True
2025-03-06
Urbanistica, arresto per corruzione. Sala s’arrende: «Stop Salva Milano»
A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».
Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.
D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.
Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.
Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.
Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.
I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.
Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».
E la Corte dei conti calcola i danni
Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago.
Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte.
Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare.
Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
Continua a leggereRiduci
L’ex dirigente Giovanni Oggioni ai domiciliari: è il «papà» della proposta di legge ferma da tempo al Senato. Avrebbe favorito aziende amiche. Il futuro assessore Bardelli: «Son pazzi, facciamo cadere questa giunta».I giudici contabili avvisano: se il Parlamento dovesse approvare il colpo di spugna sugli orrori di Palazzo Marino, gli eventuali risarcimenti erariali sarebbero a rischio.Lo speciale contiene due articoli.A distanza di poco più di un anno dalle prime indagini per abuso edilizio sulla torre di piazza Aspromonte, fa capolino, nelle ormai decine di inchieste sull’urbanistica di Milano, il reato di corruzione. Fino ad ora, non se ne era mai parlato. Anzi, il sindaco Beppe Sala fino all’altro giorno continuava a ribadire come i dirigenti del Comune non fossero «accusati di corruzione.».Ma l’arresto del dirigente comunale Giovanni Oggioni, già componente della commissione Paesaggio di Palazzo Marino nonché ex dirigente dello Sportello unico per l’edilizia, cambia il quadro della situazione. Ma, soprattutto, mette al momento una pietra tombale sul cosiddetto Salva Milano, la legge (arenata al Senato) che avrebbe dovuto condonare le pratiche edilizie milanesi, salvando gli immobili sotto sequestro e scagionando decine di indagati. Proprio ieri Palazzo Marino, in una nota, ha annunciato di «non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta Salva Milano» e di volersi costituire parte civile nel processo.D’altra parte, a detta degli inquirenti, il Salva Milano sarebbe stato confezionato («direttamente dettato») proprio da Oggioni, da Marco Cerri (già indagato e anche lui membro della commissione Paesaggio, con evidenti conflitti di interesse) e Franco Zinna (ex dirigente comunale). I tre sarebbero stati i più attivi nella stesura del testo così come degli emendamenti al disegno di legge, poi comunicati a diversi parlamentari. Non solo.Nell’ordinanza è riportato anche uno scambio di messaggi, risalente al 23 febbraio dello scorso anno, tra l’ex assessore all’Urbanistica e avvocato, Ada Lucia De Cesaris (non indagata) e Regina De Albertis, presidente di Assimpredil (non indagata). La prima avrebbe chiesto alla seconda di organizzare un colloquio riservato con «lei», riferendosi, secondo i pm, «al presidente del Consiglio dei ministri», cioè Giorgia Meloni. L’obiettivo? Fermare l’indagine. Ma le indagini sono andate avanti. E ieri a Oggioni sono stati sequestrati ieri circa 300.000 euro: dovrà rispondere anche dei reati di falso e depistaggio. Dopo aver subito il sequestro dei cellulari, tablet e computer il 7 novembre scorso, aveva creato una nuova password per accedere agli accounts sul cloud, arrivando a cancellare l’account onedrive di Microsoft, cercando di depistare le indagini e sopprimere le prove.Registrati nel telefono di Oggioni, si trovano i messaggi del 13 dicembre 2023 con Guido Bardelli (all’epoca semplice avvocato ma ora assessore alla Casa) dove venivano commentati negativamente gli interventi dell’assessore Giancarlo Tancredi e del direttore della Rigenerazione urbana, Simona Collarini, sul variante in discussione del Pgt di Milano, con chiari riferimenti spregiativi alle indagini della Procura. E Bardelli rincarava la dose: «Questi sono pazzi. Dobbiamo fare cadere questa giunta». Giunta che non è caduta, ma di cui Bardelli è diventato assessore pochi mesi dopo.Non è un caso, insomma, se anche nell’ultima ordinanza di custodia cautelare, il gip Mattia Fiorentini torni a parlare di «un sistema» - quello della Milano di Sala, inebriata ancora dall’Expo 2015 - che ha portato a una «speculazione edilizia selvaggia». E questo perché è ormai «ampiamente documentato» come anche quest’ultima indagine «integra e si inserisce in un sistema di elevata pericolosità e incidenza sociale, fondato sul falso e sull’esercizio arbitrario delle funzioni pubbliche […]». D’altra parte, Oggioni era un vero e proprio dominus dentro palazzo Marino, luogo che conosce da ormai 40 anni essendoci entrato nel 1986 tramite concorso pubblico. Ha diretto l’Urban center nei primi anni 2000, è stato nel 2004 direttore del settore pianificazione. Poi, nel 2012, si butta nel privato (va in Esselunga) ma nel 2017 rientra in municipio durante la prima giunta Sala prendendosi la direzione dello Sportello unico edilizia: ci resterà fino alla pensione nel 2021 anche con una nomina a vicedirettore dell’Urbanistica.I progetti edilizi passavano tutti dalla sua scrivania. L’ex dirigente in arresto ricorre «a manipolatorie e subdole pressioni, alla delegittimazione e a vere e proprie intimidazioni e minacce nei confronti di coloro che reputa d’ostacolo», come alcuni ex colleghi, ed «escogita manovre per condizionare la stampa, per impedire la pubblicazione di opinioni critiche sui quotidiani sfruttando le fitte relazioni e il potere di influenza di cui gode». E, secondo l’accusa, proprio grazie alla sua posizione avrebbe favorito la società Abitare In (che si dice estranea all’indagine), ottenendo in cambio l’assunzione della figlia Elena (architetto e non indagata) che è stata retribuita dalla società di sviluppo immobiliare con contratti tra il 2020 e il 2023 per oltre 124.000 euro.Anche in questo caso il padre avrebbe «omesso di dichiarare il conflitto di interessi e di astenersi dai lavori della Commissione». Oggioni avrebbe favorito poi Assimpredil Ance, l’ente che rappresenta gli interessi delle imprese edili a Milano, per agevolare una decina di pratiche. In cambio, avrebbe ricevuto «utilità consistite in un contratto di consulenza in virtù del quale ha percepito, tra il febbraio 2022 e il novembre 2024, euro 178.884».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-sala-2671275647.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-la-corte-dei-conti-calcola-i-danni" data-post-id="2671275647" data-published-at="1741208349" data-use-pagination="False"> E la Corte dei conti calcola i danni Non si limitava a fare pressioni sul direttore generale, Christian Malangone, sui colleghi o sui parlamentari: Giovanni Oggioni voleva fermare le indagini della Procura di Milano ma anche quelle della Corte dei conti che già da mesi avevano messo nel mirino le operazioni immobiliari dove Palazzo Marino aveva perso centinaia di milioni di euro per i mancati oneri di urbanizzazione. «Per questo occorre immediatamente la legge Salva Milano di interpretazione autentica. Speriamo che facciano questa legge, cazzo», diceva Oggioni nell’ottobre scorso, intercettato al telefono con la dirigente comunale Carla Barone (anche lei indagata) che gli aveva appena raccontato dell’accusa di danno erariale per 321.000 sulle torri di Crescenzago. Quello che chiedeva Oggioni è quanto sosteneva da tempo il sindaco Beppe Sala, cioè una «interpretazione autentica» delle norme urbanistiche che il Comune è accusato di avere violato. Ieri il primo cittadino ha cambiato idea, con una piroetta imbarazzante. «Se uno ha sbagliato paghi e paghi anche duramente», ha detto, annunciando poi di non sostenere più il provvedimento e di volersi costituire parte civile, come se non fosse stato lui il sindaco durante questi anni. Del resto, la magistratura contabile è stata fin troppo chiara sulla situazione in cui versa il capoluogo lombardo nei giorni scorsi. E ha ribadito che, se il Salva Milano diventasse legge, i risarcimenti erariali sarebbero a rischio, con un danno non indifferente a tutta la cittadinanza che ha già subito il mancato aggiornamento degli oneri da dieci anni a questa parte. Una linea in totale controtendenza con quella della Ragioneria generale dello Stato, dipartimento del ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva dato il via libera al Salva Milano, sostenendo che in tutta Italia non ci sarebbe stato il rischio di una riduzione delle risorse nelle casse comunali. Ma il procuratore regionale lombardo della Corte dei conti, Paolo Evangelista, alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha ribadito che sono state aperte istruttorie su «tutte le vicende per le quali è stata depositata una richiesta di rinvio a giudizio o un atto di citazione diretta a giudizio per lottizzazione abusiva». D’altra parte, dei casi su cui indagano i pm milanesi, la Procura regionale deve essere informata e ha a quel punto «l’obbligo di aprire le istruttorie e dobbiamo fare accertamenti, soprattutto per riuscire a determinare i danni erariali». Tra queste c’è anche l’inchiesta sulla Beic, vicenda che vede indagato il presidente della Triennale, Stefano Boeri, per il concorso dell’estate 2022 che ha visto l’assegnazione del progetto da 8,6 milioni per la sede della Biblioteca europea di informazione e cultura. Anche in questo caso, la Procura della Corte dei conti indaga per i danni che potrebbe aver subito l’erario. E la situazione appare abbastanza particolare. Anche perché, a quanto risulta alla Verità, gli studi del consorzio vincitori del concorso sotto indagine, tra cui Onsitestudio, avrebbero già ricevuto una tranche di pagamento. A questo si aggiunge che i lavori sono ormai iniziati e proseguono, nonostante nei prossimi mesi potrebbero esserci delle richieste di danni da parte degli altri concorrenti (erano 44) che si erano presentati. Non era meglio rifare il concorso e fermare i lavori per evitare nuovi danni economici alla città? Intanto Boeri, ieri, ha presentato una nuova mostra in Triennale, come se nulla fosse accaduto. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che avremmo continuato a lavorare», ha detto all’Ansa. L’archistar andrà a processo per il Bosconavigli con lo stesso Oggioni. E presto potrebbe difendersi anche di fronte all’ex pm di Mani pulite, Gherardo Colombo, ora presidente del Comitato legalità, trasparenza ed efficienza amministrativa. Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, ha infatti scritto al magistrato chiedendo «se non sia opportuna una valutazione sull’opportunità di sollecitare le dimissioni dell’architetto Boeri al fine di tutelare l’immagine e la credibilità della Fondazione Triennale e del Comune di Milano».
Assentral
I due creano così una pagina Instagram incentrata unicamente su questo modello. Arrivano i primi like e i primi commenti. Che aumentano sempre di più. Dall’altra parte dello schermo, però, non ci sono solo «personale normali». Ci sono soprattutto collezionisti e multimilionari. Gente che ha i garage pieni di pezzi da collezione. «Dal niente», prosegue Leonardo, «abbiamo iniziato a parlare con loro. Ci descrivevano le loro auto, i loro modelli. E così abbiamo iniziato ad archiviare tutto. Un sistema a grappolo in cui segnavamo tutto: il tipo di auto, il colore e così via. In poco tempo abbiamo creato un archivio unico».
Con i loro follower/collezionisti (i cui nomi non ci vengono rivelati: «Per noi il riserbo è tutto»), discutono su tutto, perfino delle questioni familiari. Si crea così un legame di fiducia. Tra di loro c’è anche un certo Alberto, uomo della finanza e dell’imprenditoria attivo anche nel mondo della nautica. Vede del potenziale in quei giovani e chiede di incontrarli. Destinazione Montecarlo. «Andavamo all’università e abbiamo speso tutti i nostri risparmi per andare lì e conoscerlo. Non sapevamo nemmeno che faccia avesse e lui non pensava fossimo così giovani, viste le nostre competenze». È il momento del salto. Quello in cui una passione, coltivata e accresciuta nel tempo («per anni abbiamo studiato solamente questo settore», spiegano i due) diventa un lavoro. Un business. Anche perché nel frattempo arrivano prime richieste: «Ma se volessi quella macchina in particolare?». L’archivio è lì, pronto. E così Leonardo ed Edoardo cominciano a sentire i loro follower, che ora diventano clienti. Diventano il centro, l’asse, che mette in contatto mondi diversi: Assentral, appunto, con l’obbiettivo di soddisfare la domanda di automobili speciali da collezione (e non solo), tramite un sistema innovativo, basato su relazioni sviluppate negli anni.
Ma questo è solo l’inizio. Perché, sempre su Instagram, i due vedono i lavori di Paul, un ragazzo scozzese. Cognome? «Niente cognome, è troppo bravo, poi ce lo portano via». Riesce a riproporre i modelli di auto in modo perfetto. Edoardo e Leonardo estraggono il loro pc per farmi qualche esempio. Cominciano a zoomare un rendering per mostrare la pelle lavorata dei sedili e perfino la marca degli pneumatici. Sembra più vero del vero. «Oggi i nostri clienti ci chiedono questo: modelli unici, fatti unicamente per loro. Noi prepariamo tutto, scegliamo con loro i colori e i dettagli, poi mandiamo i nostri progetti alla casa madre, che li realizza».
È il virtuale che diventa reale. Cosi dalle configurazioni in digitale dello studio di design di Assentral Speclab, si passa al carbonio, alle cuciture e alla pelle vera e propria. E pure a un luogo fisico, che verrà inaugurato a breve negli stessi spazi della D-Factory di Cinisinello Balsamo, la Mecca delle auto di lusso.
Un sogno italiano, quindi. Che fa sognare due giovani imprenditori ma, soprattutto, i loro clienti.
Continua a leggereRiduci
«Jo Nesbø's Detective Hole» (Netflix)
Dopo il film con Michael Fassbender, il personaggio di Jo Nesbø arriva su Netflix con una serie che ne esplora fragilità e ossessioni. Basata su «La stella del diavolo», segue un’unica indagine tra i demoni personali del protagonista.
Harry Hole, al cinema, ha avuto il volto cupo di Michael Fassbender, i capelli ramati e un accenno di barba. Quando si è deciso di far delle sue gesta un film, si è scelto avesse le fattezze massicce dell'attore, così simile a quelle immaginate da Jo Nesbø. Poi, però, ci si è fermati. Harry Hole non ha avuto seguiti né adattamenti ulteriori. Eppure, Nesbø ha continuato a scrivere. E tanto ha prodotto da aver - finalmente - convinto una piattaforma a fare del suo detective il centro di una serie crime.
Jo Nesbø's Detective Hole, disponibile su Netflix da giovedì 26 marzo, prova a mettere insieme tutti i romanzi dello scrittore norvegese, costruendo su quel suo investigatore una narrazione capace di ricostruirne la complessità.Harry Hole, non più interpretato da Fassbender ma da Tobias Santelmann, è la copia carbone di quello che tanti detective prima di lui sono stati. Un genio preda di fantasmi e tormenti, l'intuitivo fuori scala inversamente proporzionale all'abilità di intessere relazioni umane soddisfacenti. Hole, pur noto ad Oslo come il più talentuoso fra gli investigatori, è vittima di una depressione cronica che, negli anni, lo ha indotto a sviluppare una forma altrettanto cronica di alcolismo. Beve fino a perdere conoscenza, Jim Beam, whiskey per lo più.
Eppure, il vizio non ha mai intaccato le sue capacità deduttive. Si è preso altro: il privato, le relazioni di Hole, monche e lacunose. Il detective, pur temuto e rispettato, ha amato una sola donna, senza riuscire a tenersela accanto. Rachel, un tempo amore, si è trasformata in tormento: tossica quanto e più del whiskey. Harry Hole non è mai riuscito a dirle addio. Rachel è sempre tornata, ondivaga e insicura. E con lei, puntuali, si sono fatti avanti i demoni. Gli stessi che l'investigatore sta goffamente cercando di combattere quando il candore di Oslo, sua città natale, si tinge di rosso. Una ragazza è stata trovata morta nel proprio appartamento, un dito le è stato reciso e, dietro una palpebra, il killer si è premurato di lasciarle un piccolo diamante a forma di stella. Una firma, un indizio, un peccato di vanità che, nella letteratura, ha dato il titolo ad uno dei romanzi di Nesbø.
Benché la serie Netflix ambisca ad essere un compendio di quanto prodotto dallo scrittore, Jo Nesbø's Detective Hole è basata per lo più su uno dei suoi tanti romanzi, il quinto, La stella del diavolo. Così ha voluto Nesbø, che per Netflix ha curato parte della sceneggiatura. Lo show, dunque, si trova a riavvolgere il filo per raccontare, intimamente, chi sia quest'uomo complesso. Poi, però, entra nel merito di un suo solo caso, un solo serial killer e una sola indagine, condotta - come da libro - insieme all'odiato e corretto collega Tom Waaler.
Continua a leggereRiduci
Ford introduce le versioni BlueCruise Edition su Kuga e Puma, portando la guida assistita di livello 2 su modelli più diffusi. Il sistema è utilizzabile su oltre 135.000 chilometri di strade europee ed è incluso senza abbonamento.
Ford accelera sulla democratizzazione della guida assistita e introduce le nuove BlueCruise Edition su due dei modelli più apprezzati della gamma europea, Kuga e Puma. Le nuove versioni rappresentano un passo concreto verso una mobilità sempre più tecnologica e accessibile, portando su larga scala il sistema di assistenza alla guida di livello 2 che consente la modalità «mani libere, occhi puntati sulla strada».
Dopo il debutto europeo su Mustang Mach-E, primo sistema di questo tipo a ottenere l’approvazione normativa nel continente, BlueCruise amplia ora il proprio raggio d’azione. L’obiettivo è chiaro: offrire un’esperienza di guida più rilassata e sicura anche a un pubblico più ampio, andando oltre il segmento premium e integrandosi su modelli ad alta diffusione.
Le nuove Kuga e Puma BlueCruise Edition nascono infatti con una vocazione precisa: ridurre lo stress nei lunghi viaggi, soprattutto in autostrada. Grazie al Co-Pilot Pack di serie, il sistema consente la guida a mani libere su oltre 135.000 chilometri di arterie europee, le cosiddette «Blue Zones», distribuite in 16 Paesi. Un’estensione significativa che rende la tecnologia concretamente utilizzabile nella quotidianità.
Uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è l’assenza di abbonamenti: BlueCruise è incluso senza costi aggiuntivi, insieme alla navigazione connessa basata su cloud, che fornisce aggiornamenti sul traffico in tempo reale e suggerisce percorsi ottimizzati. Una scelta strategica che punta a semplificare l’esperienza d’uso e a rafforzare il valore percepito del prodotto.
Non manca un’attenzione particolare al design. Le BlueCruise Edition si distinguono per dettagli esclusivi, a partire dalla livrea Vapor Blue abbinata al tetto a contrasto nero e agli specchietti coordinati. Completano il look i cerchi in lega dedicati, da 18 pollici su Puma e da 19 su Kuga. All’interno, l’ambiente si caratterizza per finiture Nordic Blue e inserti dei sedili lavorati, che conferiscono un tocco distintivo senza rinunciare alla sobrietà.
Ampia anche la gamma di motorizzazioni. Kuga è proposta in versione full hybrid e plug-in hybrid, mentre Puma affianca alle unità EcoBoost hybrid con cambio automatico anche la nuova declinazione completamente elettrica Gen-E. Una varietà che riflette la strategia multienergia del costruttore, orientata a soddisfare esigenze diverse in termini di utilizzo e sostenibilità.
Con le BlueCruise Edition, Ford compie dunque un passo deciso verso la diffusione capillare della guida assistita avanzata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma: la comodità e il supporto alla guida diventano elementi centrali dell’esperienza automobilistica, accessibili a un pubblico sempre più vasto.
Continua a leggereRiduci
Ansa
La parabola di Plotino si rispecchia nel bacino Mediterraneo, è l’erede di quei mondi antichi, il maestro di quel passaggio e il crocevia del pensiero, dal Medio Oriente a Roma. Dopo di lui verrà Sant’Agostino, con la Patristica. Nel suo tempo cresce la Gnosi e si diffonde il Manicheismo. A lui si deve il platonismo a Roma, con una scuola frequentata anche dai politici e dalle donne. A lui si deve il grande sogno della città governata dai filosofi, Platonopoli, che sarebbe sorta a due passi da Napoli. A lui si deve il primo, grande pensiero che supera il dualismo, con la teoria dell’emanazione e la nostalgia del Ritorno: l’Uno emana il mondo, come i raggi del sole, e le anime avvertono il conato di tornare alle origini. In Plotino la vita come il pensiero sono percorsi dalla nostalgia dell’origine. Emanazione e Ritorno sono il respiro del mondo, L’Uno espira e dà fiato al mondo, il mondo inspira e torna all’Uno. A lui si deve la prima grande filosofia della bellezza che dal corpo scorre verso l’anima e dall’anima risale a Dio.
Il suo pensiero fecondò la dottrina cristiana e il pensiero arabo, soffiò nel platonismo medioevale e nell’alchimia, poi nell’Umanesimo e nel Rinascimento, l’idealismo e il romanticismo, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola fino a Schelling, e poi a raggiungere nel Novecento personalità eminenti di ambiti differenti come Jung e Florenskij, Yeats e Bergson, Hillmann e Hadot, Eliade e Sestov. Pure Leopardi s’innamorò di lui e a lui dedicò un dialogo, uno dei suoi pochi scritti in difesa della vita, quando Plotino riesce a dissuadere il suo allievo Porfirio, che sarà poi il suo biografo, dal desiderio di suicidarsi.
A lui si riferirono anche scrittori e poeti del secolo scorso: da Albert Camus, che scrisse la tesi di laurea su di lui a Ezra Pound che gli dedicò una poesia giovanile in A lume spento, fino a Borges che ne parlò agli esorti della sua Storia dell’eternità.
Sarebbe un esercizio curioso e intrigante rileggere alcune teorie di Plotino alla luce della tecno-scienza di oggi e della fisica quantica: il nesso tra microcosmo e macrocosmo, la connessione di ogni parte al tutto, la convinzione che ogni particella del cosmo, come una miniatura dell’universo, abbia in sé la totalità del mondo. Tutto ciò precorre su altri versanti le più recenti teorie della fisica, le particelle di Dio, le onde elettromagnetiche e gravitazionali, le vibrazioni cosmiche...
Per tutte queste ragioni, dopo tanti anni di passione per il pensiero di Plotino nel fatidico anno 2000, mi dedicai a lui, autore sommo nel mio pantheon personale. Lo scrissi in forma di autobiografia, in prima persona, riferendomi agli ultimi anni vissuti da Plotino nella campagna di Minturno, dove morì. Al testo letterario ho aggiunto un saggio su di lui e sul suo pensiero. Il testo è un bilancio della sua vita e del suo pensiero, attraverso i luoghi e i temi che li avevano scanditi. Gli impliciti modelli di scrittura erano Così parlò Zarathustra di Nietzsche e le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
Dietro l’apparenza di una fictio, i dettagli storici e teorici combaciavano con la realtà storica e col suo pensiero, con le fonti, i nomi e i luoghi. Dalla sua nascita e poi la sua infanzia sulle rive del basso Nilo - nei pressi dell’odierna Asyut - alla sua prima maturità ad Alessandria d’Egitto dove fu iniziato alla filosofia, poi il suo soggiorno ad Antiochia e la sua partecipazione in Siria alla guerra con i persiani, dove rischiò di essere ucciso, nel suo tentativo di spingersi verso Oriente fino a vagheggiare la meta dell’India per conoscere i sapienti. Quindi il suo viaggio verso Roma, dove fondò la sua scuola frequentata anche da senatori e patrizi, che tenne per vent’anni, le sue commemorazioni di Platone, Socrate e Aristotele, il suo sogno di fondare una città ideale a sud di Roma, Platonopoli e di convincere all’impresa l’imperatore Gallieno; il suo dialogo con l’allievo Porfirio per dissuaderlo dal proposito di togliersi la vita, quindi il suo ritiro nella campagna di Minturno, infine la sua morte intorno ai 68 anni.
È solo una congettura, invece, l’incontro con Mani e con Origene il cristiano, suoi contemporanei; autentico è invece il suo incontro fatale con Ammonio Sacca che lo iniziò alla sapienza. L’amore per Gemina è invece un’amorosa illazione su una amicizia effettiva del filosofo con una donna e con sua figlia che aveva lo stesso nome della madre, assidue della sua scuola e appartenenti al ceto nobiliare romano. Plotino aveva ritrosia a parlare e a scrivere di sé. Si vergognava di avere un corpo, fermò il suo allievo Amerio che voleva farlo ritrarre dal pittore Carterio; aveva perfino pudore di mangiare in presenza d’altri. Coltivava la vita incorporea del corpo.
Nella copertina dell’autobiografia appare il ritratto che ne fece Raffaello nella Scuola d’Atene. Immaginai che quella presunta autobiografia Plotino l’avesse poi gettata nel fiume del tempo, inabissandola nelle acque del fiume Lyris, come facevano coloro che attraversavano il fiume e per ingraziarsi l’impervio corso fluviale gettavano una moneta nelle sue acque. La moneta gettata da Plotino per ingraziarsi gli dei era la sua vita raccolta in uno scritto «sacrificale». Quel fiume Liri, oggi noto nella sua parte terminale come Garigliano, si ricongiungeva in una geografia poetica - avrebbe detto Vico - al fiume Nilo delle sue origini, ai fiumi Ilisso e Celari di Socrate, dei suoi allievi e dei suoi dialoghi platonici, poi ai fiumi della sua maturità, il Tigri e l’Eufrate, crinali d’Oriente e Occidente, e infine al Tevere alle cui sponde Plotino rimase per oltre un ventennio. Il libro finisce nei fondali del fiume e si perde ogni sua traccia; e dunque quel che i lettori hanno tra le mani in realtà non può esistere. Vissi la scrittura di quel libro nella primavera del 2000 in uno stato di grazia, felice di scrivere e di vivere in compagnia di Plotino. Spero che altrettanta gioia possa scaturire nella lettura di questo libro in compagnia di quel maestro di luce e di bellezza. Plotino ci indica la via del ritorno all’Uno, alla Casa, all’Origine e la bellezza divina dell’Essere. Come scrive Porfirio nella Vita di Plotino: «Io mi sforzo di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo».
Continua a leggereRiduci