Covid, Fdi accusa il Pd di ingerenze: «Pressioni sul gup, Nordio agisca»

La registrazione audio di un’udienza preliminare, alcuni verbali indicati come monchi e le dichiarazioni di un giudice che, secondo quanto sostiene Fratelli d’Italia, meriterebbero verifiche approfondite. È da questo intreccio di elementi che prende forma una vicenda destinata a uscire dalle aule giudiziarie per approdare direttamente sul tavolo del Guardasigilli, Carlo Nordio.
La vicenda nasce all’interno della commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid, coordinata dal senatore Marco Lisei, e riguarda l’indagine giudiziaria sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale, che si è conclusa lo scorso 12 maggio con il «non luogo a procedere» per «intervenuta prescrizione» per gli ex dirigenti del ministero della Salute Raniero Guerra, Giuseppe Ruocco, Maria Grazia Pompa e Francesco Maraglino. «Alla luce dei nuovi rilievi pervenuti al presidente della Commissione Covid», però, Fratelli d’Italia ha chiesto a Nordio «di avviare un’ispezione al tribunale di Roma al fine di verificare la regolarità dello svolgimento del procedimento penale».
Il punto, però, non è più soltanto l’esito del processo. Al centro dell’iniziativa politica ci sono alcuni passaggi segnalati dall’associazione dei familiari delle vittime del Covid #Sereniesempreuniti (con due distinte email inviate alla presidenza della commissione parlamentare). Secondo quanto riferisce Fratelli d’Italia, l’associazione avrebbe rilevato, «dagli atti e dalle dichiarazioni», che il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Roma, Alessandra Boffi, avrebbe dichiarato di aver subito «pressioni» esterne ed estranee in relazione alle decisioni da assumere nel corso del procedimento, «tanto da impedirle di autorizzare la pubblicità delle udienze».
Ma non è l’unico aspetto richiamato in un’interrogazione parlamentare depositata sia alla Camera sia al Senato. Sempre secondo Fratelli d’Italia, dalla registrazione audio ufficiale dell’udienza emergerebbe che il difensore di Guerra, dialogando con il giudice dopo l’allontanamento dall’aula di un avvocato di parte civile, avrebbe fatto riferimento a un secondo procedimento nel quale il suo cliente sarebbe parte civile rispetto a questioni che coinvolgerebbero il «Partito democratico». Un passaggio che, secondo quanto ricostruito, non comparirebbe nella trascrizione del verbale, dove si farebbe invece riferimento in modo generico a «un partito». Le «condotte processuali» sono state definite «gravi» nell’interrogazione e «meritevoli di una approfondita valutazione sotto il profilo ispettivo, disciplinare e politico-istituzionale». Secondo Fratelli d’Italia «il condizionamento della funzione giurisdizionale sarebbe stato apertamente menzionato in udienza alla presenza di decine di parti civili costituite», oltre che dei legali degli imputati, «e rappresenterebbe una evidente lesione dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura».
L’ipotesi di reato contestata agli imputati riguardava l’omissione di atti d’ufficio. Nelle motivazioni della sentenza vengono comunque esaminati i ritardi nell’adeguamento del Piano pandemico alle disposizioni europee e alle misure di preparazione e risposta alle emergenze sanitarie. Profili che il giudice ha ritenuto collegati alle funzioni istituzionali ricoperte dagli imputati nel periodo oggetto della contestazione. Nel corso dell’udienza preliminare le parti civili avevano chiesto anche che fosse valutata la contestazione del più grave reato di epidemia colposa. Una richiesta che il giudice non ha accolto, ritenendo che, sulla base degli atti disponibili, non sussistessero i presupposti processuali necessari per procedere in quella direzione.
La questione però ora ruota attorno alla «elisione», così la definiscono i parlamentari che hanno firmato l’interrogazione, e alla «eliminazione» dal verbale di udienza «di un termine specifico», la parola «democratico», lasciando soltanto quella precedente, ovvero «Partito».
È proprio su questo dettaglio che si concentra adesso la denuncia politica. Secondo l’interrogazione, non si tratterebbe di una sfumatura linguistica. Per i firmatari, la scomparsa di quell’unica parola avrebbe modificato il significato del passaggio riportato nel verbale, trasformando un riferimento a un preciso soggetto politico, ritenuto importante per la ricostruzione «del contesto», in un’espressione generica. Stando all’interrogazione, quindi, non si tratterebbe di «un mero errore materiale o di un refuso d’ascolto».
Ma di una condotta che, se confermata, secondo Fratelli d’Italia, «configurerebbe un evidente illecito». Con una richiesta precisa rivolta al ministro della Giustizia e un’altra che continua ad attraversare le migliaia di famiglie vittime della gestione della pandemia: fare piena luce su quanto accaduto.






