
«Con i conflitti aperti nel mondo e con le ricadute economiche e sociali in Italia, mi sarei già aspettato dall’Unione europea la sospensione del Green deal e delle regole del patto di stabilità». Il vicepremier e ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini, torna a fare pressing su Bruxelles. Peraltro, l’Italia non è più il malato d’Europa che chiede sconti, o trattamenti di favore.
La sollecitazione viene mentre il Paese è in una condizione di finanza pubblica migliore di Francia e Germania, per quanto riguarda il deficit. Il traguardo dell’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo è stato mancato per un decimo di punto: nel 2025 il rapporto con il Pil si è attestato al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma comunque sotto l’asticella prevista dal Patto di stabilità.
Non un dramma, se ci trovassimo in una situazione internazionale senza tensioni. La corsa dei prezzi energetici, l’impossibilità di prevedere i tempi di rientro del conflitto in Iran, complicano lo scenario. Questo spiega la richiesta di Salvini, affinché la Commissione metta da parte le posizioni dogmatiche per decisioni di buon senso e il tono allarmistico di chi vede il rischio di vanificare gli sforzi finora fatti per risanare i conti pubblici. «Bisogna sospendere all’istante il Green deal e il Patto di stabilità, altrimenti si mette male», dice senza tanti giri di parole il ministro. A questo si aggiunge un messaggio rivolto al Paese. «È una follia che non abbiamo ancora messo l’acceleratore sul nucleare, bisogna avviarlo entro la fine della legislatura, individuando i siti. Non possiamo rimanere uno dei pochi grandi Paesi occidentali a non avere questa fonte energetica. Gli altri stanno investendo mentre noi siamo ancora qui a dibattere. Essere autosufficienti è fondamentale. Se mai si parte, mai si arriva».
La crisi morde anche il settore agricolo. E a chiedere interventi stavolta non è solo l’Italia ma anche Parigi, sulla stessa linea nel reclamare la sospensione del Cbam, il dazio climatico dell’Ue ai fertilizzanti importati dai Paesi extra Unione, i cui costi sono già aumentati per via della chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ieri a Bruxelles per il Consiglio Agrifish. «L’Unione non deve perdere tempo, ma deve agire per aiutare il settore agricolo in un contesto drammatico in cui i costi di produzione stanno salendo e vanno a toccare le tasche di tutti i cittadini», dato che si scaricano poi sui prezzi all’ingrosso e su quelli al dettaglio, alimentando l’inflazione.
Lollobrigida poi chiede «un atteggiamento diverso dell’Europa, e non cieco» per tutelare i produttori europei di riso. Il problema è che Bruxelles continua a stabilire quote di importazioni senza dazio da Paesi extra Ue che hanno costi di produzione più bassi perché sfruttano il lavoro minorile e non adottano le norme europee imposte agli agricoltori europei.
Ieri è arrivato il consueto aggiornamento dei prezzi dei carburanti dall’Osservatorio del ministero del Made in Italy. La benzina è a 1,74 euro/litro e il gasolio a 2,05 euro. Gli effetti del taglio delle accise sono stati bruciati. Il provvedimento scade il 7 aprile e quei 25 centesimi congelati torneranno a scaricarsi sul pieno alla pompa. Al momento il governo non ha preso una decisione per il prolungamento di questa misura, frenato da una congiuntura critica (le stime di crescita di un già risicato 0,5% sono state ritoccate al ribasso).
Questo spiega la sollecitazione al G7 Finanze e Energia del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti per un intervento «coordinato a livello globale, tenendo ben presenti gli insegnamenti del 2022-23» ai tempi dell’attacco russo all’Ucraina. Per Giorgetti, che si è focalizzato soprattutto sul problema critico per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera italiana, «le misure per contrastare l’aumento indiscriminato dei prezzi devono essere mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso». Giorgetti ha quindi sottolineato identità di vedute con la presidente della Bce, Christine Lagarde, su un «giusto mix tra politica monetaria e fiscale».
Ieri un nuovo rally delle quotazioni del petrolio è stato innescato dalle minacce del presidente Usa, Donald Trump, alle infrastrutture energetiche di Teheran - compreso il terminal dell’isola di Kharg - e dalle parole circa la possibilità per gli Stati Uniti di «impadronirsi del petrolio» iraniano. In un’intervista al Financial Times, Trump ha paragonato l’attuale situazione a quella del Venezuela dopo la destituzione di Nicolás Maduro. Il mercato ha reagito di conseguenza.
Intanto Arera ha comunicato che nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà dell’8,1%.





