- L’allungamento fino al 2042 della concessione ai Benetton, approvato nel 2017 dalla Commissione europea, non sarebbe valido. Spiega l’ex senatore genovese Maurizio Rossi: «Il governo Gentiloni non l’ha ratificato». Conto meno salato in caso di revoca.
- Luigi Di Maio: «È stato fatto un regalo clamoroso, chiederemo i danni erariali agli ex ministri responsabili». Renzo Piano dona «un’idea di ponte» a Giovanni Toti. Danilo Toninelli: «Autostrade pagherà, ma ricostruiremo noi».
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È un fantasma. La proroga della concessione data ad Autostrade per l’Italia, che prolungava la scadenza del contratto dal 2038 al 2042, con il crollo del ponte Morandi è diventata uno dei nodi più ingarbugliati della polemica politica. Ma non c’è. Per dirla in precisi termini tecnici: «Non esiste giuridicamente. Perché la proroga è stata approvata dall’Europa, ma il governo Gentiloni non l’ha mai ratificata con un provvedimento di legge». A rivelarlo alla Verità è Maurizio Rossi, ex senatore genovese di Scelta civica e membro della commissione trasporti, nonché proprietario dell’emittente televisiva ligure Primocanale e suo malgrado tra i grandi esperti del cavalcavia gestito da Autostrade per l’Italia.
La strana vicenda del rinnovo della concessione ai Benetton inizia a fine 2016. Due anni fa, Autostrade per l’Italia (Aspi) chiede al governo di Paolo Gentiloni e in particolare al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, un allungamento della concessione che scadrà nel 2038. Alla fine del contratto mancano ancora 12 anni, ma i Benetton non si accontentano, vorrebbero 15 anni in più. La proroga fino al 2053 sarebbe anche la contropartita all’impegno di realizzare la variante della gronda genovese: l’opera viaria attesa da 20 anni che, a un costo stimato di 3,2 miliardi, consentirebbe un’alternativa al traffico che da troppo tempo congestiona l’unico passante, il cavalcavia Morandi.
Alla fine, Delrio concorda con Aspi un massimo di sette anni, ma prima deve ottenere il via libera dalla Commissione europea. A Bruxelles si apre così un altro negoziato, che si conclude il 27 aprile 2017. La Commissione dà il via libera ai piani italiani per prorogare la concessione ad Aspi, ma di soli quattro anni: fino al 2042, con la facoltà di aumentare i pedaggi dello o,5% più l’inflazione. Un regalo che i quotidiani dell’epoca stimano sui 7 miliardi. In compenso, i Benetton dovranno costruire la gronda, il cui prezzo nel frattempo (calcoli del ministero di Delrio) è generosamente lievitato a 4,8 miliardi. Quel giorno, la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager dichiara: «Sono lieta che, in stretta collaborazione con l’Italia, abbiamo trovato una soluzione che permetterà di effettuare investimenti essenziali nelle autostrade italiane, limitando nel contempo l’impatto sugli utilizzatori ed evitando una sovracompensazione delle imprese che gestiscono le autostrade. L’Italia ha inoltre convenuto d’indire a breve nuovi bandi di gara per diverse, importanti concessioni autostradali al fine di garantire una vera concorrenza nel mercato».
Delle gare che avrebbero dovuto essere indette «a breve», in oltre un anno non s’è vista l’ombra. Ma s’è persa notizia anche del decreto che avrebbe dovuto ratificare la decisione europea. Il 5 luglio 2017, Delrio e Vestager si incontrano ancora e confermano definitivamente l’intesa. Delrio è contento, parla di «un accordo storico, frutto di un lavoro di 15-16 mesi».
Ma Rossi, che è rimasto in commissione trasporti fino alle elezioni del 4 marzo 2018, è certo che entro quella data non sia mai stato varato alcun provvedimento di legge per recepire e per confermare, da parte italiana, il via libera di Bruxelles del 2017. E vero che poi il governo Gentiloni è rimasto in carica per gli affari correnti fino allo scorso 1° giugno, ma a Rossi non risulta abbia provveduto: «Nemmeno nei suoi ultimi tre mesi», conclude sicuro.
La Verità ha cercato un’autorevole conferma: il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, risponde con un «Non so, no comment». E sorride. Se la rivelazione di Rossi è corretta, l’effettivo termine della concessione dei Benetton su circa 3.000 chilometri di autostrade torna indietro al 2038: questo, nel caso di una revoca, vuol dire quattro anni in meno da risarcire. Un bel risparmio…
Maurizio Tortorella
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