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2019-12-23
Qualche consiglio per il menù di Natale
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Ma il Natale è sempre stato il 25 dicembre? La domanda non è affatto peregrina perché se ci si rivolge alle prime comunità cristiane si scopre che la data della nascita di Gesù era piuttosto creduta essere il 6 gennaio e per alcuni secoli si è pensato che Nostro Signore si fosse incarnato in una data compresa tra il 6 e il 10 gennaio.
Di certo sappiamo che il Natale è divenuto tale per sovrapporsi al 25 dicembre che i pagani celebravano, non senza affascinare i primi cristiani, come il giorno della (ri)nascita del Sole. Si deve a un Papa della prima Chiesa Liberio che nel 354 fissò la data della nascita di Gesù il 25 dicembre il Natale attuale. Il riferimento alle antiche feste pagane era caldeggiato ancora da Papa Gregorio Magno quando si cominciò l'evangelizzazione su larga scala, soprattutto dei popoli del Nord perché fare riferimento alle feste del Sole consentiva di spiegare meglio la nascita dell'"unico vero sole" cioè il Nazzareno.
È interessante che uno storico ebraico, il professor Joshua Talmon, dell'università di Gerusalemme abbia avvalorato storicamente, cioè come realmente plausibile, la data del 25 dicembre come giorno natale di Gesù attraverso lo studio del susseguirsi dei sacerdoti ebrei secondo quanto riportato dal Libro dei Giubilei in rapporto al calendario gregoriano. Ma se questo affascina gli storici a noi interessa sapere perché a Natale si fa il mega pranzo e perché ci sono delle pietanze irrinunciabili. La ragione pare sia proprio nelle feste pagane del sole ( a Roma i saturnali) che erano celebrate con libagioni, banchetti e scambi di doni. E allora proviamo a immaginarci un menù di Natale dove fanno incursione alcuni piatti al di là della tradizione. Dando per scontato che ci siano in tavola cappelletti o tortellini, lasagne, bolliti e arrosti abbiamo provato a fare tre ipotesi per arricchire il menù. Partiamo.
Menù da 100 euro
Al solito antipasto di salumi e formaggi potete aggiungere questa gustosa ricetta
Sformati di Parmigiano Reggiano, Montasio e Speck - Vi servono 150 g di farina, 50 g di burro, mezzo litro di latte, 150 g di Montasio o Asiago stagionato grattugiato, 40 g di Parmigiano Reggiano stravecchio grattugiato, 3 uova, pangrattato, burro, sale, 100 gr di peck tagliato in due fette spesse, 4 coccottine da forno. Ora procedete così. Preparate una besciamella con la farina il latte e il burro, profumatela se volete con un po' di noce moscata. Ora separate i rossi d'uovo dalle chiare che monterete a neve ferma. Incorporate nella besciamella i due formaggi dovete stare attenti che la crema sia liscia. Fate raffreddare e ora incorporate uno ala volta i rossi d'uovo 0continuando ad amalgamare poi le chiare montate a neve dall'alto verso il basso. Imburrate e poi passate il pangrattato nelle cocottine, versate il composto nei contenitori e andate in forno a bagnomaria a 180 gradi per 20 minuti per poi abbassare per altri dieci minuti a 170. Non aprite mai il forno. Una volta pronti guarnite gli sformatini con una julienne di speck.
Al solito primo di tortellini in brodo accompagnate una pasta molto mediterranea.
Rigatoni filanti – Vi servono 350 gr di rigatoni, una scamorza bianca e una affumicata, tre salsicce fresche, dieci pomodori da salsa ben maturi, una carota un sedano, uno scalogno, un cucchiaino di zucchero, oppure 400 gr di passata di pomodoro, pepe di mulinello, olio extravergine e sale qb, basilico fresco, 50 gr di provolone del Monaco grattugiato. Ora procedete così. Lessate a metà cottura i rigatoni poi raffreddateli subito sotto acqua corrente, amalgamateli con un po' dolio. Nel frattempo sbollentate i pomodori privateli della buccia e passateli al passaverdure. In una casseruola fate soffriggere in olio carota, sedano e scalogno tritati finemente quando hanno preso colore versate i pomodori e fate una salsa facendo ridurre di un terzo. Aggiustate l'acidità con lo zucchero. A salsa pronta condite con questa i rigatoni freddi. Fate a fette sottili le due scamorze e riducete a briciole le tre salsicce. Prendete una pirofila da forno, ungetela con l'olio poi foderatela col pangrattato, sistemate sul fondo un primo strato di rigatoni poi la salsiccia, poi la provola bianca, e di nuovo uno strato rigatoni poi la salsiccia e uno strato di provola affumicata, infine ancora maccheroni salsiccia e finite con una spolverata di provolone. Andate in forno per venti minuti a 180 gradi. Quando la pasta ha fatto una crosticina è pronta. Nel frattempo fate un trito di basilico e servite ogni porzione di pasta ingentilita dal basilico.
Nel pranzo di Natale gli arrosti non dovrebbero mai mancare. Eco un'ottima preparazione.
Punta di petto ripiena – Ci servono: 1,2 kg di sottofesa di vitello, mazzetto di odori, acqua calda, evo, sale e pepe qb, 300 gr di spinaci, un uovo, 150 gr di prosciutto cotto, 50 gr di Parmigiano o Grana, 50 gr di mollica di pane. Ora procediamo così. Per prima cosa facciamo saltare in padella gli spinaci con olio e volendo uno spicchio d'aglio. Cotti che siano li tagliamo sottilmente. Nel mixer mettiamo prosciutto cotto e mollica di pane e frulliamo per ottenere un composto. In una ciotola aggiustando di sale e pepe mettiamo spinaci, prosciutto, pane e un uovo e amalgamiamo fino ad ottenere una farcia. Ora pariamo al tasca. Leviamo i nervetti e i grasselli dalla sottofesa e poi facciamo un tagli profondo in modo da creare una tasca. Farciamo la carne. Poi la leghiamo con lo spago alimentare ben stretta In una casseruola facciamo scaldare l'olio con gli odori ben sminuzzati. Una volta che abbiano peso colore cuociamo la fesa nella casseruola allungando se serve di quando in quando con un po' di acqua o sfumando con il vino bianco.
Con questo menù potete cominciare con un Verdicchio Brut spumante, proseguire con un ottimo Cirò rosso calabrese e chiudere il pasto per i dolci con una Vernaccia di Serrapetrona amabile spumante. Questi vini vi costeranno 40 euro.
Menù da 200 euro
Per arricchire i soliti antipasti che trionfano nela tavola di natale potete fare questa sfiziosissima portata di formaggio.
Taleggio in crosta – Ci serve: una forma di taleggio di circa 600 gr, una confezione di pasta sfoglia già pronta, 80 gr di tartufo nero pregiato.
Per preparare questo antipasto non dovete fare altro che foderare il Taleggio con la pasta sfoglia chiudendo ermeticamente. Sistemate il formaggio così chiuso sulla leccarda del forno e infornate a 200 gradi per venti minuti o fin quando la sfoglia non avrà preso colore. Portate in tavola e grattugiate generosamente tartufo su ogni fetta di "torta".
Ecco un primo piatto da aggiungere a quelli già presenti per tradizione nel menù di Natale.
Risotto al pino mugo- Ingredienti - 320 g di riso vialone nano, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, mezzo bicchiere di vino bianco (può essere il Trentodoc con cui fare l'abbinamento), mezza cipolla meglio se bianca o due cipollotti freschi, 1/4 di l di brodo vegetale, sale q.b. pepe q.b.3 noci di burro da aromatizzare con qualche goccia di olio di pino mugo, un cucchiaio di polvere di pino mugo, Trentingrana a piacere, gel al pino mugo, pancetta affumicata o speck 12 fette.
Procedimento - Tagliate la cipolla e rosolatela nell'olio caldo. Aggiungete il riso e fatelo tostare per circa 2 minuti, bagnatelo con il vino bianco e cuocetelo con brodo. Dopo circa 15 minuti, aggiungete una spolverata di Trentingrana e le noci di burro al pino mugo. Il modo più semplice per prepararlo in città è prendere il burro e montarlo con qualche goccia di olio di pino mugo. Aggiungete la polvere di pino mugo e mantecate salando e pepando salate e pepate secondo i vostri gusti. Prima di servire ben caldo, spremete il succo di un mezzo limone e impiattate con le fettine di salume affumicato.
Anche i secondi possono ricevere un arricchimento nordico. Eco un piatto che fa veramente festa e inverno.
Stinco di maiale alla birra - Ingredienti - 4 stinchi di maiale,1 cipolla,1 gambo di sedano, 1 carota, 1 litro di birra (meglio scura) Rosmarino e timo freschi, Bacche di ginepro e grani di pepe nero, 2 chiodi di garofano, 2 spicchi d'aglio, Crauti, 1 kg di patate al forno, Olio extravergine di oliva del Garda, sale qb.
Procedimento - Lasciar maturare per una notte in frigo in un contenitore gli stinchi con la birra, i rametti di timo fresco e rosmarino, un cucchiaino di pepe in grani e qualche bacca di ginepro frantumati al mortaio e gli spicchi d'aglio interi schiacciati. Al mattino scolare la carne senza buttare via la marinatura e asciugare gli stinchi tamponando con carta da cucina. In un tegame basso e largo versare un filo d'olio e fare un soffritto con le verdure tagliate grossolanamente con il rosmarino per un paio di minuti, aggiungere gli stinchi e rosolare per bene su ogni lato. Portare il forno a 180 gradi di temperatura e in una pirofila sistemare gli stinchi con il soffritto, il loro liquido e metà della birra di marinatura filtrata. Cuocere a 180° per circa due ore, irrorando regolarmente con la birra rimasta. Passare in fine cinque minuti al grill e servire con patate al forno e o crauti saltati in padella.
Con questo nuovo menù l'abbinamento può essere un ottimo Trentodoc spumante per partire, poi un Pinot Nero dell'Alto Adige e a finire un Valpolicella ripasso. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 65 euro.
Menù da 300 euro
Un ulteriore antipasto che può essere proposto per un pranzo di natale molto ricco è oltre al consueto anche con questa proposta
Strudel di culatello – Ci serve una confezione di pasta sfoglia, 150 gr di culatello di Zibello Dop tagliato sottilmente, cento grammi di Fontina Dop tagliata a fettine sottili, asparagi freschi un mazzo, 30 gr di burro, semi di papavero, un uovo. Procedete così. Mondate gli asparagi e lessateli ancora croccanti (meglio se a vapore) lasciateli raffreddare. Ora sulla leccarda del forno stendete la pasta sfoglia con la cartaforno ricopritela con il culatello lasciando in bordi liberi, sovrapponete al culatello la fontina e sistemate al centro gli asparagi che condirete con un po' di burro fuso. Chiudete la pasta sfoglia amò di strudel. Pennellate la sfoglia con il rosso dell'uovo e cospargetela di semi di papavero. Informate a 200 gradi a forno preriscaldato per una ventina di minuti.
Ed ecco un altro primo da portare in tavola per arricchire il pranzo di Natale.
Ravioli di mortadella al tartufo bianco
Ingredienti – (Per la pasta: le dosi sono per 4 porzioni) – 400 gr di farina 0, 4 uova, un pizzico di sale.
(Per il ripieno) – 400 gr di ricotta di vacca o mista, 80 gr di Parmigiano Reggiano almeno 30 mesi grattugiato, 200 gr di Mortadella di Bologna Igp, noce moscata, sale e prezzemolo tritato fino qb, un uovo.
(Per il condimento) 80 gr di burro di primo affioramento, un tartufo bianco.
Procedimento – Per la pasta- sulla spianatoia fare la fontana di farina, rompere le quattro uva, aggiustare con il sale, impastare e poi stendere sottilmente.
Per il ripieno – Passare al mixer la mortadella con l'aggiunta del prezzemolo, dopo una prima macinatura aggiungere la ricotta, il Parmigiano, l'uovo, aggiustare di sale e profumare con la noce moscata. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo, ma compatto.
Dalla pasta ricavare dei quadrati ampi di almeno 4 centimetri di lato, farcirli co il composto di mortadella e richiuderli come un tortellino. Volendo si possono fare anche dei cerchi con il coppapasta e chiudere il raviolo a mò di mezzaluna. Pe evitare che si attacchino è buona norma cospargerli con un po' di semola di grano duro. Una volta ultimati i ravioli si cuociono in abbondante acqua salata. Non vanno stracotti perché bisogna apprezzare il contrasto tra la consistenza della pasta e la morbidezza del ripieno Si scolano e si condiscono con burro fuso a bagnomaria e abbondante lamellatura di tartufo bianco.
Infine ecco una ricetta emilianissima ma perfetta per i giorni di festa.
La Rosa di Parma – Ecco cosa occorre. 600 g di filetto di manzo 50 g di Parmigiano Reggiano a scaglie
6 fette di Prosciutto di Parma, 3 spicchi d'aglio, un rametto di rosmarino, 75 cl di Lambrusco, 25 cl di Marsala
100 g di panna, 1 dl d'olio d'oliva, 25 g di burro , sale e pepe q.b. tartufo nero almeno 80 gr. Ora procedete così. Ottenete aprendolo una sorta di "sfoglia di filetto". Salate e pepate la carne. Coprite l'interno del filetto con il Prosciutto di Parma a fette molto sottili ed il Parmigiano Reggiano a scaglie, arrotolartelo e legatelo con uno spago per alimenti o una rete da cucina in modo che non si apra durante la cottura.
Su un fuoco di media intensità ponete una padella con l'olio extravergine d'oliva e il burro e, quando quest'ultimo si sarà sciolto, aggiungete l'aglio e il rosmarino tritati e, appena l'aglio risulterà dorato, unitevi il filetto e fatelo rosolare da tutti i lati facendogli prendere bene colore. Aggiungete quindi il vino Lambrusco ed il Marsala e portate a cottura in 20 minuti. Togliete quindi il filetto dalla casseruola. Versate nel fondo di cottura la panna, alzate la fiamma e fate restringere la salsa per qualche minuto fino a quando non diventerà un po' più densa. Regolatela di sale e pepe a piacere. Servite il filetto a fette grattugiando abbondante tartufo nero pregiato su ogni fetta.
Oltre ai vini qui ci sono ingressi d'obbligo: il Lambrusco di Sorbara o un Lambrusco Maestri e il Marsala. A questi aggiungete per partire un Franciacorta oppure un Etna Spumante, proseguite con un Chianti Gran Selezione e finite o con Brunello di Montalcino o Barbaresco. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 130 euro.
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Un po' di ricette della tradizione italiana da abbinare ai piatti "scontati" tortellini, bolliti e dolci classici.All'interno tre opzioni per tutte le tasche. Ma il Natale è sempre stato il 25 dicembre? La domanda non è affatto peregrina perché se ci si rivolge alle prime comunità cristiane si scopre che la data della nascita di Gesù era piuttosto creduta essere il 6 gennaio e per alcuni secoli si è pensato che Nostro Signore si fosse incarnato in una data compresa tra il 6 e il 10 gennaio. Di certo sappiamo che il Natale è divenuto tale per sovrapporsi al 25 dicembre che i pagani celebravano, non senza affascinare i primi cristiani, come il giorno della (ri)nascita del Sole. Si deve a un Papa della prima Chiesa Liberio che nel 354 fissò la data della nascita di Gesù il 25 dicembre il Natale attuale. Il riferimento alle antiche feste pagane era caldeggiato ancora da Papa Gregorio Magno quando si cominciò l'evangelizzazione su larga scala, soprattutto dei popoli del Nord perché fare riferimento alle feste del Sole consentiva di spiegare meglio la nascita dell'"unico vero sole" cioè il Nazzareno. È interessante che uno storico ebraico, il professor Joshua Talmon, dell'università di Gerusalemme abbia avvalorato storicamente, cioè come realmente plausibile, la data del 25 dicembre come giorno natale di Gesù attraverso lo studio del susseguirsi dei sacerdoti ebrei secondo quanto riportato dal Libro dei Giubilei in rapporto al calendario gregoriano. Ma se questo affascina gli storici a noi interessa sapere perché a Natale si fa il mega pranzo e perché ci sono delle pietanze irrinunciabili. La ragione pare sia proprio nelle feste pagane del sole ( a Roma i saturnali) che erano celebrate con libagioni, banchetti e scambi di doni. E allora proviamo a immaginarci un menù di Natale dove fanno incursione alcuni piatti al di là della tradizione. Dando per scontato che ci siano in tavola cappelletti o tortellini, lasagne, bolliti e arrosti abbiamo provato a fare tre ipotesi per arricchire il menù. Partiamo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="menu-da-100-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1781731932" data-use-pagination="False"> Menù da 100 euro Al solito antipasto di salumi e formaggi potete aggiungere questa gustosa ricetta Sformati di Parmigiano Reggiano, Montasio e Speck - Vi servono 150 g di farina, 50 g di burro, mezzo litro di latte, 150 g di Montasio o Asiago stagionato grattugiato, 40 g di Parmigiano Reggiano stravecchio grattugiato, 3 uova, pangrattato, burro, sale, 100 gr di peck tagliato in due fette spesse, 4 coccottine da forno. Ora procedete così. Preparate una besciamella con la farina il latte e il burro, profumatela se volete con un po' di noce moscata. Ora separate i rossi d'uovo dalle chiare che monterete a neve ferma. Incorporate nella besciamella i due formaggi dovete stare attenti che la crema sia liscia. Fate raffreddare e ora incorporate uno ala volta i rossi d'uovo 0continuando ad amalgamare poi le chiare montate a neve dall'alto verso il basso. Imburrate e poi passate il pangrattato nelle cocottine, versate il composto nei contenitori e andate in forno a bagnomaria a 180 gradi per 20 minuti per poi abbassare per altri dieci minuti a 170. Non aprite mai il forno. Una volta pronti guarnite gli sformatini con una julienne di speck.Al solito primo di tortellini in brodo accompagnate una pasta molto mediterranea.Rigatoni filanti – Vi servono 350 gr di rigatoni, una scamorza bianca e una affumicata, tre salsicce fresche, dieci pomodori da salsa ben maturi, una carota un sedano, uno scalogno, un cucchiaino di zucchero, oppure 400 gr di passata di pomodoro, pepe di mulinello, olio extravergine e sale qb, basilico fresco, 50 gr di provolone del Monaco grattugiato. Ora procedete così. Lessate a metà cottura i rigatoni poi raffreddateli subito sotto acqua corrente, amalgamateli con un po' dolio. Nel frattempo sbollentate i pomodori privateli della buccia e passateli al passaverdure. In una casseruola fate soffriggere in olio carota, sedano e scalogno tritati finemente quando hanno preso colore versate i pomodori e fate una salsa facendo ridurre di un terzo. Aggiustate l'acidità con lo zucchero. A salsa pronta condite con questa i rigatoni freddi. Fate a fette sottili le due scamorze e riducete a briciole le tre salsicce. Prendete una pirofila da forno, ungetela con l'olio poi foderatela col pangrattato, sistemate sul fondo un primo strato di rigatoni poi la salsiccia, poi la provola bianca, e di nuovo uno strato rigatoni poi la salsiccia e uno strato di provola affumicata, infine ancora maccheroni salsiccia e finite con una spolverata di provolone. Andate in forno per venti minuti a 180 gradi. Quando la pasta ha fatto una crosticina è pronta. Nel frattempo fate un trito di basilico e servite ogni porzione di pasta ingentilita dal basilico. Nel pranzo di Natale gli arrosti non dovrebbero mai mancare. Eco un'ottima preparazione.Punta di petto ripiena – Ci servono: 1,2 kg di sottofesa di vitello, mazzetto di odori, acqua calda, evo, sale e pepe qb, 300 gr di spinaci, un uovo, 150 gr di prosciutto cotto, 50 gr di Parmigiano o Grana, 50 gr di mollica di pane. Ora procediamo così. Per prima cosa facciamo saltare in padella gli spinaci con olio e volendo uno spicchio d'aglio. Cotti che siano li tagliamo sottilmente. Nel mixer mettiamo prosciutto cotto e mollica di pane e frulliamo per ottenere un composto. In una ciotola aggiustando di sale e pepe mettiamo spinaci, prosciutto, pane e un uovo e amalgamiamo fino ad ottenere una farcia. Ora pariamo al tasca. Leviamo i nervetti e i grasselli dalla sottofesa e poi facciamo un tagli profondo in modo da creare una tasca. Farciamo la carne. Poi la leghiamo con lo spago alimentare ben stretta In una casseruola facciamo scaldare l'olio con gli odori ben sminuzzati. Una volta che abbiano peso colore cuociamo la fesa nella casseruola allungando se serve di quando in quando con un po' di acqua o sfumando con il vino bianco.Con questo menù potete cominciare con un Verdicchio Brut spumante, proseguire con un ottimo Cirò rosso calabrese e chiudere il pasto per i dolci con una Vernaccia di Serrapetrona amabile spumante. Questi vini vi costeranno 40 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="menu-da-200-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1781731932" data-use-pagination="False"> Menù da 200 euro Per arricchire i soliti antipasti che trionfano nela tavola di natale potete fare questa sfiziosissima portata di formaggio. Taleggio in crosta – Ci serve: una forma di taleggio di circa 600 gr, una confezione di pasta sfoglia già pronta, 80 gr di tartufo nero pregiato. Per preparare questo antipasto non dovete fare altro che foderare il Taleggio con la pasta sfoglia chiudendo ermeticamente. Sistemate il formaggio così chiuso sulla leccarda del forno e infornate a 200 gradi per venti minuti o fin quando la sfoglia non avrà preso colore. Portate in tavola e grattugiate generosamente tartufo su ogni fetta di "torta".Ecco un primo piatto da aggiungere a quelli già presenti per tradizione nel menù di Natale. Risotto al pino mugo- Ingredienti - 320 g di riso vialone nano, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, mezzo bicchiere di vino bianco (può essere il Trentodoc con cui fare l'abbinamento), mezza cipolla meglio se bianca o due cipollotti freschi, 1/4 di l di brodo vegetale, sale q.b. pepe q.b.3 noci di burro da aromatizzare con qualche goccia di olio di pino mugo, un cucchiaio di polvere di pino mugo, Trentingrana a piacere, gel al pino mugo, pancetta affumicata o speck 12 fette.Procedimento - Tagliate la cipolla e rosolatela nell'olio caldo. Aggiungete il riso e fatelo tostare per circa 2 minuti, bagnatelo con il vino bianco e cuocetelo con brodo. Dopo circa 15 minuti, aggiungete una spolverata di Trentingrana e le noci di burro al pino mugo. Il modo più semplice per prepararlo in città è prendere il burro e montarlo con qualche goccia di olio di pino mugo. Aggiungete la polvere di pino mugo e mantecate salando e pepando salate e pepate secondo i vostri gusti. Prima di servire ben caldo, spremete il succo di un mezzo limone e impiattate con le fettine di salume affumicato.Anche i secondi possono ricevere un arricchimento nordico. Eco un piatto che fa veramente festa e inverno.Stinco di maiale alla birra - Ingredienti - 4 stinchi di maiale,1 cipolla,1 gambo di sedano, 1 carota, 1 litro di birra (meglio scura) Rosmarino e timo freschi, Bacche di ginepro e grani di pepe nero, 2 chiodi di garofano, 2 spicchi d'aglio, Crauti, 1 kg di patate al forno, Olio extravergine di oliva del Garda, sale qb.Procedimento - Lasciar maturare per una notte in frigo in un contenitore gli stinchi con la birra, i rametti di timo fresco e rosmarino, un cucchiaino di pepe in grani e qualche bacca di ginepro frantumati al mortaio e gli spicchi d'aglio interi schiacciati. Al mattino scolare la carne senza buttare via la marinatura e asciugare gli stinchi tamponando con carta da cucina. In un tegame basso e largo versare un filo d'olio e fare un soffritto con le verdure tagliate grossolanamente con il rosmarino per un paio di minuti, aggiungere gli stinchi e rosolare per bene su ogni lato. Portare il forno a 180 gradi di temperatura e in una pirofila sistemare gli stinchi con il soffritto, il loro liquido e metà della birra di marinatura filtrata. Cuocere a 180° per circa due ore, irrorando regolarmente con la birra rimasta. Passare in fine cinque minuti al grill e servire con patate al forno e o crauti saltati in padella. Con questo nuovo menù l'abbinamento può essere un ottimo Trentodoc spumante per partire, poi un Pinot Nero dell'Alto Adige e a finire un Valpolicella ripasso. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 65 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="menu-da-300-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1781731932" data-use-pagination="False"> Menù da 300 euro Un ulteriore antipasto che può essere proposto per un pranzo di natale molto ricco è oltre al consueto anche con questa propostaStrudel di culatello – Ci serve una confezione di pasta sfoglia, 150 gr di culatello di Zibello Dop tagliato sottilmente, cento grammi di Fontina Dop tagliata a fettine sottili, asparagi freschi un mazzo, 30 gr di burro, semi di papavero, un uovo. Procedete così. Mondate gli asparagi e lessateli ancora croccanti (meglio se a vapore) lasciateli raffreddare. Ora sulla leccarda del forno stendete la pasta sfoglia con la cartaforno ricopritela con il culatello lasciando in bordi liberi, sovrapponete al culatello la fontina e sistemate al centro gli asparagi che condirete con un po' di burro fuso. Chiudete la pasta sfoglia amò di strudel. Pennellate la sfoglia con il rosso dell'uovo e cospargetela di semi di papavero. Informate a 200 gradi a forno preriscaldato per una ventina di minuti.Ed ecco un altro primo da portare in tavola per arricchire il pranzo di Natale.Ravioli di mortadella al tartufo biancoIngredienti – (Per la pasta: le dosi sono per 4 porzioni) – 400 gr di farina 0, 4 uova, un pizzico di sale. (Per il ripieno) – 400 gr di ricotta di vacca o mista, 80 gr di Parmigiano Reggiano almeno 30 mesi grattugiato, 200 gr di Mortadella di Bologna Igp, noce moscata, sale e prezzemolo tritato fino qb, un uovo.(Per il condimento) 80 gr di burro di primo affioramento, un tartufo bianco.Procedimento – Per la pasta- sulla spianatoia fare la fontana di farina, rompere le quattro uva, aggiustare con il sale, impastare e poi stendere sottilmente.Per il ripieno – Passare al mixer la mortadella con l'aggiunta del prezzemolo, dopo una prima macinatura aggiungere la ricotta, il Parmigiano, l'uovo, aggiustare di sale e profumare con la noce moscata. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo, ma compatto.Dalla pasta ricavare dei quadrati ampi di almeno 4 centimetri di lato, farcirli co il composto di mortadella e richiuderli come un tortellino. Volendo si possono fare anche dei cerchi con il coppapasta e chiudere il raviolo a mò di mezzaluna. Pe evitare che si attacchino è buona norma cospargerli con un po' di semola di grano duro. Una volta ultimati i ravioli si cuociono in abbondante acqua salata. Non vanno stracotti perché bisogna apprezzare il contrasto tra la consistenza della pasta e la morbidezza del ripieno Si scolano e si condiscono con burro fuso a bagnomaria e abbondante lamellatura di tartufo bianco.Infine ecco una ricetta emilianissima ma perfetta per i giorni di festa.La Rosa di Parma – Ecco cosa occorre. 600 g di filetto di manzo 50 g di Parmigiano Reggiano a scaglie 6 fette di Prosciutto di Parma, 3 spicchi d'aglio, un rametto di rosmarino, 75 cl di Lambrusco, 25 cl di Marsala 100 g di panna, 1 dl d'olio d'oliva, 25 g di burro , sale e pepe q.b. tartufo nero almeno 80 gr. Ora procedete così. Ottenete aprendolo una sorta di "sfoglia di filetto". Salate e pepate la carne. Coprite l'interno del filetto con il Prosciutto di Parma a fette molto sottili ed il Parmigiano Reggiano a scaglie, arrotolartelo e legatelo con uno spago per alimenti o una rete da cucina in modo che non si apra durante la cottura. Su un fuoco di media intensità ponete una padella con l'olio extravergine d'oliva e il burro e, quando quest'ultimo si sarà sciolto, aggiungete l'aglio e il rosmarino tritati e, appena l'aglio risulterà dorato, unitevi il filetto e fatelo rosolare da tutti i lati facendogli prendere bene colore. Aggiungete quindi il vino Lambrusco ed il Marsala e portate a cottura in 20 minuti. Togliete quindi il filetto dalla casseruola. Versate nel fondo di cottura la panna, alzate la fiamma e fate restringere la salsa per qualche minuto fino a quando non diventerà un po' più densa. Regolatela di sale e pepe a piacere. Servite il filetto a fette grattugiando abbondante tartufo nero pregiato su ogni fetta.Oltre ai vini qui ci sono ingressi d'obbligo: il Lambrusco di Sorbara o un Lambrusco Maestri e il Marsala. A questi aggiungete per partire un Franciacorta oppure un Etna Spumante, proseguite con un Chianti Gran Selezione e finite o con Brunello di Montalcino o Barbaresco. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 130 euro.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 17 giugno 2026. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi, presidente dei Liberali Cristiano Democratici, illustra la sua proposta di legge per i professionisti.