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2018-10-04
Renzi pronto per Mediaset. Anziché mezzo milione a sera si farà bastare 150.000 euro
ANSA
Su Chi ieri la notizia era un po' nascosta ed è passata quasi inosservata. Ma la «chicca di gossip» del settimanale Mondadori, informatissimo sulle questioni Mediaset (fa parte della stessa famiglia), meritava attenzione: «Maurizio Costanzo incontrerà l'ex premier Matteo Renzi che sarà ospite della trasmissione L'Intervista (domani sera su Canale 5, ndr). Renzi, a metà novembre, debutterà su Rete 4 con il suo primo programma da conduttore dedicato alla sua Firenze».
Dunque non solo Renzi si è fatto psicanalizzare da Costanzo, come avevano già fatto nelle due puntate precedenti Fedez e Massimo Giletti, ma l'ex premier avrebbe portato a casa il contratto con Mediaset che potrebbe fare di lui l'agiato quarantenne che ha sempre puntato a essere da quando ha iniziato a fare politica. Il 25 settembre ha spiegato ai suoi fan che, da quando è all'opposizione, ha iniziato a guadagnare bene grazie al fatto che «un senatore prende il doppio del premier», alle «conferenze in tutto il mondo» e alle «iniziative editoriali».
A questo bisognerà presto aggiungere gli introiti televisivi. La Verità ha verificato che la firma sotto il contratto per il documentario Firenze, secondo me non è ancora stata apposta, ma la trattativa è in via di definizione. Si era bruscamente arenata a inizio luglio, quando l'agente delle star, e di Renzi, Lucio Presta aveva chiesto a Mediaset tra 3 e 4 milioni di euro per 8 puntate di programma, cioè, nell'ipotesi più costosa, 500.000 euro a serata. A Cologno hanno considerato la richiesta uno sproposito. I confronti sono presto fatti: un prodotto di punta da prima serata su Canale 5, come Il Grande Fratello, costa circa 1 milione di euro; una fiction di quelle acchiappa share un po' meno, 800-900.000 euro. Insomma Renzi deve essersi convinto di essere una calamita per gli ascolti, una specie di Fiorello capace di fare ascolti anche in un one man show. È noto che a Matteo l'autostima non manchi, ma a Mediaset hanno ritenuto più consono un paragone con Roberto Giacobbo, conduttore e documentarista recentemente approdato su Rete 4 con il programma Freedom. E stiamo parlando di un signor professionista. «Un programma costruito intorno a un conduttore che parla può costare 100.000 euro a puntata, al massimo 150.000, ma deve essere bello», commenta un produttore. E Alberto Angela? «Lì siamo a un livello superiore, per gli standard, i tempi di realizzazione, la troupe, l'acquisto all'estero di immagini esclusive». In sostanza Renzi al massimo può aspirare a diventare il Giacobbo di Rignano sull'Arno. Chi conosce le segrete cose di Mediaset ci spiega che Presta puntava a cedere all'azienda del Biscione i diritti del programma (ecco spiegati i 4 milioni) e farglielo distribuire all'estero. Ma quella non è la ragione sociale della casa e infatti a Cologno hanno declinato l'offerta. A fine luglio, dopo la prima brusca interruzione, sono ripartite le contrattazioni a precise condizioni: acquisto del programma, ma non dei diritti, e possibilità di visionare il prodotto finito prima della chiusura del contratto. Le trattative sono condotte dall'agente in prima persona, il quale non parla direttamente con Piersilvio Berlusconi. La negoziazione si ferma un gradino sotto, al livello del capo dei contenuti delle reti.
Al momento a Cologno, a quanto ci risulta, non hanno però, ancora visto nemmeno una puntata. Per tale motivo non si è conclusa neppure la partita dei soldi, cosa che accadrà presto. I dirigenti di Mediaset, prima di siglare l'accordo, vogliono essere sicuri che non si tratti di un programma di nicchia, iperscientifico e tecnico, più adatto ai canali tematici a pagamento. Però, conoscendo Presta e Renzi, a Mediaset sono abbastanza sicuri che sarà un programma pop, di pura divulgazione. Al momento la produzione ha concluso le riprese degli interventi dell'ex premier, ma non ha ancora completato il montaggio delle sue performance, con l'aggiunta di musiche e immagini.
Alla fine sarà la società di Presta a proporre il prodotto fuori dall'Italia scommettendo sulla magia di Firenze e sull'attrattiva di un ex premier (retrocesso?) nei panni del conduttore televisivo, sebbene il fatto di essere italiano renda il cambio di mestiere meno sorprendente (immaginate l'effetto straniante di un'Angela Merkel che conduce tutta gasata un programma sulla natìa Amburgo). In Italia tutto questo è più scontato. e Renzi in tv ormai conquista share a una sola cifra. Perciò Firenze, secondo me non sarà trasmesso da Canale 5.
Rete che, però, stasera ospiterà l'intervista di Costanzo a Matteo. Nel salotto del giornalista l'ex premier ha parlato pure del suo documentario: «Quanto mi è piaciuto farlo? Un sacco, sono grato a Lucio Presta che ha accettato questa follia […] a me sembrava quasi un sogno». Durante l'intervista ha ammesso di aver pianto per la moglie Agnese e ha proseguito la sua crociata contro le presunte fake news. Le bugie che lo «mandano più fuori di testa»? «Che io vado in giro con la Lamborghini, che ho il fratello portaborse che guadagna un sacco di soldi o che io ho comprato ville dappertutto». Mea culpa? Questo: «Forse sono stato fin troppo ambizioso […] fossi stato un po' meno ambizioso probabilmente sarei ancora a Palazzo Chigi, però che stai a fare a Palazzo Chigi se non cambi le cose?». Ha pure negato di fare il «piacione» e ha lanciato il guanto di sfida per un confronto pubblico a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Tornerai?» gli ha domandato sornione Costanzo e Renzi ha un po' tergiversato: «Oggi gli italiani hanno parlato in modo chiaro e hanno detto proviamo altri, cambiamo…». Ma poi ha previsto futuri disastri per M5s e Lega. Infine ha lanciato un anatema contro i traditori: «Gente che ha avuto ruoli di responsabilità che non avrebbe mai potuto immaginare di avere (…) questi fino a che sei potente ti lusingano, ti coccolano, ti accudiscono poi perdi il potere e iniziano a dire “certo io avrei fatto in un altro modo". E mi verrebbe da dire: perché non l'hai detto quando c'eri?». Chissà se in futuro pure Presta gli confesserà che la tv non era cosa sua.
Giacomo Amadori
La Boschi si ricicla fidanzatina d’Italia
Da valchiria renziana in tacco 12 a fidanzata d'Italia, tutta acqua e sapone, in jeans e ballerine. La nuova fase politica di Maria Elena Boschi, la cui ultima mossa lasciata al caso risale probabilmente all'asilo, viene annunciata per immagini su un bimestrale maschile, Maxim, in edicola oggi. Copertina con l'ex ministra delle Riforme in maglietta bianca a righe blu orizzontali e titolo ammiccante, ma anche vagamente minaccioso: «Il meglio deve ancora venire». Come cantavano Frank Sinatra e Luciano Ligabue (non insieme). Per fotografare l'ex ministra «con una faccia da Madonna», come invece avrebbe detto Fabrizio De Andrè, nientemeno che Oliviero Toscani. «Il maestro», come lo chiama lei nel video promozionale che gira su Youtube. Che coppia: lui fresco di decine di interviste per difendere la famiglia Benetton sul crollo del ponte Morandi, lei che con Banca Etruria ha fatto perdere chissà quante migliaia di voti al Pd.
Comunque un bel colpo, per la rivista diretta da Claudio Trionfera, convincere Maria Etruria a interrompere per qualche ora il suo alacre lavoro politico di rappresentante della comunità di Bolzano. Ce lo fa notare lei stessa nel breve promo, mettendo subito le mani avanti rispetto a eventuali accuse di fancazzismo: «Un'esperienza nuova per me insolita, a cominciare dall'alzataccia per arrivare da Roma qua in Toscana, dopo aver fatto le 2 e mezzo di notte, in Commissione, a lavorare». Una verifica sul prezioso sito di Openpolis conferma che ha il 79% di presenze a Montecitorio e ben 24 atti firmati, tra emendamenti, mozioni e interrogazioni (Renzi è fermo a quota zero, ma sappiamo che gira documentari).
Nei due minuti scarsi di parlato, in ogni caso, ringrazia con modestia il lavoro dei truccatori, sottolinea «non sono una modella e si vede» e spiega che, dopo aver avuto un ruolo di governo, ha voluto far vedere una parte di sé «che prima era giusto fosse in secondo piano». Il tutto inframezzato da una micidiale sequela di frasi fatte in stile calciatore a fine partita, tra un «mettersi in gioco» e «un racconto diverso», tra un'esperienza «stimolante» e un «senza prendersi troppo sul serio», concludendo con l'immancabile «ringraziamento al mister», pardon al Maestro, perché «è stato un regalo poter lavorare con Toscani».
Ma nella società dello spettacolo le immagini sottomettono gli uomini più delle parole, e non fa eccezione neppure lo spot della Boschi. Per chi se la ricorda, inquadrata per 5 anni quasi ogni sera in ogni telegiornale, la Maria Etruria che posa per Maxim è un'altra donna. La ministra aveva sempre i capelli freschi di parrucchiere, tailleur mai anonimi e anche quando indossava jeans calzava sempre scarpe con tacco assassino, spesso di colore rosso fuoco come il rossetto, alternando il pitonato al leopardato. La luminosa trentenne fotografata in una casa di campagna tra gli ulivi e il cotto toscano invece ha una maglietta a maniche lunghe a strisce orizzontali da turista olandese a Venezia, i capelli finto spettinati, trucco sapiente e quindi impercettibile agli occhi di un maschietto, jeans schiariti, sneakers o ballerine azzurre tipo quelle chi si mettono alle elementari. Fa una posa dietro le tende, ma onestamente con una malizia da undicenne. Poi, almeno nel promo, il finale da applausi: si mette a letto e si copre il viso con il bordo del lenzuolo. Sexy, direte voi. Non esattamente, a meno di essere morbosi, perché lei è vestitissima, il letto è un lettino singolo un po' rustico e le lenzuola sono chiare con il bordo rosa. È proprio questo epilogo da finta liceale che vive con i genitori a svelare la cifra dell'operazione d'immagine: Maria Elena Boschi non è la Regina cattiva del renzismo, la zarina che avrebbe portato allo sbando anche Winston Churchill, ma una ragazza semplice, zero aggressiva, che tutti vorrebbero come mogliettina o come nuora. Anche se certo, le prime reazioni su Youtube non sono state proprio carine, tra gente che la invita a trovarsi un lavoro «perché tra poco la politica sarà solo un ricordo», donne inviperite per l'inedita coppia Boschi-Toscani, fino ad accurate scansioni della sua situazione pilifera in zona mento (in effetti sfuggita ai truccatori). Ma vogliamo trovare il pelo anche nella Boschi? No, però se poi davvero si candida come segretario del Pd, per battere uno come Zingaretti le servirà eccome questo nuovo faccino. United colors of Boschi e il riciclo è assicurato.
Francesco Bonazzi
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Trattativa avanzata per la trasmissione del Bullo su Rete 4: nonostante le richieste esorbitanti, il contratto per 8 puntate potrebbe essere sottoscritto a circa 1,2 milioni.Su «Maxim» Maria Elena Boschi si fa immortalare da Oliviero Toscani fra prati all'inglese e pigiamini da collegiale per rifarsi un'immagine innocua dopo gli anni di renzismo rampante e lo scandalo Etruria. Dal Web la consigliano: «Cercati un lavoro».Lo speciale contiene due articoliSu Chi ieri la notizia era un po' nascosta ed è passata quasi inosservata. Ma la «chicca di gossip» del settimanale Mondadori, informatissimo sulle questioni Mediaset (fa parte della stessa famiglia), meritava attenzione: «Maurizio Costanzo incontrerà l'ex premier Matteo Renzi che sarà ospite della trasmissione L'Intervista (domani sera su Canale 5, ndr). Renzi, a metà novembre, debutterà su Rete 4 con il suo primo programma da conduttore dedicato alla sua Firenze».Dunque non solo Renzi si è fatto psicanalizzare da Costanzo, come avevano già fatto nelle due puntate precedenti Fedez e Massimo Giletti, ma l'ex premier avrebbe portato a casa il contratto con Mediaset che potrebbe fare di lui l'agiato quarantenne che ha sempre puntato a essere da quando ha iniziato a fare politica. Il 25 settembre ha spiegato ai suoi fan che, da quando è all'opposizione, ha iniziato a guadagnare bene grazie al fatto che «un senatore prende il doppio del premier», alle «conferenze in tutto il mondo» e alle «iniziative editoriali». A questo bisognerà presto aggiungere gli introiti televisivi. La Verità ha verificato che la firma sotto il contratto per il documentario Firenze, secondo me non è ancora stata apposta, ma la trattativa è in via di definizione. Si era bruscamente arenata a inizio luglio, quando l'agente delle star, e di Renzi, Lucio Presta aveva chiesto a Mediaset tra 3 e 4 milioni di euro per 8 puntate di programma, cioè, nell'ipotesi più costosa, 500.000 euro a serata. A Cologno hanno considerato la richiesta uno sproposito. I confronti sono presto fatti: un prodotto di punta da prima serata su Canale 5, come Il Grande Fratello, costa circa 1 milione di euro; una fiction di quelle acchiappa share un po' meno, 800-900.000 euro. Insomma Renzi deve essersi convinto di essere una calamita per gli ascolti, una specie di Fiorello capace di fare ascolti anche in un one man show. È noto che a Matteo l'autostima non manchi, ma a Mediaset hanno ritenuto più consono un paragone con Roberto Giacobbo, conduttore e documentarista recentemente approdato su Rete 4 con il programma Freedom. E stiamo parlando di un signor professionista. «Un programma costruito intorno a un conduttore che parla può costare 100.000 euro a puntata, al massimo 150.000, ma deve essere bello», commenta un produttore. E Alberto Angela? «Lì siamo a un livello superiore, per gli standard, i tempi di realizzazione, la troupe, l'acquisto all'estero di immagini esclusive». In sostanza Renzi al massimo può aspirare a diventare il Giacobbo di Rignano sull'Arno. Chi conosce le segrete cose di Mediaset ci spiega che Presta puntava a cedere all'azienda del Biscione i diritti del programma (ecco spiegati i 4 milioni) e farglielo distribuire all'estero. Ma quella non è la ragione sociale della casa e infatti a Cologno hanno declinato l'offerta. A fine luglio, dopo la prima brusca interruzione, sono ripartite le contrattazioni a precise condizioni: acquisto del programma, ma non dei diritti, e possibilità di visionare il prodotto finito prima della chiusura del contratto. Le trattative sono condotte dall'agente in prima persona, il quale non parla direttamente con Piersilvio Berlusconi. La negoziazione si ferma un gradino sotto, al livello del capo dei contenuti delle reti.Al momento a Cologno, a quanto ci risulta, non hanno però, ancora visto nemmeno una puntata. Per tale motivo non si è conclusa neppure la partita dei soldi, cosa che accadrà presto. I dirigenti di Mediaset, prima di siglare l'accordo, vogliono essere sicuri che non si tratti di un programma di nicchia, iperscientifico e tecnico, più adatto ai canali tematici a pagamento. Però, conoscendo Presta e Renzi, a Mediaset sono abbastanza sicuri che sarà un programma pop, di pura divulgazione. Al momento la produzione ha concluso le riprese degli interventi dell'ex premier, ma non ha ancora completato il montaggio delle sue performance, con l'aggiunta di musiche e immagini.Alla fine sarà la società di Presta a proporre il prodotto fuori dall'Italia scommettendo sulla magia di Firenze e sull'attrattiva di un ex premier (retrocesso?) nei panni del conduttore televisivo, sebbene il fatto di essere italiano renda il cambio di mestiere meno sorprendente (immaginate l'effetto straniante di un'Angela Merkel che conduce tutta gasata un programma sulla natìa Amburgo). In Italia tutto questo è più scontato. e Renzi in tv ormai conquista share a una sola cifra. Perciò Firenze, secondo me non sarà trasmesso da Canale 5. Rete che, però, stasera ospiterà l'intervista di Costanzo a Matteo. Nel salotto del giornalista l'ex premier ha parlato pure del suo documentario: «Quanto mi è piaciuto farlo? Un sacco, sono grato a Lucio Presta che ha accettato questa follia […] a me sembrava quasi un sogno». Durante l'intervista ha ammesso di aver pianto per la moglie Agnese e ha proseguito la sua crociata contro le presunte fake news. Le bugie che lo «mandano più fuori di testa»? «Che io vado in giro con la Lamborghini, che ho il fratello portaborse che guadagna un sacco di soldi o che io ho comprato ville dappertutto». Mea culpa? Questo: «Forse sono stato fin troppo ambizioso […] fossi stato un po' meno ambizioso probabilmente sarei ancora a Palazzo Chigi, però che stai a fare a Palazzo Chigi se non cambi le cose?». Ha pure negato di fare il «piacione» e ha lanciato il guanto di sfida per un confronto pubblico a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Tornerai?» gli ha domandato sornione Costanzo e Renzi ha un po' tergiversato: «Oggi gli italiani hanno parlato in modo chiaro e hanno detto proviamo altri, cambiamo…». Ma poi ha previsto futuri disastri per M5s e Lega. Infine ha lanciato un anatema contro i traditori: «Gente che ha avuto ruoli di responsabilità che non avrebbe mai potuto immaginare di avere (…) questi fino a che sei potente ti lusingano, ti coccolano, ti accudiscono poi perdi il potere e iniziano a dire “certo io avrei fatto in un altro modo". E mi verrebbe da dire: perché non l'hai detto quando c'eri?». Chissà se in futuro pure Presta gli confesserà che la tv non era cosa sua.Giacomo Amadori<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/renzi-pronto-per-mediaset-anziche-mezzo-milione-a-sera-si-fara-bastare-150-000-euro-2609833705.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-boschi-si-ricicla-fidanzatina-ditalia" data-post-id="2609833705" data-published-at="1780715680" data-use-pagination="False"> La Boschi si ricicla fidanzatina d’Italia Da valchiria renziana in tacco 12 a fidanzata d'Italia, tutta acqua e sapone, in jeans e ballerine. La nuova fase politica di Maria Elena Boschi, la cui ultima mossa lasciata al caso risale probabilmente all'asilo, viene annunciata per immagini su un bimestrale maschile, Maxim, in edicola oggi. Copertina con l'ex ministra delle Riforme in maglietta bianca a righe blu orizzontali e titolo ammiccante, ma anche vagamente minaccioso: «Il meglio deve ancora venire». Come cantavano Frank Sinatra e Luciano Ligabue (non insieme). Per fotografare l'ex ministra «con una faccia da Madonna», come invece avrebbe detto Fabrizio De Andrè, nientemeno che Oliviero Toscani. «Il maestro», come lo chiama lei nel video promozionale che gira su Youtube. Che coppia: lui fresco di decine di interviste per difendere la famiglia Benetton sul crollo del ponte Morandi, lei che con Banca Etruria ha fatto perdere chissà quante migliaia di voti al Pd. Comunque un bel colpo, per la rivista diretta da Claudio Trionfera, convincere Maria Etruria a interrompere per qualche ora il suo alacre lavoro politico di rappresentante della comunità di Bolzano. Ce lo fa notare lei stessa nel breve promo, mettendo subito le mani avanti rispetto a eventuali accuse di fancazzismo: «Un'esperienza nuova per me insolita, a cominciare dall'alzataccia per arrivare da Roma qua in Toscana, dopo aver fatto le 2 e mezzo di notte, in Commissione, a lavorare». Una verifica sul prezioso sito di Openpolis conferma che ha il 79% di presenze a Montecitorio e ben 24 atti firmati, tra emendamenti, mozioni e interrogazioni (Renzi è fermo a quota zero, ma sappiamo che gira documentari). Nei due minuti scarsi di parlato, in ogni caso, ringrazia con modestia il lavoro dei truccatori, sottolinea «non sono una modella e si vede» e spiega che, dopo aver avuto un ruolo di governo, ha voluto far vedere una parte di sé «che prima era giusto fosse in secondo piano». Il tutto inframezzato da una micidiale sequela di frasi fatte in stile calciatore a fine partita, tra un «mettersi in gioco» e «un racconto diverso», tra un'esperienza «stimolante» e un «senza prendersi troppo sul serio», concludendo con l'immancabile «ringraziamento al mister», pardon al Maestro, perché «è stato un regalo poter lavorare con Toscani». Ma nella società dello spettacolo le immagini sottomettono gli uomini più delle parole, e non fa eccezione neppure lo spot della Boschi. Per chi se la ricorda, inquadrata per 5 anni quasi ogni sera in ogni telegiornale, la Maria Etruria che posa per Maxim è un'altra donna. La ministra aveva sempre i capelli freschi di parrucchiere, tailleur mai anonimi e anche quando indossava jeans calzava sempre scarpe con tacco assassino, spesso di colore rosso fuoco come il rossetto, alternando il pitonato al leopardato. La luminosa trentenne fotografata in una casa di campagna tra gli ulivi e il cotto toscano invece ha una maglietta a maniche lunghe a strisce orizzontali da turista olandese a Venezia, i capelli finto spettinati, trucco sapiente e quindi impercettibile agli occhi di un maschietto, jeans schiariti, sneakers o ballerine azzurre tipo quelle chi si mettono alle elementari. Fa una posa dietro le tende, ma onestamente con una malizia da undicenne. Poi, almeno nel promo, il finale da applausi: si mette a letto e si copre il viso con il bordo del lenzuolo. Sexy, direte voi. Non esattamente, a meno di essere morbosi, perché lei è vestitissima, il letto è un lettino singolo un po' rustico e le lenzuola sono chiare con il bordo rosa. È proprio questo epilogo da finta liceale che vive con i genitori a svelare la cifra dell'operazione d'immagine: Maria Elena Boschi non è la Regina cattiva del renzismo, la zarina che avrebbe portato allo sbando anche Winston Churchill, ma una ragazza semplice, zero aggressiva, che tutti vorrebbero come mogliettina o come nuora. Anche se certo, le prime reazioni su Youtube non sono state proprio carine, tra gente che la invita a trovarsi un lavoro «perché tra poco la politica sarà solo un ricordo», donne inviperite per l'inedita coppia Boschi-Toscani, fino ad accurate scansioni della sua situazione pilifera in zona mento (in effetti sfuggita ai truccatori). Ma vogliamo trovare il pelo anche nella Boschi? No, però se poi davvero si candida come segretario del Pd, per battere uno come Zingaretti le servirà eccome questo nuovo faccino. United colors of Boschi e il riciclo è assicurato. Francesco Bonazzi
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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