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2024-04-14
Dal Pd altre pressioni sul governatore, che però non ascolta e fa di testa sua
Michele Emiliano (Ansa)
Un pesce di fine aprile, un brutto scherzo che Elly Schlein avrebbe in mente per mettere con le spalle al muro tutti quelli che vogliono avere voce in capitolo sulla compilazione delle liste per le Europee: è questo, a quanto apprende La Verità, il tormentone che sta agitando in queste ore il corpaccione Dem. Lo scenario ipotizzato è questo: il 28 aprile a Pescara, nell’ambito dell’assemblea programmatica di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ufficializzerà la sua candidatura in tutte le circoscrizioni; la Schlein avrebbe in mente di convocare la direzione nazionale del partito il giorno dopo, il 29 aprile, e in quella sede annunciare che, per contrastare la Meloni, si candiderà pure lei, a questo punto probabilmente in tutte le circoscrizioni. In questo modo, Elly potrà coronare il suo sogno di partecipare al famoso faccia a faccia tv con la Meloni, e vestirà i panni della leader dell’opposizione, per gentile e interessata concessione della premier, che preferisce di gran lunga confrontarsi con la leader dei dem, con la quale condivide in pieno le posizioni in politica estera, piuttosto che doversela vedere con Giuseppe Conte e gli altri big dell’opposizione. Non solo: considerato che le liste si presentano tra il 30 aprile e il 1 maggio, a quel punto le decisioni di Elly sulle candidature saranno blindate, perché gli scontenti non avranno neanche il tempo di protestare. Detto ciò, il Pd continua a autoflagellarsi in Puglia, dove il presidente della Regione, Michele Emiliano, finge di allinearsi ai diktat della Schlein, in verità assai timidi, ma continua a fare di testa sua, essendo in fin dei conti più vicino a Conte che alla sua presunta leader. Il Pd continua a parlare una lingua, il politichese antico, che coi tempi che corrono è diventata ormai materia per i filologi: «Abbiamo chiesto a Michele Emiliano», ha sottolineato ieri Domenico De Santis, segretario regionale del Pd Puglia, «di dare un forte segnale di rinnovamento e un cambio di passo alla giunta. Siamo soddisfatti della pronta risposta del presidente. Siamo al lavoro per dare seguito alle indicazioni della segretaria». Emiliano da parte sua ha rassicurato sulla sua intenzione di provvedere a un «netto cambio di fase», il che non vuol dire assolutamente niente. Se davvero la Schlein volesse mandare un segnale politico forte dovrebbe dire ai suoi esponenti pugliesi di ritirare i quattro assessori del Pd in giunta mettendo Emiliano spalle al muro, ma figuriamoci se i dem si sognerebbero mai di mollare le poltrone per fare contenta Elly. Né c’è da aspettarsi chi sa quale rivoluzione da parte di Emiliano, il quale, oltre ad essere il vero potente del Pd pugliese, neanche si sogna di segare l’albero sul quale è seduto, considerato che la Schlein si è sempre opposta al terzo mandato per i presidenti di Regione, pensando in questo modo di togliersi di torno lo stesso governatore pugliese e il campano Vincenzo De Luca (segnalato in modalità disimpegno per le europee), che alle primarie avevano sostenuto Stefano Bonaccini, altro presidente uscente di Regione targato Pd. Fiutato l’odore del sangue (traduzione: della possibilità di un inaspettato sorpasso sul Pd alle europee), il M5s continua quindi a logorare i dem. Ieri Bonaccini ha affidato ai social un appello all’unità, pubblicando il faccione di Romano Prodi e un testo da libro cuore: «Ha ragione Romano Prodi», ha scritto Bonaccini, «invece di continuare a litigare per uno zero virgola di voti in più, perché il M5s e, aggiungo, tutti gli altri partiti di opposizione a questo governo, non si uniscono a noi in una grande battaglia per salvare la sanità pubblica?». A stretto giro è arrivata la legnata pentastellata: «All’appello di Bonaccini» hanno replicato attraverso una nota congiunta i parlamentari del M5s delle commissioni Affari sociali di Camera e Senato «ci sentiamo di rispondere che la battaglia per salvare la sanità pubblica il Movimento 5 stelle l’ha intrapresa già da tempo. Ci fa piacere se finalmente anche il Pd e gli altri partiti di opposizione la vorranno condividere con noi, a cominciare dalla riforma del Titolo V della Costituzione». Una bella staffilata: la riforma del Titolo V, che ha aperto la strada all’autonomia differenziata, fu approvata nel 2001 per soli tre voti da una maggioranza di centrosinistra, che sperava invano di contrastare l’ascesa del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi verso la vittoria elettorale, e poi ratificata dai cittadini attraverso un referendum. Del centrosinistra guidato da Francesco Rutelli uno dei pilastri era L’Ulivo, formazione fondata proprio da Prodi, che all’epoca guidava la Commissione europea. La sensazione è che i prossimi due mesi di campagna elettorale vedranno il M5s randellare senza problemi a destra e a sinistra: fino alle europee dell’8 e 9 giugno Conte e i suoi non guarderanno in faccia a nessuno, e poco male se si mette in discussione l’alleanza giallorossa in qualche città al voto. Tra l’altro proprio ieri a Pesaro il M5s ha ufficializzato il sostegno al candidato a sindaco Andrea Biancani del Pd, che tenta conferma in città dopo i due mandati di Matteo Ricci, il quale si candida alle europee. A Bari continua la ricerca del nome che possa riunire Pd e M5s dopo la spaccatura dei giorni scorsi: si ragiona su Nicola Colaianni, ex parlamentare e magistrato, ma c’è da convincere Michele Laforgia, sostenuto anche dal M5s, e Vito Leccese, scelto dal Pd, a farsi da parte. Il centrodestra ha annunciato il suo candidato a sindaco: è Fabio Romito della Lega.
Lo ’ndranghetista contattò Sasà: «Mi aiuti per il mio il ristorante?»
«L’intercessione degli esponenti politici Gallo Raffaele e Gallo Salvatore nella questione inerente all’acquisto del Sacro Monte di Belmonte». È il titolo di un paragrafo di una informativa della Dia allegata agli atti di una indagine sulla penetrazione della ’ndrangheta in Piemonte. Se l’inchiesta Echidna che sta terremotando il Pd piemontese ha svelato un sistema di scambi tra voti e favori con la criminalizzata organizzata che resta sullo sfondo, c’è un’altra indagine sulla ’ndrangheta in Piemonte dove i contatti tra politici e cosche sono più diretti. Anche in questa indagine compaiono Salvatore Gallo, ex socialista con forti legami con il Pd, e il figlio Raffaele, consigliere regionale Dem. L’inchiesta, denominata Platinum, ha svelato i rapporti d’affari delle ’ndrine nel Canavese. È emersa nel 2021 e ha già superato il primo grado di giudizio con 19 condanna per vari reati, compresa l’associazione mafiosa. Tra i condannati ci sono i fratelli Giuseppe e Franco Vazzana, condannati entrambi a 6 anni e 8 mesi per associazione mafiosa. Sono esponenti di spicco della «locale» di Volpiano, alle porte di Torino, legate alle famiglie di Platì.
È Franco che, nel 2018, si rivolge ai Gallo per risolvere un problema. Ha investito nel ristorante nei pressi del Sacro Monte di Belmonte, nel Canavese. Un investimento di 200.000 euro che però non dà i risultati sperati. Il flusso dei pellegrini al santuario si è drasticamente ridotto e gli affari vanno male. Vazzana si rivolge al mondo della politica per risolvere il suo problema: far comprare la struttura alla Regione, che avrebbe poi riqualificato l’area del santuario e riportato così pellegrini a affari al suo ristorante. Dopo un tentativo andato a vuoto con Virginia Tiraboschi, allora senatrice di Forza Italia, Vazzana si rivolge ai Gallo. Salvatore, ex manager della Sitaf (la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia), «è considerato un faccendiere e annovera diversi precedenti contro la pubblica amministrazione» annota la Dia nelle carte dell’indagine. Il figlio Raffaele è già consigliere regionale del Pd. Entrambi sono estranei a questa indagine.Siamo nel 2018 e fare da intermediario tra Vazzana e i Gallo è un albergatore, Michele Troia.
L’affare non si concretizzerà, ma le intercettazioni dell’indagine, delle quali ha parlato La Stampa nei giorni scorsi, dimostrano la «permeabilità» dei Gallo. Il 22 novembre 2018 Troia chiama il boss Vazzana: «Raffaele mi ha detto “Dì a Franco che i dirigenti funzionari, hanno dato parere favorevole… Adesso l’iter è che Reschigna (Aldo, vicepresidente della giunta regionale guidata allora da Sergio Chiamparino, ndr) può fare la delibera, può comprarlo e poi si vedrà come valorizzarlo… quindi, non è ancora fatta la delibera, ma si è in dirittura d’arrivo… ti puoi spendere in questa maniera, però lui, quando arriverà la delibera eeehh… allora poi li incontreremo… con Raffaele abbiamo deciso che appena lui sa che tanto lo sa subito… della delibera, allora poi li incontriamo e vediamo un po’ di gente che per far vedere che comunque l’attore è stato lui, ecco”». Vazzana replica: «Organizziamo una bella cena per far vedere che lui è riuscito a fare questa cosa». In un’altra telefonata dello stesso giorno, Vazzana torna a parlare di Raffaele Gallo: «Lui, ’sto ragazzo qui ha detto che è rimasto lì a spingere, perché chiaramente lui, suo padre è uno che conta proprio a livelli alti a Roma. E comunque suo padre ha cercato di dire “Insomma, facciamo una cosa che vada bene. visto che il... Santuario, comunque, per il Canavese è un riferimento importante”».
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I dem continuano a chiedere «rinnovamento» che non arriva. Intanto Elly Schlein prepara il blitz sulle liste delle europee.Inchiesta Torino: l’uomo dei clan cercò Salvatore Gallo per far rilevare alla Regione un santuario davanti al locale.Lo speciale contiene due articoli.Un pesce di fine aprile, un brutto scherzo che Elly Schlein avrebbe in mente per mettere con le spalle al muro tutti quelli che vogliono avere voce in capitolo sulla compilazione delle liste per le Europee: è questo, a quanto apprende La Verità, il tormentone che sta agitando in queste ore il corpaccione Dem. Lo scenario ipotizzato è questo: il 28 aprile a Pescara, nell’ambito dell’assemblea programmatica di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ufficializzerà la sua candidatura in tutte le circoscrizioni; la Schlein avrebbe in mente di convocare la direzione nazionale del partito il giorno dopo, il 29 aprile, e in quella sede annunciare che, per contrastare la Meloni, si candiderà pure lei, a questo punto probabilmente in tutte le circoscrizioni. In questo modo, Elly potrà coronare il suo sogno di partecipare al famoso faccia a faccia tv con la Meloni, e vestirà i panni della leader dell’opposizione, per gentile e interessata concessione della premier, che preferisce di gran lunga confrontarsi con la leader dei dem, con la quale condivide in pieno le posizioni in politica estera, piuttosto che doversela vedere con Giuseppe Conte e gli altri big dell’opposizione. Non solo: considerato che le liste si presentano tra il 30 aprile e il 1 maggio, a quel punto le decisioni di Elly sulle candidature saranno blindate, perché gli scontenti non avranno neanche il tempo di protestare. Detto ciò, il Pd continua a autoflagellarsi in Puglia, dove il presidente della Regione, Michele Emiliano, finge di allinearsi ai diktat della Schlein, in verità assai timidi, ma continua a fare di testa sua, essendo in fin dei conti più vicino a Conte che alla sua presunta leader. Il Pd continua a parlare una lingua, il politichese antico, che coi tempi che corrono è diventata ormai materia per i filologi: «Abbiamo chiesto a Michele Emiliano», ha sottolineato ieri Domenico De Santis, segretario regionale del Pd Puglia, «di dare un forte segnale di rinnovamento e un cambio di passo alla giunta. Siamo soddisfatti della pronta risposta del presidente. Siamo al lavoro per dare seguito alle indicazioni della segretaria». Emiliano da parte sua ha rassicurato sulla sua intenzione di provvedere a un «netto cambio di fase», il che non vuol dire assolutamente niente. Se davvero la Schlein volesse mandare un segnale politico forte dovrebbe dire ai suoi esponenti pugliesi di ritirare i quattro assessori del Pd in giunta mettendo Emiliano spalle al muro, ma figuriamoci se i dem si sognerebbero mai di mollare le poltrone per fare contenta Elly. Né c’è da aspettarsi chi sa quale rivoluzione da parte di Emiliano, il quale, oltre ad essere il vero potente del Pd pugliese, neanche si sogna di segare l’albero sul quale è seduto, considerato che la Schlein si è sempre opposta al terzo mandato per i presidenti di Regione, pensando in questo modo di togliersi di torno lo stesso governatore pugliese e il campano Vincenzo De Luca (segnalato in modalità disimpegno per le europee), che alle primarie avevano sostenuto Stefano Bonaccini, altro presidente uscente di Regione targato Pd. Fiutato l’odore del sangue (traduzione: della possibilità di un inaspettato sorpasso sul Pd alle europee), il M5s continua quindi a logorare i dem. Ieri Bonaccini ha affidato ai social un appello all’unità, pubblicando il faccione di Romano Prodi e un testo da libro cuore: «Ha ragione Romano Prodi», ha scritto Bonaccini, «invece di continuare a litigare per uno zero virgola di voti in più, perché il M5s e, aggiungo, tutti gli altri partiti di opposizione a questo governo, non si uniscono a noi in una grande battaglia per salvare la sanità pubblica?». A stretto giro è arrivata la legnata pentastellata: «All’appello di Bonaccini» hanno replicato attraverso una nota congiunta i parlamentari del M5s delle commissioni Affari sociali di Camera e Senato «ci sentiamo di rispondere che la battaglia per salvare la sanità pubblica il Movimento 5 stelle l’ha intrapresa già da tempo. Ci fa piacere se finalmente anche il Pd e gli altri partiti di opposizione la vorranno condividere con noi, a cominciare dalla riforma del Titolo V della Costituzione». Una bella staffilata: la riforma del Titolo V, che ha aperto la strada all’autonomia differenziata, fu approvata nel 2001 per soli tre voti da una maggioranza di centrosinistra, che sperava invano di contrastare l’ascesa del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi verso la vittoria elettorale, e poi ratificata dai cittadini attraverso un referendum. Del centrosinistra guidato da Francesco Rutelli uno dei pilastri era L’Ulivo, formazione fondata proprio da Prodi, che all’epoca guidava la Commissione europea. La sensazione è che i prossimi due mesi di campagna elettorale vedranno il M5s randellare senza problemi a destra e a sinistra: fino alle europee dell’8 e 9 giugno Conte e i suoi non guarderanno in faccia a nessuno, e poco male se si mette in discussione l’alleanza giallorossa in qualche città al voto. Tra l’altro proprio ieri a Pesaro il M5s ha ufficializzato il sostegno al candidato a sindaco Andrea Biancani del Pd, che tenta conferma in città dopo i due mandati di Matteo Ricci, il quale si candida alle europee. A Bari continua la ricerca del nome che possa riunire Pd e M5s dopo la spaccatura dei giorni scorsi: si ragiona su Nicola Colaianni, ex parlamentare e magistrato, ma c’è da convincere Michele Laforgia, sostenuto anche dal M5s, e Vito Leccese, scelto dal Pd, a farsi da parte. Il centrodestra ha annunciato il suo candidato a sindaco: è Fabio Romito della Lega.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pd-altre-pressioni-governatore-emiliano-2667766734.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-ndranghetista-contatto-sasa-mi-aiuti-per-il-mio-il-ristorante" data-post-id="2667766734" data-published-at="1713079163" data-use-pagination="False"> Lo ’ndranghetista contattò Sasà: «Mi aiuti per il mio il ristorante?» «L’intercessione degli esponenti politici Gallo Raffaele e Gallo Salvatore nella questione inerente all’acquisto del Sacro Monte di Belmonte». È il titolo di un paragrafo di una informativa della Dia allegata agli atti di una indagine sulla penetrazione della ’ndrangheta in Piemonte. Se l’inchiesta Echidna che sta terremotando il Pd piemontese ha svelato un sistema di scambi tra voti e favori con la criminalizzata organizzata che resta sullo sfondo, c’è un’altra indagine sulla ’ndrangheta in Piemonte dove i contatti tra politici e cosche sono più diretti. Anche in questa indagine compaiono Salvatore Gallo, ex socialista con forti legami con il Pd, e il figlio Raffaele, consigliere regionale Dem. L’inchiesta, denominata Platinum, ha svelato i rapporti d’affari delle ’ndrine nel Canavese. È emersa nel 2021 e ha già superato il primo grado di giudizio con 19 condanna per vari reati, compresa l’associazione mafiosa. Tra i condannati ci sono i fratelli Giuseppe e Franco Vazzana, condannati entrambi a 6 anni e 8 mesi per associazione mafiosa. Sono esponenti di spicco della «locale» di Volpiano, alle porte di Torino, legate alle famiglie di Platì. È Franco che, nel 2018, si rivolge ai Gallo per risolvere un problema. Ha investito nel ristorante nei pressi del Sacro Monte di Belmonte, nel Canavese. Un investimento di 200.000 euro che però non dà i risultati sperati. Il flusso dei pellegrini al santuario si è drasticamente ridotto e gli affari vanno male. Vazzana si rivolge al mondo della politica per risolvere il suo problema: far comprare la struttura alla Regione, che avrebbe poi riqualificato l’area del santuario e riportato così pellegrini a affari al suo ristorante. Dopo un tentativo andato a vuoto con Virginia Tiraboschi, allora senatrice di Forza Italia, Vazzana si rivolge ai Gallo. Salvatore, ex manager della Sitaf (la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia), «è considerato un faccendiere e annovera diversi precedenti contro la pubblica amministrazione» annota la Dia nelle carte dell’indagine. Il figlio Raffaele è già consigliere regionale del Pd. Entrambi sono estranei a questa indagine.Siamo nel 2018 e fare da intermediario tra Vazzana e i Gallo è un albergatore, Michele Troia. L’affare non si concretizzerà, ma le intercettazioni dell’indagine, delle quali ha parlato La Stampa nei giorni scorsi, dimostrano la «permeabilità» dei Gallo. Il 22 novembre 2018 Troia chiama il boss Vazzana: «Raffaele mi ha detto “Dì a Franco che i dirigenti funzionari, hanno dato parere favorevole… Adesso l’iter è che Reschigna (Aldo, vicepresidente della giunta regionale guidata allora da Sergio Chiamparino, ndr) può fare la delibera, può comprarlo e poi si vedrà come valorizzarlo… quindi, non è ancora fatta la delibera, ma si è in dirittura d’arrivo… ti puoi spendere in questa maniera, però lui, quando arriverà la delibera eeehh… allora poi li incontreremo… con Raffaele abbiamo deciso che appena lui sa che tanto lo sa subito… della delibera, allora poi li incontriamo e vediamo un po’ di gente che per far vedere che comunque l’attore è stato lui, ecco”». Vazzana replica: «Organizziamo una bella cena per far vedere che lui è riuscito a fare questa cosa». In un’altra telefonata dello stesso giorno, Vazzana torna a parlare di Raffaele Gallo: «Lui, ’sto ragazzo qui ha detto che è rimasto lì a spingere, perché chiaramente lui, suo padre è uno che conta proprio a livelli alti a Roma. E comunque suo padre ha cercato di dire “Insomma, facciamo una cosa che vada bene. visto che il... Santuario, comunque, per il Canavese è un riferimento importante”».
Il direttore Maurizio Belpietro durante l'evento dello scorso anno. Nel riquadro la locandina della terza edizione de «Il giorno de La Verità», in programma martedì 23 giugno a Roma
Praticamente tutti i ministri in carica, e i protagonisti di questo momento storico, attraverso speech e interviste esclusive parleranno di economia, politica, difesa e sicurezza, sostenibilità energetica, agroalimentare, lavoro e formazione. L’obiettivo è sempre il solito: mettere nel mirino i nodi cruciali dell’agenda politica nazionale e internazionale mentre però è ancora in corso la guerra tra Russia e Ucraina e l’intesa sulla pace tra gli Usa e Iran appare meno solida di quanto si vorrebbe.
Per la prima volta, un leader dell’opposizione si confronterà con Belpietro nella splendida cornice dell’Acquario romano, lo storico edificio di fine Ottocento a due passi dalla stazione Termini, sede della Casa dell’architettura. La chiusura, come nella scorsa edizione, sarà riservata al faccia a faccia tra Belpietro e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’intero evento, costituito da una serie di panel tematici, si potrà seguire in diretta sui nostri canali social e sul sito Web della Verità.
Ad aprire le danze per sviluppare il tema «Una nuova Primav(era)», intervistato sempre da Belpietro, sarà Giuseppe Conte, il leader del M5s già al lavoro nel campo largo in vista delle prossime elezioni politiche.
Delle sfide sulla sicurezza si parlerà nel secondo panel della giornata, con l’intervento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A seguire, lo spazio dedicato all’economia dove sarà protagonista il ministro Giancarlo Giorgetti.
Si guarderà poi in avanti con «La fabbrica del futuro», spazio dedicato alla competitività nella rivoluzione digitale italiana, dove si confronteranno, con la conduzione del vicedirettore della Verità Giuliano Zulin, Georg Gufler, chief executive officer di Doppelmayr Italy, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Flash entertainment, Stefano Paggi, chief technology e operation officer di Fibercop, Marco Gay, presidente dell’Unione industriali di Torino, e i rappresentanti di Autostrade per l’Italia e Fs.
È intitolato «Il tesoro d’Italia» il panel dedicato a cibo, filiere e sovranità in cui il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, spiegherà quale sarà la sfida per nutrire il futuro. Con la conduzione del condirettore del nostro quotidiano, Massimo de’ Manzoni, nello stesso spazio è previsto l’intervento di Federico Vecchioni, ceo di BF.
Altro argomento di grande attualità e partita decisiva per l’Europa è «L’energia del potere», panel in cui si confronteranno Riccardo Toto, direttore generaledi Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/Digital Eni, Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale Simest.
Seguirà l’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nello spazio condotto dalla giornalista Rai Manuela Moreno, «Le reti della sovranità», si parlerà di infrastrutture, investimenti e sicurezza energetica nell’era delle crisi. Interverranno Acea, Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Adr, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2a.
Inevitabile un focus sul «Lavoro che cambia», con salari, contratti, formazione e occupazione. La domanda cruciale è come alimentare lo sviluppo davanti alla grande trasformazione del mercato. Risponderà nella sua intervista il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
Quindi gli interventi di Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie all’Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e di Daniele Grassucci, direttore di skuola.net.
Concluderà i lavori, come nella scorsa edizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, intervistata in esclusiva dal direttore Belpietro, oltre al bilancio del suo governo, potrà anticipare i prossimi passi in agenda per chiudere la sua legislatura tra le richieste dei cittadini, la campagna elettorale già iniziata, i sondaggi e il programma della coalizione di centrodestra «incalzata» dal neo Futuro nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.
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