Stevia, l’ultima arrivata tra gli edulcoranti. L’alternativa allo zucchero dolce e non calorica

Forse l’avete intravista al supermercato nello scaffale dei dolcificanti. È la stevia, l’ultima nata della famiglia degli edulcoranti alternativi allo zucchero. Ultima nata, attenzione, per i nostri occhi occidentali, perché la stevia è nata come dolcificante, lontano da noi, ancor prima degli edulcoranti alternativi allo zucchero fatti in laboratorio, essendo… una vera e propria pianta!
Ciò che vediamo nello scaffale del supermercato è arrivato da poco in Italia e comunque non è l’intera pianta, ma un estratto. Conosciamo la stevia per gradi. La stevia porta il nome botanico di Stevia rebaudiana ed è una pianta angiosperma (sono le piante con fiore vero e con seme protetto da un frutto), dicoletidone (sono le piante il cui seme ha due foglie embrionali o cotiledoni), erbacea (sono i vegetali con fusto tenero, verde e flessibile, privo di parti legnose o corteccia), perenne (è perenne la pianta che vive oltre due anni, diversamente dall’annuale che ne vive uno e la biennale che ne vive due). Appartiene alla famiglia delle Asteracee ed è originaria dell’area montuosa sita tra Brasile e Paraguay.
Abbiamo detto che il dolcificante stevia appare in Italia a un certo punto, ma esisteva già da un pezzo come pianta e infatti le sue proprietà dolcificanti erano già note agli abitanti del suo territorio originario. La stevia rebaudiana, infatti, è stata sempre usata dal popolo Guaraní, gruppo indigeno sudamericano che da millenni vive tra Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia. Con la stevia rebudiana che essi chiamano kaʼa heʼe che significa erba dolce, addolciscono il mate, usandone le foglie come dolcificante naturale, e poi la usano anche come medicina naturale, per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Noi non siamo Guaraní e ci interessa solo per l’aspetto dolcificante.
In Europa, la pianta è conosciuta da un secolo e mezzo soltanto. Fu il botanico svizzero Mosè Giacomo Bertoni che la descrisse, alla fine dell’Ottocento, come pianta del Paraguay caratterizzata da un sapore dolce, delle foglie soprattutto.
Bertoni gli attribuì - in linea con le conoscenze empiriche dei Guaraní - anche effetti digestivo, ipotensivo, energizzante, ipoglicemizzante, regolatore dell’omeostasi glucidica, digestivo, riequilibratore di cute e mucose e del cavo orale.
Dopo un cinquantennio, negli anni Trenta del secolo successivo, i chimici M. Bridel e R. Lavielle riuscirono ad isolare in laboratorio i responsabili del potere dolcificante della stevia: i due glicosidi stevioside e rebaudioside, che sono la ragione del sapore dolce delle foglie. Sono dolci solo le foglie? No. Anche lo stelo è dolce, ma la concentrazione maggiore dei due glicosidi è nelle foglie. Il contenuto totale di glicosidi steviolici può superare il 10% del peso della massa secca (cioè delle foglie essiccate e tritate). Lo stevioside è il 2-10% della foglia, il rebaudioside A è il 2-4%, poi ci sono anche i rebaudiosidi C, D, E, dulcoside A e steviolbioside. Sintetizzando, i glicosidi sono una parte importante del peso secco della foglia, il 10% circa. Il contenuto di glicosidi è al massimo nelle foglie poco prima della fioritura della pianta e si capisce perché i Guaraní chiamino la pianta «erba dolce». Pensate che le foglie, essiccate o fresche, sono da 30 a 40 volte più dolci dello zucchero comune, mentre l’estratto concentrato può esserlo tra 100 e 400 volte (secondo alcuni studi lo stevioside è tra 110 e 270 volte più dolce del saccarosio, il rebaudioside A da 150 a 320 volte, il rebaudioside C da 40 a 60 volte). Inoltre, i glicosidi steviolici estratti dalle foglie sono considerati stabili al calore, rendendo la stevia adatta all’uso in cottura e nelle bevande calde (l’aspartame, per esempio, subisce degradazione). La stevia, infine, presenta zero calorie, ben diversamente dallo zucchero, e non ha alcun impatto sulla glicemia, non la alza. Per questi numeri e per le prestazioni, si capisce come la stevia sia considerata un dolcificante naturale superiore a quelli di sintesi poiché naturale e al contempo pari allo zucchero - naturale anch’esso - per la dolcificazione, ma, ancora, superiore allo zucchero per l’apporto calorico pari a zero.
Tornando alla storia del suo arrivo nei supermercati, quando il mondo scopre le proprietà della stevia, inizia a volerla. È nel 1960 che inizia la sua coltivazione a scopo commerciale, poi si diffonde in Giappone, nel sud-est dell’Asia e negli Stati Uniti. La pianta ama il clima caldo umido e soleggiato, infatti attecchisce anche in climi appena tropicali nelle zone collinari del Nepal o dell’India (regione dell’Assam). E siccome non sopravvive al gelo in inverno, in Europa è solitamente coltivata in serra. Si usa anche la pacciamatura, che protegge la base della pianta che poi, arrivata la primavera, rivegeterà. La stevia si può coltivare anche in vaso e nel caso, dopo averla riparata in casa se siete in un punto freddo, rimettetela fuori all’arrivo della primavera.
Pare che gli steviosidi servano a proteggere le parti aeree della pianta dai predatori e sono stati condotti studi che hanno evidenziato sostanze antifungine e antimicrobiche, ciò che i Guaraní sapevano e che rende le parti aeree della stevia anche possibili sostitutivi degli antibiotici negli allevamenti di polli.
L’arrivo della stevia nei supermercati ha visto varie tappe. All’inizio, in Europa e negli Stati Uniti l’uso della stevia nei prodotti alimentari è stato limitato, perché ad alte dosi alcuni componenti come lo stevioside erano stati giudicati genotossici. Poi, la Fda americana (Food and Drug Administration) ne permise l’uso solo come integratore dietetico, ma non come ingrediente o additivo alimentare. Poi, dopo la domanda di Cargill e di Whole Earth Sweetener Company Llc, nel 2008 è stato approvato il rebaudioside come food additive e poco dopo, nel 2010, l’Europa ha approvato anch’essa l’uso della stevia come food additive, come già era in Svizzera e in tutti i Paesi latinoamericani. Quindi ora, nei nostri famosi supermercati, possiamo trovare la stevia (in forma di estratto) per dolcificare e prodotti dolci dolcificati con stevia. Sulla base delle dichiarazioni dell’Oms, il consumo di glicosidi steviolici considerato sicuro per l’uomo è di 4 mg per kg di peso corporeo al giorno. Si chiama Dga e ci ricorda - e impone - di non esagerare con l’assunzione. I glicosidi steviolici sono indicati nelle etichette con la sigla E960.


L'amministratore delegato di Klinger Italy, Peppino Sampietro



