Alessandro Bastoni (Ansa)
Regione Lombardia assegna il riconoscimento «Rosa camuna» al difensore dell’Inter reo della sceneggiata con la Juve. Motivazione surreale: dopo averla fatta, si è scusato.
Dal tuffo in campo alla Rosa Camuna il passo non è breve. Ma nel calcio italiano - e nella politica che spesso gli gira attorno - può diventarlo. Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, è stato insignito della massima onorificenza di Regione Lombardia, riconoscimento che negli anni è finito nelle mani di imprenditori, dirigenti, associazioni e personalità che hanno segnato la vita economica e civile del territorio.
La scelta ha acceso una discussione che travalica il semplice episodio sportivo e si addentra nel territorio, sempre scivoloso, dove calcio, politica e narrazione pubblica si incontrano. Il punto di partenza è noto. Durante Inter-Juve del 14 febbraio scorso, Bastoni accentua un contatto col difensore bianconero Pierre Kalulu. L’arbitro espelle il giocatore juventino, Bastoni esulta e la polemica divampa. Da lì il difensore nerazzurro è bersaglio di fischi in tutti gli stadi. Qualche giorno dopo, Bastoni ammette pubblicamente di aver sbagliato. Un episodio che, nella lettura dei promotori del premio, si trasforma da simulazione a esempio di responsabilità sportiva. La proposta di conferirgli la Rosa Camuna nasce al Pirellone. A presentarla è il presidente del Consiglio regionale Federico Romani, esponente di Fdi, col sostegno bipartisan del consigliere del Pd Pietro Bussolati: due interisti di ferro (il secondo è presidente dell’Inter Club al Pirellone). Nella motivazione ufficiale si parla di «maturità nel riconoscere pubblicamente un errore». Fin qui la versione istituzionale. Ma attorno alla vicenda si è rapidamente attivata quella che negli ambienti calcistici hanno definito «macchina narrativa nerazzurra», un sistema di solidarietà che nel mondo Inter raramente lascia soli i propri simboli. Dalle dichiarazioni di dirigenti e opinionisti fino ai commenti nei talk sportivi, la linea è diventata presto chiara: Bastoni non è il simulatore che gli avversari hanno dipinto, ma un giocatore che ha avuto il coraggio di dire la verità quando nessuno lo fa. Il risultato è una dinamica da riunione ad Appiano Gentile, per chi osserva da vicino il mondo interista: quando uno dei protagonisti finisce sotto accusa, la reazione è spesso compatta, quasi corporativa. In pochi giorni Bastoni è passato dall’esser criticato per una simulazione a diventare il simbolo di una sorta di «redenzione sportiva», caso esemplare da difendere pubblicamente. Ed è proprio qui che nasce il vero cortocircuito. Perché la Rosa Camuna, istituita nel 1996 e assegnata ogni anno in occasione della Festa della Lombardia, è tradizionalmente destinata a chi ha contribuito in modo significativo allo sviluppo economico, sociale o culturale della regione. Tra i premiati compaiono Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga, associazioni impegnate nel volontariato (come i City Angels) o realtà che operano quotidianamente sul territorio lombardo. Nel 2024 vinse il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta. Vedi a volte il caso.
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(Ansa)
Bomba nei pressi di un corteo a Teheran, uccisa una donna. Esplosioni pure in Libano durante la visita dell’inviato del Papa.
Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi coinvolgendo progressivamente un’area sempre più ampia del Medio Oriente. Mentre gli attacchi militari si moltiplicano su diversi fronti, all’interno della Repubblica islamica cresce l’incertezza sulla stabilità del potere politico, alimentando rivalità e manovre tra alcune delle figure più influenti del regime. La campagna militare israeliana prosegue con intensità. Le Forze di difesa israeliane hanno reso noto che dall’avvio dell’operazione «Leone Ruggente», iniziata il 28 febbraio, sono stati effettuati oltre 7.600 attacchi sul territorio iraniano e più di 1.100 in Libano.
Secondo il bilancio diffuso dai vertici militari, circa 2.000 raid hanno preso di mira centri di comando e infrastrutture legate all’apparato del regime, mentre circa 4.700 operazioni hanno colpito strutture connesse al programma missilistico iraniano. In risposta ai bombardamenti, Teheran continua a lanciare missili e droni contro Israele, spesso in coordinamento con Hezbollah. La maggior parte dei vettori viene intercettata dalla difesa antiaerea israeliana, ma i frammenti che ricadono al suolo provocano comunque danni e feriti. Dall’inizio del conflitto, secondo i dati disponibili, 12 persone sono state uccise in Israele. Nuove esplosioni sono state segnalate anche a Tel Aviv, dove le sirene di allarme hanno risuonato dopo il rilevamento di missili provenienti dall’Iran. Le detonazioni sono state percepite fino a Gerusalemme, distante circa 50 chilometri. In serata un cratere si è aperto sull’autostrada 431, a Sud della città, dopo l’impatto di un ordigno che, secondo le prime ipotesi, potrebbe essere stato provocato da munizioni a grappolo.
L’escalation militare non riguarda soltanto Israele e il Golfo persico, attaccato anche ieri. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso la Turchia è stato intercettato e distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. Secondo il ministero della Difesa di Ankara si tratta del terzo episodio di questo tipo registrato dall’inizio della guerra. «Impediremo qualsiasi violazione del nostro spazio aereo», ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, assicurando che la Turchia è pronta ad affrontare ogni eventualità per tenere il Paese fuori dalla cintura di fuoco del conflitto. Nelle stesse ore Ankara ha reso noto anche un episodio legato alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Una nave di proprietà di un armatore turco è riuscita ad attraversare il passaggio marittimo con l’autorizzazione delle autorità iraniane. Di fronte all’allargamento della crisi, Washington ha deciso di rafforzare la propria presenza militare nell’area.
Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, il Pentagono ha autorizzato il dispiegamento in Medio Oriente di una unità di spedizione dei Marines per rispondere all’aumento degli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz. Il contingente potrebbe arrivare a comprendere fino a circa 5.000 militari. La guerra colpisce duramente anche il Libano. Nelle ultime ore l’aviazione israeliana ha effettuato nuovi bombardamenti in diverse zone del Paese, compresi i sobborghi meridionali di Beirut e alcune località della valle della Bekaa. L’Ordine di Malta ha annunciato la morte di Chadi Ammar, giovane membro dello staff dell’organizzazione in Libano, rimasto ucciso in un attacco aereo che ha colpito la località di Aïn Ebel, nel Sud del Paese.
Nel Sud del Libano le bombe sono cadute anche mentre era in corso la visita dell’inviato del Papa nei villaggi più devastati dal conflitto. Secondo il ministero della Sanità, dall’inizio della guerra sono morte 773 persone, tra cui oltre 100 bambini e 62 donne, mentre i feriti hanno superato quota 1.900. Il primo ministro Nawaf Salam ha chiesto la cessazione degli attacchi israeliani dopo aver incontrato a Beirut il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. «Il Libano non ha scelto questa guerra», ha dichiarato il premier, criticando anche i lanci di razzi di Hezbollah contro Israele. Salam ha inoltre affermato che il governo è impegnato nel disarmo delle milizie sciite e che oltre 500 postazioni militari e depositi di armi nel Sud del Paese sarebbero già stati smantellati. In risposta l’esercito israeliano ha annunciato il trasferimento di ulteriori truppe nel Nord del Paese in vista di una possibile espansione delle operazioni in Libano.
Mentre il conflitto si estende su più fronti cresce anche l’incertezza politica all’interno dell’Iran. In questo clima sta riemergendo Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ed ex presidente del Parlamento, tornato a esporsi pubblicamente insieme ad altre personalità, per rafforzare il proprio peso politico. Ieri era a Teheran alla manifestazione per la «Giornata di Quds», durante la quale sono stati lanciati slogan e minacce contro Israele e Usa. Nel corso del corteo una bomba è caduta nelle vicinanze provocando la morte di una donna. Resta intanto avvolta nel mistero la condizione della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervistato da Fox News Radio, ha dichiarato di ritenere che il leader iraniano possa essere stato gravemente ferito ma non necessariamente ucciso: «Credo che sia stato colpito duramente, ma penso che probabilmente sia ancora vivo». In Israele, invece, diversi ambienti della sicurezza ritengono che Mojtaba possa essere morto già nei primi giorni di guerra. Trump ha inoltre aggiunto che la Russia starebbe offrendo un certo livello di supporto a Teheran.
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Adolfo Urso (Ansa)
Adolfo Urso: «Misura costosa che in passato ha favorito i ricchi». Primi rincari per l’ortofrutta.
In Danimarca, dove in molte città si circola spesso in bici, il governo ha lanciato questo messaggio ai cittadini: «Please, please, please... se non avete proprio necessità, non usate l’auto». Un tentativo di limitare i consumi di carburante, in modo da conservare le riserve e soprattutto far risparmiare i cittadini.
Già, perché i prezzi al distributore stanno iniziando a diventare belli impegnativi. Secondo l’elaborazione di Quotidiano Energia sui dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati alle 8 del 12 marzo, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è salito a 1,819 euro al litro, rispetto a 1,814 euro della rilevazione precedente. Anche il diesel continua a crescere, arrivando a 2,039 euro al litro contro i 2,036 del giorno prima.
L’incremento riflette ovviamente l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, che rispetto al 27 febbraio risultano più alte di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi per il gasolio, fanno sapere dal Mimit. Alla pompa i valori medi nazionali sono così aumentati di oltre 15 centesimi al litro per la benzina e di oltre 32 centesimi per il diesel. Un aumento che pesa direttamente sui costi della logistica in un Paese come l’Italia, dove circa l’80% delle merci viaggia su gomma. Secondo alcune stime del settore, il diesel alla pompa potrebbe registrare rincari complessivi del 30-35% rispetto alla fine del 2025, con un aggravio superiore a 11.000 euro l’anno per ogni camion dei piccoli trasportatori. Nonostante questo scenario, il governo esclude per il momento un intervento generalizzato sulle accise. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, riunendo la Commissione allerta rapida al Mimit, ha ricordato l’esperienza del 2022, spiegando che fu «una misura che si rivelò per lo più inefficace» e «troppo costosa» perché «non arrestò la spirale inflazionistica, che arrivò fino al 12,6%, oltre la media Ue». Inoltre, ha aggiunto il ministro, «si concentrò soprattutto sui ceti benestanti, poiché le famiglie con redditi più elevati sono anche quelle con maggiori consumi di carburante». L’esecutivo sta quindi valutando misure più selettive, come un credito d’imposta o interventi mirati per sostenere famiglie a basso reddito e imprese dell’autotrasporto.
Intanto i segnali di tensione sui prezzi iniziano a riflettersi anche su alcuni prodotti alimentari, in particolare nel comparto ortofrutticolo, già colpito dal maltempo dei mesi scorsi. Secondo il nuovo Osservatorio prezzi del Car (Centro agroalimentare Roma) i rincari più significativi colpiscono le eccellenze siciliane. I pomodori a grappolo balzano da 1,40 euro al chilo a 2,30 euro, mentre i ciliegini toccano quota 2,40. Tensioni analoghe si registrano su tutto il comparto orticolo, con le zucchine scure che salgono a 1,30 euro al chilo e i peperoni che raggiungono i 3 euro. Gli analisti sottolineano che «nonostante l’ingresso delle prime primizie primaverili, come gli asparagi pugliesi (fino a 6 euro) e i carciofi romaneschi locali (1,2 euro/pezzo contro una media di 0,6 euro), i prezzi restano sensibilmente superiori alle medie del periodo». Sul fronte della frutta, le temperature miti sostengono la domanda di fragole, con picchi che arrivano sui 4,50 euro al chilo per le produzioni di qualità della Basilicata. Al contrario, il comparto agrumi risente della fine della stagione per le arance Tarocco siciliane (1,60 euro), mentre resistono con ottima qualità gli ultimi volumi di mandarini nazionali della Costiera e della Sicilia, scambiati tra 1,5 e 1,80 euro al chilo.
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2026-03-13
Milano-Cortina 2026, l'Italia supera il record di Lillehammer anche alle Paralimpiadi
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Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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