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Pro Vita querela «Repubblica» per diffamazione: «Ci hanno attribuito false minacce alla Alfonsi»

Pro Vita querela «Repubblica» per diffamazione: «Ci hanno attribuito false minacce alla Alfonsi»
notizieprovita.it

«Abbiamo querelato per diffamazione aggravata a mezzo stampa la testata di Repubblica. In un articolo del 1 dicembre 2018, infatti, ci ha attribuito falsamente un blitz di Azione Frontale consistente nell’imbrattamento con manifesti della sede del primo Municipio di Roma, riportando un titolo lesivo della nostra reputazione. L’articolo ci addebitava un messaggio minaccioso indirizzato alla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi mettendoci in bocca le parole «Alfonsi è morte»: è quanto dichiarato dal presidente di Pro Vita Antonio Brandi.

«Chi pensava di attribuirci azioni e parole altrui, per di più recanti una sorta di nostra intimidazione neanche fossimo un’organizzazione criminale, ne risponderà davanti al giudice. Siamo un’associazione che agisce nel campo della solidarietà sociale e non funzionerà il giochetto di farci passare per un gruppo di violenti ed esaltati» ha continuato Brandi.

«È ormai da maggio di quest’anno che Pro Vita è perseguitata dall’amministrazione capitolina e dal I Municipio di Roma» - ha poi aggiunto - «con sanzioni e rimozioni dei nostri manifesti legalmente affissi, e con blitz e attacchi da parte delle cosiddette femministe e dai centri sociali. E tutto perché siamo portatori di opinioni assai poco ‘politicamente corrette’».

«Raggi, Alfonsi e tanti altri politici» - ha concluso Brandi - «che non rispettano la libertà di opinione costituzionalmente garantita, e così anche i media che manipolano le notizie, sono avvertiti che noi non solo non intimidiamo nessuno, ma non ci facciamo neanche intimidire e non desisteremo fino quando non finirà la dittatura del pensiero unico».

Schianto fra treni, strage in Spagna per un binario guasto da tempo
Ansa
Almeno 40 morti, oltre 150 feriti. I due mezzi procedevano in rettilineo, ma un giunto era saltato e lo spazio tra le rotaie si era allargato. I sindacati avevano denunciato anomalie. Sánchez promette «indagini trasparenti».

Un impatto devastante, 40 morti, più di 150 feriti. Un bilancio tragico quello dell’incidente ferroviario avvenuto tra due treni ad alta velocità nella notte tra domenica e lunedì ad Adamuz, in Andalusia, Spagna. Un treno dell’operatore privato Iryo partito da Malaga alle 18.40 di domenica e diretto alla stazione madrilena di Atocha, con 317 passeggeri a bordo, ha deragliato con gli ultimi tre vagoni, invadendo la linea adiacente sulla quale stava transitando un convoglio Renfe diretto a Huelva. I due treni sono entrati in collisione. Un impatto fortissimo che ha causato il deragliamento anche dell’altro treno. I primi due vagoni dell’Alvia di Renfe praticamente distrutti: le carrozze precipitate in una scarpata di circa quattro metri.

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Elio Ciol in mostra al Museo Diocesano di Milano
Elio Ciol, Giovani a San Daniele del Friuli, 1957 © Elio Ciol

Fra i più grandi fotografi contemporanei ancora viventi, a Elio Ciol il Museo Diocesano di Milano dedica una retrospettiva (sino al 15 febbraio 2026) di oltre 100 immagini, che spaziano dalle suggestive campagne dell’amato Friuli alle terre umbre e padane, dagli scatti neorealisti di città e architetture ai ritratti di gente comune, immortalata in una quotidianità fatta di gesti, affetti e sguardi.

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Morto l’ultimo imperatore d’Italia. Inventò l’unico rosso che ci piace
Valentino Garavani durante una sfilata nel 1991 (Getty Images)
Lo stilista Valentino Garavani è scomparso a Roma a 93 anni. Il marchio cromatico delle sue invenzioni non era solo un colore: era un manifesto estetico. Col compagno Giammetti vestì il jet set: Jacqueline Kennedy, Naomi Campbell, Claudia Schiffer.
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Curcuma, che mania. La spezia «trendy» con gusto piccante da usare con misura
iStock
È l’alternativa orientale al nostro zafferano. Le sue proprietà sono innegabili, ma attenzione alle dosi (e agli integratori).

C’è chi pronuncia cùrcuma, chi curcùma, ma è più corretto curcùma. Curcuma rima con la nostra parola napoletana cuccuma, cioè la caffettiera in alluminio che, giunta l’acqua a bollore, si gira su sé stessa per ottenere il caffè per percolazione, ma mentre la cuccuma è qualcosa che più tradizionale non si può, la curcuma è stata un po’ adottata come spezia-bandiera dagli antitradizionalisti di casa nostra, i quali anziché preparare il risotto alla milanese con lo zafferano, come ricetta vuole, lo ingialliscono con... la curcuma, l’ingiallente alimentare indiano (sì è una spezia, ma ha anche potenzialità ed uso tintorio). Che a prescindere dall’uso simbolico di militanza un po’ anti italiana, la curcuma sia sempre stata percepita come simile allo zafferano lo testimonia anche uno dei nomi con cui è stata conosciuta nel tempo: zafferano delle Indie. Zafferano e curcuma, a dire il vero, hanno in comune solo il colore «giallo giallo giallo giallo in modo assurdo», direbbe lo Zoolander del film omonimo interpretato da Ben Stiller. I rizomi di curcuma vengono bolliti, seccati, polverizzati e con la polvere, tanto gialla quanto odorosa un po’ di pepe, un po’ piccante, un po’ di terra umida, proprio come il suo sapore, si procede a tingere oppure a insaporire. Si usa anche fresca, naturalmente. Oggi che siamo tutti o quasi molto acculturati sull’altro da noi alimentare, sia che lo amiamo sia che lo detestiamo, nessuno chiama più la curcuma zafferano delle Indie. Altro nome con cui la si può invece trovare nominata è turmerico, dall’italianizzazione del suo nome inglese, turmeric. Se volete sorprendere gli antitradizionalisti, chiamatela così: turmerico.

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