
Quattro criminali marocchini torneranno in libertà. Omicidi, violenze sessuali, pedofilia, furti, rapine e tanto altro nei curricula di queste risorse che la Corte d’appello di Roma ha deciso di far rilasciare dopo che erano stati trasferiti nei centri di accoglienza in Albania in attesa del rimpatrio. Nonostante fossero stati giudicati colpevoli di tutti questi reati, reiterando i crimini nel tempo, alcuni giudici hanno stabilito che non fosse opportuno che rimanessero nel Cpr di Gjader. Notizia che ha suscitato grande indignazione in ampia parte dell’esecutivo.
«Ma vi sembra normale che alcuni magistrati in servizio facciano anticipazione di giudizio rispetto a quelli che sono i provvedimenti normativi che adotta il governo? Cioè dicendo sostanzialmente “è inutile che fanno queste leggi, perché del centro in Albania non resteranno che macerie, perché queste leggi non verranno mai applicate”?». È stato questo il commentao del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante il suo intervento all’evento organizzato dalla Lega a Bologna, Io voto sì. Il ministro ha fatto riferimento al «lavoro di poliziotti, magistrati, che talvolta nel perseguire l’immigrazione irregolare, che è strettamente legata ai temi della sicurezza e della commissione di reati, restringono nel Cpr in Albania come nei Cpr sul territorio nazionale, delle persone. Un lavoro che rischia di essere sovvertito da una posizione pregiudiziale ideologica di magistrati che, impegnati in appartenenze correntizie, devono fare di questa partita una battaglia ideologica contro le politiche del governo». Parole che hanno innescato la reazione del sindaco di Bologna dem Matteo Lepore. «Vedo che è molto interessato al referendum e a fare campagna, invece che impegnarsi sui temi della sicurezza. Lo aspetto a Bologna, invece, per poter insieme discutere di come dare più supporto alle forze dell’ordine e lavorare per la sicurezza della nostra città». E commentando i dati forniti dal Viminale sul livello di criminalità degli stranieri a Bologna che mostrano l’urgenza di aprire un Cpr in città, suggerisce: «Piantedosi dovrebbe dedicarsi a prevenire il crimine, non alle statistiche». A Lepore risponde a tono il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni: «In questa città bisogna parlare solo di quello che vuole Lepore: se si parla di altro non va bene, dovremo essere censurati dalla stampa e non dovremo venire a parlare di altro». «Questa è una giornata importante» ha poi aggiunto. «Vi ringrazio perché so che racconterete fuori quello che qua viene detto: è importante per il voto del Sì e per liberare, spero presto, la nostra città da quello che per me è un grande male, Lepore».
Il tentativo della sinistra è quello di scollegare il tema sicurezza dal tema giustizia, le parole di Lepore lo dimostrano perfettamente. Eppure il ragionamento non convince, perché rilasciare clandestini con precedenti comporta inevitabili conseguenze sulla sicurezza. E sono i numeri a parlare chiaro: usciti dai Cpr, 8 stranieri su 10 tornano a delinquere.
Per l’onorevole leghista Simonetta Matone, già magistrato, è un sistema. E alla Verità spiega: «Per chi esamina l’atteggiamento dei magistrati ideologizzati dall’inizio di questo governo è in atto un attacco contro i provvedimenti sul tema della sicurezza. Con la scusa della interpretazione della norma in realtà è passato uno smantellamento sistematico delle linee governative a partire dal decreto Cutro. Il vero sconfinamento dei poteri lo fa parte della magistratura invadendo campi che sono esclusivi del potere esecutivo e legislativo».
Il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon, è sconcertato: «È un’autentica vergogna che una parte della magistratura insista su questa linea, vanificando in questo modo l’azione del governo Meloni tesa a contrastare l’immigrazione illegale. Per quanto ci riguarda non indietreggeremo di un solo centimetro dalla scelta di proseguire in questa modalità e per questo invitiamo tutti a votare Sì al referendum del 22 e 23 marzo perché vogliamo una politica che faccia la politica e una giustizia che faccia la giustizia».
Così anche il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo. «Il governo e il Parlamento varano provvedimenti su immigrazione e sicurezza, ma parte della magistratura disapplica leggi dello Stato in quella che sembra sempre più una volontà di contrapposizione politica con esecutivo e Camere».
Per la senatrice di Fratelli d’Italia, Cinzia Pellegrino «qui non si tratta di propaganda, ma di una questione molto concreta: la sicurezza delle vittime. E riguarda soprattutto le donne. Perché quando chi si è macchiato di reati sessuali viene rimesso in circolazione o sottratto a misure pensate per proteggere la collettività, il messaggio che passa è devastante» perché «una parte della magistratura continua a muoversi secondo logiche ideologiche che si prendono gioco del diritto fondamentale delle vittime alla certezza della pena per chi le ha umiliate, stuprate e a volte anche uccise. I “giudici rossi” finiscono così per indebolire le politiche di contrasto all’immigrazione illegale e, di fatto, aumentare l’insicurezza percepita. Il risultato è evidente: sempre più donne hanno la sensazione che lo Stato non sia dalla loro parte».





