Angelo Pezzana vi fondò quello che sarebbe diventato il movimento Lgbt italiano, gettando le basi dell’ArciGay e chiarendo senza ambiguità alcuna che le persone con comportamento omoerotico sarebbero diventate una lobby politica. Ha usato lui stesso questa parola: lobby. Il termine lobby compare nella sua intervista al giornale La Stampa, intitolata «I gay mettono la cravatta». Il termine «lobby» compare nero su bianco in uno dei testi fondativi di questa strategia politica: After the Ball, scritto da Marshall Kirk, psicologo, e Hunter Madsen, esperto di marketing. Un manuale in cui i due autori spiegavano, con precisione metodica e fredda lucidità, come trasformare la cosiddetta «omosessualità» – termine scientificamente privo di senso – da comportamento semplicemente tollerato a pratica non solo accettata ma addirittura beatificata, con la beatificazione imposta e infine blindata attraverso la punizione spietata dei dissidenti. Il tasso enormemente più alto di Aids nel loro gruppo doveva essere usato per scatenare il vittimismo, invece che essere quello che era: la conseguenza di un comportamento biologicamente disfunzionale per eccesso di promiscuità e uso di un organo improprio.
Il comportamento omoerotico, questo è il termine corretto, moltiplica secondo alcune statistiche fino a 100 volte il rischio di malattie sessualmente trasmissibili (Aids, sifilide ecc...), moltiplica in maniera esponenziale le patologie anorettali, aumenta le patologie infiammatorie intestinali (Gay Bowel Syndrome) con conseguente aumento di rischio di Alzheimer, moltiplica il rischio di malattie a trasmissione orofecale (es. epatite A). Il cristianesimo condanna questa pratica, dichiarata uno dei peccati che grida vendetta a Dio. La lobby gay ha lo scopo di imbavagliare sia il dissenso sia qualsiasi critica a uno stile di vita che è un comportamento senza nulla di genetico – altra informazione sotto censura – e che come è stato appreso può essere disappreso, come testimoniano gli ex gay, anche loro sotto censura.
La lobby, poche centinaia di persone non elette da nessuno, che hanno infiltrato scuola, chiesa, politica e soprattutto università, in particolare le facoltà di psicologia e scienze sociali, quella da cui escono psicologi e assistenti sociali che decidono se i bambini della famiglia del bosco e innumerevoli altre, spesso cattoliche con i figli in educazione parentale, possono esistere o devono essere annientate e smembrate. L’obiettivo dichiarato della lobby gay è diffondere come dogma la menzogna che lo stile di vita omoerotico sia geneticamente determinato e irreversibile (per cui criticarlo è equiparato al razzismo), sia sano (per cui criticarlo è insensato), sia bello e interessante (per cui criticarlo è stupido), e che chiunque lo critichi debba essere azzittito. Non lo dico io: lo hanno scritto loro.
In Italia in questo momento l’omofobia è un «fattore considerato negativo e dannoso per lo sviluppo psicologico del minore». Peccato che considerare il rapporto tra due uomini un peccato sia un obbligo per un cristiano, considerarlo un problema sia un obbligo per un medico onesto e sano di mente. In teoria «la rimozione del figlio non dovrebbe avvenire per la sola espressione di convinzioni omofobe», cinguettano le linee guida dei nostri servizi, ma a Bibbiano abbiamo visto che questa linea è già stata superata. Anche se il Ddl Zan fortunatamente non è passato, la lobby continua a controllare scuola, università, servizi, e codice stradale. Censura dei manifesti che non piacciono alla lobby. Indottrinamento nelle scuole e punizione per chi cerca di sottrarsi, per esempio con la scuola parentale.
Il caso di Bibbiano ha svelato meccanismi agghiaccianti. L’assistente sociale Federica Anghinolfi aveva candidamente comunicato a un padre, e per rispetto alla sua privacy non ne faccio il nome, che gli avrebbero tolto i figli perché lo riteneva «omofobo». Per fortuna quell’uomo aveva l’abitudine di portare sempre con sé un registratore. Registrando tutto, è riuscito a salvare la sua paternità. Ora il dubbio si affaccia sulla famiglia del bosco. Nella relazione depositata agli atti di quel procedimento, due aggettivi ricorrono in modo ossessivo: inadeguato e rigido.
Partiamo da «inadeguato». Inadeguato rispetto a cosa? A quale parametro? Nel Terzo Reich erano considerati «inadeguati» come genitori coloro che si rifiutavano di mandare i figli nelle Hitlerjugend, e per questo perdevano la patria potestà. Sotto Stalin i figli dei dissidenti erano incarcerati in orfanatrofi di Stato. Gli assistenti sociali, i giudici e gli psicologi che scrivono la parola «inadeguato» a quale standard si riferiscono? Poi c’è «rigido». Nessuno toglierebbe i figli a un genitore perché insegna in maniera rigida al proprio bambino che non si mettono le dita nella presa. Le regole morali devono essere altrettanto rigide. «Non rubare» è «non rubare». «Non uccidere» è «non uccidere». «Non commettere atti impuri» anche. Tornando alla famiglia del bosco: la parola «rigido», ripetuta in continuazione nella relazione dei servizi sociali, è frutto del caso? La parola rigido (su cosa?) e la parola inadeguato (a che?) sono talmente assurde per giustificare il rendere brutalmente orfani figli di genitori vivi, che l’unica ipotesi che ci fanno venire in mente è che il tema nascosto, il convitato di pietra, siano le tematiche Lgbt. Bibbiano docet.
Ho ascoltato la disperazione di altri genitori resi orfani dei loro figli: lo schema era molto simile alla famiglia del bosco: famiglie cattoliche, con madre che sta vicino ai figli e scuola parentale. Quest’ultima (come il non vaccinare i figli) è diritto garantito dalla Costituzione. Ma ai nostri servivi sociali non piacciono, e allora si interviene levando i figli. È sempre molto forte il sospetto che chiunque eviti le scuole di Stato stia sottraendo i figli alla propaganda gender. Il Ddl Zan non è passato, ma la lobby gay infiltra la chiesa, i servizi sociali e la scuola, dove gli insegnanti sono costretti ad assurdi corsi di aggiornamento sulle tematiche Lgbt, ovviamente le facoltà di psicologia e quelle di scienze sociali, dove le tematiche Lgbt e i gender studies sono spacciati per roba che abbia un qualche senso. È evidente che la sottrazione dei bambini del bosco non abbia alcuna giustificazione, che era già decisa dal primo istante. Non permettere a una bambina con una crisi di dispnea la presenza della madre è un gesto che come medico e come madre non esito a definire feroce. Una ferocia di questo genere non nasce solo dalla sete di denaro che i bambini deportati forniscono: deve avere alle spalle un’ideologia. È evidente che c’è un convitato di pietra. Questo caso è uno spartiacque, quello che permetterà di sottoporre a interrogatorio le mamme e i papà: «Cosa pensa del movimento Lgbt?», «Se suo figlio si dichiarasse transgender, lo farebbe operare?», «Ha qualcosa in contrario al fatto che un adulto maschio travestito da drag queen tenga in braccio sua figlia in una scuola mentre legge una fiaba?». La risposta a queste domande, se giudicata «rigida», determinerà l’inadeguatezza genitoriale, come già avviene in alcuni Stati esteri. Non approvare chi ruba, uccide, mente e commette atti impuri fa anche parte della Legge, la Legge di Mosè, Legge di cui Cristo non ha cambiato nemmeno uno iota. Cristo si è dichiarato figlio del Padre, il Padre è il Signore degli Eserciti e Colui che ha distrutto Sodoma. L’etica non prevede eccezioni, non ammette gradazioni, non si negozia in base alle circostanze. La morale non è un elastico: o è solida, rigida, o è una burla.