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2019-12-23
Qualche consiglio per il menù di Natale
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Ma il Natale è sempre stato il 25 dicembre? La domanda non è affatto peregrina perché se ci si rivolge alle prime comunità cristiane si scopre che la data della nascita di Gesù era piuttosto creduta essere il 6 gennaio e per alcuni secoli si è pensato che Nostro Signore si fosse incarnato in una data compresa tra il 6 e il 10 gennaio.
Di certo sappiamo che il Natale è divenuto tale per sovrapporsi al 25 dicembre che i pagani celebravano, non senza affascinare i primi cristiani, come il giorno della (ri)nascita del Sole. Si deve a un Papa della prima Chiesa Liberio che nel 354 fissò la data della nascita di Gesù il 25 dicembre il Natale attuale. Il riferimento alle antiche feste pagane era caldeggiato ancora da Papa Gregorio Magno quando si cominciò l'evangelizzazione su larga scala, soprattutto dei popoli del Nord perché fare riferimento alle feste del Sole consentiva di spiegare meglio la nascita dell'"unico vero sole" cioè il Nazzareno.
È interessante che uno storico ebraico, il professor Joshua Talmon, dell'università di Gerusalemme abbia avvalorato storicamente, cioè come realmente plausibile, la data del 25 dicembre come giorno natale di Gesù attraverso lo studio del susseguirsi dei sacerdoti ebrei secondo quanto riportato dal Libro dei Giubilei in rapporto al calendario gregoriano. Ma se questo affascina gli storici a noi interessa sapere perché a Natale si fa il mega pranzo e perché ci sono delle pietanze irrinunciabili. La ragione pare sia proprio nelle feste pagane del sole ( a Roma i saturnali) che erano celebrate con libagioni, banchetti e scambi di doni. E allora proviamo a immaginarci un menù di Natale dove fanno incursione alcuni piatti al di là della tradizione. Dando per scontato che ci siano in tavola cappelletti o tortellini, lasagne, bolliti e arrosti abbiamo provato a fare tre ipotesi per arricchire il menù. Partiamo.
Menù da 100 euro
Al solito antipasto di salumi e formaggi potete aggiungere questa gustosa ricetta
Sformati di Parmigiano Reggiano, Montasio e Speck - Vi servono 150 g di farina, 50 g di burro, mezzo litro di latte, 150 g di Montasio o Asiago stagionato grattugiato, 40 g di Parmigiano Reggiano stravecchio grattugiato, 3 uova, pangrattato, burro, sale, 100 gr di peck tagliato in due fette spesse, 4 coccottine da forno. Ora procedete così. Preparate una besciamella con la farina il latte e il burro, profumatela se volete con un po' di noce moscata. Ora separate i rossi d'uovo dalle chiare che monterete a neve ferma. Incorporate nella besciamella i due formaggi dovete stare attenti che la crema sia liscia. Fate raffreddare e ora incorporate uno ala volta i rossi d'uovo 0continuando ad amalgamare poi le chiare montate a neve dall'alto verso il basso. Imburrate e poi passate il pangrattato nelle cocottine, versate il composto nei contenitori e andate in forno a bagnomaria a 180 gradi per 20 minuti per poi abbassare per altri dieci minuti a 170. Non aprite mai il forno. Una volta pronti guarnite gli sformatini con una julienne di speck.
Al solito primo di tortellini in brodo accompagnate una pasta molto mediterranea.
Rigatoni filanti – Vi servono 350 gr di rigatoni, una scamorza bianca e una affumicata, tre salsicce fresche, dieci pomodori da salsa ben maturi, una carota un sedano, uno scalogno, un cucchiaino di zucchero, oppure 400 gr di passata di pomodoro, pepe di mulinello, olio extravergine e sale qb, basilico fresco, 50 gr di provolone del Monaco grattugiato. Ora procedete così. Lessate a metà cottura i rigatoni poi raffreddateli subito sotto acqua corrente, amalgamateli con un po' dolio. Nel frattempo sbollentate i pomodori privateli della buccia e passateli al passaverdure. In una casseruola fate soffriggere in olio carota, sedano e scalogno tritati finemente quando hanno preso colore versate i pomodori e fate una salsa facendo ridurre di un terzo. Aggiustate l'acidità con lo zucchero. A salsa pronta condite con questa i rigatoni freddi. Fate a fette sottili le due scamorze e riducete a briciole le tre salsicce. Prendete una pirofila da forno, ungetela con l'olio poi foderatela col pangrattato, sistemate sul fondo un primo strato di rigatoni poi la salsiccia, poi la provola bianca, e di nuovo uno strato rigatoni poi la salsiccia e uno strato di provola affumicata, infine ancora maccheroni salsiccia e finite con una spolverata di provolone. Andate in forno per venti minuti a 180 gradi. Quando la pasta ha fatto una crosticina è pronta. Nel frattempo fate un trito di basilico e servite ogni porzione di pasta ingentilita dal basilico.
Nel pranzo di Natale gli arrosti non dovrebbero mai mancare. Eco un'ottima preparazione.
Punta di petto ripiena – Ci servono: 1,2 kg di sottofesa di vitello, mazzetto di odori, acqua calda, evo, sale e pepe qb, 300 gr di spinaci, un uovo, 150 gr di prosciutto cotto, 50 gr di Parmigiano o Grana, 50 gr di mollica di pane. Ora procediamo così. Per prima cosa facciamo saltare in padella gli spinaci con olio e volendo uno spicchio d'aglio. Cotti che siano li tagliamo sottilmente. Nel mixer mettiamo prosciutto cotto e mollica di pane e frulliamo per ottenere un composto. In una ciotola aggiustando di sale e pepe mettiamo spinaci, prosciutto, pane e un uovo e amalgamiamo fino ad ottenere una farcia. Ora pariamo al tasca. Leviamo i nervetti e i grasselli dalla sottofesa e poi facciamo un tagli profondo in modo da creare una tasca. Farciamo la carne. Poi la leghiamo con lo spago alimentare ben stretta In una casseruola facciamo scaldare l'olio con gli odori ben sminuzzati. Una volta che abbiano peso colore cuociamo la fesa nella casseruola allungando se serve di quando in quando con un po' di acqua o sfumando con il vino bianco.
Con questo menù potete cominciare con un Verdicchio Brut spumante, proseguire con un ottimo Cirò rosso calabrese e chiudere il pasto per i dolci con una Vernaccia di Serrapetrona amabile spumante. Questi vini vi costeranno 40 euro.
Menù da 200 euro
Per arricchire i soliti antipasti che trionfano nela tavola di natale potete fare questa sfiziosissima portata di formaggio.
Taleggio in crosta – Ci serve: una forma di taleggio di circa 600 gr, una confezione di pasta sfoglia già pronta, 80 gr di tartufo nero pregiato.
Per preparare questo antipasto non dovete fare altro che foderare il Taleggio con la pasta sfoglia chiudendo ermeticamente. Sistemate il formaggio così chiuso sulla leccarda del forno e infornate a 200 gradi per venti minuti o fin quando la sfoglia non avrà preso colore. Portate in tavola e grattugiate generosamente tartufo su ogni fetta di "torta".
Ecco un primo piatto da aggiungere a quelli già presenti per tradizione nel menù di Natale.
Risotto al pino mugo- Ingredienti - 320 g di riso vialone nano, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, mezzo bicchiere di vino bianco (può essere il Trentodoc con cui fare l'abbinamento), mezza cipolla meglio se bianca o due cipollotti freschi, 1/4 di l di brodo vegetale, sale q.b. pepe q.b.3 noci di burro da aromatizzare con qualche goccia di olio di pino mugo, un cucchiaio di polvere di pino mugo, Trentingrana a piacere, gel al pino mugo, pancetta affumicata o speck 12 fette.
Procedimento - Tagliate la cipolla e rosolatela nell'olio caldo. Aggiungete il riso e fatelo tostare per circa 2 minuti, bagnatelo con il vino bianco e cuocetelo con brodo. Dopo circa 15 minuti, aggiungete una spolverata di Trentingrana e le noci di burro al pino mugo. Il modo più semplice per prepararlo in città è prendere il burro e montarlo con qualche goccia di olio di pino mugo. Aggiungete la polvere di pino mugo e mantecate salando e pepando salate e pepate secondo i vostri gusti. Prima di servire ben caldo, spremete il succo di un mezzo limone e impiattate con le fettine di salume affumicato.
Anche i secondi possono ricevere un arricchimento nordico. Eco un piatto che fa veramente festa e inverno.
Stinco di maiale alla birra - Ingredienti - 4 stinchi di maiale,1 cipolla,1 gambo di sedano, 1 carota, 1 litro di birra (meglio scura) Rosmarino e timo freschi, Bacche di ginepro e grani di pepe nero, 2 chiodi di garofano, 2 spicchi d'aglio, Crauti, 1 kg di patate al forno, Olio extravergine di oliva del Garda, sale qb.
Procedimento - Lasciar maturare per una notte in frigo in un contenitore gli stinchi con la birra, i rametti di timo fresco e rosmarino, un cucchiaino di pepe in grani e qualche bacca di ginepro frantumati al mortaio e gli spicchi d'aglio interi schiacciati. Al mattino scolare la carne senza buttare via la marinatura e asciugare gli stinchi tamponando con carta da cucina. In un tegame basso e largo versare un filo d'olio e fare un soffritto con le verdure tagliate grossolanamente con il rosmarino per un paio di minuti, aggiungere gli stinchi e rosolare per bene su ogni lato. Portare il forno a 180 gradi di temperatura e in una pirofila sistemare gli stinchi con il soffritto, il loro liquido e metà della birra di marinatura filtrata. Cuocere a 180° per circa due ore, irrorando regolarmente con la birra rimasta. Passare in fine cinque minuti al grill e servire con patate al forno e o crauti saltati in padella.
Con questo nuovo menù l'abbinamento può essere un ottimo Trentodoc spumante per partire, poi un Pinot Nero dell'Alto Adige e a finire un Valpolicella ripasso. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 65 euro.
Menù da 300 euro
Un ulteriore antipasto che può essere proposto per un pranzo di natale molto ricco è oltre al consueto anche con questa proposta
Strudel di culatello – Ci serve una confezione di pasta sfoglia, 150 gr di culatello di Zibello Dop tagliato sottilmente, cento grammi di Fontina Dop tagliata a fettine sottili, asparagi freschi un mazzo, 30 gr di burro, semi di papavero, un uovo. Procedete così. Mondate gli asparagi e lessateli ancora croccanti (meglio se a vapore) lasciateli raffreddare. Ora sulla leccarda del forno stendete la pasta sfoglia con la cartaforno ricopritela con il culatello lasciando in bordi liberi, sovrapponete al culatello la fontina e sistemate al centro gli asparagi che condirete con un po' di burro fuso. Chiudete la pasta sfoglia amò di strudel. Pennellate la sfoglia con il rosso dell'uovo e cospargetela di semi di papavero. Informate a 200 gradi a forno preriscaldato per una ventina di minuti.
Ed ecco un altro primo da portare in tavola per arricchire il pranzo di Natale.
Ravioli di mortadella al tartufo bianco
Ingredienti – (Per la pasta: le dosi sono per 4 porzioni) – 400 gr di farina 0, 4 uova, un pizzico di sale.
(Per il ripieno) – 400 gr di ricotta di vacca o mista, 80 gr di Parmigiano Reggiano almeno 30 mesi grattugiato, 200 gr di Mortadella di Bologna Igp, noce moscata, sale e prezzemolo tritato fino qb, un uovo.
(Per il condimento) 80 gr di burro di primo affioramento, un tartufo bianco.
Procedimento – Per la pasta- sulla spianatoia fare la fontana di farina, rompere le quattro uva, aggiustare con il sale, impastare e poi stendere sottilmente.
Per il ripieno – Passare al mixer la mortadella con l'aggiunta del prezzemolo, dopo una prima macinatura aggiungere la ricotta, il Parmigiano, l'uovo, aggiustare di sale e profumare con la noce moscata. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo, ma compatto.
Dalla pasta ricavare dei quadrati ampi di almeno 4 centimetri di lato, farcirli co il composto di mortadella e richiuderli come un tortellino. Volendo si possono fare anche dei cerchi con il coppapasta e chiudere il raviolo a mò di mezzaluna. Pe evitare che si attacchino è buona norma cospargerli con un po' di semola di grano duro. Una volta ultimati i ravioli si cuociono in abbondante acqua salata. Non vanno stracotti perché bisogna apprezzare il contrasto tra la consistenza della pasta e la morbidezza del ripieno Si scolano e si condiscono con burro fuso a bagnomaria e abbondante lamellatura di tartufo bianco.
Infine ecco una ricetta emilianissima ma perfetta per i giorni di festa.
La Rosa di Parma – Ecco cosa occorre. 600 g di filetto di manzo 50 g di Parmigiano Reggiano a scaglie
6 fette di Prosciutto di Parma, 3 spicchi d'aglio, un rametto di rosmarino, 75 cl di Lambrusco, 25 cl di Marsala
100 g di panna, 1 dl d'olio d'oliva, 25 g di burro , sale e pepe q.b. tartufo nero almeno 80 gr. Ora procedete così. Ottenete aprendolo una sorta di "sfoglia di filetto". Salate e pepate la carne. Coprite l'interno del filetto con il Prosciutto di Parma a fette molto sottili ed il Parmigiano Reggiano a scaglie, arrotolartelo e legatelo con uno spago per alimenti o una rete da cucina in modo che non si apra durante la cottura.
Su un fuoco di media intensità ponete una padella con l'olio extravergine d'oliva e il burro e, quando quest'ultimo si sarà sciolto, aggiungete l'aglio e il rosmarino tritati e, appena l'aglio risulterà dorato, unitevi il filetto e fatelo rosolare da tutti i lati facendogli prendere bene colore. Aggiungete quindi il vino Lambrusco ed il Marsala e portate a cottura in 20 minuti. Togliete quindi il filetto dalla casseruola. Versate nel fondo di cottura la panna, alzate la fiamma e fate restringere la salsa per qualche minuto fino a quando non diventerà un po' più densa. Regolatela di sale e pepe a piacere. Servite il filetto a fette grattugiando abbondante tartufo nero pregiato su ogni fetta.
Oltre ai vini qui ci sono ingressi d'obbligo: il Lambrusco di Sorbara o un Lambrusco Maestri e il Marsala. A questi aggiungete per partire un Franciacorta oppure un Etna Spumante, proseguite con un Chianti Gran Selezione e finite o con Brunello di Montalcino o Barbaresco. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 130 euro.
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Un po' di ricette della tradizione italiana da abbinare ai piatti "scontati" tortellini, bolliti e dolci classici.All'interno tre opzioni per tutte le tasche. Ma il Natale è sempre stato il 25 dicembre? La domanda non è affatto peregrina perché se ci si rivolge alle prime comunità cristiane si scopre che la data della nascita di Gesù era piuttosto creduta essere il 6 gennaio e per alcuni secoli si è pensato che Nostro Signore si fosse incarnato in una data compresa tra il 6 e il 10 gennaio. Di certo sappiamo che il Natale è divenuto tale per sovrapporsi al 25 dicembre che i pagani celebravano, non senza affascinare i primi cristiani, come il giorno della (ri)nascita del Sole. Si deve a un Papa della prima Chiesa Liberio che nel 354 fissò la data della nascita di Gesù il 25 dicembre il Natale attuale. Il riferimento alle antiche feste pagane era caldeggiato ancora da Papa Gregorio Magno quando si cominciò l'evangelizzazione su larga scala, soprattutto dei popoli del Nord perché fare riferimento alle feste del Sole consentiva di spiegare meglio la nascita dell'"unico vero sole" cioè il Nazzareno. È interessante che uno storico ebraico, il professor Joshua Talmon, dell'università di Gerusalemme abbia avvalorato storicamente, cioè come realmente plausibile, la data del 25 dicembre come giorno natale di Gesù attraverso lo studio del susseguirsi dei sacerdoti ebrei secondo quanto riportato dal Libro dei Giubilei in rapporto al calendario gregoriano. Ma se questo affascina gli storici a noi interessa sapere perché a Natale si fa il mega pranzo e perché ci sono delle pietanze irrinunciabili. La ragione pare sia proprio nelle feste pagane del sole ( a Roma i saturnali) che erano celebrate con libagioni, banchetti e scambi di doni. E allora proviamo a immaginarci un menù di Natale dove fanno incursione alcuni piatti al di là della tradizione. Dando per scontato che ci siano in tavola cappelletti o tortellini, lasagne, bolliti e arrosti abbiamo provato a fare tre ipotesi per arricchire il menù. Partiamo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="menu-da-100-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1774980688" data-use-pagination="False"> Menù da 100 euro Al solito antipasto di salumi e formaggi potete aggiungere questa gustosa ricetta Sformati di Parmigiano Reggiano, Montasio e Speck - Vi servono 150 g di farina, 50 g di burro, mezzo litro di latte, 150 g di Montasio o Asiago stagionato grattugiato, 40 g di Parmigiano Reggiano stravecchio grattugiato, 3 uova, pangrattato, burro, sale, 100 gr di peck tagliato in due fette spesse, 4 coccottine da forno. Ora procedete così. Preparate una besciamella con la farina il latte e il burro, profumatela se volete con un po' di noce moscata. Ora separate i rossi d'uovo dalle chiare che monterete a neve ferma. Incorporate nella besciamella i due formaggi dovete stare attenti che la crema sia liscia. Fate raffreddare e ora incorporate uno ala volta i rossi d'uovo 0continuando ad amalgamare poi le chiare montate a neve dall'alto verso il basso. Imburrate e poi passate il pangrattato nelle cocottine, versate il composto nei contenitori e andate in forno a bagnomaria a 180 gradi per 20 minuti per poi abbassare per altri dieci minuti a 170. Non aprite mai il forno. Una volta pronti guarnite gli sformatini con una julienne di speck.Al solito primo di tortellini in brodo accompagnate una pasta molto mediterranea.Rigatoni filanti – Vi servono 350 gr di rigatoni, una scamorza bianca e una affumicata, tre salsicce fresche, dieci pomodori da salsa ben maturi, una carota un sedano, uno scalogno, un cucchiaino di zucchero, oppure 400 gr di passata di pomodoro, pepe di mulinello, olio extravergine e sale qb, basilico fresco, 50 gr di provolone del Monaco grattugiato. Ora procedete così. Lessate a metà cottura i rigatoni poi raffreddateli subito sotto acqua corrente, amalgamateli con un po' dolio. Nel frattempo sbollentate i pomodori privateli della buccia e passateli al passaverdure. In una casseruola fate soffriggere in olio carota, sedano e scalogno tritati finemente quando hanno preso colore versate i pomodori e fate una salsa facendo ridurre di un terzo. Aggiustate l'acidità con lo zucchero. A salsa pronta condite con questa i rigatoni freddi. Fate a fette sottili le due scamorze e riducete a briciole le tre salsicce. Prendete una pirofila da forno, ungetela con l'olio poi foderatela col pangrattato, sistemate sul fondo un primo strato di rigatoni poi la salsiccia, poi la provola bianca, e di nuovo uno strato rigatoni poi la salsiccia e uno strato di provola affumicata, infine ancora maccheroni salsiccia e finite con una spolverata di provolone. Andate in forno per venti minuti a 180 gradi. Quando la pasta ha fatto una crosticina è pronta. Nel frattempo fate un trito di basilico e servite ogni porzione di pasta ingentilita dal basilico. Nel pranzo di Natale gli arrosti non dovrebbero mai mancare. Eco un'ottima preparazione.Punta di petto ripiena – Ci servono: 1,2 kg di sottofesa di vitello, mazzetto di odori, acqua calda, evo, sale e pepe qb, 300 gr di spinaci, un uovo, 150 gr di prosciutto cotto, 50 gr di Parmigiano o Grana, 50 gr di mollica di pane. Ora procediamo così. Per prima cosa facciamo saltare in padella gli spinaci con olio e volendo uno spicchio d'aglio. Cotti che siano li tagliamo sottilmente. Nel mixer mettiamo prosciutto cotto e mollica di pane e frulliamo per ottenere un composto. In una ciotola aggiustando di sale e pepe mettiamo spinaci, prosciutto, pane e un uovo e amalgamiamo fino ad ottenere una farcia. Ora pariamo al tasca. Leviamo i nervetti e i grasselli dalla sottofesa e poi facciamo un tagli profondo in modo da creare una tasca. Farciamo la carne. Poi la leghiamo con lo spago alimentare ben stretta In una casseruola facciamo scaldare l'olio con gli odori ben sminuzzati. Una volta che abbiano peso colore cuociamo la fesa nella casseruola allungando se serve di quando in quando con un po' di acqua o sfumando con il vino bianco.Con questo menù potete cominciare con un Verdicchio Brut spumante, proseguire con un ottimo Cirò rosso calabrese e chiudere il pasto per i dolci con una Vernaccia di Serrapetrona amabile spumante. Questi vini vi costeranno 40 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="menu-da-200-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1774980688" data-use-pagination="False"> Menù da 200 euro Per arricchire i soliti antipasti che trionfano nela tavola di natale potete fare questa sfiziosissima portata di formaggio. Taleggio in crosta – Ci serve: una forma di taleggio di circa 600 gr, una confezione di pasta sfoglia già pronta, 80 gr di tartufo nero pregiato. Per preparare questo antipasto non dovete fare altro che foderare il Taleggio con la pasta sfoglia chiudendo ermeticamente. Sistemate il formaggio così chiuso sulla leccarda del forno e infornate a 200 gradi per venti minuti o fin quando la sfoglia non avrà preso colore. Portate in tavola e grattugiate generosamente tartufo su ogni fetta di "torta".Ecco un primo piatto da aggiungere a quelli già presenti per tradizione nel menù di Natale. Risotto al pino mugo- Ingredienti - 320 g di riso vialone nano, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, mezzo bicchiere di vino bianco (può essere il Trentodoc con cui fare l'abbinamento), mezza cipolla meglio se bianca o due cipollotti freschi, 1/4 di l di brodo vegetale, sale q.b. pepe q.b.3 noci di burro da aromatizzare con qualche goccia di olio di pino mugo, un cucchiaio di polvere di pino mugo, Trentingrana a piacere, gel al pino mugo, pancetta affumicata o speck 12 fette.Procedimento - Tagliate la cipolla e rosolatela nell'olio caldo. Aggiungete il riso e fatelo tostare per circa 2 minuti, bagnatelo con il vino bianco e cuocetelo con brodo. Dopo circa 15 minuti, aggiungete una spolverata di Trentingrana e le noci di burro al pino mugo. Il modo più semplice per prepararlo in città è prendere il burro e montarlo con qualche goccia di olio di pino mugo. Aggiungete la polvere di pino mugo e mantecate salando e pepando salate e pepate secondo i vostri gusti. Prima di servire ben caldo, spremete il succo di un mezzo limone e impiattate con le fettine di salume affumicato.Anche i secondi possono ricevere un arricchimento nordico. Eco un piatto che fa veramente festa e inverno.Stinco di maiale alla birra - Ingredienti - 4 stinchi di maiale,1 cipolla,1 gambo di sedano, 1 carota, 1 litro di birra (meglio scura) Rosmarino e timo freschi, Bacche di ginepro e grani di pepe nero, 2 chiodi di garofano, 2 spicchi d'aglio, Crauti, 1 kg di patate al forno, Olio extravergine di oliva del Garda, sale qb.Procedimento - Lasciar maturare per una notte in frigo in un contenitore gli stinchi con la birra, i rametti di timo fresco e rosmarino, un cucchiaino di pepe in grani e qualche bacca di ginepro frantumati al mortaio e gli spicchi d'aglio interi schiacciati. Al mattino scolare la carne senza buttare via la marinatura e asciugare gli stinchi tamponando con carta da cucina. In un tegame basso e largo versare un filo d'olio e fare un soffritto con le verdure tagliate grossolanamente con il rosmarino per un paio di minuti, aggiungere gli stinchi e rosolare per bene su ogni lato. Portare il forno a 180 gradi di temperatura e in una pirofila sistemare gli stinchi con il soffritto, il loro liquido e metà della birra di marinatura filtrata. Cuocere a 180° per circa due ore, irrorando regolarmente con la birra rimasta. Passare in fine cinque minuti al grill e servire con patate al forno e o crauti saltati in padella. Con questo nuovo menù l'abbinamento può essere un ottimo Trentodoc spumante per partire, poi un Pinot Nero dell'Alto Adige e a finire un Valpolicella ripasso. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 65 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pranzo-piu-ricco-a-natale-ecco-un-menu-rinforzato-2641673073.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="menu-da-300-euro" data-post-id="2641673073" data-published-at="1774980688" data-use-pagination="False"> Menù da 300 euro Un ulteriore antipasto che può essere proposto per un pranzo di natale molto ricco è oltre al consueto anche con questa propostaStrudel di culatello – Ci serve una confezione di pasta sfoglia, 150 gr di culatello di Zibello Dop tagliato sottilmente, cento grammi di Fontina Dop tagliata a fettine sottili, asparagi freschi un mazzo, 30 gr di burro, semi di papavero, un uovo. Procedete così. Mondate gli asparagi e lessateli ancora croccanti (meglio se a vapore) lasciateli raffreddare. Ora sulla leccarda del forno stendete la pasta sfoglia con la cartaforno ricopritela con il culatello lasciando in bordi liberi, sovrapponete al culatello la fontina e sistemate al centro gli asparagi che condirete con un po' di burro fuso. Chiudete la pasta sfoglia amò di strudel. Pennellate la sfoglia con il rosso dell'uovo e cospargetela di semi di papavero. Informate a 200 gradi a forno preriscaldato per una ventina di minuti.Ed ecco un altro primo da portare in tavola per arricchire il pranzo di Natale.Ravioli di mortadella al tartufo biancoIngredienti – (Per la pasta: le dosi sono per 4 porzioni) – 400 gr di farina 0, 4 uova, un pizzico di sale. (Per il ripieno) – 400 gr di ricotta di vacca o mista, 80 gr di Parmigiano Reggiano almeno 30 mesi grattugiato, 200 gr di Mortadella di Bologna Igp, noce moscata, sale e prezzemolo tritato fino qb, un uovo.(Per il condimento) 80 gr di burro di primo affioramento, un tartufo bianco.Procedimento – Per la pasta- sulla spianatoia fare la fontana di farina, rompere le quattro uva, aggiustare con il sale, impastare e poi stendere sottilmente.Per il ripieno – Passare al mixer la mortadella con l'aggiunta del prezzemolo, dopo una prima macinatura aggiungere la ricotta, il Parmigiano, l'uovo, aggiustare di sale e profumare con la noce moscata. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo, ma compatto.Dalla pasta ricavare dei quadrati ampi di almeno 4 centimetri di lato, farcirli co il composto di mortadella e richiuderli come un tortellino. Volendo si possono fare anche dei cerchi con il coppapasta e chiudere il raviolo a mò di mezzaluna. Pe evitare che si attacchino è buona norma cospargerli con un po' di semola di grano duro. Una volta ultimati i ravioli si cuociono in abbondante acqua salata. Non vanno stracotti perché bisogna apprezzare il contrasto tra la consistenza della pasta e la morbidezza del ripieno Si scolano e si condiscono con burro fuso a bagnomaria e abbondante lamellatura di tartufo bianco.Infine ecco una ricetta emilianissima ma perfetta per i giorni di festa.La Rosa di Parma – Ecco cosa occorre. 600 g di filetto di manzo 50 g di Parmigiano Reggiano a scaglie 6 fette di Prosciutto di Parma, 3 spicchi d'aglio, un rametto di rosmarino, 75 cl di Lambrusco, 25 cl di Marsala 100 g di panna, 1 dl d'olio d'oliva, 25 g di burro , sale e pepe q.b. tartufo nero almeno 80 gr. Ora procedete così. Ottenete aprendolo una sorta di "sfoglia di filetto". Salate e pepate la carne. Coprite l'interno del filetto con il Prosciutto di Parma a fette molto sottili ed il Parmigiano Reggiano a scaglie, arrotolartelo e legatelo con uno spago per alimenti o una rete da cucina in modo che non si apra durante la cottura. Su un fuoco di media intensità ponete una padella con l'olio extravergine d'oliva e il burro e, quando quest'ultimo si sarà sciolto, aggiungete l'aglio e il rosmarino tritati e, appena l'aglio risulterà dorato, unitevi il filetto e fatelo rosolare da tutti i lati facendogli prendere bene colore. Aggiungete quindi il vino Lambrusco ed il Marsala e portate a cottura in 20 minuti. Togliete quindi il filetto dalla casseruola. Versate nel fondo di cottura la panna, alzate la fiamma e fate restringere la salsa per qualche minuto fino a quando non diventerà un po' più densa. Regolatela di sale e pepe a piacere. Servite il filetto a fette grattugiando abbondante tartufo nero pregiato su ogni fetta.Oltre ai vini qui ci sono ingressi d'obbligo: il Lambrusco di Sorbara o un Lambrusco Maestri e il Marsala. A questi aggiungete per partire un Franciacorta oppure un Etna Spumante, proseguite con un Chianti Gran Selezione e finite o con Brunello di Montalcino o Barbaresco. Il costo di questi vini può aggirarsi sui 130 euro.
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Questa era costituita dall’art. 6, comma 2 bis del decreto legislativo n. 142/2015, nella parte in cui prevede che, qualora nei confronti dello straniero già trattenuto in un Cpr (Centro per il rimpatrio) in vista della sua espulsione dal territorio dello Stato sia stato disposto il trattenimento ad altro titolo, sostitutivo del primo, costituito dalla ritenuta pretestuosità della domanda di protezione internazionale da lui avanzata, e il relativo provvedimento non sia stato convalidato dal giudice, lo straniero non venga rilasciato ma resti trattenuto fino alla decisione sulla convalida dell’ulteriore provvedimento di trattenimento che, entro 48 ore dalla comunicazione della mancata convalida del precedente, il questore può adottare per taluna delle diverse ragioni previste dal comma 2 dello stesso, citato art. 6 del decreto legislativo n. 142/2015, tra le quali (come nel caso di specie) figura quella costituita dalla ritenuta pericolosità del soggetto desunta da precedenti condanne, anche non definitive. L’incostituzionalità di tale previsione - secondo la Cassazione, dalla quale era stata sollevata la relativa questione - derivava essenzialmente dal fatto che essa comportava il superamento del limite delle 96 ore complessive entro il quale, ai sensi dell’art. 13, secondo comma, della Costituzione, deve intervenire la convalida di qualsiasi provvedimento restrittivo della libertà personale adottato dall’autorità di pubblica sicurezza.
La Corte costituzionale non ha esaminato nel merito la suddetta questione, ma si è limitata a dichiararne l’inammissibilità per difetto di rilevanza ai fini della decisione che la Cassazione avrebbe dovuto adottare sul ricorso che, avverso la convalida del secondo provvedimento di trattenimento, era stato proposto dall’interessato; decisione il cui oggetto doveva essere soltanto la legittimità o meno di detta convalida e non anche l’avvenuto protrarsi del trattenimento fino al momento in cui essa era stata adottata. Nella parte finale della stessa sentenza, però («in cauda venenum») la Corte costituzionale ha chiaramente fatto capire che la medesima questione, se sollevata in un procedimento avente ad oggetto proprio la legittimità del protrarsi del trattenimento dopo la mancata convalida del primo provvedimento (quale proponibile, ad esempio, mediante un ricorso d’urgenza in sede civile) avrebbe buone probabilità di essere accolta. Di qui il suggerimento, da parte della stessa Corte, di un sollecito intervento del legislatore perché, pur perseguendo la legittima finalità di impedire un uso strumentale delle procedure in materia di protezione internazionale, venga assicurato il pieno rispetto delle esigenze di tutela della libertà personale a garanzia delle quali è posto l’articolo 13 della Costituzione.
Ad avviso di chi scrive il suggerimento meriterebbe, in questo caso, di essere accolto giacché, in effetti, la norma sospettata di incostituzionalità (introdotta nell’originario testo del decreto legislativo n. 142/2015 con un provvedimento di modifica emanato nello scorso anno), appare difficilmente conciliabile con il tassativo disposto dell’articolo 13, secondo comma, della Costituzione.
Il contrasto potrebbe, tuttavia, essere facilmente eliminato prevedendo, ad esempio, che, nel caso in cui già in partenza ricorrano tanto una o più delle condizioni indicate nell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 142/2015, quanto l’ulteriore condizione, indicata nel successivo comma 3 e costituita dalla ritenuta pretestuosità della richiesta di protezione internazionale, il trattenimento del richiedente venga disposto con unico provvedimento, motivato con riferimento ad entrambe le condizioni e soggetto, quindi, ad un’unica procedura di convalida.
L’ occasione potrebbe essere, tuttavia, propizia per chiedersi se, più in generale, sia davvero imprescindibile modellare, come ora avviene, l’intera disciplina dei trattenimenti previsti, a vario titolo, dalle norme sull’immigrazione, secondo lo schema dettato dall’articolo 13 della Costituzione, nonostante che ciò non sia richiesto dalle direttive dettate dall’Unione europea. Tanto l’articolo 9 dell’ancora vigente direttiva n. 33/2013 quanto l’articolo 11 di quella n. 1346/2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, prevedono, infatti, espressamente, che, ai fini del controllo giurisdizionale sui provvedimenti che dispongono il trattenimento di stranieri in apposite strutture, in attesa della definizione della loro posizione, possano prevedersi, in alternativa a procedure d’ufficio - quali sono, in Italia, quelle di convalida modellate sull’articolo 13 della Costituzione - procedure da attivarsi solo su richiesta dell’interessato e da definirsi entro determinati, ristretti termini. Procedure, quelle ora dette, che, peraltro, sarebbero perfettamente in linea anche con l’articolo 6 della Cedu (Convenzione europea sui diritti dell’uomo) recepita in Italia con la legge n. 848/1955, in base al quale solo chi sia stato arrestato per essere messo a disposizione di un’autorità giudiziaria dev’essere «al più presto» condotto davanti a quest’ultima per l’esame della sua posizione mentre in ogni altro caso di privazione della libertà personale, ivi compreso quello dell’arresto o della detenzione di uno straniero nei cui confronti sia in corso un procedimento di espulsione (lett. F), è solo previsto «il diritto di presentare un ricorso davanti ad un tribunale».
Non sembra potersi dubitare che prevedere la sola possibilità di un tale ricorso da parte dell’interessato in luogo della procedura obbligatoria di convalida, da attivarsi d’ufficio e da concludersi entro ristrettissimi limiti temporali, a pena di caducazione dei provvedimenti di trattenimento, gioverebbe non poco alla efficacia del sistema di controllo dell’immigrazione irregolare. Né sembra potersi dire che in tal modo si creerebbe inevitabilmente un contrasto con l’articolo 13 della Costituzione. Va infatti osservato, a quest’ultimo riguardo, che l’articolo 117 della Costituzione pone sullo stesso piano, nel fissare gli obblighi cui deve attenersi il legislatore ordinario, il rispetto della Costituzione e quello «dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Ne deriva che una norma ordinaria che si attenga a quanto previsto dalle direttive europee e dalla Cedu non potrebbe mai essere ritenuta contraria alla Costituzione salvo il caso (stando alla teoria dei cosiddetti «controlimiti» elaborata proprio dalla Corte costituzionale) in cui cozzi manifestamente con taluno dei principi costituzionali da considerarsi come fondamentali e inderogabili. E non sembra che tra essi possano comprendersi le modalità ed i termini stabiliti dall’articolo 13 della Costituzione ai fini del controllo giudiziario sui provvedimenti limitativi della libertà personale adottati dall’autorità di pubblica sicurezza, quando quel controllo, in determinate materie disciplinate da fonti comunitarie o convenzionali, sia, comunque, adeguatamente assicurato ad eventuale iniziativa dell’interessato.
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«Non abbiam bisogno di parole» (Netflix)
Quel film, poi, avrebbe fatto il giro del mondo, accolto con meno clamore e lacrime di quelle riscosse in patria, ma con gli stessi sorrisi. Un po' dolci e inebetiti, quei sorrisi che, un decennio più tardi, sarebbero comparsi sui volti della dirigenza Netflix, inducendola a produrre una versione inedita de La famiglia Bélier, una versione italiana.
Non abbiam bisogno di parole, disponibile online a partire da venerdì 3 aprile, è pressoché identico al corrispettivo francese. E, come l'originale, porta chi guardi all'interno di una famiglia unica, dove le parole non sono chiamate a codificare (e decodificare) la comunicazione. La famiglia Musso è fatta di genitori affetti da una sordità profonda. Non parlano, né esiste apparecchio che possa aiutarli a farlo. I due comunicano a gesti e sono questi gesti che hanno insegnato ai figli. Uno, come loro affetto da sordità profonda. L'altra, dotata di un udito e di una capacità linguistica ordinaria. Elettra, all'interno della famiglia Musso, è l'unica persona che possa capire e parlare, e a lei i genitori, proprietari di una fattoria, hanno demandato i rapporti con l'esterno. Elettra, pur studentessa in un liceo, gestisce gli affari della fattoria, i rapporti con i commercianti. Vende, tratta, parla. E, intanto, cerca di trovare una propria strada nel mondo.
Pensava avrebbe finito per vivere in eterno con i genitori, così da arrivare dove loro non possono. Invece, l'incontro fortuito con un'insegnante di canto - Serena Rossi, nella pellicola di Netflix - le spariglia le carte. Elettra, una Sarah Toscano al suo esordio da attrice, scopre di avere una voce fuori dal comune, un talento immenso. Sembra nata per cantare, ed è questo che cerca di spiegare ai genitori, scegliendo da sé di sostenere un provino per entrare all'interno di una scuola di canto. Se la prendessero, si trasferirebbe altrove, la valigia piena di sogni che mamma e papà, in prima battuta, non paiono capire. Elettra piange, s'arrabbia e dispera. I Musso storcono il naso, la accusano di abbandono, di incuria, di non avere a cuore l'interesse della famiglia. Poi, come spesso accade nelle commedie di genere, fanno retromarcia e con Elettra si incontrano a metà strada, dove ha luogo il compromesso. Un'epifania in musica, più trascinante di quella che ha segnato La Famiglia Bélier accompagna Non abbiam bisogno di parole, leggero e trascinante come solo i musical sanno essere.
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Getty Images
Ma in tempi di prezzi del petrolio impazziti, di inflazione in rampa di lancio e bollette pronte a riprendere la corsa, la preoccupazione prevale sulla speranza per il futuro che per forze di cose dovrà basarsi sulle nuove tecnologie.
Al di là dell’aspetto comunicativo resta il dato di fatto: con l’accordo che ha coinvolto direttamente Mimit e Invitalia (lo Stato ci mette 1,3 miliardi) l’Italia fa un passo in avanti fondamentale nella corsa all’Ia e ai nuovi software che rappresentano il campo di battaglia della nuova competizione industriale. Sanità, automotive, telecomunicazioni, data center dipendono dai semiconduttori e nel maxi impianto piemontese si lavorerà alla trasformazione del wafer grezzo (il disco di silicio) in un chip funzionante attraverso le varie fasi: dai test fino ad arrivare ai processo finali di packaging e back end.
Non è un mistero che l’Europa sia partita nettissimo in ritardo rispetto al resto del mondo e che per recuperare terreno abbia bisogno di investimenti ambiziosi. Oggi i numeri dicono che il Vecchio Continente è completamente dipendente dalla produzione si semiconduttori asiatici e la sfida (ai limiti dell’impossibile) e passare dal 10 al 20% della fabbricazione di chip mondiali entro il 2030.
Ecco perché Novara può diventare centrale.
Il lavoro sul packaging (una sorta di rivestimento per il disco di silicio) rappresenta un unicum e una volta che il sito piemontese sarà andato a regime (la data per l’inizio della produzione è il 2028) potrebbe contribuire in modo decisivo ad affrancare Roma, Parigi e Berlino dalla loro «sottomissione».
E visto che parliamo di know how, viene difficile non evidenziare il ruolo di Silicon Box. Prima che finanziario, determinante per le conoscenza tecnologiche avanzate. La startup di Singapore, nata nel 2021, è un unicum nel suo genere perché riunisce le storie e le esperienze parallele di tre tra i massimi esperti mondiali in materia di semiconduttori: Byung Joon Han, Sehat Sutardja e Weili Dai. Il focus è quello sui chiplet - piccoli chip modulari che vengono combinati per creare processori più potenti ed efficienti con una funzione essenziale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dell’high-performance computing. Tre anni fa Silicon Box ha inaugurato a Singapore uno stabilimento avanzato da 2 miliardi di dollari: una struttura di 73.000 metri tra le più avanzate al mondo. E pochi mesi dopo si è immediatamente messo a raccogliere altri capitali da investire.
Circa un paio di miliardi sono andati verso l’Italia che ha avuto il grande merito di crederci sempre. Anche perché in diversi momenti l’affare (che era stato annunciato ufficialmente nel giugno del 2024) sembrava sul punto di saltare.
Ora, per il ministro Urso e il governo, è il momento di raccogliere i frutti di un’operazione che restituisce centralità al Paese e rafforza il suo ruolo strategico per l’Europa.
Parliamo di 1.600 posti di lavoro diretti (tra ingegneri, tecnici specializzati e operatori di linee di produzione avanzate) e di altre centinaia di posizioni legati all’indotto: dai fornitori fino alla logistica. Con previsioni che arrivano a stimare la nascita complessiva di circa 3.000 nuovi impieghi.
Non solo. Perché la Commissione Europea ha riconosciuto al progetto lo status di “Open EU Foundry”. Che vuol dire avere una posizione privilegiata nell’ambito del piano per rafforzare la produzione di semiconduttori in Europa (l’European Chips Act). Che si sostanzia in procedure amministrative accelerate, accesso prioritario alle infrastrutture di ricerca finanziate dall’Ue e più visibilità e sostegno strategico da parte di Bruxelles.
Insomma, la strada si è messa in discesa. E il governo, che nel 2024 è arrivato ad attrarre circa 35 miliardi di investimenti esteri greenfield (impianti costruiti ex novo) ed è balzato di tre posizioni nel Fdi Confidence Index, il principale indicatore internazionale sulle operazioni transfrontaliere (dall’undicesimo all’ottavo posto), non vuol perdere l’abbrivio. A breve sono infatti attesi nuovi importanti accordi di sviluppo sulla microelettronica.
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Imagoeconomica
Negli ultimi giorni - come quasi sempre accade - vengono contemporaneamente blanditi e bastonati. Da una parte se ne celebra il fondamentale ruolo nella vittoria referendaria del No. I principali quotidiani progressisti ne glorificano il ritrovato afflato politico e militante, applaudono alla loro calata nelle piazze. Molti fini editorialisti sono rimasti piacevolmente turbati alla vista di ragazze e ragazzi che sfilavano come una variegata truppa riunita sotto lo slogan No Kings, e subito si sono precipitati a indicare in essi il motore della rinascita democratica occidentale dopo l’exploit di populisti e sovranisti.
Allo stesso tempo, però, gli stessi media riportano commenti addolorati e gonfi di preoccupazione sulla medesima - per quanto evanescente - categoria sociale. Soprattutto alla luce di alcuni episodi particolarmente brutali: l’aggressione a colpi di coltello a una professoressa da parte di un tredicenne bergamasco e l’ultimo caso di una triste serie, ovvero il fermo a Perugia di un diciassettenne che progettava attacchi terroristici sulla base di piani condivisi in un gruppo Telegram. Anche qui si tende a scomodare, spesso impropriamente, la politica: c’è pure chi dice che la violenza esplosiva e spesso inaspettata di questi minorenni sia diretta conseguenza della ferocia e della polarizzazione del dibattito pubblico. Per carità, può anche darsi che ciò influisca. Ma la sensazione è che tali analisi siano un filo viziate. Che si voglia cioè sfruttare alcuni casi estremi per suggerire che derivino dall’espansione delle destre politiche. Non è casuale che si insista con particolare compiacimento a rimarcare il carattere neonazista dei deliranti manifesti che alcuni attentatori o aspiranti tali, per lo più minorenni, diffondono online.
È bene dunque sgombrare il campo da alcuni equivoci. La destra identitaria e a maggior ragione la destra istituzionale non hanno nulla a che fare con le forme di neonazismo digitale a cui alcuni minori si abbeverano (tra questi sicuramente il diciassettenne di Perugia e forse pure il tredicenne di Bergamo). Lo dimostra il fatto che la Werwolf Division, a cui si rivolgeva lo stragista in erba fermato ieri, è già attenzionata da anni e nel 2024 alcuni dei suoi simpatizzanti italiani parlavano di uccidere Giorgia Meloni. Va inoltre ricordato che stiamo parlando di fenomeni che, per quanto spaventosi, sono circoscritti e non sono il necessario quanto inevitabile approdo del tanto discusso «disagio giovanile», che da decenni è uno scudo comodo dietro cui nascondere qualsiasi cosa. Ci sono ragazzi che pensano con la propria testa, che agiscono politicamente con consapevolezza, da una parte e dall’altra.
Tuttavia, se volessimo individuare un elemento che tenda ad accomunare i casi più problematici e che riemerge con costanza a ogni latitudine, forse dovremmo concentrarci sulla manipolazione. I cosiddetti giovani, soprattutto quelli che si collocano appena sotto o appena sopra il limite della maggiore età sono, e non da oggi, tra le fasce più malleabili della popolazione. E purtroppo l’attualità ce lo dimostra. Potremmo spingerci a dire, senza timore di esagerare troppo, che tra certe esplosioni di piazza e i casi dei singoli violenti vi sia soltanto una differenza di intensità di tale manipolazione. I social network hanno imposto a intere generazioni parole d’ordine che vengono ribadite pure nei cortei e che producono rivendicazioni in serie. Prima si va tutti in piazza contro il riscaldamento globale, poi per la Palestina, poi per questo o quel presunto diritto, poi ancora per dire un generico No al sistema o a ciò che viene presentato come tale. Solitamente, e con maggiore evidenza negli ultimi anni, la manipolazione fa leva sull’alienazione della realtà, sulla costruzione di un mondo artificiale che viene percepito come giusto e auspicabile. Nella forma più blanda tale alienazione si manifesta ad esempio nella convinzione che esistano non due ma decine di sessi, cosa smentita dalla realtà, dalla biologia e dal buonsenso. Nei frangenti più estremi - ed evidentemente molto più pericolosi - l’alienazione, unita all’isolamento sociale, crea bolle pazzesche di oscurità e perversione come quelle del nazi-satanismo accelerazionista deflagrato negli Usa e giunto anche in Italia, come dimostra la vicenda di Perugia. Parliamo di una ideologia di morte che in qualche modo trascende le divisioni politiche e punta alla concretizzazione del caos totale, che può essere raggiunto attraverso la perpetuazione di abiezioni di ogni genere.
Intendiamoci: non significa che tutto sia identico e che le spinte ideologiche si equivalgano, che certo attivismo sia analogo ai temibili satanisti digitali. Significa semmai che esistono tratti comuni, che i social network sono un potentissimo strumento di manipolazione e di separazione dalla realtà capaci di produrre mostri più o meno malvagi. Se si vuole comprendere l’alienazione di cui parliamo - in parte affrontata da serie tv come Adolescence (il cui creatore, guarda caso, ha scelto di recente di portare sullo schermo Il signore delle mosche, potentissimo racconto del Male che avvince i giovanissimi) - lo strumento ideale è il romanzo Amygdalatropolis, che racconta la discesa agli inferi di un giovane che si separa dal mondo e si immerge negli abissi del Web.
L’antidoto a questo tipo di degenerazioni è uno soltanto: il ripristino del contatto con la realtà, il ritorno al reale. Ed è esattamente qui che sta il punto: tale ritorno non può essere parziale. Detto altrimenti: non si possono condannare la manipolazione e la alienazione a corrente alternata. Non si può celebrare l’indottrinamento dei più giovani quando fa comodo alla causa (soprattutto progressista) e al contempo biasimarlo e piagnucolare per l’isolamento e il lavaggio del cervello quando tutto sfugge terribilmente di mano. Invece, la sensazione è che finché i cosiddetti giovani marciano con slogan triti e si intruppano a beneficio della retorica liberal-progressista dominante li si applaude perché sono funzionali. E ci si accorge dei danni da condizionamento social solamente in poche raccapriccianti occasioni, di cui poi si cercano gli inneschi sempre dove fa comodo, e cioè lontano dal cuore del problema.
Chi in questi anni e ancora oggi continua a magnificare lo strabiliante progresso agevolato dalla rivoluzione digitale, quando si spaventa per le bestie maligne che questo progresso genera suona leggermente ipocrita: o molto stupido o molto disonesto.
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