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2023-04-10
Dalla piazza reale a quella virtuale: le nuove forme di tensione degli antagonisti
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Ansa
L’attacco delle scorse settimane alle macchinette per le sigarette in solidarietà all’anarchico Alfredo Cospito, ancora in sciopero della fame e al 41 bis, potrebbe rappresentare un punto di svolta per le proteste del mondo antagonista. La notizia ha avuto un grande eco in tutto il mondo. E c'è persino chi ha approfittato di trovare le sigarette a soli 10 centesimi, anche se rischia una denuncia. Come è noto, da ormai 4 anni stiamo vivendo un rinascimento a livello digitale. Iot (internet of things), Machine Learning, Intelligenza Artificiale e Blockchain sono diventati le nostre nuove parole d’ordine. E questa Digital Transformation sta creando nuove opportunità per il CyberCrime e sono nate nuovi modelli di attacchi informatici. È quella che più di un esperto ha definitto l’era della CyberCrime Evolution.
«La facilità con cui ormai è possibile procurarsi strumenti informatici di attacco a reti e sistemi digitali porta il web ad essere un terreno di scontro e di lotta politica tanto quanto le piazze. In tutta Europa si stanno conoscendo tensioni sociali e forti contrapposizioni, con la mobilitazione fisica di migliaia di persone in segno di protesta alle politiche dei vari govern» spiega Pierguido Iezzi, Ceo di Swascan (Tinexta Group. «La protesta digitale è il risultato di una semplice equazione dove vengono soppesati motivazioni mezzi e opportunità. Nel contesto tecnologico dei nostri tempi, è del tutto normale che agli scontri di piazza e alle manifestazioni anche dure di dissenso sul piano fisico corrisponda un analogo digitale. Non possiamo escludere che nei prossimi mesi a un montare delle proteste avanzi di pari passo un’escalation di questa tipologia di attacchi cyber, questa volta di matrice politica e non criminale». Del resto, è estremamente vario e articolato ormai il mondo dei cybercriminali informatici. E ormai rischia di passare dalla piazza reale a quella virtuale.
Ne parlano anche i nostri 007 nell’ultima relazione al parlamento, quando la nostra intelligence spiega come sia stata rilevata tra le frange antagoniste «una diffusione di narrativa tesa a coniugare antimilitarismo, problematiche lavorative, carovita, sostegno ai migranti, questione ambientale e dossier energetico, con l’intento apparso nei fatti, tuttavia, velleitario – di creare cartelli mobilitativi il più possibile unitari e coesi in grado di attribuire maggior peso e visibilità alle proteste». E anzi, «si sono evidenziati tentativi di avviare processi di convergenza anche tra diverse lotte territoriali, come, ad esempio, le mobilitazioni locali che si oppongono, in varie aree del Paese, alle linee ferroviarie ad alta velocità, rivisitate in chiave antimilitarista in relazione al presunto uso di tali infrastrutture per finalità di logistica militare». A questo si aggiungono anche le realtà di estrema destra dove si è confermato un pericolo in costante crescita l’attivismo sul web delle reti internazionali del suprematismo e dell’“accelerazionismo”, «diffusori d’impulsi antisistema d’impronta razziale in grado di esaltare sentimenti di rancore sociale incitare a una risposta violenta e indiscriminata contro il “sistema”».
Secondo quanto emerso da diverse operazioni di polizia, «tali ambienti si caratterizzano per l’assenza di una precisa ideologia di riferimento, trattandosi piuttosto di realtà “fluide”, in cui i soggetti coinvolti, spesso giovani, maturano percorsi di radicalizzazione, attingendo, soprattutto in rete, a un diversificato ventaglio di materiale propagandistico, anche di matrice jihadista». Come detto gli attacchi cyber continuano. Quelli contro le macchinette elettroniche possono essere solo l’inizio di una nuova escalation. Al momento le azioni in danno di obiettivi pubblici (43%, in calo di 26 punti percentuali) hanno riguardato per lo più le amministrazioni centrali dello Stato (62% del totale, valore in aumento di 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e infrastrutture riferibili a enti locali e strutture sanitarie (per un complessivo 20% sul totale).
Nella prima parte del 2023 sono state rilevate campagne ostili nei confronti di realtà pubbliche e private operanti nel settore sanitario, dalle quali – anche attraverso lo sfruttamento di vulnerabilità di tipo Sql Injection le formazioni più attive in territorio nazionale (tra cui AnonGhost e LulzSec Ita) hanno esfiltrato dati sensibili ovvero installato “backdoor” su risorse digitali riconducibili ad alcune aziende aanitarie locali e associazioni sindacali di professioni sanitarie. Al di fuori di queste azioni, è stata registrata una progressiva destrutturazione dei gruppi hacktivisti nazionali, in un contesto, tuttavia, nel quale sono stati rilevati fenomeni di aggregazione spontanea di cellule minori collegati al conflitto russo-ucraino a sostegno delle offensive digitali promosse da Anonymous International.
Negli Stati Uniti vengono hackerati anche i benzinai
La domotica è quella scienza che sfrutta i computer e l’elettronica per il controllo intelligente di dispositivi, in un ambiente domestico. E' il cosiddetto internet delle cose, dal momento che i sistemi domotici sono ormai tantissimi, dal semplice controllo remoto di luci, ad un più intelligente network di micro-controllori e sensori sparsi per casa. I benefici possono essere tanti, soprattutto per persone affette da disturbi motori o malattie. Molti compiti e processi quotidiani sono automatizzati da macchine sempre più specializzate, si pensi alle lavatrici o ai frigoriferi. Ci sono ormai elettrodomestici che sono stati sviluppati per semplificare e ridurre la quantità di lavoro nel lavaggio della biancheria o anche nella classificazione dei cibi, per preservarli meglio o . Mentre i sistemi di allarme sostituiscono le sentinelle nelle mansioni di guardia e sicurezza. Sono tutti esempi d’automazione, piccoli tasselli di domotica a cui nessuno riesce più a rinunciare. Ma è un rischio. L’interconnessione continua tra gli oggetti e la loro eterogeneità rende questo insieme di macchine intelligenti una perfetta occasione per potenziali criminali informatici per lanciare un attacco.
L’internet delle cose IoT (Internet of Things) è potenzialmente installabile anche in una struttura datata, basta che abbia energia e connessione internet. Più è innovativo, più è perforabile. L’Intelligenza Artificiale riesce a far gestire da remoto molti processi come il riscaldamento, l’illuminazione, la sicurezza dagli allarmi e le telecamere a circuito chiuso in un’unica interfaccia. Perciò l’ecosistema tecnologico deve essere degno di fiducia, troppo spesso in antitesi con la crescita accelerata in campo design e funzionalità per il continuo evolversi dell’high tech. Questo però comporta insidie potenziali in un'abitazione controllata e gestita da remoto, infatti può essere facile obiettivo per gli hackers a caccia di dati personali, immagini, video, audio e informazioni sensibili per furti, sia fisici che di identità.
E poi ci possono essere appunto i casi di attacco hacker alle macchinette per le sigarette, con scritte a favore di Alfredo Cospito e la vendita di bionde ad appena 10 centesimi. Ma negli scorsi anni negli Stati Uniti furono attaccate anche le pompe di benzina per ridurre i prezzi del carburante. La maggior parte delle stazioni di servizio americane utilizza pompe della Wayne Fueling Systems o della Gilbarco Veeder-Root. Gli hacker utilizzando diversi metodi-. A volte bastano persino dei controller a distanza, alcuni in vendita persino su eBay. Ma ci sono stati anche casi di hackeraggio di bancomat, senza nemmeno attraversare l'oceano. Nel 2021 in provincia di Venezia alcuni ladri avevano deciso di assaltare i bancomat della Carige di Mira e di Noale. Non avevano fatto il minimo rumore, perchè hackerando lo sportello elettronico erano riusciti a prelevare 200.000 euro.
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L'attacco alle macchinette di sigarette di poche settimane fa potrebbe rappresentare un punto di svolta per i gruppi di protesta, anarchici, di sinistra e di destra. «La facilità con cui ormai è possibile procurarsi strumenti informatici di attacco a reti e sistemi digitali porta il web ad essere un terreno di scontro e di lotta politica tanto quanto le piazze», spiega Pierguido Iezzi, ceo di Swascan. A essere colpiti potrebbero essere anche apparecchi come pompe di benzina o bancomat. La stessa criminalità organizzata potrebbe approfittare di queste vulnerabilità. L’interconnessione continua tra oggetti e la loro eterogeneità rende questo insieme di macchine intelligenti occasioni per potenziali criminali informatici per lanciare un attacco.Lo speciale contiene due articoliL’attacco delle scorse settimane alle macchinette per le sigarette in solidarietà all’anarchico Alfredo Cospito, ancora in sciopero della fame e al 41 bis, potrebbe rappresentare un punto di svolta per le proteste del mondo antagonista. La notizia ha avuto un grande eco in tutto il mondo. E c'è persino chi ha approfittato di trovare le sigarette a soli 10 centesimi, anche se rischia una denuncia. Come è noto, da ormai 4 anni stiamo vivendo un rinascimento a livello digitale. Iot (internet of things), Machine Learning, Intelligenza Artificiale e Blockchain sono diventati le nostre nuove parole d’ordine. E questa Digital Transformation sta creando nuove opportunità per il CyberCrime e sono nate nuovi modelli di attacchi informatici. È quella che più di un esperto ha definitto l’era della CyberCrime Evolution. «La facilità con cui ormai è possibile procurarsi strumenti informatici di attacco a reti e sistemi digitali porta il web ad essere un terreno di scontro e di lotta politica tanto quanto le piazze. In tutta Europa si stanno conoscendo tensioni sociali e forti contrapposizioni, con la mobilitazione fisica di migliaia di persone in segno di protesta alle politiche dei vari govern» spiega Pierguido Iezzi, Ceo di Swascan (Tinexta Group. «La protesta digitale è il risultato di una semplice equazione dove vengono soppesati motivazioni mezzi e opportunità. Nel contesto tecnologico dei nostri tempi, è del tutto normale che agli scontri di piazza e alle manifestazioni anche dure di dissenso sul piano fisico corrisponda un analogo digitale. Non possiamo escludere che nei prossimi mesi a un montare delle proteste avanzi di pari passo un’escalation di questa tipologia di attacchi cyber, questa volta di matrice politica e non criminale». Del resto, è estremamente vario e articolato ormai il mondo dei cybercriminali informatici. E ormai rischia di passare dalla piazza reale a quella virtuale. Ne parlano anche i nostri 007 nell’ultima relazione al parlamento, quando la nostra intelligence spiega come sia stata rilevata tra le frange antagoniste «una diffusione di narrativa tesa a coniugare antimilitarismo, problematiche lavorative, carovita, sostegno ai migranti, questione ambientale e dossier energetico, con l’intento apparso nei fatti, tuttavia, velleitario – di creare cartelli mobilitativi il più possibile unitari e coesi in grado di attribuire maggior peso e visibilità alle proteste». E anzi, «si sono evidenziati tentativi di avviare processi di convergenza anche tra diverse lotte territoriali, come, ad esempio, le mobilitazioni locali che si oppongono, in varie aree del Paese, alle linee ferroviarie ad alta velocità, rivisitate in chiave antimilitarista in relazione al presunto uso di tali infrastrutture per finalità di logistica militare». A questo si aggiungono anche le realtà di estrema destra dove si è confermato un pericolo in costante crescita l’attivismo sul web delle reti internazionali del suprematismo e dell’“accelerazionismo”, «diffusori d’impulsi antisistema d’impronta razziale in grado di esaltare sentimenti di rancore sociale incitare a una risposta violenta e indiscriminata contro il “sistema”». Secondo quanto emerso da diverse operazioni di polizia, «tali ambienti si caratterizzano per l’assenza di una precisa ideologia di riferimento, trattandosi piuttosto di realtà “fluide”, in cui i soggetti coinvolti, spesso giovani, maturano percorsi di radicalizzazione, attingendo, soprattutto in rete, a un diversificato ventaglio di materiale propagandistico, anche di matrice jihadista». Come detto gli attacchi cyber continuano. Quelli contro le macchinette elettroniche possono essere solo l’inizio di una nuova escalation. Al momento le azioni in danno di obiettivi pubblici (43%, in calo di 26 punti percentuali) hanno riguardato per lo più le amministrazioni centrali dello Stato (62% del totale, valore in aumento di 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente) e infrastrutture riferibili a enti locali e strutture sanitarie (per un complessivo 20% sul totale). Nella prima parte del 2023 sono state rilevate campagne ostili nei confronti di realtà pubbliche e private operanti nel settore sanitario, dalle quali – anche attraverso lo sfruttamento di vulnerabilità di tipo Sql Injection le formazioni più attive in territorio nazionale (tra cui AnonGhost e LulzSec Ita) hanno esfiltrato dati sensibili ovvero installato “backdoor” su risorse digitali riconducibili ad alcune aziende aanitarie locali e associazioni sindacali di professioni sanitarie. Al di fuori di queste azioni, è stata registrata una progressiva destrutturazione dei gruppi hacktivisti nazionali, in un contesto, tuttavia, nel quale sono stati rilevati fenomeni di aggregazione spontanea di cellule minori collegati al conflitto russo-ucraino a sostegno delle offensive digitali promosse da Anonymous International. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/piazza-reale-virtuale-protesta-antagonisti-2659747275.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="negli-stati-uniti-vengono-hackerati-anche-i-benzinai" data-post-id="2659747275" data-published-at="1680785739" data-use-pagination="False"> Negli Stati Uniti vengono hackerati anche i benzinai La domotica è quella scienza che sfrutta i computer e l’elettronica per il controllo intelligente di dispositivi, in un ambiente domestico. E' il cosiddetto internet delle cose, dal momento che i sistemi domotici sono ormai tantissimi, dal semplice controllo remoto di luci, ad un più intelligente network di micro-controllori e sensori sparsi per casa. I benefici possono essere tanti, soprattutto per persone affette da disturbi motori o malattie. Molti compiti e processi quotidiani sono automatizzati da macchine sempre più specializzate, si pensi alle lavatrici o ai frigoriferi. Ci sono ormai elettrodomestici che sono stati sviluppati per semplificare e ridurre la quantità di lavoro nel lavaggio della biancheria o anche nella classificazione dei cibi, per preservarli meglio o . Mentre i sistemi di allarme sostituiscono le sentinelle nelle mansioni di guardia e sicurezza. Sono tutti esempi d’automazione, piccoli tasselli di domotica a cui nessuno riesce più a rinunciare. Ma è un rischio. L’interconnessione continua tra gli oggetti e la loro eterogeneità rende questo insieme di macchine intelligenti una perfetta occasione per potenziali criminali informatici per lanciare un attacco. L’internet delle cose IoT (Internet of Things) è potenzialmente installabile anche in una struttura datata, basta che abbia energia e connessione internet. Più è innovativo, più è perforabile. L’Intelligenza Artificiale riesce a far gestire da remoto molti processi come il riscaldamento, l’illuminazione, la sicurezza dagli allarmi e le telecamere a circuito chiuso in un’unica interfaccia. Perciò l’ecosistema tecnologico deve essere degno di fiducia, troppo spesso in antitesi con la crescita accelerata in campo design e funzionalità per il continuo evolversi dell’high tech. Questo però comporta insidie potenziali in un'abitazione controllata e gestita da remoto, infatti può essere facile obiettivo per gli hackers a caccia di dati personali, immagini, video, audio e informazioni sensibili per furti, sia fisici che di identità.E poi ci possono essere appunto i casi di attacco hacker alle macchinette per le sigarette, con scritte a favore di Alfredo Cospito e la vendita di bionde ad appena 10 centesimi. Ma negli scorsi anni negli Stati Uniti furono attaccate anche le pompe di benzina per ridurre i prezzi del carburante. La maggior parte delle stazioni di servizio americane utilizza pompe della Wayne Fueling Systems o della Gilbarco Veeder-Root. Gli hacker utilizzando diversi metodi-. A volte bastano persino dei controller a distanza, alcuni in vendita persino su eBay. Ma ci sono stati anche casi di hackeraggio di bancomat, senza nemmeno attraversare l'oceano. Nel 2021 in provincia di Venezia alcuni ladri avevano deciso di assaltare i bancomat della Carige di Mira e di Noale. Non avevano fatto il minimo rumore, perchè hackerando lo sportello elettronico erano riusciti a prelevare 200.000 euro.
Contingente italiano sbarcato nella baia di Suda, isola di Creta (Getty Images)
Era il 28 maggio 1896 quando tre navi da guerra gettarono l’ancora nella baia di Suda, sull’isola di Creta. Una delle tre batteva la bandiera della Regia Marina italiana. Era l’incrociatore «Piemonte», sotto la guida del comandante Alfonso de Orestis e del capitano in seconda Paolo Thaon di Revel, futuro Capo di Stato Maggiore durante la Grande Guerra e in seguito ministro della Marina. A poca distanza dal «Piemonte» si trovavano la corazzata francese «Neptune» e la «Hood», corazzata della Royal Navy britannica. Perché quelle tre imbarcazioni si trovavano laggiù? I motivi sono da ricercare nella storia dell’isola di Creta, all’epoca dei fatti governata dall’impero Ottomano, che l’aveva strappata al dominio veneziano nel 1669.
La composizione etnico-religiosa dell’isola fece da volano nei due secoli di dominazione della Sacra Porta. La maggioranza della popolazione era di origini greche e di religione cristiano-ortodossa mentre la minoranza dominante era musulmana. Gli attriti tra le due comunità cretesi aumentarono con la sollevazione della Grecia, a cui seguì l’indipendenza dopo i moti del 1821. Il malcontento dei cristiani esplose più volte negli anni, come nel caso della rivolta del 1866-1869, terminata con il massacro della popolazione filoellenica. Per il timore di un’espansione della protesta ai Balcani, il governo turco concesse una serie di riforme e pose a capo dell’isola un cristiano, Alexander Kharatheodori. La svolta non servì tuttavia a lenire le gravi tensioni etniche e religiose perché i musulmani dell’isola non accettarono la guida di un cristiano e iniziarono una serie di violenze contro la popolazione. L’11 maggio 1896 si perpetrò il massacro dei cristiani di Canea e anche ad Heraklion vi furono scontri, saccheggi e omicidi. I nuovi disordini di Creta attirarono l’attenzione delle diplomazie europee, già in allarme nei confronti dell’impero turco per il massacro degli Armeni di Anatolia del 1895. L’equilibrio nel Mediterraneo era a rischio. Fu soprattutto quest’ultimo aspetto a mettere in moto le diplomazie francesi, inglesi ed italiane per un intervento diretto formalmente a proteggere i propri connazionali residenti a Creta. Per l’Italia guidata da Antonio di Rudinì, la crisi cretese si mostrò come un’occasione imperdibile, dopo la sconfitta coloniale di Adua, per mantenere il ruolo di potenza nell’area del Mediterraneo e per proteggere gli interessi economici messi a rischio dalle tensioni tra Atene e la Sublime Porta. L’intervento a tre, discusso per l’Italia dal ministro della Marina Benedetto Brin, rappresentò una sorta di alleanza militare di peacekeeping ante litteram.
Dalla rada di Suma, le navi della coalizione europea inviarono uomini con le lance con compiti di deterrenza e di recupero dei connazionali che chiedevano protezione. Il compito di gestire le operazioni di terra dell’equipaggio del «Piemonte» fu affidato a Thaon di Revel. Nei giorni successivi, nonostante la presenza delle navi estere e la pressione diplomatica, la situazione a Creta non parve migliorare. Si temette da subito un’escalation anche per l’atteggiamento del governo di Atene, deciso a dare una spallata alla situazione di Creta fomentando l’insurrezione, in vista di una futura annessione dell’isola. Per le continue violenze tra le fazioni, anche se l’arrivo delle navi estere placò momentaneamente gli animi di fronte alle artiglierie e alle armi caricate sulle lance, fu deciso un rafforzamento della presenza della Regia Marina. Nel mese di giugno giunse a Creta la «Vesuvio», incrociatore comandato dal Capitano Umberto De La Tour, seguita dalla «Liguria», dall’«Etna» e dalla «Morosini». Nei primi mesi del 1897 la situazione dell’isola non parve migliorare. Fu la premessa per la formazione di una prima coalizione internazionale, chiamata in inglese «Admiral’s Squadron» (squadrone degli ammiragli) che incluse anche la Russia, la Germania e l’Austria-Ungheria. A capo della forza navale fu posto il viceammiraglio italiano Felice Napoleone Canevaro, già organico alla Marina sarda e in seguito parte della spedizione di Garibaldi. Nato da una famiglia ligure originaria di Zoagli, Canevaro era il più anziano dei comandanti dello squadrone internazionale. Il suo ruolo fu estremamente delicato, in quanto la situazione geopolitica vedeva un’opinione pubblica europea favorevole ai greci e all’annessione di Creta, ma i governi volevano evitare un crollo degli Ottomani causato da una guerra civile. Fu necessario dunque proteggere, per così dire, i musulmani assediati nelle città costiere e contenere la ribellione dei greci ortodossi nell’entroterra dell’isola, continuamente alimentati dall’appoggio logistico di Atene.
Per mantenere il controllo, non era più sufficiente presidiare i porti con le navi: si rendeva necessaria una forza di sbarco per ristabilire l’ordine e gettare le basi di un’amministrazione controllata dalle potenze europee. Il 4 febbraio 1897 da Catania un piroscafo di linea caricò il primo contingente italiano che avrebbe dovuto sbarcare sull’isola di Creta, guidato dal colonnello Vincenzo Garioni e composto da uomini del 1° Battaglione del 36° Reggimento fanteria «Forlì», di unità dell’artiglieria da montagna e da Carabinieri i quali, comandati dal capitano Federico Craveri, avrebbero dovuto assumere il compito di garantire l’ordine pubblico nel quadro di una gendarmeria internazionale. Anche la Marina aumentò in quel frangente la presenza a Creta, dal momento che i greci inviarono navi da guerra con l’intenzione di annettere l’isola con un colpo di mano. A Suna si unirono altre navi della Regia Marina tra cui il «Ruggiero di Lauria» e l’incrociatore «Stromboli». Il corpo di spedizione italiano raggiunse le 3.000 unità, sbarcando a Creta e stabilendosi nella zona di influenza assegnata dalla coalizione internazionale, la parte orientale dell’Isola. Il primo scontro a fuoco si verificò il 13 febbraio 1897 nei pressi de La Canea, quando i militari italiani, Carabinieri e fanti, furono fatti bersaglio di cecchini filogreci. Guidati dal tenente De Mandato, furono in grado di respingere l’assalto. Il 36° Fanteria fu invece impegnato presso la cittadina di Hierapietra, dove i ribelli cercavano di tagliare le forniture idriche degli assediati. Anche a Candia, l’odierna Heraklion, gli italiani furono coinvolti nei duri scontri tra cristiani e musulmani, intervenendo frequentemente per scongiurare i linciaggi tra le due fazioni. Nell’entroterra i fanti e i Carabinieri (ai quali si affiancarono poi i bersaglieri comandati dal tenente colonnello Achille Brusati) furono spesso impegnati in azioni di controguerriglia e rastrellamento contro le bande di briganti ed irregolari sparse per l’isola.
La situazione geopolitica internazionale accelerò la risoluzione della questione cretese. Nell’aprile 1897 scoppiò in Tessaglia la guerra tra impero Ottomano e Grecia, che si concluse in soli 30 giorni con la sconfitta netta di Atene, che si vide costretta a ritirare le truppe da Creta durante il breve conflitto e vide sfumare le prospettive di annessione. Francia, Gran Bretagna ed Italia decisero così le sorti dell’isola al tavolo delle trattative. Fu scelta una mediazione: mentre formalmente Creta sarebbe rimasta turca, sarebbe stata retta da un governo autonomo sotto la guida del principe Giorgio, nipote del re di Grecia e del quale faceva parte anche il futuro premier Eleutherios Venizelos. La transizione avvenne con la coalizione internazionale ancora sull’isola, dove scoppiarono ancora per lughi mesi violenti tumulti. Fu proprio il più grave a determinare il ritiro definitivo dei turchi da Creta. Il 25 agosto 1898 a Candia i musulmani massacrarono centinaia di cristiani. Tra le vittime 17 soldati britannici e il vice console inglese. La reazione fu durissima. La stessa regina Vittoria chiese una punizione esemplare e i musulmani furono disarmati in soli 4 giorni. 17 capi della rivolta furono impiccati in pubblico, mentre le potenze Francia e Italia si unirono a Londra pretendendo dal Sultano il ritiro totale da Creta. Le ultime truppe ottomane lasciarono l’isola alla fine di novembre del 1898, mettendo fine a due secoli e mezzo di dominio turco. Parte del contingente internazionale rimase per garantire l’ordine pubblico e addestrare la gendarmeria del nuovo governo cretese fino al 1906, mentre i Carabinieri fino al 1914.
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