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2021-04-24
Rousseau divorzia dal Movimento litigando su chi paga gli alimenti
(Christian Minelli/NurPhoto via Getty Images)
Il divorzio tra Rousseau e M5s? Tutto un problema di alimenti. Lo strappo tra Davide Casaleggio e ciò che resta dei pentastellati si consuma ieri mattina, quando sul Blog delle Stella appare il messaggio dell'addio dell'associazione guidata dal figlio di Gianroberto al M5s: «Stare insieme deve essere una scelta reciproca», scrive l'associazione Rousseau, «e deve presupporre rispetto e assunzione di responsabilità da ambo le parti. E questo, purtroppo, non si è verificato. Partiremo con un nuovo progetto e con nuovi attori protagonisti», minaccia Davide Casaleggio, «ma non sarà facile. Dovremo risolvere tutti i pesanti problemi economico-finanziari che ci sono stati addossati e trovare strategie di sostenibilità per il futuro». Il M5s risponde con un comunicato pubblicato sui canali social: «La democrazia diretta», recita la nota, «la partecipazione, il coinvolgimento degli iscritti nelle decisioni non dipendono dal singolo strumento utilizzato ma dalla volontà del Movimento 5 stelle di affidarsi alla democrazia diretta avvalendosi prioritariamente di strumenti digitali. Questa volontà rimane invariata, il nostro cuore pulsante è la democrazia diretta, qualunque sia lo strumento utilizzato. Le scelte dell'associazione Rousseau dell'ultimo anno», aggiunge polemico il M5s, «evidenziano la volontà di quest'ultima di svolgere una parte attiva e diretta nell'attività politica. Questa volontà è incompatibile con una gestione neutrale degli strumenti che devono servire ad attuare la democrazia diretta nel Movimento. Il Movimento 5 stelle, nell'ambito del nuovo progetto politico in corso di definizione», conclude il comunicato, «ha pertanto avviato tutte le procedure necessarie per dotarsi degli strumenti digitali necessari ad assicurare la partecipazione degli iscritti ai processi decisionali».
Tutta una questione di soldi, dunque. La cronaca di un divorzio annunciato ha come tappa cruciale l'assemblea dei parlamentari pentastellati dello scorso 9 aprile, che segna la fine dei versamenti mensili da 300 euro all'associazione e le nuove regole, che prevedono un contributo di 1.500 euro al mese per le restituzioni e uno di 1.000 per le spese del M5s. Sono i denari necessari per permettere a Giuseppe Conte di portare avanti la sua rifondazione grillina. Ma c'è un ma, un ma grosso come una casa: «Moltissimi parlamentari al secondo mandato», spiega alla Verità un esponente di peso del M5s, «stanno ripetendo: perché dovrei versare mille euro al mese per finanziare il partito di Conte, che poi non mi ricandida? Difficile dar loro torto: questa operazione è partita male e sta andando avanti peggio. Lo strappo di Rousseau? Pura strategia del terrore, dal punto di vista economico». In che senso? «Semplice», aggiunge il big grillino, «Casaleggio ci sta dicendo: attenti a versare i 1.000 euro al mese per il M5s, perché partono i contenziosi legali». L'associazione Rousseau parla anche di un nuovo progetto politico… «Ah guardi», scherza la nostra fonte, «c'è la fila! Ironia a parte, questo per noi è l'ultimo dei problemi. Per fare un partito ci vogliono i voti, così funziona, e quelli stanno già scappando da noi, figuriamoci se c'è spazio per un nuovo partito. Magari Casaleggio imbarcherà qualche ex già andato via dal M5s, tutto qui».
In effetti, la diaspora dal M5s prosegue, ma non verso Casaleggio e i suoi fedelissimi: ieri la parlamentare europea Isabella Adinolfi, eletta nel 2019 in Puglia, ha detto addio ai grillini ed è passata con il Ppe, avvicinandosi a Forza Italia: «Ho incontrato Isabella Adinolfi», ha scritto su twitter il coordinatore nazionale di Fi e vicepresidente del Ppe, Antonio Tajani, «e Andrea Caroppo (eletto con la Lega che ha lasciato lo scorso ottobre, ndr). La prossima settimana voteremo la loro adesione al Ppe. Si rafforza la presenza della nostra delegazione nella grande famiglia dei popolari europei. Benvenuti!». Nella direzione del nuovo soggetto di Casaleggio si muovono invece, come dichiarano all'Adnkronos, due deputati ex M5s, ora esponenti di L'alternativa c'è, Andrea Colletti e Pino Cabras. Dialogo con Casaleggio? «Certo», dice Colletti, «non è giusto in questo momento storico evitare determinate personalità, non ha nessun senso logico. Gli avversari sono altri, ascoltiamo chiunque possa portare un contributo positivo»; «Sicuramente siamo disposti a dialogare anche con Casaleggio», sottolinea Cabras, «l'impostazione data al nostro progetto è quella di un luogo accogliente, pensato per aprire una nuova organizzazione dell'opposizione in Italia, che non deve essere necessariamente un partito. Siamo aperti a tante organizzazioni, compresa Rousseau, che lavora su temi vicini ai nostri».
Rammaricato il deputato M5s Francesco Berti: «La dipartita di Rousseau dal M5s», scrive Berti sui social, «è uno strappo a cui non si doveva arrivare. Il M5S rinnega una piattaforma pionieristica a livello globale, che ci ha permesso di selezionare i candidati, condividere le informazioni e, soprattutto, condividere il potere Intanto, l'autorevole deputato pentastellato Stefano Buffagni prende posizione sulle prossime comunali di Milano: «Sulle comunali di Milano», riflette Buffagni, «stiamo facendo un percorso, stiamo preparando i contenuti e delle proposte. Non credo che l'alleanza sia un tema in oggetto, credo che la strada migliore alla fine sia andare da soli rimarcando le differenze e dimostrando qual è la visione di sviluppo che abbiamo». Con tanti saluti all'alleanza giallorossa.
Giuseppi aspetta il flop elettorale
Dov'è Conte? Che fine ha fatto Giuseppi? Nel M5s si è scatenata la caccia al ciuffo: nessuno sa quando l'ex premier si degnerà di prendere il timone di una nave che, ora dopo ora, imbarca acqua e perde consensi. Lo strappo di Davide Casaleggio era previsto, e adesso che si è concretizzato Conte dovrebbe darsi una mossa, ma lui tentenna, nicchia, glissa e rinvia. Il motivo? «Semplice», spiega alla Verità una fonte di primo piano del M5s, «Conte sta prendendo tempo perché non è in grado di rispettare gli accordi presi con il Pd, e in particolare con Goffredo Bettini, per le prossime amministrative». Quali accordi? «A Roma, per esempio», aggiunge l'esponente pentastellato, «Conte ha promesso a Bettini che avrebbe sostenuto il candidato del Pd, e avrebbe scaricato Virginia Raggi. Promessa impossibile da mantenere, considerato che la Raggi tra gli attivisti ha ancora un seguito. Anche a Milano si naviga a vista. Solo a Napoli, grazie all'asse tra Luigi Di Maio e Roberto Fico, entrambi esponenti del territorio, il M5s sta lavorando seriamente in vista delle amministrative del prossimo autunno. Non è da escludere», conclude il nostro interlocutore, «che l'ex premier voglia aspettare l'estate per scendere in campo».
Altro giro, altra versione, che coincide con la prima: «Scommetto», confida alla Verità un altro big del M5s, «che Conte non si muoverà prima di giugno o luglio. C'è la questione della nuova piattaforma da mettere a punto dopo l'addio di Rousseau, poi bisognerà cambiare lo statuto, e infine Conte non ha neanche lontanamente i tempi della politica: aspetta, aspetta, tentenna, e alla fine non si muove. Questa attesa del messia», aggiunge l'esponente grillino, «fa male innanzitutto a lui. Intanto, noi ci muoviamo al buio, senza una leadership, senza una linea politica, e sembra che al governo neanche ci siamo, pur essendo la prima forza in Parlamento».
Tre indizi fanno una prova: «Mentre Conte è ancora alla finestra», argomenta un altro esponente molto noto del M5s, «il Pd ha già cambiato segretario. Quando scenderà in campo? Bisogna chiederlo a lui».
I problemi dell'alleanza Pd-M5s per le amministrative emergono chiaramente dalle affermazioni del segretario del Pd, Enrico Letta: «Per le elezioni del 2023», dice Letta a El Pais, «bisogna formare un'alleanza con il M5s di Conte. Le amministrative saranno un primo test con alcune eccezioni, come Roma, dove loro vogliono mantenere un loro candidato e noi ne vogliamo uno nostro. Per le comunali», aggiunge Letta, «nelle prossime settimane presenteremo un nostro candidato. In alcune città lo faremo con le primarie».
La strategia di Letta è fin troppo chiara: lisciare il pelo a Conte, ben conoscendo i limiti politici dell'ex premier, e tentare così di tenersi buoni i pochi elettori ancora rimasti al M5s, per portarli verso il Pd. È evidente, infatti, che dal punto di vista della tattica e della strategia politica Giuseppi è ancora un principiante: basta ricordare il modo maldestro con il quale ha tentato di restare aggrappato alla poltrona di Palazzo Chigi, reclutando improbabili responsabili, per rendersi conto dei limiti dell'ex avvocato del popolo. Le prossime amministrative dell'autunno 2021 saranno il primo banco di prova per il (quasi) futuro leader dei grillini, ma il modo con il quale il M5s si sta avvicinando all'appuntamento lasciano presagire una disfatta, che Conte non vuole in nessun modo intestarsi. Per questo, Giuseppi prende tempo, ma prima o poi i nodi verranno al pettine.
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La piattaforma per le consultazioni online si sgancia dal M5s dopo la fine dei versamenti mensili dagli eletti. Ora i soldi servono per il partito di Giuseppe Conte, ma in molti storcono il naso. Stefano Buffagni: «A Milano andremo da soli».Il leader designato per risollevare le sorti grilline resta alla finestra: non vuole intestarsi la sconfitta alle amministrative. Ma se attende troppo potrebbe trovare solo macerie.Lo speciale contiene due articoli.Il divorzio tra Rousseau e M5s? Tutto un problema di alimenti. Lo strappo tra Davide Casaleggio e ciò che resta dei pentastellati si consuma ieri mattina, quando sul Blog delle Stella appare il messaggio dell'addio dell'associazione guidata dal figlio di Gianroberto al M5s: «Stare insieme deve essere una scelta reciproca», scrive l'associazione Rousseau, «e deve presupporre rispetto e assunzione di responsabilità da ambo le parti. E questo, purtroppo, non si è verificato. Partiremo con un nuovo progetto e con nuovi attori protagonisti», minaccia Davide Casaleggio, «ma non sarà facile. Dovremo risolvere tutti i pesanti problemi economico-finanziari che ci sono stati addossati e trovare strategie di sostenibilità per il futuro». Il M5s risponde con un comunicato pubblicato sui canali social: «La democrazia diretta», recita la nota, «la partecipazione, il coinvolgimento degli iscritti nelle decisioni non dipendono dal singolo strumento utilizzato ma dalla volontà del Movimento 5 stelle di affidarsi alla democrazia diretta avvalendosi prioritariamente di strumenti digitali. Questa volontà rimane invariata, il nostro cuore pulsante è la democrazia diretta, qualunque sia lo strumento utilizzato. Le scelte dell'associazione Rousseau dell'ultimo anno», aggiunge polemico il M5s, «evidenziano la volontà di quest'ultima di svolgere una parte attiva e diretta nell'attività politica. Questa volontà è incompatibile con una gestione neutrale degli strumenti che devono servire ad attuare la democrazia diretta nel Movimento. Il Movimento 5 stelle, nell'ambito del nuovo progetto politico in corso di definizione», conclude il comunicato, «ha pertanto avviato tutte le procedure necessarie per dotarsi degli strumenti digitali necessari ad assicurare la partecipazione degli iscritti ai processi decisionali». Tutta una questione di soldi, dunque. La cronaca di un divorzio annunciato ha come tappa cruciale l'assemblea dei parlamentari pentastellati dello scorso 9 aprile, che segna la fine dei versamenti mensili da 300 euro all'associazione e le nuove regole, che prevedono un contributo di 1.500 euro al mese per le restituzioni e uno di 1.000 per le spese del M5s. Sono i denari necessari per permettere a Giuseppe Conte di portare avanti la sua rifondazione grillina. Ma c'è un ma, un ma grosso come una casa: «Moltissimi parlamentari al secondo mandato», spiega alla Verità un esponente di peso del M5s, «stanno ripetendo: perché dovrei versare mille euro al mese per finanziare il partito di Conte, che poi non mi ricandida? Difficile dar loro torto: questa operazione è partita male e sta andando avanti peggio. Lo strappo di Rousseau? Pura strategia del terrore, dal punto di vista economico». In che senso? «Semplice», aggiunge il big grillino, «Casaleggio ci sta dicendo: attenti a versare i 1.000 euro al mese per il M5s, perché partono i contenziosi legali». L'associazione Rousseau parla anche di un nuovo progetto politico… «Ah guardi», scherza la nostra fonte, «c'è la fila! Ironia a parte, questo per noi è l'ultimo dei problemi. Per fare un partito ci vogliono i voti, così funziona, e quelli stanno già scappando da noi, figuriamoci se c'è spazio per un nuovo partito. Magari Casaleggio imbarcherà qualche ex già andato via dal M5s, tutto qui». In effetti, la diaspora dal M5s prosegue, ma non verso Casaleggio e i suoi fedelissimi: ieri la parlamentare europea Isabella Adinolfi, eletta nel 2019 in Puglia, ha detto addio ai grillini ed è passata con il Ppe, avvicinandosi a Forza Italia: «Ho incontrato Isabella Adinolfi», ha scritto su twitter il coordinatore nazionale di Fi e vicepresidente del Ppe, Antonio Tajani, «e Andrea Caroppo (eletto con la Lega che ha lasciato lo scorso ottobre, ndr). La prossima settimana voteremo la loro adesione al Ppe. Si rafforza la presenza della nostra delegazione nella grande famiglia dei popolari europei. Benvenuti!». Nella direzione del nuovo soggetto di Casaleggio si muovono invece, come dichiarano all'Adnkronos, due deputati ex M5s, ora esponenti di L'alternativa c'è, Andrea Colletti e Pino Cabras. Dialogo con Casaleggio? «Certo», dice Colletti, «non è giusto in questo momento storico evitare determinate personalità, non ha nessun senso logico. Gli avversari sono altri, ascoltiamo chiunque possa portare un contributo positivo»; «Sicuramente siamo disposti a dialogare anche con Casaleggio», sottolinea Cabras, «l'impostazione data al nostro progetto è quella di un luogo accogliente, pensato per aprire una nuova organizzazione dell'opposizione in Italia, che non deve essere necessariamente un partito. Siamo aperti a tante organizzazioni, compresa Rousseau, che lavora su temi vicini ai nostri». Rammaricato il deputato M5s Francesco Berti: «La dipartita di Rousseau dal M5s», scrive Berti sui social, «è uno strappo a cui non si doveva arrivare. Il M5S rinnega una piattaforma pionieristica a livello globale, che ci ha permesso di selezionare i candidati, condividere le informazioni e, soprattutto, condividere il potere Intanto, l'autorevole deputato pentastellato Stefano Buffagni prende posizione sulle prossime comunali di Milano: «Sulle comunali di Milano», riflette Buffagni, «stiamo facendo un percorso, stiamo preparando i contenuti e delle proposte. Non credo che l'alleanza sia un tema in oggetto, credo che la strada migliore alla fine sia andare da soli rimarcando le differenze e dimostrando qual è la visione di sviluppo che abbiamo». 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Il motivo? «Semplice», spiega alla Verità una fonte di primo piano del M5s, «Conte sta prendendo tempo perché non è in grado di rispettare gli accordi presi con il Pd, e in particolare con Goffredo Bettini, per le prossime amministrative». Quali accordi? «A Roma, per esempio», aggiunge l'esponente pentastellato, «Conte ha promesso a Bettini che avrebbe sostenuto il candidato del Pd, e avrebbe scaricato Virginia Raggi. Promessa impossibile da mantenere, considerato che la Raggi tra gli attivisti ha ancora un seguito. Anche a Milano si naviga a vista. Solo a Napoli, grazie all'asse tra Luigi Di Maio e Roberto Fico, entrambi esponenti del territorio, il M5s sta lavorando seriamente in vista delle amministrative del prossimo autunno. Non è da escludere», conclude il nostro interlocutore, «che l'ex premier voglia aspettare l'estate per scendere in campo». Altro giro, altra versione, che coincide con la prima: «Scommetto», confida alla Verità un altro big del M5s, «che Conte non si muoverà prima di giugno o luglio. C'è la questione della nuova piattaforma da mettere a punto dopo l'addio di Rousseau, poi bisognerà cambiare lo statuto, e infine Conte non ha neanche lontanamente i tempi della politica: aspetta, aspetta, tentenna, e alla fine non si muove. Questa attesa del messia», aggiunge l'esponente grillino, «fa male innanzitutto a lui. Intanto, noi ci muoviamo al buio, senza una leadership, senza una linea politica, e sembra che al governo neanche ci siamo, pur essendo la prima forza in Parlamento». Tre indizi fanno una prova: «Mentre Conte è ancora alla finestra», argomenta un altro esponente molto noto del M5s, «il Pd ha già cambiato segretario. Quando scenderà in campo? Bisogna chiederlo a lui». I problemi dell'alleanza Pd-M5s per le amministrative emergono chiaramente dalle affermazioni del segretario del Pd, Enrico Letta: «Per le elezioni del 2023», dice Letta a El Pais, «bisogna formare un'alleanza con il M5s di Conte. Le amministrative saranno un primo test con alcune eccezioni, come Roma, dove loro vogliono mantenere un loro candidato e noi ne vogliamo uno nostro. Per le comunali», aggiunge Letta, «nelle prossime settimane presenteremo un nostro candidato. In alcune città lo faremo con le primarie». La strategia di Letta è fin troppo chiara: lisciare il pelo a Conte, ben conoscendo i limiti politici dell'ex premier, e tentare così di tenersi buoni i pochi elettori ancora rimasti al M5s, per portarli verso il Pd. È evidente, infatti, che dal punto di vista della tattica e della strategia politica Giuseppi è ancora un principiante: basta ricordare il modo maldestro con il quale ha tentato di restare aggrappato alla poltrona di Palazzo Chigi, reclutando improbabili responsabili, per rendersi conto dei limiti dell'ex avvocato del popolo. Le prossime amministrative dell'autunno 2021 saranno il primo banco di prova per il (quasi) futuro leader dei grillini, ma il modo con il quale il M5s si sta avvicinando all'appuntamento lasciano presagire una disfatta, che Conte non vuole in nessun modo intestarsi. Per questo, Giuseppi prende tempo, ma prima o poi i nodi verranno al pettine.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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