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2018-10-04
Renzi pronto per Mediaset. Anziché mezzo milione a sera si farà bastare 150.000 euro
ANSA
Su Chi ieri la notizia era un po' nascosta ed è passata quasi inosservata. Ma la «chicca di gossip» del settimanale Mondadori, informatissimo sulle questioni Mediaset (fa parte della stessa famiglia), meritava attenzione: «Maurizio Costanzo incontrerà l'ex premier Matteo Renzi che sarà ospite della trasmissione L'Intervista (domani sera su Canale 5, ndr). Renzi, a metà novembre, debutterà su Rete 4 con il suo primo programma da conduttore dedicato alla sua Firenze».
Dunque non solo Renzi si è fatto psicanalizzare da Costanzo, come avevano già fatto nelle due puntate precedenti Fedez e Massimo Giletti, ma l'ex premier avrebbe portato a casa il contratto con Mediaset che potrebbe fare di lui l'agiato quarantenne che ha sempre puntato a essere da quando ha iniziato a fare politica. Il 25 settembre ha spiegato ai suoi fan che, da quando è all'opposizione, ha iniziato a guadagnare bene grazie al fatto che «un senatore prende il doppio del premier», alle «conferenze in tutto il mondo» e alle «iniziative editoriali».
A questo bisognerà presto aggiungere gli introiti televisivi. La Verità ha verificato che la firma sotto il contratto per il documentario Firenze, secondo me non è ancora stata apposta, ma la trattativa è in via di definizione. Si era bruscamente arenata a inizio luglio, quando l'agente delle star, e di Renzi, Lucio Presta aveva chiesto a Mediaset tra 3 e 4 milioni di euro per 8 puntate di programma, cioè, nell'ipotesi più costosa, 500.000 euro a serata. A Cologno hanno considerato la richiesta uno sproposito. I confronti sono presto fatti: un prodotto di punta da prima serata su Canale 5, come Il Grande Fratello, costa circa 1 milione di euro; una fiction di quelle acchiappa share un po' meno, 800-900.000 euro. Insomma Renzi deve essersi convinto di essere una calamita per gli ascolti, una specie di Fiorello capace di fare ascolti anche in un one man show. È noto che a Matteo l'autostima non manchi, ma a Mediaset hanno ritenuto più consono un paragone con Roberto Giacobbo, conduttore e documentarista recentemente approdato su Rete 4 con il programma Freedom. E stiamo parlando di un signor professionista. «Un programma costruito intorno a un conduttore che parla può costare 100.000 euro a puntata, al massimo 150.000, ma deve essere bello», commenta un produttore. E Alberto Angela? «Lì siamo a un livello superiore, per gli standard, i tempi di realizzazione, la troupe, l'acquisto all'estero di immagini esclusive». In sostanza Renzi al massimo può aspirare a diventare il Giacobbo di Rignano sull'Arno. Chi conosce le segrete cose di Mediaset ci spiega che Presta puntava a cedere all'azienda del Biscione i diritti del programma (ecco spiegati i 4 milioni) e farglielo distribuire all'estero. Ma quella non è la ragione sociale della casa e infatti a Cologno hanno declinato l'offerta. A fine luglio, dopo la prima brusca interruzione, sono ripartite le contrattazioni a precise condizioni: acquisto del programma, ma non dei diritti, e possibilità di visionare il prodotto finito prima della chiusura del contratto. Le trattative sono condotte dall'agente in prima persona, il quale non parla direttamente con Piersilvio Berlusconi. La negoziazione si ferma un gradino sotto, al livello del capo dei contenuti delle reti.
Al momento a Cologno, a quanto ci risulta, non hanno però, ancora visto nemmeno una puntata. Per tale motivo non si è conclusa neppure la partita dei soldi, cosa che accadrà presto. I dirigenti di Mediaset, prima di siglare l'accordo, vogliono essere sicuri che non si tratti di un programma di nicchia, iperscientifico e tecnico, più adatto ai canali tematici a pagamento. Però, conoscendo Presta e Renzi, a Mediaset sono abbastanza sicuri che sarà un programma pop, di pura divulgazione. Al momento la produzione ha concluso le riprese degli interventi dell'ex premier, ma non ha ancora completato il montaggio delle sue performance, con l'aggiunta di musiche e immagini.
Alla fine sarà la società di Presta a proporre il prodotto fuori dall'Italia scommettendo sulla magia di Firenze e sull'attrattiva di un ex premier (retrocesso?) nei panni del conduttore televisivo, sebbene il fatto di essere italiano renda il cambio di mestiere meno sorprendente (immaginate l'effetto straniante di un'Angela Merkel che conduce tutta gasata un programma sulla natìa Amburgo). In Italia tutto questo è più scontato. e Renzi in tv ormai conquista share a una sola cifra. Perciò Firenze, secondo me non sarà trasmesso da Canale 5.
Rete che, però, stasera ospiterà l'intervista di Costanzo a Matteo. Nel salotto del giornalista l'ex premier ha parlato pure del suo documentario: «Quanto mi è piaciuto farlo? Un sacco, sono grato a Lucio Presta che ha accettato questa follia […] a me sembrava quasi un sogno». Durante l'intervista ha ammesso di aver pianto per la moglie Agnese e ha proseguito la sua crociata contro le presunte fake news. Le bugie che lo «mandano più fuori di testa»? «Che io vado in giro con la Lamborghini, che ho il fratello portaborse che guadagna un sacco di soldi o che io ho comprato ville dappertutto». Mea culpa? Questo: «Forse sono stato fin troppo ambizioso […] fossi stato un po' meno ambizioso probabilmente sarei ancora a Palazzo Chigi, però che stai a fare a Palazzo Chigi se non cambi le cose?». Ha pure negato di fare il «piacione» e ha lanciato il guanto di sfida per un confronto pubblico a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Tornerai?» gli ha domandato sornione Costanzo e Renzi ha un po' tergiversato: «Oggi gli italiani hanno parlato in modo chiaro e hanno detto proviamo altri, cambiamo…». Ma poi ha previsto futuri disastri per M5s e Lega. Infine ha lanciato un anatema contro i traditori: «Gente che ha avuto ruoli di responsabilità che non avrebbe mai potuto immaginare di avere (…) questi fino a che sei potente ti lusingano, ti coccolano, ti accudiscono poi perdi il potere e iniziano a dire “certo io avrei fatto in un altro modo". E mi verrebbe da dire: perché non l'hai detto quando c'eri?». Chissà se in futuro pure Presta gli confesserà che la tv non era cosa sua.
Giacomo Amadori
La Boschi si ricicla fidanzatina d’Italia
Da valchiria renziana in tacco 12 a fidanzata d'Italia, tutta acqua e sapone, in jeans e ballerine. La nuova fase politica di Maria Elena Boschi, la cui ultima mossa lasciata al caso risale probabilmente all'asilo, viene annunciata per immagini su un bimestrale maschile, Maxim, in edicola oggi. Copertina con l'ex ministra delle Riforme in maglietta bianca a righe blu orizzontali e titolo ammiccante, ma anche vagamente minaccioso: «Il meglio deve ancora venire». Come cantavano Frank Sinatra e Luciano Ligabue (non insieme). Per fotografare l'ex ministra «con una faccia da Madonna», come invece avrebbe detto Fabrizio De Andrè, nientemeno che Oliviero Toscani. «Il maestro», come lo chiama lei nel video promozionale che gira su Youtube. Che coppia: lui fresco di decine di interviste per difendere la famiglia Benetton sul crollo del ponte Morandi, lei che con Banca Etruria ha fatto perdere chissà quante migliaia di voti al Pd.
Comunque un bel colpo, per la rivista diretta da Claudio Trionfera, convincere Maria Etruria a interrompere per qualche ora il suo alacre lavoro politico di rappresentante della comunità di Bolzano. Ce lo fa notare lei stessa nel breve promo, mettendo subito le mani avanti rispetto a eventuali accuse di fancazzismo: «Un'esperienza nuova per me insolita, a cominciare dall'alzataccia per arrivare da Roma qua in Toscana, dopo aver fatto le 2 e mezzo di notte, in Commissione, a lavorare». Una verifica sul prezioso sito di Openpolis conferma che ha il 79% di presenze a Montecitorio e ben 24 atti firmati, tra emendamenti, mozioni e interrogazioni (Renzi è fermo a quota zero, ma sappiamo che gira documentari).
Nei due minuti scarsi di parlato, in ogni caso, ringrazia con modestia il lavoro dei truccatori, sottolinea «non sono una modella e si vede» e spiega che, dopo aver avuto un ruolo di governo, ha voluto far vedere una parte di sé «che prima era giusto fosse in secondo piano». Il tutto inframezzato da una micidiale sequela di frasi fatte in stile calciatore a fine partita, tra un «mettersi in gioco» e «un racconto diverso», tra un'esperienza «stimolante» e un «senza prendersi troppo sul serio», concludendo con l'immancabile «ringraziamento al mister», pardon al Maestro, perché «è stato un regalo poter lavorare con Toscani».
Ma nella società dello spettacolo le immagini sottomettono gli uomini più delle parole, e non fa eccezione neppure lo spot della Boschi. Per chi se la ricorda, inquadrata per 5 anni quasi ogni sera in ogni telegiornale, la Maria Etruria che posa per Maxim è un'altra donna. La ministra aveva sempre i capelli freschi di parrucchiere, tailleur mai anonimi e anche quando indossava jeans calzava sempre scarpe con tacco assassino, spesso di colore rosso fuoco come il rossetto, alternando il pitonato al leopardato. La luminosa trentenne fotografata in una casa di campagna tra gli ulivi e il cotto toscano invece ha una maglietta a maniche lunghe a strisce orizzontali da turista olandese a Venezia, i capelli finto spettinati, trucco sapiente e quindi impercettibile agli occhi di un maschietto, jeans schiariti, sneakers o ballerine azzurre tipo quelle chi si mettono alle elementari. Fa una posa dietro le tende, ma onestamente con una malizia da undicenne. Poi, almeno nel promo, il finale da applausi: si mette a letto e si copre il viso con il bordo del lenzuolo. Sexy, direte voi. Non esattamente, a meno di essere morbosi, perché lei è vestitissima, il letto è un lettino singolo un po' rustico e le lenzuola sono chiare con il bordo rosa. È proprio questo epilogo da finta liceale che vive con i genitori a svelare la cifra dell'operazione d'immagine: Maria Elena Boschi non è la Regina cattiva del renzismo, la zarina che avrebbe portato allo sbando anche Winston Churchill, ma una ragazza semplice, zero aggressiva, che tutti vorrebbero come mogliettina o come nuora. Anche se certo, le prime reazioni su Youtube non sono state proprio carine, tra gente che la invita a trovarsi un lavoro «perché tra poco la politica sarà solo un ricordo», donne inviperite per l'inedita coppia Boschi-Toscani, fino ad accurate scansioni della sua situazione pilifera in zona mento (in effetti sfuggita ai truccatori). Ma vogliamo trovare il pelo anche nella Boschi? No, però se poi davvero si candida come segretario del Pd, per battere uno come Zingaretti le servirà eccome questo nuovo faccino. United colors of Boschi e il riciclo è assicurato.
Francesco Bonazzi
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Trattativa avanzata per la trasmissione del Bullo su Rete 4: nonostante le richieste esorbitanti, il contratto per 8 puntate potrebbe essere sottoscritto a circa 1,2 milioni.Su «Maxim» Maria Elena Boschi si fa immortalare da Oliviero Toscani fra prati all'inglese e pigiamini da collegiale per rifarsi un'immagine innocua dopo gli anni di renzismo rampante e lo scandalo Etruria. Dal Web la consigliano: «Cercati un lavoro».Lo speciale contiene due articoliSu Chi ieri la notizia era un po' nascosta ed è passata quasi inosservata. Ma la «chicca di gossip» del settimanale Mondadori, informatissimo sulle questioni Mediaset (fa parte della stessa famiglia), meritava attenzione: «Maurizio Costanzo incontrerà l'ex premier Matteo Renzi che sarà ospite della trasmissione L'Intervista (domani sera su Canale 5, ndr). Renzi, a metà novembre, debutterà su Rete 4 con il suo primo programma da conduttore dedicato alla sua Firenze».Dunque non solo Renzi si è fatto psicanalizzare da Costanzo, come avevano già fatto nelle due puntate precedenti Fedez e Massimo Giletti, ma l'ex premier avrebbe portato a casa il contratto con Mediaset che potrebbe fare di lui l'agiato quarantenne che ha sempre puntato a essere da quando ha iniziato a fare politica. Il 25 settembre ha spiegato ai suoi fan che, da quando è all'opposizione, ha iniziato a guadagnare bene grazie al fatto che «un senatore prende il doppio del premier», alle «conferenze in tutto il mondo» e alle «iniziative editoriali». A questo bisognerà presto aggiungere gli introiti televisivi. La Verità ha verificato che la firma sotto il contratto per il documentario Firenze, secondo me non è ancora stata apposta, ma la trattativa è in via di definizione. Si era bruscamente arenata a inizio luglio, quando l'agente delle star, e di Renzi, Lucio Presta aveva chiesto a Mediaset tra 3 e 4 milioni di euro per 8 puntate di programma, cioè, nell'ipotesi più costosa, 500.000 euro a serata. A Cologno hanno considerato la richiesta uno sproposito. I confronti sono presto fatti: un prodotto di punta da prima serata su Canale 5, come Il Grande Fratello, costa circa 1 milione di euro; una fiction di quelle acchiappa share un po' meno, 800-900.000 euro. Insomma Renzi deve essersi convinto di essere una calamita per gli ascolti, una specie di Fiorello capace di fare ascolti anche in un one man show. È noto che a Matteo l'autostima non manchi, ma a Mediaset hanno ritenuto più consono un paragone con Roberto Giacobbo, conduttore e documentarista recentemente approdato su Rete 4 con il programma Freedom. E stiamo parlando di un signor professionista. «Un programma costruito intorno a un conduttore che parla può costare 100.000 euro a puntata, al massimo 150.000, ma deve essere bello», commenta un produttore. E Alberto Angela? «Lì siamo a un livello superiore, per gli standard, i tempi di realizzazione, la troupe, l'acquisto all'estero di immagini esclusive». In sostanza Renzi al massimo può aspirare a diventare il Giacobbo di Rignano sull'Arno. Chi conosce le segrete cose di Mediaset ci spiega che Presta puntava a cedere all'azienda del Biscione i diritti del programma (ecco spiegati i 4 milioni) e farglielo distribuire all'estero. Ma quella non è la ragione sociale della casa e infatti a Cologno hanno declinato l'offerta. A fine luglio, dopo la prima brusca interruzione, sono ripartite le contrattazioni a precise condizioni: acquisto del programma, ma non dei diritti, e possibilità di visionare il prodotto finito prima della chiusura del contratto. Le trattative sono condotte dall'agente in prima persona, il quale non parla direttamente con Piersilvio Berlusconi. La negoziazione si ferma un gradino sotto, al livello del capo dei contenuti delle reti.Al momento a Cologno, a quanto ci risulta, non hanno però, ancora visto nemmeno una puntata. Per tale motivo non si è conclusa neppure la partita dei soldi, cosa che accadrà presto. I dirigenti di Mediaset, prima di siglare l'accordo, vogliono essere sicuri che non si tratti di un programma di nicchia, iperscientifico e tecnico, più adatto ai canali tematici a pagamento. Però, conoscendo Presta e Renzi, a Mediaset sono abbastanza sicuri che sarà un programma pop, di pura divulgazione. Al momento la produzione ha concluso le riprese degli interventi dell'ex premier, ma non ha ancora completato il montaggio delle sue performance, con l'aggiunta di musiche e immagini.Alla fine sarà la società di Presta a proporre il prodotto fuori dall'Italia scommettendo sulla magia di Firenze e sull'attrattiva di un ex premier (retrocesso?) nei panni del conduttore televisivo, sebbene il fatto di essere italiano renda il cambio di mestiere meno sorprendente (immaginate l'effetto straniante di un'Angela Merkel che conduce tutta gasata un programma sulla natìa Amburgo). In Italia tutto questo è più scontato. e Renzi in tv ormai conquista share a una sola cifra. Perciò Firenze, secondo me non sarà trasmesso da Canale 5. Rete che, però, stasera ospiterà l'intervista di Costanzo a Matteo. Nel salotto del giornalista l'ex premier ha parlato pure del suo documentario: «Quanto mi è piaciuto farlo? Un sacco, sono grato a Lucio Presta che ha accettato questa follia […] a me sembrava quasi un sogno». Durante l'intervista ha ammesso di aver pianto per la moglie Agnese e ha proseguito la sua crociata contro le presunte fake news. Le bugie che lo «mandano più fuori di testa»? «Che io vado in giro con la Lamborghini, che ho il fratello portaborse che guadagna un sacco di soldi o che io ho comprato ville dappertutto». Mea culpa? Questo: «Forse sono stato fin troppo ambizioso […] fossi stato un po' meno ambizioso probabilmente sarei ancora a Palazzo Chigi, però che stai a fare a Palazzo Chigi se non cambi le cose?». Ha pure negato di fare il «piacione» e ha lanciato il guanto di sfida per un confronto pubblico a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Tornerai?» gli ha domandato sornione Costanzo e Renzi ha un po' tergiversato: «Oggi gli italiani hanno parlato in modo chiaro e hanno detto proviamo altri, cambiamo…». Ma poi ha previsto futuri disastri per M5s e Lega. Infine ha lanciato un anatema contro i traditori: «Gente che ha avuto ruoli di responsabilità che non avrebbe mai potuto immaginare di avere (…) questi fino a che sei potente ti lusingano, ti coccolano, ti accudiscono poi perdi il potere e iniziano a dire “certo io avrei fatto in un altro modo". E mi verrebbe da dire: perché non l'hai detto quando c'eri?». Chissà se in futuro pure Presta gli confesserà che la tv non era cosa sua.Giacomo Amadori<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/renzi-pronto-per-mediaset-anziche-mezzo-milione-a-sera-si-fara-bastare-150-000-euro-2609833705.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-boschi-si-ricicla-fidanzatina-ditalia" data-post-id="2609833705" data-published-at="1782270245" data-use-pagination="False"> La Boschi si ricicla fidanzatina d’Italia Da valchiria renziana in tacco 12 a fidanzata d'Italia, tutta acqua e sapone, in jeans e ballerine. La nuova fase politica di Maria Elena Boschi, la cui ultima mossa lasciata al caso risale probabilmente all'asilo, viene annunciata per immagini su un bimestrale maschile, Maxim, in edicola oggi. Copertina con l'ex ministra delle Riforme in maglietta bianca a righe blu orizzontali e titolo ammiccante, ma anche vagamente minaccioso: «Il meglio deve ancora venire». Come cantavano Frank Sinatra e Luciano Ligabue (non insieme). Per fotografare l'ex ministra «con una faccia da Madonna», come invece avrebbe detto Fabrizio De Andrè, nientemeno che Oliviero Toscani. «Il maestro», come lo chiama lei nel video promozionale che gira su Youtube. Che coppia: lui fresco di decine di interviste per difendere la famiglia Benetton sul crollo del ponte Morandi, lei che con Banca Etruria ha fatto perdere chissà quante migliaia di voti al Pd. Comunque un bel colpo, per la rivista diretta da Claudio Trionfera, convincere Maria Etruria a interrompere per qualche ora il suo alacre lavoro politico di rappresentante della comunità di Bolzano. Ce lo fa notare lei stessa nel breve promo, mettendo subito le mani avanti rispetto a eventuali accuse di fancazzismo: «Un'esperienza nuova per me insolita, a cominciare dall'alzataccia per arrivare da Roma qua in Toscana, dopo aver fatto le 2 e mezzo di notte, in Commissione, a lavorare». Una verifica sul prezioso sito di Openpolis conferma che ha il 79% di presenze a Montecitorio e ben 24 atti firmati, tra emendamenti, mozioni e interrogazioni (Renzi è fermo a quota zero, ma sappiamo che gira documentari). Nei due minuti scarsi di parlato, in ogni caso, ringrazia con modestia il lavoro dei truccatori, sottolinea «non sono una modella e si vede» e spiega che, dopo aver avuto un ruolo di governo, ha voluto far vedere una parte di sé «che prima era giusto fosse in secondo piano». Il tutto inframezzato da una micidiale sequela di frasi fatte in stile calciatore a fine partita, tra un «mettersi in gioco» e «un racconto diverso», tra un'esperienza «stimolante» e un «senza prendersi troppo sul serio», concludendo con l'immancabile «ringraziamento al mister», pardon al Maestro, perché «è stato un regalo poter lavorare con Toscani». Ma nella società dello spettacolo le immagini sottomettono gli uomini più delle parole, e non fa eccezione neppure lo spot della Boschi. Per chi se la ricorda, inquadrata per 5 anni quasi ogni sera in ogni telegiornale, la Maria Etruria che posa per Maxim è un'altra donna. La ministra aveva sempre i capelli freschi di parrucchiere, tailleur mai anonimi e anche quando indossava jeans calzava sempre scarpe con tacco assassino, spesso di colore rosso fuoco come il rossetto, alternando il pitonato al leopardato. La luminosa trentenne fotografata in una casa di campagna tra gli ulivi e il cotto toscano invece ha una maglietta a maniche lunghe a strisce orizzontali da turista olandese a Venezia, i capelli finto spettinati, trucco sapiente e quindi impercettibile agli occhi di un maschietto, jeans schiariti, sneakers o ballerine azzurre tipo quelle chi si mettono alle elementari. Fa una posa dietro le tende, ma onestamente con una malizia da undicenne. Poi, almeno nel promo, il finale da applausi: si mette a letto e si copre il viso con il bordo del lenzuolo. Sexy, direte voi. Non esattamente, a meno di essere morbosi, perché lei è vestitissima, il letto è un lettino singolo un po' rustico e le lenzuola sono chiare con il bordo rosa. È proprio questo epilogo da finta liceale che vive con i genitori a svelare la cifra dell'operazione d'immagine: Maria Elena Boschi non è la Regina cattiva del renzismo, la zarina che avrebbe portato allo sbando anche Winston Churchill, ma una ragazza semplice, zero aggressiva, che tutti vorrebbero come mogliettina o come nuora. Anche se certo, le prime reazioni su Youtube non sono state proprio carine, tra gente che la invita a trovarsi un lavoro «perché tra poco la politica sarà solo un ricordo», donne inviperite per l'inedita coppia Boschi-Toscani, fino ad accurate scansioni della sua situazione pilifera in zona mento (in effetti sfuggita ai truccatori). Ma vogliamo trovare il pelo anche nella Boschi? No, però se poi davvero si candida come segretario del Pd, per battere uno come Zingaretti le servirà eccome questo nuovo faccino. United colors of Boschi e il riciclo è assicurato. Francesco Bonazzi
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
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Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
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Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
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Ansa
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?
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