Fabrizio Corona (Ansa)
Il magistrato Pertile ferma l’ex re dei paparazzi e fa rimuovere alcune vecchie puntate.
Fabrizio Corona non potrà mandare in onda ulteriori contenuti che riguardino Alfonso Signorini. E non solo su Falsissimo. La decisione giudiziaria, d’urgenza, arriva poche ore prima della nuova puntata del format Web su Youtube. Un ordine firmato dal giudice civile di Milano, Roberto Pertile, che non lascia margini e che riempie di censure l’attività dell’ex «re dei paparazzi»: avrebbe solo alimentato un «pruriginoso interesse del pubblico» e una «morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali», accusando Signorini «di aver «perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti», ma senza «neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere» la sua «dignità» per «ricavare profitto economico».
Per il giudice, «i fatti raccontati da Corona (che, è specificato nel documento, «non è un giornalista», mentre Falsissimo «non è una testata», ndr) nei controversi video non possono […] considerarsi oggettivamente veritieri». Mancherebbe inoltre anche «un principio di prova della genuinità» delle chat mostrate. Che, comunque, non conterrebbero «indizi di eventuali coercizioni» ma, al contrario, mostrerebbero la «piena consapevolezza dei due interlocutori». E riguarderebbero solo «la sfera intima delle persone coinvolte».
La reazione di Corona è immediata: «Questo è il Paese dove i potenti si proteggono tra loro e il diritto di cronaca vale solo se non disturba. Io non mi fermo». Una frase che tiene insieme sfida, sfogo e dichiarazione di guerra. Il tono è quello di sempre. Frontale e senza filtri. Contro la decisione del giudice, l’avvocato Ivano Chiesa, legale di Corona, fa sapere che presenterà un ricorso. Intanto, però, il provvedimento produce i suoi effetti. Sui social Corona prova a spostare il baricentro, dando appuntamento comunque a quella che definisce la «parte finale» delle puntate di Falsissimo (che quando questo giornale va in stampa non era ancora disponibile sulla piattaforma). Chiarisce che non pubblicherà più i contenuti delle chat che aveva ricevuto (per ogni violazione è prevista una multa da 2.000 euro). Ma non si ferma. E spiega che sposterà l’attenzione dal «sistema Signorini» al «sistema Mediaset». Del quale aveva già lanciato qua e là delle pillole di anticipazioni durante le precedenti puntate, annunciando rivelazioni su Pier Silvio e Marina Berlusconi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti e Maria De Filippi. E ovviamente Signorini ma, sostiene Corona, «senza entrare nella vicenda vietata». Anche se il confine tracciato dal giudice è netto: l’ordinanza non si limita a fermare una puntata (e alla rimozione delle due precedenti).
«Io», afferma Corona, «da bravo cittadino, mi adeguo al provvedimento e rimuovo, da questo momento, la possibilità per chiunque di visionare gli Episodi 19 e 20». Poi aggiunge: «Archivio tutti i reel, che hanno superato 100 milioni di visualizzazioni, riservandomi di ripubblicarli quando il ricorso avrà esito favorevole». Al momento non può fare altro. Perché il decreto Pertile è perentorio: ordina «di rimuovere immediatamente […] tutti i video» e «tutti i contenuti (testuali, audio e video)» indicati nel ricorso. E soprattutto «vieta e inibisce» la pubblicazione, la diffusione o la condivisione, «con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider», di qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o comunque idoneo a danneggiare il diritto di Signorini alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza. Ma c’è anche un ulteriore snodo. Il giudice ha stabilito che Corona depositi in cancelleria «tutti i supporti fisici in suo possesso che contengono i documenti, le immagini e i video relativi alla sfera privata» di Signorini. E anche tutta la corrispondenza, «telematica e non telematica», con soggetti terzi. E «tutti i materiali suscettibili di danneggiare […] il ricorrente». Un perimetro larghissimo.
«Un bavaglio totale», commenta l’avvocato Chiesa. Che rilancia: «Il provvedimento è completamente sbagliato». Infine aggiunge: «In tanti anni non ho mai visto una cosa del genere. È un precedente pericoloso».
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Ansa
Un sondaggio dell’Uds di Pordenone chiede report sui comportamenti dei docenti: «Ti sei sentito a disagio per questioni di genere o razziali? Hai considerazioni?».
«Ha notato degli episodi da parte degli studenti o dei professori di discriminazione, razziale o di genere? Hai qualche considerazione a riguardo? Un’esperienza che vuoi condividere?». Arriva da Pordenone il primo sondaggio fatto dagli studenti di sinistra per «indagare» sui professori o, meglio, per denunciare gli insegnanti per presunti casi di discriminazione. L’inchiesta studentesca firmata dall’Uds Pordenone, l’associazione che si definisce autonoma e d’ispirazione sindacale nata dall’Onda, il movimento che nel 2008 animò la protesta studentesca contro il ddl dell’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Secondo gli autori il sondaggio è stato deciso e diffuso per avere una scuola migliore, funzionante e a misura di ragazzi, anche se alcune domande si focalizzano sui docenti. «Ritieni che i tuoi professori abbiano la preparazione psico-pedagogica per insegnare?». E ancora: «Hai l’impressione che la scuola dia il giusto peso alla salute mentale degli studenti?». Sono alcuni dei quesiti con cui gli allievi diventano esaminatori del corpo docente.
Il volantino di presentazione diffuso dall’Uds, per condividere l’inchiesta con gli studenti di tutte le scuole della città friulana, la mette su piano più «vasto»: «Questo modulo è scritto dagli studenti di Pordenone per gli studenti di Pordenone: nella nostra città siamo stanch3 di dover studiare in scuole fatiscenti che cadono a pezzi, di dover imparare da programmi scolastici vecchi da decenni, di non avere spazi di partecipazione, di fare lavorare non retribuiti durante stage e Pcto (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento). Vogliamo organizzarci per cambiare le nostre scuole: l’istruzione non riguarda cinque anni della nostra vita, ma il nostro futuro. Non siamo vasi da riempire, ma fiammiferi da accendere. Se anche tu pensi che la scuola non funzioni scrivici e seguici sui social». L’iniziativa segue quella organizzata da Azione studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia che, in un altro sondaggio, chiedeva semplicemente: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni». E poi: «Descrivi il caso più eclatante». L’idea era quella di raccogliere informazioni su quanto si propaganda in classe, senza nomi e cognomi. Un’iniziativa che ha fatto impazzire la sinistra. Come commenta il presidente nazionale di Azione Studentesca, Riccardo Ponzio: «"Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte - fortunatamente minoritaria ma chiassosa - della classe docente di questa Nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee. Invitiamo, quindi, l’onorevole Piccolotti (intervenuta su questa iniziativa, Ndr) a presentare un’interrogazione parlamentare anche verso la rete degli studenti medi che tappa simbolicamente la bocca al Ministro Valditara e all’unione degli studenti che, sempre a Pordenone, stila quelle che lei definirebbe “liste di proscrizione” verso presunti studenti e professori discriminatori. Da parte nostra, continueremo a rappresentare tutti gli studenti, entusiasti della nostre iniziativa alla quale hanno risposto in moltissimi, senza paura di strumentalizzazioni o falsificazioni di sorta. Probabilmente, per qualcuno, il vero scandalo è che Azione studentesca oggi è il primo movimento studentesco di Italia, per numero di eletti e militanti. Capiamo che possa essere difficile da accettare ma i ragazzi e le ragazze non si riconoscono più a sinistra e nel mito del ‘68, se ne facciano una ragione».
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Due cavalli in riva al mare con ruderi e drappo rosso, 1971.Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giorgio de Chirico, by SIAE 2025
È l’ala nuova del Palazzo dei Musei di Modena a ospitare (sino al 12 aprile 2026) la mostra Giorgio de Chirico. L’ultima metafisica. In un percorso espositivo affascinante, esposti 50 capolavori dell’ultima stagione creativa di uno dei grandi Maestri del Novecento.
Sarà che Giorgio De Chirico è uno fra i miei artisti preferiti (se non «lL» preferito…), sarà che di questo genio creativo schivo e scontroso ne ho sempre subito il fascino misterioso ed enigmatico, è comunque un dato di fatto che l’esposizione in corso al Palazzo dei Musei di Modena sia una delle mostre a mio parere meglio riuscite fra quelle dedicategli negli ultimi anni.
Una monografica non grande ma ben ragionata, ricca di 50 opere straordinarie che raccontano dell’ultimo periodo di De Chirico, quello della Neometafisica, un lasso di tempo che abbraccia un decennio (dal 1968 al 1978), l’ultimo di una vita lunga e intensa, iniziata a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888 e terminata a Roma il 20 novembre 1978. Due lustri di una vecchiaia attiva e prolifica, che vede un De Chirico più ironico, quasi giocoso e lieve, un uomo che guarda con maggior distacco e indulgenza alle vicende umane e le riporta sulla tela con una «leggerezza» nuova, lontana dalla cifra stilistica degli anni ’10, da quella Metafisica «tragica» (ispirata anche della filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche e dalla poesia di Rimbaud) che vedeva la vita come un’assurdità, una perenne e infruttuosa ricerca del senso dell’essere e dell’esistere.
Nell’ «ultimo De Chirico » non mancano i manichini ciechi e i biscotti ferraresi, le piazze vuote e gli interni, i cavalli, i templi greci e i richiami alla classicità; non mancano Ettore e Andromaca, gli Architetti e i gladiatori nell’arena, ma il tutto è rivisto e reinterpretato sotto una luce nuova e più disincantata, arricchita da soli spendenti (bellissimo Sole sul cavalletto del 1973) e volute che ricordano le antiche lire, gli strumenti musicali a corde che la mitologia greca (la natia Grecia rimarrà sempre nel suo cuore…) vuole inventate da Hermes e da lui donate ad Apollo.
Il De Chirico neo-metafisico , che pur mantiene quel velo di malinconia che lo caratterizza, non rinnega il passato, ma lo riprende e lo reinterpreta, ne modifica il linguaggio e il significato, lo adegua alla sua maturità e al suo nuovo sentire, ai nuovi moneti storici , alle nuove correnti artistiche (Pop Art in primis…) e ad orizzonti più ampi (in un’opera datata 1975, Visione metafisica di New York, compaiono anche i grattacieli della Grande Mela…), com’è giusto che sia. Alla pittura densa e corposa del periodo «barocco », il De Chirico della maturità sostituisce una pittura limpida e smaltata, fondata sul disegno e sulla costruzione nitida e semplificata delle forme, frutto di una vitalità sorprendente e una libertà intellettuale che sfidano la vecchiaia. La neometafisica diventa la sua risposta serena al tempo, un gioco di memoria e invenzione, una meditazione leggera sul destino umano, fusione sacra tra Poesia e Pittura. Ed è tutto questo che racconta la suggestiva mostra modonese, che regala al pubblico la visione di capolavori straordinari - tutti provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma - attentamente selezionati da Elena Pontiggia, curatrice e nota critica e storica dell'arte italiana.
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2026-01-26
Mercosur: «È finita l'epoca degli accordi che non tengono conto della salute dei cittadini»
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Lo ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles.














