
Cooperative, appalti e accoglienza dei migranti. Sono i classici elementi di un copione che troppo spesso ritorna nelle indagini delle Procure di tutta Italia. E che da settimane sta scuotendo la Prefettura di Rieti finita al centro di un’inchiesta della guardia di finanza coordinata dalla Eppo, la Procura europea di Roma che si occupa dei reati che danneggiano gli interessi finanziari dell’Ue.
Come potrebbe essere in questo caso visto che in ballo ci sono fondi europei per circa 2 milioni di euro destinati all’accoglienza di migranti e richiedenti asilo. Soldi finiti a due cooperative del Reatino che però, nell’ipotesi degli inquirenti, non avrebbero avuto i requisiti per riceverli. Di qui il sospetto di appalti truccati e irregolarità nella gestione dei bandi e quindi di turbativa d’asta, reato per il quale sarebbe indagato il prefetto di Rieti Pinuccia Niglio. Una notizia che ieri ha raggiunto i vertici di Palazzo Vincentini dopo che già a febbraio, tra gli indagati erano finiti il vice prefetto vicario, Luisa Cortesi, e lo stesso Gennaro Capo, attuale direttore della direzione centrale dei servizi per l’immigrazione e l’asilo del Viminale, in carica come prefetto di Rieti negli anni 2021-2023. Proprio a questo periodo, stando a quanto si apprende, risalirebbero i fatti contestati a Capo, prima dunque della nomina al Viminale con relativo passaggio di consegne alla Niglio. Anche lei oggi finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura.
Tra gli indagati vi sarebbero poi l’imprenditrice Agostina Mollichella insieme ad una sua collaboratrice e ad altri due funzionari della Prefettura, tutti accusati di aver contribuito alle irregolarità di almeno tre bandi emanati dalla Prefettura di Rieti con 1,6 milioni di euro andati a vantaggio di due cooperative, La Te.sa (Terre Sabine) e la Montasola 93-2° Millennio, nonostante queste non soddisfacessero tutti i requisiti richiesti. Dal minimo di tre anni di attività nello stesso settore fino ai bilanci aggiornati. Attiva dal 1998, la Montasola si occupa soprattutto di assistenza domiciliare, pulizia di locali e altre attività dei servizi per la persona. L’ultimo bilancio rintracciabile risale al 2019. Non va meglio in trasparenza alla Te.sa, impegnata nell’assistenza sociale non residenziale. Non solo, secondo gli accertamenti compiuti dalle Fiamme Gialle, nati dall’esposto di un’altra cooperativa, i fondi europei non sarebbero stati tutti destinati alle attività sociali, ma per una buona parte sarebbero finiti in tutt’altre attività rispetto a quelle per le quali le coop erano chiamate ad operare, dall’acquisto di beni personali al pagamento di vacanze.
Particolare attenzione poi sarebbe stata riservata all’imprenditrice Mollichella che secondo la Procura avrebbe percepito retribuzioni mensili tra gli 8.000 e i 10.000 euro. Pur non figurando nei consigli di amministrazione delle coop, la donna era certamente persona di fiducia in particolare all’interno della Montasola, visto che già nel 2017 era stata delegata dalla presidente per partecipare a riunioni con la Prefettura per servizi di accoglienza ai cittadini stranieri e la gestione dei servizi connessi nel territorio.
Andando indietro negli anni, si scopre inoltre che già nel 2021 la Te.sa era finita agli onori delle cronache nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa a danno dei fondi destinati ai centri di accoglienza tra il 2014 e il 2017. In particolare, secondo la Procura di Rieti, circa 650 mila euro destinati al «Progetto Nord Africa» sarebbero stati dirottati verso tutt’altre direzioni come catering e marketing gestite dalla coop all’interno del convento di Sant’Antonio al Monte, con tanto di acquisto di generi alimentari di pregio non destinati però ai rifugiati. Un quadro che aveva portato a pesanti condanne in primo grado per associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato e malversazione. Poi però nel 2022, tutti i vertici della coop tra cui il gestore del Consorzio Enzo Santilli, l’ex priore della Confraternita Sant’Antonio al Monte Maurizio Amadei nonché la rappresentante legale, Maria Adelaide Santilli, vengono assolti in appello.
A vederci chiaro sugli appalti delle coop reatine, sarebbe tornata anche la stessa Procura di Rieti in una indagine condotta dalla squadra mobile e coordinata dal pm Lorenzo Francia. Un’indagine che sembra focalizzarsi proprio sul periodo antecedente a quello sul quale si stanno concentrando gli accertamenti di Eppo e Fiamme Gialle. Al centro sempre lo stesso menu, dai bandi destinati all’accoglienza dei migranti, ai rapporti tra la Prefettura di Rieti e le cooperative del settore, fino a presunte ombre nella regolarizzazione di cittadini afghani e pakistani.
Un’indagine che ha impegnato gli investigatori della Mobile in intercettazioni durate diversi mesi, accertamenti documentali e verifiche anche all’estero attraverso l’Interpol e i servizi. Una corposa informativa confluita in un fascicolo. Intanto, gli indagati al centro dell’interesse di Eppo, tutti convocati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.





