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2022-06-05
Orda immigrata sul Garda: caos e molestie
«Le donne bianche qui non salgono». Accade in Italia, nel 2022, lo stesso Paese che una certa stampa ideologizzata ha descritto fino a qualche mese fa come come il Sudafrica dell’apartheid, l’Alabama dei linciaggi. Un posto, insomma, dove ai neri è impedito l’accesso dei vagoni del treno. Mentre nelle redazioni chic ci si raccontava questo Paese che non esisteva, nell’Italia realmente esistente sono sei adolescenti italiane a non poter entrare in un vagone, a essere accerchiate, palpate, insultate, trattate come pezzi di carne bianca.
Accade a margine della giornata di follia che ha sconvolto Peschiera del Garda, incantevole Comune in provincia di Verona, affacciato sul lago e vicinissimo al parco dei divertimenti Gardaland. Qui, il 2 giugno, circa 2.000 ragazzi (la stima è del sindaco di Peschiera, Orietta Gaiulli), per lo più di origine nordafricana, sono calati in branco per festeggiare a loro modo la Repubblica, dopo essersi messi d’accordo su Tik Tok. Urla, musica a tutto volume, atteggiamenti aggressivi, furti, risse, vandalismo, ubriachezza molesta. Nei video diffusi sui social, per lo più dagli stessi autori dei disordini, si vedono anche ragazzi ballare sopra alle automobili. L’orda ha preso di mira la spiaggia del lido Campanello di Castelnuovo e quella confinante dei Pioppi, nel territorio di Peschiera. L’effetto di tutto questo sulla sicurezza, sul turismo, sul commercio sono facilmente immaginabili.
Alla fine è dovuta intervenire la polizia in assetto antisommossa, dopo che una rissa, forse per il furto di un portafoglio, stava degenerando. Ma, nei filmati messi in Rete, persino l’intervento della celere con i manganelli sguainati pare oggetto di derisione da parte dei presenti, forti di un numero talmente imponente da suggerire una certa sicumera. «Il primo anno erano 200, quello dopo 500 e ieri 2.000», ha spiegato il giorno dopo il sindaco Gaiulli, che ha anche detto di aver avvisato i carabinieri dell’appuntamento sospetto già il 30 maggio. Dopo la giornata di violenze, schiamazzi e vandalismi, l’allegra compagnia si è riversata alla stazione, dove in molti, provenienti dalla Lombardia, hanno assaltato il primo treno disponibile in condizioni bestiali, senza alcun intervento delle autorità per evitare un esito già scritto.
A farne le spese, tra i tanti passeggeri ignari, sei amiche di 16 e 17 anni, quattro di Milano e due di Pavia, che, dopo aver passato la giornata a Gardaland, si sono trovate a bordo del treno regionale 2640 che da Peschiera del Garda arriva nel capoluogo lombardo. Il racconto è da film horror: «Eravamo circondate. Il caldo era asfissiante, alcune di noi sono svenute. Mentre cercavamo un controllore avanzando a fatica lungo i vagoni» è avvenuta l’aggressione sessuale. «Ridevano. Ci dicevano “le donne bianche qui non salgono”», hanno raccontato. Su Instagram è comparso il messaggio di una madre: «Mia figlia di 16 anni oggi si è recata a Gardaland con le sue amiche e salite sul treno per il rientro verso Milano sono state accerchiate, palpeggiate, molestate da alcuni soggetti. Non riuscivano a scendere dal treno perché ammassati. Sono riuscite a scendere a Desenzano del Garda, sotto shock, in lacrime e noi genitori siamo andati a recuperale. Ora mi chiedo, ma è possibile che ancora avvengano fatti del genere? Poi leggo di baby gang che si sono ritrovate oggi e provenienti tutte da Milano. Ma cosa aspettano ad intervenire prendendo seri provvedimenti, fino a che punto bisogna arrivare?». Le giovani hanno tutte sporto denuncia alla Polfer della stazione Centrale di Milano.
Al momento, per il complesso dei disordini, ci sarebbe qualche decina di identificati. Si tratta di giovanissimi, molti minorenni, arrivati sia dal Veneto che dalla Lombardia. Molti dei ragazzi coinvolti erano comunque privi di documenti. L’allarme, in riva al Garda, non è comunque scemato. Un nuovo possibile raduno era stato annunciato sui social per ieri, anche se forse il clamore dei fatti del 2 giugno ha portato a rimandare la nuova giornata di razzie. Il prefetto di Verona, Donato Cafagna, al termine del Comitato provinciale straordinario per l’ordine e le sicurezza pubblica, ha comunque annunciato un rafforzamento dei presidi di sicurezza, a cominciare dalla stazione ferroviaria di Peschiera del Garda. Per tutto il fine settimana è entrata in vigore l’ordinanza sindacale che vieta di portare in spiaggia alcolici, bottiglie di vetro e anche casse per ascoltare la musica. È stato inoltre richiesto, soprattutto alle forze di polizia lombarde, un filtraggio alle partenze, dalle stazioni di Milano, Bergamo e Brescia, a cui si dovrebbe aggiungere un controllo anti droga all’arrivo.
Tutte azioni sensate, ma la cui efficacia tende inevitabilmente a sfumare man mano che ci si allontana temporalmente dal fatto mediatico. E comunque, a meno di militarizzare intere località di villeggiatura, le armi del contenimento sono sempre spuntate a fronte di certi numeri. Al di là della giornata di follia di Peschiera, resta l’impressione di una bomba banlieue in via di caricamento anche in Italia, dopo che in Francia e nel Nord Europa l’ordigno sociale è già esploso da tempo con i risultati che sappiamo. È quello che in molti, negli ultimi dieci anni, vedendo sbarcare sulle nostre coste centinaia di migliaia di giovani maschi spacciati per profughi, avevano previsto accadesse. Anziché affrontare il problema, si è preferito fare debunking sulle «teorie cospirazioniste di estrema destra». O denunciare le invasioni moleste, sì, ma del corpo degli Alpini.
Sbarchi continui sulle coste italiane mentre la Lamorgese cincischia
L’ennesimo sbarco dall’inizio dell’anno sulle coste calabresi porta a Roccella Jonica altri 66 stranieri e fa schizzare le statistiche a oltre 2.000 approdati. Ieri mattina la Guardia costiera ha intercettato il veliero a 30 miglia dalla costa. Il copione è sempre lo stesso. Quello della rotta turca. È il nono sbarco autonomo a Roccella negli ultimi 16 giorni. L’operazione è stata coordinata dalla sala operativa della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. Dopo lo sbarco i passeggeri del veliero sono stati momentaneamente sistemati nella tensostruttura realizzata nei mesi scorsi e gestita dai volontari della Croce rossa e della Protezione civile, dopo le verifiche anti Covid. Nella tensostruttura ci sono ancora i 39 afgani arrivati mercoledì. Che dovrebbero essere in fase di trasferimento nei Cas calabresi. In totale la Calabria da gennaio si è ritrovata con 3.440 stranieri da piazzare tra i vari centri d’accoglienza, che già scoppiano. Molti si trovano nel Cara di Isola Capo Rizzuto, un centro che in passato, stando alle ricostruzioni della Procura antimafia di Catanzaro, era finito nelle mani delle cosche, che sarebbero riuscite a controllare una delle tante associazioni che in Calabria si occupano di accoglienza. Ma quello calabrese non è l’unico fronte caldo. A Lampedusa Guardia costiera e Guardia di finanza sembrano aver ripreso fiato dopo gli interventi in mare dei giorni scorsi. Mentre in Sardegna si indaga per individuare gli scafisti che hanno portato nei giorni scorsi sulla spiaggia di Pula 16 tunisini che si erano incamminati verso la statale e che sono stati intercettati dai carabinieri. Ieri, in località Comunione dei Pianeti, è stato recuperato il barchino di legno di 6 metri con motore da 40 cavalli e nove taniche di plastica da 20 litri vuote, utilizzato per raggiungere la costa. Il natante è stato sequestrato e affidato al responsabile del porto Cala Verde di Pula in custodia giudiziaria. Potrebbe presto far rotta verso l’Italia anche la
Sea-Watch 3, che con le ultime 99 persone tirate su l’altro giorno da un gommone e i 49 naufraghi che erano su un’imbarcazione di legno in difficoltà nel Mediterraneo, ora ha a bordo 223 passeggeri ed è ferma al largo di Zuara, in Libia. È partita per la sua dodicesima operazione anche la Mare Jonio che, dopo aver lasciato il porto di Mazara del Vallo venerdì pomeriggio, ieri era già al largo della Tunisia, diretta verso la zona Sar libica.
I numeri degli sbarchi preoccupano il leader della Lega, Matteo Salvini, che li ritiene «da allarme nazionale». E chiedendosi cosa stia facendo il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ha aggiunto: «Fino a maggio sono sbarcati più di 20.000 clandestini. Rischia di essere un’estate drammatica, di morte, con oltre 100.000 arrivi». Il governo mette già le mani avanti: «Se continua questa crisi del grano che vede 20-30 milioni di tonnellate bloccate nei porti ucraini, avremo maggiori flussi migratori per tutta l’estate», ha annunciato ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. È già chiaro che non si correrà ai ripari. D’altra parte, Lamorgese, che a Venezia, al vertice con i ministri dell’Interno dell’area mediterranea, ha riproposto la solita solfa del «Patto europeo su immigrazione e asilo». E dopo i vari nulla di fatto, parlando anche a nome di Cipro, Grecia, Malta e Spagna, Lamorgese ha detto di essere ancora convinta «che questo sia il metodo migliore per cercare soluzioni equilibrate tra responsabilità e necessaria solidarietà che gli altri membri sono chiamati a dimostrare». Ma che ormai da anni ignorano, beffando l’Italia.
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Il 2 giugno almeno 2.000 giovani, per lo più di origine magrebina, sono calati su Peschiera: vandalismi e violenze, celere costretta a intervenire. Al ritorno, aggressioni sessuali in treno. Sei ragazze minorenni in ostaggio: «Dicevano “qui le bianche non salgono”».Il ministro Luciana Lamorgese rilancia l’ennesimo, inutile «patto europeo». E Luigi Di Maio mette le mani avanti.Lo speciale contiene due articoli.«Le donne bianche qui non salgono». Accade in Italia, nel 2022, lo stesso Paese che una certa stampa ideologizzata ha descritto fino a qualche mese fa come come il Sudafrica dell’apartheid, l’Alabama dei linciaggi. Un posto, insomma, dove ai neri è impedito l’accesso dei vagoni del treno. Mentre nelle redazioni chic ci si raccontava questo Paese che non esisteva, nell’Italia realmente esistente sono sei adolescenti italiane a non poter entrare in un vagone, a essere accerchiate, palpate, insultate, trattate come pezzi di carne bianca.Accade a margine della giornata di follia che ha sconvolto Peschiera del Garda, incantevole Comune in provincia di Verona, affacciato sul lago e vicinissimo al parco dei divertimenti Gardaland. Qui, il 2 giugno, circa 2.000 ragazzi (la stima è del sindaco di Peschiera, Orietta Gaiulli), per lo più di origine nordafricana, sono calati in branco per festeggiare a loro modo la Repubblica, dopo essersi messi d’accordo su Tik Tok. Urla, musica a tutto volume, atteggiamenti aggressivi, furti, risse, vandalismo, ubriachezza molesta. Nei video diffusi sui social, per lo più dagli stessi autori dei disordini, si vedono anche ragazzi ballare sopra alle automobili. L’orda ha preso di mira la spiaggia del lido Campanello di Castelnuovo e quella confinante dei Pioppi, nel territorio di Peschiera. L’effetto di tutto questo sulla sicurezza, sul turismo, sul commercio sono facilmente immaginabili. Alla fine è dovuta intervenire la polizia in assetto antisommossa, dopo che una rissa, forse per il furto di un portafoglio, stava degenerando. Ma, nei filmati messi in Rete, persino l’intervento della celere con i manganelli sguainati pare oggetto di derisione da parte dei presenti, forti di un numero talmente imponente da suggerire una certa sicumera. «Il primo anno erano 200, quello dopo 500 e ieri 2.000», ha spiegato il giorno dopo il sindaco Gaiulli, che ha anche detto di aver avvisato i carabinieri dell’appuntamento sospetto già il 30 maggio. Dopo la giornata di violenze, schiamazzi e vandalismi, l’allegra compagnia si è riversata alla stazione, dove in molti, provenienti dalla Lombardia, hanno assaltato il primo treno disponibile in condizioni bestiali, senza alcun intervento delle autorità per evitare un esito già scritto. A farne le spese, tra i tanti passeggeri ignari, sei amiche di 16 e 17 anni, quattro di Milano e due di Pavia, che, dopo aver passato la giornata a Gardaland, si sono trovate a bordo del treno regionale 2640 che da Peschiera del Garda arriva nel capoluogo lombardo. Il racconto è da film horror: «Eravamo circondate. Il caldo era asfissiante, alcune di noi sono svenute. Mentre cercavamo un controllore avanzando a fatica lungo i vagoni» è avvenuta l’aggressione sessuale. «Ridevano. Ci dicevano “le donne bianche qui non salgono”», hanno raccontato. Su Instagram è comparso il messaggio di una madre: «Mia figlia di 16 anni oggi si è recata a Gardaland con le sue amiche e salite sul treno per il rientro verso Milano sono state accerchiate, palpeggiate, molestate da alcuni soggetti. Non riuscivano a scendere dal treno perché ammassati. Sono riuscite a scendere a Desenzano del Garda, sotto shock, in lacrime e noi genitori siamo andati a recuperale. Ora mi chiedo, ma è possibile che ancora avvengano fatti del genere? Poi leggo di baby gang che si sono ritrovate oggi e provenienti tutte da Milano. Ma cosa aspettano ad intervenire prendendo seri provvedimenti, fino a che punto bisogna arrivare?». Le giovani hanno tutte sporto denuncia alla Polfer della stazione Centrale di Milano. Al momento, per il complesso dei disordini, ci sarebbe qualche decina di identificati. Si tratta di giovanissimi, molti minorenni, arrivati sia dal Veneto che dalla Lombardia. Molti dei ragazzi coinvolti erano comunque privi di documenti. L’allarme, in riva al Garda, non è comunque scemato. Un nuovo possibile raduno era stato annunciato sui social per ieri, anche se forse il clamore dei fatti del 2 giugno ha portato a rimandare la nuova giornata di razzie. Il prefetto di Verona, Donato Cafagna, al termine del Comitato provinciale straordinario per l’ordine e le sicurezza pubblica, ha comunque annunciato un rafforzamento dei presidi di sicurezza, a cominciare dalla stazione ferroviaria di Peschiera del Garda. Per tutto il fine settimana è entrata in vigore l’ordinanza sindacale che vieta di portare in spiaggia alcolici, bottiglie di vetro e anche casse per ascoltare la musica. È stato inoltre richiesto, soprattutto alle forze di polizia lombarde, un filtraggio alle partenze, dalle stazioni di Milano, Bergamo e Brescia, a cui si dovrebbe aggiungere un controllo anti droga all’arrivo. Tutte azioni sensate, ma la cui efficacia tende inevitabilmente a sfumare man mano che ci si allontana temporalmente dal fatto mediatico. E comunque, a meno di militarizzare intere località di villeggiatura, le armi del contenimento sono sempre spuntate a fronte di certi numeri. Al di là della giornata di follia di Peschiera, resta l’impressione di una bomba banlieue in via di caricamento anche in Italia, dopo che in Francia e nel Nord Europa l’ordigno sociale è già esploso da tempo con i risultati che sappiamo. È quello che in molti, negli ultimi dieci anni, vedendo sbarcare sulle nostre coste centinaia di migliaia di giovani maschi spacciati per profughi, avevano previsto accadesse. Anziché affrontare il problema, si è preferito fare debunking sulle «teorie cospirazioniste di estrema destra». 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Dopo lo sbarco i passeggeri del veliero sono stati momentaneamente sistemati nella tensostruttura realizzata nei mesi scorsi e gestita dai volontari della Croce rossa e della Protezione civile, dopo le verifiche anti Covid. Nella tensostruttura ci sono ancora i 39 afgani arrivati mercoledì. Che dovrebbero essere in fase di trasferimento nei Cas calabresi. In totale la Calabria da gennaio si è ritrovata con 3.440 stranieri da piazzare tra i vari centri d’accoglienza, che già scoppiano. Molti si trovano nel Cara di Isola Capo Rizzuto, un centro che in passato, stando alle ricostruzioni della Procura antimafia di Catanzaro, era finito nelle mani delle cosche, che sarebbero riuscite a controllare una delle tante associazioni che in Calabria si occupano di accoglienza. Ma quello calabrese non è l’unico fronte caldo. A Lampedusa Guardia costiera e Guardia di finanza sembrano aver ripreso fiato dopo gli interventi in mare dei giorni scorsi. Mentre in Sardegna si indaga per individuare gli scafisti che hanno portato nei giorni scorsi sulla spiaggia di Pula 16 tunisini che si erano incamminati verso la statale e che sono stati intercettati dai carabinieri. Ieri, in località Comunione dei Pianeti, è stato recuperato il barchino di legno di 6 metri con motore da 40 cavalli e nove taniche di plastica da 20 litri vuote, utilizzato per raggiungere la costa. Il natante è stato sequestrato e affidato al responsabile del porto Cala Verde di Pula in custodia giudiziaria. Potrebbe presto far rotta verso l’Italia anche la Sea-Watch 3, che con le ultime 99 persone tirate su l’altro giorno da un gommone e i 49 naufraghi che erano su un’imbarcazione di legno in difficoltà nel Mediterraneo, ora ha a bordo 223 passeggeri ed è ferma al largo di Zuara, in Libia. È partita per la sua dodicesima operazione anche la Mare Jonio che, dopo aver lasciato il porto di Mazara del Vallo venerdì pomeriggio, ieri era già al largo della Tunisia, diretta verso la zona Sar libica. I numeri degli sbarchi preoccupano il leader della Lega, Matteo Salvini, che li ritiene «da allarme nazionale». E chiedendosi cosa stia facendo il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ha aggiunto: «Fino a maggio sono sbarcati più di 20.000 clandestini. Rischia di essere un’estate drammatica, di morte, con oltre 100.000 arrivi». Il governo mette già le mani avanti: «Se continua questa crisi del grano che vede 20-30 milioni di tonnellate bloccate nei porti ucraini, avremo maggiori flussi migratori per tutta l’estate», ha annunciato ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. È già chiaro che non si correrà ai ripari. D’altra parte, Lamorgese, che a Venezia, al vertice con i ministri dell’Interno dell’area mediterranea, ha riproposto la solita solfa del «Patto europeo su immigrazione e asilo». E dopo i vari nulla di fatto, parlando anche a nome di Cipro, Grecia, Malta e Spagna, Lamorgese ha detto di essere ancora convinta «che questo sia il metodo migliore per cercare soluzioni equilibrate tra responsabilità e necessaria solidarietà che gli altri membri sono chiamati a dimostrare». Ma che ormai da anni ignorano, beffando l’Italia.
Kaja Kallas e Volodymyr Zelensky (Ansa)
Tra i provvedimenti varati spicca la sospensione del meccanismo di adeguamento del price cap sul petrolio russo, che avrebbe comportato una sensibile revisione al rialzo del tetto, a causa dei rincari innescati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
«Questo» continua von der Leyen, «darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, pur mantenendo la pressione sulle entrate della Russia. Allo stesso tempo, continueremo a colpire la flotta ombra. Oggi proponiamo di aggiungere altre 30 navi alla lista delle sanzioni, oltre alle 632 già sanzionate. Per la prima volta, prendiamo di mira anche le navi che supportano la flotta ombra, ad esempio quelle che forniscono bunkeraggio e altri servizi». «Proponiamo inoltre», prosegue, «di colpire le infrastrutture critiche, come porti, aeroporti o raffinerie che commerciano o lavorano petrolio russo». Il secondo punto, continua Von der Leyen, «riguarda le restrizioni finanziarie e alle criptovalute. Estendiamo i nostri divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi di Paesi terzi». Previste anche nuove restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa. Limitazioni anche alle importazioni di alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, incluso il merluzzo.
Contestualmente, la Ue ha di nuovo aperto il portafogli a favore di Kiev. La presidente della commissione Ue ha infatti annunciato: «Entro la fine del mese, erogheremo la prima tranche del nostro prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Forniremo 6 miliardi di euro per i droni e oltre 3 miliardi di euro di aiuti macrofinanziari, e naturalmente seguiranno presto ulteriori erogazioni».
Soldi che il leader ucraino Volodymyr Zelensky sembra aver già idea di come investire, visto che ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio sui droni, con la Lettonia: «Prima riunione con il nuovo Primo ministro lettone Andris Kublbergs e un risultato importante per i nostri Paesi: abbiamo firmato un accordo sui droni. Si tratta di misure concrete per rafforzare la nostra difesa comune e la coproduzione e ciò significa anche che le competenze e l’esperienza dell’Ucraina contribuiscono a rafforzare i nostri partner. Questo è esattamente il tipo di cooperazione sistematica che stiamo costruendo con coloro che ci hanno sostenuto con coerenza durante tutti gli anni della guerra russa. L’Ucraina è interessata a garantire che ogni regione d’Europa disponga di una protezione sufficiente contro le minacce russe».
Inoltre, ieri, il leader ucraino ha anche alzato il tiro sull’ingresso del suo Paese nell’Ue: «L’Ucraina ha fatto tutto il necessario per l’apertura dei cluster negoziali sul processo di adesione all’Ue; è importante che ci sia progresso nella loro apertura, affinché i russi vedano che l’Europa mantiene le promesse e non cede sui propri interessi».
Parole che non potranno che alzare una tensione già alta, certificata anche dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Il processo di mediazione» russo-americano «sulla questione ucraina è stato sospeso». Peskov ha poi aggiunto che una telefonata tra Putin e Donald Trump non è al momento in programma. «Il presidente Putin e il presidente Trump si parlano al telefono quando necessario», ha detto il portavoce del Cremlino.
Zelensky però sembra puntare anche sull’Europa per arrivare a un accordo con Mosca: «La soluzione ideale nei negoziati di pace è porre immediatamente fine alla guerra. Come minimo, occorre compiere il primo passo: un cessate il fuoco incondizionato e totale. Per raggiungere un cessate il fuoco, sarebbe auspicabile organizzare un incontro tra i leader di Ucraina, Russia, ovviamente Europa e Stati Uniti. L’Ucraina ha la volontà di fare tutto questo. Vedremo se anche la Russia ne avrà la volontà. Finora non l’ha dimostrata». A voler allargare il campo dei negoziati è anche il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha dichiarato di aver parlato con la premier Giorgia Meloni che, a suo dire, «non è entusiasta del formato E3 (Gran Bretagna, Francia e Germania, ndr)» dei colloqui sull’Ucraina tenutisi a Londra con Zelensky, annunciando che nei prossimi giorni verrà organizzato un incontro nel formato E5, con la partecipazione di Polonia e Italia. «Ho parlato con il primo ministro italiano Giorgia Meloni, che non è entusiasta di questo formato E3», ha detto Tusk.
E in un’intervista al Guardian il leader ucraino ha spiegato di essere convinto che la Russia stia perdendo progressivamente l’iniziativa sul campo di battaglia e che il conflitto stia lentamente evolvendo a favore di Kiev, mentre Mosca si trova sempre più isolata sul piano internazionale: «Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra, ma possiamo dire che sta perdendo l’iniziativa giorno dopo giorno». Ieri, però, il ministro della difesa bulgaro, Dimitar Stoyanov, ha annunciato che il suo Paese non invierà più armi a Kiev perché è il momento di negoziare. Lo scenario, quindi, potrebbe cambiare ancora.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 10 giugno con Carlo Cambi