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Pro Vita e Famiglia: «Sarà venduta come una caramella balsamica e la chiamano scelta etica»

Pro Vita e Famiglia: «Sarà venduta come una caramella balsamica e la chiamano scelta etica»
iStock

«Sono passati circa 10 anni da quando la pillola 5 giorni dopo (EllaOne) veniva venduta dietro ricetta medica e solo dopo un test di gravidanza che risultasse negativo. Ora, verrà distribuita anche alle adolescenti come un'aspirina, senza ricetta medica. Stanno solo all'estero le femministe vere, come Renate Klein, che denunciano lo sfruttamento del corpo delle donne da parte della mentalità maschilista che muove queste "liberalizzazioni" e da parte delle case farmaceutiche che ci fanno soldi? (260.139 pillole EllaOne vendute in Italia nel 2018). E questa ultima mossa va a colpire la salute delle ragazzine», ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

«L'ingrediente principale di EllaOne è l'ulipristal acetato che secondo la Agenzia europea dei medicinali ed altra letteratura scientifica causa danni al fegato. Per non parlare di altri effetti collaterali come vomito e diarrea, stanchezza, sanguinamento vaginale, mal di schiena, tensione mammaria, mal di testa e vertigini. Ma come al solito le donne non vengono informate e si continua a mentire: non si dice che i cosiddetti contraccettivi di emergenza, come EllaOne, possono avere effetto abortivo. Non sono certamente 'medicinali di emergenza' in quanto non curano nessuna malattia: o forse una nuova vita umana è una malattia da guarire? Sarebbe progresso vero se si aiutassero le ragazze a prendere consapevolezza della loro altissima dignità e del valore che ha il loro corpo, naturalmente atto a donare la vita: non è una pattumiera in cui scaricare composti chimici che serviranno solo a complicare la loro vita» ha aggiunto Jacopo Coghe, vice presidente della Onlus.

Scostamento, Meloni si tiene le mani libere e taglia di nuovo le accise sul gasolio
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier non esclude «alcuna opzione». Dombrovskis precisa: «L’Italia non ha chiesto deroghe». Domani il Dfp arriva in aula.

«Se non c’è più una nazione non c’è neanche bisogno che la difendo»: la svolta nel dibattito all’interno della maggioranza su come evitare nuovo debito andando incontro alle esigenze di famiglie e imprese, arriva direttamente da Giorgia Meloni, che in conferenza stampa, ieri, tira fuori il classico coniglio dal cilindro.

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Per rispondere a Onichini ci vollero 22 mesi
Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. Nel riquadro, Walter Onichini (IStock)
Il macellaio che ferì un ladro che gli era entrato in casa fu condannato a 4 anni e 10 mesi. Nel 2021 chiese clemenza. Ma i tempi furono molto più lunghi rispetto al caso di questi giorni: il «no» di Mattarella arrivò solo nel 2023 dopo il parere negativo del pm.

Per Walter Onichini, macellaio di Legnaro (Padova) incensurato che il 22 luglio 2013 sparò al ladro che gli era entrato in casa e che stava scappando, la giustizia, in tutto il suo iter, ha mantenuto una costante: lo scorrere dei mesi. Ben 72 per arrivare alla sentenza di appello e 96 se si considera anche la Cassazione: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per tentato omicidio. Sentenza definitiva.

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Brigata ebraica, la Cgil difende l’Anpi. Critiche a Sala: «Rischi sottovalutati»
Ansa
La sigla vicina all’associazione dopo le polemiche. De Corato: «La giunta dice che non andavano esibite bandiere israeliane».

Non si fermano le tensioni, per una volta tutte interne al centro sinistra, nate dagli incidenti avvenuti il 25 aprile e che in varie città d’Italia hanno visto vittime i manifestanti che volevano sfilare con la bandiera ucraina, e quello di Milano, dove la delegazione della Brigata ebraica è stata allontanata in malo modo dal corteo dopo che si era presentata sventolando la bandiera israeliana.

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Grazia Minetti, il disco rotto dell’opposizione: «Dimissioni»
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
Il sottosegretario Mantovano al termine del colloquio con il Guardasigilli: «Aveva pochi margini di valutazione».

Non si placa il polverone di reazioni politiche sollevate dal caso Minetti. Le dichiarazioni ufficiali di esponenti politici si susseguono ai post e commenti dell’opposizione e non solo. Intanto ieri mattina il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato per oltre un’ora a Palazzo Chigi e, secondo fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per «questioni pregresse».

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