissimo e La Ruota della fortuna un programma perfetto, rivolto sia a un pubblico giovane che anziano». Ma in coda ci mette un po’ di peperoncino: «Del resto la Settimana enigmistica tiene sveglia la gente nelle Rsa. Mi avevano chiesto di tenermi pronto per metà ottobre nel caso il programma di Gerry avesse toppato». Invece, l’intuizione di far partire il gioco a quiz in anticipo, «mentre la Rai mandava ancora in onda l’esangue Techetechetè, è arrivato come una valanga anche sui pacchi di De Martino. La Rai continua a mandare in onda un programma che induce al gioco d’azzardo». E non dev’essere facile per uno come lui accettare che sia un altro a detronizzare il tradizionale avversario. «Ma noi non siamo una trasmissione vecchia, siamo la trasmissione più giovane e sul pezzo che ci sia», sottolinea Ricci. «Solo l’anno scorso abbiamo mandato in onda più di 20 nuove rubriche e nuovi inviati». Quest’anno rivedremo Luca Abete, Dario Ballantini, Rajae Bezzaz, Antonio Casanova, Jimmy Ghione, Giuseppe Longinotti, Enrico Lucci, Michele Macrì, Francesco Mazza, Moreno Morello e Valerio Staffelli e le rubriche di Cristiano Militello, Barbascura X e Rosaria Rollo.
Sì, Striscia la notizia non striscia più, ma non chiedetele di cambiare titolo.
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«The Rip - Soldi sporchi» (Netflix)
The Rip - Soldi sporchi, su Netflix da venerdì 16 gennaio, non può far leva su una trama accattivante. Non stando alla sinossi. Il film, difatti, sembrerebbe svilupparsi su unico asse, quello della diffidenza generata dal bisogno, dalla brama, dall'insorgere improvviso di individualismi ed egoismi. La città è quella di Miami, i protagonisti della vicenda poliziotti, diversi fra loro per grado e anzianità. Avrebbero potuto lavorare in armonia, coesi e determinati a raggiungere uno stesso obiettivo. Invece, una scoperta estemporanea li mette faccia a faccia con le zone d'ombra della natura umana, quelle che avevano portato Hobbes a coniare la celebre definizione di homo homini lupus. All'interno di un deposito abbandonato, senza più nessuno a vegliare il bottino, viene rinvenuta dal gruppo una mole immensa di banconote: denaro contante, per milioni e milioni di dollari. Di lì, l'iter avrebbe dovuto essere codificato, il ritrovamento dei soldi regolarmente denunciato e nuove indagini avviate per scoprirne la provenienza. Tuttavia, The Rip - Soldi sporchi non racconta l'iter procedurale così come la legge imporrebbe si sviluppasse. Racconta altro: la lotta sotterranea che comincia a prendere piete, la voglia - umana, per carità - di mettere le mani su tanta ricchezza, l'ingresso di forze esterne, criminali, decise a recuperare le proprie risorse materiali
The Rip - Soldi sporchi, dunque, racconta quel che tanti film prima di lui hanno raccontato, sperando a fare la differenza non sia la trama o i suoi colpi di scena, ma la bravura del duo scelto come protagonista. Matt Damon e Ben Affleck, la cui amicizia nella vita si è tradotta più volte in una sinergia professionale, sono stati chiamati ad interpretare, rispettivamente, il tenente Dane Dumars e il detective sergente Jd Byrne. Si tratta di un ritorno, di un nuovo progetto condiviso, della speranza che i due bastino a fare la differenza, permettendo alla piattaforma di inaugurare l'anno nel migliore dei modi.
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Getty Images
Parto dalla fine della cerimonia funebre, quando si spengono le luci sulla commozione (autentica!) per le giovanissime vite perse o segnate per sempre. A questo punto si scatenano gli istinti animali di quelli che accusano e di quelli che si difendono. Di qui in avanti vale tutto. Altissima la posta in gioco, per una società ultra monetizzata come questa, dominata dal «chi deve pagare i danni»?
Ho intervistato due personaggi della società civile svizzera, due amici, un banchiere d’affari (XY) e uno psicanalista (XZ) facendo loro la stessa domanda: «Avete colto anche voi, in questo caso, appena avvenuto, la rapida tendenza degli adulti a colpevolizzare i comportamenti dei giovanissimi presenti (la serata era dedicata a loro) accusati di aver filmato invece di fuggire? Hanno rispolverato il noto «narcisismo digitale» come se la causa principale risiedesse, non nei comportamenti degli adulti (politici, legislatori, costruttori, gestori, controllori comunali e cantonali) ma in una patologia generazionale legata allo smartphone e alla sua cultura, che pure c’è ed è grave, ma che qua non centra nulla.»
Dice il banchiere d’affari: «Mi sono sentito emotivamente coinvolto, e come non potevo non esserlo quando vedi ragazzini di quindici anni avvolti dalle fiamme e la padrona del locale mettersi in salvo abbracciata alla cassa. La mia prima reazione fu di difesa della nostra cultura giuridica dagli attacchi scomposti giunti dalla stampa ideologizzata dei nostri vicini francesi e italiani, condividendo le precisazioni del nostro presidente Guy Parmelin “Siamo un Paese fondato su rigore e affidabilità che deve saper prevedere questo genere di rischi”. Precisazioni però giunte dieci giorni dopo l’evento! Quando, caro Riccardo, hai avuto la cortesia di presentare a me e ad altri amici svizzeri il grande lavoro fatto su IDEA e sui modelli organizzativi delle organizzazioni umane complesse, ero rimasto molto colpito dalla tua intuizione sull’esistenza dei Tabernacoli secondari. Quelli dove, dicevi, sono custodite le ostie «scadute» o peggio «andate a male». E aggiungevi come questo scenario fosse impossibile da descrivere con lo scritto, ma solo integrandolo, a voce, con esempi di vita vera, vissuta. Tra i tanti esempi che ci avevi fatto a voce, quelli di Fiat, di Alitalia, etc. c’era pure quello della vendita di un’azienda pubblica in cui l’acquirente pagava sì un certo prezzo ma doveva sottostare a protocolli formali rigidissimi in termini di controlli, tranquillizzando così Parlamento e opinione pubblica. La genialità (si scoprì poi criminogena) fu che il Contratto di vendita era addirittura il Tabernacolo, con un testo all’apparenza spietato sugli impegni formali, ma che in sede di controllo burocratico era congegnato in modo che i vincoli sarebbero stati bypassati facilmente con acconce modalità di execution. Per fortuna, la nostra ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey (purtroppo ottantenne) declina così i tuoi Tabernacoli: «Basta agli accordi segreti e ai legami insani fra politica e interessi personali»! Sarà così anche nel caso del Le Constellation?
Lo psicanalista chiosa: «Dal punto di vista psicanalitico ricorrere al «narcisismo digitale» è una semplificazione difensiva. In certi casi, la psiche entra in uno stato di sospensione del senso di realtà, quindi tendiamo a ricercare segnali esterni che ci aiutino a interpretare la situazione. Segnali di norma provenienti dal mondo adulto o dalle istituzioni per cui quando questi sono assenti o inefficaci, noi ci troviamo soli con le nostre difese primitive. In questo senso l’atto di filmare diventa un tentativo di trasformare un problema in un’immagine da noi più controllabile. Chiediamoci come i giovani reagiscono ad adulti che faticano a esercitare il loro ruolo di genitori, di nonni, di docenti, affidandosi alla delega, alla tecnica, e non alla loro propria funzione simbolica. Quando una società finisce per chiedere ai più giovani di essere più maturi degli adulti, di certo il problema non è lo smartphone, ma negli adulti che, più o meno scientemente, si stanno ritirando dalla scena della vita vera dei figli.
Con le due interviste il mio contributo giornalistico dovrebbe finire qua, ma non per me. Questo evento, come un’infinità di altri da oltre trent’anni a questa parte (caduta del Muro) è figlio dei due grandi imbarazzanti compari che hanno segnato la mia vita, professionale prima e di studioso poi: il CEO capitalismo e il modello organizzativo patrizio dei Tabernacoli. Entrambi fortemente interconnessi e molto presenti in questa e in tutte le altre vicende di questo tipo.
Lo dico brutalmente, il falò umano di Crans Montana è stato semplicemente un omicidio ritardato da parte di imprenditori e di istituzioni (poco importa se corrotte o inette o maldestre: in termini di colpevolezza sono la stessa cosa).
Circa la critica fatta ai giovanissimi di voler filmare l’incendio anziché fuggire, siamo noi adulti occidentali, di ogni tendenza politico culturale, che abbiamo disegnato algoritmi concepiti per scegliere quali contenuti proporre e in base alla domanda ripeterli all’infinito. In altre parole, guardando di continuo frame o video del dramma di Crans Montana, lo smartphone continuerà a farcelo vedere, peggio, più lo richiediamo più lo ripeterà, avendolo così trasformato in un bene di largo consumo. Perché noi abbiamo affidato l’informazione ai markettari di ogni tipo e specie, cessando di essere non più persone ma miserabili consumatori.
Povera Gen Z quando si accorgerà che noi adulti per vivere le nostre esistenze al di sopra delle nostre effettive possibilità, non solo sottoscriviamo debito che loro dovranno onorare, ma gli abbiamo pure imbandito una tavola di saperi finti, di cibi finti, di luoghi finti, talmente stressati che prendono fuoco allo scoccare di una solitaria scintilla. La Gen Zeta sarà diventata adulta a Crans Montana solo se avrà capito di che pasta sono fatti gli adulti del mondo in cui sono capitati.
Un mondo dove l’imprenditore scappa con la cassa, il magistrato sceglie la cautela, dando la sensazione che preferirebbe non esserci, i politici locali e nazionali fanno lo gnorri, al massimo si definiscono maldestri, ma si capisce che nessuno vuole pagare pegno (anche in questo caso ci sarà un Tabernacolo protettivo?).
Il caso Crans Montana si è desolatamente chiuso con una cerimonia funebre sobria, struggente, perfetta, e dall’impeccabile scenografia svizzera. Qua erano presenti tutti i presidenti che dovevano esserci, tutti commossi, come da copione.
Zafferano.news
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