In Lombardia droni e satelliti contro la terra dei fuochi. In un anno 16 roghi sospetti
  • Sono trascorsi 18 anni da quando Legambiente parlò per la prima volta all’interno di un report sulle ecomafie di «terra dei fuochi». Allora, il riferimento del fenomeno che descrive l’interramento di rifiuti tossici e dei roghi appiccati per eliminarli era circoscritto al Sud Italia e più precisamente alla Campania
  • Savager è un sistema di sorveglianza lanciato da Arpa e basato sull’utilizzo di tecnologie di osservazione della Terra capaci di rilevare anomalie negli impianti autorizzati, indizi di possibili violazioni, ma anche di individuare installazioni o luoghi che ospitano o sono adatti a ospitare depositi abusivi di rifiuti

  • Lo speciale contiene due articoli

    Il discorso della «terra dei fuochi» va ampliato a tutto il resto della Penisola, in particolare alla Lombardia, dove negli ultimi mesi si sono verificati 16 roghi di rifiuti, secondo i dati di Arpa, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

    L’ultimo in ordine cronologico è quello che lo scorso 24 settembre, a Varedo nel brianzolo, ha mandato in fumo circa 2.000 tonnellate di rifiuti nell’ex Snia, un’area dismessa e lasciata al degrado dove un tempo c’era una delle industrie tessili più importanti della zona e che oggi l’amministrazione comunale punta a riqualificare attraverso la realizzazione di un centro commerciale. Il sindaco di Varedo Filippo Vergani, appena riconfermato alle ultime elezioni, ha parlato senza troppi giri di parole di «atto intimidatorio», scrivendo sul suo profilo social che «dopo più di tre anni di area sotto sequestro e dopo aver rincorso per mesi la proprietà, i preparativi per iniziare con lo smaltimento del materiale abusivamente stoccato da associazioni a delinquere erano in corso. Ricordo che tali associazioni a delinquere sono già state condannate a processo nel quale al Comune è stato riconosciuto un danno di immagine. Mi auguro che la magistratura faccia presto luce sui misteri di un incendio molto probabilmente doloso che colpisce al cuore Varedo in un momento importante come la tornata amministrativa». E proprio su queste parole torna di grande attualità il tema delle ecomafie. Pochi giorni dopo l’incendio, infatti, la Direzione distrettuale antimafia ha recapitato una nota presso la Procura di Milano in cui chiede alla Polizia locale di Varedo informazioni inerenti i tempi per lo smaltimento della società proprietaria degli immobili al fine di procedere al dissequestro. Altro episodio verificatosi recentemente è quello di Ferragosto nella periferia Ovest di Milano, in via Airaghi, dove è andato a fuoco un capannone abbandonato contenente rifiuti. I Vigili del fuoco intervenuti per domare le fiamme hanno raccontato che non si è trattato della prima chiamata per spegnere un incendio in quella zona.

    Come ha anche evidenziato la commissione d’inchiesta regionale nel maggio del 2020, «è stato, infatti, rilevato come la gestione inefficiente dei rifiuti e il sovraccarico degli stessi rispetto alla capacità e al numero di impianti crei un effetto “a collo di bottiglia” che, unito alla presenza di molti capannoni abbandonati e di aree dismesse sul territorio regionale, favorisce l’infiltrazione delle organizzazioni criminali e lo svolgimento di attività illecite, quali ad esempio: trasporti non autorizzati, presenza di rifiuti negli impianti superiori rispetto alle quantità autorizzate, trasporti in capannoni non autorizzati, aumento dei casi di incendi sia negli impianti autorizzati, sia nei depositi abusivi». Per questo, per contrastare queste attività illecite, «la Commissione ha individuato i seguenti strumenti correttivi, a carattere regionale: promuovere l’installazione dei sistemi di videosorveglianza negli impianti; promuovere maggiore collaborazione tra enti e l’autorità giudiziaria per la prevenzione e l’accertamento di illeciti nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti; attivare Nuclei ambiente presso tutte le Prefetture (attualmente sono presenti solo a Pavia e a Brescia); censire e monitorare costantemente tutto il territorio con particolare riferimento alle aree abbandonate e ai capannoni dismessi, coinvolgendo le amministrazioni comunali; snellire i tempi relativi al dissequestro degli impianti, per favorire in tempi celeri la ripresa delle attività, ove possibile; attivare una task force».

    Ora, il tema da mettere sul tavolo è capire quanti di questi episodi siano effettivamente frutto del caso o dolosi. Perché, se da un lato è vero che la Lombardia va presa come modello virtuoso per quanto riguarda lo trattamento dei rifiuti speciali, visto che il 26% del totale prodotto in Italia viene smaltito proprio in Lombardia, dall’altro non si può più ignorare il susseguirsi di roghi, il più delle volte tossici che disperdono nell’aria quantità eccessive di diossina. La Lombardia è, infatti, la regione con il più alto numero di tonnellate di rifiuti prodotti. Secondo quanto si apprende dal report pubblicato quest’anno da Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – nel 2019 sono state prodotte nella sola Lombardia 33,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, il 37,8% di quelli generati da tutto il Nord Italia. Per rifiuti speciali si intende quelli prodotti dalle industrie e dalle aziende e che a differenza di quelli urbani non vengono gestiti dalla pubblica amministrazione, bensì da enti privati. Lo smaltimento illegale di questi rifiuti speciali riguarda quelle aziende che operano in regime di evasione fiscale e che quindi per poter smaltire i rifiuti prodotti devono affidarsi a metodi illeciti.

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