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2025-03-06
Urbanistica, arresto per corruzione. Sala s’arrende: «Stop Salva Milano»
A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».
Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.
D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.
Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.
Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.
Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.
I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.
Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».
E la Corte dei conti calcola i danni
Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago.
Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte.
Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare.
Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
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L’ex dirigente Giovanni Oggioni ai domiciliari: è il «papà» della proposta di legge ferma da tempo al Senato. Avrebbe favorito aziende amiche. Il futuro assessore Bardelli: «Son pazzi, facciamo cadere questa giunta».I giudici contabili avvisano: se il Parlamento dovesse approvare il colpo di spugna sugli orrori di Palazzo Marino, gli eventuali risarcimenti erariali sarebbero a rischio.Lo speciale contiene due articoli.A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-sala-2671275647.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-la-corte-dei-conti-calcola-i-danni" data-post-id="2671275647" data-published-at="1741208349" data-use-pagination="False"> E la Corte dei conti calcola i danni Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago. Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte. Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare. Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.
Jerome Powell (Ansa)
Trump affila i coltelli, Powell indossa l’elmetto. I mercati decidono che non è il caso di aspettare. In poche ore argento, platino e oro riscrivono i massimi storici, il dollaro scivola e Wall Street si guarda allo specchio temendo che la festa possa degenerare.
Il detonatore è un fatto senza precedenti. Jerome Powell, il banchiere centrale più potente del mondo, rompe ogni protocollo e si presenta in video. Non per annunciare un taglio dei tassi ma per comunicare che è sotto indagine penale. Roba da tribunali, non da conferenze stampa ovattate. La Procura vuole vederci chiaro sulla ristrutturazione della storica sede della Federal Reserve a Washington: un progetto partito nel 2022 e lievitato fino a circa 2,5 miliardi di dollari, con almeno 600 milioni in più rispetto al budget. Una cifra che, anche per gli standard americani, fa sobbalzare. Che materiali hanno usato e quanti operai hanno impiegato per spendere tanto? E il costo record dei ponteggi?
L’accusa formale è tecnica: Powell avrebbe mentito o omesso dettagli nella testimonianza resa lo scorso giugno davanti alla Commissione bancaria del Senato. Il problema non è l’edilizia. È la politica monetaria.
Powell lo dice senza giri di parole. Definisce l’indagine «un’azione senza precedenti» e la inserisce in un contesto di «minacce e pressioni continue» da parte della Casa Bianca. Insomma una ritorsione. Il peccato di Powell, nella sua ricostruzione è quello di aver fissato i tassi di interesse sulla base dei dati macroeconomici - inflazione, occupazione - invece che sulle preferenze del presidente.
Trump, naturalmente, nega tutto. «Non ne so nulla», dice a Nbc News. Ma la smentita dura il tempo di un respiro. Subito dopo riparte l’attacco: Powell «non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici». Tradotto: se i tassi fossero più bassi, nessuno parlerebbe dei muri della Fed.
I mercati non aspettano le Procure. Reagiscono. L’oro vola oltre 4.600 dollari l’oncia, chiudendo intorno 4.620. L’argento schizza a 86 dollari, con rialzi giornalieri da capogiro. Il platino sfiora i 2.400 dollari, il palladio si avvicina ai 2.000. È la corsa ai beni rifugio nella sua forma più pura, quasi didattica. Il dollaro, invece, paga il conto. Inverte la rotta della settimana precedente e perde terreno contro l’euro. I Treasury a 10 anni salgono al 4,2%, i trentennali al 4,86%. Segnali chiari di tensione. Segnali che raccontano una cosa sola: la fiducia non è infinita. E quando viene messa in discussione la credibilità della banca centrale americana, il mondo intero prende appunti. In Europa si fa finta di niente, come spesso accade quando il problema è grande. Milano e Parigi restano immobili, Londra avanza di un timido +0,16%, Francoforte sale dello 0,57% trainata dai titoli della difesa - perché in tempi di guerra, vera o metaforica, qualcuno guadagna sempre. Wall Street galleggia appena sopra la parità, con l’aria di chi spera che sia solo un brutto sogno. Ma non lo è. Perché qui non siamo più alle schermaglie verbali, ai tweet, ai soprannomi irridenti. Qui siamo allo scontro istituzionale. E se è vero che il capo dellla Fed non può sentirsi al di sopra della legge è altrettanto vero che l’atmosfera intorno alla banca centrale Usa si è fatta incandescente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale e possibile successore di Powell, butta benzina sul fuoco parlando di un edificio «enormemente più costoso di qualsiasi altro nella storia di Washington». Un messaggio neanche troppo cifrato.
Il mandato di Powell scade a maggio. Da qui ad allora i mercati resteranno nervosi. Perché nessuno sa dove porterà questa escalation. Se l’indagine andrà avanti. Se il precedente diventerà prassi. Se, domani, ogni decisione sui tassi dovrà passare al vaglio della politica. È questo lo spettro che spaventa gli investitori molto più di un bilancio fuori controllo.
La guerra nucleare dei mercati, insomma, è già iniziata. Non fa rumore, non lascia crateri visibili, ma brucia fiducia, erode certezze e spinge capitali a nascondersi sotto terra, in lingotti luccicanti. E come in ogni guerra, c’è una sola verità: quando saltano i tabù, nessuno può dirsi al sicuro. Nemmeno la Federal Reserve.
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Ecco #DimmiLaVerità del 13 gennaio 2026. Il grande esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti ci rivela i retroscena delle strategie di Usa, Russia e Cina.