«Repubblica» scopre la nuova P2: i pescatori
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Il quotidiano degli Agnelli denuncia la lobby dei barcaioli, e pure quella dei benzinai (non i petrolieri, proprio i gestori delle pompe), che terrebbero sotto scacco il Paese. Ma i veri centri d’interesse sono altri. Ad esempio i produttori di auto che posseggono giornali…

Fino a ieri ero convinto che a condizionare lo sviluppo di questo Paese fossero tre caste. Quella politica, di cui si discute da almeno trent’anni e di cui si occupò un fortunato libro scritto nel 2007 da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Più le due raccontate da Stefano Livadiotti, giornalista per anni in forza a L’Espresso (fino a quando morì prematuramente) e autore de L’altra Casta e de L’Ultracasta, volumi dedicati ai privilegi di sindacato e magistratura. Ma ieri, come dicevo, ho scoperto che esistono altri poteri forti capaci di frenare il Paese. Tra questi una lobby potentissima, con addentellati nella destra italiana. Vi state chiedendo quale sia questa consorteria?

Tranquilli, non si tratta di una nuova P2 e nemmeno di quella P4 che qualche anno fa fu scoperta dai pm, i quali forse per evocare il piano Rinascita di Licio Gelli si inventarono la rinascita di una nuova loggia coperta, senza per altro convincere i giudici.

La nuova massoneria non ha numeri, ma solo la P. Eh già, la lobby che preoccupa Repubblica, che ieri vi ha dedicato un’intera pagina, è quella dei pescatori.

Chi avrebbe mai immaginato un Paese in mano ai barcaioli, i quali invece di gettare la rete per pescare i pesci avrebbero calato un sistema di relazioni per intrappolare la vita politica italiana, catturando tra le maglie l’intera destra nazionale, giornali compresi. Siete stupiti? Beh, non avete ancora letto il meglio. Infatti, nell’edizione di ieri del quotidiano della famiglia Agnelli, veniva denunciato un altro pericoloso intreccio fra politica e interessi imprenditoriali. State pensando a gruppi industriali potenti o a finanzieri scafati e pronti a tutto? Macché, il nuovo conflitto di interessi riguarda la politica e i benzinai. Occhio: non i petrolieri, con le loro raffinerie e gli extra profitti dovuti alla crescita dei prezzi dei combustibili. No, Repubblica parlava proprio dei gestori delle pompe di benzina, i quali insieme ai pescatori sono divenuti i nuovi nemici del popolo, da combattere a colpi di legislazione antitrust.

Ovviamente non so dove il quotidiano di casa Fiat (anche se il Lingotto ormai è solo un centro congressi, io continuo a chiamare la vecchia fabbrica automobili con il nome con cui l’hanno conosciuta milioni di italiani e, soprattutto, di lavoratori) abbia scoperto le pericolose lobby della pesca a strascico in mare e sulle strade. Ma in un Paese dove tutti, a cominciare dai sindacati per finire ai magistrati, difendono i propri privilegi e si ribellano a ogni proposta di cambiamento delle regole, stupisce che i nemici numero uno siano i pescatori e i benzinai. Non so se nella redazione guidata da Maurizio Molinari qualcuno abbia mai conosciuto da vicino coloro che si mettono in mare a prescindere dalle condizioni del tempo e se abbiano mai frequentato chi sta chiuso in un chiosco in attesa di servire gli automobilisti di benzina e gasolio. Per parte mia, essendo abituato a parlare con tutti, in particolare con chi sta in mezzo a una strada o alle correnti, ho la sensazione che sia nel caso dei pescatori che in quello dei benzinai non si possa parlare di lobby che frena il Paese. Di centri di potere in oltre quarant’anni di professione ne ho conosciuti tanti e uno dei più agguerriti è di certo stato e forse ancora è quello dei costruttori di automobili. Una volta esisteva un detto: non si muove foglia che Agnelli non voglia. Che poi faceva il paio con un’altra massima della Real casa di Torino: ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia.

Quella dell’Avvocato (ma prima ancora di Valletta e del Senatore, ossia del nonno di Gianni) era una vera lobby, ma state sicuri che di questa, che tuttora opera, Repubblica non parlerà mai. Meglio andare a pescare altrove, pensando che gli italiani abbocchino ancora all’amo del quotidiano radical chic.

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