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2023-10-06
Se si vota alla transizione forzata la Chiesa si farà del male da sola
Papa Francesco (Ansa)
C’è un passaggio insidioso, nell’esortazione apostolica Laudate Deum. Avalla una logica che potrebbe finire per ritorcersi contro la Chiesa stessa. Apre, con il pretesto della conversione ecologica, una breccia dalla quale, poi, rischiano di passare la teoria gender, l’ideologia antinatalista, la legittimazione dell’aborto.
Ci troviamo al capitolo 3, punto 35, del documento. Francesco ha appena ribadito l’importanza degli accordi multilaterali per azzerare le emissioni di CO2. E aggiunge: le organizzazioni mondiali «devono essere dotate di una reale autorità per “assicurare” la realizzazione di alcuni obiettivi irrinunciabili. Così si darebbe vita a un multilateralismo che non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile». Dove voglia andare a parare, il Pontefice lo esplicita al capitolo 5, dedicato all’imminente Cop28 di Dubai. Egli invoca «una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente». Pretende, cioè, che l’abbandono dei combustibili fossili sia propiziato da «forme vincolanti di transizione energetica».
Jorge Mario Bergoglio tenta di mitigare tale netta presa di posizione aggrappandosi al principio di sussidiarietà, da applicare «anche al rapporto globale-locale», o proponendo una «maggiore “democratizzazione” nella sfera globale». La conclusione delle sue considerazioni, tuttavia, può essere una soltanto: l’agenda green va imposta a prescindere dal consenso dei cittadini dei singoli Paesi. Ovvero, a prescindere dall’unica modalità di deliberazione democratica che, più o meno, funzioni. Cos’altro sono le «mutevoli circostanze politiche», se non il legittimo alternarsi delle maggioranze e la conseguente rimodulazione degli scopi del governo?
Attenzione: non è questione di difendere i vituperati sovranismi, rifiutando il nobile afflato alla cooperazione internazionale. Vivessimo in una società ancora cristiana, constateremmo che il successore di Pietro ha aggiunto, al tradizionale insieme dei valori non negoziabili, pure quello del cosiddetto «net zero». Discutibile, sì. Però sostanzialmente innocuo. Il fatto è che, in un’epoca in cui il nichilismo ha sorpassato persino l’ormai scontata secolarizzazione, la conseguenza più probabile del metodo suggerito dal Papa è un’altra: spalancare la porta alle derive antiumane della postmodernità.
Sì, perché come possono forzarci a guidare l’auto elettrica, a installare le pompe di calore e a non salire più su un aereo che brucia quintali di cherosene, le istituzioni multilaterali potrebbero parimenti scavalcare gli argini democratici a livello nazionale e imporci matrimoni «egualitari», adozioni gay, riconoscimento dei figli nati da maternità surrogata, controllo delle nascite, interruzioni di gravidanza come metodo contraccettivo, transessualità infantile e limitazioni della libertà d’espressione, stile «misgendering» canadese oppure legge Zan. È paranoia? Be’, sappiate che, nell’agenda 2030 dell’Onu per lo «sviluppo sostenibile», è compreso il diritto universale ai «servizi sanitari sessuali e riproduttivi, inclusi quelli destinati alla pianificazione familiare». Più precisamente, viene prescritta «l’integrazione della salute riproduttiva nei programmi e nelle strategie nazionali». Che ne direbbe, Bergoglio, se in virtù del principio degli «obiettivi irrinunciabili e vincolanti», le Nazioni Unite, o chi per loro, obbligassero gli Stati ad approvare leggi abortiste, oppure a liberalizzare il mercato dei bambini? A quei fini, non bastano già la Corte di giustizia Ue e la Corte europea dei diritti umani? La giurisprudenza creativa dei singoli tribunali? Mettiamo in pericolo la sacralità della vita, l’intangibilità dell’unione matrimoniale, l’unicità della famiglia, per avere in cambio pale eoliche e pannelli solari?
Qui non stiamo ragionando in termini astratti. Gli esiti del multilateralismo autoritario promosso dal Pontefice sarebbero tangibili e copiosi. Cari volontari cattolici, volete partecipare a un programma per la prevenzione dell’Aids in Africa? Benvenuti: ma niente prediche sui costumi sessuali ordinati, men che meno sulla castità. Altrove s’è deciso che bisogna distribuire preservativi. Spettabili organizzazioni antiabortiste, intendete piazzarvi fuori una clinica di Planned Parenthood e provare a convincere le ragazze a tenere il loro bambino? Scordatevelo: l’agenda 2030 proclama il diritto alla salute riproduttiva. Dottori, vi opponete alla somministrazione di bloccanti della pubertà a un baby trans? Vedetevela con l’Onu, la Cedu, o chicchessia. Pensate di aprire una scuola privata cattolica? Prego, l’iniziativa economica è libera; purché siate sempre «inclusivi». Non bandirete per caso i testi in cui si invitano i ragazzini a masturbarsi?
Dal Vangelo abbiamo imparato che esiste uno zelo santo: tipo quello di Cristo quando rovescia, indignato, i banchetti dei mercanti nel tempio. Ma è proprio Gesù a darci un suggerimento: «Siate prudenti come i serpenti». Soprattutto dinanzi al nuovo credo ambientalista. Quella lastricata di buone intenzioni non è mica la strada per il paradiso…
Tutti gli errori della «Laudate Deum»
Né nella enciclica Laudato si’ né nella esortazione apostolica Laudate Deum Francesco ha parlato ex cathedra, cosicché il dogma della infallibilità pontificia non è intaccato dalla pletora di errori contenuti in entrambi gli interventi. Vediamo quella della Laudate Deum.
1 «Ogni volta che la temperatura globale aumenta di mezzo grado, aumentano anche l’intensità e la frequenza di forti piogge in alcune aree, di gravi siccità in altre, di caldo estremo in alcune regioni e di forti nevicate in altre ancora». Questo è patentemente falso. Ci sarebbe da chiedersi cosa succederebbe ogni volta che la temperatura media globale diminuisse di mezzo grado: forse che qua diminuiscono intensità e frequenza di forti piogge e là aumentano le siccità; o che qua aumenta il caldo e là il freddo? Oppure le temperature possono diminuire senza che nulla succeda? Ma se fossero vere queste stravaganze, allora dovrebbe esserci una e una sola temperatura media globale ottimale. E qual è? Quella del 1850, verrebbe da dire. Ma perché proprio quella? Cosa avrebbe di speciale il 1850 rispetto al, che so, 1650, quando le temperature erano 2 gradi più basse?
2 «Quello cui stiamo assistendo ora è una insolita accelerazione del riscaldamento. Negli ultimi 50 anni la temperatura è aumentata a una velocità inedita, senza precedenti negli ultimi 2.000 anni». E oltre: «Non possiamo più dubitare che la ragione dell’insolita velocità di così pericolosi cambiamenti sia un fatto innegabile». La cosa non è indubitabile, ma semplicemente falsa. Negli ultimi 50 anni la temperatura è aumentata di mezzo grado, ma nei soli 30 anni dal 1690 al 1720 la temperatura aumentava di 1.5 gradi: quindi nulla di insolito. E non è vera neanche l’accelerazione, visto che negli anni 1940-80 vi fu non un riscaldamento più lento ma, addirittura, un rinfrescamento (e anche allora ci si allarmava), e gli anni 2000-2014 furono di «hiatus» climatico, cioè di interruzione del riscaldamento.
3 «Siccità e alluvioni, maremoti e inondazioni hanno in fondo la stessa origine: il riscaldamento globale». L’origine delle citate circostanze non può essere il riscaldamento globale. Significherebbe che senza riscaldamento globale esse non ci sarebbero, mentre ci sono sempre state: basta leggere la Bibbia. Inoltre, dal punto di vista del pianeta queste sono situazioni equivalenti, mentre possono non esserlo dal punto di vista dell’umanità. Essa, sì, avrebbe bisogno di acqua, neve, sole, ombra, vento, bonaccia a comando. Ma non possiamo comandare, né al pianeta né al Sole. Possiamo solo adattarci, e faremmo bene a farlo.
4 «Le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono molto superiori a quelle dei più poveri. Un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo». La prima frase è vera, anche se, a essere precisi, la ragione per cui l’abitante ricco è tale, è proprio perché emette di più. La seconda frase, invece, contiene un grave errore di aritmetica: se il problema è il clima che cambia a causa delle emissioni, ridurre quelle dei Paesi che pro capite emettono di più potrebbe ben non avere alcun effetto, se la popolazione totale di questi Paesi è minoritaria. E lo è. Per esempio, le emissioni della Ue incidono per l’8%, cosicché anche l’azzeramento delle emissioni della ricchissima Ue avrebbe effetto nullo sul clima.
5 «La coincidenza di questi fenomeni climatici globali con la crescita accelerata delle emissioni di gas serra non può essere nascosta». Qui ci sono due errori. Uno: la correlazione tra due fatti non significa che uno causa l’altro. Due: alla crescita delle emissioni non sempre si è avuta una crescita delle temperature (non negli anni 1940-1980 e 2000-2014).
6 «La stragrande maggioranza degli studiosi del clima sostiene questa correlazione e solo una minima percentuale di essi tenta di negare tale evidenza». Questo non è un argomento. È necessaria concordanza tra fatti e non concordanza tra uomini per sostenere che una congettura è vera.
7 «L’evoluzione delle temperature medie della superficie non può essere spiegata senza l’effetto dell’aumento dei gas serra». Non è vero: come si spiega l’evoluzione delle temperature del passato?
8 «Gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno la prossima Conferenza delle Parti (Cop28). È un Paese che ha investito molto nelle energie rinnovabili. Non possiamo rinunciare a sognare che la Cop28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica». Le rinnovabili contribuiscono all’energia di quel Paese per l’1%, il nucleare per il 4% e i combustibili fossili per il 95%. Auspicare che, dopo 27 Cop fallite, abbia successo la prossima Cop che si celebrerà lì, è un grosso azzardo.
Papa Francesco, però, conclude: «Evitare l’aumento di un decimo di grado della temperatura globale potrebbe già essere sufficiente per risparmiare sofferenze a molte persone». Strano che non gli sovvenga il dubbio che una umanità esposta a variazioni di temperature che nello stesso luogo possono essere di diverse decine di gradi e che tra poli ed equatore sono di 100 gradi, possa aver un qualche beneficio dal controllo delle temperature «di un decimo di grado» e che forse imbracarsi in questo insano e improbabile controllo possa essere, invece, la causa di sofferenze per molte persone.
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Il Papa chiede che le decisioni degli organismi mondiali diventino «vincolanti», a prescindere dalla volontà dei cittadini. Ma se lo sono sull’agenda verde, possono esserlo anche sull’ideologia gender o sull’aborto.Cataclismi causati da mezzo grado in più di temperatura, confusione sulle emissioni pro capite, equivoci sulla scienza fatta a maggioranza: il testo della «Laudate Deum» è tecnicamente inesatto.Lo speciale contiene due articoli.C’è un passaggio insidioso, nell’esortazione apostolica Laudate Deum. Avalla una logica che potrebbe finire per ritorcersi contro la Chiesa stessa. Apre, con il pretesto della conversione ecologica, una breccia dalla quale, poi, rischiano di passare la teoria gender, l’ideologia antinatalista, la legittimazione dell’aborto. Ci troviamo al capitolo 3, punto 35, del documento. Francesco ha appena ribadito l’importanza degli accordi multilaterali per azzerare le emissioni di CO2. E aggiunge: le organizzazioni mondiali «devono essere dotate di una reale autorità per “assicurare” la realizzazione di alcuni obiettivi irrinunciabili. Così si darebbe vita a un multilateralismo che non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile». Dove voglia andare a parare, il Pontefice lo esplicita al capitolo 5, dedicato all’imminente Cop28 di Dubai. Egli invoca «una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente». Pretende, cioè, che l’abbandono dei combustibili fossili sia propiziato da «forme vincolanti di transizione energetica». Jorge Mario Bergoglio tenta di mitigare tale netta presa di posizione aggrappandosi al principio di sussidiarietà, da applicare «anche al rapporto globale-locale», o proponendo una «maggiore “democratizzazione” nella sfera globale». La conclusione delle sue considerazioni, tuttavia, può essere una soltanto: l’agenda green va imposta a prescindere dal consenso dei cittadini dei singoli Paesi. Ovvero, a prescindere dall’unica modalità di deliberazione democratica che, più o meno, funzioni. Cos’altro sono le «mutevoli circostanze politiche», se non il legittimo alternarsi delle maggioranze e la conseguente rimodulazione degli scopi del governo? Attenzione: non è questione di difendere i vituperati sovranismi, rifiutando il nobile afflato alla cooperazione internazionale. Vivessimo in una società ancora cristiana, constateremmo che il successore di Pietro ha aggiunto, al tradizionale insieme dei valori non negoziabili, pure quello del cosiddetto «net zero». Discutibile, sì. Però sostanzialmente innocuo. Il fatto è che, in un’epoca in cui il nichilismo ha sorpassato persino l’ormai scontata secolarizzazione, la conseguenza più probabile del metodo suggerito dal Papa è un’altra: spalancare la porta alle derive antiumane della postmodernità. Sì, perché come possono forzarci a guidare l’auto elettrica, a installare le pompe di calore e a non salire più su un aereo che brucia quintali di cherosene, le istituzioni multilaterali potrebbero parimenti scavalcare gli argini democratici a livello nazionale e imporci matrimoni «egualitari», adozioni gay, riconoscimento dei figli nati da maternità surrogata, controllo delle nascite, interruzioni di gravidanza come metodo contraccettivo, transessualità infantile e limitazioni della libertà d’espressione, stile «misgendering» canadese oppure legge Zan. È paranoia? Be’, sappiate che, nell’agenda 2030 dell’Onu per lo «sviluppo sostenibile», è compreso il diritto universale ai «servizi sanitari sessuali e riproduttivi, inclusi quelli destinati alla pianificazione familiare». Più precisamente, viene prescritta «l’integrazione della salute riproduttiva nei programmi e nelle strategie nazionali». Che ne direbbe, Bergoglio, se in virtù del principio degli «obiettivi irrinunciabili e vincolanti», le Nazioni Unite, o chi per loro, obbligassero gli Stati ad approvare leggi abortiste, oppure a liberalizzare il mercato dei bambini? A quei fini, non bastano già la Corte di giustizia Ue e la Corte europea dei diritti umani? La giurisprudenza creativa dei singoli tribunali? Mettiamo in pericolo la sacralità della vita, l’intangibilità dell’unione matrimoniale, l’unicità della famiglia, per avere in cambio pale eoliche e pannelli solari? Qui non stiamo ragionando in termini astratti. Gli esiti del multilateralismo autoritario promosso dal Pontefice sarebbero tangibili e copiosi. Cari volontari cattolici, volete partecipare a un programma per la prevenzione dell’Aids in Africa? Benvenuti: ma niente prediche sui costumi sessuali ordinati, men che meno sulla castità. Altrove s’è deciso che bisogna distribuire preservativi. Spettabili organizzazioni antiabortiste, intendete piazzarvi fuori una clinica di Planned Parenthood e provare a convincere le ragazze a tenere il loro bambino? Scordatevelo: l’agenda 2030 proclama il diritto alla salute riproduttiva. Dottori, vi opponete alla somministrazione di bloccanti della pubertà a un baby trans? Vedetevela con l’Onu, la Cedu, o chicchessia. Pensate di aprire una scuola privata cattolica? Prego, l’iniziativa economica è libera; purché siate sempre «inclusivi». Non bandirete per caso i testi in cui si invitano i ragazzini a masturbarsi?Dal Vangelo abbiamo imparato che esiste uno zelo santo: tipo quello di Cristo quando rovescia, indignato, i banchetti dei mercanti nel tempio. Ma è proprio Gesù a darci un suggerimento: «Siate prudenti come i serpenti». Soprattutto dinanzi al nuovo credo ambientalista. Quella lastricata di buone intenzioni non è mica la strada per il paradiso…<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/papa-transizione-verde-2665810933.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tutti-gli-errori-della-laudate-deum" data-post-id="2665810933" data-published-at="1696544006" data-use-pagination="False"> Tutti gli errori della «Laudate Deum» Né nella enciclica Laudato si’ né nella esortazione apostolica Laudate Deum Francesco ha parlato ex cathedra, cosicché il dogma della infallibilità pontificia non è intaccato dalla pletora di errori contenuti in entrambi gli interventi. Vediamo quella della Laudate Deum. 1 «Ogni volta che la temperatura globale aumenta di mezzo grado, aumentano anche l’intensità e la frequenza di forti piogge in alcune aree, di gravi siccità in altre, di caldo estremo in alcune regioni e di forti nevicate in altre ancora». Questo è patentemente falso. Ci sarebbe da chiedersi cosa succederebbe ogni volta che la temperatura media globale diminuisse di mezzo grado: forse che qua diminuiscono intensità e frequenza di forti piogge e là aumentano le siccità; o che qua aumenta il caldo e là il freddo? Oppure le temperature possono diminuire senza che nulla succeda? Ma se fossero vere queste stravaganze, allora dovrebbe esserci una e una sola temperatura media globale ottimale. E qual è? Quella del 1850, verrebbe da dire. Ma perché proprio quella? Cosa avrebbe di speciale il 1850 rispetto al, che so, 1650, quando le temperature erano 2 gradi più basse? 2 «Quello cui stiamo assistendo ora è una insolita accelerazione del riscaldamento. Negli ultimi 50 anni la temperatura è aumentata a una velocità inedita, senza precedenti negli ultimi 2.000 anni». E oltre: «Non possiamo più dubitare che la ragione dell’insolita velocità di così pericolosi cambiamenti sia un fatto innegabile». La cosa non è indubitabile, ma semplicemente falsa. Negli ultimi 50 anni la temperatura è aumentata di mezzo grado, ma nei soli 30 anni dal 1690 al 1720 la temperatura aumentava di 1.5 gradi: quindi nulla di insolito. E non è vera neanche l’accelerazione, visto che negli anni 1940-80 vi fu non un riscaldamento più lento ma, addirittura, un rinfrescamento (e anche allora ci si allarmava), e gli anni 2000-2014 furono di «hiatus» climatico, cioè di interruzione del riscaldamento. 3 «Siccità e alluvioni, maremoti e inondazioni hanno in fondo la stessa origine: il riscaldamento globale». L’origine delle citate circostanze non può essere il riscaldamento globale. Significherebbe che senza riscaldamento globale esse non ci sarebbero, mentre ci sono sempre state: basta leggere la Bibbia. Inoltre, dal punto di vista del pianeta queste sono situazioni equivalenti, mentre possono non esserlo dal punto di vista dell’umanità. Essa, sì, avrebbe bisogno di acqua, neve, sole, ombra, vento, bonaccia a comando. Ma non possiamo comandare, né al pianeta né al Sole. Possiamo solo adattarci, e faremmo bene a farlo. 4 «Le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono molto superiori a quelle dei più poveri. Un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo». La prima frase è vera, anche se, a essere precisi, la ragione per cui l’abitante ricco è tale, è proprio perché emette di più. La seconda frase, invece, contiene un grave errore di aritmetica: se il problema è il clima che cambia a causa delle emissioni, ridurre quelle dei Paesi che pro capite emettono di più potrebbe ben non avere alcun effetto, se la popolazione totale di questi Paesi è minoritaria. E lo è. Per esempio, le emissioni della Ue incidono per l’8%, cosicché anche l’azzeramento delle emissioni della ricchissima Ue avrebbe effetto nullo sul clima. 5 «La coincidenza di questi fenomeni climatici globali con la crescita accelerata delle emissioni di gas serra non può essere nascosta». Qui ci sono due errori. Uno: la correlazione tra due fatti non significa che uno causa l’altro. Due: alla crescita delle emissioni non sempre si è avuta una crescita delle temperature (non negli anni 1940-1980 e 2000-2014). 6 «La stragrande maggioranza degli studiosi del clima sostiene questa correlazione e solo una minima percentuale di essi tenta di negare tale evidenza». Questo non è un argomento. È necessaria concordanza tra fatti e non concordanza tra uomini per sostenere che una congettura è vera. 7 «L’evoluzione delle temperature medie della superficie non può essere spiegata senza l’effetto dell’aumento dei gas serra». Non è vero: come si spiega l’evoluzione delle temperature del passato? 8 «Gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno la prossima Conferenza delle Parti (Cop28). È un Paese che ha investito molto nelle energie rinnovabili. Non possiamo rinunciare a sognare che la Cop28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica». Le rinnovabili contribuiscono all’energia di quel Paese per l’1%, il nucleare per il 4% e i combustibili fossili per il 95%. Auspicare che, dopo 27 Cop fallite, abbia successo la prossima Cop che si celebrerà lì, è un grosso azzardo. Papa Francesco, però, conclude: «Evitare l’aumento di un decimo di grado della temperatura globale potrebbe già essere sufficiente per risparmiare sofferenze a molte persone». Strano che non gli sovvenga il dubbio che una umanità esposta a variazioni di temperature che nello stesso luogo possono essere di diverse decine di gradi e che tra poli ed equatore sono di 100 gradi, possa aver un qualche beneficio dal controllo delle temperature «di un decimo di grado» e che forse imbracarsi in questo insano e improbabile controllo possa essere, invece, la causa di sofferenze per molte persone.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.