
Ancora una volta una sentenza mette in discussione i dogmi della scienza sugli effetti collaterali causati dai vaccini contro il Covid.
Stavolta a farlo è un giudice del Tribunale del lavoro di Rimini, Luciano Ardigò, che ha condannato, in base alla legge 210 del 1992 per i danni irreversibili da vaccinazione il ministero della Salute e l’Aifa a pagare un ingente indennizzo mensile a un cinquantunenne della provincia romagnola, affetto da una grave cardiopatia a seguito della terza dose di vaccino a mRna. La vittima degli effetti avversi avrà diritto a un vitalizio di circa 12.000 euro l’anno, ai quali si aggiungono 20.000 euro una tantum di risarcimento, più interessi e spese legali. La vaccinazione era obbligatoria, per il tribunale di Rimini questo rende un diritto accedere agli indennizzi di legge.
L’uomo, che nella vita fa il magazziniere, si era sottoposto a tre vaccinazioni anti Covid, l’ultima il 20 gennaio 2022. Dopo la terza dose, secondo quanto emerso del processo, il cinquantunenne aveva riferito «reazioni parestesiche agli arti inferiori», che si erano però risolte spontaneamente e senza danni permanenti. Secondo quanto stabilito dalla sentenza, però, quei primi sintomi erano solo l’inizio di un qualcosa di molto più grave.
Il 22 giugno 2022, cinque mesi dopo l’ultima dose di vaccino, l’uomo era poi stati colpito da un arresto cardiaco, con fibrillazione ventricolare trattata sul posto dai soccorritori del 118 con manovre rianimatorie e poi durante un ricovero ospedaliero, durante il quale i medici avevano individuato una «cardiomiopatia dilatativa», che aveva reso necessario l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo.
Successivamente le analisi genetiche disposte durante il procedimento non hanno identificato varianti patogene o probabilmente patogene.
Tanto che, per il perito nominato dal Tribunale del Lavoro di Rimini non ci sono dubbi: sussiste una «probabilità apprezzabile» che il vaccino a mRna abbia causato una miocardite asintomatica, evoluta poi in cardiomiopatia dilatativa. Le indagini hanno escluso cause genetiche o tossiche preesistenti: l’uomo, infatti, era in perfetta salute prima dell’inoculazione. Il giudice ha così condannato il ministero della Salute e l’Agenzia italiana del farmaco.
Nella sua sentenza Ardigò scrive: «L’anamnesi familiare e patologica remota non segnalavano patologie degne di nota. La situazione attuale è caratterizzata dalla costanza di terapia medica e controlli; ha ripreso l’attività lavorativa con riferita prescrizione di limitazioni».
L’arresto cardiaco si è dunque verificato in un soggetto sottoposto a triplice dose di vaccinazione anti Covid, con vaccini a mRna: per il tribunale di Rimini la letteratura scientifica ha riportato che questi vaccini possono determinare reazioni avverse a livello cardiaco, tra cui la appunto la miocardite, «seppure con rischio inferiore a quello di contrarre la stessa patologia dopo l’infezione dal Covid».
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha poi sottolineato che «sussiste correlazione patogenetica tra il danno miocarditico correlato all’attività del vaccino mRna, apprezzabile sulla base delle risultanze della diagnostica per immagini anche in assenza di un dato clinico o immunoistologico, e la successiva evoluzione in cardiomiopatia evolutiva manifestatasi con l’episodio aritmico raggiunge il grado di una probabilità apprezzabile».
Oltre a stabilire il risarcimento, il pronunciamento del Tribunale, avvenuto a maggio ma reso noto solo nei giorni scorsi, pone l’accento sulla sorveglianza dei vaccini a mRna, confermando - come riportato anche nei rapporti Aifa citati in aula - la possibilità di reazioni avverse a livello cardiaco.
L’avvocato Luca Ventaloro del Foro di Rimini, difensore del cinquantunenne ha ricordato così alla testa online La Nuova Bussola Quotidiana il drammatico malore che colpì il suo cliente: «Anche la stampa locale se ne occupò perché il mio assistito - che prima del vaccino era completamente sano come ha accertato anche il Cto del giudice - venne colto da infarto mentre era alla guida della sua auto con la moglie. Andò a sbattere contro il muro di una chiesa e venne soccorso, sotto la statua di Santa Teresa di Bambin Gesù, da un’infermiera che prontamente si recò presso il vicino bar a prendere un defibrillatore a uso pubblico che era stato installato pochi giorni prima. Quell’intervento gli salvò la vita».
Adesso un altro intervento, quello di un giudice, gli ha riconosciuto il danno subito.






