Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. Parto da questa citazione di Adriano Olivetti perché è stato forse il primo, più grande, rivoluzionario d’impresa italiano. In questo podcast abbiamo provato a disegnare i ritratti di altri uomini e donne, viventi e non, che hanno lasciato il segno sulle pagine delle storia economica di questo Paese. Alcuni esprimendo un potere di lunga durata, altri portando la direzione di un intero settore produttivo verso la modernità. Quasi tutti hanno avuto grandi maestri ma pochissimi allievi. Una generazione senza eredi, solisti spesso irripetibili. Hanno vissuto da dentro il succedersi dei principali fatti dell’industria e lo sviluppo delle tecnologie più avanzate che hanno caratterizzato la vita economica e sociale dell’Italia. Hanno gestito i successi e i grandi passi avanti compiuti ma hanno anche conosciuto le conseguenze della nostra debolezza strutturale in aree strategiche. Ritratti racconta le storie di personaggi visionari capaci di fare, di realizzare strategie, di convincere sé stessi prima degli altri, di giocarsi la scena per un’idea, di preoccuparsi del dopo e non del prima. Imprenditori, manager, banchieri. Italiani e italiane che, impiegando capitali propri o gestendo capitali pubblici, con metodi, risultati e principi diversi, hanno costruito nei quasi 80 anni della Repubblica un sistema industriale, che pur tra alti e bassi ha collocato l’Italia tra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Perché se l’economia è il motore della storia, l’uomo è il motore di entrambe.
Trenta secondi. È in quell’arco di tempo che si concentra ora l’attenzione degli inquirenti della Procura di Milano, a meno di 24 ore dall’incidente che in viale Vittorio Veneto è costato la vita a due persone e ne ha coinvolte complessivamente più di 50, con decine di feriti ancora ricoverati. Il sistema di sicurezza cosiddetto «uomo morto», installato sui Tramlink (prodotti da una ditta straniera a cui è stato affidato l’appalto nel 2019 per 190 milioni di euro) è progettato per intervenire quando il conducente non è più in grado di agire sui comandi.
Funziona così: sopra i 3 chilometri orari il tranviere deve premere un pulsante ogni 2,5 secondi per dimostrare di essere vigile. Se non lo fa, scatta un allarme sonoro. Se nei successivi 2,5 secondi non arriva alcuna risposta, il sistema attiva la frenata automatica fino all’arresto del mezzo, compatibilmente con lo spazio di frenata necessario. Gli investigatori dovranno chiarire perché, nei momenti che hanno preceduto lo schianto, il dispositivo non abbia evitato l’uscita dai binari.
La pm Elisa Calanducci si appresta ad aprire un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose. L’ipotesi del malore resta al centro dell’inchiesta. Il conducente, già sentito dalla Polizia locale, avrebbe riferito di essersi sentito male prima di perdere il controllo del tram. Non è ancora stato interrogato dal magistrato e al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati, ma un’eventuale iscrizione potrebbe avvenire come atto a garanzia per consentire accertamenti tecnici irripetibili. È stato anche sequestrato il cellulare per controllare se non fosse in funzione al momento dell’incidente.
Sono state acquisite le immagini delle telecamere di bordo, ritenute decisive per ricostruire la sequenza dei fatti e verificare se vi siano segnali compatibili con un improvviso malessere. Raccolti anche i dati tecnici relativi alla velocità del mezzo prima dell’uscita dai binari e dell’impatto contro il palazzo in viale Vittorio Veneto. La Procura attende la relazione completa della Polizia locale per procedere con gli atti formali.
Disposte le autopsie sulle due vittime, Ferdinando Favia, 59 anni, e Abdoul Karim Touré, 56. La data degli esami non è ancora stata fissata. Restano ricoverati 16 feriti. Due pazienti sono in neurorianimazione al Policlinico, uno è in terapia intensiva al San Raffaele. Altri sono in osservazione tra Niguarda, Fatebenefratelli, San Carlo, Multimedica e gli altri ospedali coinvolti. I quadri clinici, riferiscono fonti sanitarie, sono per la maggior parte meno complessi rispetto alle prime ore.
Sul luogo dell’incidente è tornato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: «L’ipotesi più probabile, in questo momento, è il malore perché non ci possono essere altre spiegazioni». Ha ricordato l’esperienza dell’autista di 61 anni e ha parlato delle famiglie sfollate dagli appartamenti danneggiati, ringraziando i vigili del fuoco impegnati nella messa in sicurezza.
Resta da capire se il sistema di vigilanza fosse correttamente attivo e se abbia funzionato secondo protocollo. Se il pulsante sia stato rilasciato. Se l’allarme sia scattato. Se vi fosse lo spazio sufficiente per arrestare il convoglio prima dello scambio orientato a sinistra. In quei secondi si gioca la ricostruzione tecnica dell’incidente che ha provocato due morti e decine di feriti. E la risposta alla domanda che ora attraversa tutta Milano: perché il tram non si è fermato. Nel frattempo, a 24 ore dall’incidente, l’incrocio è affollato di curiosi e fotografi, con i vigili a presidiare la zona.
«Permanenza non più sostenibile per Catherine e i tre figli». Con questa motivazione i responsabili della struttura di accoglienza di Vasto dove sono ospitati i bambini e la madre della cosiddetta famiglia nel bosco hanno chiesto al tribunale per i minorenni dell’Aquila di valutare il trasferimento del nucleo in altra sede idonea.
Come anticipato dai quotidiani Il Centro e Il Messaggero la motivazione alla base della richiesta di trasferimento in altra sede idonea riguarda alcune «criticità nella gestione quotidiana della famiglia nel contesto della struttura». In particolare gli operatori della casa famiglia avrebbero riferito di episodi di tensione e comportamenti che vengono ritenuti non conformi ai protocolli, anche rispetto agli accessi e alla gestione degli spazi condivisi della struttura. Ma il punto centrale della richiesta riguarda il (presunto) benessere dei tre bambini poiché a detta degli operatori sarebbero emerse situazioni di disagio che richiederebbero ulteriori approfondimenti e interventi mirati alla tutela dei minori. L’analisi è collegata alla complessità del loro inserimento nell’ambiente protetto e alle dinamiche familiari che si sono sviluppate dopo l’allontanamento dal casolare nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Fin da subito i genitori, Catherine e Nathan, avevano attribuito le difficoltà al contesto della struttura e chiesto soluzioni per garantire una maggiore continuità affettiva per i loro tre figli. Nei mesi scorsi la madre aveva pubblicato una lettera in cui descriveva il disagio psicologico ed emotivo dei figli dopo l’allontanamento da casa e aveva chiesto al tribunale di consentire il ricongiungimento familiare. Nella richiesta di trasferimento si inserisce anche un acceso confronto tra consulenti in riferimento alla perizia disposta dal tribunale per i minorenni dell’Aquila sulla capacità genitoriale della coppia: la consulente tecnica d’ufficio (Ctu), Simona Ceccoli, ha ribadito la fiducia nella psicologa incaricata delle valutazioni, Valentina Garrapetta, mentre i legali dei genitori, nei giorni scorsi, ne avevano chiesto la revoca, sollevando dubbi sulla terzietà e sull’opportunità di giudizi espressi sui social e portati alla luce dalla Verità. Nella relazione la professionista descrive un quadro in peggioramento delle reazioni di Catherine, definendole esasperate in contrasto con l’equipe e sempre in presenza dei bambini: «Le dinamiche relazionali con la figura materna si sono maggiormente incrinate». La donna avrebbe scelto di «ignorare totalmente i ruoli e le figure professionali presenti all’interno della comunità», decidendo in autonomia modalità e tempi di permanenza con i figli. «Capisco le difficoltà della struttura» ha detto il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, «è una situazione complessa che richiede risorse e risposte che forse una casafamiglia non è in grado di offrire. Smembrare la famiglia sta producendo problemi e danni potenzialmente superiori ai problemi di partenza». La vicenda della famiglia nel bosco è iniziata quando i servizi sociali e il tribunale per i minorenni hanno disposto, nel novembre 2025, l’allontanamento dei tre figli dei Trevallion che vivevano nei boschi di Palmoli in un casolare privo di infrastrutture urbane, fino a quando gli assistenti sociali non hanno segnalato potenziali rischi legati all’habitat, alla scolarizzazione dei bambini e alle condizioni di salute. Ora sarà il tribunale per i minorenni a dover valutare nel merito la situazione e decidere se accogliere la proposta di trasferimento della casa famiglia.
Finale densa di colpi di scena al Festival di Sanremo 2026: vince Sal Da Vinci con Per sempre sì al termine di una sfida incerta fino all’ultimo. Secondo Sayf, terza Ditonellapiaga. A metà serata l'annuncio in diretta di Stefano De Martino nuovo conduttore nel 2027. Tra musica, riferimenti all’attualità e interventi simbolici, ecco le pagelle della serata conclusiva.
Serata finale piena. L’annuncio del nuovo conduttore e direttore artistico, Stefano De Martino, con investitura in diretta di Carlo Conti. E una lotta mai così incerta fino all’ultimo tra Fedez e Masini (quinti) Arisa (quarta) Ditonellapiaga (terza) Sayf (secondo) e Sal Da Vinci (primo).
Sal Da Vinci 9 A sorpresa, ma non per tutti. Per sempre sì, un brano romantico, tradizionale, neomelodico, un inno all’amore e alla fedeltà coniugale, cantato sempre di getto e senza risparmio vince il 76º Festival di Sanremo. Un premio probabilmente dovuto al televoto. Un premio che farà storcere il naso alla critica. Un premio nazionalpopolare. Un premio al coraggio.
Carlo Conti 9 L’esperienza non è acqua. Con Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti sottolinea il contesto della guerra in Iran, la festa non dimentica l’attualità. Dà sicurezza alle partner. Esorta la cantante delle Bambole di pezza a non tatuarsi il suo volto sul braccio. Aziendalista, passa il testimone a Stefano De Martino. Pilastro.
Stefano De Martino 8,5 Spunta a metà serata per l’annuncio irrituale che tutti già conoscono. Sarà lui il conduttore del Festival 2027. Il talento e la spontaneità li possiede. Sul palco ci sa stare. La direzione artistica sarà il vero banco di prova. In bocca al lupo.
Laura Pausini 8 A Bocelli, senza piaggeria, dice: sono onorata di essere una tua collega. Dopo le prime sere, qualcuno le ha imposto di dire «maestra» e non «maestro» quando presenta una donna che dirige l’orchestra. Lei si corregge, ma le scappa la declinazione al maschile. Monella.
Giorgia Cardinaletti 6,5 Alle telecamere della Rai è abituata, le pause della dizione le conosce, l’unica preoccupazione è la scala. Passa la linea all’abituale Tg1 in un minuto di mezza sera che dà la notizia della morte dell’ayatollah Khamenei. Introduce il momento femminicidi. Diligente.
Nino Frassica 5,5 Con acconciatura alla Cristiano Malgioglio: siccome l’anno scorso è stato un successo rifà le stesse cose. Legge il decalogo del bravo conduttore. Che deve essere anche un direttore artistico e rifiuta i Jalisse e Al Bano. La gag del ritorno a sorpresa di Can Yaman… insomma. Il direttore di Novella bella è una parodia consumata. Inflazionato.
La frase post canzone 4 Permettimi di dire una cosa velocissima. Contro le bombe che silenziano i bambini in tutto il mondo (Ermal Meta). Io stasera sono a disagio, ricordiamoci di quello che succede nel mondo (Michele Bravi). E poi i ringraziamenti alle persone che lavorano dietro le quinte, al mio team e alla splendida orchestra… D’accordo che è la serata finale, ma… Stucchevoli.
Andrea Bocelli 9 Arriva a cavallo, nientemeno. Il pubblico è in piedi. Si accompagna al pianoforte interpretando Il mare calmo della sera con cui vinse nel 1994 tra le Nuove proposte. Dopo il grazie a Caterina Caselli che lo lanciò, Con te partirò. Apoteosi.
Gino Cecchettin 6 Poteva mancare e invece no. Il momento di sensibilizzazione contro i femminicidi e il maschilismo tossico ormai è un classico dei grandi eventi generalisti. A picco sul burrone della retorica. Obbligato.
L’ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso negli attacchi israeliano-americani contro l’Iran. La foto del suo corpo è stata mostrata a Netanyahu e a Teheran, appresa la notizia, alcune persone applaudono dalle finestre mentre i missili iraniani colpiscono Israele e i Paesi del Golfo.
Teheran e il Medio Oriente sono scossi da un’escalation militare senza precedenti. Questa mattina, Israele e Stati Uniti hanno lanciato un attacco a sorpresa contro l’Iran, nel corso del quale è stato ucciso l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema del Paese. Fonti israeliane hanno confermato che il complesso residenziale della Guida è stato completamente distrutto, mentre immagini del corpo di Khamenei sarebbero state mostrate al premier Benjamin Netanyahu.
Gli attacchi, definiti da Tel Aviv e Washington «preventivi», arrivano dopo settimane di tensioni legate al programma nucleare iraniano e alla repressione interna delle proteste. Secondo fonti israeliane, sono stati impiegati circa 200 aerei da caccia contro oltre 500 obiettivi, in quella che è stata definita la più grande operazione aerea nella storia dell’aviazione militare israeliana.
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Teheran ha lanciato missili contro Israele e diversi Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. A Dubai, il quartiere Palm Island è stato colpito e forti esplosioni hanno costretto le autorità a evacuare il Burj Khalifa e sospendere le operazioni aeroportuali. Lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il petrolio mondiale, è stato chiuso. La Mezzaluna Rossa iraniana segnala oltre 200 morti e 747 feriti a seguito dei raid.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dichiarando che l’Iran eserciterà «con decisione il proprio diritto alla legittima difesa» e che tutte le basi e installazioni delle forze ostili saranno considerate obiettivi legittimi fino alla cessazione dell’aggressione. In Israele, invece, Netanyahu ha ringraziato Trump per l’operazione, dichiarando che «questa guerra porterà a una vera pace». Dall’altra parte, a Teheran, media indipendenti riportano che alcune persone applaudono alle finestre per la morte di Khamenei, mentre le autorità locali invitano i cittadini a lasciare la capitale.
L’Europa e il mondo reagiscono con preoccupazione. La presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu, Annalena Baerbock, ha ricordato che «come sempre, sono i civili a pagare» per i conflitti armati. La Francia, insieme a Regno Unito e Germania, ha condannato gli attacchi e chiesto il ritorno al dialogo diplomatico. Domani è prevista una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea. Anche la Cina e la Russia hanno espresso forte preoccupazione: Pechino invita a rispettare la sovranità iraniana e a fermare le operazioni militari, mentre Mosca si dichiara pronta a contribuire alla ricerca di soluzioni pacifiche. Nel frattempo, l’Italia ha attivato misure di sicurezza su obiettivi statunitensi e israeliani nel Paese e sta monitorando la situazione dei circa 500 connazionali presenti in Iran, pronti a essere evacuati via Azerbaigian. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si trova bloccato a Dubai con la famiglia, in attesa della riapertura dei voli.
La giornata di oggi ha portato l’intera regione sull’orlo di un conflitto più ampio, con possibili conseguenze economiche e geopolitiche immediate. Analisti prevedono un’impennata dei prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Stasera è convocata una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre a Palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni terrà un vertice urgente con il governo italiano per monitorare l’evoluzione della crisi in Medio Oriente.






