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Le grinfie di Renzi sul gioiello dell’energia

Le grinfie di Renzi sul gioiello dell’energia
Matteo Renzi (Ansa)
Qualcuno può spiegare perché un partito del 3 per cento che non esprime praticamente nessun consigliere comunale a Milano e neppure, che mi risulti, a Brescia, può nominare l'amministratore delegato della più importante multiutility della Lombardia? Va bene che la regione è alle prese con ben altri problemi, tra cui un'epidemia che rischia di decimare le imprese che la rendono una delle più vitali e più promettenti dell'intera Europa, ma che approfittando del caos da panico qualcuno sostituisca il numero uno dell'azienda che porta la luce e il gas nella maggior parte delle abitazioni della capitale economica del Paese non è una faccenda che riguardi solo i milanesi.

Come avevamo detto fin dall'inizio, Matteo Renzi non si dà da fare perché preoccupato di come stia andando l'Italia, ma solo per potersi inserire nella partita delle nomine. La scissione dal Pd non è nata da una diversa visione politica, ma solo per sedersi da comprimario al tavolo di quelle riunioni che decidono la vita e la morte dei manager che gestiscono le aziende statali o comunali. Siccome in questa primavera bisogna sostituire decine e decine di consigli di amministrazione, Renzi ci vuole mettere il becco. Anzi: a essere più precisi, ci vuole mettere gli uomini suoi. Perché se metti uno dei tuoi hai occupato un pezzo di potere, sei ancora qualcuno e puoi avere ascolto presso i cosiddetti poteri forti. Se non sei in grado nemmeno di nominare un amministratore delegato, ma al massimo di strillare per far slittare di un mese o due la prescrizione, salvo poi essere costretto ad approvarla perché altrimenti cade il governo e anche il tuo gioco, beh, allora, conti veramente meno di un Cencelli qualsiasi.

Sì, insomma, noi non abbiamo mai avuto dubbi su quali fossero le vere finalità del senatore toscano. Altro che piano choc da 120 miliardi per far ripartire l'Italia. Tutto il suo strepitare e il suo minacciare di far cadere il governo aveva come solo obiettivo alzare la posta per riuscire a piazzare qualche suo uomo in consiglio di amministrazione o nei ruoli chiave della pubblica amministrazione. I risultati di tanto agitarsi già si vedono. All'Agenzia delle entrate è tornato il pupillo del renzismo, quel tal Ruffini che proprio l'ex presidente del Consiglio si era sbracciato per nominare. E ora l'influenza renziana, che è più contagiosa di quella cinese, si fa sentire anche a Milano, dove Beppe Sala a parole fa mostra di indipendenza, ma quando c'è da piegarsi ai giochi dimostra tutta la sua dipendenza.

Risultato, in Lombardia opera una delle poche società partecipate che in Italia non servono solo ad alimentare l'ingordigia della classe politica, ma anche ad alimentare le case degli italiani, portando l'energia necessaria per far funzionare gli elettrodomestici, illuminare e riscaldare. Si tratta di un gioiellino denominato A2a, la cui governance, cioè la gestione è spartita fra Milano e Brescia, nel senso che le due città hanno unito gli sforzi e le loro municipalizzate mettendo insieme un medio colosso nel settore energetico. L'azienda va a gonfie vele e ha piani di espansione importanti, perché nel settore punta a crescere anche con nuove acquisizioni. In poche parole, a chi guida l'azienda non si può rimproverare nulla, salvo aver gestito la società nel migliore dei modi, portando a casa utili. E forse è proprio per questo che adesso, senza troppi riguardi, viene messo alla porta. Intendiamoci: anche i vertici attuali erano stati nominati dalla politica, che in questo caso, essendo entrambi i Comuni, Milano e Brescia, dominati dal Pd, pende a sinistra. Tuttavia, cacciare chi ha fatto bene e ha competenza nel settore che è chiamato a gestire, per sostituirlo con uno che non ha esperienza nel ramo energetico pare una scelta bizzarra. O meglio: pare una scelta dettata solo da esigenze politiche e spartitorie. Si nomina un manager vicino a qualcuno, perché quel qualcuno ha un interesse preciso a dimostrare che conta.

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Ricchezza triplicata e vecchiaia al sicuro: il piano  Mediolanum
Ansa
Stefano Volpato: col Tfr nei fondi previdenziali e un contributo volontario di circa 5.000 euro l’anno si riduce il nodo della pensione bassa.

Il 2025 rappresenta un punto di svolta per Banca Mediolanum. «Un anno memorabile», lo definisce Stefano Volpato, direttore commerciale, non solo per i risultati economici - budget ampiamente superati - ma perché segna il passaggio da una fase di crescita a una di trasformazione strutturale. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: accompagnare i clienti verso l’autonomia e l’indipendenza finanziaria in età pensionabile, rendendo possibile, nei fatti, la triplicazione della ricchezza finanziaria pro capite, sottolinea Volpato durante la tradizionale convention con la rete a Merano, per tirare le somme dell’anno che sta per finire e definire le strategie del 2026. Un anno, ha confermato l’amministratore delegato Massimo Doris, destinato appunto a superare il record del 2024, con una raccolta netta di 10,4 miliardi e oltre 2 milioni di clienti e un primato, nell’universo Assoreti tra raccolta, mutui e prestiti concessi oltre che le polizze sottoscritte.

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«Nido di vipere», desiderio e ipocrisia nel Texas profondo
«The Hunting Wives» (Netflix)

Arrivata su Netflix Italia, Nido di vipere adatta il romanzo di May Cobb e racconta noia, desiderio e trasgressione in una comunità texana conservatrice. Tra dramma e giallo, la serie osserva le contraddizioni private e sociali della sua protagonista.

La serie dello scandalo, quella che negli Stati Uniti ha fama di aver passato al vaglio, senza nulla lasciare all'immaginazione, la sessualità omoerotica di donne all'apparenza tradizionali. The Hunting Wives, tradotto per l'Italia con Nido di vipere, è un romanzo di May Cobb, adattato poi a serie televisiva. Negli Usa, sotto forma di narrazione tv, ha debuttato lo scorso anno. Su Netflix Italia, invece, è arrivata lunedì 15 dicembre, portando con sé una storia fatta di noia e trasgressione, di bisogni che emergono piano, travolgendo chi li provi prima ancora che questi possa capire perché.

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Dimmi La Verità | Augusta Montaruli (Fdi): «Il centro sociale Askatasuna non ha mai ripudiato la violenza»

Ecco #DimmiLaVerità del 19 dicembre 2025. Ospite la vicecapogruppo di Fdi alla Camera Augusta Montaruli. L'argomento del giorno è: "Lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino".

Stellantis & C. scoprono il bluff Ue: «Svolta sulle elettriche disastrosa»
Ansa
Anche le case tedesche bocciano la proposta della Commissione che dà più spazio alle auto diesel e benzina: «Troppe condizioni, lievitano i costi». Per il gruppo di Elkann il piano è «inadeguato». Meno pessimista Parigi.

Quella che i commenti a caldo definivano «svolta epocale», si è prima trasformata in un passo in avanti «importante» - a strettissimo giro sminuito come «significativo» -, e poi è diventata l’ennesimo pastrocchio della Commissione europea che peggiora la già drammatica situazione dell’automotive nel Vecchio continente. La rapidissima parabola delle modifiche annunciate da Bruxelles sui veicoli elettrici si è compiuta quando i diretti interessati, cioè le case automobilistiche, hanno svelato il bluff.

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