«La propaganda non consiste soltanto nel confezionare notizie false», ha scritto qualche giorno fa Elon Musk su X, «ma anche nel nascondere quelle vere». Come quella sullo studio contro l’idrossiclorochina (Icq) che avrebbe «ucciso 17.000 persone», lanciato su tutti i media dai soliti saltimbanchi e suonatori di grancassa a gennaio del 2024 e ritirato l’altroieri in sordina perché fraudolento. Una retromarcia clamorosa, di cui però non ha parlato nessuno degli aedi che per anni hanno definito l’icq uno «sverminante per cavalli».
L’incredibile vicenda sembra ripercorrere quella del Lancet-Gate, primo dei tanti casi di scienza falsa o fuorviante che hanno segnato la storia della pandemia. Il 20 maggio 2020, Donald Trump aveva rivelato di aver iniziato una profilassi preventiva del farmaco. Appena due giorni dopo, la prestigiosa rivista The Lancet stroncava l’idrossiclorochina, l’Oms ne bloccava i trial e anche Aifa ne sospendeva l’uso: fu proprio a causa di questo studio che l’uso dell’idrossiclorochina come trattamento contro il Covid fu sospeso negli studi clinici in corso, volti a dimostrarne o meno l’efficacia. Il 2 giugno 2020, colpo di scena: The Lancet pubblicava una nota di scuse, ritirando lo studio. Ma la notizia veniva oscurata dai media e nel frattempo venivano suggeriti farmaci alternativi come il Remdesivir della Gilead. A novembre 2020, uno studio di Didier Raoult, uno dei più citati microbiologi al mondo (h-Index 197), dimostrò che molti medici francesi, che pubblicamente avevano demolito l’idrossiclorochina per promuovere il Remdesivir, erano a libro paga della Gilead che lo produceva. A febbraio 2021 una review della Cochrane Collaboration analizzava nuovamente l’Icq limitandosi a «non rilevare una valenza significativa nel migliorare la prognosi della malattia». Ma la reputazione del farmaco (e di Raoult) era ormai segnata e il microbiologo veniva allontanato dall’Istituto che dirigeva. Pochi giornali, tra cui La Verità, hanno raccontato questa storia, che oggi la comunità scientifica considera equivalente a quella dello studio sull’idrossiclorochina killer dei ricercatori Alexiane Pradelle, Sabine Mainbourg, Steeve Provencher, Emmanuel Massy, Guillaume Grenet e Jean-Christophe Lega, autori del paper «Deaths induced by compassionate use of hydroxychloroquine during the first Covid-19 wave: an estimate», pubblicato a gennaio 2024 sulla rivista ScienceDirect, edito da Elsiever e ritirato due giorni fa.
Lo studio, uscito il 5 gennaio 2024, sosteneva falsamente che «17.000 persone ospedalizzate sono morte a causa dell’assunzione di idrossiclorochina in sei Paesi e questa cifra potrebbe essere sottostimata». Le conclusioni del paper sono state riprese all’unisono dai media senza alcuna verifica, nonostante i numerosi commenti negativi della comunità scientifica, cui tre degli autori (Pradelle, Mainbourg e Massy,) non hanno replicato, prendendo al contempo le distanze da Grenet e Lega.
L’8 gennaio, nove scienziati e divulgatori scientifici, tra cui i professori Christian Perronne e Martin Zizi, il dottor Alexis Lacout e Xavier Azalbert, direttore di France Soir, hanno presentato una «letter of concern» («lettera di preoccupazione») al caporedattore della rivista Biomedecine & Pharmacotherapy. È prassi, nel campo dell’editoria scientifica, che quando gli scienziati ritengono che una pubblicazione contenga errori o incongruenze, possano scriverlo sotto forma di «lettera di preoccupazione» all’editore e abbiano il diritto di essere pubblicati. Quest’ultimo deve poi pubblicare la lettera in modo che l’intera comunità scientifica sia a conoscenza delle obiezioni che riguardano lo studio. Per sette mesi, la lettera non è stata pubblicata, nonostante l’alert del redattore costretto a mettere nero su bianco che «questo studio è stato oggetto di molte critiche».
L’altro ieri, la decisione: ritirato. E con motivazioni molto gravi: lo studio Pradelle si basa su modelli matematici completamente falsi, come è stato dimostrato già il 18 gennaio 2024 al Consiglio scientifico indipendente da parte dei ricercatori e docenti Vincent Pavan ed Emmanuelle Darles accompagnati da Xavier Azalbert. Vincent Pavan è andato addirittura oltre, dimostrando che il modello matematico utilizzato dagli autori dello studio contro l’icq non solo è falso, ma il suo utilizzo dimostra la mancanza di competenze matematiche degli autori. Lo studio include inoltre errori di calcolo dei dati e falsificazione dei risultati a causa di problemi sui dati di ospedalizzazione a livello nazionale e problemi sull’uso dell’Icq nei Paesi target, sia per i tempi di prescrizione che per le differenze nei dosaggi dei farmaci: «Una manipolazione dei dati grossolana», hanno scritto gli autori della lettera. Ancora una volta, censurata dai media: Musk docet.





