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2024-08-06
Dalla sala allo streaming: «Il regno del pianeta delle scimmie» su Disney+
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«Il regno del pianeta delle scimmie» (Disney+)
Il regno del pianeta delle scimmie, diretto con eleganza da Wes Ball, è il sequel di The War- Il pianeta delle scimmie, pellicola datata 2017. Ed è, parimenti, il quarto capitolo della serie reboot, tratta dall'omonimo romanzo fantascientifico di Pierre Boulle.
Il mondo, dunque, è quello che il tempo ci ha insegnato a conoscere: un luogo ostile, stravolto da un virus che ha ridotto l’uomo in condizione animale. Senza più potere, senza alcuna capacità di controllo, senza la parola. La specie umana, una volta a capo della civiltà, è stata decimata da un farmaco sciagurato, l'ALZ-113. Altre specie sono prosperate: le scimmie, custodi - nell’era del film, distopica e lontana - di una nuova organizzazione. Cesare, però, il leader illuminato dei primati è morto, secoli solo passati dalla sua sepoltura.Il regno del pianeta delle scimmie è ambientato trecento anni dopo i fatti di The War - Il pianeta delle scimmie. E, nel film, quel che i capitoli precedenti avevano accennato è diventato solido, vivido, una realtà. La Natura si è presa la sua rivincita. Gli alberi, il verde hanno continuato piano a divorare le carcasse dei palazzi, un tempo mponenti. I segni della civiltà umana, ormai prossima all’estinzione, si sono fatti flebili, mentre il pianeta Terra è diventato appannaggio esclusivo delle specie animali. Gibboni, gorilla, macachi, poi oranghi e scimpanzé sono padroni di ogni superficie, di ogni minuscolo granello di polvere. Governano, come un tempo facevano gli uomini. E, come un tempo gli uomini, sono dilaniati al proprio interno da veleni e livori. L’abuso di potere e le storture di cui è padre hanno cominciato a rodere l’ordine dei primati, guidati - all’epoco della nuova pellicola - da un dittatore che dice ispirarsi al vecchio Cesare. Lo dice, e ci crede, inquinando con la propria boria, l’avidità quello che avrebbe potuto essere un regno paradisiaco. Lo dice, soffocando il dissenso. Lo dice, e il seme della ribellione germina in Noa, giovane scimmia chiamata, nel film, a compiere il viaggio dell’eroe. Sarà lo scimpanzè, personaggio inedito della saga, a mettere in discussione l’autorità del leader e, insieme, le proprie (supposte) conoscenze sul passato, arrivando a fare scelte capaci di determinare tanto il futuro delle scimmie quanto quello degli uomini. E gettando le basi per un nuovo, leale e credibile impianto narrativo. Il regno del pianeta delle scimmie, cui Wes Ball ha impresso un ritmo pacato ma efficace, dovrebbe essere il primo capitolo di una nuova trilogia, in grado di «adattarsi all’eredità» dei film precedenti. Con rispetto, senza eccessiva ambizione. Forte, solo, della volontà di sfruttare - lei pure - un mondo cui il passare degli anni non ha saputo togliere alcun fascino.
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Il regno del pianeta delle scimmie è uscito nelle sale cinematografiche l’8 maggio scorso. Venerdì 2 agosto, a tre mesi scarsi da quel primo passaggio nei luoghi della tradizione, Disney+ ha deciso di portarlo online, completamento di una saga iniziata anni addietro.Il regno del pianeta delle scimmie, diretto con eleganza da Wes Ball, è il sequel di The War- Il pianeta delle scimmie, pellicola datata 2017. Ed è, parimenti, il quarto capitolo della serie reboot, tratta dall'omonimo romanzo fantascientifico di Pierre Boulle.Il mondo, dunque, è quello che il tempo ci ha insegnato a conoscere: un luogo ostile, stravolto da un virus che ha ridotto l’uomo in condizione animale. Senza più potere, senza alcuna capacità di controllo, senza la parola. La specie umana, una volta a capo della civiltà, è stata decimata da un farmaco sciagurato, l'ALZ-113. Altre specie sono prosperate: le scimmie, custodi - nell’era del film, distopica e lontana - di una nuova organizzazione. Cesare, però, il leader illuminato dei primati è morto, secoli solo passati dalla sua sepoltura.Il regno del pianeta delle scimmie è ambientato trecento anni dopo i fatti di The War - Il pianeta delle scimmie. E, nel film, quel che i capitoli precedenti avevano accennato è diventato solido, vivido, una realtà. La Natura si è presa la sua rivincita. Gli alberi, il verde hanno continuato piano a divorare le carcasse dei palazzi, un tempo mponenti. I segni della civiltà umana, ormai prossima all’estinzione, si sono fatti flebili, mentre il pianeta Terra è diventato appannaggio esclusivo delle specie animali. Gibboni, gorilla, macachi, poi oranghi e scimpanzé sono padroni di ogni superficie, di ogni minuscolo granello di polvere. Governano, come un tempo facevano gli uomini. E, come un tempo gli uomini, sono dilaniati al proprio interno da veleni e livori. L’abuso di potere e le storture di cui è padre hanno cominciato a rodere l’ordine dei primati, guidati - all’epoco della nuova pellicola - da un dittatore che dice ispirarsi al vecchio Cesare. Lo dice, e ci crede, inquinando con la propria boria, l’avidità quello che avrebbe potuto essere un regno paradisiaco. Lo dice, soffocando il dissenso. Lo dice, e il seme della ribellione germina in Noa, giovane scimmia chiamata, nel film, a compiere il viaggio dell’eroe. Sarà lo scimpanzè, personaggio inedito della saga, a mettere in discussione l’autorità del leader e, insieme, le proprie (supposte) conoscenze sul passato, arrivando a fare scelte capaci di determinare tanto il futuro delle scimmie quanto quello degli uomini. E gettando le basi per un nuovo, leale e credibile impianto narrativo. Il regno del pianeta delle scimmie, cui Wes Ball ha impresso un ritmo pacato ma efficace, dovrebbe essere il primo capitolo di una nuova trilogia, in grado di «adattarsi all’eredità» dei film precedenti. Con rispetto, senza eccessiva ambizione. Forte, solo, della volontà di sfruttare - lei pure - un mondo cui il passare degli anni non ha saputo togliere alcun fascino.
In occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali che ricorre ogni 17 gennaio, oltre alla versione in italiano, il numero 3660 – in edicola (e su Panini.it) da mercoledì 14 gennaio – è disponibile in Emilia-Romagna, Liguria, Calabria e Valle d'Aosta in 4 versioni speciali, con la storia Paperino lucidatore a domicilio, scritta da Vito Stabile per i disegni di Francesco D'Ippolito, tradotta in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano. Le copie con la storia in dialetto saranno distribuite unicamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nelle altre regioni verrà distribuita la versione in italiano. Sarà però possibile trovare tutte le versioni in fumetteria, su Panini.it, e dal proprio edicolante su Primaedicola.it.
Per declinare Paperino lucidatore a domicilio in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano, Panini Comics si è avvalsa nuovamente della collaborazione di Riccardo Regis – Professore ordinario di Linguistica italiana dell'Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Vitali e Roberto Serra (bolognese), Stefano Lusito (genovese), Michele Cosentino (catanzarese) e Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
«Quando un anno fa varammo l' “Operazione dialetti“ non avevamo la minima idea di quello che sarebbe accaduto. Eravamo partiti dal semplice proposito di valorizzare su Topolino la straordinaria varietà linguistica del nostro Paese. La complessità dell'impresa spaventava. Abbiamo lavorato per mesi dietro le quinte e chiesto supporto ad alcuni tra i più riconosciuti esperti in materia. Il successo è stato debordante. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa. L'iniziativa è diventata un esempio concreto e paradigmatico di come a volte il fumetto e la cultura pop in genere, col loro linguaggio diretto e immediato e la loro facilità di dialogare coi giovani possano diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale», racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani.
La versione valdostana di Paperino lucidatore a domicilio (Disney)
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L’attivista Eva Vlaardingerbroek racconta il bando imposto dal governo Starmer, denuncia la repressione della libertà di espressione e avverte l’Europa: immigrazione, sicurezza e controllo statale stanno cambiando il volto delle nostre democrazie.