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2018-09-13
Per il caso McCarrick salta un cardinale. Tutti i capi dei vescovi convocati in Vaticano
Ansa
Le risposte dal Vaticano cominciano ad arrivare, chiaro segno che il dramma degli abusi e il dossier dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò hanno prodotto una ferita che non si può sanare senza essere affrontata. Ieri, al termine del ventiseiesimo incontro del C9, il consiglio di nove cardinali che aiuta il Papa nella riforma e nel governo della Chiesa, un nuovo comunicato ha informato che tutti i capi dei vescovi del mondo saranno radunati a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019 per un evento che non ha precedenti: «Il Santo Padre Francesco», si legge nella nota, «sentito il consiglio di cardinali, ha deciso di convocare una riunione con i presidenti delle Conferenze episcopali della Chiesa cattolica sul tema della “protezione dei minori"».
È chiaro che, durante la riunione del C9 di questi giorni, al centro della discussione c'è stata la situazione di grave crisi che la Chiesa sta vivendo, e sappiamo che alcuni vescovi statunitensi hanno anche chiesto al Papa di cancellare il sinodo sui giovani in programma per il prossimo ottobre e di sostituirlo con un sinodo straordinario sulla questione abusi e sul ruolo dei vescovi. Si può pensare, quindi, che la riunione programmata per febbraio in qualche modo sia una risposta a questi appelli.
Vedremo se questo incontro inedito, ufficialmente convocato per la «protezione dei minori», metterà all'ordine del giorno anche quanto emerge dal dossier Viganò. Ossia ciò che monsignor Georg Gänswein nell'intervento pubblicato ieri dalla Verità ha chiamato con il nome di «crisi del clero». Potremo capire meglio come la Chiesa intende affrontare il suo «11 settembre», sempre per usare un'espressione del segretario di Benedetto XVI, quando avremo quei «necessari chiarimenti» che sono stati annunciati nel precedente comunicato del C9 e che sembrano riferirsi al memoriale dell'ex nunzio.
L'esempio del cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, è pertinente. È stato citato circa 200 volte nel rapporto del Gran giurì della Pennsylvania, quello che analizza 70 anni di abusi del clero in sei diocesi dello stato, tra cui quella di Pittsburgh di cui Wuerl è stato vescovo dal 1988 al 2006. Ma il porporato è presente anche nel memoriale dell'ex nunzio Viganò, perché sarebbe stato a conoscenza da tempo delle malefatte dell'ex cardinale Theodore McCarrick, accusa che lui ha sempre respinto.
Già in una posizione molto critica, Wuerl martedì ha scritto ai sacerdoti di Washington per annunciare che intende tornare presto a Roma per incontrare ancora Francesco e discutere delle proprie dimissioni. La pressione nei suoi confronti è altissima: l'arcivescovo è stato contestato apertamente durante una celebrazione nella chiesa dell'Annunciazione nella capitale statunitense, e anche in strada davanti alla cattedrale di San Matteo, molti fedeli gli chiedono un passo indietro. Così come lo chiede una parte del clero diocesano. Solo pochi giorni fa Wuerl era stato ricevuto dal Papa in modo riservato (la sua udienza non appariva tra quelle pubblicate) proprio per discernere il da farsi. La vicinanza tra Francesco e Wuerl è nota, tanto che lo stesso cardinale è stato nominato dal Papa come membro della Congregazione per i vescovi (il luogo dove avvengono le selezioni per le nomine in tutto il mondo) al posto del cardinale Raymond Burke, e secondo il memoriale Viganò avrebbe poi svolto un ruolo importante nella scelta di alcune nomine chiave negli Stati Uniti. Inoltre, sono tre anni che Francesco proroga il cardinale Wuerl sulla cattedra di Washington, nonostante il porporato abbia già superato i 75 anni, l'età canonica de per il pensionamento.
«È chiaro che una mia decisione - prima piuttosto che poi - è un aspetto essenziale perché questa Chiesa diocesana che tutti noi amiamo possa andare avanti», ha scritto Wuerl martedì 11 settembre. «Come frutto del nostro discernimento intendo andare presto a Roma a incontrare il nostro Santo Padre a proposito della rinuncia che ho presentato quasi tre anni fa, il 12 novembre 2015». Queste righe hanno tutta l'aria di una decisione già presa e lasciano intendere che il Papa accetterà le dimissioni del cardinale. Cadrebbe così un altro tassello importante della Chiesa statunitense che in questi anni ha fatto da riferimento a Roma per il tentativo, da parte di Francesco, di riallineare l'episcopato americano su posizioni, diciamo così, più pastorali rispetto al passato.
Sembrano lontani i tempi in cui La Repubblica definiva il cardinale Wuerl il pope maker del conclave che ha eletto papa Bergoglio. Colui, scriveva il quotidiano, che avrebbe convinto alcuni cardinali americani che Jorge Mario Bergoglio fosse «la soluzione giusta per “purificare" e “riformare" la Chiesa».
Un altro guaio per i collaboratori del Papa arriva dalla Chiesa del Cile, funestata da una crisi dovuta sempre alla piaga degli abusi, con decine di processi che ad oggi coinvolgono circa 150 religiosi del Paese. Il cardinale Francisco Javier Errázuriz secondo la stampa locale sarebbe prossimo a ricevere una notifica ufficiale che lo incrimina per occultamento di abusi sessuali. Errázuriz, 85 anni, è uno dei membri del C9 per i quali lo stesso consiglio ha prospettato le dimissioni per «età avanzata», ma è lecito pensare che più che l'età poterono i guai. Ambiguità che riguardano, in diverso modo, anche i cardinali George Pell e Oscar Maradiaga, entrambi over 75. Tra gli anziani del C9 ci sono poi Giuseppe Bertello, attuale presidente del governatorato di Città del Vaticano, e l'africano Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo congolese.
Per superare una crisi che richiede una convocazione straordinaria di tutti i capi dei vescovi del mondo occorre certamente studiare metodi di prevenzione più efficaci, ma non basteranno convenzioni e norme. Occorre soprattutto chiudere una stagione di clericalismi, lobby e cordate, ciò che Benedetto XVI e Francesco hanno effettivamente più volte denunciato. Il Papa argentino ha l'occasione per fare chiarezza, dovrà farlo senza guardare in faccia gli amici o presunti tali.
Lorenzo Bertocchi
Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia «a metà»
L'annuncio è stato dato dal portavoce vaticano, Greg Burke: oggi, a mezzogiorno, papa Francesco riceverà i vertici della Chiesa cattolica americana, che gli chiedevano udienza da quando è scoppiato il caso del memoriale Viganò.
Nel Palazzo apostolico entreranno il capo della conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, il primo ad aver invocato un colloquio con il Pontefice per fare il punto sullo scandalo degli abusi sessuali, il presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale arcivescovo di Boston Sean Patrick O'Malley (che è anche membro del C9, il collegio di nove porporati che affiancano Jorge Mario Bergoglio nella riforma delle istituzioni ecclesiastiche), l'arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez (vice di DiNardo) e il segretario generale della Conferenza dei vescovi statunitensi, Brian Bransfield.
Una notizia rilevante, che testimonia come il Vaticano non possa più ignorare le pressioni per un'operazione trasparenza che arrivano dal Nord America. DiNardo è infatti il capofila di una parte consistente, per numeri e per peso specifico, del clero Usa che pretende sia fatta piena chiarezza sulle denunce dell'ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò. Da ultima, è stata la plenaria dell'organo diretto dal cardinale O'Malley a mettere in rilievo che «le domande emerse negli ultimi mesi non solo pongono l'attenzione sulla serietà della questione degli abusi, ma rappresentano anche l'opportunità per porre l'attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione». Per prevenire il ripetersi delle atrocità del passato, non per «indagare i casi particolari». Ma è chiaro che i vescovi statunitensi, che nelle scorse settimane si sono più volte pronunciati sul tema, sono sul piede di guerra.
L'arcivescovo di San Francisco, Salvatore Joseph Cordileone, alla Verità ha confessato che i fedeli e la Chiesa sono «nel panico», ribadendo la propria fiducia nell'onestà di Viganò e insistendo affinché si indaghi sulle sue rivelazioni. Il vescovo di Springfield, John Paprocki, ha definito «inadeguata» l'evasiva risposta di Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno da Dublino (quel «giudicate da soli», divenuto pochi giorni dopo «silenzio e preghiera dinanzi ai cani selvaggi che cercano scandalo»). Stesso giudizio da Robert Morlino, vescovo di Madison, mentre il vescovo di Philadelphia, Charles Chaput, ha proposto al Pontefice addirittura di annullare il sinodo sui giovani del prossimo ottobre, poiché l'episcopato non avrebbe «assolutamente alcuna credibilità nell'affrontare questo argomento». Molte le richieste di chiarimenti al Papa: da parte del vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, di quello di Tulsa (Oklahoma), David Conderla, di quello di Tyler (Texas), Joseph Strickland, oltre che da parte dell'ex primo consigliere della nunziatura americana, Jeanne Francois Lantheaume. Oltreoceano, insomma, si è scoperchiato un vaso di Pandora. Vane le minimizzazioni dei prelati legati all'abusatore Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, come Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, Kevin Farrell, prefetto del dicastero per Laici, famiglia e vita, già vicario dell'ex cardinale nella capitale Usa, o del successore di McCarrick, Donald Wuerl. Il quale ha peraltro annunciato che valuterà con il Papa l'ipotesi di una rinuncia alla carica, dopo che l'inchiesta del gran giurì della Pennsylvania lo ha chiamato in causa per aver coperto alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburgh.
È un bene che Francesco abbia finalmente deciso di ricevere DiNardo e gli altri esponenti di punta della Chiesa americana. Rimane tuttavia il timore che l'approccio di Roma sia quello di prendere di petto i casi di abuso sui minori, trascurando la piaga della lobby gay nella Chiesa. Perché se è vero che la pedofilia è lo scandalo - giustamente - più odioso per l'opinione pubblica, specialmente quella laica, la quale ha invece normalizzato (se non glorificato) l'omosessualità, è vero pure che esiste un collegamento tra omosessualità e abusi: un rapporto del 2004, commissionato dalla Conferenza episcopale Usa, affermava che l'81% dei casi di violenze sessuali era perpetrato da sacerdoti con tendenze omoerotiche su vittime di sesso maschile, il 90% delle quali adolescenti. Non a caso Rod Dreher, autore di Opzione Benedetto, il saggio che ha stimolato gli esplosivi commenti di padre Georg Gänswein riportati dalla Verità, ha affermato che «gli abusi sessuali sui minori sono facilitati da un segreta e potente rete di preti gay».
Alessandro Rico
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Il Papa indice un'adunata mai vista sul tema abusi. E Donald Wuerl, accusato da Carlo Maria Viganò, ora parla apertamente di dimissioni.Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia «a metà». Francesco riceve oggi la delegazione della Conferenza episcopale americana, la più netta nel chiedere di affrontare i problemi denunciati dall'ex nunzio: non solo la pedofilia, anche la lobby gay. Lo speciale contiene due articoli.Le risposte dal Vaticano cominciano ad arrivare, chiaro segno che il dramma degli abusi e il dossier dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò hanno prodotto una ferita che non si può sanare senza essere affrontata. Ieri, al termine del ventiseiesimo incontro del C9, il consiglio di nove cardinali che aiuta il Papa nella riforma e nel governo della Chiesa, un nuovo comunicato ha informato che tutti i capi dei vescovi del mondo saranno radunati a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019 per un evento che non ha precedenti: «Il Santo Padre Francesco», si legge nella nota, «sentito il consiglio di cardinali, ha deciso di convocare una riunione con i presidenti delle Conferenze episcopali della Chiesa cattolica sul tema della “protezione dei minori"». È chiaro che, durante la riunione del C9 di questi giorni, al centro della discussione c'è stata la situazione di grave crisi che la Chiesa sta vivendo, e sappiamo che alcuni vescovi statunitensi hanno anche chiesto al Papa di cancellare il sinodo sui giovani in programma per il prossimo ottobre e di sostituirlo con un sinodo straordinario sulla questione abusi e sul ruolo dei vescovi. Si può pensare, quindi, che la riunione programmata per febbraio in qualche modo sia una risposta a questi appelli.Vedremo se questo incontro inedito, ufficialmente convocato per la «protezione dei minori», metterà all'ordine del giorno anche quanto emerge dal dossier Viganò. Ossia ciò che monsignor Georg Gänswein nell'intervento pubblicato ieri dalla Verità ha chiamato con il nome di «crisi del clero». Potremo capire meglio come la Chiesa intende affrontare il suo «11 settembre», sempre per usare un'espressione del segretario di Benedetto XVI, quando avremo quei «necessari chiarimenti» che sono stati annunciati nel precedente comunicato del C9 e che sembrano riferirsi al memoriale dell'ex nunzio. L'esempio del cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, è pertinente. È stato citato circa 200 volte nel rapporto del Gran giurì della Pennsylvania, quello che analizza 70 anni di abusi del clero in sei diocesi dello stato, tra cui quella di Pittsburgh di cui Wuerl è stato vescovo dal 1988 al 2006. Ma il porporato è presente anche nel memoriale dell'ex nunzio Viganò, perché sarebbe stato a conoscenza da tempo delle malefatte dell'ex cardinale Theodore McCarrick, accusa che lui ha sempre respinto.Già in una posizione molto critica, Wuerl martedì ha scritto ai sacerdoti di Washington per annunciare che intende tornare presto a Roma per incontrare ancora Francesco e discutere delle proprie dimissioni. La pressione nei suoi confronti è altissima: l'arcivescovo è stato contestato apertamente durante una celebrazione nella chiesa dell'Annunciazione nella capitale statunitense, e anche in strada davanti alla cattedrale di San Matteo, molti fedeli gli chiedono un passo indietro. Così come lo chiede una parte del clero diocesano. Solo pochi giorni fa Wuerl era stato ricevuto dal Papa in modo riservato (la sua udienza non appariva tra quelle pubblicate) proprio per discernere il da farsi. La vicinanza tra Francesco e Wuerl è nota, tanto che lo stesso cardinale è stato nominato dal Papa come membro della Congregazione per i vescovi (il luogo dove avvengono le selezioni per le nomine in tutto il mondo) al posto del cardinale Raymond Burke, e secondo il memoriale Viganò avrebbe poi svolto un ruolo importante nella scelta di alcune nomine chiave negli Stati Uniti. Inoltre, sono tre anni che Francesco proroga il cardinale Wuerl sulla cattedra di Washington, nonostante il porporato abbia già superato i 75 anni, l'età canonica de per il pensionamento.«È chiaro che una mia decisione - prima piuttosto che poi - è un aspetto essenziale perché questa Chiesa diocesana che tutti noi amiamo possa andare avanti», ha scritto Wuerl martedì 11 settembre. «Come frutto del nostro discernimento intendo andare presto a Roma a incontrare il nostro Santo Padre a proposito della rinuncia che ho presentato quasi tre anni fa, il 12 novembre 2015». Queste righe hanno tutta l'aria di una decisione già presa e lasciano intendere che il Papa accetterà le dimissioni del cardinale. Cadrebbe così un altro tassello importante della Chiesa statunitense che in questi anni ha fatto da riferimento a Roma per il tentativo, da parte di Francesco, di riallineare l'episcopato americano su posizioni, diciamo così, più pastorali rispetto al passato.Sembrano lontani i tempi in cui La Repubblica definiva il cardinale Wuerl il pope maker del conclave che ha eletto papa Bergoglio. Colui, scriveva il quotidiano, che avrebbe convinto alcuni cardinali americani che Jorge Mario Bergoglio fosse «la soluzione giusta per “purificare" e “riformare" la Chiesa». Un altro guaio per i collaboratori del Papa arriva dalla Chiesa del Cile, funestata da una crisi dovuta sempre alla piaga degli abusi, con decine di processi che ad oggi coinvolgono circa 150 religiosi del Paese. Il cardinale Francisco Javier Errázuriz secondo la stampa locale sarebbe prossimo a ricevere una notifica ufficiale che lo incrimina per occultamento di abusi sessuali. Errázuriz, 85 anni, è uno dei membri del C9 per i quali lo stesso consiglio ha prospettato le dimissioni per «età avanzata», ma è lecito pensare che più che l'età poterono i guai. Ambiguità che riguardano, in diverso modo, anche i cardinali George Pell e Oscar Maradiaga, entrambi over 75. Tra gli anziani del C9 ci sono poi Giuseppe Bertello, attuale presidente del governatorato di Città del Vaticano, e l'africano Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo congolese.Per superare una crisi che richiede una convocazione straordinaria di tutti i capi dei vescovi del mondo occorre certamente studiare metodi di prevenzione più efficaci, ma non basteranno convenzioni e norme. Occorre soprattutto chiudere una stagione di clericalismi, lobby e cordate, ciò che Benedetto XVI e Francesco hanno effettivamente più volte denunciato. Il Papa argentino ha l'occasione per fare chiarezza, dovrà farlo senza guardare in faccia gli amici o presunti tali.Lorenzo Bertocchi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/per-il-caso-mccarrick-salta-un-cardinale-tutti-i-capi-dei-vescovi-convocati-in-vaticano-2604348326.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vertici-della-chiesa-usa-in-udienza-con-il-timore-di-una-pulizia-a-meta" data-post-id="2604348326" data-published-at="1782501898" data-use-pagination="False"> Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia «a metà» L'annuncio è stato dato dal portavoce vaticano, Greg Burke: oggi, a mezzogiorno, papa Francesco riceverà i vertici della Chiesa cattolica americana, che gli chiedevano udienza da quando è scoppiato il caso del memoriale Viganò. Nel Palazzo apostolico entreranno il capo della conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, il primo ad aver invocato un colloquio con il Pontefice per fare il punto sullo scandalo degli abusi sessuali, il presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale arcivescovo di Boston Sean Patrick O'Malley (che è anche membro del C9, il collegio di nove porporati che affiancano Jorge Mario Bergoglio nella riforma delle istituzioni ecclesiastiche), l'arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez (vice di DiNardo) e il segretario generale della Conferenza dei vescovi statunitensi, Brian Bransfield. Una notizia rilevante, che testimonia come il Vaticano non possa più ignorare le pressioni per un'operazione trasparenza che arrivano dal Nord America. DiNardo è infatti il capofila di una parte consistente, per numeri e per peso specifico, del clero Usa che pretende sia fatta piena chiarezza sulle denunce dell'ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò. Da ultima, è stata la plenaria dell'organo diretto dal cardinale O'Malley a mettere in rilievo che «le domande emerse negli ultimi mesi non solo pongono l'attenzione sulla serietà della questione degli abusi, ma rappresentano anche l'opportunità per porre l'attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione». Per prevenire il ripetersi delle atrocità del passato, non per «indagare i casi particolari». Ma è chiaro che i vescovi statunitensi, che nelle scorse settimane si sono più volte pronunciati sul tema, sono sul piede di guerra. L'arcivescovo di San Francisco, Salvatore Joseph Cordileone, alla Verità ha confessato che i fedeli e la Chiesa sono «nel panico», ribadendo la propria fiducia nell'onestà di Viganò e insistendo affinché si indaghi sulle sue rivelazioni. Il vescovo di Springfield, John Paprocki, ha definito «inadeguata» l'evasiva risposta di Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno da Dublino (quel «giudicate da soli», divenuto pochi giorni dopo «silenzio e preghiera dinanzi ai cani selvaggi che cercano scandalo»). Stesso giudizio da Robert Morlino, vescovo di Madison, mentre il vescovo di Philadelphia, Charles Chaput, ha proposto al Pontefice addirittura di annullare il sinodo sui giovani del prossimo ottobre, poiché l'episcopato non avrebbe «assolutamente alcuna credibilità nell'affrontare questo argomento». Molte le richieste di chiarimenti al Papa: da parte del vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, di quello di Tulsa (Oklahoma), David Conderla, di quello di Tyler (Texas), Joseph Strickland, oltre che da parte dell'ex primo consigliere della nunziatura americana, Jeanne Francois Lantheaume. Oltreoceano, insomma, si è scoperchiato un vaso di Pandora. Vane le minimizzazioni dei prelati legati all'abusatore Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, come Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, Kevin Farrell, prefetto del dicastero per Laici, famiglia e vita, già vicario dell'ex cardinale nella capitale Usa, o del successore di McCarrick, Donald Wuerl. Il quale ha peraltro annunciato che valuterà con il Papa l'ipotesi di una rinuncia alla carica, dopo che l'inchiesta del gran giurì della Pennsylvania lo ha chiamato in causa per aver coperto alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburgh. È un bene che Francesco abbia finalmente deciso di ricevere DiNardo e gli altri esponenti di punta della Chiesa americana. Rimane tuttavia il timore che l'approccio di Roma sia quello di prendere di petto i casi di abuso sui minori, trascurando la piaga della lobby gay nella Chiesa. Perché se è vero che la pedofilia è lo scandalo - giustamente - più odioso per l'opinione pubblica, specialmente quella laica, la quale ha invece normalizzato (se non glorificato) l'omosessualità, è vero pure che esiste un collegamento tra omosessualità e abusi: un rapporto del 2004, commissionato dalla Conferenza episcopale Usa, affermava che l'81% dei casi di violenze sessuali era perpetrato da sacerdoti con tendenze omoerotiche su vittime di sesso maschile, il 90% delle quali adolescenti. Non a caso Rod Dreher, autore di Opzione Benedetto, il saggio che ha stimolato gli esplosivi commenti di padre Georg Gänswein riportati dalla Verità, ha affermato che «gli abusi sessuali sui minori sono facilitati da un segreta e potente rete di preti gay». Alessandro Rico
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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