Pro Vita querela «Repubblica» per diffamazione: «Ci hanno attribuito false minacce alla Alfonsi»

«Abbiamo querelato per diffamazione aggravata a mezzo stampa la testata di Repubblica. In un articolo del 1 dicembre 2018, infatti, ci ha attribuito falsamente un blitz di Azione Frontale consistente nell’imbrattamento con manifesti della sede del primo Municipio di Roma, riportando un titolo lesivo della nostra reputazione. L’articolo ci addebitava un messaggio minaccioso indirizzato alla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi mettendoci in bocca le parole «Alfonsi è morte»: è quanto dichiarato dal presidente di Pro Vita Antonio Brandi.

«Chi pensava di attribuirci azioni e parole altrui, per di più recanti una sorta di nostra intimidazione neanche fossimo un’organizzazione criminale, ne risponderà davanti al giudice. Siamo un’associazione che agisce nel campo della solidarietà sociale e non funzionerà il giochetto di farci passare per un gruppo di violenti ed esaltati» ha continuato Brandi.

«È ormai da maggio di quest’anno che Pro Vita è perseguitata dall’amministrazione capitolina e dal I Municipio di Roma» - ha poi aggiunto - «con sanzioni e rimozioni dei nostri manifesti legalmente affissi, e con blitz e attacchi da parte delle cosiddette femministe e dai centri sociali. E tutto perché siamo portatori di opinioni assai poco ‘politicamente corrette’».

«Raggi, Alfonsi e tanti altri politici» - ha concluso Brandi - «che non rispettano la libertà di opinione costituzionalmente garantita, e così anche i media che manipolano le notizie, sono avvertiti che noi non solo non intimidiamo nessuno, ma non ci facciamo neanche intimidire e non desisteremo fino quando non finirà la dittatura del pensiero unico».

Alessandro D'Alatri (Ansa)
Il regista della serie di successo su Rai 1, Alessandro D'Alatri: «Il nostro cinema negli anni Settanta è fiorito specializzandosi: commedia sexy, fantascienza, spaghetti western. Agli intellettuali non piacevano, ma il pubblico li amava».
  • È senza dubbio il piatto più conosciuto della cucina coreana. Utilizzato come contorno, ma anche come ingrediente principale per pasti semplici e veloci, oggi è al centro di una diatriba con la Cina che sostiene di aver dato i natali a questa ricetta.
  • «Se davvero il kimchi fosse cinese, la Cina dovrebbe spiegare il motivo per cui in Cina non ci sono fonti storiche riguardo al kimchi mentre in Corea sì». Il direttore dell'Istituto Culturale Coreano Choong Suk Oh racconta alla Verità il vero significato di questo piatto nella vita dei coreani.

Lo speciale contiene due articoli, gallery fotografiche e video.

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